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«Oggi salvaguardare il territorio dalla cementificazione è un’esigenza primaria: ne sono più consapevoli i cittadini che i politici, ma ci arriveremo».

Domenico Fininguerra, mitico sindaco di Cassinette (Milano) tra il 2002 e il 2012 dove ha introdotto le prime iniziative cemento zero, sarà ospite questa sera a Pederobba della scuola di formazione politica «Ora amministra tu», promossa da Aria Nova e dall’Associazione Comuni Virtuosi (ore 20,45, municipio a Onigo).

Tra i promotori del movimento nazionale «Stop al consumo di territorio» Fininguerra torna nella Marca consapevole che in questo territorio le emergenze ambientali richiedono ancora molte energie:

«Il recente caso di Asolo, con un Pat espansivo e fuori dalla storia, le mille zone industriali richiedono nel Trevigiano un’azione comune e sempre più incisiva» spiega Fininguerra, che è tra i promotori anche del movimento «Salviamo il paesaggio».

«Dobbiamo semplicemente cambiare il modello di sviluppo finora perseguito – spiega l’esponente ambientalista -. Se fino a dieci anni fa a pronunciare alcune parole eri considerato un estremista ora sei accettato quasi come un guru. Ma molto resta da fare: nella consapevolezza degli amministratori, ancora troppo presi da oneri di urbanizzazione, patto di stabilità e miopia ; ma anche nell’apparato normativo. Ad Abbiategrasso, dove sono consigliere di opposizione, il Comune quest’anno ha dovuto restituire 500 mila euro di oneri di urbanizzazione per operazioni contrattate e mai decollate. Questo dimostra semplicemente che un’epoca è finita e dobbiamo aprirne un’altra. Dove il recupero dei volumi esistenti, la rottamazione dei fabbricati faccia parte di una programmazione amministrativa. Rispettosa del consumo di suolo, che non può più andare avanti».

La scuola di formazione politica «Ora amministra tu», ha visto finora la partecipazione di dell’eurodeputato Andrea Zanoni, del senatore Gianpietro Girotto e Marco Boschini dei Comuni Virtuosi, dell’assessore di Ponte nelle Alpi, Ezio Orzes.

(d.f.)

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Anche il battagliero don Miglioranza al summit con il presidente Muraro

La richiesta: stop alla variante urbanistica proposta dalla giunta Dussin

CASTELFRANCO. Ieri al Sant’Artemio di Treviso i rappresentanti del comitato «No Ecomostro» hanno incontrato il presidente della Provincia Leonardo Muraro sul tema della nuova area industriale in via Sile. Al summit erano presenti alcuni consiglieri comunali del gruppo Pd-lista Sartor (Sebastiano Sartoretto, Claudio Beltramello e Michele Baldassa) e don Claudio Miglioranza, prete castellano già schieratosi apertamente contro il progetto.

Muraro ha ascoltato le osservazioni mosse dai rappresentanti del Comitato in merito alla variante urbanistica voluta dalla maggioranza leghista. Ha spiegato quali sono le normative e le competenze della Provincia in materia urbanistica, in primis quella di verificare se i piani dei Comuni sono in regola con le pianificazioni provinciali e regionali.

«Abbiamo chiesto che la Provincia dia un’attenta valutazione sia sul piano della legittimità della variante», riferisce Sebastiano Sartoretto, capogruppo Pd-lista Sartor, «sia sull’opportunità di approvare la realizzazione di questa nuova area industriale. Crediamo sia in aperta contraddizione con i principi esposti nel Piano territoriale di coordinamento provinciale. Nel piano si dice che non devono essere realizzate nuove aree industriali, ma si deve recuperare l’esistente. La variante urbanistica in questione invece prevede la realizzazione di una nuova area industriale di dimensioni notevoli a ridosso del centro di Castelfranco».

L’area ha una superficie di 120 mila mq da destinare a zona industriale. La variante voluta dalla giunta Dussin prevede una cubatura notevole di nuova edificazione (oltre 700 mila mc).

Il Comitato ha esposto le proprie motivazioni a Muraro e ai dirigenti della Provincia. Il termine ultimo fissato per l’ente provinciale è il 7 dicembre. Entro questa data la Provincia dovrà dare un parere sulla variante. Ovviamente la richiesta del comitato è quella di bloccare il piano urbanistico. Sull’area era prevista la realizzazione di uno stabilimento industriale per la lavorazione della carta.

Daniele Quarello

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I tecnici dell’impresa che realizzerà Hill Montello hanno incontrato il sindaco

Il piano rispetta i canoni regionali, il primo stralcio sarà pronto per il 2014

MONTEBELLUNA – Sta andando avanti il progetto dell’Hill Montello, il centro commerciale previsto nel Parco delle Imprese, a ridosso del futuro casello di Montebelluna Est della Pedemontana Veneta. A realizzarlo sarà la Ca.Bi, ossia la società che vede assieme Carron e Biasuzzi. Che nulla si sia fermato come speravano invece i commercianti del centro storico, lo testimonia una recente visita che tecnici della Carron hanno fatto qualche giorno fa al sindaco Marzio Favero per discutere alcuni aspetti tecnici legati alla realizzazione del centro commerciale, come gli allacciamenti alla rete del gas e altre questioni legate alla operatività del complesso una volta costruito.

Le procedure per la realizzazione del nuovo centro commerciale non dipendono più dal comune di Montebelluna, ma dalla Regione, e a quanto pare i tecnici di Ca.Bi. al sindaco hanno detto che i loro progetti rispettano i parametri della nuova legge regionale sugli insediamenti commerciali. Quindi Hill Montello va avanti. Intanto per il primo stralcio, che comprenderà 23.240 metri quadri, e che secondo le previsioni iniziali avrebbe dovuto essere pronto per l’estate del 2014, è prevedibile qualche slittamento. Lì sono previsti 21 spazi commerciali: dal più vasto che è un ipermercato da 5mila metri quadri, a strutture più piccole come una libreria da 600 metri quadri, una parafarmacia da 250 metri quadri, negozi di abbigliamento che vanno da un massimo di 3mila metri quadri a spazi di poco più di 100 metri quadri. Sempre nel primo stralcio è previsto uno spazio per il bricolage di 5mila metri quadri. Sempre lì, nel lato lungo del nuovo centro commerciale sono previsti due ristoranti, un bar caffetteria e un bar gelateria. C’è poi il secondo stralcio, i cui tempi di realizzazione per ora non sono stati programmati. Ha una dimensione di 7760 metri quadri e occupa il lato corto della “L” (questa la forma di Hill Montello). Spazi più ridotti in questo secondo stralcio: lo spazio più vasto è costituito dai 2000 metri quadri di una struttura per hi fi e elettronica, anche lì sono previsti negozi di abbigliamento, uno di alimenti per animali e, in uno spazio separato, un ristorante da 500 metri quadri. Secondo i calcoli fatti da Ca.Bi., Hill Montello avrà una utenza di 51mila abitanti nello stretto circondario, ossia da dove è raggiungibile in 10 minuti, altri 81mila in un raggio distante al massimo 20 minuti di strada, ulteriori 260mila in un territorio da cui si può raggiungere Hill Montello al massimo in mezz’ora: in tutto un bacino quindi di oltre 393mila abitanti.

(e.f.)

 

 

PAESE – La Provincia stoppa la discarica Dal Zilio. La commissione ambiente del Sant’Artemio ha, all’unanimità, votato contro il progetto che prevedeva la trasformazione in discarica per rifiuti speciali non pericolosi dell’ex cava di ghiaia “Castagnole” a Paese.

L’impianto progettato avrebbe avuto capacità di deposito di 430.000 metri cubi di rifiuti, corrispondenti a circa 560.000 tonnellate, che sarebbero stati conferiti in 8 anni.

«Finalmente dopo tanti anni durante i quali il Gruppo Paeseambiente ha denunciato la situazione di Paese», spiega l’eurodeputato Andrea Zanoni, «la politica se n’è resa conto e all’unanimità ha riconosciuto che in questo territorio non si può autorizzare più nessun impianto che possa procurare altri danni all’ambiente. Il principio di precauzione in questo caso deve essere massimo: solo nel Comune di Paese ci sono ben 29 cave e 14 discariche, che già hanno messo in serio pericolo la salubrità della falda acquifera, il territorio e quindi la salute dei cittadini».

(f. cip.)

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NERVESA – L’Imu è troppo cara mentre l’edilizia è in crisi e alcuni vogliono che i loro terreni tornino agricoli.

Vi sono anche queste richieste tra le osservazioni al piano degli interventi del Comune di Nervesa, che dovrebbe essere adottato a primavera dopo l’approvazione prevista per fine anno.

Già a novembre del 2012 era sorto il caso di due anziani fratelli di Bavaria che vivono con la pensione sociale e che si erano trovati a pagare 1.800 euro di Imu per un campo di terra che usano per passeggiare al riparo dal traffico e la cui trasformazione in area edificabile è giunta senza loro richiesta. Ora però emergono anche altri casi.

«Dieci anni fa richieste del genere sarebbero state inimmaginabili» ha dichiarato pubblicamente il sindaco Fabio Vettori a margine della commissione urbanistica di giovedì 17 ottobre.

L’amministrazione comunale si impegna a risolvere il problema. «Riporteremo ad area agricola tutti i terreni per i quali ci sarà richiesto tranne casi particolari».

Gino Zangrando

 

Tribuna di Treviso – Panorama e H&M un giorno in coda.

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25

ott

2013

Inaugurato ieri a Villorba il nuovo parco commerciale

Migliaia di clienti e traffico in tilt per tutta la mattina

VILLORBA. Tutti in coda per H&M. L’apertura del nuovo negozio di abbigliamento e del centro commerciale targato Panorama ieri mattina ha mandato letteralmente in tilt la viabilità a nord di Treviso. “Merito” delle offerte praticate per l’inaugurazione, anche se secondo molti ciò non basta a giustificare l’afflusso di ieri mattina. Fin dalle 8.30 in via della Cartiera a Castrette è stata la paralisi. A bloccare il traffico non erano le auto degli operai dello stabilimento Benetton, ma quella di intere famiglie che si accalcavano per entrare al centro commerciale. C’è chi si è preso un giorno libero dal lavoro pur di non perdersi le offerte. Uno spettacolo che i lavoratori in coda per recarsi altrove hanno osservato non senza qualche imprecazione. La fila proseguiva fino al sottopasso della Postumia, coinvolgendo anche la tangenziale di Catena. Il nuovo centro commerciale dunque ha fatto boom. Frutto certamente dell’apertura del secondo negozio H&M in provincia (l’altro è al Conè), il più vicino alla città. Un afflusso che probabilmente anche i gestori dei negozi non si attendevano. La viabilità non ha tenuto, e c’è da augurarsi che il centro non faccia questi numeri ogni fine settimana, altrimenti si dovrà trovare una soluzione diversa. La rotonda costruita in via Della Cartiera proprio per il centro commerciale ieri ha rappresentato un ostacolo alla circolazione.

Il taglio del nastro è avvenuto alle 11, solo a quell’ora i clienti hanno potuto varcare la soglia del negozio H&M per acquistare magliette, giacche e pantaloni ai consueti prezzi bassissimi della marchio svedese. Ma già da due ore aveva aperto invece l’ipermercato. Nei giorni scorsi Panorama ha fatto un’azione pubblicitaria di massa, inviando tessere sconto ai clienti del vecchio iper di via Pacinotti e annunciando sconti su gran parte della merce. Per la maggiore sono andati i televisori, lcd da 32 pollici a 199 euro, la playstation a 139, il samsung Galaxy S4 a 489 euro invece di 699. Ma molte le offerte anche sugli alimentari.

Sconti che in qualche caso hanno fatto gola in un momento di crisi; difficile che la stessa motivazione sia alla base di chi si è messo in coda per spendere 500 euro per un cellulare. Ma con H&M e Panorama hanno aperto altri 21 negozi, di tutti i generi. Si va dai classici Tezenis e Calzedonia, fino a Io Bimbo, a Oro Fino, Bluvacanze, l’agenzia di viaggi che si è trasferita da via Pacinotti, e la parafarmacia.

Federico Cipolla

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Caos in consiglio comunale per il piano Paccagnella: la maggioranza dà l’ok ma Buffoni si astiene. Il Pd ricorre al Tar

CONEGLIANO – Caos lunedì sera in consiglio comunale sulle due varianti che hanno dato il via libera alla realizzazione di un ristorante ai piedi del Castello: l’opposizione ha abbandonato l’aula ritenendo illegittimi i procedimenti mentre la maggioranza si è spaccata con l’astensione su entrambi i punti di Marina Buffoni (Fratelli d’Italia). Alla fine l’approvazione è avvenuta comunque ma il Pd ha annunciato un ricorso al Tar.

Il clima, d’altra parte, si è presentato teso sin dall’ inizio della discussione subito sospesa in seguito alle perplessità sollevate dal consigliere del Pd Alessandro Bortoluzzi in merito alla non legittimità della procedura semplificata di adozione delle varianti, data la vicinanza tra l’area in questione e Villa Canello, soggetta a vincolo dei beni architettonici ed essa stessa inserita nell’area del Parco del Castello. L’osservazione ha costretto a un lungo stop dei lavori ripreso con il parere del dirigente che, basandosi su una direttiva Regionale, ha ritenuto non applicabili le limitazioni richieste dalle fila della minoranza. L’opposizione, ribadendo la sua tesi, ha deciso di lasciare vuoti i suoi banchi. Ad abbandonare l’aula sono stati Marcellino Giubilato, Paolo Giandon, Isabella Gianelloni e Alessandro Bortoluzzi per il Pd, Massimo Bellotto del M5S, Roberto Capelli capogruppo del Terzo Polo e Flavio Pavanello di Marca Civica. A decidere il destino dell’area sono stati i 12 consiglieri di maggioranza presenti all’assemblea, tutti favorevoli ad esclusione di Buffoni che ha deciso di astenersi. Il sindaco Floriano Zambon, da parte sua, ha affermato di volersi affidare al parere dei tecnici relativamente alla presunta illegittimità sollevata e ha rimarcato che il ristorante rientra in un accordo tra il Comune e l’imprenditore Adriano Paccagnella come parte del risarcimento per avergli negato (nel 1997) un permesso a costruire 5.800 metri cubi poco più in là, sempre alla base della collina del Castello. Il ristorante che sorgerà all’incrocio tra via Molmenti e via Croce (con annesso parcheggio tra i 500 e i 700 mq e spazi interrati di dimensioni non definite) è infatti solo una delle voci di una maxi-transazione da 1 milione e 550 mila euro che l’ente dovrà riconoscere per quel «niet» ad edificare. Un diritto che Paccagnella si è visto invece riconoscere 15 anni dopo, nel 2012, dal Tar che ha condannato il Comune a pagare un danno che secondo Paccagnella era calcolabile in 2 milioni e 700 mila euro. L’accordo ha portato ad abbassare la cifra a 1 milione e 550 mila euro tra contanti (620 mila euro) e rivalutazioni di proprietà e di permessi a costruire. Contro la realizzazione del locale continua a battersi il Comitato che in una nota ha fatto sapere che sono oltre 1200 i cittadini che hanno sottoscritto la petizione, lanciata alla fine del mese di luglio scorso.

Renza Zanin

 

FOLLINA. Dalla contrapposizione al confronto. Per prima tra le 15 amministrazioni dell’area del prosecco Docg, la giunta Tonin sceglie la via del dialogo con gli ambientalisti ed accetta la sfida di un percorso congiunto.

Comune di Follina e Wwf AltaMarca organizzeranno così un’assemblea pubblica per affrontare insieme il tema dei pesticidi, ma soprattutto per capire con i diretti interessati (gli agricoltori) quanto è realmente percorribile per i vigneti della pedemontana la prospettiva del biologico.

L’appuntamento è già fissato per venerdì 25 ottobre, alle 20.30, nell’auditorium San Giuseppe, con la presenza tra gli altri di Giacomo Toffol (pediatra), Giuseppe Morosin (apicoltore) e Ruggero Mazzilli (agronomo del bio-distretto del Chianti).

«Dai cittadini continuano ad arrivare richieste di informazioni e chiarimenti sui riflessi negativi dei trattamenti fitosanitari», spiega il vice sindaco Diego Dall’Antonia, «e pure noi amministratori vogliamo saperne di più per tutelare la salute pubblica e l’ambiente. Basta con le posizioni di parte, cerchiamo piuttosto una linea comune per usare meno prodotti chimici».

Un percorso non agevole ed immediato, ma che secondo Dall’Antonia permetterebbe di tutelare per primi proprio i viticoltori. «I regolamenti servono, ma la politica della repressione non porta da nessuna parte».

(g.z.)

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L’iper ha abbassato le serrande lunedì e riaprirà a Castrette

A rischio i trenta posti di lavoro di Grancasa e gli altri negozi

VILLORBA. Parco commerciale Willorba addio. Lunedì 7 ottobre il Panorama ha abbassato le serrande in via Pacinotti e le riaprirà il 24 ottobre a Castrette in via della Cartiera. Da due giorni lo scenario del parcheggio deserto lascia sconsolati; in primis chi ancora ci lavora, ma anche gli amministratori locali e i cittadini. I problemi che ora si pongono sono principalmente due: come salvaguardare l’occupazione di chi ancora lavora nel parco commerciale, e cosa fare di un’area che progressivamente sarà inevitabilmente abbandonata. I primi a rischiare sono i 30 lavoratori di Grancasa. La proprietà ha già annunciato un piano di ristrutturazione, ma in che cosa consista ancora non si sa. Si va dalla chiusura alla riduzione del personale. I lavoratori si sono detti disponibili anche a firmare un contratto di solidarietà purché nessuno venga licenziato. Ma che Grancasa possa restare a lungo nel parco commerciale non sembra realistico. I conti con l’addio dell’unico punto vendita che faceva da traino dovranno farli anche Pittarello, la catena del made in China Ina Market, e gli altri negozi di dimensioni minori. Molto dipenderà dalla strategia che si sceglierà per quell’area, sempre che ci siano delle idee per via Pacinotti.

Le opzioni sono tre: rilanciarla, dimenticarla o riqualificarla. Il sindaco Marco Serena ha lanciato un’idea ambiziosa, che in molti non hanno esitato a definire irrealizzabile. Il progetto consisterebbe nel trasferimento di tutte le attività dell’area commerciale a Castrette, nell’area tra lo stabilimento Maber e il confine con Spresiano, demolendo in via Pacinotti i capannoni e i parcheggi vuoti per lasciare spazio ad un parco. Un progetto che potrebbe stare in piedi solo con un intervento di capitali privati, e con una serie di agevolazioni fiscali. Le premesse non ci sono. Anche l’ipotesi del rilancio purtroppo ha una zavorra pesantissima, ovvero il fatto che quel parco commerciale non è mai riuscito a decollare veramente. Resta la terza opzione: che venga lasciato a sè stesso. Intanto tra il 24 ottobre ci sarà l’inaugurazione del nuovo Panorama a Castrette, dietro agli stabilimenti della Benetton. Nello stabile ci sarà anche una galleria commerciale da 22 negozi, tra cui dovrebbe entrare H&M, il secondo punto vendita in provincia dopo quello al Konè di Conegliano.

Federico Cipolla

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L’abbraccio di più di tremila persone, poi lo spettacolo con il musicista Brunello: «Si è perso il senso della tragedia»

Non sono qui contro nessuno ma non posso perdonare di essere stato costretto a rimanere lontano dalla mia città per così tanto tempo

«Nel 1999 un sindaco che non è mai andato a teatro ha deciso di venderlo al miglior offerente. Noi per protestare ci siamo messi in mutande. Per quel nostro gesto, io e Brunello siamo stati messi al bando da questa città. Esiliati. Siamo stati banditi fino al 10 giugno del 2013», quando a vincere le elezioni comunali è stato il centrosinistra con Manildo. E Paolini strappa l’applauso più grande.

Ma, a fine spettacolo, si congeda così: «Io non sono qui contro nessuno: quello che non posso perdonare è esser stato costretto a rimaner lontano dalla mia città e dai miei concittadini per tutto questo tempo».

Marco Paolini, commosso, raccoglie l’abbraccio di piazza dei Signori, più di tremila sono accorsi per lo spettacolo «Scusate il ritardo», l’atteso ritorno di Paolini e Brunello a Treviso dopo la clamorosa protesta dell’aprile del 1999, quando si misero in mutande insieme agli orchestrali del Teatro Comunale, destinato alla chiusura.

E ieri sera Paolini, con eleganza, non ha lanciato invettive: ha solo fatto la cronaca di quel giorno di primavera del 1999. Ma ha assestato uno schiaffo ai due protagonisti della chiusura del teatro: l’allora sindaco Gentilini e il presidente di Fondazione Cassamarca De Poli che, dopo aver restaurato il Comunale ne è diventato il padrone assoluto.

Un Paolini ispirato, un Mario Brunello esaltante al violoncello, introdotti da un pezzo recitato da Mirko Artuso sul pericolo mortale dei mone che, alla fine, ha fatto dire a Paolini «Chissà perché tanto parlare di mone…», un’allusione che molti hanno rivolto a un preciso bersaglio. Poi Artuso si è congedato con l’incipit di Libera Nos a Malo di Meneghello.

Una piazza stracolma: prima dello spettacolo Paolini ha spostato, da solo, le transenne per liberare altri spazi. L’attore, dopo un abbraccio con il sindaco Manildo, ha ripercorso le esperienze teatrali giovanili, i tempi dell’ex Linea 10 e la disavventura dell’attore del Living Theatre arrestato perché beccato a fare all’uncinetto, all’hotel Treviso, in minigonna e tacchi. Erano i tempi di Mazzarolli.

Ecco: Paolini non cita mai Gentilini ma omaggia Antonio Mazzarolli, vecchio sindaco Dc «con cui litigavo continuamente» ma che «di cultura ne capiva».

Un recital che strappa applausi e risate, che commuove e viaggia sulle ali della poesia e letteratura veneta, da Meneghello a Zanzotto. Tra il pubblico moltissimi giovani e uno spettatore illustre come Luciano Benetton, che dice di esserci «solo perché conosco da tempo Marco»: nessun accenno alla svolta politica rappresentata da Manildo a Ca’ Sugana, ma la presenza di Benetton lì in piazza (è seduto a fianco dell’ex sindaco Gagliardi, oggi a capo di Teatri spa…), politicamente, pesa come un macigno sul ventennio gentiliniano.

Gente a fiumi, in piazza, già un’ora prima dell’inizio del recital: alle 20.30 c’è il tutto esaurito per gli 850 posti a sedere e così la gente si siede per terra, sulla scalinate dei Trecento, resta in piedi nei vicoli. Una marea umana ad ascoltare com’era la Treviso degli anni Settanta, con Paolini a dissertare sulla musica di Verdi e il suo peso culturale perché popolare: «La forza di Verdi era di parlare anche a chi a teatro non ci poteva andare. Rendeva grandi le storie di zingare, prostitute, gobbi. Chiunque le sentiva si sentiva meno sfigato di loro».

Quindi l’affondo: «Abbiamo perso il senso della tragedia, pensiamo sia una cosa dei greci. Invece no, non esiste solo la commedia all’italiana. Esiste la tragedia e se ce lo ricordassimo forse non ci dimenticheremmo di chi sta peggio, degli ultimi, non li lasceremmo indietro».

E alla fine la stoccata: Paolini ringrazia i giovani «che vogliono cambiare le cose che non vanno», come i ragazzi che hanno occupato l’ex Telecom, il collettivo Ztl. A fine spettacolo il trevigiano Paolini, tra i fiori lanciati dal pubblico, abbraccia la maglia della Tarvisium rugby. Un’epoca è terminata in città. Un’altra è iniziata.

Alessandro Zago

 

«Dopo vent’anni di oscurantismo oggi la città rinasce»

La gente: «Genty voleva sculacciarlo? Ha perso, si rassegni» E c’è chi si augura che ritorni l’entusiasmo di un tempo

Quattordici anni di attesa sono tanti. Quasi nessuno ha voluto perdersi la fine dell’esilio forzato di Paolini. Addirittura alle 18 sono arrivate le prime persone per prendersi i posti nelle prime file. Puntuale, alle 20.30, il primo applauso per richiamare l’attore sul palco. Ma non ci vuole tanto, giusto due minuti e Paolini e Brunello salgono facendo quasi da scorta a Giovanni Manildo, il sindaco che ha riaperto loro la porta della città. C’è chi si è portato da casa le sedie per paura di non trovare posto, in molti hanno portato fiori, come l’attore aveva richiesto per dare un segno di nuova vitalità. Fiori di campo, gialli, rossi, di tutto. Anche i topinambur che Paolini cita poco dopo in ricordo del poeta Zanzotto: «Erano i suoi fiori».

Non manca un incidente di percorso iniziale, tipico per una città che si sente sempre molto piccola. Il volume è troppo basso. Dalla loggia dei trecento e da piazzetta Aldo moro urlano: «Volume». Ma poco cambia. Ci riprovano, «Volume». Paolini dal palco «In fondo non si sente?»; «No», «E allora perché rispondi?». Lì si chiude la polemica. In futuro si farà meglio anche su questo. Ma pochi minuti prima dell’inizio dello spettacolo, tra chi ascolta, il coro è uno solo: «Era ora». «E’ quello di cui c’è bisogno in città», sostiene tra il pubblico Alessandra Gava, «un po’ di cultura. Bisogna riportarla nelle piazze, non chiuderla solo nei teatri dove bisogna pagare il biglietto. Dopo vent’anni di oscurantismo ci voleva un appuntamento così».

Quasi tutti hanno letto quello che ha detto lo sceriffo Gentilini su Paolini. Quel «meritava di essere sculacciato» pronunciato in consiglio comunale, dall’ex vicesindaco, che ieri strideva in una piazza gremita. Quasi nessuno dei commenti alle quelle parole si possono riportare. «Ogni tanto vuole sentirsi ancora lo Sceriffo, nonostante abbia perso. Si rassegni», è il commento più gentile. D’altra parte in piazza c’è quella parte di Treviso, che nel salotto della città per gli eventi culturali non ci veniva più da anni. «Mi chiamo Benito, ma è un nome triste. Speriamo che ora cambi tutto, a partire dalla cultura», è la speranza di Benito Esci. «Speriamo sia di buon auspicio per il futuro. Le cose devono cambiare a Treviso e da qui si può partire», afferma Vanda. Si respira l’aria della rinascita in questa piazza affollata da oltre tremila persone. Una piazza che non si vedeva da tempo. È lo stesso entusiasmo che altre due volte, negli ultimi mesi, ha vissuto quella stessa parte della città: il giorno della vittoria di Manildo. E poi c’è stato il primo consiglio comunale aperto dal concerto in piazza della Filarmonia veneta. Quel giorno, però, nessuno è rimasto in mutande, com’era successo 14 anni fa quando dovettero protestare per la chiusura del teatro Comunale. E anche ieri, Marco Paolini, la cintura dei pantaloni l’ha tenuta ben stretta.

Federico Cipolla

 

REAZIONI CONTRASTANTI

«Al posto della sagretta torna la cultura». «No, è di parte»

«Il ritorno di Paolini e Brunello in Piazza dei Signori è altamente simbolico: al posto della giostra da sagretta, la cultura». L’architetto Ciro Perusini, storico esponente della politica di Treviso, accoglie così lo spettacolo «Scusate il ritardo»: con gioia, allegria, senso di liberazione. E dello stesso avviso è l’architetto Tobia Scarpa: «Paolini è un grande artista, un raccontatore sublime di storie dimenticate della nostra cultura. Eppure qualche ignorante non sa nemmeno chi sia. Si vada a documentare. Speriamo che questo evento rappresenti un voltare pagina per la città». Abdallah Khezraji, rappresentante delle comunità marocchina a Treviso: «L’aria con Manildo a Ca’ Sugana è già cambiata. In un certo senso è anche più noioso, senza Gentilini in municipio. A parte le battute, qualche tempo fa noi immigrati, ma anche gli artisti, eravamo dei confinati. Ora è il contrario. Viva Paolini». Ma c’è anche chi, come il musicista Ricky Bizzarro, non vuole affibbiare un profilo politico all’evento di Piazza dei Signori: «Da artista e fan di Paolini e Brunello, dico che è un bellissimo appuntamento, ma non deve essere vissuto come una “svolta”. La cultura ha continuato ad esserci, a Treviso, anche nel ventennio gentiliniano: io, Artuso e Mora le nostre cose, anche in piazza, le abbiamo sempre potute fare: Treviso Manifesta, Librovagando. Insomma, anche con la Lega e il Pdl c’erano gli spazi per fare cultura. E quindi godiamoci Paolini e Brunello per il loro alto valore artistico. E stop». Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso: «Manildo ha detto di aver invitato Paolini non in segno polemico con le passate giunte leghiste di Treviso, e io voglio credergli. Ma, certo, Paolini è un artista schierato, che fa politica. Vuol dire che vedremo passare per Treviso solo un certo tipo di artisti. Però ricordo a lor signori che la Lega ha sempre finanziato alla grande la cultura e cito solo Rete Eventi Cultura, si guardino il programma». Bepi Covre, il brillante eretico del Carroccio: «Ci sono stati errori da ambo le parti: Gentilini a suo tempo tirò dritto sul Comunale, oggi Paolini si toglie qualche sassolino dalla scarpa in quanto si ritiene fautore della cultura vera… Che siano crode o sassolini, così è la vita. Detto questo, ritengo Brunello e Paolini due grandi artisti.Viva l’arte». Petra De Zanet, battagliera esponente della Lista Gentilini: «A parte il fatto che a me personalmente Paolini non interessa per niente, devo dire con amarezza che tutta questa faccenda ha un chiaro taglio politico, un tentativo di dire che le giunte leghiste avevano eliminato la cultura dalla città. Ma è una balla colossale». Berto Zandigiacomi, di Italia Nostra: «Sono a Barcellona e mi spiace moltissimo perdere lo spettacolo. È un momento importante, perché certifica che oggi a Treviso si può respirare un po’ più di prima». Vittorio Zanini, ex assessore Pdl alla Cultura di Ca’ Sugana, defenestrato dal Carroccio: «Mi fa piacere tornino in città Paolini e Brunello. Però prima di Manildo non c’erano ostracismi di sorta verso la cultura: nel 2011, il sottoscritto, da assessore e amante del rugby, premiò ai Trecento proprio Paolini con il “Genius loci”. Lui venne in città e fu molto felice. Altro che ostracismo. Scusate il ritardo? Non c’è stato alcun ritardo, per questo non accetto la provocazione di Manildo».

 

Anche Benetton fa la standing ovation «Si sente una forte richiesta di cultura»

«Davvero una bella serata, due artisti trevigiani che sono un esempio in tutto il mondo». Un po’ a sorpresa, anche Luciano Benetton (nella foto fra il pubblico) ha voluto partecipare alla serata del grande ritorno di Marco Paolini. «Tanta gente, un gran successo», ha detto Benetton, «la presenza di tutta queste persone è la dimostrazione che in città c’è una forte richiesta di cultura». Un “esperimento” sicuramente da ripetere, secondo il patron degli United Colors. Con questa formula (gratuita) o con altre. «È sicuramente un buon inizio», ha sottolineato Luciano Benetton, «questi spettacoli sono molto vendibili». Benetton era seduto in seconda fila, è arrivato a spettacolo appena iniziato. Visibilmente soddisfatto dello show, ha applaudito è si è alzato per tutte le standing ovation. (f.c.)

 

De Poli lapidario: «Io non parlo di Paolini»

Nel 1999 s’infuriò per la protesta in piazza

«Io non parlo di Marco Paolini». Era sprezzante ai tempi della protesta in mutande – anno 1999 – di Paolini, Brunello e orchestra del Comunale in piazza dei Signori. Lo è anche oggi, trincerandosi dietro un pesante «no comment». Il presidente di Fondazione Cassamarca Dino De Poli (foto d’archivio) liquida così il ritorno dell’attore in città, in una piazza dei Signori gremita, tra applausi e risate. De Poli, con l’ex sindaco Gentilini, 14 anni fa chiuse il Teatro Comunale, con conseguente licenziamento di personale e musicisti. Poi partì il grande restauro, prima ancora l’orchestra trovò un rilancio. Però i rapporti si ruppero, se mai erano nati, tra De Poli e Paolini. Un De Poli che accolse con freddezza la rabbia e la disperazione della gente del Comunale, 14 anni fa. (a.z.)

 

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