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Il regionale per Treviso resta bloccato sul binario alle 13.46 e poi di nuovo alle 16.46. E sul web esplode la protesta

Non c’è pace per i pendolari dei treni. Ieri nuovo giorno di passione con la doppia rottura di un treno e la conseguente soppressione di due corse, da Padova per Treviso. Prima è stato cancellato il treno regionale numero 5810, che sarebbe dovuto partire alle 13.46, soppresso per «un guasto al materiale rotabile» dopo 30 minuti di attesa e – sostengono i viaggiatori – senza una spiegazione. Il treno, hanno spiegato le Ferrovie, è stato portato in officina a riparare e rimesso sul binario. Poi però è successo di nuovo. Lo stesso treno stavolta con numero 5816, stessa tratta e diverso orario (16.46), è rimasto al binario, anche in questo caso per guasto tecnico. Sul convoglio anche un ragazzo disabile in carrozzina che, secondo alcuni viaggiatori, era stato lasciato a lungo tra il finestrino e il corridoio, prima di essere riaccompagnato giù dal treno. Ferrovie ha però seccamente smentito tale ricostruzione assicurando che il giovane ha ricevuto tutta la necessaria assistenza e non è mai stato lasciato solo.

I viaggiatori di entrambe le corse hanno fatto esplodere la protesta sul web. E, accanto ai guasti, sono stati registrati ieri i «soliti» ritardi: il Venezia-Trieste delle 8.04 ha accumulato 31 minuti prima di fischiettare sul binario; idem il Venezia-Udine delle 6.53 e 25 minuti di attesa per il Trieste-Venezia delle 11.20; mentre “solo” 9 minuti per il Belluno-Padova delle 15.48 e 12 minuti per il Padova-Bologna delle 15.10. Insomma l’ennesima giornata di caos, confusione e tanta indignazione.

«La verità è che serve un centinaio di treni nuovi», afferma il segretario regionale trasporti della Cgil Ilario Simoniaggio, «Se non si pensa a un piano straordinario per aggiornare la flotta, faremo i conti con l’80% dei treni vecchi e malmessi».

Per l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, il ko di ieri è stata la conferma di una scelta fatta: «Abbiamo disdetto il contratto con Trenitalia e le cose non vanno bene e questa è un’ulteriore dimostrazione»

L’ira dei pendolari si è scatenata sul sito Trenitardo, la banca del tempo perduto, inventato da alcuni studenti padovani e ormai punto di riferimento che travalica la regione. Asu, Il Sindacato degli Studenti, Zoe Lab, Neo Ateneo, Link e Rete della Conoscenza, sono le associazioni che hanno dato vita al progetto e da 51 giorni (conteggiando anche ore e minuti di ritardo) monitorano le condizioni dei treni veneti. Hanno cominciato con alcune città universitarie (Padova, Venezia, Udine e Treviso) e da ieri hanno aperto anche al Friuli: non più solo studenti ma tutti i pendolari, dai lavoratori ai semplici viaggiatori occasionali, potranno inviare le proprie segnalazioni, attraverso il sito o l’applicazione, contribuendo a quantificare il disagio sociale provocato dal disservizio ferroviario.

«È passato quasi un mese dall’introduzione del nuovo orario cadenzato», ricordano i ragazzi, «ma i disagi non si sono esauriti. Le vane promesse continuano a lasciare a piedi moltissime persone per il mancato rispetto delle coincidenze. Le tanto proclamate “200 corse in più” della Regione Veneto hanno semplicemente diviso tratte prima racchiuse in un unico percorso, ma non hanno aumentato i treni disponibili nell’arco della giornata. Senza contare il drastico taglio nei prefestivi e festivi, dove si passa rispettivamente a 600 e 400 convogli dagli 800 “a regime”». Ciliegina sulla torta «più di un treno su 4», rilevano gli studenti, «presenta un ritardo maggiore di 5 minuti». I dati vengono ricavati direttamente dal portale viaggiatreno.it che fa capo a Trenitalia. La quale, nel frattempo, ha diffidato i ragazzi dall’utilizzo del logo ufficiale, così gli studenti lo ripropongono “riveduto e corretto” con la scritta “censurato” (censured) in rosso.

Elvira Scigliano

 

Gazzettino – Ferrovia regionale, contenzioso infinito

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8

gen

2014

Sul Bur l’intesa con Net Engineering. Ma l’azienda smentisce

VENEZIA – Net Engineering e Regione Veneto, trovato l’accordo. Anzi no. L’annosa vicenda del contenzioso con l’azienda padovana che aveva avuto l’incarico di progettare il Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr) e che continua a reclamare di essere pagata come stabilito da un lodo arbitrale, si arricchisce di un altro capitolo. Ieri sul Bollettino ufficiale della Regione è stata pubblicata la delibera 2261 con cui la giunta, lo scorso 10 dicembre, ha approvato l’”Atto ricognitivo aggiuntivo e transattivo alla Convenzione del 03/04/1998″. “L’approvazione dello schema di atto conciliativo e transattivo – viene spiegato nelle note per la trasparenza – risulta necessaria al fine di regolare i rapporti tra la Regione Veneto e Net Engineering per il prosieguo delle attività di progettazione e Direzione Lavori relative all’Sfmr”.

Il testo, dopo aver ripercorso la vicenda dal 1998, cita l’intesa che era stata trovata lo scorso agosto. Una proposta di conciliazione che, però, ha subito una serie di integrazioni e puntualizzazioni da parte dei vari uffici della Regione. Così, la delibera pubblicata ieri sul Bur, stabilisce che a Net Engineering siano pagati 23.891.406,33 euro “non appena saranno disponibili i necessari stanziamenti e, comunque, non oltre 5 anni dalla sottoscrizione dell’atto transattivo”. Dunque, niente pagamento di danni o altre pretese di Net. Non solo: la Regione si riserva la facoltà di effettuare rivalsa nei confronti dell’azienda.

Vicenda chiusa? Neanche un po’. Letto il Bur, la Net Engineering ha fatto sapere che non era quella l’ipotesi di intesa e che comunque la Regione aveva tempo fino al 30 settembre per la ratifica. Insomma, termini scaduti e bozza di accordo stravolta. L’azienda a questo punto chiederà al collegio arbitrale di definire il lodo.

(al.va.)

 

MEOLO – Una lettera al prefetto per chiedere lo stop al progetto della «via del Mare», dopo le note inchieste giudiziarie sul caso Baita che hanno coinvolto anche soggetti vicini ad alcune tra le aziende promotrici della superstrada Meolo-Jesolo.

Inoltre sarà contattato don Albino Bizzotto perché, dopo quella sulla Pedemontana, celebri una messa anche nei pressi del casello autostradale di Meolo.

Il fronte del no all’autostrada del Mare è pronto a rilanciare la mobilitazione, dopo che il rincaro dei pedaggi autostradali ha evidenziato a loro detta tutta l’inadeguatezza del sistema dei project financing.

«L’aumento esponenziale delle tariffe autostradali è dovuto alla scelta sconsiderata del progetto di finanza come principale strumento di progettazione e realizzazione di infrastrutture», attacca Giampiero Piovesan, segretario Pd di Meolo, «complice la crisi e la contrazione dei flussi di traffico, ora i veneti si ritrovano a pagare il conto di opere faraoniche di dubbia utilità. Se la via del Mare verrà realizzata lo scenario che dovremo affrontare sarà questo: pedaggi salatissimi, viabilità locale intasata con conseguente diminuzione della sicurezza dei cittadini, qualità della vita in caduta libera».

Il Pd chiede alla Regione un nuovo Piano dei trasporti, che dica finalmente sì a un sistema metropolitano basato sul rafforzamento di treni e autobus, ribadendo il no alla costruzione di nuove strade col project financing.

«Nei prossimi giorni verrà predisposta la lettera da inviare al prefetto, con la quale chiediamo lo stop del progetto via del Mare per le note vicende legali», conclude Piovesan, «a breve prenderemo contatto con don Albino Bizzotto affinché venga a celebrare a Meolo una messa nei pressi del casello autostradale.

Giovanni Monforte

 

MEOLO – Via del mare, il Pd ha deciso di rivolgersi al Prefetto affinché blocchi il progetto in seguito alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto le società promotrici. Non solo.

«Chiederemo a don Albino Bizzotto di venire a celebrare a Meolo una messa nella zona del casello autostradale per sottolineare con forza la sacralità del territorio e l’importanza della sua salvaguardia: un ulteriore “no” alla Via del mare” annuncia il segretario del Pd Giampiero Piovesan.

Il Partito democratico critica duramente le politiche della mobilità e delle infrastrutture nella regione negli ultimi vent’anni, indicandone gli effetti negativi nell’aumento attuale delle tariffe autostradali e nell’inefficienza del trasporto pubblico.

«Se la “Via del mare” verrà realizzata lo scenario sarà rappresentato da pedaggi salatissimi, viabilità locale intasata con conseguente diminuzione della sicurezza dei cittadini, qualità della vita in caduta libera – sostiene Piovesan -. Si tratta di un’opera inutile, sovradimensionata, devastante per le economie locali e per il territorio».

Il segretario del Pd chiede quindi alla Regione di realizzare un nuovo Piano dei Trasporti che potenzi il trasporto pubblico e abbandoni i progetti di finanza per la costruzione di altre “inutili autostrade”.

E.Fur.

 

IL CALVARIO DEI PENDOLARI»LA FERROVIA

Oggi da Vicenza a Treviso 7 minuti in più di 40 anni fa, 13 da Conegliano a Venezia 4 da Padova a Monselice. Eppure la Regione fu pioniera della rete nazionale

VENEZIA. L’orario generale delle Ferrovie italiane dello Stato del 1975 confrontato con quello di oggi offre il risultato che riassumiamo negli articoli e nel grafico di queste pagine. Un risultato che induce più di una riflessione sulla rete infrastrutturale rimasta praticamente quella di allora e sulla precedenza data oggi ai treni dell’alta velocità. Sarebbe interessante riuscire a quantificare quanto costa questa maggiore lentezza alle centinaia di migliaia di utenti delle reti locali e regionali. Perché, come noto, il tempo è danaro.

(a.r.)

 

VENEZIA – Da Conegliano a Venezia in 38 minuti, da Vicenza a Treviso in 51 minuti, da Bassano del Grappa a Venezia in 43 minuti, da Castelfranco a Padova in 28 minuti, da Portogruaro a Venezia in 48 minuti, da Schio a Vicenza in 32 minuti, da Padova a Monselice in 15 minuti, da Venezia a Trieste in un’ora e mezza.

Gli orari del futuro sistema metropolitano ferroviario di superficie? No, il tabellone ufficiale delle Ferrovie dello Stato: del 1975. Proprio così, i treni del Veneto di quarant’anni fa ci impiegavano una manciata di minuti in meno rispetto ad oggi. Colpa dell’orario cadenzato? No, responsabilità di un sistema infrastrutturale che è rimasto sostanzialmente quello di cent’anni fa (qual è l’ultimo chilometro di binari steso?) e del massacro societario e gestionale cui è stata sottoposta Ferrovie dello Stato, travolta dai debiti e sottoposta a una finta privatizzazione che ha reso il servizio tra i più scadenti d’Europa.

Basta consultare l’orario ufficiale delle Ferrovie del 1975 e confrontarlo con quello attuale per restare con un palmo di mano. Da Venezia a Trieste, ad esempio, il rapido 851 (solo prima classe) delle 9,42 era previsto in arrivo alla stazione di Trieste Centrale alle 11.05. Un tempo di percorrenza di un’ora e 23 minuti, contro l’ora e cinquanta minuti della più rapida delle soluzioni possibili oggi tra il capoluogo veneto e la città giuliana (regionale veloce da Santa Lucia delle 19,56, con cambio a Mestre e Freccia d’argento 9449). Ma il tempo di percorrenza medio è superiore alle due ore.

Non va meglio nelle linee minori, quelle che Trenitalia ha di fatto abbandonato per concentrarsi sulle più remunerative tratte ad alta velocità (ma è giusto?). La Calalzo-Padova, ad esempio, con il diretto 2313 impiegava tre ore e sei minuti. Oggi, per arrivare prima, conviene fare il giro per Conegliano, Treviso, Mestre (due ore e 55). La tratta tradizionale è più lenta oggi che allora. Da Conegliano a Venezia, con il rapido 813 delle 10,35, il tempo di percorrenza era di 38 minuti, oggi mai inferiore ai 51 minuti, e li chiamano regionali veloci. Sulla Ponte nelle Alpi-Conegliano, quarant’anni fa si viaggiava in 41 minuti (espresso 1591 Cadore), oggi la stessa tratta si percorre in 45 minuti. Da Bassano del Grappa a Venezia i pendolari del 1975 ci impiegavano 43 minuti, oggi cinque minuti in più. Ma se si è sfortunati e non si riesce a prendere il treno delle 7,46 dalla città degli alpini l’odissea è destinata a durare almeno un’ora e cinque minuti, quasi mezzora in più.E da Castelfranco a Venezia, il vantaggio competitivo del 1975 è di un minuto (28 minuti allora, 29 oggi). Da Schio a Vicenza, la differenza è di sette minuti: ma vince sempre il 1975.Sette minuti di vantaggio anche sulla Vicenza-Treviso.

È vero, sulle lunghe percorrenze (anche se non in tutte) negli ultimi quarant’anni abbiamo fatto passetti da gigante (sulla Venezia a Milano, ad esempio, il risparmio c’è stato, di una ventina di minuti). E certamente da Padova a Roma in poco meno di tre ore, come è possibile oggi (anche se il tempo medio è di 3 ore e 17) è un fatto d’orgoglio e di denaro. Ma pensare che il Veneto, terza regione industriale d’Italia, abbia i treni più lenti di quarant’anni fa mette una grande tristezza. Proprio il Veneto che è stato tra i pionieri della rete ferroviaria italiana. Se la prima linea italiana fu la Napoli-Portici (1839), appena tre anni più tardi fu aperta la Padova-Marghera, ventinove chilometri destinati a marcare lo sviluppo dell’Italia settentrionale. La Padova-Marghera, tassello del più importante disegno della Milano-Venezia (la cosiddetta Ferdinandea, dal nome dell’imperatore austriaco), fu la terza linea ferroviaria aperta in Italia. Inaugurata il 12 dicembre 1842, la Padova-Marghera entrò in servizio con un orario cadenzato: tre corse al giorno, alle otto, alle undici e alle tre del pomeriggio, partivano contemporaneamente nei due capolinea. Il tempo di percorrenza era di un’ora e 54 minuti. Riferiscono le cronache, le prime corse sperimentali per provare le carrozze impiegarono 54 minuti, ma «si può farla anche in 34 ed in meno se le superiori prescrizioni non lo vietassero». Nel 1846, dopo meno di cinque anni di lavori, veniva completato il Ponte della libertà, con la posa e l’entrata in funzione del treno. Nel 1846 fu messa in servizio anche la Padova-Vicenza (trenta chilometri). A Verona il treno arrivò nel 1849. A Treviso nel 1851, nel 1860 la Venezia-Udine. Il 12 ottobre 1857 il primo treno collegò finalmente Venezia a Milano, 285 chilometri e 30 ore di viaggio: la Ferdinandea era finalmente completata. Erano trascorsi esattamente quindici anni dall’apertura del primo tratto. Noi da venticinque aspettiamo il sistema metropolitano di superficie.

Daniele Ferrazza

 

RITORNO AL LAVORO di decine di migliaia di veneti

La tratta più “calda” da Mestre verso Padova e Vicenza

Dopo la lunga pausa natalizia, questa mattina rientra a regime il nuovo orario cadenzato, partito il 15 dicembre. Dopo i primi aggiustamenti di alcune corse, decise dalla Regione e da TrenItalia sull’onda delle proteste vigorose dei pendolari, in alcuni casi guidate dai sindaci, scatta la seconda prova del fuoco sulle direttive più importanti della regione.

Le linee che, specialmente nei giorni feriali, saranno sotto i fari dell’opinione pubblica, sono la Venezia-Portogruaro; la Venezia- Castelfranco-Bassano del Grappa; la Venezia-Padova- Verona; la Legnago-Monselice- Padova, la Conegliano-Ponte nelle Alpi-Belluno; la Padova- Treviso, via Castelfranco; la Padova-Cittadella- Bassano; la Padova-Belluno, via Montebelluna; la Rovigo-Venezia e la Sacile-Treviso-Venezia.

I pendolari vorranno toccare con mano i miglioramenti già registrati negli ultimi giorni prima delle vacanze natalizie e verificare se il nuovo sistema di far viaggiare i treni locali nel Veneto reggerà per tutto l’anno.

I più scettici, naturalmente, restano quelli che utilizzano i treni lungo gli assi che da Mestre portano verso Padova e Vicenza, verso Quarto d’Altino e Portogruaro, Treviso-Conegliano, Castelfranco-Bassano. Ma i più preoccupati resteranno ancora i pendolari che ogni mattina si spostano da Montagnana e da Este verso Padova e Venezia, i cui i primi treni in partenza alla mattina non faranno capolinea a Monselice, come tutti gli altri regionali della giornata, ma tireranno dritti per la città del Santo. «Speriamo che i nostri calvari mattutini per raggiungere Padova siano terminati», sottolinea Rosanna Lazia, dipendente pubblica. «L’orario cadenzato è un vantaggio. Ma non è bello attendere alla stazione di Saletto per oltre mezz’ora il treno del desiderio o ascoltare dall’altoparlante che il treno è stato cancellato per il gelo o perché si è rotto».

Felice Paduano

 

Oggi la prova del fuoco per l’orario cadenzato

Dopo l’infelice esordio del 15 dicembre, esame di ripetizione per il nuovo sistema

All’alba e nella tarda serata le criticità più forti. Ritardi, si teme l’effetto domino

VENEZIA – Esame di ripetizione per l’orario cadenzato, la grande novità del sistema ferroviario del Veneto che, introdotto dal 15 dicembre scorso, è entrato subito in crisi travolto dalle critiche. Dopo le prime settimane di passione, la situazione sembra però destinata a normalizzarsi: se così non fosse, tuttavia, sarebbe destinata ad entrare in crisi tutta l’architettura su cui si basa l’introduzione del nuovo sistema, fortemente voluto dall’assessore regionale Renato Chisso e difeso finora dal governatore Luca Zaia. Che tuttavia a causa dei disagi provocati nel Veneto ha preannunciato la disdetta del contratto Trenitalia. Sul nuovo orario, le criticità più forti si sono registrate sugli orari «estremi» (l’alba e la tarda serata) e soprattutto sulla linea Verona – Venezia, dove sono venuti a mancare alcuni treni. Le proteste poi hanno trovato forte eco nel Bellunese, che rivendica un’attenzione legata alla questione montana, sulla Portogruaro-Mestre, sulla Treviso-Udine e sulla Legnago-Mantova. Secondo l’assessore Chisso, tuttavia, la forte ondata di gelo che ha contrassegnato i primissimi giorni ha contribuito notevolmente ai disagi patiti dagli utenti. Nei primi due giorni molti convogli si sono bloccati mettendo in crisi tutto il sistema: incredibile a dirsi in un paese europeo. Non secondario sarebbe anche un «boicottaggio» latente da parte di una minoranza del personale Trenitalia che avrebbe contribuito a non arginare il fenomeno dei ritardi. Per il sistema stesso dell’orario cadenzato, una manciata di minuti di ritardo mette in crisi tutto l’apparato del traffico ferroviario. L’orario cadenzato, in sè, è una novità dal fortissimo impatto: funziona attraverso la ripetitività degli orari sulle stesse tratte. L’obiettivo non secondario dei promotori è evidente: cercare di calamitare sul trasporto ferroviario il maggior numero di utenti, in modo da alleggerire l’uso del traffico automobilistico. Attualmente, la platea degli utenti dei servizi ferroviari del Veneto è di circa centomila persone, viaggiatori abituali. L’introduzione dell’orario cadenzato ha certamente costretto molti a cambiare le proprie abitudini ma, osservano in Regione, il potenziamento delle linee è nei fatti: si è passati da 650 a ottocento treni lungo le linee del Veneto. Un balzo di più del 20 per cento. Per contribuire al nuovo orario, la Regione ha messo in cambio 24 convogli nuovi di zecca, di produzione svizzera, già messi sui binari. Ed ogni anno la Regione investe, per consentire i treni regionali, circa 140 milioni di euro, che finiscono in gran parte nelle casse di Trenitalia. Proprio il rapporto con Trenitalia, adesso, appare una partita delicata: la disdetta ventilata da Luca Zaia è certamente un’arma di pressione, ma il rischio è che una gara sui treni regionali si trasformi in uno scontro con l’azienda statale.

Daniele Ferrazza

 

CONEGLIANO – Soppressioni dei convogli sulla linea per Padova: non si è placata nemmeno sotto le feste la protesta dei pendolari della linea Belluno-Venezia, che anzi, hanno pregato: «Liberaci dalla soppressione quotidiana».

Anche sabato scorso, nel tentativo di raggiungere Padova, diversi pendolari arrivati alle 9 alla stazione di Conegliano da Vittorio Veneto si sono scontrati con la cancellazione, senza alternative, del treno che avrebbe dovuto portarli a Mestre, con conseguente attesa in stazione di quasi due ore. E ad essere preso di mira, tramite il blog del gruppo pendolari “Il treno dei desideri”, è sempre lui, il nuovo orario cadenzato concordato da Regione e Trenitalia, entrato in vigore a metà dicembre.

I pendolari non lesinano le critiche alla distribuzione dei convogli rispetto alle fasce orarie necessarie: «Ci chiediamo: dopo l’Epifania, quando si rientrerà tutti “a pieno servizio”, come reggerà il cadenzato se già adesso fa acqua da tutte le parti?», contestano, a fronte dell’esperienza di sabato, l’ultima di una serie di testimonianze di pendolari che stigmatizzano i disservizi sulle linee ferroviarie che servono il Veneto.

«Arrivata a Conegliano scendo per il primo cambio al quale ci siamo volenti o nolenti abituati. Ma con sorpresa al binario due non c’è il treno, è stato soppresso. Penso che senz’altro metteranno una scomoda corriera sostitutiva: non possono lasciare un buco orario di circa un’ora e venti minuti», racconta una pendolare, «Con altri passeggeri ci rivolgiamo alla biglietteria: non è prevista nessuna corriera, nessuno l’ha programmata perché, come dice il bigliettaio, il treno si è rotto e per questo la corsa non è stata effettuata».

E la conclusione da tirare, per i viaggiatori abituali del treno, è sempre la stessa: «Ennesima conferma che l’orario cadenzato e la “rottura di carico” a Conegliano hanno creato più problemi che risolverne e che questi, dopo quasi un mese dall’entrata in vigore del nuovo orario, sono quasi tutti là, belli irrisolti».

Alberto Della Giustina

 

Venezia: il gruppo Intervento giuridico dopo la battaglia contro le grandi navi avvia ricorso contro la Regione

VENEZIA «Altro che Piano casa. Questo è un provvedimento per favorire la più becera speculazione edilizia. Le aree pregiate del nostro territorio saranno stravolte e trasformate in un grande capannonificio. Per questo abbiamo chiesto al governo di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la delibera approvata dalla Regione Veneto».

Il gruppo di Intervento giuridico, associazione ecologista con sede a Cagliari che raccoglie le proteste dei cittadini contro la manomissione del territorio, torna all’attacco. Il suo presidente Stefano Deliperi – lo stesso che ha presentato nel settembre scorso ricorso all’Unione europea contro l’inquinamento prodotto dalle grandi navi in laguna – ha presentato una istanza al governo Letta contro il Piano della Regione.

Secondo i ricorrenti la terza edizione del «cosiddetto Piano casa», convertita in legge dal Consiglio regionale il 29 novembre 2013 (legge 32) «produce una lesione delle competenze statali in materia di ambiente e urbanistica, come previsto dagli articoli 117 e 118 della Costituzione».

«Vogliamo con questo sostenere anche le istanze dei comuni veneti che sono stati tra i primi a battersi contro il provvedimento regionale», scrive il presidente, come Asiago e Cortina, che hanno approvato una delibera il 23 dicembre per disapplicare il Piano».

Perché il comitato, raccogliendo anche le numerose istanze di associazioni e gruppi ecologisti del Veneto ha deciso di schierarsi contro la delibera regionale?

«Perché questo non è un Piano per realizzare edilizia residenziale pubblica», spiega Deliperi, «ma un Piano che autorizza gli scempi, applicabile fino al marzo del 2017 e utilizzabile per gli edifici realizzati fino al 31 ottobre del 2013».

Un esempio? La superficie esistente è aumentabile del 20 per cento, anche su corpi separati. Nel caso di demolizioni e ricostruzioni con miglioramenti energetici si passa ad aumenti di volume del 70 e 80 per cento, un altro 10 è per la riduzione dell’amianto, ancora un 40 per l’abolizione delle barriere architettoniche. Sono inoltre consentiti nuovi centri commerciali anche nei centri storici, non esistono più limiti all’altezza degli edifici, non vi è traccia di vincoli paesaggistici e idrogeologici, di tutela dei siti di importanza comunitaria. E infine, conclude l’esposto, «vengono disapplicati gli strumenti urbanistici comunali ed esautorati i 581 comuni veneti, alla faccia del federalismo sbandierato dalla Lega».

Un gruppo che fa sul serio. Sul suo ultimo esposto, per i fumi delle grandi navi, l’Unione europea ha ora aperto un’istruttoria per raccogliere informazioni e aprire una procedura di Infrazione.

Alberto Vitucci

 

“Consumo zero” del territorio Pd contro Zorzato

Azzalin e Pigozzo: legge inconciliabile con il Piano casa

Giovedì vertice dei sindaci per impugnare il provvedimento

VENEZIA – Piano casa, indietro tutta. I sindaci delle città venete si sono dati appuntamento giovedì mattina a Venezia per avviare l’azione legale con cui impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge 32 approvata a fine novembre 2013 che spalanca le porte alle ristrutturazioni edilizie.

Orsoni, Rossi, Manildo, Variati e Massaro rispettivamente sindaci di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza e Belluno hanno concordato un vertice per discutere non solo del Piano casa ma pure del caos dei treni dopo l’introduzione dell’orario cadenzato: in Veneto le corse sono passate da 650 ad 800 al giorno con un sensibile peggioramento della qualità del servizio.

La questione più calda riguarda l’urbanistica. Domani, mentre l’assessore regionale e vicegovernatore Marino Zorzato spiegherà nel corso di un convegno ad Asolo la ratio del Piano Casa III, la commissione urbanistica del consiglio regionale avvierà l’esame della legge sul consumo zero del territorio.

Due le proposte: quella depositata dal Pd a firma Pigozzo e Azzalin e quella della giunta regionale, presentata al presidente Clodovaldo Ruffato il 4 novembre scorso. Il provvedimento più restrittivo arriva dalla maggioranza Lega-NcPdl-FI che all’articolo 2 prevede che «fino all’emanazione del provvedimento della Giunta regionale, non sia consentita l’introduzione di aree di nuova urbanizzazione nei Prg in misura superiore al 50% delle superfici corrispondenti al carico insediativo aggiuntivo previsto dal Pat». Ma soprattutto, «prevede che le aree di nuova urbanizzazione dei Prg non ancora attuate, perdano efficacia qualora non siano stati approvati e convenzionati i relativi piani urbanistici attuativi entro tre anni dall’entrata in vigore della legge». Insomma, per dirla con le parole del vicegovernatore Zorzato, si tratta di fare tabula rasa dei vecchi Prg e di svincolare le urbanizzazioni mai realizzate proprio per scongiurare nuove colate di cemento nelle campagne. La legge sul consumo-zero del territorio nasce dal modello svizzero tanto caro al governatore Luca Zaia e registra la convergenza tra Pd e Lega. Ma i consiglieri Bruno Pigozzo e Graziano Azzalin si divertono a sottolineare la palese contraddizione di questa legge con «il Piano casa ter, un provvedimento centralista che favorisce l’anarchia urbanistica a scempio del martoriato territorio e delle amministrazioni comunali, scippate di ogni potere pianificatorio. In tal modo si vaificano tutti gli strumenti di difesa contro possibili operazioni speculative, a danno del patrimonio paesaggistico e dei centri storici. Una ferita grave che, probabilmente, sarà tamponata dall’impugnazione della legge, visti i profili di illegittimità. Siamo curiosi di capire come farà Zorzato a conciliare queste contraddizioni», dicono Pigozzo e Azzalin. «Come Pd abbiamo presentato la nostra proposta di legge che si propone non solo di fermare, ma di invertire la tendenza. I presidenti veneti di Confartigianato Imprese, Confcommercio, Confindustria e Confcooperative hanno stilato un documento con sei linee di sviluppo per un confronto teso a sostenere il riposizionamento economico del territorio regionale su linee di crescita e di coesione sociale caratterizzate da valori e da visioni diverse dal passato».

(al.sal.)

 

Mattino di Padova – Treni, abolito il diretto Calalzo

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6

gen

2014

Con il nuovo orario sorpresa per chi ama andare sui monti

Obbligatorio scendere a Belluno e cambiare regionale

C’era una volta la linea diretta Padova-Castelfranco-Feltre-Belluno-Calalzo/Pieve di Cadore/ Cortina d’Ampezzo. Dalla città del Santo sino in Cadore i treni in servizio erano sei all’andata ed altrettanti al ritorno. Oltre che dai pendolari i treni diretti, tutti a diesel, erano frequentati, sia in estate che in inverno, da tantissimi padovani che amavano andare in treno e non in auto nelle località di montagna ai piedi delle Dolomiti. Si saliva a Padova, in genere al binario dieci, e si smontava direttamente a Calalzo, per poi proseguire, in bus, verso Cortina, San Vito, Pieve, Auronzo e Misurina. Un tempo c’era anche un treno espresso, che viaggiava nella notte, proveniente direttamente da Roma Tiburtina, con al seguito anche due carrozze terminali, sulle quali anche i vip della capitale potevano mettere le auto. Ai cinefili è nota la scena, in cui, il treno Roma-Calalzo si ferma, all’alba, a Padova e fa vedere, in primo piano, un sonnecchiante Vittorio Gasmann in vagon lit.

Dal 15 dicembre, giorno in cui è entrato in vigore il nuovo orario regionale cadenzato, per la prima volta dal 1914, ossia dall’anno in cui la stazione di Calalzo venne collegata con Padova, via Belluno, Montebelluna e Castelfranco, il collegato diretto con il Cadore fa parte solo della storia delle ferrovie italiane. Per andare a Calalzo bisogna assolutamente trasbordare nel capoluogo delle Dolomiti, per poi proseguire, con un altro regionale, sino a Calalzo.

I nuovi treni fra Padova e Belluno sono 14 al giorno. Partono sempre ai minuti 29 ed arrivano ai minuti 30. Il primo è alle 5.29 ed arriva alle 7.30. L’ultimo alle 21.29 (23.30). In pratica chi parte da Roma Termini nel pomeriggio e deve raggiungere in serata Belluno deve partire con la Freccia Argento delle 15.41(a Padova alle 21) e chi parte da Milano deve lasciare il capoluogo della Lombardia alle 19.05(Padova 21.12). Viceversa il primo regionale da Belluno è alle 4.48(a Padova 7.01) ed il secondo alle 5.48 (8.01). I nuovi treni fermano a Camposampiero, Castelfranco, Fanzolo, Montebelluna, Cornuda, Pederobba, Alano, Quero, Feltre, Busche, Santa Giustina ed a Sedico.

«Se ne va un pezzo della storia delle Fs nel Veneto», interviene Ilario Simonaggio, segretario regionale Filt-Cgil. «Il cambiamento sarebbe anche accettabile se a Belluno fosse garantita sempre la coincidenza e la qualità del servizio per i pendolari fosse migliore di prima».

Felice Paduano

 

Nuova Venezia – Autostrade, no agli sconti

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5

gen

2014

SALASSO PEDAGGI» la venezia-padova

La Cav si difende dalle accuse ma non modifica i pedaggi dei pendolari

La Cav: «Non possiamo abbassare le tariffe»

Zaia gli aveva chiesto di lavorare «pancia a terra», ma Bembo mette alcuni paletti «Garantirò l’equilibrio finanziario». Allo studio l’allungamento della concessione

VENEZIA – Sul caro pedaggi (più 20 per cento in due anni) nel quale è inciampata la concessionaria regionale Cav si affloscia il mito del Veneto, vacilla la salvifica idea dei progetti di finanza, capitombola la supremazia di chi preferisce farsi le cose da sè anziché chiederle a Roma, l’odiata capitale con la quale è in continua belligeranza. Il presidente di Cav, Tiziano Bembo, sollecitato dal suo azionista regionale, convoca la stampa di sabato mattina per arginare l’alluvione di proteste che si sta abbattendo come un uragano sulla sua società. Una tempesta che rischia di travolgere il fragilissimo equilibrio sul quale si regge la maggioranza in Regione.

«Le preoccupazioni dei pendolari sono anche le mie – spiega il presidente di Cav -: se fosse nelle nostre possibilità non avremmo certamente chiesto adeguamenti tariffari al Ministero delle Infrastrutture. Ma io devo garantire l’equilibrio finanziario della società, in un contesto di riduzione del traffico autostradale e di rimborso del debito legato all’investimento sul Passante». La strada, conferma Bembo, è quella di lavorare sull’allungamento della convenzione con Anas a fronte di un nuovo investimento (la quarta corsia sulla Venezia-Padova).

Ma un po’ di chiarezza sui numeri, Bembo intende farla: «Non è vero che il Passante è l’autostrada più cara d’Italia. Le nostre tariffe sono in linea con quelle degli altri concessionari, tenendo conto di quasi 45 chilometri pedaggiati e liberi il costo medio è pari a 0,06 centesimi al chilometro. Inoltre – spiega Bembo – la Venezia-Padova nel 2009 costava 2 euro e 20 centesimi, nel 2013 tre euro e trenta centesimi ed ora 2 euro e 80 centesimi. Il pedaggio applicato è conforme alle deliberazioni Cipe del progetto originario del Passante. Ora viene applicato un pedaggio equivalente alle tre stazioni di Mirano/Dolo, Mira/Oriago e Venezia/Mestre. Le tariffe sono rimaste uguali per tutto il 2009, il 2010, il 2011 e il 2012. Sono aumentate nel 2013 e dal primo gennaio di quest’anno».

Bembo lamenta la canea cui è stata sottoposta la sua concessionaria: «Non ho visto clamori sulla Padova-Rovigo, che pure costa 3 euro e 40 centesimi». E insiste su un punto: «Cav è nata con lo scopo di rimborsare l’investimento del Passante e progettare nuovi investimenti nelle infrastrutture del Veneto. É quello che stiamo facendo dal primo giorno: sulla tangenziale di Mestre abbiamo rinnovato l’illuminazione e oggi si transita gratis, forse dovremmo ricordarci che cosa era la tangenziale fino a pochi anni fa. Per rimborsare il Passante abbiamo attivato una serie di operazioni finanziarie, con la Bei e con un consorzio di banche: oggi possiamo dire di essere vicini al rimborso di circa la metà dell’investimento complessivo, dopo così pochi anni è un risultato importante».

Ma sulla «vignette» sul modello austriaco che periodicamente il governatore Luca Zaia torna a proporre, Bembo è scettico: «Sarebbe una bella idea, tecnicamente è fattibile. Ma noi possiamo solo chiederla, altri devono autorizzarla».

Quanto alla scontistica per i pendolari, Bembo risponde allargando le braccia: «Abbiamo avviato, in via sperimentale e per due anni, gli abbonamenti pendolari per i cinque comuni veneziani che hanno subito i maggiori disagi dalla costruzione del Passante. Allo stato attuale, con il quadro normativo in vigore, non è pensabile l’estensione di una scontistica senza compromettere l’equilibrio della società».

Diverso il discorso se la Regione riuscisse a strappare ad Anas l’allungamento della convenzione dal 2032 al 2050: «Ci stiamo lavorando da mesi, spero che il presidente Zaia raggiunga questo risultato. Ci consentirebbe di spalmare il rimborso dell’investimento in un arco di tempo maggiore e tenere i pedaggi calmierati».

Daniele Ferrazza

 

Il governatore twitta «Sconti da allargare a Padova e Mestre»

Un tweet del governatore del Veneto Luca Zaia rilancia il tema dell’estensione degli abbonamenti per i pendolari, nonostante il presidente di Cav abbia escluso per ora questa possibilità. «Già attivi gli sconti per pendolari di Mirano, Pianiga, Dolo, Mira e Spinea. Ora su mio mandato Cav studia allargamento anche a Mestre e Padova» scrive il presidente su twitter. L’ipotesi cara al governatore è stata però esclusa dallo stesso presidente di Cav Tiziano Bembo durante la conferenza stampa di ieri mattina. «Estendere la scontistica ad altri soggetti appare, nell’attuale quadro normativo, improponibile» ha spiegato Tiziano Bembo. Le agevolazioni decise per i cinque comuni veneziani consentono ai pendolari di spendere 1,68 centesimi al posto dei 2 euro e 80 centesimi. Finora le richieste sono poco meno di un centinaio: 59 a Mestre e 26 a Padova Est.

 

L’APPELLO – Dal nostro giornale campagna a favore di pendolari, imprese e famiglie

link appello

La campagna d’opinione diretta a bloccare i pesanti rincari delle tariffe autostradali è stata avviata dal direttore del nostro giornale, Antonio Ramenghi, la cui lettera aperta al governatore Luca Zaia ha segnalato e documentato i pesanti effetti dell’aumento dei pedaggi sul bilancio di famiglie e imprese venete, già duramente provate dalla recessione, sollecitando la Regione (che controlla il 50% della concessionaria autostradale Cav) ad agire per scongiurare gli aumenti. Lesta la risposta di Zaia, che ha condiviso le preoccupazioni per gli effetti del salasso sulle tasche di migliaia di lavoratori pendolari, invitando il presidente della Cav, Tiziano Bembo, a impegnarsi «pancia a terra» per risolvere il problema. Nell’attesa, la discussione cresce e si infiamma, coinvolgendo la società civile, la politica e le categorie economiche.

 

 

LA PETIZIONE SUI NOSTRI SITI

Già 1.250 firme: la rabbia sul web

PADOVA – Milleduecentotrentacinque firme alle ore 19, in appena 24 ore: è una valanga inarrestabile la petizione lanciata dai quotidiani veneti del Gruppo Espresso per spingere la Regione a concedere uno sconto ai pendolari costretti a viaggiare tutti i giorni in autostrada, dopo i maxirincari del primo gennaio. Più di 1.200 lettori che hanno voluto sottoscrivere l’appello lanciato dai nostri quotidiani. E sui siti internet del mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso ci sono centinaia di commenti alla notizia del salasso autostradale. «Non esistono al mondo autostrade così costose… 10 km di tratta a 2.70 euro è un furto legalizzato. Vergogna», scrive ad esempio il lettore Massimo Gallo. «Iniziamo con il boicottaggio! Pazienza ci metterò 20 minuti in più per arrivare a Padova ma soldi non ne regalo a nessuno!», sbotta Debora Secci, suggerendo ai pendolari di ricorrere all’alternativa della statale. Quello che farà Michele Foffano: «La mattina lavoro a Mestre, il pomeriggio a Padova. Non posso usare il treno perché oltre al treno dovrei prendere un autobus a Mestre e due a Padova per raggiungere le sedi dove lavoro. Non posso permettermi di spendere 5,60 € al giorno di pedaggio, per cui ho deciso che da quest’anno userò la statale. Se questa poi sarà la soluzione che altri adotteranno qualcuno incasserà di meno e forse rifletterà sull’opportunità di questi aumenti». E Michele Vegro, argomentando che solo il Passante dovrebbe essere a totale pagamento, conclude: «Se il Passante non ha traffico sufficiente per ripagarsi semplicemente vorrà dire che il mercato ha giudicato quell’opera inutile e Cav S.p.A. come qualsiasi azienda di questo mondo dovrà fallire! Non credo sia un ragionamento così difficile da applicare». Sempre a proposito di possibili soluzioni per smaltire la botta, Andrea Vecchiato propone il car pooling, la condivisione della stessa auto da parte di due o più pendolari che hanno la stessa tratta da percorrere: «Spese divise in 4/5 parti e il problema è risolto». «Visto che i gestori si preoccupano tanto di “compromettere l’equilibrio finanziario”- osserva Matteo Montin -, sarebbe curioso conoscere il motivo dell’asfaltatura avvenuta l’anno scorso del tratto Dolo-Padova Est. Di sicuro non è costata due lire, soldi apparentemente sprecati dato che il manto stradale era in ottime condizioni». Marialucia Esteban pone la domanda che ci facciamo un po’ tutti: «E in Germania come fanno con le autostrade gratis? E in Svizzera con 50 euro all’anno per persona come faranno?». E anche ora, di fronte alla proposta Zaia di estendere gli abbonamenti scontati anche ai residenti di Padova e Mestre, c’è chi critica, come Marco Cuccato: «Invece per i pendolari da Boara/Monselice chissenefrega eh? Si pensa sempre in piccolo, a soluzioni tampone per accontentare i pochi e mai a una soluzione vera come la vignetta, ampiamente usata con successo in tutti i paesi civili».

Enrico Pucci

 

IL TRASPORTATORE

Sartor: per la mia azienda un costo di 150 mila euro l’anno

Quanto incidono i pedaggi autostradali nel bilancio di un’impresa di autotrasporti? Vendemiano Sartor gestisce, insieme alla famiglia, una piccola impresa di trasporto a San Polo di Piave, nel Trevigiano: venti automezzi da 44 tonnellate, due milioni di euro di ricavi. Ma, soprattutto, Sartor è uno degli artefici che hanno accompagnato la costruzione del Passante: è stato assessore regionale all’Economia tra il 2008 e il 2010.

«I nostri mezzi fanno circa due milioni di chilometri l’anno, il 70% dei quali in autostrada: paghiamo pedaggi per circa 150 mila euro. Il 6% del fatturato». Troppi? «Un costo aziendale, notevole. Superiore certamente a quello che pagano imprese simili alla nostra in Europa». E la vignette proposta da Zaia? «Improponibile, soprattutto per i mezzi pesanti. E poi ci sono troppi concessionari. Il governatore farebbe meglio a lavorare perché da Trieste a Brescia vi sia un unico concessionario. E dica al suo consulente Malvestio di consigliarlo meglio: questo deve fare la politica, non altro. Zaia è là da quattro anni, non da un mese. E cosa ha fatto, oltre a criticare il passato?». Gli sconti ai residenti? «Non risolvono niente, le tariffe vanno abbassate e basta». «Cav è un’ottima idea, ma gli aumenti di questi giorni sono ingiustificati. Il calcolo di sostenibilità è stato fatto sulla base dei flussi di traffico del 2008. Ora è cambiata la situazione, bisogna adeguarli» E gli aumenti? «Ora sono inopportuni. In periodo di crisi bisogna lavorare a pareggio, non si può fare cassa e progettare nuovi investimenti, vanno agevolati gli utenti». Per Sartor gli aumenti andrebbero spalmati in un tempo più lungo: «Fossi Zaia, deciderei di sospendere gli aumenti, prolungare la concessione e graduare l’incremento sulla base di un nuovo piano finanziario. Non si può spremere la gente così. Quando i flussi di traffico torneranno a crescere, allora si potrà pensare a ritocchi».

 

IL GIORNO DELL’EPIFANIA VICINO A BASSANO

E Don Bizzotto celebra messa lungo la nuova Pedemontana

È stata denominata «Epifania della Terra: eucarestia in solidarietà con tutti i popoli» l’iniziativa che vedrà protagonista don Albino Bizzotto domani, giorno dell’Epifania, in provincia di Vicenza. Il fondatore dell’associazione «Beati i costruttori di pace» celebrerà una messa all’aperto scegliendo come area simbolica un’area adiacente alla nuova Pedemontana Veneta, in costruzione nel Vicentino: l’appuntamento è fissato alle 14.30 nel piazzale del distributore Agip all’altezza dello svincolo di Bassano sud sulla superstrada Gasparona. Al momento hanno già garantito la loro presenza i rappresentanti di una quarantina di comitati di tutto il Veneto, non solo quelli che protestano per la costruzione della Pedemontana Veneta.

«È la prima volta – spiega don Bizzotto – che scopriamo che fare solidarietà con i popoli significa mettere in salvo la Terra. Nella crisi che morde ovunque, tutti sono preoccupati di far girare l’economia per far tornare i conti. E invece prima di tutto dobbiamo affrontare l’emergenza Terra, che è proprio in affanno nel garantire gli elementi necessari alla vita di tutti gli altri esseri». «Per questo – il monito di don Bizzotto – dobbiamo impegnarci nella cura del territorio, per migliorare l’aria che respiriamo, una delle più inquinate d’Europa, per proteggere l’acqua buona per tutti, per non togliere più un metro quadro al terreno coltivabile».

 

l’aci di venezia

Basta umiliare i pendolari dei treni

L’Aci di Venezia si schiera al fianco dei pendolari che protestano per il fallimentare avvio dell’orario cadenzato dei treni voluto dalla Regione. «Se questa innovazione – osserva il presidente Giorgio Capuis – doveva servire a sperimentare forme di mobilità integrata, in vista del completamento dell’Sfmr, che per noi rimane obiettivo prioritario, non possiamo che rimanere sconcertati di fronte ai troppi disservizi causati all’utenza. Credo che ai cittadini non interessi tanto sapere di chi sono le responsabilità, sappiamo che quello dello scaricabarile continua a rimanere un vizio italico, ma pretendano di avere un servizio ferroviario adeguato ai tempi visto anche i costi sostenuti dalla collettività per finanziarlo». Il presidente dell’Automobile club veneziano ribadisce la necessità di dotare l’area centrale del Veneto di un sistema di mobilità integrata sul modello di quanto avviene in altri Paesi d’Europa, anche al fine di decongestionare la rete viaria e migliorare la sicurezza degli utenti.

Puppato accusa Zaia «Imprese arricchite alle spalle dei veneti»

La senatrice del Pd: un aumento spaventoso che divorerà le tredicesime e il copione si ripeterà con la Pedemontana

MONTEBELLUNA «L’aumento dei pedaggi, in particolare sulla Padova-Venezia, è spaventoso: in questo momento si traduce nel furto della tredicesima di migliaia di veneti che fanno i pendolari tra Treviso, Mestre e Padova. Assolutamente inaccettabile».

Laura Puppato, a lungo sindaco di Montebelluna, poi capogruppo in Regione del Partito Democratico, oggi senatore a Palazzo Madama, non ha perso la capacità di indignarsi: «La verità è che il sistema della mobilità disegnato e realizzato dalla Regione in questi anni, il cui interprete maggiore è stato Renato Chisso, ha portato alcune imprese ad arricchirsi sulle spalle dei veneti, vedi la Mantovani spa. Dal suo insediamento, il presidente Luca Zaia non ha fatto nulla per svelare questo meccanismo né per metterlo in discussione».

E Laura Puppato avverte: «C’è un’altra infrastruttura che sta per essere realizzata con lo stesso meccanismo: la Superstrada Pedemontana Veneta, che sarà pagata con i pedaggi di chi vi passerà».

La conclusione è, dunque, che la stangata sulle autostrade del Veneto metropolitano sia solo la prima di una lunga serie. Secondo Puppato, in questo modo il «prima i veneti» tanto invocato da Zaia «si è realizzato», a scapito delle tasche dei cittadini: «Un primato in negativo che pone il Veneto al primo posto per costi autostradali e disagi ferroviari. Vorrei ricordare che il governo di cui Zaia ha fatto parte ha contribuito solo con un quinto dei soldi necessari a costruire il Passante e solo per un ventesimo di quello che costerà la Pedemontana».

«Zaia è un giocatore di poker, il rilancio è la sua specialità» rincara Laura Puppato. «Quando viene colto in fallo infatti è maestro per mettere in campo novità che possano far credere in una soluzione, che tale non è. Se ora Zaia propone un allungamento della convenzione di gestione del Passante vuol dire che i conti sono stati fatti male. Se a distanza di pochi anni si scopre che non si riesce a pagare i mutui e la gestione attraverso gli ordinari incassi dei pedaggi, allora viene spontaneo chiedere a chi amministra che è tenuto a dimostrare la buona gestione prima non dopo aver proceduto agli aumenti».

Tutta l’operazione del Passante, come del resto la Pedemontana, è ancora avvolta per Laura Puppato da una «inaccettabile opacità»: «Ho chiesto per dieci volte, prima alla Regione ed ora al governo, la trasparenza su tutta la documentazione di questi progetti di finanza. La conoscenza, infatti, è indispensabile per ogni valutazione. E per dieci volte mi è sempre stato opposta una fiera resistenza». Una mancata trasparenza che prelude poi agli scandali e alle inchieste che hanno portato ai mandati di cattura per corruzione e concussione.

Con la grande contraddizione che avverte Laura Puppato: «Politici che quando sono a Roma decidono contro l’interesse dei veneti e quando sono nel Veneto gridano a Roma ladrona».

Daniele Ferrazza

 

Miranese, l’Unione dei Comuni si appellerà al prefetto di Venezia

MIRANO. L’Unione dei comuni in campo per far sentire la voce del territorio contro il salasso autostradale. A proporlo è Nicola Fragomeni, sindaco di Santa Maria di Sala, uno dei comuni che rischia più di altri l’invasione di traffico a causa dell’aumento del pedaggio sul sistema A4-A57. Fragomeni chiamerà già martedì i colleghi sindaci, in particolare quelli più interessati dal problema (Mirano, Spinea, Salzano, Noale e Pianiga) e proporrà di coinvolgere la nascente Unione dei Comuni del Miranese per far sentire la voce contraria del territorio. Sulla questione Fragomeni ha già sentito nei giorni scorsi l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso, il quale ha assicurato un confronto sulla questione del salasso. L’interlocutore dell’Unione però sarebbe anche un altro: il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, canale privilegiato per conferire indirettamente anche con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e convincere così Cav a calmierare i costi del pedaggio schizzati così in alto. Il problema è quanto mai serio e i sindaci (non solo Fragomeni) vengono ora incalzati da più parti a spendersi per far tornare la concessionaria sui propri passi. Il rischio è far riversare sulle strade comunali e provinciali gran parte del traffico che oggi percorre l’autostrada in direzione Padova. Con esiti catastrofici per l’equilibrio già precario della viabilità ordinaria. Le alternative alla A57 per raggiungere Padova sono più di una, ma questo non basterà a spalmare la mole di traffico pendolare senza l’aumento, anche minimo, di auto e tir nei centri abitati, con conseguenze nefaste per la circolazione, i tempi di percorrenza e la sicurezza stradale.

Filippo De Gaspari

 

MOBILITA’ – Il presidente Capuis: «Sconcertati dai disservizi sorti con il nuovo orario cadenzato»

Il trasporto pubblico provinciale veneziano è al primo posto in Italia ma l’orario cadenzato dei treni è un servizio inadeguato. L’aumento del pedaggio autostradale, inoltre, è inaccettabile perché finisce con il pesare sempre sulle tasche degli automobilisti già tartassati.

Giorgio Capuis, presidente dell’Aci Venezia, si schiera al fianco dei pendolari che protestano per il fallimentare avvio dell’orario cadenzato dei treni voluto dalla Regione.

«Se questa innovazione – osserva Capuis – doveva servire a sperimentare forme di mobilità integrata in vista del completamento dell’Sfmr, non possiamo che rimanere sconcertati di fronte ai troppi disservizi causati all’utenza. Credo che ai cittadini non interessi tanto sapere di chi sono le responsabilità ma pretendano di avere un servizio ferroviario adeguato ai tempi visto anche i costi sostenuti dalla collettività per finanziarlo. L’integrazione del trasporto pubblico gomma-ferro è priorità assoluta, ma è necessario che i sistemi funzionino entrambi, altrimenti la gente continuerà a preferire l’uso dell’auto privata».

Da una recente indagine il trasporto pubblico veneziano risulta essere un’eccellenza italiana. «Secondo la ricerca commissionata da Aci alla Fondazione Caracciolo, il trasporto pubblico veneziano risulta essere il più veloce d’Italia. Un primato (22,1 chilometri all’ora) condiviso con Perugia e Trento. Chiediamo a chi ne ha le competenze di far funzionare anche quello ferroviario».

Pendolari e aumenti: dal 1 gennaio crescita esponenziale per i pedaggi autostradali. Un balzello che pesa. «L’aumento del pedaggio è inaccettabile perché finisce con il pesare sempre sulle tasche degli automobilisti già tartassati – prosegue Capuis – È ora di finirla di spremere questo settore ogni qualvolta si rende necessario far quadrare i conti pubblici. Lo scorso anno le famiglie veneziane, pur provando a risparmiare riducendo l’uso dell’auto hanno speso quasi 3.500 euro del bilancio familiare. La spesa per l’auto è una tassa a cui tutti sono chiamati: non solo per i 204 euro di costo medio del bollo, ma per gli oltre 1.637 euro di benzina, 738 euro di assicurazione, 280 euro di manutenzione, 224 euro di garage e parcheggio, 176 di pedaggi autostradali, 110 di multe. In questo modo si sta mettendo a rischio anche la sopravvivenza di un comparto, quello dell’automobile, fondamentale per la nostra economia. E il crollo dell’immatricolazioni di nuove auto lo sta a dimostrare».

 

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