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L’avvio sperimentale: otto corse al giorno lungo la tratta Padova-Venezia, il tempo di percorrenza è fissato in 50 minuti

PADOVA – Si parte. Finalmente si parte. Con dieci anni almeno di ritardo, ma, questa volta, la prima metro regionale di superficie, lunedì 8 settembre, alle 8.35, partirà dal binario 2 della nuova stazione giardino, pronta già da un anno sul lato sud di Padova Centrale. Al momento la linea metropolitana Padova-Venezia (37 chilometri) sarà attivata a titolo sperimentale solo sino al 13 dicembre, ma appare molto probabile che proseguirà anche nel 2015. Basta dare uno sguardo ai tabelloni generali cartacei degli orari Fs già affissi nelle stazioni di Padova, Venezia- Mestre e Venezia-Santa Lucia per constatare che i primi treni metropolitani sono otto all’andata ed altrettanti al ritorno. In tutto sedici. I nuovi convogli, che saranno dei treni Stadler, con 750 oppure 450 posti disponibili, partiranno da Padova alle 8.35, 11.35, 13.35, 14.35, 15.35, 17.35, 18.35 e 20.35. La prima metro arriverà a Santa Lucia alle 9.25 con un tempo di percorrenza di 50 minuti. Fermate previste: Ponte di Brenta, Vigonza-Pianiga, Dolo, Mira-Mirano e Mestre. I nuovi treni metropolitani andranno ad aggiungersi ai 210 convogli giornalieri, sia Regionali che Frecce Argento, Frecce Bianche ed Italo di Ntv, che già oggi collegano la città del Santo con la laguna. E pensare che, come disse l’ex governatore Giancarlo Galan quando, nel 2004, si mise in testa il cappello rosso da capostazione a Vigodarzere, il primo convoglio sarebbe dovuto partire entro il 2010. Sono venticinque anni che il progetto Smfr va avanti a passi di lumaca. Costato, sino ad oggi, oltre cento milioni, non è ancora a regime. Nel complesso è stato realizzato il quadruplicamento della tratta ad Alta Velocità/Alta Capacità Padova-Mestre (km 26); è stato costruito il raddoppio della linea Padova-Camposampiero-Castelfranco ed è stata anche realizzata la nuova tratta fra Mestre e Maerne di Martellago, con la realizzazione della nuova stazione di Spinea, senza, però, il completamento a doppio binario sino a Castelfranco, via Trebaseleghe, Piombino Dese e Noale. Questo perché la prima linea metropolitana di superficie del Veneto, in base al progetto originario, dovrebbe correre sull’asse Padova-Mestre-Castelfranco (con diramazione Treviso-Padova). «L’importante è che l’ 8 settembre si parta», sottolinea Lorenzo Manfredini, responsabile di Rfi di Padova, «nel frattempo stiamo potenziando la linea Padova-Vicenza, dove i treni potranno correre alla velocità massima di 200 km l’ora.

Felice Paduano

 

Nuova Venezia – Metro’, la Regione accelera

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15

mar

2014

«Possibile il via a giugno»

Pendolari e sindacati cautamente soddisfatti: «Di Sfmr si parla dal lontano 1988»

L’assessore Chisso: «Per noi il sistema è partito con l’orario cadenzato»

VENEZIA – È stato lo stesso assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, a confermare ieri che il primo metrò partirà il prossimo 8 settembre. Anzi ha anche detto che, sempre se sarà possibile dal punto di vista tecnico e finanziario, i nuovi venti treni Sfmr sul tratto Padova-Mestre potrebbero addirittura partire già a giugno. E, naturalmente, com’è nello stile di Chisso, l’assessore ha anche lanciato qualche frecciata ai suoi detrattori. «Per noi della Regione il sistema metropolitano è partito già il 15 dicembre 2013, quando è entrato in vigore l’orario cadenzato anche per i treni regionali di tutto il Veneto, che, in fondo, è l’ossatura di tutte le linee metropolitane della regione. Comunque, quando partirà il primo metrò, tra Padova e Mestre circoleranno ben 82 treni locali al giorno. Sono tanti perché in questo tratto, nel 2008, è stata realizzata l’Alta Capacità con quattro binari». Sempre ieri i tecnici di Chisso hanno anticipato anche che il nuovo servizio dei venti treni giornalieri, supplementari rispetto a quelli attuali, sulla linea storica di 25 chilometri tra Mestre e Padova, sarà svolto dai nuovi convogli a sei casse dell’azienda svizzera Stadler, denominati Flirt, che ne ha già consegnati alla Regione 16. Ne mancano ancora 4. Sono treni già molti usati nelle aree metropolitane di mezza Europa, in grado di trasportare 400 persone. In pratica sono gli stessi convogli che, dal 15 dicembre, fanno servizio tra Mestre e Portogruaro e tra Monselice e Legnago-Mantova.

La notizia è stata accolta con moderata soddisfazione anche dalle associazioni dei pendolari e dai ferroviari dell’Orsa. «Finalmente si parte», sottolinea Davide Grisafi, presidente regionale di AssoUtenti. «Venti treni in più sulla tratta Padova Mestre, con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza/ Pianiga, Dolo e Mira-Mirano, rappresentano pur sempre un bel traguardo. Specialmente oggi dopo che l’orario cadenzato si è assestato bene ed in base ai dati raccolti, a livello ufficiale, da ViaggiaTreno, i ritardi giornalieri si contano sulle dita di una mano».

Un po’ diversa la posizione dell’Orsa. «Ok per la partenza del primo metrò regionale», osserva Sandro Trevisan, segretario nazionale Orsa e ferroviere mestrino. «Voglio ricordare, però, alla Regione ed anche a TrenItalia che il primo progetto di massima per il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale risale al 1988. Quindi non servirà una bottiglia di champagne, per festeggiare basterà un buon Pinot. Per il resto il progetto Smfr non deve finire assolutamente con la partenza dei primi treni metropolitani da Padova a Mestre. Il programma Smfr deve essere realizzato anche sulle linee Mestre-Treviso-Conegliano, Mestre- Castelfranco-Bassano del Grappa, Mestre- Quarto d’Altino- San Donà di Piave-Portogruaro ed anche sulla Padova-Vicenza. Facendo attenzione, naturalmente, alla ristrutturazioni delle stazioni e delle fermate, all’eliminazione di altri passaggi a livello ed all’arrivo di nuovi treni, più capienti di quelli attuali, senza i quali non si va da nessuna parte ».

Sempre Trevisan aggiunge che per far partire nel più breve tempo possibile il sistema metropolitano intorno al quadrilatero geografico intorno a Padova e Mestre, occorre realizzare il secondo binario nel tratto fra Maerne di Martellago e Castelfranco, via Piombino Dese e Trebaseleghe.

FelicePaduano

 

Scontro Cgil-Regione Simonaggio: inadeguati Chisso: fa boicottaggio

Il segretario dei trasporti contesta i tagli e l’orario cadenzato

L’assessore alla mobilità: prevenuto, incita all’ostruzionismo

VENEZIA – Se in Veneto i treni dei malcapitati pendolari collezionano ritardi a non finire, le polemiche invece giungono puntualissime. A innescare l’ultimo battibecco, dopo la disdetta del contratto a Trenitalia decisa dal governatore Luca Zaia, è la Filt-Cgil per voce di Ilario Simonaggio:

«Il gestore non è immune da mancanze sia gestionali sia organizzative, ma non ci piace lo sport di cercare di allontanare le proprie responsabilità, addossandole a Trenitalia, anche quando derivano da una programmazione regionale profondamente sbagliata», punge il segretario regionale del sindacato trasporti.

E riassume i motivi della critica: «Il cadenzamento orario non poteva partire dai tagli dei treni nelle fasce di punta e dalla soppressione del servizio nei giorni di sabato e festivi, noi l’avevamo detto un anno fa e ora Zaia si guarda bene da ammettere le sue responsabilità».

Quali? «Il ritardo delle 34 assunzioni in Sistemi Territoriali Spa autorizzate dalla Giunta solo il 28 ottobre, così da rendere impossibile persino lo svolgimento del servizio minimo previsto; e il ritardo del cronoprogramma di consegna e presa in carico dei 20 nuovi complessi di treni che saranno in esercizio nella totalità solo nella prossima primavera inoltrata».

E l’annuncio di una gara regionale per spezzare un monopolio rivelatosi inefficiente? «Francamente, l’ipotesi di gestione del servizio da parte di società veneta, ci fa sorridere. La Regione ha una società di scopo, Sistemi Territoriali appunto, che non ha forza economica e patrimoniale sufficiente, né competenze professionali e gestionali per sostituire Trenitalia» conclude Simonaggio, convinto che «sia bene garantire la continuità del trasporto ferroviario e impegnarsi per migliorarne l’offerta quotidiana. È la priorità di questa legislatura regionale».

Lesta e acuminata la reazione del “padre” della riorganizzazione ferroviaria, l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che attacca frontalmente Simonaggio, accusato di ostruzionismo: «Un dirigente sindacale che si è schierato da mesi e pregiudizialmente contro l’orario cadenzato, e che con i suoi concreti comportamenti ha finito per decretarne il deludente avvio e la denuncia del contratto di servizio con Trenitalia, non merita neppure una replica», sbotta; «Anche per la mia storia politica personale, ho troppo rispetto per le organizzazioni sindacali dei lavoratori», è la conclusione di Chisso che, en passant, alla Cgil è tuttora iscritto. Nella querelle interviene anche Luca Zaia: «La Regione si è impegnata fino in fondo per risolvere attraverso l’introduzione dell’orario cadenzato i problemi che i pendolari evidenziavano», fa sapere «in assessorato non si sono divertiti a inventare costruzioni bizantine, ma hanno individuato una soluzione che, a regime, deve far assomigliare il treno a una metropolitana». «Non entro nei tecnicismi», riprende il governatore, ma non mi risulta che prima del 15 dicembre il numero di carrozze fosse ottimale, la manutenzione eccellente, i guasti in linea inesistenti, la puntualità a livelli giapponesi, la pulizia a livello svizzero. Comunque, se la Filt-Cgil nutre dei dubbi, interpelli i pendolari o faccia un salto nel mio ufficio: gli farò leggere le migliaia di messaggi inviatici dagli utenti. L’orario cadenzato è il tentativo di riparare alle deficienze di un gestore, Trenitalia, che da anni delude le attese».

Filippo Tosatto

 

MA lo strapotere di rfi frena i concorrenti

Treni: tra 6 mesi la gara europea

VENEZIA – Tra sei mesi l’amministrazione del Veneto bandirà una gara europea per l’appalto dei treni regionali. È il primo effetto della disdetta del contratto con Trenitalia, voluta dal governatore Luca Zaia in risposta alla lunga sequenza di disagi che hanno innescato la protesta dei pendolari. Ampio il ventaglio dei disservizi contestati: ritardi cronici nella tabella di marcia; convogli insufficienti a contenere i passeggeri; una scarsa manutenzione che si traduce in rallentamenti, soppressioni e guasti; carrozze roventi d’estate e gelide d’inverno, turni del personale non rispettati; carenze di personale macchinista che periodicamente provoca tagli del servizio. Tant’è. Scartata la soluzione più drastica – la risoluzione anticipata del contratto per inadempienza che avrebbe suscitato contenziosi legali infiniti – la Regione ha informato Trenitalia che alla scadenza naturale del 31 dicembre 2014 non rinnoverà la convenzione di sei anni in vigore. Il preavviso è arrivato in extremis visto che, in assenza di comunicazioni, oggi stesso sarebbe scattato il rinnovo automatico ed è facilmente intuibile l’irritazione del principale destinatario, Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Ora Zaia punta a “venetizzare” il trasporto ferroviario regionale per dotarlo finalmente di requisiti di modernità ed efficienza all’altezza degli standard europei (per inciso, l’Expo di Milano, con le sue ricadute nordestine, è alle porte) e la volontà è quella di partecipare con una quota regionale significativa al progetto, stimolando la partecipazione alla gara delle società ferroviarie svizzere, austriache e tedesche. Qui cominciano gli ostacoli seri, perché Trenitalia è una costola di Rfi e quest’ultima gli garantisce puntualmente le tratte, tanto che Ntv ha sollecitato l’intervento dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. Una sorta di barriera all’ingresso dei concorrenti, scoraggiati anche da ulteriori circostanze. Chi rilevasse il servizio, dovrebbe procurarsi il materiale rotabile (acquistandolo sul mercato o prendendolo in leasing) e ciò richiederebbe un contratto di lunghissimo periodo che gli consenta al gestore di spesare l’investimento e alla Regione di diluire il conseguente maggior costo del contratto di servizio. A ruota, i vincoli sindacali: una «clausola sociale» del contratto impone ai subentranti di assumere l’intero personale Trenitalia operante nei lotti perduti da Ferrovie, anche in presenza di vistosi esuberi. Non basta: l’«eroico» competitor dovrebbe anche contrattare con Trenitalia l’utilizzo delle officine di manutenzione e dei depositi per il ricovero, le cui mura resterebbero comunque di proprietà della società pubblica. Ne sa qualcosa la company di Montezemolo: a Roma gli è stato impedito l’Ingresso alla stazione Termini e ha dovuto rifugiarsi a Ostiense, accontentandosi di una spettrale stazione Tiburtina priva di servizi e negozi. L’intera operazione, in ogni caso, richiederebbe almeno due anni: Trenitalia, per contratto, è tenuta a garantire la continuità del servizio in quest’arco di tempo ma difficilmente farà i salti mortali per accontentare il committente che vuole escluderla dal business. Dispetti all’orizzonte? Lo sapremo presto.

Filippo Tosatto

 

DISSERVIZI FERROVIARI»LA POLEMICA IN PROVINCIA

Treni cadenzati al bivio, pressing dei pendolari.

Il nuovo orario alla prova del 2014, sfida per costruire un servizio metropolitano

Il sindacato chiede di accelerare l’entrata in funzione del Sfmr a Mestre

ILARIO SIMONAGGIO – Sulla linea Venezia-Portogruaro attendiamo che la Regione intervenga come promesso dal governatore

RENATO CHISSO – Siamo passati da 600 corse quotidiane a 800. Ripristineremo il treno notturno da Venezia a Quarto e Marcon per i lavoratori

Non si ferma la polemica sui disagi per il trasporto ferroviario dopo l’entrata in vigore dell’orario cadenzato. L’annuncio del presidente della Regione Luca Zaia di disdire il contratto di servizio con Trenitalia, non rinnovando la convenzione alla data di scadenza del 31 dicembre 2014, non frena le polemiche, anzi le alimenta. Prova a spegnerle l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, reduce da una vigilia di Natale di confronto con i sindaci e i comitati dei pendolari. «Noi non siamo mica contro le gare, sia chiaro. L’abbiamo fatta già nel 2004 quando si presentò solo Trenitalia e dopo un rinnovo di 5 anni più altri 5 di proroga, ci prepariamo ad una nuova gara per il trasporto ferroviario, alla scadenza del contratto, quella del dicembre 2014. Ci siamo ufficialmente impegnati a risolvere i problemi segnalati da pendolari e sindaci e dopo il 15 gennaio, al termine del lavoro dei tecnici, andremo a riferire di nuovo ai sindaci in un incontro con loro». Chisso boccia come speculazioni le critiche che arrivano alla Regione, come quella di Ilario Simonaggio, segretario regionale della Cgil Trasporti che critica pesantemente le politiche del trasporto regionali degli ultimi anni e i tanti ritardi e sulle problematiche nel Veneziano spiega:

«L’entrata in vigore dell’orario cadenzato sconta in quest’area degli evidenti ritardi che non sono solo quelli di corse e orari tagliati. Il progetto Sfmr era stato pensato per essere realizzato in sette anni, ne sono passati quindici e mancano ancora alcune fermate all’appello nella terraferma mestrina. Sui problemi emersi per alcune linee, come la Portogruaro-Venezia, attendiamo che la Regione intervenga come promesso, quindi stiamo a vedere che succede».

Alle critiche di Simonaggio, Chisso non risponde in aperta polemica, dice, con il sindacalista pur «mantenendo il massimo rispetto per la Cgil e le altre organizzazioni sindacali». E ad attendere sono anche i sindaci veneziani, in primis quelli di Salzano, Noale, Marcon e Quarto d’Altino che hanno segnalato i problemi più evidenti. Chisso ribadisce gli impegni: «Anzitutto ricordo che con l’orario cadenzato», dice l’assessore, «le corse sono aumentate. Ne contiamo 200 in più visto che sono passate da 600 a 800. I collegamenti tra Venezia, Mestre e Padova si configurano ora come un servizio metropolitano, con un treno ogni quarto d’ora». E poi le rassicurazioni: «Per Salzano che ha perso la fermata del treno da Bassano verso Mestre e che ora ferma solo a Noale, puntiamo a confermare il servizio sostitutivo su bus da Salzano a Mestre con fermata a Spinea, portandolo fino a Castelfranco e Trebaseleghe. Per la zona di Quarto d’Altino e Marcon», continua a spiegare, «c’è il problema del rientro serale da Venezia, di molti lavoratori che prevedeva un bus sostitutivo alle 00.24 ma ci stiamo attivando per ripristinare un treno. Il grande rammarico in questa situazione è che ci si concentra, per carità giustamente, su tre cose che non funzionano senza vedere e far emergere il 95 per cento di fattori positivi conseguenza del nuovo orario cadenzato. Sui problemi stiamo intervenendo e vogliamo garantire un servizio di area metropolitana».

Mitia Chiarin

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L’OPINIONE

Cadenze ferroviarie, “Frecce” e tasche che si svuotano

Nel linguaggio musicale le cadenze hanno un ruolo per certi versi paragonabile a quello della punteggiatura nell’espressione verbale. E nel linguaggio ferroviario che ruolo hanno le cadenze? Da tre settimane assistiamo un po’ ovunque all’esaltazione della cadenza ferroviaria, che avrebbe lo scopo di assicurare un certo numero di convogli da un centro all’altro, di solito capoluoghi di provincia o di regione, allo stesso minuto di una serie finita di ore. La comodità è appunto quella di programmare il proprio viaggio. La cadenza può avere qualcosa a vedere con la politica tariffaria? Molto, nel caso italiano. Le cadenze dei nuovi orari paiono oculatamente studiate per scoraggiare con il metodo più persuasivo possibile (la permanenza nelle nostre belle stazioni, come direbbe Gaber, ormai “piene di strade e di negozi, e di vetrine piene di luce, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce”) il viaggiatore discolo (alias cliente che in ambito ferroviario può scegliere solo fra il duopolio, Trenitalia e Italo, con analogo radice “ital”) che volesse fare uso di due treni regionali per andare in un posto, senza utilizzare un intercity o una freccia, come del resto suggerisce l’autorevole sito di Trenitalia che programma i nostri spostamenti e contabilizza i relativi costi (nostri) e guadagni (loro). Senza, ovviamente, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, istituita in Italia nel 1990, abbia niente da dire. Come diceva il titolo di un dimenticato romanzo di Cronin “E le stelle stanno a guardare”, mentre le nostre tasche sono qui a farsi svuotare.

Giuseppe Barbanti – Mestre

 

L’assessore Chisso si impegna a trovare soluzioni rapide soprattutto per gli studenti: ora arrivano a scuola in ritardo

Sono 1.500 al giorno i pendolari che dal Camposampierese raggiungono Padova utilizzando la ferrovia

CAMPOSAMPIERO – I sindaci del Camposampierese protestano in Regione contro il nuovo orario dei treni cadenzati. Ricevuti ieri a Palazzo Ferro-Fini dall’assessore Renato Chisso e dal presidente del consiglio Clodovaldo Ruffato, i sindaci guidati dal presidente della Federazione dei sindaci Francesco Cazzaro e dal suo successore Mirko Patron (dal primo gennaio), hanno portato sul tavolo dell’assessore veneto alla mobilità le proteste di pendolari, studenti e lavoratori, che dal 15 dicembre fanno in conti con i disagi arrecati loro dall’orario cadenzato. Sono circa 1500 persone che ogni mattina raggiungono Padova, in treno, dal Camposampierese.

«Apprezziamo la disponibilità dell’assessore Chisso che ci ha convocati immediatamente, rispondendo alla nostra richiesta di incontro urgente» precisa Cazzaro. «Ora faremo pervenire in Regione una relazione dettagliata e ci attendiamo una risposta concreta entro i primi giorni di gennaio, quando riapriranno le scuole».

Le cause del malcontento sono comunque chiare: treni soppressi, orari spostati, treni poco capienti e fermate mancanti.

«Tra le 7 e le 8 sulle linee dirette a Padova da Bassano e Castelfranco, gli spostamenti effettuati fanno arrivare gli studenti in ritardo a scuola per cui serve un aggiustamento urgente per risolvere questo problema. Ma sono da rivedere anche gli orari dei ritorni, soprattutto sulla linea verso Cittadella».

Altra questione è quella della capienza: «Negli orari di punta, la mattina e la sera tra le 17 e le 19, servono più carrozze perché i treni sono stracolmi» aggiunge Cazzaro. Se non si possono ripristinare i treni soppressi quindi, chiedono in sindaci, almeno che ci siano treni più lunghi ed orari aggiustati. Altre proteste arrivano da Campodarsego, San Giorgio delle Pertiche e Trebaseleghe. Nei giorni scorsi il sindaco Lorenzo Zanon aveva denunciato che «nella linea Trebaseleghe-Venezia, a Noale e Piombino Dese si fermano 47 treni mentre a Trebaseleghe solo 16 e che nella linea Venezia-Trebaseleghe, a Noale e Piombino 31 treni mentre a Trebaseleghe sempre 16. Non è accettabile vista l’importanza di un’area come quella di Trebaseleghe».

Sulla linea verso Padova invece, alcuni treni, non negli orari di punta, si fermano a Camposampiero e poi direttamente a Vigodarzere.

«Abbiamo chiesto di re-introdurre una fermata a Campodarsego, alternata con San Giorgio, anziché a Vigodarzere, dove invece è molto più comodo ed utilizzato l’autobus per raggiungere Padova. Altrimenti i treni di punta nelle nostre fermate si caricano all’inverosimile» spiega Mirko Patron. Il consigliere comunale di Camposampiero Luca Masetto viaggiatore pendolare del treno da 15 anni ricorda come «il servizio è decisamente scaduto, basti pensare che oggi, nell’era di internet, quando arrivano due treni contemporaneamente a Camposampiero, non si sa mai quale partirà per primo e la gente corre su e giù dai sottopassi».

L’assessore Renato Chisso incontrerà i responsabili di Trenitalia lunedì prossimo.

Francesco Zuanon

 

«Da tempo chiediamo inutilmente di aumentare le fermate a Trebaseleghe Piombino e Noale ora ne hanno il triplo di noi». Zanon protesta in Regione

TREBASELEGHE – Nei giorni della rabbia, non ce la fa più a resistere nemmeno Lorenzo Zanon, sindaco solitamente pacato che, visionati i nuovi orari cadenzati dei treni che entreranno in vigore dal 15 dicembre, ha perso le staffe e il consueto garbo istituzionale. Zanon ha così scritto all’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, a Trenitalia ma anche agli utenti della stazione ferroviaria di Trebaseleghe per esprimere tutto il suo sconcerto e la sua indignazione.

«Da tempo chiedevamo l’aumento delle fermate dei treni, soprattutto negli orari di punta per lavoratori e studenti pendolari; ci sono state date garanzie che non si sono mai concretizzate, con la motivazione che ogni fermata in più avrebbe comportato maggiori costi per la Regione e in un periodo di forti ristrettezze non era possibile» scrive Zanon.

«Ci siamo adeguati, abbiamo capito. Ma oggi, prendere atto che nella tratta Trebaseleghe-Venezia a Noale e Piombino Dese si fermano 47 treni mentre a Trebaseleghe solo 16 e nella tratta Venezia-Trebaseleghe, a Noale e Piombino 31 treni mentre a Trebaseleghe sempre 16, ci ha fatto cadere le braccia».

Il sindaco si dice «furibondo e con le barriere dell’autocontrollo sradicate» vedendo così penalizzati i concittadini. «Ricordo solo che il Comune di Noale conta 15.778 abitanti, il Comune di Piombino Dese 9.530 abitanti e il Comune di Trebaseleghe 12.802: il nuovo orario cadenzato, che avrebbe potuto riequilibrare equamente i servizi, ha portato a Trebaseleghe miglioramenti insignificanti. In questo modo si alimenta il disgusto verso la gestione dei servizi ferroviari e si alimenta la rabbia per la contraddittorietà di Amministrazioni che, da una parte spingono per l’utilizzo dei mezzi pubblici e dall’altra li organizzano in modo ingiusto e iniquo».

Non ci sta ad accettare anche questa volta la decisione, Zanon, e si schiera completamente dalla parte degli utenti e delle loro proteste: «Sono solidale con chi utilizza il treno ogni giorno per motivi di studio e lavoro e comunico il mio totale appoggio a ogni forma di protesta civile; agli utenti chiederò sostegno per iniziative che l’amministrazione comunale intraprenderà contro questa nuova organizzazione dei treni cadenzati che spero verrà rivista al più presto».

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CASTELFRANCO – Il viaggiatore si è ripreso una volta sceso in stazione. Passeggeri indignati

Dramma ieri pomeriggio sulle uniche due carrozze in arrivo da Venezia: giovane colto da malore

Gli “indiani” della domenica. Ammassati su due carrozze centinaia di passeggeri. E, inevitabile, arriva il malore. È accaduto ieri pomeriggio, lungo la linea Venezia-Castelfranco. Un giovane castellano ha avuto un mancamento in viaggio e si sono vissuti minuti di paura. Fatto scendere dal treno a Castelfranco, è stato accompagnato su una panchina a prendere una boccata d’aria e si è ripreso, ma la paura e l’indignazione è stata molta. Il tutto sul regionale Venezia-Trento delle 16.50, ma già alle 16.30 i due soli vagoni a disposizione erano strapieni. Quando il treno parte da Santa Lucia, sia il vano discesa che i corridoi sono tutti occupati, con i passeggeri ammassati tra valige e borse.

«Da qualche domenica questo treno ha due sole carrozze quando ne ha sempre avute di più, è inspiegabile», ricorda un abituè della tratta. Il viaggio prosegue tra mille difficoltà dei più, costretti a rimanere in piedi in vagoni caldissimi e senza possibilità di potersi spogliare dei pesanti giubbotti per la mancanza di spazio. E più il viaggio prosegue e più aumentano le difficoltà: le fermate a Salzano, Noale, Trebaseleghe e a Piombino, peggiorano una situazione già insopportabile. Infatti sono più i passeggeri che salgono che quelli che scendono. Da Piombino le due carrozze sono inaccessibili. Alla partenza da Resana, il dramma. Nella calca si sente un grido: «Ma che fai? Stai male?», grida disperata una giovane che vede il suo ragazzo sbiancare, girare gli occhi, con lo sguardo assente appoggiato sulla fiancata del treno vicino alla porta. In effetti, il giovane sta male, gli manca l’aria e viene sorretto. «Prendi un giornale per fargli aria», grida qualcuno, «bagnagli i polsi», dice un altro, mentre una bottiglietta d’acqua arriva di mano in mano chissà da dove. In qualche modo viene fatto sedere. «Tieni duro dai che stiamo arrivando», lo prega la sua ragazza. Infatti il treno entra in stazione, si ferma, le porte si aprono: sembrano quelle del paradiso. Il malcapitato viene accompagnato fuori e fatto sedere su una panchina e fortunatamente si riprende.

 

Martellago, Noale, Salzano e Scorzè sono all’interno del protocollo d’intesa per sviluppare alcuni progetti per il Marzenego.

Con loro ci saranno anche consorzio Acque risorgive e gli altri Comuni del Padovano, Trevigiano e lo stesso Veneziano attraversati dagli oltre 35 chilometri del fiume.

L’obiettivo è mettere insieme una serie di iniziative che mirino, tra le altre, a ridurre il rischio idraulico, migliorare la qualità delle acque e la gestione delle risorse idriche, tutelare il paesaggio e valorizzare i luoghi.

Si dovrà arrivare alla sottoscrizione del “Contratto di fiume per il Marzenego” e Acque risorgive ha già chiesto il finanziamento alla Regione, che ha destinato 90 mila euro per questo tipo di progetti.

Nei mesi scorsi ci sono stati incontri tra il consorzio e i Comuni: prima tappa proprio il mettere nero su bianco un’intesa con gli obiettivi e definire la struttura organizzativa.

All’iniziativa parteciperanno anche i Comuni di Venezia, Piombino Dese, Trebaseleghe, Loreggia, Resana, Massanzago e Camposampiero.

(a.rag.)

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NOALE – Vallotto: «Ampliamento improponibile. Si ragionerà in maniera globale sul Pat d’area»

Avanti tutta. Nonostante i no secchi dei tre Comuni coinvolti. Ieri, nella sede mestrina di Veneto Strade, è andato in scena il secondo round dell’iter per l’ampliamento del centro commerciale Emisfero in località Crosarona, struttura che sorge sul territorio di Noale, Scorzé e Trebaseleghe. Le tre amministrazioni, nella riunione precedente, avevano tutte espresso parere negativo. C’è chi difende i piccoli commercianti (Scorzé) e chi, oltre a ciò, pone questioni di viabilità e di rischio idrogeologico (Noale). Il giudizio quindi era netto: nessuna valutazione d’impatto ambientale perché l’allargamento non s’ha da fare. I componenti della commissione Via, però, la pensano diversamente e, progetto preliminare alla mano (presentato dall’immobiliare Giano srl a fine 2012), hanno votato in modo unanime affinché le carte vengano esaminate.
L’intenzione è di costruire un nuovo edificio da quasi 5mila metri quadri accanto a quello già esistente, nel territorio di Noale. L’ampliamento, però, insisterebbe anche su terreni a destinazione d’uso agricolo. E qui nasce un piccolo giallo. Nelle carte presentate dalla Giano srl, infatti, si legge che «è stato intrapreso con l’amministrazione comunale un percorso di cambiamento della destinazione d’uso dell’area». E questa frase è stata citata anche nella riunione di ieri.

«Niente di tutto ciò – dichiara l’assessore all’Urbanistica Sergio Vallotto, presente all’assemblea – non c’è alcun iter di questo tipo in corso».

Se al termine di tutto il percorso burocratico arriverà il nulla osta della Regione (questione forse di un paio d’anni), toccherà al consiglio comunale di Noale approvare quindi una variante urbanistica per permettere l’ampliamento del centro commerciale. Tutt’altro che scontata.

«Si ragionerà in maniera globale sul Piano di assetto del territorio – commenta Vallotto – ma non è plausibile né proponibile un allargamento del genere».

 

NOALE – Coro di no sul progetto di allargamento del centro commerciale Emisfero in località Crosarona. Tutti e tre i Comuni interessati (Noale, Scorzé e Trebaseleghe) hanno infatti dichiarato ieri mattina nella sede di Veneto Strade a Mestre la propria contrarietà. Davanti ai rappresentanti della Commissione VIA, valutazione d’impatto ambientale, i progettisti dell’immobiliare Giano srl, titolare del progetto, hanno spiegato le modalità con cui intendono costruire un nuovo edificio accanto a quello già esistente di oltre 4 mila metri quadri. La riunione di «screening» serviva a raccogliere le opinioni delle parti sulla necessità di una Valutazione di impatto ambientale o meno. Il sindaco di Scorzé Giovanni Battista Mestriner, quello di Trebaseleghe Lorenzo Zanon e il vicesindaco di Noale Sergio Vallotto hanno respinto in toto l’ampliamento.

«Il territorio non potrebbe sopportarlo – spiega Vallotto – ci sono questioni viabilistiche, economiche e ambientali da tenere in considerazione. La nostra è anche una risposta alle associazioni di categoria che si vedevano penalizzate. Vogliamo preservare il terreno agricolo circostante».

Sulla stessa lunghezza d’onda il primo cittadino di Scorzé Mestriner:

«Si affronta in maniera superficiale il nodo dell’incrocio su via Crosarona – spiega – quasi raddoppiare la superficie di vendita di un centro commerciale significa far morire i piccoli commercianti locali».

Ora la commissione VIA ha quindici giorni di tempo per decidere se ci sarà bisogno di una Valutazione d’impatto ambientale, poi le parti torneranno a incontrarsi. In una lettera inviata ai tre Comuni Confcommercio nei giorni scorsi ha sottolineato la necessità di

«contemperare la libertà d’impresa con la tutela del territorio».

(g.vat.)

 

 

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