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L’ira del gruppo Vivere Castelfranco di Maria Gomierato «Con quel progetto si tradisce la vocazione della città»

CASTELFRANCO. Conto alla rovescia per la vendita dall’area in via Sile dove sarà realizzata la cartiera Rotocart. Il 7 novembre il terreno (119mila mq) andrà all’asta pubblica al prezzo di 5,3 milioni. In questi giorni è un continuo botta e risposta tra l’amministrazione Dussin, sostenitrice del progetto, e gli oppositori. Stavolta ad attaccare la Lega è il gruppo Vivere Castelfranco che fa riferimento all’ex sindaco Maria Gomierato. Il coordinatore del movimento Renato Tesser è durissimo. «

Aver deciso che quell’area, prevista dall’attuale piano regolatore a cuscinetto tra le abitazioni e la zona industriale, sia coperta dal cemento di nuovi capannoni è una sciagura che lasceremo in eredità alle future generazioni» dichiara «è un tornare indietro nella storia urbanistica di Castelfranco. Si fa questa operazione essenzialmente per sanare il buco di bilancio di 3 milioni e mezzo, non certo per una visione strategica di sviluppo economico della città. Anche sul fronte dell’occupazione si è capito che questa è solo un paravento perché nulla è certo sui numeri concreti che potranno esserci. Si svende un terreno il cui valore prima del cambio di destinazione era ben superiore. Nel bando d’asta, basta leggerlo, non si chiede alcun vincolo su cosa potrà farne realmente chi acquista. Mani libere, l’importante è intascare in fretta e non andare fuori patto di stabilità. A questo punto ci chiediamo se questo non sia l’esempio concreto di quel federalismo, tanto invocato proprio dalla Lega, per cui gli amministratori locali che mandano in dissesto il proprio comune vanno a casa. Negli stessi giorni in cui tutto questo avviene a Castelfranco, a Montebelluna un sindaco dello stesso colore presenta un piano degli interventi (ex Prg) dove si parla di recupero delle aree industriali dismesse. Perché il punto focale è questo: siamo in presenza di un sindaco e assessori senza idee di come si gestisce un bilancio comunale, che brancola nelle contraddizioni e nell’incapacità di affrontare la difficile situazione. C’è da chiedersi, cosa potrebbe succedere il prossimo anno: quali alienazioni andranno a impoverire ulteriormente il nostro comune?».

Il comitato spontaneo No Ecomostro ha già raccolto 2 mila firme contro il progetto e l’omonimo gruppo su Facebook ha già oltre 1200 iscritti. Tra una settimana esatta ci sarà l’asta del terreno.

Daniele Quarello

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VEDELAGO «Un sindaco che non paga l’Ici e aumenta l’Imu è un pessimo esempio per i suoi cittadini ed è bene che rassegni le dimissioni». Oscar Bordignon, capogruppo della Lega all’opposizione, presenta il conto a Paolo Quaggiotto. Il sindaco è per ora sospeso dal Carroccio, ma si attende la sentenza definitiva annunciata per il 5 novembre quando il consiglio direttivo provinciale si pronuncerà sulla sua cacciata dal partito di Maroni. Tra Bordignon e Quaggiotto non corre buon sangue: prima alleati di giunta e poi accerrimi nemici. Ed è tempo di resa dei conti. «Il mancato pagamento di una tassa comunale, nella fattispecie l’Ici», osserva Bordignon, seduto ai banchi dell’opposizione con in tasca la tessera della Lega del segretario Giorgio Granello, «non sarà un reato, ma non può essere nemmeno una benemerenza da appuntare al petto con il filo dell’arroganza, tantomeno un distintivo da ostentare davanti alla stragrande maggioranza dei cittadini che pagano le tasse. Le dichiarazioni del sindaco rappresentano un’offesa gratuita a tutti coloro che versano le imposte regolarmente come avviene in uno Stato di diritto. Quaggiotto forse ritiene che ricoprire un incarico istituzionale possa esimerlo dai più elementari doveri in vigore in una società civile?». E su questo la stessa Lega si è spaccata con il segretario provinciale Giorgio Granello a condannare il comportamento del sindaco e il suo predecessore Giannatonio Da Re a giustificarlo in virtù della crisi che ha messo in ginocchio tantissimi imprenditori, Quaggiotto compreso. Bordignon sta con l’attuale portavoce del Carroccio trevigiano. «Sebbene l’appartenenza a una corrente o a una sottocorrente politica possa oscurare la capacità di giudizio e indurre la difesa oltre il limite di un comportamento censurabile, non può più essere tollerata la difesa a oltranza di comportamenti inacettabili. Cosa succederebbe se tutti i cittadini seguissero l’esempio del sindaco, se da domani tutti smettessero di pagare l’imposta per l’asporto rifiuti oppure l’Irpef comunale? Quali servizi riuscirebbe a fornire l’amministrazione locale con le casse vuote?». Il capogruppo della Lega all’opposizione non ha dubbi: Quaggiotto deve andare a casa. «Tanto più», aggiunge carne al fuoco, «che nell’ultimo consiglio comunale, quello in cui si discuteva dell’operazione Barcon, ha respinto l’emendamento con cui il mio gruppo aveva proposto di rinunciare all’aumento dell’Imu, proprio in virtù del difficile periodo economico che stiamo attraversando». Maggioranza e giunta al completo hanno deliberato il passaggio dell’aliquota per la prima casa dallo 0,8 allo 0,4 per cento. «Un aumento del 20 per cento», sottolinea Oscar Bordignon, «proposto e approvato da un sindaco che non ha pagato l’Ici». Quaggiotto per ora non molla. Granello stesso, pur confermando l’intenzione di espellerlo dal partito, sostiene di non voler mandare a casa chi è stato eletto dai cittadini, nel rispetto della volontà di questi ultimi. Le tante anime della Lega.   Alessia De Marchi

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VEDELAGO – Cacciato dalla Lega perché in ritardo con il pagamento dell’Ici? Il sindaco Paolo Quaggiotto non ritiene che questa sia una colpa. «Quanti contribuenti si trovano in ritardo con il pagamento delle imposte, ma poi le dovranno versare con sanzioni e interessi? Può succedere, non è un reato. E si dovrebbero vergognare per questo? Credevo che la politica comprendesse le difficoltà delle imprese: devo ricredermi. Solo slogan». Il sindaco ha ricevuto venerdì scorso la comunicazione ufficiale. «Sono molto amareggiato da questa vicenda: dopo diversi anni di militanza e di impegno nella Lega e più di otto anni come sindaco di Vedelago incomprensibilmente vengo considerato “un sindaco non più rappresentativo del movimento”. Ho appreso solo dal giornale e da una telefonata con il segretario provinciale che le motivazioni sono attinenti a un ritardo nel pagamento dell’Ici di una società immobiliare, per il quale il Comune ha emesso un avviso di accertamento». Ricostruisce il rapporto con l’apparato leghista sulla questione Barcon. «Nessun rilievo mi viene avanzato sulla mia attività politico-amministrativa. Anche la vicenda Barcon nulla c’entra con questa storia. Il partito, la segreteria provinciale sono sempre stati informati su tutto. Nessuna indicazione da parte del partito è pervenuta circa la contrarietà alla proposta, solo singole posizioni ma non una linea chiara del partito. È stato il segretario provinciale a chiedermi di portare l’argomento in consiglio comunale anche se la procedura non lo prevedeva e anche se la stessa delibera era stata approvata due volte in giunta anche da coloro che poi in consiglio hanno votato contro».    Davide Nordio

 

 

CASTELFRANCO. Duemila firme contro l’ecomostro. In un solo week end la campagna promossa dal comitato spontaneo «No ecomostro» sorto in città per contrastare la realizzazione del maxi impianto industriale in via Sile (cartiera Rotocart) ha raggiunto le duemila adesioni. La petizione portata con i banchetti in piazza Giorgione, nelle frazioni e in diversi punti della città ha ottenuto un importante sostegno. Le azioni del comitato non si fermano qui. Proseguiranno almeno fino al 6 novembre, vigilia dell’asta pubblica in cui sarà venduto il terreno all’angolo tra via Sile e via Lovara. La raccolta firme continuerà porta a porta. Su Facebook intanto il gruppo di discussione intitolato «No ecomostro a Castelfranco!» ha oltrepassato le 1.200 adesioni. La colata di cemento è considerevole: oltre i 700 mila mc di edificabile in un’area attualmente verde della superficie di 119 mila mq. Sul piano politico, il progetto è sostenuto dalla maggioranza leghista e anche dal Pdl (che in consiglio comunale ha votato a favore dell’alienazione dell’area). Contrari Pd-lista Sartor e Vivere Castelfranco, assieme a Elena Magoga.

«Siamo amministrati da una Lega che procede in modo assolutamente anomalo rispetto ai suoi dirigenti , attacca Laura Viola, coordinatore del Pd castellano, «di fronte al governatore della Regione Zaia che sta portando avanti una battaglia contro la cementificazione, al suo sindaco “più in vista” Flavio Tosi che chiede a gli amministratori leghisti di uscire dal patto di stabilità per prendere in mano le sorti del nord, al sindaco di Montebelluna Marzio Favero, che lancia uno “Stop al cemento” a Montebelluna. Il sindaco Dussin decide di cementificare Castelfranco con l’unico scopo di rispettare un patto di stabilità di cui, a quanto pare, non si è preoccupato fin’ora».

(d.q.)

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Castelfranco, Dussin difende il piano: «L’insediamento ci aiuterà contro la crisi» Il gruppo “No ecomostro” prosegue la petizione contro la colata di cemento

CASTELFRANCO. Una cartiera contro la crisi. Il sindaco Luciano Dussin difende il progetto per la realizzazione del mega impianto industriale in via Sile. Per il primo cittadino uno stabilimento che porterà benefici in un momento di crisi economica profonda per tutta la castellana. «Nella nostra città è lungo l’elenco delle imprese che hanno chiuso o portato all’estero l’attività» spiega Dussin «e diverse sono in procinto di farlo a breve. Se a questo aggiungiamo che l’intero settore dell’edilizia è in agonia e i laboratori artigianali del tessile sono praticamente scomparsi, è necessario interrogassi sul nostro futuro. Cosa offre oggi Castelfranco per attirare nuove imprese? Offre un’area industriale a nord est di Salvatronda, 5 volte più grande di quella che qualcuno in queste ore sta contestando, che in dieci anni non ha attirato nessuna attività e nessun posto di lavoro, perchè è completamente sbagliata. Assistiamo purtroppo a manifestazioni di contrarietà, che ritengo irresponsabili, e che rischiano di allontanare l’unico nuovo investimento produttivo sui nostri territori ad oggi in essere. Hanno parlato di ipotetica cartiera inquinante, ma cartiera non sarebbe perché non produrrebbe carta. Di decine di metri altezza degli impianti, ma così non è. Di enormi consumi d’acqua, ma così non è». L’area andrà all’asta il 7 novembre a 5,3 milioni di euro. Il Comune ha bisogno di recuperare con urgenza 3,5 milioni per non sforare il patto di stabilità. La superficie complessiva dell’area è di 119 mila mq con una cubatura costruibile di oltre 700 mila metri cubi.

Il comitato spontaneo «No ecomostro» sta raccogliendo firme contro il progetto cartiera. Per il Comitato si tratta di una cementificazione massiccia in un’area verde dove sorgerà uno stabilimento grande tre volte i Giardini del Sole. Un vero ecomostro per gli attivisti del comitato. In merito alla procedura con cui la maggioranza ha cambiato la destinazione d’uso dell’area e ha inserito nel piano alienazioni questo lotto, i consiglieri di opposizione del gruppo Pd-lista Sartor, Loris Stocco di Vivere ed Elena Magoga hanno presentato un esposto a Procura e Corte dei Conti per presunte irregolarità.

Daniele Quarello

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Tribuna di Treviso – Vedelago, Quaggiotto resta sindaco

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27

ott

2012

Il consiglio provinciale della Lega deciderà il 5 novembre sull’espulsione del primo cittadino. L’Udc: «A casa subito»

VEDELAGO. Nonostante l’imminente espulsione dalla Lega, il sindaco Paolo Quaggiotto rimarrà in carica. È questa l’indicazione data dalla segreteria provinciale del Carroccio all’indomani dello scoppio del caso riguardante il primo cittadino vedelaghese. Ieri il segretario Giorgio Granello ha confermato quanto trapelato. L’espulsione di Quaggiotto avverrà a brevissimo. Il provvedimento sarà sottoposto all’esame del consiglio provinciale del partito il 5 novembre. Successivamente dovrà essere ratificato dall’organo federale di garanzia. La motivazione ufficiale dell’espulsione sta nel nodo Ici. Il caso era scoppiato a marzo. L’Ufficio Tributi del Comune di Vedelago infatti aveva inviato all’ “Immobiliare Quaggiotto” (ditta di cui il primo cittadino è socio) un accertamento per non aver pagato l’Ici per gli anni 2008 e 2009 per alcune decine di migliaia di euro. Comportamento non accettabile per un primo cittadino. «Comprendo il dramma delle aziende, in particolare in ambito immobiliare», ha detto ieri Granello, «e capisco l’aspetto umano e contingente di una situazione drammatica. Credo che se ne avesse avute le possibilità l’imposta l’avrebbe pagata. Ma una persona che riveste la carica di sindaco deve sapere fino a dove può spingersi con i propri comportamenti e non è ammissibile che sia lui a non pagare quella Imu la cui aliquota era stata peraltro appena aumentata». Per ora Quaggiotto è stato sospeso, il 5 novembre si saprà se sarà espulso definitivamente. La poltrona di sindaco tuttavia non è a rischio almeno per ora. L’indicazione data dai vertici del Carroccio ai componenti leghisti della maggioranza che sostiene Quaggiotto è di non sfiduciarlo e di sostenere la sua giunta fino a fine mandato. Per ora nessuno strappo interno. I componenti non leghisti della maggioranza, invece, attendono l’ufficializzazione dell’espulsione prima di prendere posizione. Sulla vicenda ha pesato la battaglia di Quaggiotto a favore del mega progetto Barcon. Una battaglia condotta in aperto contrasto con la segreteria del partito che si è pronunciata contro l’accordo di programma per la realizzazione di maxi macello e cartiera. Quaggiotto ha voluto portarlo fino in fondo, a costo di attirare su di sé il fuoco incrociato dei suoi stessi compagni di partito e di maggioranza. Antonio De Poli, deputato Udc, invita la Lega a staccare la spina al sindaco togliendogli l’appoggio nella maggioranza e mandandolo a casa.

Daniele Quarello

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La segreteria provinciale caccia il sindaco di Vedelago dal partito.

Il caso dell’imposta non versata dalla società del primo cittadino.

Nuovo terremoto nella Lega trevigiana: la segreteria del Carroccio ha deciso di cacciare dal partito Paolo Quaggiotto, sindaco di Vedelago.

Un altro primo cittadino scaricato dai vertici provinciali per la sua condotta, ritenuta per nulla aderente alla linea del partito, guidato oggi nella Marca trevigiana dal maroniano Giorgio Granello.

La notizia è circolata ieri come una bomba pronta a esplodere da un momento all’altro. E oggi verrà ufficializzata dai vertici del Carroccio.

Finisce così la militanza leghista del primo cittadino vedelaghese. Stando a quando è trapelato ieri, la motivazione ufficiale della cacciata starebbe nella questione Ici, la vecchia imposta comunale sugli immobili. Il caso era infatti scoppiato lo scorso mese di marzo: l’ufficio Tributi del Comune di Vedelago, infatti, aveva inviato all’«Immobiliare Quaggiotto», ditta di cui il primo cittadino è socio, un accertamento per non aver pagato l’Ici per gli anni 2008 e 2009 per alcune decine di migliaia di euro.

Un caso che aveva suscitato grande scalpore e su cui venne anche presentato un esposto al Prefetto di Treviso da parte dell’opposizione consiliare.

Un comportamento considerato «poco edificante» per il primo cittadino Quaggiotto, che fino a ieri risultava essere iscritto alla Lega. Ma proprio il Carroccio, visto l’addensarsi delle nubi all’orizzonte, ha deciso di troncare la faccenda calando l’accetta dell’espulsione.

Ma la cacciata di Quaggiotto arriva anche in seguito a una condotta definita alquanto discutibile tenuta dal sindaco di Vedelago in merito alla scottante vicenda di Barcon, ossia il progetto industriale che Quaggiotto ha sostenuto con tutte le forze ma che invece il consiglio comunale di Vedelago ha sonoramente bocciato.

Su questo tema Paolo Quaggiotto aveva assunto una posizione diametralmente opposta rispetto a quella indicata dalla segreteria provinciale e locale della Lega, che si era espressa con un «no» secco che già profilava una mala parata per il sindaco, c’era insomma odor di provvedimenti… disciplinari. Ai vertici del Carroccio non è infatti piaciuto nemmeno il comportamento del sindaco all’indomani della bocciatura del consiglio comunale.

Il tentativo di far passare il progetto Barcon ad ogni costo, scavalcando addirittura il consiglio comunale e portandolo in Regione, è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. In molti si aspettavano infatti le dimissioni di Quaggiotto, dopo la bocciatura avvenuta grazie al voto contrario anche di tre assessori e un consigliere di maggioranza.

E invece Quaggiotto ha tirato dritto, arrivando all’isolamento politico completo.

Il segretario provinciale della Lega Giorgio Granello, maroniano esponente della nuova linea moralizzatrice del partito, oggi stesso comunicherà l’espulsione dal Carroccio di Quaggiotto, che ieri ha risposto «no comment» a chi gli chiedeva se la notizia dell’imminente espulsione fosse vera. Il bubbone dell’Ici non pagata era venuto a galla lo scorso marzo: la società immobiliare del sindaco Paolo Quaggiotto finì nel mirino dell’ufficio tributi del Comune dopo la denuncia fatta dalla consigliera comunale di Primavera Civica, Fiorenza Morao: passando al setaccio le comunicazioni affisse all’albo pretorio del municipio, la Morao trovò un documento protocollato con il numero 4961 del 14 marzo 2011. «Curiosa» la descrizione: «consegna al capo settore Paolo Baldassa degli avvisi di accertamento Ici corrispondenti agli atti 1 e 2 del 14 febbraio 2011 e 3 del successivo 16 febbraio per gli anni 2008-2009 e ravvedimento operoso per il periodo 2010 a carico della Quaggiotto Immobiliare snc di Quaggiotto Paolo e C.». Insomma, l’ufficio tributi aveva riscontrato che la società di cui il sindaco è socio di maggioranza non aveva versato l’imposta negli anni 2008 e 2009, rimediando solo in parte l’anno successivo. In ballo, un debito nei confronti del Comune di alcune decine di migliaia di euro.

E anche allora, come oggi, Quaggiotto si trincerò in prima battuta dietro a un «no comment». E a questo fattaccio si è aggiunta la faccenda Barcon, che ha reso il clima a Vedelago irrespirabile. E per la Lega Nord, a questo punto, evidentemente insopportabile. E così il segretario Granello con la direzione provinciale del Carroccio non ci ha messo molto, a decidere per le vie di fatto e dare il benservito a Quaggiotto.

Daniele Quarello

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Quella colata di cemento odiata da tutti. Un affare che ha spaccato il paese.

Progetto Barcon, fonte di infinite polemiche a Vedelago. Di che si tratta? Il comune di Vedelago, su proposta di privati, in primis il re delle carni Colomberotto, ha chiesto un accordo di programma a Regione e Provincia per fare ¦un nuovo casello della superstrada Pedemontana, con viabilità di collegamento tra il nuovo casello e la zona industriale, pari alla cementificazione – accusano gli ambientalisti – di 90 ettari di territorio agricolo. I privati mettono un contributo economico e la disponibilità dei terreni per la nuova viabilità e, in cambio, ricevono la trasformazione di un’area di 90 ettari da agricola appunto a commerciale industriale. In quest’area si insedierebbe, per una parte, uno stabilimento di lavorazione agroalimentare e una superfice commerciale (Colomberotto), per l’altra parte la cartiera Rotocart, che si trasferirebbe dall’attuale collocazione a Piombino Dese. La cartiera verrebbe costruita con un piano interrato e quindi bisogna scavare. L’estratto calcolato è di 1,846 milioni di metri cubi di ghiaia, per un introito di 3.692.000 euro dalla vendita del materiale. Secondo quanto previsto dal piano, ci sarebbe in totale un beneficio per il privato, tra aumento del valore delle aree e vendita della ghiaia, pari a 37 milioni. I privati sborserebbero 10 milioni come contributo economico per la realizzazione del nuovo casello (che costerebbe il doppio) e 960 mila euro come valore dei terreni messi a disposizione per farci sopra la nuova viabilità. L’area agricola soggetta alla pesante cementificazione si trova alle spalle della palladiana Villa Emo, sulla strada tra Castelfranco e Treviso, acquistata anni fa dalla Banca di Credito Cooperativo Trevigiano.

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Il dirigente respinge la documentazione presentata a luglio.

Comitati e Primavera Civica chiedono a Zaia l’archiviazione.

VEDELAGO. Se la formula è laconica come si deve a una comunicazione ufficiale, il contenuto della lettera inviata dal dirigente regionale Vincenzo Fabris al sindaco Paolo Quaggiotto è invece dirompente: l’accordo di programma di Barcon non ha le caratteristiche per rivestire quell’interesse pubblico che ne giustificherebbe l’adozione. E quindi non avrà il via libera da Venezia, passaggio fondamentale all’avvio dell’iter per la realizzazione di maxi macello Colomberotto, cartiera Rotocart e casello della Pedemontana Veneta a nord di Via Terza Armata. Dopo il no espresso lo scorso 8 ottobre dal consiglio comunale, la lettera della Direzione Urbanistica e Paesaggio della Regione sembra essere la pietra tombale sul progetto sponsorizzato dal sindaco. È arrivata sul tavolo di Quaggiotto la settimana scorsa. Risponde alla documentazione inviata lo scorso 23 luglio dal sindaco stesso nel tentativo – non riuscito – di saltare a pie’ pari il problematico passaggio in consiglio dell’operazione. Il 4 luglio Venezia aveva chiesto a Quaggiotto di integrare la documentazione relativa all’accordo di programma proposto dagli imprenditori Colomberotto e Gelain. Invitava a produrre tutti gli atti con cui la sua amministrazione avesse dimostrato la bontà dell’operazione e il suo interesse pubblico. Quaggiotto aveva risposto rispolverando una vecchia delibera adotta all’unanimità dalla giunta solo dopo aver posto pesanti condizioni, mai soddisfatte. E insieme aveva allegato un’integrazione al progetto presentata in tutta fretta da Colomberotto & Co. Una sorta di blitz estivo nel tentativo di mandare avanti un accordo di programma su cui la giunta si è poi definitivamente spaccata. La Regione ha atteso prima di rispondere, ma alla fine ha stoppato tutto. «Il contenuto dell’integrazione prodotta dall’amministrazione di Vedelago», ha messo nero su bianco il dirigente regionale, «non contribuisce a superare la carenza di informazioni sull’accordo di programma tale da consentire la prosecuzione dell’iter procedurale istruttorio». Tutto si ferma, nonostante l’attivismo del sindaco Quaggiotto, ottimista sull’approvazione dell’operazione anche dopo la sonora bocciatura rimediata l’8 ottobre in consiglio comunale. Per evitare ulteriori sorprese Primavera Civica, Barcon Viva e Comitato Civico hanno chiesto con raccomandata al governatore Luca Zaia e ai suoi assessori di archiviare l’operazione alla luce del voto dell’assemblea vedelaghese e di tutte le perplessità espresse da più parti in questi mesi

Alessia De Marchi

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Convegno choc: «Fenomeno sottovalutato, Pedemontana a rischio con Sis, occhio al commercio»

Il caso Aspide, la Valdastico, ma anche appartamenti sequestrati a Paese, terreni a Spresiano, e un cantiere bloccato a Carbonera. Ecco le principali tappe dell’infiltrazione mafiosa in Veneto. A metterle una dietro l’altra «Mafiosi a casa nostra», il convegno organizzato a Ca’ del Galletto dall’eurodeputato Andrea Zanoni, accompagnato dal consulente antimafia Enzo Guidotto.

«Se n’è iniziato a parlare troppo tardi» ha spiegato Guidotto, «è dall’inizio degli anni ’90 che in numerosi processi è stato dimostrato come la criminalità organizzata fosse ben radicata in Veneto». Davanti a lui sessanta persone incuriosite e preoccupate. «Si è arrivati a questo punto perché il problema è stato sottovalutato, visto come roba del sud. Fino agli ultimi anni, la mafia è stata considerata un problema solo di magistrati e forze dell’ordine», gli ha fatto eco Zanoni.

Dopo un excursus sull’infiltrazione mafiosa, citando i rifiuti tossici sotto l’autostrada, l’Aspide a Padova, e i numerosi sequestri avvenuti in provincia, Guidotto ha lanciato un nuovo allarme, relativo alla Pedemontana, «il consorzio Italo spagnolo (Sis) che costruirà la superstrada, per un’opera in Sicilia ha avuto forniture da aziende legate al clan Provenzano-Lo Piccolo». Il riferimento è alle indagini della Dia sulle forniture di cemento per il passante ferroviario di Palermo, che sarebbero arrivate da aziende legate al clan siciliano.

La posizione della Sis, che ha poi licenziato uno dei suoi responsabili siciliani Giuseppe Galluzzo, è stata però archiviata, tanto che la Procura di Torino ha deciso di rilasciare nuovamente il certificato antimafia. Ma l’infiltrazione mafiosa non è solo ad alti livelli. «Bisogna prestare attenzione anche al turnover dei negozi» prosegue Guidotto, «chi in questo momento ha soldi per aprire un ristorante o una pizzeria dal nulla? Non sono in molti. Dove ci sono tanti soldi subito, bisogna assicurarsi della loro provenienza. Lo stesso vale per l’usura. Le aziende vicine al fallimento sono una preda privilegiata».

Zanoni infine ha lanciato un appello che ridurre la possibilità di prescrizione, un’invocazione a chi oggi sta progettando le leggi di domani «nel nuovo decreto che il governo sta approvando dovrebbero quanto meno essere allungati i tempi della prescrizione. Ora è sufficiente avere molti soldi e buoni avvocati per allungare i processi fino a raggiungerla». (fe.cip.)

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Dieci giorni dopo la bocciatura in Consiglio assessori riuniti in municipio

Paolo Quaggiotto: «Il momento è delicato, ma per me è tutto risolto»

VEDELAGO. Ha lasciato passare una settimana. Pausa necessaria e consigliata per far sbollire gli animi accesissimi dopo il consiglio comunale dell’8 ottobre in cui in dodici contro nove hanno bocciato l’operazione Barcon. Ma poi, mercoledì scorso, come nulla fosse, con il classico sms, il sindaco Paolo Quaggiotto ha convocato l’intera giunta. Nessuna epurazione dopo la frattura segnata dal voto in consiglio in cui tre assessori (il vicesindaco Marco Perin e i colleghi di giunta Cristina Andretta e Franco Renzo) e un consigliere della maggioranza (Daniele Volpato) si sono schierati contro l’accordo di programma proposto dagli imprenditori Colomberotto e Rotocart e sostenuto a spada tratta dal primo cittadino. Si attendeva l’arrivo delle lettere di revoca delle deleghe ai tre dissidenti e invece nulla di tutto ciò. Tutti convocati in giunta e, imbarazzi a parte, nessuno dei tre ha declinato l’invito. Mercoledì alle 18.30 hanno risposto tutti:«presente» all’appello del sindaco in municipio. Mancava solo Andrea Gazzola, assessore con competenza su cave e ambiente e fedelissimo del sindaco. Una pacca sulla spalla al «figliol prodigo» – Franco Renzo che è il segretario del Carroccio locale – e Quaggiotto ha aperto la seduta. Di Barcon non si è parlato: nessun accenno al voto del consiglio comunale, nessun riferimento ai veleni dei giorni seguenti. Tutto passato, secondo il sindaco. «Non voglio commentare», glissa Paolo Quaggiotto, «Il momento è delicato, ma per quanto mi riguarda è tutto risolto». In giunta mercoledì si sono approvati patrocini e altri provvedimenti di ordinaria amministrazione. Nessun commento, per ora, da parte dei tre dissidenti. Crisi rientrata? Il sindaco, messo in minoranza dai suoi stessi assessori su un progetto per cui si è speso moltissimo, ribadisce il ritorno alla normalità. Apparente o reale?

Alessia De Marchi

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il popolo “no ecomostro”

Pioggia di volantini contro la cartiera in via Sile. Al via la mobilitazione del comitato «No ecomostro a Castelfranco». Ieri è iniziata la distribuzione in città e via internet di un volantino informativo con cui il comitato condanna il nuovo insediamento industriale tra via Sile e via Lovara.

«Tra qualche giorno violeranno per sempre la nostra città permettendo la costruzione di 720 mila mc di cemento», si legge nei manifestini, «un mostro di cemento con le dimensioni di 3 volte e mezzo i Giardini del Sole. L’insediamento sarà a 800 metri dal centro città. Si può giustificare questa scelta disastrosa promettendo posti di lavoro con certezze zero?».

Il comitato ha organizzato già due iniziative di sensibilizzazione alla questione. Giovedì 25 ottobre un incontro pubblico al centro Bordignon in zona Largo Asiago. Sabato 27 e 28 ottobre in piazza Giorgione, alla Coop e nelle frazioni ci sarà il «Firma day» con gazebo per la raccolta firme contro il nuovo insediamento industriale. Il comitato ha creato anche una pagina Facebook dedicata che ha già 400 iscritti («noecomostro») e una mail dedicata (ecomostro.castelfranco@gmail.com). Nel volantino diffuso dal comitato si sottolineano i numeri del nuovo insediamento industriale. Un’area prima destinata a servizi e terziaro che la maggioranza leghista (appoggiata dal Pdl) vuole trasformare in industriale concedendo la possibilità di costruire 720 mila mc su 120 mila mq.

«Tenendo conto che il cambio di destinazione d’uso svaluterà questo territorio di almeno 3 milioni di euro si ritiene lungimirante spogliare i castellani di un bene comune per agevolare un privato? Perché è stato detto no alla richiesta delle minoranze di inserire nel bando di gara un vincolo per l’acquirente che assicurasse nero su bianco un numero preciso di assunzioni in tempi certi e con penalità definite in caso non venga onorato l’impegno?».

L’area interessata andrà all’asta il 7 novembre con un prezzo base di 5,3 milioni. La ditta che ha già espresso il proprio interessamento è la Rotocart di Piombino Dese, una dei proponenti dell’accordo di programma su Barcon di Vedelago, bocciato dal consiglio comunale. Dopo le accuse di disfattismo lanciate dal sindaco alla sinistra castellana, ieri la dura replica del segretario del Pd Laura Viola.

«Il comitato è formato da cittadini, appoggiato da associazioni e conta centinaia di aderenti», spiega Viola, «cosa produrrà la cartiera non è scritto in alcun posto, visto che il bando d’asta non prevede alcun vincolo nè di cosa e come si potrà produrre, nè che la costruzione del sito industriale è subordinata alla creazione dello snodo ferroviario. Non esiste alcun vincolo che imponga le assunzioni ventilate a voce. Questa non è un’operazione a inquinamento zero, questa è un’operazione a buon senso».

(d.q.)

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