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CORNUDA – (lbel) I ripetuti disagi dei pendolari che viaggiano in treno saranno al centro dell’incontro organizzato questa mattina, alle 10.30, nella sala consiliare di Cornuda. A organizzarlo, il sindaco Claudio Sartor. All’incontro sono stati invitati i sindaci di Alano, Caerano San Marco, Crocetta del Montello, Pieve di Soligo, Feltre, Maser, Montebelluna, Moriago della Battaglia, Pederobba, Quero, Segusino, Sernaglia della Battaglia, Trevignano, Valdobbiadene, Vas, Vidor e Volpago.

«In più occasione – spiega Claudio Sartor – abbiamo inoltrato alle Ferrovie dello Stato e alla Regione Veneto documenti per richiamare l’attenzione sui disagi degli utenti. Purtroppo in questo periodo il servizio non è assolutamente migliorato. Continua il persistere di minori collegamenti diretti, è evidente che il materiale rotabile è inadeguato. Preoccupano il minor numero di treni in orari mattutini, serali e festivi che impattano sull’utilizzo da parte dei pendolari e sulla riduzione di offerta turistica».

Aggiunge il sindaco di Cornuda: «Dobbiamo inoltre segnalare l’assenza di treni in alcune fasce per i pendolari e nessuna coordinazione preventiva e migliorativa tra enti e gestori per interconnessione treno-bus. Non è un caso se anche il rapporto di Legambiente inserisce la linea Padova-Calalzo tra le sette peggiori linee ferroviarie italiane. Credo pertanto che sia necessario ribadire ancora una volta le problematiche relative alla nostra tratta con questo incontro di approfondimento tra amministratori locali, associazioni dei pendolari e rappresentanti politici».

 

San Donà. Orario cadenzato, pendolari a raduno a Mussetta

SAN DONÀ- Un incontro pubblico per tutti gli interessati alle problematiche legate al trasporto pubblico e all’orario cadenzato. L’appuntamento è indetto dal Comitato dei pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto orientale per questa sera, giovedì, alle 21 al ristorante “Al Fogolar” a Mussetta. Sarà l’occasione per fare il punto della situazione dopo le proteste dovute all’entrata in vigore dell’orario cadenzato e dopo gli aggiustamenti discussi lunedì dall’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso, dai rappresentanti di Trenitalia e gli amministratori dei Comuni della linea Venezia-Portogruaro. Tra questi l’anticipo del Regionale 11100 (Portogruaro 4.38 – Venezia 5.50) con partenza da Portogruaro alle 4.13, esclusi sabati e giorni festivi; l’inserimento di un treno da Portogruaro a Mestre (forse fino a Venezia) verso le 12, sempre escluso nei festivi.

In un comunicato congiunto i Comitati spiegano che «un piccolo passo in avanti è stato compiuto ma non è sufficiente e non copre tutte le necessità degli utenti che prima del cadenzato erano serviti senza difficoltà dai treni esistenti». Un secondo pacchetto di misure, applicabile da aprile, prevede il ripristino della corsa notturna dopo le 24 da Venezia nei soli giorni feriali e l’inserimento di una corsa tra le 20.11 e le 22.11, forse fino a San Donà per interferenze con Intercity.

Davide De Bortoli

 

TREVIGNANO – Le osservazioni inviate in Regione

La Legambiente di Trevignano esprime un giudizio totalmente negativo sul piano cave, attraverso le osservazioni inviate in Regione nei giorni scorsi.

«L’attuale proposta di Piano -sostengono li ambientalisti- per per gli insanabili vizi procedurali e sostanziali non può – legittimamente – giungere ad approvazione».

Per prima cosa si fonda su una legge che non c’è, «andando in contrasto con la legge ora vigente».

Sembra inoltre «un condono per tutte le attività di cava legittimate, più che un piano di indirizzo e pianificazione a salvaguardia del territorio». Ad esempio, viene violato «il limite del tre per cento del territorio agricolo» escavabile, che fino ad ora era considerato insuperabile.

Non solo. Si basa su «stime dei consumi futuri folli e drogati prelievi che vanno dagli anni 90′ al 2010». Del resto i consumi tenderanno a diminuire ulteriormente in futuro, «in quanto è impensabile e insostenibile che il nostro territorio possa avere uno sviluppo paragonabile a quello degli ultimi 10 anni, che ha visto Treviso come una delle prime provincie italiane per metri cubi edificati».

Per queste e altre ragioni «va istituito istituito un catasto dei materiali con un monitoraggio reale del fabbisogno regionale».

 

Legambiente boccia senza riserve il piano regionale: concepito senza tener conto delle riserve

TREVIGNANO – Un piano tutto da bocciare: Legambiente di Trevignano cassa, infatti, su tutta la linea il piano regionale per le attività di cava adottato dalla giunta regionale.

Ne contesta la mancata definizione di un limite percentuale del territorio agricolo escavabile, ma soprattutto contesta la previsione di concedere ampliamenti ritenendo che quanto già concesso, con il ricorso a fonti alternative, possa soddisfare il fabbisogno per i prossimi 30 anni.

Quindi per Legambiente di Trevignano la cosa migliore che potrebbe fare la Regione è di congelare l’escavazione futura e imporre piuttosto ricomposizioni ambientali certe dove è stata esaurita l’escavazione. Nel documento inviato a Venezia, Legambiente di Trevignano afferma che il piano è tutto da rifare.

«I 120.000.000 di metri cubi di fabbisogno regionale di inerti da costruzione (ghiaia e sabbia, detriti e calcari da costruzione) di piano previsto nei 10 anni, e i 36 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbie, risultano essere calcolati con il metodo del ribaltare sul futuro i dati del lontano passato, mentre il dato da cui partire per questa operazione dovrebbe essere quello, facilmente verificabile e calcolabile, della produzione degli ultimi tre anni, in quanto più vicino alla particolare congiuntura economica del periodo. I fabbisogni di scavato potrebbero essere più correttamente quantificati in 2.500.000 metri cubi all’anno, parte dei quali può essere tranquillamente coperta nei prossimi anni dalle fonti alternative ( 3.000.000 di metri cubi annui, ma con una efficace politica incentivante potrebbero tranquillamente raddoppiare) e/o dalle fonti temporanee (altri 3.000.000 metri cubi annui). Va aggiunto poi il dato rilevante delle riserve, pari a 121.000.000 metri cubi di attività di cava, gruppo A, di cui 86.000.000 metri cubi di sabbie e ghiaia, a cui si dovrebbero aggiungere gli ampliamenti e le nuove cave in fase di rilascio. Questo significa che il residuo già autorizzato potrebbe essere sufficiente per circa 30 anni, ipotizzando un consumo di 3.000.000 metri cubi annui. Non è quindi per niente giustificata la nuova escavazione di 36 milioni di metri cubi che continuerebbe a deteriorare in modo irreversibile un territorio già degradato. Non si vede perché, se davvero la Giunta Regionale crede alla prospettiva del recupero come accettabile ricomposizione del territorio dopo l’escavazione, nel piano non abbia congelato gli scavi (che non comporta nessuno squilibrio di mercato viste le enormi quantità di riserva) garantendo con tale operazione la ricomposizione di una cospicua parte di cave, prima del rilascio di nuovi ampliamenti».

(e.f.)

 

LA RIUNIONE – Incontrato ieri l’assessore Conte

TREVIGNANO – «Ascoltateci». È il messaggio chiave trasmesso ieri pomeriggio dai sindaci del “Comitatone” nato anni fa per tener d’occhio l’attività estrattiva e risorto alla luce della pubblicazione del piano regionale per l’attività di cava. Prima di presentare le proprie osservazioni, i sindaci hanno voluto incontrare ieri l’assessore regionale Maurizio Conte. Cui gli amministratori (da Spresiano, Paese, Vedelago, Montebelluna, Volpago, Trevignano, Nervesa, Morgano, Castelfranco, Quinto, Loria, Istrana, Altivole, Povegliano), hanno detto la loro. E, al di là di tutti gli aspetti tecnici, sono emerse in particolare due richieste: quella di un parere vincolante dei sindaci sui ripristini e quella di un monitoraggio costante della quantità di ghiaia escavata, prima di concedere nuove autorizzazioni.

«Pretendere di essere ascoltati in modo vincolante in fase di concessione delle autorizzazioni -spiega il sindaco di Volpago Roberto Toffoletto, che coordina il comitatone- magari è un po’ troppo. Tutti noi, ovviamente, voteremmo contro. In fase di ripristino, però, dobbiamo poter dire la nostra».

Per quanto riguarda la richiesta di monitoraggio della ghiaia scavata, questa si collega al fatto che, attualmente, moltissime sono le cave autorizzate e non scavate.

«Altre richieste -aggiunge Toffoletto- riguardano poi, ad esempio, la distanza dalla falda freatica, che non dovrebbe essere inferiore ai cinque metri, e il problema della viabilità».

(lbon)

 

In venti fanno fronte comune per bloccare 17 milioni di metri cubi da scavare nei prossimi 10 anni

TREVIGNANO. Da Spresiano a Nervesa, da Ponzano a Castelfranco, da Vedelago a Trevignano, da Montebelluna a Istrana, da Volpago ad Arcade, da Paese a Povegliano, ecc. Erano una ventina i comuni presenti con sindaco o assessore ieri sera a Trevignano, per concordare una linea comune sul nuovo piano regionale per le attività di cava. Sono questi i paesi della fascia trevigiana della ghiaia, tutta localizzata nella zona immediatamente a sud dell’area pedemontana. Tutti comuni disseminati di buchi, dal paesaggio lunare, reduci da anni e anni di battaglie, regolarmente perse, contro i cavatori.

Argomenti di discussione l’adozione del piano dell’attività di cava da parte della giunta regionale che dovrebbe dare una svolta nell’attività delle ruspe. Alla provincia di Treviso assegna, infatti, volumi per i prossimi dieci anni pari a 17 milioni di metri cubi. Basti pensare che nel solo territorio comunale di Montebelluna sono già autorizzati ma ancora da scavare 13 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia tra le cave Caravaggio, Montebelluna, San Gaetano, Campilonghi e Sud-Est.

Basta aggiungere una piccola cava altrove e i 17 milioni di metri cubi sono già coperti per la provincia di Treviso. Se poi si sommano tutte le escavazioni già autorizzate nella fascia trevigiana della ghiaia, i 17 milioni sono abbondantemente superati. Quindi, i comuni trevigiani dovrebbero essere al riparo da nuove autorizzazioni. Però non intendono abbassare la guardia, perché si ricordano bene come quel limite del 3% del territorio agricolo da destinare ad escavazione, fissato dal precedente piano fosse stato poi dribblato tirando in ballo la compresenza di argilla e innalzato al 4%. (e.f.)

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I sindaci dicono stop alle escavazioni

TREVIGNANO – I comuni trevigiani della fascia della ghiaia vogliono avere un ruolo in tema di cave, soprattutto sotto l’aspetto della ricomposizione ambientale. I rappresentanti delle amministrazioni locali si sono trovati ieri a Villa Onigo a Trevignano, convocati dal sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, per dire la loro sul nuovo piano regionale per le attività di cava adottato dalla giunta veneta. Valutazione positiva rispetto al precedente piano. Ma ci sono alcune cose da puntualizzare e per questo i sindaci hanno chiesto e ottenuto, per mercoledì prossimo alle 16, sempre nella sede di Villa Onigo, di incontrare l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte. Intanto una cosa è stata detta chiara e tonda nel vertice di ieri sera : i 17 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia da scavare nella fascia dell’alto trevigiano ci sono già nelle autorizzazioni già in essere e quindi nuove autorizzazioni o ulteriori ampliamenti non hanno per loro giustificazione. Altro punto su cui vogliono dire la loro è la ricomposizione ambientale: il nuovo piano per le cave punta molto sulla ricomposizione.

«Ma noi vogliamo una ricomposizione che non riguardi il singolo buco», spiega il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, «ma vogliamo una ricomposizione ambientale che riguardi tutto un territorio, insomma un modello urbanistico di ricomposizione di un territorio contrassegnato da tanti buchi».

Altro problema su cui gli amministratori trevigiani vogliono confrontarsi con l’assessore regionale è il conflitto cave da una parte e strade e case dall’altra. Chedono una revisione delle distanze che ponga fine a quei conflitti tra attività delle ruspe e vicinanza di case, tra il passaggio dei camion della ghiaia e le strade da essi percorse che passano in mezzo ai paesi.

«Non è giusto», aggiunge il sindaco di Montebelluna, «che Barcon sia sottoposta a un passaggio continuo di camion di ghiaia».

E poi è stato rivendicato un ruolo delle amministrazioni comunali che non sia solo di facciata. Troppo spesso i sindaci si sono recati in commissione a Venezia a riferire che i propri consigli comunali avevano espresso parere negativo su quella tal autorizzazione, su tal altro ampliamento. E si sono accorti che quanto dicevano nella sede veneziana non contava nulla e le decisioni erano sempre contrarie alle loro istanze. Non vogliono accada più questo. E così nell’incontro di ieri hanno inserito come punto fondamentale il concetto che i comuni devono avere un ruolo fondamentale nella tutela del territorio e quindi le loro istanze diventino fondamentali nell’esame dei progetti.

«Nella nostra provincia le autorizzazioni già esistenti soddisfano i volumi previsti dal piano regionale», afferma il sindaco di Montebelluna, « quindi non ci devono essere nuove autorizzazioni. E’ un bene che sia stato superato il concetto del 3-4% del territorio agricolo destinato ad attività di cava, ma adesso dobbiamo fare un passo in avanti in tema di ricomposizione ambientale e progettarla in una visione urbanistica complessiva, non limitata ai singoli siti».

«Il nuovo piano», sottolinea il sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, «non prevede scavi sotto falda, non prevede nuovi siti, ma solo ampliamenti delle cave esistenti. Però, sui 50 milioni complessivi in Regione di ghiaia e sabbia, 17 milioni di metri cubi in 10 anni sono previsti in provincia di Treviso e sono già coperti da quanto autorizzato. Potrebbero sembrare tanti, ma sono in dieci anni e una sola grande cava è in grado di produrli. Piuttosto bisogna far derivare il piano dalla normativa. Solo che questa è ancora all’esame della commissione, mentre il piano è già stato adottato».

Insomma, i sindaci non vorrebbero trovarsi con qualche sorpresa nella normativa che vanifichi i limiti posti dal piano.

«C’è un passo avanti rispetto al precedente piano», commenta il sindaco di Trevignano Ruggero Feltrin, «Adesso c’è da fare un ulteriore passo in avanti. Vogliamo una maggiore tutela del territorio e su questo i sindaci devono avere un ruolo decisivo».

«Ci sono problemi da approfondire», dice il sindaco di Nervesa Fabio Vettori, «e su questi vogliamo confrontarci, mercoledì prossimo, con l’assessore Maurizio Conte che potrà darci maggiori delucidazioni».

(e.f.)

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Sono liberi professionisti e insegnanti con il pallino dell’agricoltura biologica

L’acquisto deciso per salvare 30 mila metri quadri di campagna a Campilonghi

MONTEBELLUNA – Sono architetti, liberi professionisti, insegnanti, anche un contadino che può fare da guida agli altri. Hanno costituito il Gast e hanno proceduto con l’acquisto di un terreno di 30mila metri quadri, più lungo che largo, in località Campilonghi. Il progetto era partito a inizio anno su iniziativa di alcuni cittadini montebellunesi e trevignanesi. Trovato il terreno giusto in vendita, prima che se lo accaparrasse qualche cavatore, hanno provveduto a mettere assieme un Gruppo di Acquisto Solidale Terreni, l’hanno chiamato Campilonghi e hanno dato vita al progetto. Alla fine si sono messe insieme 34 famiglie, ognuna ha messo una quota di 10mila euro e il progetto è decollato. Ma chi sono? Un po’ di tutto: ambientalisti, esponenti di Montebelluna nuova, amanti della terra, con le professioni più disparate. E tra essi anche un agricoltore, uno di quelli che partecipa al mercato agricolo di Montebelluna, che insegnerà a architetti, consulenti, insegnanti, impiegati come coltivare la terra.

Non è stata casuale la scelta del terreno da acquistare. È in zona Campilonghi, tra Sant’Andrea, San Gaetano e Busta, zona di cave, anzi ce n’è una in attività che si chiama proprio “Cava Campilonghi” e vicino ce n’è una seconda. E per evitare che quei 30mila metri quadri finissero nelle mani di un cavatore, e prima o poi anche lì potessero entrare in azione le ruspe, hanno fondato il Gast e sono diventati proprietari del terreno dove prenderà corpo un’azienda agricola tutta particolare. Perché non ha solo l’obiettivo di produrre ortaggi, ma vuole innanzitutto recuperare una porzione di terreno agricolo ancora integro ,ma insidiato da cave e cementificazione, incentivare l’imprenditoria agricola giovanile, la produzione di alimenti biologici, la cultura del consumo a chilometro zero, creare dibattito attorno a temi come il cibo di qualità e l’attività agricola come modello di sviluppo per le generazioni future.

Sarà anche luogo di ritrovo: tra gli obiettivi che il Gast Campilonghi si è dato c’è infatti anche quello di concedere spazi ricreativi per attività culturali o ricreative di vario genere, in sintonia ovviamente con le finalità del gruppo. In quel terreno c’è anche un annesso agricolo e diventerà punto di riferimento per due attività: «Lo recupereremo» spiega Tito Pillonetto, uno dei partecipanti all’iniziativa «per utilizzarlo come sede per la trasformazione alimentare e quindi per produrre marmellate, conserve, sughi di verdure, e per attività didattiche e culturali. Incentiveremo infatti le visite da parte delle scolaresche per fare attività didattica».

Enzo Favero

 

Tribuna di Treviso – La Marca ha il nuovo piano cave

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3

gen

2014

Una cava alle porte di Treviso

 

Il progetto è stato adottato in Regione: prevede 17 milioni di metri cubi di ghiaia da estrarre in 10 anni. Le osservazioni entro il 21 gennaio, ma i sindaci hanno già dichiarato battaglia: «Non è più attuale»

Sarebbe come scavare nel sottosuolo più di 17 Empire State Building. È questa la previsione per la provincia di Treviso del Piano Cave adottato dalla Regione Veneto.

Diciassette milioni di metri cubi di ghiaia da scavare in dieci anni. Il documento è atteso da anni, già in passato era arrivato alle commissioni consiliari, ma non ha mai strappato l’approvazione definitiva da palazzo Ferro Fini.

Questa volta invece pare che le intenzioni siano di portarlo a compimento entro l’estate.

Ora c’è tempo fino al 21 gennaio per presentare le osservazioni. E non saranno poche. I sindaci si stanno infatti organizzando e quasi nessuno sembra contento del piano.

«Il fabbisogno di ghiaia è stato calcolato su un periodo drogato, quello dal 2002 al 2011. L’edilizia», è l’affondo del consigliere regionale Claudio Niero, «fino a poco tempo fa è stata l’attività trainante, si è costruito molto, troppo. Non si può realizzare un piano decennale su un modello di sviluppo non più attuale».

Il piano cave riguarda perlopiù le provincie di Vicenza e Treviso, le più “interessanti” per i cavatori. Per quanto riguarda la Marca, l’area che va dall’immediata periferia nord di Treviso, fino al Montello, e dal Piave al Muson è un enorme bacino di sabbia e ghiaia. E infatti solo nella nostra Provincia si scaveranno 17 dei 36 milioni previsti per tutta la Regione.

«Il principio dev’essere la tutela del terreno agricolo rimasto. Non si può pensare di continuare a scavare anche sotto la falda», spiega Niero, «I Comuni restano l’anello debole. Va decisamente ritoccato il contributo che i cavatori danno ai comuni, non si può restare fermi a quei 0,62 centesimi al metro cubo».

La Regione ha stabilito, che almeno per quanto riguarda la sabbia e la ghiaia, non si potranno aprire altri siti estrattivi. Tutti i 17 milioni dovranno essere prelevati da cave già aperte. E su questo punto i giudizi sono contrapposti. Se è vero che così non si consumerà altro territorio, è altrettanto vero che i sacrifici saranno fatti ancora dagli stessi.

A Paese, Vedelago, Trevignano e Montebelluna, i territori con più cave, e i sindaci tremano.

«Stiamo preparando alcune osservazioni», spiega il primo cittadino di Paese Francesco Pietrobon, «certamente non si dovrà consentire ad un attività come quella di Via Vecelli di approfondirsi come ha chiesto, andando sotto la falda».

A Montebelluna il piano è in fase di studio: «Siamo attenti e preoccupati», prosegue il sindaco Marzio Favero, «a breve ci incontreremo tra sindaci per decidere cosa fare».

Ma le perplessità si allargano alla questione controlli, «vengono demandati alle amministrazioni comunali», conclude Ruggero Feltrin, primo cittadino di Trevignano, «ma ad incassare la sanzione sarebbero Provincia e Regione, 50% l’una. I Comuni avranno dunque solo la spesa. Poi il contributo di 0,62 centesimi non pare nemmeno una certezza, è lasciato a una contrattazione tra comune e azienda».

Federico Cipolla

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ALTIVOLE – I cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta si stanno avvicinando alla provincia di Treviso e sarebbero già iniziati i contatti per le procedure di esproprio nei confronti dei terreni interessati dal passaggio dell’infrastruttura: a denunciarlo i comitati anti-Pedemontana che si preparano a dare battaglia.

«Nell’attesa che vengano aperti i cantieri anche nel nostro territorio», annuncia Elvio Gatto, portavoce trevigiano del Covepa, coordinamento veneto Pedemontana alternativa, «riteniamo opportuno informare i cittadini di quello che accadrà e perché per noi quel progetto si rivelerà costoso e fallimentare, con un danno per i contribuenti. Ci rivolgiamo soprattutto ai proprietari di terreni tra San Zenone, Riese e Altivole che presto potrebbero ricevere la visita dei funzionari della Sis (la concessionaria dell’opera, ndr) per procedere agli espropri in vista della realizzazione del casello di Riese, sempre che questi contatti non siano già avvenuti».

Il primo di questi appuntamenti si è tenuto ieri sera nel teatro comunale di Falzè di Trevignano, dove hanno partecipato anche alcuni di quei duecento proprietari tra Treviso e Vicenza che hanno fatto ricorso al Tar contro quest’opera, ma che il tribunale amministrativo non ha accolto.

«Sulla scorta di quanto è già avvenuto nel Vicentino», continua Gatto, «sarà opportuno tenere presente un modus operandi comune. Le informazioni sono ormai difficili da reperire anche sullo stato di avanzamento dei lavori. Nella legge contro il femminicidio, ma che si occupa anche di altri aspetti legati alla sicurezza, cantieri come quello della Pedemontana o dell’Alta Velocità sono considerati alla stessa stregua di opere militari».

Dunque per il Covepa sono ormai prossime le procedure per espropri nell’Asolano e nella Castellana, questione di giorni, se non sono già partite. Ma l’avvio è smentito dal sindaco di Riese e assessore provinciale alla viabilità Gianluigi Contarin: «Siamo nella fase che entro dicembre porterà all’approvazione definitiva del casello di Riese e proprio nei giorni scorsi sono state fatte le prime verifiche sul campo circa le modifiche apportate al progetto originario. Queste sono le notizie più aggiornate sull’iter della Pedemontana. Quindi nessuno, tantomeno la Sis, può aver dato inizio alle procedure per gli espropri che presumibilmente inizieranno nella primavera del prossimo anno». Buono a sapersi, anche in riferimento a possibili “furbi” che tentassero di sfruttare la situazione senza averne alcun titolo.

Davide Nordio

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TREVIGNANO – «A che punto è il progetto? Chi paga l’opera? A che punto sono i ricorsi e le azioni legali? Cosa sta facendo la magistratura? Come agiscono per gli espropri e cosa si può ancora fare? Come è possibile che nel trevigiano non sia ancora partita l’opera? Cosa fa la politica e cosa possiamo fare noi per autodifesa?».

L’opera in questione è la superstrada Pedemontana Veneta e gli interrogativi saranno al centro dell’assemblea-dibattito in programma domani sera alle 20.30 nella sala del teatro comunale di Falzè (davanti al municipio di Trevignano).

Ad organizzarla, il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa che intende fornire aggiornamenti «in una fase cruciale per dare un colpo forte e definitivo alla spv e per questo invitiamo tutti nuovi e vecchi attivisti, simpatizzanti delle battaglie contro la spv, ma soprattutto tutti gli espropriati, ex ricorrenti e loro vicini di proprietà e quelli dei nuovi ricorsi ad ascoltare le risposte a numerose domande e a porne di nuove».

Saranno presenti Elvio Gatto, gli architetti Carlo Costantini e Massimo Follesa, l’ingegnere Alberto Baccega, Roberto Talamini e Marco Milioni, autore del libro sulla “Pedemontana strada chiusa”.

 

Anche il Consiglio dice “no” al mega elettrodotto Terna

VOLPAGO – (l.bon) No del consiglio all’elettrodotto Terna. L’altra sera, il Comune di Volpago ha detto no alla realizzazione sul proprio territorio dell’elettrodotto da 380mila volts. Un intervento che accomuna Volpago ad altri centri trevigiani e veneziani: Venezia, Martellago, Scorzé, Zero Branco, Quinto di Treviso, Morgano, Paese, Istrana e Trevignano. L’opera, però, a Volpago pesa doppio dato che, nel Comune montelliano, Terna avrebbe previsto anche la realizzazione di una stazione, con conseguente maggiore impatto ambientale.

«La nostra richiesta -dice il sindaco Roberto Toffoletto- è che l’intervento non venga fatto o che venga effettuato in altra sede, magari lungo il tracciato autostradale: il nostro territorio ha già dato. In alternativa si pensi ad interrare la linea».

Su un aspetto della delibera, la Lega nord di Renato Povelato, pur favorevole all’atto che dice no all’infrastruttura, ha espresso la propria contrarietà.

«Per quanto ci riguarda -dice Povelato- abbiamo voluto appoggiare la delibera per rendere più forte la posizione del Comune. Siamo però contrari ad un aspetto della stessa: se Terna dovesse andare avanti, la delibera chiede di poter trattare con tale ente e con la Regione. Noi non siamo d’accordo: la Regione può essere un interlocutore, Terna assolutamente no e una frase del genere sembra quasi lasciare una porta aperta all’intervento».

Intanto, a «spaccare» la maggioranza è stato un altro argomento: l’ordine del giorno per il referendum sull’indipendenza del Veneto. L’assessore Guerrino Silvestrini, infatti, ha votato contro il referendum, definendolo una bufala. «Non c’è nessun problema in maggioranza -dice il sindaco Roberto Toffoletto- A noi sembra giusto dare alla gente la possibilità di votare, Silvestrini, invece, non la pensa allo stesso modo. Tutto qui». Approvata in consiglio anche la realizzazione di una rotatoria fra via San Pio X e via Schiavonesca vecchia. In seguito ad un accordo con la ditta Bordignon la stessa cederà il terreno nei pressi dell’incrocio contenente un vecchio fabbricato che verrà abbattuto; in cambio ricaverà, in via Dei Gastaldoni, la cubatura corrispondente.

 

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