Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Nessuna offerta per il terreno, l’area resta del Comune La Rotocart si tira indietro, ma la giunta non demorde

CASTELFRANCO. Area cartiera, nessuna offerta per il terreno. Colpo di scena nella vicenda riguardante il maxi progetto industriale in via Sile. L’area che la giunta aveva individuato come nuova zona industriale all’angolo tra via Sile e via Lovara, messa all’asta al prezzo di cinque milioni e 300 mila euro, non è stata venduta.

Ieri mattina al momento della scadenza dei termini per la presentazione delle offerte nessuna busta era stata depositata in Comune. Nessuna offerta pervenuta, l’asta è andata deserta. Una vera sorpresa dato che l’acquisizione del lotto da parte della Rotocart spa di Piombino Dese veniva già data per scontata. Invece l’azienda non ha presentato alcuna offerta e il lotto rimane di proprietà comunale.

È una vittoria per il comitato spontaneo «No ecomostro», sorto un mese fa per contrastare la realizzazione del progetto industriale. Con la mancata vendita il progetto cartiera arriva ad una battuta d’arresto. Ma la storia non finisce qui. La giunta Dussin ha intenzione di ripetere l’asta nei primi mesi del 2013, forse già a gennaio. Stando a quanto dichiarato i rappresentanti di giunta, l’interessamento per l’area rimane. Per la nuova asta si attenderà il completamento dell’iter burocratico riguardante la variante urbanistica relativa al lotto. Nel Piano Regolatore Generale infatti l’area in questione veniva individuata come zona edificabile per servizi e piccole attività. Prima di redigere l’asta, la giunta Dussin ha deciso di modificare la destinazione trasformando l’area in zona industriale. Una modifica approvata dalla maggioranza in consiglio comunale, ma che per perfezionarsi necessita di ulteriori passaggi burocratici. Quando quest’iter sarà terminato (le previsioni dicono gennaio 2013) l’area tornerà in vendita. Il lotto ha una superficie di 119 mila metri quadrati su cui si prevede una superficie coperta di oltre 70 mila metri quadrati con il vincolo di un’altezza massima degli edifici di 10 metri. La cubatura costruibile dunque supera i 700 mila metro cubi. Nel bando d’asta tuttavia non è stato inserito alcun altro vincolo relativo al piano industriale occupazionale. È uno dei punti su cui ha insistite il comitato. Dei 200 posti di lavoro annunciati dalla giunta, infatti, non v’è traccia nelle carte. La mancata vendita del terreno tuttavia apre nuovi scenari per il Comune. Il mancato introito provoca inevitabilmente lo sforamento del patto di stabilità, con tutte le conseguenze che questo comporta. Il Comune sarà costretto ad applicare dei tagli importanti ai servizi e alle spese per opere pubbliche, peraltro già ridotte al minimo.

Il sindaco Luciano Dussin lo ha detto chiaramente alla vigilia dell’asta. Se non si vende si dovrà tagliare sui asili, scuole elementari, servizi sociali. Lo stato centrale taglierà ulteriormente i traferimenti al Comune. Si dovrà risparmiare ancora di più nonostante le spese siano già ridotte all’osso. A pagare, come sempre, saranno i cittadini di Castelfranco.

Daniele Quarello

link articolo

Da Barcon a Castelfranco un iter difficile

La Rotocart spa era una delle aziende proponenti l’accordo di programma riguardante la mega area industriale di Barcon di Vedelago. La cartiera avrebbe dovuto essere realizzata lì. Il progetto non è mai decollato ed è stato anche bocciato in consiglio comunale a Vedelago.

La Rotocart dunque ha deciso di deviare verso Castelfranco, salvo poi non presentare alcuna offerta per comprare l’area indicata dalla giunta. La vicenda si fa dunque intricata e si annunciano altri colpi di scena (d.q.)

link articolo

 

L’ira del sindaco Dussin “Un clima da Medioevo”

CASTELFRANCO – Dussin s’infuria, il comitato esulta. Le reazioni alla notizia che l’asta è andata deserta sono arrivate fin dal primo pomeriggio di ieri. La Lega Nord attacca il comitato, che con la sua azione avrebbe evitato la vendita dell’area. «Purtroppo il clima medioevale innescato da chi ha persino utilizzato i bambini mascherati raccontando devastazioni da inquinamento ambientale inventato», dichiara, «ha allontanato le aspettative e gli interessi in quell’area. È questione di prospettiva, perché quella di Salvatronda, cinque volte più grande, voluta dall’amministrazione precedente, non interessa a nessuno da anni, e questa, vicino alla ferrovia può essere l’unica appetibile per una nuova industria a Castelfranco». Il capogruppo leghista Valeriano Berlado annuncia i tagli che dovranno essere operati per far quadrare il bilancio. «Le pance piene promotrici di petizioni e che li ha sottoscritte saranno soddisfatte dell’esito avuto, dovranno però confrontarsi in consiglio comunale col taglio di numerosi servizi alla persona, il sociale vedrà riduzione di cassa, dal Pd sentiremo le soluzioni, che non siano tasse però, ci diranno dove intervenire perché io le idee chiare le ho, tra cultura e sociale si dovranno trovare le risorse, le penalità derivanti dallo sforamento del patto ci obbligheranno farlo. Asili, sportelli vari, contributi ai disagiati subiranno notevoli riduzioni».

La mancata vendita dell’area rappresenta invece una vittoria per il comitato No ecomostro».

«Consideriamo questa una vittoria della democrazia partecipata sull’idea che una persona possa arrogarsi il diritto di fornire la soluzione a tutti i problemi senza nemmeno aver comunicato che esistono i problemi»,

spiega il portavoce Stefano Costa,

«non avevamo alcun dubbio del fatto che qualunque imprenditore nelle condizioni di velocità ed incertezza amministrativa e legale nelle quali è stata preparata e proposta l’asta del terreno in questione potesse partecipare ed investire a cuor leggero. La cittadinanza di Castelfranco si è dimostrata quanto mai attiva e protagonista. Ora si aprirà l’ineludibile e costruttivo dibattito sul futuro del nostro territorio e sulle prospettive di uno sviluppo sostenibile».

La vicenda della cartiera continuerà ad infiammare il dibattito politico di Castelfranco di questi ultimi due mesi dell’anno e anche dei primi mesi del 2013. Si può dire che al momento il primo round è stato vinto dal comitato del cittadini contrari al progetto. (d.q.)

link articolo

 

 

Vicesindaco e assessore all’urbanistica fuori dalla maggioranza con il consigliere Volpato: «Basta»

VEDELAGO. Passata la mezzanotte di lunedì ovvero scaduto l’ultimatum lanciato venerdì scorso. Passato pure il mezzogiorno di ieri, giusto per escludere un ripensamento fuori tempo massimo. Ma da Paolo Quaggiotto non è arrivata alcuna convocazione di giunta, né con i crismi della formalità da tempo dimenticata né con il solito informalissimo sms. Così il vicesindaco Marco Perin, l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta e il consigliere Pdl Daniele Volpato hanno deciso di staccare la spina. Ieri sera hanno formalizzato le loro dimissioni dalle rispettive cariche: traballa la giunta, frana la maggioranza e rischia di saltare l’intera amministrazione comunale. «Avevamo chiesto al sindaco di sbloccare la situazione di maggioranza», dicono i tre dimissionari, «Vedelago ha bisogno di vedere ripartire l’attività dell’amministrazione. Due progetti fondamentali per il nostro Comune sono parcheggiati da mesi». Fermo il piano degli interventi con le relative 456 richieste dei cittadini in attesa di una risposta alle loro legittime aspettative. Ferma la realizzazione della rotonda sull’Antica Postumia all’altezza dell’omonimo ristorante. «Un’opera», ribadiscono i tre, «indispensabile visti i numerosi incidenti gravi, alcuni anche mortali, verificatisi negli ultimi anni in quel maledetto incrocio». E non solo gli unici progetti fermi. «Ma sono quelli», confessano Marco Perin, ormai ex braccio destro di Quaggiotto, Cristina Andretta e Daniele Daniele Volpato, «i soli motivi che ci hanno tenuto legati alla maggioranza dopo il voto contrario al progetto Barcon, da noi espresso nel consiglio comunale dello scorso 8 ottobre». Il sindaco, seppur messo in minoranza da quattro dei suoi, ha tirato dritto allora. Non un passo indietro dopo la bocciatura dell’accordo di programma proposto dagli imprenditori Colomberotto e Gelain per la costruzione di maxi macello, cartiera e casello della Pedemontana Veneta a nord di via Terza Armata. Scaricato dalla Lega del segretario provinciale Giorgio Granello, è passato sopra pure alla richiesta avanzata da Perin, Andretta e Volpato di convocare la giunta entro lunedì. «Dall’atteggiamento del sindaco», dicono i tre dimissionari, «prendiamo atto che le nostre priorità non coincidono più con le sue. Abbiamo atteso fino a stamani (ieri mattina per chi legge, ndr). Nessuna giunta è stata convocata. Siamo di fatto bloccati. Riteniamo che Vedelago meriti degli amministratori che sappiano valutare le esigenze del territorio e che non portino questioni personali nella casa comunale». Un’accusa diretta, senza mezze parole al sindaco e ai suoi fedelissimi. «È una scelta molto sofferta», ammettono Perin. Andretta e Volpato, «Non avremmo mai voluto farla, ma il nostro ruolo di amministratori ci impone di agire come tali e oggi non stiamo amministrando e non stiamo rispondendo ai bisogni della nostra comunità».

Alessia De Marchi

link articolo

 

Solo tre giunte negli ultimi tre mesi. Piano degli interventi boicottato.

Per la serie “C’eravamo tanto amati…”. O forse no. Paolo Quaggiotto ha vinto le elezioni con un’alleanza tra Lega e Pdl. Lui saldamente, almeno allora, sul Carroccio. Il suo vice Marco Perin e l’assessore Cristina Andretta in maglia azzurra, poi persa con il mancato rinnovo della tessera del Pdl. Una convivenza non facile, ma comunque garantita. Fino all’operazione Barcon, fino a quell’accordo di programma sostenuto con forza dal sindaco Paolo Quaggiotto a dispetto della sua stessa giunta. La maggioranza ha iniziato a vacillare. E segnali di fine rapporto anche nelle convocazioni della giunta, sempre più dilatate nel tempo e sempre meno incisive. Negli ultimi tre mesi solo tre riunioni dell’esecutivo. Per due volte è stato bocciato il piano degli interventi che dà attuazione al pat (piano di assetto del territorio, di fatto il vecchio prg). Sorrisi tirati, maggioranza ingessata e un sindaco non disposto a lasciare il posto. (a.d.m.)

link articolo

 

CASTELFRANCO Tremila firme depositate contro l’ecomostro. Domani mattina gli attivisti del comitato saranno davanti al municipio per manifestare contro il progetto industriale. La petizione depositata (3mila firme in oltre 200 pagine di moduli) chiede alla giunta di annullare il piano alienazioni immobiliari per gli anni 2012 e 2013 e di ripensare l’intero piano attraverso un percorso di condivisione con la cittadinanza, anche tramite incontri pubblici. Chiede di bloccare la vendita dell’area di via Sile che avverrà domani mattina con asta pubblica. Le firme raccolte sono tremila.

«I cittadini non accetteranno più decisioni così importanti e drammatiche senza una discussione e spiegazione accurata», spiega Stefano Costa, portavoce del comitato, «la necessità di reperire denaro per le casse del Comune deve essere anticipata e spiegata, e le misure da mettere in atto devono essere condivise e determinate in base ai bisogni di tutti i cittadini e alle priorità del bene comune. Moltissime persone accorse ai nostri gazebo, veri e propri punti d’informazione e discussione su tanti temi d’interesse comune nei quattro giorni di apertura, hanno manifestato indignazione per le modalità assolutamente autoritarie e sorde con le quali l’amministrazione ha proposto quale unica soluzione ai problemi di bilancio una vendita decisa in quattro giorni con tanto di acquirente già annunciato pubblicamente. Non è possibile che non si siano avuti il tempo e il modo per studiare altre possibilità».

Il comitato domani sarà davanti al municipio per manifestare contro la vendita. L’area da 119 mila mq sarà venduta ad un prezzo base di 5,3 milioni di euro. La maggioranza leghista ha deciso di modificare la destinazione, trasformandola da area servizi e mista ad area industriale. Aumentando la cubatura costruibile da 70mila mc a oltre 700 mila mc. Per il comitato una colata di cemento di dimensioni gigantesche. Il sindaco Luciano Dussin invece parla di una buona opportunità per la città, dato che sul sito dovrebbe sorgere la cartiera Rotocart creando 200 posti di lavoro. A oggi però un piano industriale e occupazionale non è stato presentato. Sul bando d’asta non ci sono nemmeno vincoli. Chi andrà ad acquisire l’area dunque potrà impiegarla come crede, dato che l’acquisto non è vincolato a nessun tipo di progettualità. Nonostante le proteste delle ultime settimane, la giunta Dussin ha deciso di tirare dritto e di procedere con la vendita.

Daniele Quarello

link articolo

Il PD

Sul progetto cartiera in via Sile è di nuovo polemica. Il capogruppo Pd Sebastiano Sartoretto attacca. «Il sindaco parla di posti di lavoro», dichiara, «ma dov’era quando Fervet ha chiuso, la Fraccaro Radioindustrie ha delocalizzato e quanto tantissime altre aziende castellane hanno chiuso o licenziato? In 2 anni e mezzo di amministrazione non hanno fatto nulla per la città. Si dà la colpa a Roma e al patto di stabilità quando lo stesso Dussin era seduto in parlamento e ha votato proprio queste leggi. La Lega abbia il coraggio di fare un incontro pubblico e spiegare quale idea ha per il futuro di Castelfranco. Anzi, vista la loro incapacità amministrativa, vadano a casa». (d.q.)

link articolo

 

manifestazione sotto la torre civica

Il comitato «No Ecomostro» inscena una protesta con i bambini

CASTELFRANCO. Flash mob contro la cartiera. Ieri mattina una quarantina di persone del Comitato spontaneo «No ecomostro» si sono date appuntamento sotto la torre civica per manifestare contro il nuovo piano industriale previsto in via Sile. Hanno esposto manifesti e striscioni indossando delle mascherine alla bocca. Una chiara metafora dei risvolti considerati pericolosi per l’ambiente e la salute da parte del Comitato. Gli attivisti del comitato si sono presentati così al corteo che ha attraversato il centro città per la commemorazione del 4 novembre, presente il sindaco Luciano Dussin. Una manifestazione composta, ma convinta quella degli attivisti che per tutta la giornata hanno continuato a raccogliere firme contro il progetto. In serata la petizione ha toccato quota 2500 adesioni. Le firme saranno consegnate in Comune per chiedere alla giunta di bloccare il piano. I tempi sono decisamente stretti per il comitato. Mercoledì si terrà l’asta pubblica di vendita del terreno, un’area verde all’angolo tra via Sile e via Lovara, ai confini tra Salvatronda, Salvarosa e Campigo. Un’area di 119 mila mq, su cui si prevede una superficie coperta di oltre 70 mila mq. Chi si aggiudicherà il sito potrà costruire una cubatura di oltre 700 mila mc. Uno stabilimento grande tre volte i Giardini del Sole, su cui pende il manifesto interesse della padovana Rotocart per costruirvi una fabbrica di lavorazione secondaria della carta.

Daniele Quarello

link articolo

 

Continua la mobilitazione contro il progetto della Rotokart, che vuole realizzare a Castelfranco la cartiera bocciata nell’area di Barcon di Vedelago.

I promotori della protesta hanno raccolto le adesioni illustri del compositore Giusto Pio, degli attori Marco Paolini e Natalino Balasso, e del regista Ermanno Olmi.

CASTELFRANCO Un appello contro la realizzazione del mega complesso industriale in via Sile. È stato sottoscritto da una trentina di personaggi del mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo.

Primo firmatario Vittorino Mason, scrittore castellano. Nella lista anche il regista Ermanno Olmi, gli attori Marco Paolini e Natalino Balasso, il maestro Giusto Pio, lo scrittore Massimo Carlotto. E ancora il violoncellista Mario Brunello, lo scrittore Fulvio Ervas, il pittore Angelo Gatto, il chitarrista Tolo Marton, il maestro Roberto Scalabrin, l’eurodeputato Andrea Zanoni, Marisa Michieli Zanzotto, moglie del poeta Andrea Zanzotto.

Il documento chiede di salvaguardare il territorio castellano da un progetto devastante sotto il profilo ambientale.

«Il diritto alla terra è di tutti e tutti insieme si deve decidere che uso farne», vi si legge, «crediamo che Castelfranco abbia già dato come cementificazione. Le fabbriche e i capannoni, per lo più chiusi, hanno mostrato il loro limite e fallimento. Bisogna pensare ad altro, magari ritornare a lavorare la terra, ma ce ne sarà ancora se non fermiamo gli scempi in agguato? A Castelfranco in nome del dio denaro gli amministratori hanno deciso di sottoporre il nostro territorio a un massacro indiscutibile».

Secondo i firmatari, la giunta sta trasformando un terreno comunale, bene di tutti, attualmente coltivato, in terreno privato industriale, dando via libera alla vendita e ai lavori di un nuovo ecomostro.

«Lì, in via Sile, alle porte del centro, c’è ancora vita, respiro, un lembo di natura che sopravvive alle sberle della modernità, all’odore del cemento e dell’asfalto. Tutt’attorno, di case, capannoni, fabbriche e luoghi chiusi e dismessi, scheletri di un passato-futuro, ce ne sono, volendo, da recuperare… Vi invitiamo a leggere la trama del progetto di questo ecomostro, a farvi interpreti e protagonisti, attivandovi come potete, divulgando il messaggio e partecipando in massa alle proteste».

Daniele Quarello

link articolo

 

Il segretario durissimo davanti alla platea leghista: «Comportamento indegno per un sindaco»

VEDELAGO. «Non tollero», «è indegno», «poca trasparenza». Giorgio Granello, segretario provinciale della Lega Nord, ricorre al vocabolario dell’etica senza concessioni di sorta per spiegare il “benservito” dato dal partito al sindaco di Vedelago, Paolo Quaggiotto.

Granello ne ha parlato davanti ai 600 della “castagnata” a Gaiarine, presenti fra gli altri il segretario nazionale Flavio Tosi e il governatore Luca Zaia. Prima si fa un esame di coscienza in pubblico, sulla propria coerenza al programma del movimento; conclude in termini positivi. E immediatamente dopo parte all’attacco, affermando appunto di non tollerare chi fa da sé, chi interpreta a suo modo il codice etico del Carroccio.

Ed eccolo arrivare al dunque, a “quel sindaco” – senza mai nominarlo – che è finito sui giornali per la sospensione dal movimento in vista della decisione definitiva che adotterà il direttivo provinciale del Carroccio domani sera. Un provvedimento ovviamente meritato, ad avviso di chi l’ha sottoscritto. Meritato e motivato, perché nel caso in esame è mancata la corresponsione dell’Ici per cinque anni.

In sala tutti realizzano che il riferimento è a Quaggiotto, primo cittadino a Vedelago e socio di una immobiliare. «Sarà proprio vero», ci si bisbiglia da un orecchio all’altro, «che il sindaco non ha pagato?». Non mancano applausi di consenso a Granello, quando questi aggiunge che non si può chiedere l’Ici, ieri, l’Imu, oggi, ai propri concittadini e non farlo personalmente. Ma c’è anche qualcuno che, innervosito, lascia la sala ed esce con la scusa della sigaretta.

«Macché Ici, Quaggiotto è stato fatto fuori a causa del macello di Barcon», si sussurra. Granello insiste, alza il tono della voce, afferma che è “indegno” comportarsi in questo modo; che la Lega Nord non può tollerare.

Lascia intendere che nulla hanno a che vedere col provvedimento le distinzioni fra maroniani e bossiani. E al colmo dell’indignazione, la sua, il segretario sbotta: «Non candideremo più persone che non abbiano un lavoro». Anche perché, aggiunge, «il movimento non è un ufficio di collocamento». Domani la decisione definitiva sulla cacciata dal Carroccio del sindaco Quaggiotto.

Francesco Dal Mas

link articolo

 

cartiera

CASTELFRANCO. Un altro fine settimana di raccolta firme contro la cartiera in via Sile. Il comitato «No ecomostro» sarà in piazza oggi e domani per raccogliere adesioni alla petizione che ha già ottenuto 2 mila adesioni. Il comitato ha presentato alcune osservazioni al Pat, in riferimento alla variante che ha permesso di mettere l’area in vendita. «La procedura d’urgenza adottata manca di una seria valutazione del tipo di rischio idrogeologico cui si va incontro», dichiara il portavoce Stefano Costa, «manca anche una perizia di stima del terreno in questione, nel contesto del suo cambio destinazione d’uso». Dal canto suo il sindaco Luciano Dussin difende il progetto. «Un’amministrazione deve offrire qualcosa per attirare nuove attività in città», spiega, «tassazione e costo del lavoro non vengono decise in loco. Quindi può intervenire su terreni e logistica. I capannoni vuoti e le aree dismesse, magari da bonificare, sono dei problemi più che delle risorse. Cosa offre Castelfranco? La città ha ereditato dall’amministrazione Gomierato un’area industriale a Salvatronda da 500 mila metri quadrati che è sbagliata al punto di non interessare a nessuno. Lo stesso vale per l’area tra via Sile e Lovara, prevista per un uso produttivo misto, che ha generato a sua volta zero posti di lavoro». (d.q.)

link articolo

 

Vedelago. Gli assessori Perin e Andretta e il consigliere Volpato pronti a levare l’appoggio alla maggioranza: progetti fermi

VEDELAGO. Ostruzionismo in giunta: vicesindaco Marco Perin e assessore all’urbanistica Cristina Andretta, sostenuti dal consigliere di maggioranza Daniele Volpato (Pdl), sono pronti a staccare la spina e a togliere l’appoggio al governo Quaggiotto. «Non siamo incollati alle poltrone. Piano degli interventi in giunta entro lunedì o si va tutti a casa», annunciano i tre che con l’assessore alla sicurezza Renzo Franco hanno fatto saltare l’operazione Barcon, votando contro maxi macello, cartiera e casello della Pedemontana Veneta sponsorizzati dal sindaco. L’ultimatum suona da definitiva resa dei conti. «Il clima che si respira nel gruppo di maggioranza», osservano Perin, Andretta e Volpato senza tanti giri di parole, «sta diventando sempre più pesante e l’attività amministrativa è praticamente paralizzata». Nel banco degli imputati con l’accusa di ostruzionismo i tre con il sindaco mettono anche l’assessore ai lavori pubblici, il geometra Denis Serafin, nessuna tessera di partito in tasca, ufficialmente indipendente. «Due progetti fondamentali per il nostro Comune sono parcheggiati da mesi e sono il piano degli interventi che dà risposta alle richieste di 416 famiglie e la realizzazione della rotonda che cancellerà il pericoloso incrocio dell’Antica Postumia, teatro di continui incidenti anche gravissimi», accusano, «Al sindaco Paolo Quaggiotto chiediamo di portarli a termine in tempi brevissimi, in caso contrario verrà meno il nostro appoggio alla maggioranza». E l’affondo: «Il piano degli interventi da due mesi viene sistematicamente boicottato dall’assessore Serafin in accordo con il sindaco. È giunto ormai alla fase finale, i tecnici hanno già esaminato da tempo tutte le domande e sono pronte le lettere di risposta alle 416 richieste presentate dai cittadini. Purtroppo non c’è verso di arrivare alla fine della procedura perché, secondo l’assessore Serafin, bisogna rivedere tutte le domande e in questa sua posizione è appoggiato dal sindaco. Le motivazioni che accampa sono incomprensibili dal momento che i criteri di base per l’elaborazione del piano sono stati condivisi da subito da tutta la maggioranza». I tre ricordano pure che l’aumento dell’Imu, approvato in consiglio, doveva servire a finanziare la rotonda dell’Antica Postumia. «Bastano 15 giorni per avviare la procedura», sostengono, «Non di più. Le ripicche personali non devono entrare nella casa comunale. O si lavora o non c’è motivo di restare ed è bene andare a casa».

Alessia De Marchi

link articolo

 

il documento dell’osservatorio del vicariato

CASTELFRANCO. Parroci del Vicariato contro la cartiera. A pochi giorni dall’asta pubblica in cui l’area di via Sile sarà messa in vendita al prezzo di 5,3 milioni di euro, il clima diventa sempre più rovente. Dopo le accuse del comitato e dei gruppi di opposizione, i ricorsi, gli esposti, la difesa strenua del progetto da parte del sindaco Luciano Dussin, tocca ai preti prendere posizione. In questi giorni un volantino stampato in 1.500 copie sta per essere distribuito tra le famiglie della castellana. È firmato dall’Osservatorio del Vicariato di Castelfranco, organismo formato da preti e laici chiamati dallo stesso vicariato a pronunciarsi su problemi di attualità del territorio castellano.

«A tutti sono noti gli obblighi e le strette di bilancio a cui sono sottoposti gli enti locali» vi si legge, «ma non è accettabile che in situazioni di emergenza siano sempre modificati gli strumenti urbanistici, le destinazioni d’uso e le relative volumetrie, edulcorate dalla garanzia di qualche posto di lavoro. È, però, proprio l’emergenza, usata quale dispositivo, a creare un problema che rappresenta la rottura di un “patto” tra l’amministrazione e i suoi cittadini, stabilito dagli strumenti urbanistici. Castelfranco ha speso recentemente tante energie istituzionali e di cittadinanza per costruire le sue politiche del territorio. Prima a Barcon, e ora a Castelfranco, queste nuove prospettive ci danno l’occasione per riflettere su cosa significhi infine “monetizzazione del territorio” e alienazioni di beni pubblici: questa procedura nel passato era spesso arginata dalle entrate che i Comuni attingevano dagli oneri di urbanizzazione e che la crisi dell’edilizia sta riducendo».

Per l’osservatorio, l’asta lanciata da Dussin

«può sembrare una scelta dettata dalla contingenza, ma non ha prospettive di lungimiranza, né per le future finanze locali, né, a maggior ragione, per le politiche di qualità urbana». E continua: «Per la sua natura il territorio è una complessa relazione di beni ed è esso stesso un bene materialmente non riproducibile; le dinamiche, cui stiamo assistendo e che sembrano essersi esaurite, presentano un territorio utile solo quale merce, con un prezzo da contrattare. Quanto ancora sarà monetizzabile e soprattutto svendibile in futuro? Ed è su questo processo di monetizzazione e sulla sua contrattazione con i privati dei beni, il fondamento di tanta politiche di gestione del territorio che continuano a mettere a conflitto i fini (la tutela del territorio) con i mezzi (gli strumenti di gestione) e quindi i patti per politiche di cittadinanza lungimiranti. Forse anche a livello gestionale avremmo bisogno di un cambio di paradigma che ci abitui a considerare ciò che abbiamo ereditato non più quale merce da svendere, ma nella qualità di beni, comuni, pubblici e relazionali».

Daniele Quarello

link articolo

 

comitato no ecomostro

CASTELFRANCO. I cittadini fanno ricorso al Tar contro la cartiera. Il comitato spontaneo «No Ecomostro» presenta ricorso al tribunale amministrativo regionale riguardante l’iter procedurale intrapreso dalla maggioranza per far portare l’area di via Sile alla vendita all’asta. Una vendita che vale 5,3 milioni di euro e che permetterà di ripianare il buco di bilancio di 3,5 milioni necessario a rimanere entro il patto di stabilità. Una soluzione voluta dalla maggioranza leghista che il comitato condanna pienamente.

«La necessità di rientrare di un buco di bilancio e la conseguente messa all’asta di un bene così prezioso come una porzione consistente di terreno», attacca Stefano Costa, portavoce del comitato, «non è stata annunciata nè spiegata. Chiediamo conto del perché una città come Castelfranco, dotata di liquidità per ben 18 milioni di euro, si trovi improvvisamente ad avere bisogno di tre milioni e mezzo di euro. Tutto quanto si ricava dalle vendite finisce in un conto corrente della Banca d’Italia. Consideriamo irresponsabile un sindaco che non porti alla pubblica discussione un problema così grave e non prenda provvedimenti seri a partire dall’inizio dell’anno, non a ottobre».

A suo dire, è criminale svendere un pezzo di città senza imporre vincolo alcuno al piano industriale che dovrebbe almeno garantire posti di lavoro e benessere, nulla è scritto.

«Solo cemento e posti di lavoro a discrezione di chi compra», continua, «La gente di Castelfranco non ne può più di cemento. Lo dimostrano le quasi duemila firme raccolte al nostro appello, i 1.500 contatti Facebook, le decine di persone impegnate nel Comitato. La gente del Veneto non ne può più di cemento, lo testimonia il governatore Luca Zaia. Dopo tanti anni di annunci e lamenti è ora di mettere in pratica qui e ora il principio del riutilizzo delle decine di strutture vuote che anche a Castelfranco testimoniano come sacrificare nuovo territorio alla cementificazione sia una follia».

L’asta del terreno dove si prevede l’insediamento della cartiera avverrà il 7 novembre. (d.q.)

link articolo

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui