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LA BATTAGLIA

SALGAREDA. Rimane alta tra la cittadinanza l’attenzione contro il progetto dell’Interconnector Italia Slovenia che la società Terna intende portare avanti. Il sindaco Vito Messina ha già fissato un incontro con l’assessore regionale ai Lavori Pubblici e all’Energia Massimo Giorgetti per discutere la delicata questione.

La settimana scorsa durante il consiglio comunale straordinario convocato per illustrare la situazione, il consigliere di minoranza Michele Coiro aveva chiesto a gran voce che il Comune invitasse il presidente del Veneto Luca Zaia a venire a vedere personalmente la zona agricola da 90mila mq da sacrificare alla Terna.

La Regione è l’unico ente, oltre ai due ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, che ha il potere di fare qualcosa di concreto per bloccare il progetto, mentre il Comune potrà inviare solo un parere e partecipare alla Conferenza dei servizi.

«Zaia vieni a vedere di cosa stiamo parlando», aveva detto Coiro, «Il nostro presidente regionale è trevigiano e si dichiara molto sensibile a questo tipo di tematiche».

 

(c. st.)

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CASALE – L’amministrazione Giuliato gioca la carta del ricorso al Tar per bloccare la discarica Coveri di via delle Grazie. Il progetto finisce dunque ancora una volta al centro di una battaglia giudiziaria.

«Il Comune ha deciso di promuovere un ricorso al Tar del Veneto contro i provvedimenti con cui la Regione ha espresso parere favorevole di compatibilità ambientale, di approvazione e autorizzazione del progetto e di autorizzazione integrata ambientale»,

spiega l’assessore all’Ambiente Massimo Da Ros.

«Sebbene manchi ancora la delibera di giunta regionale, questi provvedimenti si manifestano già lesivi per gli interessi del Comune e della cittadinanza e meritano pertanto di essere sottoposti al vaglio del tribunale amministrativo».

Per la difesa, il Comune di Casale si è affidato all’avvocato Antonio Pavan di Treviso. A breve dovrebbe essere fissata l’udienza per la discussione dell’istanza di sospensiva che è stata formulata con il ricorso. A fine aprile, dopo che la commissione regionale di Valutazione di impatto ambientale aveva dato parere favorevole al progetto di discarica, il sindaco Giuliato aveva annunciato di voler andare al Tar. Ora i tempi sono maturi per il ricorso alla giustizia amministrativa. Anche il comitato di cittadini “Civiltà Sostenibile” ha annunciato di voler presentare un ricorso al Tar. Servono però soldi per l’incarico legale, ed è così che il comitato sta promuovendo una colletta. Chi vuole contribuire può contattare “Civiltà Sostenibile” via mail o Facebook. E intanto la discarica diventa terreno di scontro politico. Patrizia Bisinella, senatrice della Lega che ha presentato il 28 maggio una interrogazione parlamentare assieme al collega Franco Conte (Pdl), punta il dito contro Ermete Realacci (Pd), presidente della Commissione Ambiente della Camera e firmatario di una altra interrogazione.

«C’è chi cavalca le questioni per tornaconto personale e che si dà da fare per risolvere i problemi. Siamo felici di appartenere a questa seconda categoria di persone»,

dice l’onorevole Bisinella.

«Il presidente onorario di Legambiente la pensa come noi? Bene, con noi e insieme al senatore Conte, prema sul Ministro Orlando perché sia garantita la salvaguardia del diritto alla salute e la tutela dell’ambiente».

Rubina Bon

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Tribuna di Treviso – Toscani e il Pat su Radio Radicale

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

lug

2013

ASOLO. Anche Oliviero Toscani accende i riflettori sul Piano di assetto del territorio di Asolo. Il popolare fotografo e creativo ha deciso di dedicare la trasmissione «Fatto in Italia», condotta insieme a Nicolas Ballario su Radio Radicale, al contestato strumento urbanistico di Asolo. Alla trasmissione, che andrà in onda oggi alle 13,30 su Radio Radicale (Mhz 105,50) parteciperanno il giornalista Gian Antonio Stella, il vicesindaco Federico Dussin e il capogruppo di «Insieme per Asolo», Daniele Ferrazza, autore dell’appello In difesa di Asolo, 2013.

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il caso – Folla a Salgareda contro il progetto, chiesto un consiglio a Ponte

SALGAREDA. «Fermate la centrale elettrica». È questo l’annuncio partito ieri dai banchi della minoranza durante il consiglio comunale straordinario convocato dal sindaco Vito Messina per contrastare sul nascere il progetto della società Terna per la realizzazione del nuovo Interconnector Italia-Slovenia in corrente continua di 1000 MW. Un progetto mastodontico, con la realizzazione nella campagna di Salgareda di un capannone di 160 metri di lunghezza per 100 metri di larghezza e alto 23 metri, che avrà un impatto devastante sull’ambiente. Il sindaco Vito Messina, illustrando il progetto al folto pubblico presente al consiglio, ha commentato amareggiato:

«A livello comunale stiamo tanto attenti prima di far installare un gazebo o un box auto nei giardini e poi vogliono calarci dall’alto un progetto del genere che sarà devastante per il nostro territorio a vocazione agricola».

Il sindaco ha spiegato che la decisione finale sull’esecuzione del progetto della Terna sarà presa di concerto tra i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente sentita la Regione. I Comuni interessati potranno esprimere soltanto dei pareri e partecipare alla relativa Conferenza dei servizi. Dai banchi della minoranza il consigliere Davide Zanchetta ha affermato:

«Dato che in pratica a poter dire qualcosa sulla realizzazione del progetto sarà la Regione e abbiamo un presidente trevigiano che si dichiara sensibile alle tematiche ambientali e del territorio, chiediamogli che venga a vedere di persona di cosa si discute. Diciamo a Zaia che venga a vedere personalmente l’area che sarà coinvolta nel progetto».

Si tratterebbe di 90mila mq di terreno agricolo che andrebbe sacrificato, senza considerare i livelli dei campi elettrici e magnetici, oltre al rumore, che la nuova opera potrebbe causare. Ma anche Ponte di Piave non ci sta:

«Chiederemo al sindaco Zanchetta la convocazione di un consiglio straordinario sul tema», annuncia il capogruppo dell’opposizione Mirco Lorenzon, «la centrale sarebbe a pochi metri dal nostro territorio, con un impatto devastante».

Claudia Stefani

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Tribuna di Treviso – Striscioni in latino, mistero a Barcon

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

2

lug

2013

 

Sono apparsi sabato notte. Scritte sataniche, una burla, minacce al prete: il paese si interroga e i carabinieri indagano.

VEDELAGO – Buio, nessuno in giro se non gli autori degli striscioni stesi furtivamente a Barcon nella notte tra sabato e domenica e il giorno dopo tutto il paese a interrogarsi su quelle scritte in un latino “addomesticato”, stese in bella grafia sui drappi bianchi appesi sulle mura della barchessa di villa Pola e sul sottopasso che collega la frazione con il capoluogo. Quale il significato di quei messaggi, chi il destinatario, chi il mittente? Per ora un mistero.

Siamo a Barcon, paese al centro da un paio d’anni di un duro scontro tra favorevoli e contrari all’insediamento in via Terza Armata di un maxi polo agroindustriale. Scontato il collegamento tra il raid notturno e la battaglia ambientalista, archiviata dalla la Regione che nei giorni scorsi ha ufficializzato la cancellazione definitiva dell’accordo di programma alla base dell’operazione. Ma i messaggi, affidati a un latino improbabile, sono criptici e si prestano a svariate interpretazioni. C’è chi li vede come l’espressione della contrarietà all’operato della giunta di Cristina Andretta, che ha brindato alla fine dell’incubo Barcon. Chi li legge come un plauso all’archiviazione di maxi macello, cartiera e casello previsti a nord di via Terza Armata. Chi si lancia nella spericolata tesi di un raid satanista.

«Nella vicina Fanzolo», si narra a Barcon, «nel mese di luglio per tradizione si riunisce una setta inneggiante al dio delle tenebre per compiere i suoi riti di inizio estate». I più disincatati – tra questi c’è l’ex sindaco Paolo Quaggiotto – li risolvono con una “ragazzata”. «Macchè riti, macchè battaglie ambientaliste», minimizza Quaggiotto, «Il mio latino si ferma a quello imparato sui banchi di terza media, ma siano davanti a una burla. Qualcuno si sta divertendo». Alla faccia di tutti. Il simbolo, steso dal sottopasso, ricorda il linguaggio massonico. O anche, più prosaicamente, quello usato in un gioco della playstation: “Assasin’s Creed”.

Antonietta Vettoretto, la pasionaria del comitato favorevole all’insediamento, si è imbattuta sugli striscioni all’alba di domenica andando al lavoro. «Hanno una bella grafica», ammette, «ma non riesco a interpretarli. Per me, una ragazzata».

Indecifrabili anche per Ermes Dondoni, a lungo portavoce del comitato contro macello e cartiera. Qualcuno ipotizza un riferimento all’ex parroco don Eugenio Caron (sarebbe lui quel “Caronium”?).

Ieri mattina gli striscioni sono stati rimossi dalla polizia locale che indaga con i carabinieri. Il sindaco Cristina Andretta: «Non entro nel merito della vicenda. Lascio alle forze dell’ordine definirne i contorni. Ritengo si tratti di un’iniziativa di matrice goliardica, che non esito a definire sgradevole in quanto può destare preoccupazione nei cittadini».

Alessia De Marchi

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Salgareda, il sindaco convoca un consiglio straordinario contro il progetto elaborato da Terna

SALGAREDA. L’amministrazione comunale si schiera contro il nuovo progetto dell’Interconnector Italia-Slovenia della società Terna e la conseguente devastazione del suo territorio. Il sindaco Vito Messina ha convocato un consiglio straordinario a cui invita caldamente i cittadini a partecipare per giovedì alle 21 nella in municipio.

«La nuova struttura interessa un’area di vaste proporzioni, oltre 90mila mq», spiega Messina nel documento diffuso, «e avrà un impatto ambientale notevole, per non dire altro. Fra l’altro verrà costruito un fabbricato di circa 160 metri di lunghezza, 100 metri di larghezza e 23 metri di altezza. L’aver permesso o subìto, alcuni decenni fa, una stazione elettrica, non significa nel tempo continuare a saccheggiare e deturpare il nostro territorio a vocazione agricola e gelosamente preservato dalla cementificazione. È stato avviato dalla Terna il procedimento degli espropri, non si può pensare di indennizzare i proprietari dei luoghi senza pensare ai danni irreversibili che subiscono le case e i terreni circostanti e tutta la comunità di Salgareda».

L’amministrazione Messina dà già battaglia.

«I danni ambientali di adesso rimarranno per sempre», continua il sindaco, «Contestiamo, inoltre, la procedura: non si può trasmettere il progetto della realizzazione di una nuova stazione elettrica a cose fatte; rimane ormai una partecipazione alla conferenza dei servizi o esprimere un parere dai dubbi risultati».

Terna intende realizzare un Interconnector Italia-Slovenia in corrente continua di 1000 MW, che va dalla stazione elettrica di Salgareda fino al limite delle acque territoriali. L’intervento consta nella realizzazione in corrente continua di due linee di polo in cavo interrato; di una linea di ritorno metallica costituita da due cavi in media tensione; e di una nuova stazione di conversione alternata/continua nella campagna di Salgareda.

Claudia Stefani

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ASOLO – Italia Nostra scrive al ministro Bray per bloccare il Pat:

«Ci aiuti a salvare uno dei borghi più belli d’Italia».

La mobilitazione continua con la raccolta firme che arriva a quota 500. Quello di Italia Nostra è un appello a tutti quelli che hanno a cuore Asolo. Un appello contro il nuovo piano di assetto del territorio che la giunta Baldisser intende adottare.

«La sezione di Asolo di Italia Nostra lancia un appello a livello nazionale e internazionale affinché uno dei luoghi più apprezzati dai turisti per la bellezza e la sua cultura non venga distrutto dall’ennesima “speculazione immobiliare”».

Dopo aver incontrato il sindaco ed «aver ricevuto risposte molto vaghe», nei giorni scorsi ha raccolto e depositato al comune 496 firme contro il piano. Oltre che al ministro dei beni culturali ha anche inviato una lettera al governatore del Veneto, Luca Zaia, al presidente della Provincia Leonardo Muraro, alla Soprintendenza di Venezia e ovviamente al sindaco Baldisser. La risposta? «A oggi non è ancora arrivata». (v.m.)

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Menarè, il comitato dei cittadini scrive al sindaco: no all’edificazione selvaggia

«Se le vere finalità non sono le opere pubbliche, Zambon dovrebbe unirsi a noi»

CONEGLIANO  – Centro commerciale sul Menarè: deciderà il Consiglio di Stato. Il comitato di cittadini che dal 2004 combatte per scongiurare l’edificazione della nuova struttura sta pensando di ricorrere all’ultimo organo di giudizio, dopo la bocciatura del ricorso da parte del Tar. In quattro, ieri, hanno scritto al sindaco di Conegliano, Floriano Zambon, annunciando l’intenzione di proseguire nella battaglia legale, e chiedendo al primo cittadino come mai la diffida alla ditta Tonon, perché inizi le opere di “pubblica utilità” tra Conegliano, Colle Umberto e Vittorio, sia arrivata con un ritardo di oltre due anni.

«A questo punto è evidente che le opere di pubblica utilità non erano primarie rispetto al centro commerciale»,

spiega Angelo Zanin, uno dei ricorrenti,

«bensì funzionali allo stesso. Si è visto infatti che, finché quest’ultimo è rimasto in sospeso a causa delle vertenze legali, nemmeno le opere sono state fatte».

I firmatari della lettera al sindaco, tre cittadini di Conegliano e uno di Colle Umberto, vedrebbero di buon occhio la messa in sicurezza dell’incrocio del Menarè, l’isola pedonale, la nuova rotatoria e i nuovi punti luce: opere, però, che non devono essere completate solo in funzione del futuro centro commerciale. Quei lavori, infatti, costituivano gli elementi portanti dell’accordo di programma sottoscritto dai tre Comuni, Provincia e Regione, e la condizione primaria per poterlo applicare.

«Ora siamo ad una svolta», scrivono i cittadini, «e stiamo per decidere se ricorrere al Consiglio di Stato contro l’ultima sentenza del Tar, opposta rispetto alle sentenze precedenti a noi favorevoli. Se veramente il sindaco si è redento sulla via di Damasco, prendendo atto che le vere finalità di quell’accordo di programma non sono le opere pubbliche, ma la realizzazione del centro commerciale, perché non si unisce a noi dandoci una mano per ricorrere contro quell’accordo?».

Insomma, prima le strade o i negozi? Per il comitato, la scelta non si pone, e anche il sindaco deve schierarsi apertamente a favore delle prime. Non si tratterebbe, peraltro, solo di un nuovo centro commerciale: l’area dell’ex Istituto professionale per l’Agricoltura sarebbe coperta da circa dieci ettari di cemento, comprendenti un hotel e un impianto di distribuzione carburanti. A sostenere la battaglia del comitato c’è anche il Movimento Cinque Stelle di Vittorio Veneto, che si augura una sentenza come quella per il traforo di Sant’Augusta, bocciato dal Consiglio di Stato.

Andrea De Polo

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Tribuna di Treviso – Rotocart ora punta su Castelfranco

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28

giu

2013

VEDELAGO. Il progetto Barcon si chiude. La Rotocart spa, azienda di Piombino Dese proponente la realizzazione della cartiera, punta ora su Castelfranco. Nei giorni scorsi tuttavia a Vedelago si rincorrevano le voci sulla possibilità che i proponenti intendessero riproporre sotto altra veste il progetto di Barcon tramite una progettazione per stralci più piccoli. Su questo è netta la smentita da parte della giunta Andretta. «Al momento non è pervenuta alcuna richiesta di questo tipo», precisa il sindaco Cristina Andretta, «nè in via ufficiale nè in via ufficiosa. Per noi il progetto Barcon è cosa chiusa». Per ora dunque nessuna ipotesi di riproposizione del progetto di Barcon. La Rotocart del’imprenditore Gelain guarda a Castelfranco, dove la maggioranza leghista intende rimettere all’asta l’area tra via Sile e via Lovara, su cui appunto potrebbe sorgere la cartiera. Il progetto di Barcon aveva ottenuto il sostegno dell’ex primo cittadino Paolo Quaggiotto, trovando al tempo stesso l’opposizione del Comitato Spontaneo Barcon Viva sorto proprio per bloccare il progetto. Furono raccolte oltre 6 mila firme contro il mega insediamento agro industriale, presentate in Comune, Provincia e Regione. Contro il progetto si schierarono anche le associazioni di categoria della piccola e media impresa, le rappresentanze sindacali e diverse associazioni ambientaliste e di tutela paesaggistica. (d.q.)

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Tribuna di Treviso – Barcon, la Regione archivia il progetto

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28

giu

2013

 

Ufficializzato lo stop al polo agroindustriale che ha spaccato la giunta Quaggiotto.

Il sindaco Andretta: non c’erano benefici.

VEDELAGO. La Regione chiude la procedura riguardante l’area industriale di Barcon. Dopo quasi 4 anni cala il sipario sulla vicenda. Ieri è arrivata in municipio a Vedelago la risposta della Regione sulla questione. Il sindaco Cristina Andretta, all’indomani dell’elezione, aveva spedito una raccomandata in Regione chiedendo l’archiviazione dell’accordo di programma riguardante la riqualificazione dell’area pedemontana tra Castelfranco e Montebelluna. Nella lettera di risposta dalla direzione urbanistica e paesaggio della Regione Veneto si accoglie la domanda di Andretta.

«Si conferma la vostra richiesta di archiviazione di chiusura di ogni procedimento avviato per la formalizzazione dell’accordo di programma, essendo venuto meno il vostro interesse»,

recita la lettera siglata dal dirigente vicario Bruno Berto.

«Dopo meno di quattro settimane», spiega il sindaco Andretta, «la Regione Veneto ci ha risposto comunicandoci l’archiviazione del caso di Barcon. Siamo soddisfatti perché siamo riusciti a gestire la vicenda in meno di un mese. Questo significa innanzitutto che il dialogo con la Regione c’è».

La vicenda Barcon aveva fatto molto discutere lo scorso anno. Un insediamento agroindustriale di enormi dimensioni. Avrebbe potuto arrivare a occupare fino a 800mila metri quadri di territorio dove si sarebbero dovuti realizzare un macello e una cartiera. Sul progetto la giunta guidata dall’allora sindaco Paolo Quaggiotto si è spaccata. Quando il progetto arrivò in consiglio comunale votarono contro sia Cristina Andretta, all’epoca assessore all’urbanistica, sia Marco Perin che era vicesindaco. Il progetto venne bocciato anche da Stefano Beltrame, al tempo consigliere comunale del gruppo di opposizione Primavera Civica, da tutti gli altri consiglieri d’opposizione e anche da Renzo Franco, al tempo assessore alla sicurezza, e dall’indipendente Walter Santin e dal consigliere di maggioranza Daniele Volpato.

«I cittadini di Vedelago», spiega Andretta, «non volevano quest’opera. Andando a studiarci bene le carte è emerso chiaramente come il beneficio pubblico fosse venuto a mancare. Non c’era alcuna garanzia sia sugli aspetti occupazionali che di tutela e sviluppo del territorio. Da qui una lunga, sofferta e ponderata valutazione ci ha portato a dire no tanto allora quanto oggi. Questa scelta è stata rimarcata e completata. Chiudere il progetto Barcon è stato il mio primo atto come sindaco».

L’accordo di programma era stato presentato per la prima volta nel 2009. Venne più volte rivisto e rivisitato, dal progetto iniziale venne eliminato il farmer market. Ma vennero decurtate anche le perequazioni, ovvero i vantaggi in termini di opere pubbliche per il comune. La spaccatura in giunta portò alle dimissioni degli assessori Andretta e Perin e conseguentemente a quelle del sindaco Quaggiotto. Il Comune venne commissariato e si andò poi alle elezioni anticipate.

Daniele Quarello

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