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PEDEMONTANA – Vertice tra i sindaci e il commissario Vernizzi: subito il progetto, poi si penserà ai soldi

L’IMPERATIVO «Bretella e tangenziale vanno fatte entro il 2018»

Intanto si fa un progetto complessivo per mettere nero su bianco tutte le opere complementari della Pedemontana dalla zona del Montello all’allacciamento con l’autostrada A27. Poi si cercheranno i soldi per realizzarle. È questo l’accordo stretto ieri a Veneto Strade tra il commissario Vernizzi e i nove sindaci che avevano ufficialmente chiesto di aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba solo dopo aver completato anche l’ultimo metro delle strade accessorie.

I toni infuocati del botta e risposta degli ultimi giorni sono spariti: niente più diffide, minacce di barricate o aut aut. Adesso si lavora con la diplomazia per riuscire a portare a casa qualcosa. Due opere su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Senza, avvertono i primi cittadini, i centri dei paesi finirebbero soffocati dalle nuove ondate di traffico. Per realizzarle servono 13 milioni. Almeno. Soldi che ad oggi non ci sono.

«Abbiamo concordato di predisporre un progetto preliminare delle opere di viabilità necessarie – spiegano i sindaci di Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Arcade, Nervesa, Giavera, Volpago e Paese – sulla base dell’esito di questo, apriremo poi un tavolo di confronto con il presidente della Regione per ottenere i finanziamenti necessari».

Nel piano proposto da Vernizzi ci sarà tutto: bretella, tangenziale, rotatorie, parcheggi e anche piste ciclabili. Più altre strade di collegamento, ad esempio con la zona industriale di Giavera e con il futuro complesso del velodromo.

«Il progetto valuterà tutti i flussi di traffico – sottolinea Marco Serena, sindaco di Villorba – e ci dirà quanti soldi serviranno». Soldi che potranno arrivare dalla Regione o da eventuali risparmi della Pedemontana. Si potrà aggiungere la compartecipazione dei Comuni e di qualche privato.

Imperativo categorico: bretella e tangenziale devono essere realizzate entro il 2018. È questa la data prevista per l’apertura dei due caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba. Il tempo non manca. Ma non bisogna perderlo. I lavori per la realizzazione della Pedemontana arriveranno tra Povegliano, Spresiano e Villorba già prima della fine di quest’anno. Ed entro il 2016 partirà la bonifica per il passaggio sulla discarica tra via Marconi e via Ferrarezza, ultimo passo prima di sfociare nell’A27. «Abbiamo visto che la collaborazione tra i Comuni è fondamentale – conclude Serena – il territorio non può più essere rappresentato solo dai singoli municipi».

Mauro Favaro

 

Ad Altivole (Treviso), il prefetto e il sindaco della lista civica vicina alla Lega Nord hanno ritenuto opportuno “procrastinare la presentazione di ‘Strade Morte. Dal sogno del grande Veneto allo scandalo delle grandi opere’ di Marco Milioni. L’autore ha presentato un esposto all’Ordine dei giornalisti e al ministero dell’Interno: “Atto censorio e grave precedente”

Vietato parlare degli scandali legati alle grandi opere in campagna elettorale. Succede ad Altivole, seimilaottocento abitanti alle porte di Treviso, dove il Comune – accogliendo il parere della Prefettura – ha giudicato “opportuno procrastinare la presentazione del libro ‘Strade Morte. Dal sogno del grande Veneto allo scandalo delle grandi opere’ a data successiva allo svolgimento delle elezioni Regionali”, si legge nella nota dell’amministrazione.

L’inchiesta giornalistica si concentra su alcuni temi che da un anno sono al centro delle cronache giudiziarie e politiche: dalle tangenti sul Mose, fino all’affaire Lupi-Incalza e alla realizzazione della Pedemontana Veneta. Temi da non trattare alla vigilia del voto del 31 maggio, secondo il prefetto Maria Augusta Marrosu e il sindaco Sergio Baldin, della lista civica vicina alla Lega Nord Insieme per Altivole.

La storia inizia il 15 maggio, quando “Elvio Gatto, referente trevigiano del Covepa, comitato contrario alla superstrada – spiega a ilfattoquotidiano.it il giornalista Marco Milioni, uno degli autori – ha chiesto al Comune gli spazi dell’auditorium, indicando una data, dal 25 al 28 maggio, per la presentazione. Ma con una comunicazione del 19 maggio l’amministrazione ha fatto sapere di aver accolto il parere della Prefettura e ha chiesto di posticipare l’incontro perché a, loro parere, gli argomenti trattati entrano nel merito della campagna elettorale”.

Milioni parla senza giri di parole di “atto censorio” e considera la scelta “un grave precedente”. Per questo ha deciso di presentare un esposto al ministero dell’Interno, al prefetto di Treviso e all’Ordine dei giornalisti del Veneto. Segnalando quanto è avvenuto anche al presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. “Si chiede al ministro – scrive Milioni – se ritenga di dovere avviare un accertamento ispettivo nei confronti dell’operato della prefettura nonché dell’amministrazione comunale di Altivole”.

Da parte sua il sindaco Baldin difende la decisione: “Vi sono regolamenti che prevedono di informare il prefetto di appuntamenti che si tengono durante la campagna elettorale se si ritiene che questi in qualche modo possano entrare nel merito – dice a La Tribuna di Treviso – Su quello richiesto da Gatto, essendo chiaro il tema del libro e dell’incontro, abbiamo sottoposto la questione al prefetto, che ha dato il suo parere sull’opportunità di tenerlo in questi giorni. Diverso sarebbe stato se questa presentazione fosse stata fatta nell’ambito di un appuntamento elettorale”. Insomma, se il libro fosse stato presentato durante all’iniziativa di un partito in corsa per le Regionali non ci sarebbe stato nessun problema.

Oltre a Milioni, “Strade Morte” è stato scritto Carlo Costantini, Massimo Follesa e Francesco Celotto, questi ultimi due attivisti del Covepa, che si batte contro la superstrada che passa proprio da Altivole e dovrebbe collegare il Vicentino a Spresiano, nel Trevigiano: grande opera, che nella Regione guidata da Luca Zaia, è seconda per importanza solo al sistema di dighe mobili che servono a proteggere Venezia dall’acqua alta. I lavori sono partiti con oltre un anno di ritardo. E il completamento, previsto per l’inizio del 2016, è slittato al 2018. Ad aprile scorso l’infrastruttura è finita sotto la lente dell’autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che vuole vederci chiaro sul perché i costi di realizzazione siano lievitati di oltre 450 milioni, cambiando il piano economico finanziario della concessione firmata nel 2009.

“Col nostro lavoro volevamo solo fare una riflessione sulle cause che hanno portato a quel sistema da cui è nato lo scandalo Mose – racconta Milioni – Nella mia esperienza giornalistica non ho mai visto prendere un provvedimento simile da parte della Prefettura che con tono paternalistico ‘consiglia’ al Comune quali appuntamenti è giusto far svolgere in un luogo pubblico e quali no. Faremo richiesta agli atti per vedere la comunicazione inviata all’amministrazione. Ma questa vicenda riserva anche aspetti grotteschi e divertenti: il libro verrà presentato lo stesso, mercoledì 27 maggio. Sapete dove? – ride al telefono – Nella parrocchia di Altivole, grazie alla concessione del prete. E poi si parla di laicità dello Stato…”.

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PEDEMONTANA – Serena risponde al commissario Vernizzi. Mercoledì incontro con i 9 sindaci

VILLORBA – «Non posso che ringraziare Vernizzi per la sua disponibilità: nell’incontro chiariremo quello che chiediamo». Prova a usare la diplomazia Marco Serena, sindaco di Villorba, uno dei 9 primi cittadini ad aver invitato il commissario della Pedemontana a non aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba senza aver prima ultimato le opere complementari, ad oggi non finanziate. Ma non ce la fa.

L’altro ieri Vernizzi ha risposto con una mezza provocazione: «Se i caselli creano così tanti problemi, possiamo anche cancellarli dal progetto». Poi ha invitato i sindaci a un incontro per il 27 maggio.

E qui Serena cala il carico. «Per stavolta ci andremo in 9 – replica – e non in 105 mila, che sono i cittadini che rappresentiamo».

Parole scelte per mettere in chiaro fin da subito il peso delle richieste dei sindaci firmatari: oltre a Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade. In ballo c’è il futuro della viabilità. Senza la bretella di Povegliano e senza la tangenziale di Spresiano, sono convinti i sindaci, tutto il traffico della Pedemontana è destinato a riversarsi nei centri abitati dei paesi. Con un peggioramento della qualità della vita dei residenti sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della salute.

Ma solo per la bretella di Povegliano bisognerebbe trovare circa 8 milioni. Poi altri 5,5 per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. E ulteriori 3,5 milioni per completarla. Vernizzi è stato chiaro: non spetta a lui andare a cercare soldi per opere mai inserite nei progetti. Ma Serena è convinto che qualcosa si possa fare.

«Noi – conclude – confidiamo che nelle pieghe del bilancio della Pedemontana si possano trovare, in futuro, le risorse necessarie».

(m.f.)

 

PEDEMONTANA – Il commissario contro Povegliano e Spresiano: «Non rispettate gli accordi»

«Se i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba creano troppi disturbi, possiamo anche cancellarli dal progetto della Pedemontana». È questa, in sintesi, la mezza provocazione con la quale Silvano Vernizzi, commissario della superstrada, replica alla diffida siglata giovedì da 9 sindaci trevigiani.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade hanno chiesto di non aprire i caselli in questione senza aver prima ultimato le opere complementari, non ancora finanziate, per evitare che il traffico della Pedemontana si riversi nei centri abitati. Due su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Per la prima bisogna trovare circa 8 milioni. E per la seconda almeno 5,5 milioni.

Senza queste strade, hanno messo nero su bianco i sindaci, i paesi verrebbero invasi da auto e camion con «sensibile aumento dell’inquinamento e conseguente aggravio delle condizioni di sicurezza e salute degli utenti».

Considerazioni che Vernizzi non ha preso benissimo. Tanto che subito dopo aver letto la lettera, inviata anche a Regione e ministero delle infrastrutture, ha fissato per mercoledì prossimo un faccia a faccia con i firmatari e lanciato l’aut aut.

«Nel mio ruolo di commissario non ho la funzione di reperire 8 milioni per la realizzazione di opere mai previste in alcun progetto – mette in chiaro – con il Comune di Povegliano è stato firmato un accordo di programma in cui era prevista solo la progettazione, attualmente in corso, e non la costruzione della bretella. La cosa è nota al sindaco. Se per motivi politici interni deve sostenere altre tesi, ciò esula dalle mie competenze».

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. Il sindaco Missiato sperava di poter contare sui risparmi della Pedemontana per realizzare almeno il primo tratto da 5,5 milioni. Niente da fare.

«Non ha senso – taglia corto Vernizzi – la Pedemontana rispetta il suo piano finanziario da 2,2 miliardi». Da qui l’idea di cancellare direttamente i caselli: «La proposta che verrà avanzata ai comuni – conclude il commissario – sarà quella di non realizzare i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba, viste le problematiche che gli stessi determinano secondo quanto esposto dai sindaci».

Una mossa che i firmatari della diffida certo non si aspettavano. «Faremo le necessarie valutazioni – prende tempo Rino Manzan (Povegliano) – il discorso non può riguardare solo un Comune». «Noi siamo al servizio dei cittadini – conclude Riccardo Missiato (Spresiano) – va trovata una soluzione, non fatta polemica».

Mauro Favaro

 

PEDEMONTANA – Documento condiviso

SPRESIANO – Non aprire i caselli della Pedemontana se prima non vengono ultimate anche le opere complementari per salvare i centri abitati dal traffico: su tutte, la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. È la richiesta contenuta nella lettera siglata ieri da 9 sindaci e inviata al commissario Silvano Vernizzi, a Veneto Strade, alla Regione a al ministero delle infrastrutture.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade non usano giri di parole.

«Diffidiamo le autorità competenti a mettere in esercizio l’arteria stradale -hanno messo nero su bianco- e in particolare ad aprire i caselli di Povegliano e Villorba-Spresiano fintantoché non sarà realizzata anche la viabilità di adduzione e complementare con le opere necessarie a mettere in sicurezza i territori confinanti».

O si fa tutto, insomma, o non si apre nulla. Restano da trovare circa 15 milioni: 8 milioni per la bretella tra il casello di Camalò e la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago e 5,5 milioni per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. Per la conclusione di questa ultima, poi, bisognerebbe aggiungere altri 3,5 milioni. Così la Pontebbana, strada già intasata che taglia in due Spresiano, sarebbe al riparo dalle nuove ondate di traffico.

Rino Manzan, sindaco di Povegliano, ha detto che senza l’attesa bretella è pronto a bloccare fisicamente i cantieri della Pedemontana.

Riccardo Missiato, primo cittadino di Spresiano, è un pò più cauto. Ma la sostanza non cambia di una virgola: «Chiediamo che i risparmi sulla modifica del tracciato della Pedemontana vengano impegnati per le opere complementari -conclude- Da parte nostra auspichiamo che la tangenziale possa essere finanziata in modo completo. L’importante, comunque, è mettere in fila una serie di passi concreti». Ora si attende una risposta.

(mf)

 

PEDEMONTANA – Bretella di Povegliano e opere complementari: «Fuori i soldi»

Nove sindaci sul piede di guerra lungo la Pedemontana. L’obiettivo è uno solo: ottenere il finanziamento di tutte le opere complementari.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade si ritroveranno oggi pomeriggio a Spresiano per firmare un documento unitario in cui si chiede alla Regione e a Veneto Strade di allargare i cordoni della borsa per non abbandonare i centri abitati nella morsa del traffico che girerà attorno alla nuova superstrada.

In ballo c’è in primis la bretella di Povegliano, via che dovrebbe collegare il futuro casello di Camalò direttamente con la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago.

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. «Il commissario Vernizzi ha ribadito di non poter assicurare il finanziamento della bretella -rivela Stefano Anzanello, responsabile dell’area tecnica del municipio di Povegliano- pur impegnandosi a fare il possibile per reperire i fondi necessari all’interno del quadro economico della superstrada».

A luglio arriverà solo il progetto, quindi. Non i soldi. All’appello mancano circa 8 milioni.

«Se la bretella non verrà realizzata contemporaneamente alla superstrada -ha già messo in chiaro il sindaco Rino Manzan- mi metterò fisicamente davanti al cantiere per bloccare la Pedemontana».

Prima, però, si proverà con la diplomazia. Dopotutto lo stesso Vernizzi ha fatto sapere di essere pronto a sostenere le richieste che il Comune di Povegliano, anche con l’appoggio delle amministrazioni comunali confinanti, inoltrerà alla Regione. Da qui è nata l’alleanza dei 9 sindaci.

Mentre ci si prepara al braccio di ferro, comunque, qualcosa sembra muoversi. Povegliano sta per firmare un accordo per la realizzazione di un parcheggio all’interno della rotatoria di accesso al casello, il completamento della strada tra il medesimo casello e via Arcade e la predisposizione dello spazio per una pista ciclabile sul sovrappasso di via Arcade. Ma l’obiettivo resta la bretella.

 

Gazzettino – Pedemontana. Ruspe al lavoro: rischio siccita’

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15

apr

2015

LA PEDEMONTANA – Fino a 6 mesi di stop: «Chiedete i danni». I Consorzi: «Non succederà»

Irrigazione dei campi interrotta per i lavori della superstrada: Coldiretti lancia l’allarme

la superstrada delle polemiche

Pedemontana: paura siccità

I CONSORZI «Irrigazione interrotta? Non ci crediamo»

LA RIVOLTA – Canalette interrotte gli agricoltori «Potremmo perdere un intero raccolto»

Il rosario di espropri necessario per far posto alla Pedemontana da San Zenone a Spresiano accende dubbi e paure. In ballo non ci sono solo le terre e le proprietà di chi vive o lavora dove passerà il nastro di asfalto. Ma anche la distribuzione dell’acqua per l’irrigazione dei campi a valle della superstrada. E quindi la sopravvivenza di molte aziende agricole.

«Nelle prime fasi dei cantieri, le canalette potrebbero essere interrotte anche per qualche mese – ha avvertito Elio Tronchin (Coldiretti) intervenendo lunedì sera in un’assemblea pubblica a Povegliano – per quanti mesi? Potrebbero essere due, tre o sei: non lo sappiamo. L’importante è che gli agricoltori che eventualmente resteranno senza acqua siano pronti a chiedere i danni per i mancati raccolti a causa della siccità». Il problema non è di poco conto. «Rischiamo di perdere un’intera stagione», hanno sottolineato alcuni titolari di aziende agricole.

Tutti pensavano di doversi misurare solo con la già delicata partita degli espropri. Invece c’è anche il nodo del blocco dell’acqua per i campi. Due mesi di stop basterebbero per far andare a male un intero anno. E organizzarsi in modo diverso è praticamente impossibile. Se i cantieri della Pedemontana dovessero realmente prosciugare le canalette per un lungo periodo, c’è la possibilità di chiedere i danni al Sis, il consorzio che sta realizzando la superstrada. Ma questo vorrebbe dire dover affrontare una nuova partita burocratica.

Il consorzio di bonifica Piave, però, rassicura tutti: «L’irrigazione dovrà essere garantita: non prendiamo nemmeno in considerazione l’ipotesi che ciò non avvenga – taglia corto il presidente, Giuseppe Romano – stiamo per chiudere una convenzione con il consorzio della Pedemontana per avere tutte le garanzie del caso e monitoreremo la situazione in modo costante. Poi può sempre capitare l’episodio di una interruzione. A quel si risponderà con le assicurazioni».

Mauro Favaro

 

PROTESTE – si sono susseguite dal momento del progetto fino all’avvio dei primi cantieri

IL SINDACO di Povegliano Rino Manzan ha messo a disposizione dei cittadini un gruppo di esperti per tutelare chi subirà gli espropri

LA MINACCIA «O pagano oppure impediremo il passaggio»

PRIVATI IN ALLARME – Voci preoccupate dal vicentino, il sindaco di Montebelluna: «Vigiliamo»

Espropri da incubo «I soldi, poi le ruspe»

ASSEMBLEA infuocata per il passaggio della superstrada: gli abitanti sono pronti a impedire il completamento dell’opera

TREVISO – «Fino a quando non vedremo i soldi degli indennizzi, impediremo alle ruspe della Pedemontana di entrare nei nostri terreni». È netta la posizione della maggior parte delle 145 famiglie e aziende agricole di Povegliano alle prese con gli espropri necessari per la realizzazione della superstrada.

«Non resteremo in attesa per anni mentre i cantieri vanno avanti – hanno messo in chiaro nella riunione pubblica di lunedì – senza i versamenti qui non dovrà partire nulla».

L’ondata dei decreti di occupazione di urgenza e della cosiddetta immissione in possesso dei terreni è ormai arrivata a ridosso del capolinea dell’autostrada A27, tra Spresiano e Villorba. Anche a Volpago sono giunte le lettere che aprono l’iter. E a Montebelluna il consorzio della Pedemontana ha già segnato con i picchetti il perimetro delle aree inglobate nel tracciato della nuova strada.

«Stiamo seguendo con attenzione il procedimento affinché tutto si svolga in modo corretto – spiega Marzio Favero, sindaco di Montebelluna – il Comune non ha competenze specifiche, ma farà la sua parte soprattutto nei casi più delicati».

Dal canto suo Rino Manzan, sindaco di Povegliano, ha messo a disposizione dei residenti una schiera di esperti in materia. Compresi i tecnici indicati dal comitato contro la realizzazione della Pedemontana. Qui circola la voce che il consorzio Sis abbia avuto qualche problema nel pagamento degli indennizzi degli espropri per quanto riguarda il tratto vicentino. Per questo, nonostante le rassicurazioni, nessuno si fida troppo. E così è in tutti i comuni della Marca toccati dalla superstrada. Ma non basta.

«Bisogna stare attenti anche alle occupazioni temporanee per le esigenze di cantiere – hanno messo in guardia Antonio Rottin (Cia) ed Elio Tronchin (Coldiretti) nella riunione di Povegliano – in casi del genere c’è anche il rischio di ritrovarsi alla fine dei lavori con il terreno rovinato o addirittura senza più lo strato vegetale».

M.F.

 

IL PROGRAMMA – Quasi 100 chilometri da finire entro il 2018

TREVISO – La Pedemontana è entrata nella Marca alla fine dello scorso ottobre da San Zenone e Altivole e sta avanzando spedita verso il capolinea dell’A27, tra Spresiano e Villorba. L’allacciamento con l’autostrada, dice il cronoprogramma, dovrà essere aperto entro la fine del 2018, limite entro il quale è stato previsto il completamento della superstrada: 99 chilometri per 2,2 miliardi di euro (il conto complessivo degli espropri vale circa 360 milioni).

L’80% dei cittadini ha già ceduto le aree volontariamente. E la Corte dei Conti è arrivata a sottolineare che gli indennizzi pagati sarebbero pure troppo elevati. Nonostante questo, la battaglia va avanti. Anche per quanto riguarda il finanziamento della viabilità complementare. A cominciare dalla bretella di Povegliano.

«Se non si farà – ha chiarito il sindaco Manzan – mi metterò fisicamente in mezzo alla strada per bloccare la Pedemontana».

Attualmente si sta lavorando fra San Zenone, Altivole e Mussolente. Mentre a Montebelluna si prepara il terreno. Questo tratto di Pedemontana sarà largo 70 metri e correrà 9 metri sotto il piano campagna, con annesso sottopasso ferroviario lungo la linea Castelfranco-Montebelluna, alto 9 e lungo 53 metri. I tempi sono segnati: i tre chilometri tra Busta e Zapparè dovranno essere finiti nel giro di due anni, entro marzo 2017. Mentre il sottopasso dovrà essere piazzato già entro novembre. Poi non mancherà che l’ultimo pezzo verso Trevignano, Volpago, Povegliano e Spresiano.

(m.f.)

 

Il comitato antisuperstrada convoca i proprietari dei terreni su cui passa l’opera «Non accettate accordi bonari, la questione è sul tavolo della Suprema Corte»

MONTEBELLUNA. «Non firmate alcun accordo bonario», questo l’invito lanciato martedì sera da Elvio Gatto, dell’associazione che contesta la Pedemontana Veneta, alla gente intervenuta all’incontro al centro frazionale di Guarda.

Erano stati invitati soprattutto i proprietari dei terreni interessati da espropri per la realizzazione della Pedemontana Veneta. È prossimo l’arrivo delle lettere per procedere agli espropri con gli accordi bonari. Sono già arrivate agli interessati della zona est della provincia di Vicenza, fra poco dovrebbero arrivare nelle case dei trevigiani.

Perché non aderire agli accordi bonari? «Per non trovarsi legati nel caso in cui la Corte Costituzionale bocci la definizione di pubblica utilità per la Pedemontana Veneta», risponde Gatto. Perché di ricorsi ce ne sono ancora in piedi, alcuni sono arrivati davanti alla Corte Costituzionale e si attende il suo pronunciamento per vedere cosa potrà succedere. Ad ascoltare Elvio Gatto c’era una quarantina di persone, a esse è stato anche chiesto di aderire al ricorso che si trova ora di fronte alla Corte Costituzionale per dargli più forza.

L’associazione ha contestato la nomina del commissario straordinario e la definizione di pubblica utilità per la Pedemontana Veneta. Al Tar sono arrivati vari ricorsi, alcuni già con sentenza.

Ciò che interessa in questo frangente di più all’associazione è il rinvio alla Corte Costituzionale di uno di questi ricorsi relativo alla pubblica utilità. Il pronunciamento dovrebbe arrivare entro l’estate e se sarà bocciata la pubblica utilità decadrà l’automatismo degli espropri. Intanto saranno fatti e i soldi depositati in tesoreria, ma ai proprietari dei terreni l’associazione ha consigliato di farsi espropriare anziché aderire all’accordo bonario che verrà proposto quando saranno convocati.

Alla Pedemontana Veneta poi Elvio Gatto ha rivolto le note critiche e ha sottolineato come abbiano preferito fare un’autostrada pur mascherata da superstrada e costosissima per le casse di Stato e Regione pur essendo in project financing anziché far proseguire la Gasparona da Bassano fino a Spresiano e avere una superstrada funzionale a risolvere i problemi del traffico spendendo un terzo di quello che verrà a costare la Pedemontana Veneta. Mentre i cantieri si avvicinano al Trevigiano si riacutizza la lotta delle associazioni contro questa infrastruttura.

Enzo Favero

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«Spv sulla discarica, bonificare costerà almeno 300 milioni»

PASSAGGI DIFFICILI – Per il CoVePa falda a rischio

NEL MAROSTICENSE  «Previste trincee fino a 25 metri sotto, ma la falda è risalita a 21»

ANCORA CAPANNONI «Già due lotti agricoli diventati industriali perchè lambiti dalla Spv»

UNO SNODO IMPATTANTE sarà a San Zeno e Cassola. Intanto i cantieri vanno avanti, qui q.re Prè

CASSOLA – Il Comitato No Gassificatore ha radunato al Vivaldi i “No Pedemontana” e il CoVePa

Follesa: «Per passare sulla ex Gie 300 milioni, la Regione ne prevede solo 90. Rischi sversamento»

Il fronte dei «No Pedemontana» è tornato a riunirsi all’auditorium Vivaldi di Cassola per fare il punto della situazione su quello che sarà l’impatto dell’infrastruttura in ambito locale, e cercare nuove adesioni a sostegno dei ricorsi sui quali il CoVePa è impegnato per fermare il progetto infrastrutturale.

E proprio il portavoce del coordinamento dei comitati contrari alla Spv, Massimo Follesa, in questa ultima assemblea organizzata dal comitato «No Gassificatore» ha illustrato punto per punto le criticità che con la grande opera si prospetterebbero nel Bassanese.

A partire dall’impatto sull’ex discarica Gie, ai confini tra Cassola e Romano: il passaggio dell’arteria sopra un’area in cui esiste il rischio di fuoriuscita di sostanze pericolose sarebbe previsto nel progetto definitivo Sis del 2010, dopo ipotesi precedenti di un attraversamento a nord o a sud.

«Una discarica di questo tipo attraversata dalla Spv esiste anche a Spresiano, nel Trevigiano – ha sottolineato Follesa – e già in questo caso durante alcuni lavori sono stati inavvertitamente tagliati i teli che proteggono il suolo dalle sostanze inquinanti, con la necessità di un intervento dell’Arpav».

Il portavoce Covepa ha stimato un costo di 300 milioni per le operazioni di bonifica necessarie a Cassola, mentre dalla Regione si sarebbe parlato di un intervento da “soli” 90 milioni: «Ci sono forti dubbi che lavoreranno su questo passaggio senza creare danni – ha aggiunto – soprattutto per la contesa tra i privati e la parte pubblica su chi deve mettere i soldi».

Un’altra partita importante per il territorio riguarderebbe l’interferenza dell’infrastruttura su elettrodotti, rogge e canali, oltre al rischio di un aggravarsi delle inondazioni rispetto alle risalite di falda: «Zaia ha parlato di un progetto totalmente ecocompatibile – ha proseguito il relatore – ma abbiamo notevoli perplessità a riguardo. A Marostica è prevista una galleria interrata di 25 metri sotto il piano campagna, laddove la falda negli ultimi anni sarebbe risalita fino a 21 metri: il rischio per chi viaggia e per chi abita nei dintorni, o per chi lavora nella vicina zona industriale, è di trovarsi allagato».

Tornando a Cassola, Follesa ha parlato di urbanistica e dell’articolo 38 del Ptrc, che prevedeva una pianificazione del territorio spettante in primis alla Regione nei terreni adiacenti ai caselli di Spv e Nuova Valsugana per un raggio di due chilometri. L’articolo è stato sospeso dal Piano casa, ma secondo il portavoce Covepa i rischi di un pesante consumo di suolo sarebbero assicurati anche dalla legge regionale 11/2004, che prevede accordi di copianificazione tra comuni e Regione, funzionali al passaggio di arterie stradali: «Nel vostro Comune – ha sostenuto Follesa – due lotti agricoli sono diventati aree industriali anche per la loro vicinanza alla nuova bretella di collegamento prevista tra via Croceron e via Rosà. Tutto è stato fatto nel rispetto della legge, ma è una dimostrazione di come la Pedemontana potrebbe riservare sorprese non soltanto lungo il suo tracciato, ma anche nelle vicinanze».

 

LA DENUNCIA DELL’EURODEPUTATO PD ANDREA ZANONI

La Regione ha già anticipato tutta la spesa, i rincari saranno pagati con le tariffe dagli utenti

TREVISO – La Pedemontana costerà altri 500 milioni di euro che arriveranno dalle tasche dei cittadini. A cinque anni dall’avvio del piano per la realizzazione della superstrada che dovrebbe collegare Montecchio Maggiore a Spresiano l’eurodeputato Pd Andrea Zanoni ha svelato i segreti del contratto di project financing stipulato tra la Regione e l’Ati tra Itinere infrastrutture e Consorzio Stabile Sis, ovvero i due attori privati che hanno vinto la gara d’appalto. Da cinque anni a questa parte tutti avevano provato a scovare la convenzione. Ma a nulla erano servite interrogazioni parlamentari, richieste dei consiglieri regionali. Poi a dicembre il Co.Ve.Pa (Coordinamento Veneto Pedemontana alternativa) e Zanoni hanno notato in una delibera regionale una postilla, in cui si diceva che la convenzione e la sua modifica erano depositate presso lo studio di un notaio. Da lì è partita la caccia. In poche settimane è stato individuato il notaio Roberto Gasparotto, a cui sono stati chiesti i documenti. Dopo alcuni giorni, e un pagamento di 700 euro per gli atti notarili, la convenzione è arrivata sul tavolo di Zanoni.

A metà dicembre con una modifica alla convenzione alla base dell’accordo sono stati aggiunti al bilancio del piano (ora di 2,3 miliardi di euro) altri 441 milioni, provenienti dalle casse della Regione Veneto e dello Stato. In tutto il finanziamento pubblico all’opera sale a 1.050.000 euro.

«Un aumento di capitale per coprire nuove spese» ha spiegato Zanoni, «che viene interamente finanziato dai contribuenti».

E proprio sul fronte dell’impegno per pagare la Pedemontana, Zanoni sfodera un altro asso: i pedaggi. «Uno specchietto per le allodole la gratuità della strada fin qui sbandierata, la Pedemontana sarà a pagamento. Gli sconti? Del 50%, ma solo per i primi 15 anni. Esenti saranno solo gli over 65 anni e under 23». Quindi ben poche persone rispetto a quelle, residenti della zona o meno, che transiteranno per la strada. Dal 15esimo anno ilo sconto si abbasserà al 25%, e dal ventesimo pagheranno tariffa piena tutti.

Zanoni svela quelli che sono gli accordi in caso di un’improvvisa sospensione del piano.

«La Regione sarà costretta a pagare ai costruttori il 10% dei guadagni previsti nei successivi 40 anni» dice l’eurodeputato, e questo anche nel caso in cui i costruttori «avessero difficoltà» ad ottenere i finanziamenti da parte dell’ente pubblico e decidessero quindi di recedere dall’impegno contrattuale. Si parla di circa 500 milioni di euro. A ciò si aggiunga il fatto che l’amministrazione sarebbe costretta ad un rimborso di tutte le spese: di fatto viene eliminato il rischio d’impresa, assicurando un guadagno ai privati anche nel caso l’opera venga fermata», prosegue l’eurodeputato.

Alla “Ati” la Regione verserà inoltre 436 milioni di euro a titolo di contributo per colmare eventuali ricavi inferiori rispetto alle previsioni. Dovrà versarli fin dall’entrata in esercizio anche di un solo tratto della strada. Ma i guadagni, al contrario, se li terrà il privato. Nella prima convenzione era prevista una restituzione in trent’anni della cifra, ma con la modifica si è lasciato campo libero all’azienda, “il Commissario e il Concessionario calcoleranno l’eventuale restituzione del canone”, si legge ora nella convenzione.

“Inoltre è stato stabilito”, spiega Massimo Follesa del Covepa, “che se il costo del denaro rincara, la convenzione può essere modificata con la previsione di ulteriori fondi pubblici alla Sis».

La Superstrada Pedemontana Veneta dovrebbe essere ultimata entro il 2016, queste le previsioni. Oggi il cantiere è aperto solo in provincia di Vicenza, secondo il commissario Silvano Vernizzi è stato completato circa il 10% dell’opera. In tre mesi dovrebbe essere già completato il tratto da Montecchio maggiore a Montecchio Precalcino. In aprile le ruspe intanto inizieranno a lavorare nel tratto Breganze Cassola, e entro maggio sarà completato l’acquisto di tutte le aree in cui insisterà la superstrada. A settembre invece cominceranno i lavori nel trevigiano.

Federico Cipolla

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IL COMMISSARIO VERNIZZI RESPINGE LE CRITICHE

«Spese lievitate per soddisfare i Comuni»

VENEZIA «Per rispondere alle richieste dei Comuni abbiamo dovuto cambiare i piani sul pedaggio». Silvano Vernizzi, commissario della Pedemontana Veneta, spiega così le modifiche apportate alla convenzione a metà dicembre. Fino a quel momento la gratuità era garantita a tutti i residenti. «Ma le richieste di modifica al progetto da parte dei comuni sono state molte. Trincee, gallerie e altri interventi hanno fatto aumentare i costi, e abbiamo dovuto riparare attraverso i pedaggi», spiega Vernizzi. Comitati e Zanoni sostengono però che non si tratta di maggiori richieste dei sindaci, quanto di una valutazione d’impatto ambientale non scrupolosa: «Si sono accorti solo ora che alcuni pozzi idropotabili andavano protetti. Molti di quei contributi serviranno a pagare interventi ambientali trascurati in precedenza», afferma Massimo Follesa di Covepa. Vernizzi poi rispedisce al mittente le accuse di un’eccessiva tutela dell’investimento privato, «Dare il 10% dei guadagni stimati, in caso l’amministrazione receda dal contratto, è una norma del codice degli appalti, introdotta da Di Pietro quand’era ministro. Zanoni lo dovrebbe sapere. Non dipende da noi, è identica per ogni concessione e ogni project financing». Vernizzi invece conferma che degli utili le casse pubbliche non ne vedranno nemmeno l’ombra: «Sono del concessionario, è normale. Salvo il caso in cui al decimo di gestione abbia ottenuto un incasso superiore a quello previsto dal piano economico. Se così fosse il surplus sarebbe diviso al 50% tra Regione e privati». Infine i nuovi 370 milioni arrivati da Roma: «Si sapeva che sarebbero arrivati. Rientrano nel Decreto del fare, abbiamo approvato i progetti esecutivi entro fine anno in tempo per riceverli».

( f.c.)

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