Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

IL SORPASSO

Ben 2,80 euro per percorrere 20 chilometri, il pedaggio da Padova a Mestre è aumentato del 350%

di Paolo Tessadri, “Il Fatto Quotidiano”, 22 gen. 2014

È forse il tratto autostradale più caro al mondo: 2,80 euro per percorrere 20 chilometri. Dal primo gennaio 2014 il pedaggio da Padova a Mestre è aumentato del 350 per cento. Un salasso per i pendolari con la conseguenza che le auto hanno intasato le strade statali e comunali. Spesso gli aumenti sono dovuti agli stipendi d’oro o per pagare debiti o una gestione scellerata dei concessionari autostradali.

Ilario Simonaggio, segretario della Cgil trasporti del Veneto ha fatto i conti in tasca ai signori dell’asfalto. “In Veneto per 300 chilometri abbiamo avuto, sino a pochi anni fa, 150 consiglieri di amministrazione, spalmati su sei società”. Non che la situazione sia migliorata di molto. Da sei società ora sono calate a cinque in attività, perché il tratto Venezia-Padova è stato inglobato dalla Cav, la Concessioni autostradali venete, che gestisce il Passante di Mestre. Intanto il suo ad, Lino Brentan, è stato condannato in primo grado a quattro anni per corruzione. Per gli inquirenti, l’ad spezzettava gli appalti per non dover fare la gara e affidava i lavori direttamente alle imprese, in cambio di mazzette. Non che sia andata meglio alla Mantovani, una delle più grandi imprese edili italiane e costruttrice del Passante di Mestre. L’ad Piergiorgio Baita, soprannominato “Mr. Appalto”, è finito in manette con Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan. Ha già patteggiato a un anno e dieci mesi per frode fiscale e ora i magistrati sono sulle tracce dei fondi neri. Tuttavia la società autostradale Venezia-Padova non è stata sciolta e ha presentato, in consorzio con altre imprese, il progetto per la costruzione di altre due autostrade: la Nogare-Mare Adriatico e il traforo delle Torricelle a Verona. Sempre con la finanza di progetto: le società private ci mettono i soldi per la costruzione in cambio ottengono una concessione anche quarantennale e con i pedaggi ripagano i debiti e fanno profitti. Così si sta costruendo la Pedemontana Veneta, una superstrada a pagamento. Mentre attende la cosiddetta Romea commerciale, un corridoio autostradale da Orte, nel Lazio, fino a Dolo (Venezia), un’opera da 9,8 miliardi di euro e 396 chilometri. Arteria contestata da agricoltori e ambientalisti. È un’opera inutile e dannosa, dicono: dal 2007 il traffico è diminuito del 30 per cento sulle reti autostradali italiane. Però il Cipe ha dato via libera al progetto preliminare. Alla fine, le società autostradali nel Nord-est saranno più prima. Ma chi deve tirarsi fuori dai debiti è la Brescia-Padova, la Serenissima. Sommersa dai debiti per aver creato decine di società fallimentari, la società incassa un milione di euro al giorno di pedaggi ma ha un buco di centinaia di milioni. Gli ex vertici di Serenissima e della controllata Serenissima Costruzioni sono indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia: il sospetto è che abbiano seppellito materiali pericolosi e fanghi inquinanti sotto l’asfalto. Ormai la Serenissima non è più governata da Comuni e Province: quasi tutte le azioni pubbliche sono state vendute e l’azionista di maggioranza è Intesa Sanpaolo, in società con Astaldi costruzioni, Gavio e Mantovani.

Non è un mistero che Intesa e Gavio siano interessate a costruire e a gestire nuove e vecchie autostrade, soprattutto in vista dell’Expo 2015 a Milano. Ma le rogne, per Serenissima, non sono finite. Finora ha avuto il prolungamento della concessione fino al 2015, ma per ottenerne una nuova occorre che si passi alla realizzazione della Valdastico Nord fino a Trento. Ma i trentini non vogliono quell’autostrada.

 

INTERRROGAZIONE DI CENTENARO: «IL SINDACO CHIARISCA»

«Si faccia chiarezza in merito all’effettiva necessità di realizzare il by pass di Campalto». Dopo la presa di posizione del Comitato By pass, che saputo dell’abbandono da parte di Save del progetto del Quadrante di Tessera ha immediatamente chiesto l’accantonamento, dal momento che tra le due opere c’è stretta connessione, anche del progetto della mini tangenziale di Campalto, è ora la volta del vice presidente del consiglio comunale Saverio Centenaro, che ha presentato un’interrogazione al sindaco Giorgio Orsoni per porre all’attenzione del primo cittadino le medesime perplessità sollevate dal comitato campaltino.

«Con l’abbandono dell’interesse di Marchi/Save dal Quadrante di Tessera – scrive il consigliere del Pdl – viene meno la primaria necessità del by-pass di Campalto, in quanto ritenuto strategico allo sviluppo di Tessera. Sviluppo più che mai rientrato sia a causa della crisi economica, quanto per il disinteresse  di investitori e per la crisi e conseguente cessione del Casinò. Poichè su questa questione è necessario fare chiarezza sulla necessità di mantenere in essere questa opera – prosegue Centenaro – anche alla luce dell’effettiva prospettiva di espansione urbanistica di Campalto, si chiede al sindaco di sapere sulla scorta di quali certi presupposti di espansione urbanistica ritiene ancora indispensabile il by pass di Campalto, per avere conferma se l’iter del progetto rispetta tutta la normativa vigente e se davvero risulta non indispensabile la redazione della Valutazione Ambientale Strategica».

(Mau.D.L.)

 

Gazzettino – Treni lumaca, indaga l’Authority

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

gen

2014

SOTTO INCHIESTA – Troppi ritardi per il servizio trasporto passeggeri sulla linea Padova-Feltre

VENETO Partono due inchieste conoscitive sullo stato del servizio del trasporto passeggeri

Feltre-Padova è la linea “cenerentola”: in un anno oltre quattromila minuti di ritardo

VENEZIA – Era ora. Oltre quattromila minuti di ritardo in un solo anno del Feltre-Padova, una delle peggiori tratte del nostro Paese. Treni più lenti che nel dopoguerra. Carrozze da terzo mondo. I pendolari del Nordest alla notizia che l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha avviato un’indagine conoscitiva sui servizi di trasporto passeggeri, «con particolare riferimento a quelli di trasporto pubblico locale e regionale e a quelli diretti ad assicurare la continuità territoriale» non faranno salti di gioia.

Ma almeno entra in campo un altro soggetto che potrà fare chiarezza su una delle piaghe locali. Per capirci il Veneto ha disdetto il contratto con Trenitalia ed è pronto a nuove gare per far ripartire il trasporto su rotaia.

L’avvio dell’indagine, spiega l’Autorità, è una delle tre prime delibere prese dal neonato organismo nella seduta del 16 gennaio insieme al regolamento che disciplina i procedimenti per la formazione delle decisioni dell’Autorità e per la partecipazione ad esse dei soggetti portatori d’interesse e all’avvio di un’indagine conoscitiva sull’accesso alle infrastrutture, con particolare riferimento a quelle ferroviarie e aeroportuali.

Ambedue le indagini conoscitive deliberate dall’Autorità sono volte tra l’altro a identificare le azioni prioritarie da intraprendere; a tale scopo, saranno avviate consultazioni con le parti interessate per acquisire dati, informazioni e documenti utili per le finalità dell’indagine. Il termine di conclusione del procedimento è fissato in dodici mesi dalla pubblicazione della delibera.

L’indagine conoscitiva sui servizi di trasporto passeggeri sarà rivolta anche ad analizzare le condizioni economiche, la qualità dei servizi nonché ai diritti degli utenti, ivi compresa la definizione degli ambiti di servizio pubblico e degli schemi dei bandi di gara per l’affidamento dei servizi di trasporto. L’indagine conoscitiva sull’accesso alle infrastrutture, con particolare riguardo a quelle ferroviarie ed aeroportuali, è pur essa indirizzata a identificare le prime concrete azioni prioritarie da adottare, tenendo conto anche delle problematiche emerse nei singoli mercati. In entrambe le indagini, le procedure per le misure regolatorie potranno essere adottate in qualunque momento, anche prima della conclusione dell’indagine conoscitiva, su temi specifici o profili rilevati durante l’indagine che richiedono un intervento immediato.

«Davvero – ha commentato il presidente del Veneto Luca Zaia – si sentiva il bisogno di un’autorità indipendente che giudichi con imparzialità il livello del servizio ferroviario reso ai pendolari da Trenitalia, ma anche e soprattutto riorienti le regole ‘di sistema’ che rendono difficile, per non dire impossibile, aprire il settore del trasporto locale ferroviario alla concorrenza. Mai decisione di intervenire fu più tempestiva, dopo la decisione del Veneto e della Toscana di disdire il contratto di servizio con Trenitalia. Credo anche che l’Autorità saprà e vorrà intervenire sulla questioni che ancora non hanno trovato soluzione – conclude – fra cui assoluta priorità deve essere la separazione rete infrastrutturale e gestori, elemento cardine di tutti i sistemi che vogliono dirsi davvero liberalizzati».

 

L’INTERVENTO – Mobilità, il Veneto una regione ferma all’Ottocento

Il disservizio del trasporto ferroviario in Veneto, complice anche una Regione che non pianifica e controlla, ha messo in evidenza il ritardo della Regione in materia di mobilità. Da alcuni anni, infatti, in Europa – e in altre regioni italiane – stiamo assistendo a serie politiche di utilizzo dei mezzi pubblici, car-sharing e mobilità urbana oltre all’avvio dei grandi progetti internazionali, come i corridoi europei, di cui alcuni previsti in Veneto. Non risulta che in Regione si siano mai affrontati questi problemi con una visione organica e programmatica, preferendo soluzioni che prevedono la costruzione di strade e superstrade. Insomma, il cemento, ancora una volta, a scapito della valorizzazione e salvaguardia del territorio, invece di strutture già esistenti – come le ferrovie – più ecologiche ed economiche.

Nuove tecnologie consentono di assicurare spostamenti più sicuri e veloci e meno inquinanti e, complice anche la crisi e stili di vita nuovi, garantiscono collegamenti su lunghi e medi percorsi che facilitano pendolari e turisti. Una seria politica di trasporti ferroviari in Veneto, ad esempio, dovrebbe prevedere – e pretendere – treni da e per le nazioni vicine, come Germania, Austria e Slovenia, a favore di turisti, integrandosi con i vettori tedeschi e austriaci già presenti. Ma soprattutto occorre pensare alla mobilità di chi ogni giorno deve recarsi al lavoro o a studiare, attraverso una politica a lungo termine che preveda soluzioni anche nuove e che, per le città, trovi integrazione con fenomeni in forte crescita, ad esempio quello del car-sharing.

Oltre ai treni occorre pensare a un sistema integrato di trasporto pubblico su gomma – autobus e bus urbani – aprendosi agli operatori stranieri del settore che possono garantire servizi moderni ed efficienti. Indispensabile, poi, pensare al ‘biglietto unico’. Il Veneto oggi soffre di carenze di un sistema moderno e all’altezza della sua collocazione strategica di corridoi nord-sud e est-ovest e di méta turistica anche nell’ottica di un ‘turismo low cost’ e aperto alle famiglie che sempre più spesso privilegiano viaggi in bus e in treno. Anche tutto il sistema di taxi e bus urbani deve ricevere il necessario supporto per uno sviluppo degno di una regione europea che affronta il futuro stando attenta alle necessità della sua popolazione, all’ecologia, alla sicurezza e alle norme antinquinamento.

Non si vedono all’orizzonte esempi come quelli messi in atto all’estero che prevedono prenotazione on-line o via smartphone di taxi e bus suburbani dagli aeroporti con scelta di percorso e analisi dei costi. Si tratta, quindi, di arrivare a una soluzione globale che questa amministrazione regionale non ha ancora elaborato, che consenta ai pendolari e ai viaggiatori di dotarsi di strumenti innovativi per accedere a mezzi di locomozione altrettanto innovativi, facilitando quella mobilità che è sinonimo di crescita sia sociale che economica. In Veneto, invece, sembra di assistere allo sconcerto del primo Ottocento con l’arrivo dei primi “mostri a vapore su rotaia”, quando l’uomo è già stato sulla Luna. I giorni della rabbia, fra autostrade venete rincarate sopra ogni media nazionale e treni nel caos, dovrebbero essere il ricordo di un tempo ormai lontano. In una parola, fenomeni di un’altra epoca.

Rosanna Filippin –  Segretaria Pd Veneto

 

Presentato al teatro Elios Aldò il piano di recupero di iniziativa pubblica. Previsti oltre 30mila metri cubi di ristrutturazioni tra municipio e chiesa

LA “TORRE” Un edificio di sette piani poco più alto del “Vaticano”

IN VIA CERCARIOLO – Le costruzioni saranno arretrate con le altezze in gradazione

PER I PRIVATI – Residenziale per 150 persone Park interrati e accessi ai garage

LE CRITICHE l Pd: «Cubatura troppo elevata, e il traffico resta ancora invasivo»

Nel giugno del 2006 la “Proposta per una riqualificazione urbana del centro di Scorzè” era stata presentata alla cittadinanza dall’architetto Gianni Rigo con slides e, in modo in modo virtuale, con la riproduzione di un display computerizzato. Dopo otto anni viene riproposta con modifiche, ma questa volta con le firme definitive dei proprietari – oltre una ventina – che avranno la possibilità di cominciare lavori autonomamente in un arco di tempo di dieci anni rispettando volumetrie e specifico utilizzo di materiali per ogni Umi (Unità minima di intervento).

Dopo l’approvazione in consiglio comunale il 21 dicembre dell’anno scorso, lunedì sera la presentazione ufficiale alla popolazione del progetto che dovrebbe dare una svolta al centro del paese. Al teatro Elios Aldò al cospetto di circa 200 persone ha introdotto il progetto il sindaco Giovanni Battista Mestriner, successivamente illustrato con la proiezione di planimetrie e nuove modifiche dallo stesso architetto Gianni Rigo e integrato dall’architetto Giancarlo Zilio responsabile comunale della gestione del territorio. Il tecnico comunale è stato anche applaudito per la paziente opera di mediazione tra i diversi proprietari degli immobili ora esistenti, e in buona parte fatiscenti, con l’aiuto dell’architetto Fiorenzo Pesce e l’ingegnere Danilo Michieletto.

Il piano di recupero di iniziativa pubblica del centro storico tra il municipio e la chiesa, nell’area compresa tra via Roma , via Treviso, via Cerariolo e via Martiri, prevedrebbe oltre 30mila metri cubi di ristrutturazione con centri direzionali, abitativi per circa 150 persone, e commerciali e l’arretramento delle costruzioni in via Cercariolo con altezze in gradazione. Inoltre una via pedonabile con due gallerie, portici su ambo i lati, a metà via una piazza abbellita con arredo pubblico che collega via Treviso fronte chiesa e via Martiri, fronte municipio.

Ristrutturazione che dovrebbe completarsi col progetto vinto nel concorso di idee il 27 giugno 2005 indetto dal Comune di Scorzè che inserisce il parcheggio della scuola elementare Marconi e l’ex eredità Daminato. La cosiddetta “torre” di sette piani sarebbe poi poco più alta dello stabile vicino alla chiesa conosciuto da tutti come il “Vaticano” a ridosso del bar Al Redentore. Parcheggi privati interrati e strade d’accesso ai garage privati.

Sulla ristrutturazione comunicato del Pd di Scorzè che sottolinea come dopo tanti anni solo a ridosso delle elezioni viene riproposto il piano di recupero. Tra le perplessità del Pd i sette piani della “torre”, la permeabilità al traffico, la concessione di una cubatura elevata e mancanza di continuità progettuale ed urbanistica con futuri interventi sul centro.

SCORZÈ. IL NUOVO CENTRO

Il Pd contro la torre «È troppo alta»

SCORZÈ – Che il futuro del centro di Scorzè interessi parecchio, lo dimostrano le 200 persone che lunedì hanno partecipato alla presentazione del progetto dell’architetto Gianni Rigo al teatro Elios. E dai riscontri, l’idea piace. Serviranno dieci anni per realizzarla, ma stavolta sembra quella buona dopo i tentativi andati a vuoto in passato. All’interno dell’area compresa tra via Martiri della Resistenza, via Cercariolo, via Roma e via Treviso ci saranno edifici residenziali, per 160 abitanti, direzionali, commerciali, escluse quelle all’ingrosso, con nuovi 31 mila metri cubi. E poi spazio a parcheggi sotterranei e alla cosiddetta “torre” alta 21 metri per sette piani. Un progetto nato dopo otto anni di lavoro e che ha messo d’accordo i dodici proprietari interessati. Ci sarà tempo fino al 10 febbraio per presentare le osservazioni e poi altro passaggio in giunta comunale per la ratifica definita. Da quel momento si potrà costruire. Non ci si riuscisse da qui al 2024, salvo successive proroghe, tutto decadrebbe e si perderebbe la possibilità di avere il 15 per cento in più di volumetria concessa. Ma ci sono anche delle perplessità, che il Pd le aveva già manifestate in Consiglio prima di Natale.

«L’altezza di alcuni edifici, come la torre», commenta il capogruppo Gianna Manente «sembra troppo elevata, visto il luogo vicino alla chiesa e al municipio. Poi è stata concessa molta più cubatura rispetto alle previsioni del precedente piano e c’è sempre il problema traffico: chi vorrà investire laddove ci sono inquinamento e degrado com’è ora? Anche la tangenziale sud è un intervento parziale e non toglierà i veicoli dal centro. È almeno positivo aver trovato un accordo tra i proprietari interessati».

Critico pure Alvise Zanette. «C’è il rischio che si veda un film già visto», commenta «con progetti e idee rimasti lettera morta, come il centro sociale di Gardigiano. Perché non è stato fatto nulla prima? Perché solo a pochi mesi dalle elezioni si arriva a una proposta da sviluppare in dieci anni?».

Il sindaco Giovanni Battista Mestriner è convinto della bontà del progetto. «È stato presentato ora» replica «perché prima non c’era stato l’accordo tra gli interessati. Se quell’area è nel degrado, il Pd ne è responsabile perché quando poteva rinnovare, ha preferito cementificare. Se è considerata buona l’intesa con i proprietari, il Pd avrebbe potuto votarla a favore in Consiglio».

Alessandro Ragazzo

 

Nuova Venezia – “Decaduto il by pass di Campalto”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

gen

2014

Il comitato torna protestare: è inutile se il Quadrante di Tessera si blocca

CAMPALTO «Quadrante di Tessera saltato, by-pass di Campalto decaduto». A protestare, ancora una volta, è il comitato del Quartiere di gronda lagunare, che si batte contro la realizzazione della costosissima infrastruttura che dovrebbe sgravare– almneno un tempo era stata pensata per questo – il centro dal traffico di attraversamento. Il Comitato da un pezzo sostiene che i flussi di traffico sono mutati rispetto ad un tempo, specialmente con l’apertura del Passante di Mestre e che ora, vedendo il Quadrante di Tessera in bilico, è ancora più convinto che bisognerebbe fermarsi e riflettere per non iniziare un’opera, del costo di svariate decine di milioni di euro, che rischia di diventare una cattedrale nel deserto.

«Vogliamo gridare al mondo la nostra sofferenza: noi siamo le famiglie disperate che avranno la disgrazia di subire a brevissimo il prossimo realizzo dell’opera stradale. Ricordiamo a tutti il nostro sciagurato futuro».

«Il Quadrante», fa presente il comitato, «è uno dei pilastri fondamentali per la costruzione dell’inutile by-pass stradale. Questa variante è strettamente allacciata alla realizzazione del futuro Quadrante, ma ne travisa le originarie previsioni del Piano regolatore generale che prevedeva una viabilità urbana comunale di quartiere al servizio del centro abitato».

E ancora: «Il by-pass viene originalmente concepito come “una grande opera strategica integrata”: il responsabile di Anas ha dichiarato nel 2010 che questa “indispensabile” piccola tangenziale risulta componente di connessione proprio del programma Quadrante di Tessera, pertanto deve essere obbligatoriamente realizzata».

C’è poi, per il comitato, un’ulteriore problema non trascurabile: «Anas ha programmato questa variante stradale con strategie di divieto al traffico pesante, prevedendo connessioni al futuro Piano Integrato complessivo esenti da attraversamenti dei centri abitati, ha dimenticato però che sulle altre bretelle di collegamento di questo corridoio non esistono interdizioni, come del resto per qualunque altra strada statale, dove non può essere posto nessun divieto o limitazione di transito».

Chiarisce il comitato: «Risulta evidente che in questo by-pass esiste un interesse della coalizione politica che arde nel volerlo edificare come fosse un business finanziario, corre voce che se non venisse realizzato salterebbero tutte le C2Rs legate al piano integrato».

Conclude il comitato: «In futuro attendiamoci da chi si spartisce il nostro territorio, anche la notizia che il by-pass di Campalto risulterà scollegato dalla montagna di cemento chiamata Quadrante di Tessera anche dopo il crollo definitivo del progetto».

(m.a.)

 

I rimedi alle troppe polveri sottili ci sono, ma bisogna agire su più fronti. La ricetta, secondo associazioni e comitati di cittadini che aderiscono all’Assemblea Permanente di Marghera «non può puntare solo sulla messa in sicurezza e una diversa viabilità di singole aree come quella di via Beccaria può alleviare il problema dell’aria inquinata ma non risolverlo alla radice».

Secondo loro l’inquinamento di Marghera «segnala il fallimento di un sistema della mobilità pensato attorno alla costruzione di grandi infrastrutture, dal passante ai progetti della Romea Commerciale, che alimentano quel sistema politico e affaristico corrotto la  cui natura di devastante speculazione finanziaria costruita sulle tasche di tutti noi è chiaramente emersa prima con l’arresto  del presidente della Mantovani spa poi con i folli rincari dei pedaggi autostradali, chiaro segno del fallimento del project financing.

Il tutto a discapito del trasporto su rotaia merci e passeggeri sempre più declassato da politiche di disinvestimento che fanno lievitare i costi dei biglietti e causano malfunzionamenti».

link articolo

 

IN AUTOSTRADA – Il sindaco di Spinea: «Rischiamo il collasso della viabilità locale»

Gli automobilisti lamentano troppa rigidità sulle tariffe agevolate

PROTESTE – Il casello di Spinea e il Passante. Continuano le lamentale dopo gli aumenti delle tariffe

L’ALLARME – Checchin: «Così salta la viabilità locale»

Il sindaco di Spinea: «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale. Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

I pendolari protestano chiedendo sconti più estesi, i sindaci evidenziano l’aumento del traffico sulle strade interne. Venti giorni dopo l’aumento delle tariffe sulla Mirano-Padova, sono queste le due questioni che tengono ancora banco. Cav ha proposto per i pendolari un abbonamento Telepass Family a tariffa agevolata: 40% di sconto per chi compie almeno 20 accessi autostradali in un mese. Il numero di abbonamenti sottoscritti non è ancora stato reso noto, l’unica cosa certa è il malumore di chi è rimasto escluso dagli sconti proposti. A protestare sono i residenti padovani che fanno la tratta inversa (gli sconti infatti sono rivolti solo a chi vive a Mirano, Spinea, Mira, Dolo, Pianiga) ma non solo: negli ultimi giorni sono emerse pure le lamentele dei pendolari della Mirano-Padova che non escono a Padova Est bensì a Padova Zona Industriale oppure a Padova Ovest. Per chi usa gli altri due caselli padovani, infatti, non è previsto alcuno sconto.

«Se volete risparmiare vi conviene prendere il casello del Passante a Spinea» si sono sentiti rispondere agli sportelli Cav.

Ricapitolando: Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.80 euro (1.70 con gli sconti), mentre Mirano-Padova Zona Industriale da 90 cent a 2.90 euro e Mirano-Padova Ovest da 1.60 a 3.60 euro. L’unica speranza è legata ad un nuovo piano di sconti esteso a tutti i pendolari: il ministro Lupi e il governatore Zaia hanno aperto a questa ipotesi, ma si preannunciano tempi lunghi.

Per risparmiare, dunque, molti automobilisti si riversano sulle strade interne: a temere una congestione della viabilità ordinaria sono soprattutto i sindaci di Mirano e Spinea, che nei giorni scorsi hanno chiesto a Cav i dati sui flussi d’accesso ai due caselli prima e dopo l’introduzione delle nuove tariffe. «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale, soprattutto sulla camionabile – sottolinea il sindaco di Spinea, Silvano Checchin – Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

Gabriele Pipia

 

 

Il sindaco attacca il Cav dopo gli aumenti. Saranno messi rilevatori del traffico

Schierati i vigili urbani in viale Venezia per multare i transiti vietati dei camion 

MIRANO «Nessuno utilizza più l’autostrada. Con gli aumenti d’inizio anno Cav ha preso un granchio, noi invece ci stiamo subendo il traffico». Come volevasi dimostrare. Ospite in trasmissione di un’emittente locale insieme al collega di Spinea Silvano Checchin, Maria Rosa Pavanello esprime tutte le sue preoccupazioni per gli effetti già visibili del rincaro dei pedaggi in A4 e A57, tanto da spingersi a passare dalle minacce ai fatti: pronte le pattuglie dei vigili a presidio delle strade più frequentate dai pendolari.

«La gente non sta più entrando a Vetrego, ma non lo sta facendo neppure a Spinea. Se Cav aveva bisogno di recuperare l’investimento del Passante con gli introiti dei caselli, sta ottenendo l’effetto contrario: sono tutti sulle nostre strade».

L’invasione è graduale, ma già si vede. E Mirano non ha neppure le contromisure necessarie per farvi fronte.

«Non abbiamo risposte dal punto di vista delle mitigazioni e aspettiamo ancora i soldi delle compensazioni. Stileremo una lista, l’ennesima, di tutto ciò che manca e la denunceremo pubblicamente: barriere, ma anche il consolidamento dei fondi stradali, uno per tutti quello di via Porara».

Sul nuovo traffico a Mirano, però Pavanello, sa che per fare la voce grossa ci vogliono dati certi. Così, entro fine mese, il sindaco passerà all’azione. Ha già ordinato di mettere due rilevatori di flussi in viale Venezia, con i quali misurerà per un breve arco di tempo il transito dei veicoli lungo la Sp 81, la camionabile che di fatto, secondo le prime verifiche, sembra diventata l’alternativa di molti all’autostrada. Qui si riversano non solo le auto in arrivo da Spinea, ma anche tutto il traffico locale, che punta poi dritto a via Cavin di Sala e via Noalese, direzione Padova. Il Comune dispone già degli apparecchi elettronici, basterà posizionarli nei punti prestabiliti, forse già la prossima settimana: nel giro di qualche giorno avrà a disposizione numeri e grafici di passaggi veicolari alle porte del centro. Dati dei flussi alla mano, il sindaco avrà la scusa per schierare i vigili, come già minacciato una settimana fa. Già preallertato il comando della polizia locale, a febbraio i controlli saranno continui. L’obiettivo è non transigere sui passaggi vietati, in particolare dei Tir, ma anche creare una sorta di ostruzionismo che scoraggi gli automobilisti ad attraversare Mirano.

«La città non può sobbarcarsi tutti i problemi», conclude Pavanello, «siamo l’unico comune a non aver ancora visto un euro e ci tocca pure subire traffico e smog. Ci hanno imposto un Passante con la scusa di liberare i paesi dal traffico, ce lo ritroviamo deserto e con il centro città più intasato di prima».

Filippo De Gaspari

link articolo

 

Il comitato che combatte la realizzazione della strada a Campalto rilancia l’offensiva dopo la decisione di Save di rinunciare al progetto

«È saltato il Quadrante di Tessera e quindi non ha più alcun senso realizzare il by pass di Campalto». La notizia che Save ha abbandonato il progetto del Quadrante di Tessera ha suscitato euforia a Campalto, soprattutto tra coloro, e non sono pochi, che da sempre contestano la realizzazione del by pass campaltino. Secondo il comitato contrario all’opera, con l’annullamento del progetto del Quadrante viene meno uno dei pilastri fondamentali sui cui reggono le ragioni di chi sostiene l’utilità di questa strada.

«La Variante che apre le porte al by pass – ha scritto in un comunicato la portavoce del comitato Marina Chiarel – è strettamente allacciata alla realizzazione del progetto Quadrante, tant’è che uno dei responsabili dell’Anas, ancora nel 2010, dichiarò «che questa “indispensabile” piccola tangenziale risulta componente di connessione del programma Quadrante di Tessera, pertanto dev’essere assolutamente e obbligatoriamente realizzata».

Va detto che il progetto del by pass è sostenuto anche dalla Municipalità di Favaro e che il presidente Ezio Ordigoni ha sempre dichiarato che tale bretella, integrata nello sviluppo del Quadrante di Tessera, costituirà per il territorio veneziano un importante nodo europeo.

«Se questi sono i motivi portanti per cui Anas, Comune e Municipalità, hanno sempre sostenuto la necessità di realizzare tale monumento agli sprechi, visto che quei due chilometri di strada verranno a costare poco meno di sessanta milioni di euro – ha proseguito la portavoce – risulta evidente adesso che, dopo la declinazione di Save, questa opera obsoleta è inutile per l’area del paese di Campalto serve solo a causare un aumento immediato di polveri sottili e danni alla salute dei residenti».

Caduto il progetto del Quadrante, la gente ora però teme che si trovino altre ragioni per giustificare la realizzazione del by pass.

«Effettivamente non siamo tranquilli – risponde Chiarel – dal momento che corre voce che se non venisse realizzato salterebbero tutte le C2Rs (lottizzazioni di iniziativa privata) legate al piano integrato ed, inoltre, il raggruppamento politico a capo della città non vuole perdere il congruo finanziamento di Anas. Per cui – ha concluso – attendiamoci dai politici, nei prossimi mesi, fiumi di parole, con le quali cercheranno di convincerci che il by pass, nonostante il crollo del progetto del Quadrante, sarà comunque utile realizzarlo».

Mauro De lazzari

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui