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PAESE. L’onorevole Rubinato porta sul tavolo del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il caso della discarica “Terra” di Paese, dove potrebbero arrivare 460mila metri cubi di amianto. Lunedì la parlamentare trevigiana del Pd ha depositato alla Camera un’interrogazione, con la quale chiede al ministro Clini «di assumere iniziative normative affinché nelle zone ad elevata vulnerabilità degli acquiferi sotterranei, come Paese, venga autorizzata solo l’esercizio di discariche per inerti, e solo se finalizzate al ripristino dei luoghi». Una seconda richiesta è relativa alla verifica da parte del Ministero dell’elaborazione da parte delle Regioni dei Piani territoriali di coordinamento e dei Piani gestione rifiuti. (f.cip.)

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Il prete si schiera con il comitato costituitosi a Campigo.  Esposto in Procura contro l’asta e sabato raccolta firme.

CASTELFRANCO. Cartiera Rotocart in via Sile, anche don Claudio Miglioranza, prete operaio, dice no. «Basta cemento». Il prete noto in città per le sue prese di posizioni decise era presente lunedì sera all’assemblea pubblica organizzata al centro culturale di Campigo dal neonato comitato anti cartiera. Un comitato costituitosi ufficialmente in quest’assemblea con il nome «No Ecomostro». Hanno aderito parecchi cittadini di Campigo, Salvatronda e Salvarosa. Per il momento il gruppo di lavoro include una ventina di persone, il portavoce del comitato è Stefano Costa. Scatterà sabato in piazza Giorgione con apposito gazebo la mobilitazione anti cartiera. Il comitato raccoglierà firme contro il progetto che la Rotocart spa di Piombino Dese (Pd) intende realizzare nell’appezzamento di terreno tra via Sile e via Lovara. Saranno distribuiti volantini informativi e raccolte firme anche nelle tre frazioni interessate alla questione cartiera. Alla riunione di lunedì ha partecipato un centinaio di persone. C’erano i consiglieri comunali del gruppo Pd-lista Sartor, il consigliere comunale indipendente Elena Magoga, il consigliere di Vivere Loris Stocco (assieme ad altri esponenti della civica Gomierato tra cui il coordinatore Renato Tesser) e anche alcuni dei protagonisti della lotta contro il polo industriale di Barcon di Vedelago. Ovvero il portavoce del comitato spontaneo Barcon Viva, Ermes Dondoni, e il capogruppo di Primavera Civica, Fiorenza Morao. E tra coloro che sono intervenuti anche don Claudio Miglioranza che ha tuonato contro il progetto.

«Qui si parla di ulteriore cemento», ha detto, «i cittadini saranno espropriati di altra terra, di un’area che doveva essere dedicata a servizi e invece vogliono fare industriale. C’è qualcosa di poco chiaro in tutta questa operazione. C’è bisogno di un comitato che mobiliti l’intera cittadinanza».

I numeri del progetto sono stati ricordati dai consiglieri presenti. Un’area di 119 mila mq di cui 90 mila coperti. Una cubatura costruibile di oltre 700 mila mc con altezza massima degli immobili di 10 metri. Il Comune metterà all’asta il terreno il 7 novembre al prezzo di 5,3 milioni di euro. Chi si aggiudicherà l’acquisto dovrà versarne 4 entro fine novembre. I consiglieri del gruppo Pd-lista Sartor, assieme a Loris Stocco di Vivere ed Elena Magoga hanno presentato ieri mattina l’annunciato esposto alla Procura e alla Corte dei Conti. Per i consiglieri sarebbe stata violata la normale procedura relativa all’asta del terreno.

Daniele Quarello

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«Non tutto il male viene per nuocere» recita un vecchio detto. Ecco che allora la crisi economica e la crisi della politica hanno prodotto, nella nostra Provincia, un piccolo ma incoraggiante risultato positivo. Le organizzazioni professionali dei vari settori economici del Trevigiano hanno iniziato ad incontrarsi e a discutere insieme di varie problematiche, molto più frequentemente che nel passato. Sono ben quattro i “tavoli“ di discussione attualmente aperti, che vedono insieme le varie rappresentanze del comparto agricolo, del commercio, dell’artigianato, dell’industria e dei sindacati dei lavoratori. E la particolarità di questi “tavoli” sta nel fatto che la loro formazione nasce dall’iniziativa spontanea di alcune “ sigle” di alcuni settori produttivi e non, come accadeva in passato, da convocazioni di enti e amministrazioni pubbliche. C’è un tavolo di confronto sull’uso del suolo e del territorio, che è nato sull’onda dei progetti di insediamento del macello e della cartiera di Barcon e dell’insediamento dell’Ikea, ma che sta tentando di aprire una riflessione più ampia sulla disastrosa cementificazione della nostra provincia. C’è un tavolo sulla questione del credito che è nato da una mancata attenzione pubblica nei confronti dei Consorzi fidi ma che si propone una più ampia disamina di tutto il settore creditizio. C’è un tavolo sull’Imu, che si è concretizzato in una azione unitaria nei confronti di tutti i comuni del trevigiano diretta a contenere la pressione di questa imposta, tavolo che ha successivamente allargato i propri lavori alla materia del riordino delle Province. C’è un tavolo infine che sta discutendo sugli atti preliminari per la definizione del Piano di assetto del territorio del comune di Treviso (Pat), finalizzato a produrre un documento unitario che metta insieme le esigenze di tutti i settori produttivi dell’area. Già il fatto di vedere riunite in una stessa sala molte sigle rappresentative di vari settori che spesso tra loro si ignoravano, quando non si facevano la guerra, è un risultato positivo che lascia ben sperare. L’augurio è che anche il “ mondo politico” si renda conto che le rappresentanze del mondo produttivo e dei lavoratori dipendenti esigono risposte concrete ai loro problemi e non sono più disposte ad aspettare.

Giampaolo Casarin Confagricoltura Treviso

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Da molto tempo non andavo al consiglio comunale di Vedelago. Il giorno 8 ottobre, come altre centinaia di persone, ho assistito alla seduta nella quale veniva trattata l’approvazione della documentazione per l’accordo di programma per la riqualificazione territoriale pedemontana tra Vedelago e Montebelluna cioè il progetto Barcon. Ovviamente, essendo arrivato alle 8, mezz’ora prima dell’inizio del consiglio comunale, sono rimasto fuori perché tutti i posti a sedere del pubblico erano occupati dal comitato del sì all’accordo di programma, convocato appositamente dal sindaco, alle 7, in modo da non lasciare spazio ai cittadini contrari al progetto. Ho assistito al consiglio da una finestra arrampicato su un muro. Grande è stata la sorpresa e la vergogna provate nel vedere il comportamento arrogante e villano del mio sindaco nella conduzione del consiglio comunale nei confronti delle minoranze con frasi del tipo “stai zitta” rivolte soprattutto alle consigliere donne. Questo modo di intendere la democrazia è stato notato dalle centinaia di persone, alcune provenienti da altri comuni, con frasi che mi hanno fatto vergognare di essere governato dal sindaco Paolo Quaggiotto. Ho partecipato ad alcuni consigli provinciali, a consigli comunali di Montebelluna, Castelfranco Veneto e Trevignano dove il rispetto delle opinioni altrui, pur nelle differenze, è totale. Mai un sindaco o il presidente della Provincia, ha zittito con i toni usati dal mio (purtroppo sindaco) gli interventi dei consiglieri di minoranza. La violenza verbale, poi, di alcuni componenti il comitato del si nei confronti dei consiglieri che non hanno approvato l’accordo è preoccupante. Ho assistito alle offese personali, una volta finita la seduta, rivolte ai consiglieri Pdl, che stavano andando a casa. La votazione che ha bocciato l’accordo di programma mi ha riempito di speranza, convinto che a dare una mano ai vari comitati del no sia stato involontariamente il sindaco con il suo comportamento arrogante e da principiante che rifiutando il dialogo con la società civile (sindacati, associazioni varie) ha portato al risultato che tutti conosciamo. Non basta più dire io sono stato eletto col 67% dei voti ed io decido, quando un intervento così devastante condiziona in negativo un intero comune. Bruno Mazzoccato

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VEDELAGO – E’ guerra aperta tra il sindaco Paolo Quaggiotto e il comitato spontaneo Barcon Viva. La bocciatura del mega progetto industriale di Barcon non ha spinto il primo cittadino a mollare. Anzi, Quaggiotto ha già detto di voler riportare il progetto in consiglio per tentare di farlo passare. Il comitato Barcon chiede l’intervento della Regione per bloccare definitivamente l’operazione.

«La reazione del sindaco alla sonora bocciatura del Progetto – Barcon, sul quale Paolo Quaggiotto sembra aver riposto la sua credibilità politica e personale, è a dir poco disarmante – spiega Ermes Dondoni, portavoce del comitato – dopo essere stato sconfessato dal consiglio, dal suo vicesindaco e da due dei suoi assessori, si consola con gli striscioni che nottetempo sono stati esposti da ignoti, abusivi ed offensivi contro chi gli ha votato contro.

Su richiesta di immediata rimozione e sequestro amministrativo, presentata dal comitato “Barcon Viva”, seguita anche da quella dell’assessore nonché segretario locale della Lega Nord Franco Renzo e dal capogruppo di Primavera Civica Fiorenza Morao, il sindaco ha provveduto a far togliere gli striscioni con scritte offensive, ma ha ordinato di lasciare stesi gli altri “a testimonianza della volontà della gente”, come ha dichiarato ai giornali. Il fatto verrà sottoposto all’Autorità competente per la valutazione di questo suo comportamento.

Una convinzione del sindaco affidata unicamente a manifesti “abusivi”, che lui stesso avrebbe il sacrosanto dovere di far togliere senza far distinzioni, esposti da una sparuta minoranza che non ha nemmeno il coraggio di dichiararsi. Sarebbero questi i suoi sostenitori? Sarebbe questa l’espressione della “volontà della gente”? Viene da chiedersi seriamente se Paolo Quaggiotto sia ancora in grado di rappresentare le esigenze della comunità, se riesca a comprendere le conseguenze delle sue prese di posizione».

(d.q.)

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CASTELFRANCO – Lunedì alle 21 al centro culturale di Campigo ci sarà un’assemblea pubblica durante la quale si costituirà il comitato «No Cartiera». Si tratta di un gruppo apartitico che nasce per bloccare il progetto della realizzazione della cartiera nell’area all’angolo tra via Sile e via Lovara. Giovedì sera si è dibattuto del piano in un incontro organizzato dal Pd. Decine di persone si sono ritrovate nella sede di via Matteoti, presenti anche appartenenti ad altri gruppi politici. Per il momento il Pd ha annunciato la presentazione di un esposto alla Procura per irregolarità gravi riscontrate nell’iter che ha portato alla vendita dell’area. Per i democratici manca tra l’altro una perizia tecnica sul valore dell’area. Si parla di potenziale turbativa d’asta pubblica. I democratici lamentano la mancanza di un piano occupazionale esaustivo. Per la giunta Dussin, viceversa, tutto si è svolto regolarmente. L’area in questione ha una superficie complessiva di 120 mila mq, di cui 90 mila saranno destinati a superficie coperta. L’azienda interessata è la Rotocart spa di Piombino Dese, quella che avrebbe voluto insediarsi a Barcon di Vedelago. Viste le difficoltà incontrate a Barcon, la cartiera punta ora su Castelfranco.

Daniele Quarello

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OPERAZIONE BARCON: L’ATTACCO DEI DISSIDENTI

VEDELAGO.

«Serve chiarezza: non c’è mai stata sui posti di lavoro nè sulla viabilità che è incompleta. Si è deciso di portare in consiglio comunale il progetto Barcon e l’assemblea si è espressa con molta chiarezza: 12 voti contrari, di cui 4 dalla maggioranza, e 9 favorevoli. Il progetto di Barcon ha cambiato volto troppe volte e non ha convinto il consiglio. I numeri dicono tutto, al di là di ogni considerazione. Il fatto che si cerchi di non tenere conto di quanto espresso dall’organo collegiale è gravissimo».

Marco Perin vicesindaco, Cristina Andretta assessore all’urbanistica, Renzo Franco assessore alla Sicurezza e Daniele Volpato, consigliere, rispondo così al sindaco Paolo Quaggiotto.

«È stato chiesto il parere del consiglio? Ha detto no. Si rispetti il volere dell’assemblea. E invece Quaggiotto sta creando, giorno dopo giorno, una tensione sociale fortissima, pericolosa. Un sindaco, senza una maggioranza a sostenerlo, sta trascinando per i capelli un progetto che non è nè salva-lavoro e nemmeno risolutivo sul fronte del traffico. È un generale senza esercito. I presupposti iniziali si sono persi strada facendo. Lo possono vedere tutti: leggendo l’accordo di programma, sul quale abbiamo votato, l’occupazione è talmente importante da non meritare nemmeno un capitolo a se stante e soprattutto la relazione dettagliata, che abbiamo chiesto sui posti di lavoro, non ci è mai stata presentata».

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VEDELAGO. Pacata ma ferma la sua dichiarazione di voto in aula contro il progetto Barcon. Furiosa invece la reazione nei suoi confronti del popolo pro macello e cartiera. Renzo Franco, assessore alla sicurezza e segretario locale del Carroccio, è stato aggredito verbalmente a fine votazione anche dal fratello del sindaco Quaggiotto. Offese pesanti e minacce in aula e poi anche sugli striscioni affissi martedì notte in giro per il paese. «Giuda», hanno apostrofato lui, il segretario provinciale Giorgio Granello e il capogruppo della lista Bordignon Sindaco. Ora il portavoce della Lega vedelaghese è pronto a sporgere denuncia contro chi lo ha insultato in aula. Non mancano i testimoni, ci sono pure riprese video. Con le prove in mano andrà dai carabinieri. La rottura con il sindaco Quaggiotto pare definitiva. Martedì ha fatto protocollare in municipio la richiesta di far togliere gli striscioni denigratori, accolta a metà da Paolo Quaggiotto. Renzo Franco rivendica la sua onestà, il suo lavorare per la gente, con la gente. Davanti al consiglio comunale ha spiegato il suo voto contrario all’operazione con la volontà di «essere coerente con le scelte che a suo tempo ci eravamo prefissati, ma ancor di essere più onesto con la gente e con me stesso proprio nel momento in cui c’è il rischio di condizionare con una nostra scelta il destino dell’intera collettività». Vent’anni fa le cave, ora un insediamento produttivo che rischia di ferire per sempre la terra di Vedelago. «Non contesto il progetto in sè», ripete, «ma il metodo con il quale lo abbiamo affrontato. Da parte dei proponenti non c’è mai stata una chiara e dettagliata rappresentazione di come si sarebbe effettivamente sviluppato, non solo in termini urbanistici e ambientali, ma soprattutto per le conseguenze che avrebbe portato sul nostro territorio. Lavoro e strade. Ma quali, quando e per chi?». (a.d.m.)

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Il sindaco non s’arrende: tutti in piazza

VEDELAGO «Ritiro delle deleghe per chi ha votato contro l’accordo di programma Colomberotto-Rotocart? Non ci penso nemmeno. Non caccerò nessuno: Marco Perin, Cristina Andretta e Renzo Franco ( i tre assessori dissidenti, ndr) restano nella mia giunta. Un figlio che sbaglia si rimprovera, ma poi si perdona». Non si arrende il sindaco Paolo Quaggiotto, nonostante il no sonoro all’operazione Barcon suonatogli lunedì sera in consiglio comunale. Lotta come un leone per difendere un progetto contestato e bocciato da più parti. Sull’operazione Barcon lunedì è stato messo in minoranza: solo nove voti a favore, dodici i contrari. «La proposta dell’accordo di programma per il polo agroindustriale a nord di via Terza Armata», insiste, «non è stata ritirata. Barcon non è una pagina chiusa e la gente è con me. Lo dimostrano i tanti che mi hanno fermato in questi giorni dicendomi: “Sindaco, siamo con te. Vai avanti”. E così farò. Riporterò il progetto in consiglio comunale». Per Quaggiotto maxi macello, cartiera e casello della Pedemontana Veneta non sono archiviati. «Porterò il popolo dei favorevoli all’operazione in piazza e vedrete che non sono pochi». Archiviata è invece, a suo dire, la crisi di maggioranza letta da tutti nel voto del consiglio comunale. «Macchè crisi», minimizza lo strappo con vicesindaco Perin e assessori Andretta e Franco, «Ci sono state valutazioni differenti su un progetto, tutto qui». Non certo un progetto di secondo piano, ma Quaggiotto glissa e ribadisce: «Per me non cambia nulla». Mercoledì sera intanto la maggioranza – o l’ex ?- si è ritrovata in una pizzeria di Vedelago per fare il punto dopo la batosta di lunedì. «Io non c’ero», dice il sindaco che annuncia per la prossima settimana una nuova riunione di giunta, «senza alcun rimpasto». Dopo il voto di lunedì, però, non si è ancora sentito con il suo vice Perin e gli assessori all’urbanistica Andretta e alla sicurezza Franco. Non una telefonata, non un invito a un incontro chiarificatore. «Non serve», insiste Quaggiotto, «Sapevo cosa avrebbero votato in aula: il loro no non è stata una sorpresa». In giro per il paese ci sono ancora gli striscioni stesi dal popolo dei favorevoli all’operazione Barcon. «Ho fatto rimuovere dai vigili urbani solo quelli offensivi, quelli con i nomi», riferisce Quaggiotto, «Gli altri restano a testimonianza della volontà della gente». La battaglia per tutti non è ancora finita.

Alessia De Marchi

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INTERVENTO di GIOVANNI BONOTTO Ho letto l’articolo del presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega, sul “Caso Barcon: recuperare il valore sociale di fare impresa”  pubblicato domenica 7 ottobre  sulla tribuna di Treviso e, quale amministratore del territorio mi sono sentito chiamato in causa. In sostanza, il presidente di Unindustria prende spunto dalla situazione dell’Austria e dalle sue attrazioni di delocalizzazione, volendo evidenziare  il diverso atteggiamento dell’amministrazione pubblica e della società austriaca rispetto ad una generale indifferenza alle ragioni dell’impresa della nostra realtà locale. Al presidente di Unindustria non servono spiegazioni: gli basta l’impietoso accostamento dei rispettivi dati della disoccupazione, in particolare di quella giovanile: 9,7 % in Austria, 34,5% in Italia. In altre occasioni questo autorevole rilievo avrebbe potuto aprire un dibattito, serio, sulle ragioni di una  differenza inaccettabile. Le variabili potrebbero esser infinite. C’è intanto il sospetto che i  dati dell’Austria traggano origine da una buona amministrazione in ogni settore, in un ambiente dove l’impresa opera al riparo da uno sconsolante sperpero di denaro pubblico e al di fuori di realtà territoriali a volte persino sotto scacco di malavita organizzata. Nel suo sillogismo un po’ malizioso il dott. Vardanega ritiene invece di porre quel dato di sintesi esclusivamente in contrapposizione  con il caso Barcon, dunque  con le  manifestazioni popolari e i tentennamenti dell’amministrazione contro quell’insediamento. In realtà la sua denuncia sfiora l’outlet di Roncade e, in generale, tutti quegli insediamenti dove la volontà negativa dei vari comitati e la cecità degli amministratori si opposta all’avvio di progetti di sviluppo. Negando di fatto le vere prospettive di lavoro. Cosicchè il Presidente degli industriali evidenzia la “schizofrenia” che caratterizzerebbe l’azione della nostra comunità che da un lato si oppone alla delocalizzazione ma dall’altro ispira la sua (in)azione alla regola del NIMBY (“non nel mio cortile”) o del NIMTO “(non durante il mio mandato)”. E invoca una nuova sensibilità sociale. Quello della lontananza della politica dalla attività imprenditoriale è un pensiero diffuso. C’è del vero e tutti potremmo trovare motivo per un esame di coscienza sull’accoglienza delle novità e sulla contrapposizione preconcetta ad ogni disturbo del “quieto vivere”. Personalmente non credo che il nostro Paese abbia perso (o quasi) interi settori importanti come l’elettronica, la chimica (oggi, l’auto), il “bianco” ecc. ecc. per colpa di qualche comitato. Eppure nessuno vorrebbe aver visto quell’enorme striscione a Roncade  (no a 500 posti di lavoro, a chi giova?) anche se nel caso  specifico mi pare che l’enorme centro commerciale costato 60 milioni di euro sia rimasto paralizzato per una feroce controversia giudiziaria sollecitata da concorrenti e non certo per quella insensibilità collettiva cui si riferisce il referente di Unindustria. Quello che non ritengo accettabile come cittadino, prima ancora che come amministratore, è di dovermi sentire accusato di insensibilità di fronte al dramma di chi non ha ancora (o ha perso) un posto di lavoro, quasi preferissi “a prescindere” lo svolazzare di tortore e colombacci in zone altrimenti sfruttabili. C’’è un limite a questa sorta di ricatto morale del “lavoro negato” a fronte di qualsiasi altra considerazione di merito. Vorrei  fare un viaggetto in Austria con il dott. Vardanega (a mie spese, ben si intende) per vedere con lui se  lassù vi siano situazioni analoghe a quelle cui siamo assuefatti nel nostro paese. Vedere, per cominciare, se sussista anche in Austria un “consumo del territorio” paragonabile a quello intervenuto nel Veneto, e “a macchia di leopardo”in questi ultimi decenni. Qui il territorio è stato devastato,  anche e soprattutto a causa di un sistema normativo che ha legato la finanza locale in via di fatto esclusiva e proporzionale alla cementificazione del territorio (oneri di urbanizzazione, Ici, ora Imu ecc.).  Ogni amministratore preoccupato per l’integrità del suo territorio è costretto a sentire il peso dei proventi svaniti e delle perequazioni mancate ed costretto a diventare “socio d’affari” di qualsiasi iniziativa edificatoria anziché arbitro della sua portata qualificante in generale. Nel 2004 esistevano nei piani regolatori generali dei 95 comuni della provincia di Treviso 1077 aree produttive, per una superficie complessiva di 7.779 ettari. Le aree produttive coprono dal 20 al 25% del totale delle superfici urbanizzate.

La provincia di Treviso è, dopo Padova, la provincia in cui sono state rilasciate più concessioni edilizie dal 2001 al 2004, durante il (“remoto”) boom edilizio. Circa un quinto delle concessioni edilizie rilasciate nel Veneto hanno riguardato la Marca. Il patrimonio edilizio non residenziale è anche abbastanza recente: quasi il 50% delle cubature realizzate dopo il 1970 è stato edificato dopo il 1990. La Provincia di Treviso si è finalmente posta l’obiettivo di ridurre drasticamente, attraverso il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) sia il numero sia la superficie delle aree produttive. Questo intervento crea nuove tensioni (si pensi agli ampliamenti nelle aree divenute improprie) ma l’esigenza non può non essere condivisa. Eppure, col caso Ikea, proprio la prospettiva della “occupazione” ( si parlava di un indotto di oltre un migliaio di posti di lavoro) ha fatto vacillare la “Politica” ad un anno appena dalla approvazione del piano territoriale che avrebbe preferito privilegiare l’utilizzo di aree dismesse.

Non ho seguito (a livello stampa locale) tutte le fasi di quel travagliato progetto e non metto in dubbio la difficoltà delle scelte in anni di crisi. Tuttavia, per quanto formalmente estraneo, come amministratore del territorio non posso non osservare con perplessità il fatto che l’insediamento Ikea avrebbe interessato soltanto una parte quasi insignificante delle  migliaia di metri quadrati di terreno agricolo da convertire (35.000 mq su una area opzionata di ben 420.000). Per cosa tutti quegli ettari non Ikea? Risposta che forse mi è sfuggita. Tra l’altro, quante volte  nuovi insediamenti insistono su proprietà con forti interessi per il sottosuolo e i suoi derivati? Cosicché  qui a Treviso abbiamo la possibilità di vantare un singolare primato: di tutte le attività estrattive del Veneto per tutti i tipi di materiali insieme, risulta che da solo il settore “sabbie e ghiaie” della Provincia di Treviso, copre circa il 50% dell’intero settore estrattivo autorizzato regionale. Persino un ministro tecnico, il valente dott. Mario Catania delle Politiche Agricole e Forestali  – inserto 7 Corriere della Sera 17 agosto 2012 – si è accorto che l’edificazione selvaggia si è mangiata in 40 anni 5 milioni di ettari di terreno coltivabile (pari alla Sicilia e la Sardegna) passando da 17.986.000 agli attuali 12.885.000. Quanto a Treviso  (fonte stesso inserto) abbiamo il privilegio di comparire ai primi posti d’Italia per percentuale di cementificazione (19%), siamo  “solo” al nono posto, in Italia, per il fatto che davanti ci sono Roma Napoli Milano Trieste la cui area provinciale è irrilevante rispetto all’area urbana. Se no eravamo quinti. Anche in Regione pochi giorni dopo si è avuta una dichiarazione di intenti contro l’abuso del territorio. Certo l’agricoltura non muove il giro d’affari di altri settori, ma profittare della sua debolezza non è operazione intelligente, altrettanto quanto non è intelligente odiare genericamente “il capannone”, quando la gente è “a spasso” e non sa dove andare. Io credo che gli imprenditori del triveneto abbiano una grande sfida davanti a loro, ovvero recuperare aree produttive in via di dismissione (Marghera? un domani l’Elettrolux a Susegana e infiniti altri capannoni vuoti e non utilizzati in ogni periferia) senza che sia necessario aggredire ancora la poca terra vergine che ci rimane. Parliamo pure di priorità e del valore sociale dell’impresa ma consideriamo anche questo Valore della Terra altrettanto trascurato. Valori che valgono anche per gli agricoltori, ben si intende, ogni qual volta tendano a sgranare il Paesaggio per espandere produzioni che “tirano”. (vicesindaco assessore all’agricoltura del Comune di Vazzola)

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Dopo la clamorosa bocciatura del progetto Barcon da parte del consiglio comunale di Vedelago, restano tensioni e l’ombra della crisi di giunta: il sindaco si appresta a far fuori gli assessori dissidenti (Perin e Andretta), ma tra i “no” c’è anche quello del segretario del Carroccio.

Barcon, il sindaco Quaggiotto pronto a epurare vice e assessore

Clamorosa bocciatura del piano per il polo agroindustriale, saltano Marco Perin e Cristina Andretta tra i dissidenti anche il segretario del Carroccio. La Cgil: «Quel progetto serviva solo a scavare ghiaia»

VEDELAGO. Bocciato il progetto Barcon, è crisi di maggioranza. Il Consiglio Comunale lunedì sera ha votato contro il progetto industriale di Rotocart e Colomberotto previsto nelle campagne della frazione. Un voto che apre di fatto la crisi di governo nella maggioranza guidata da Paolo Quaggiotto, rimasto da solo a difendere il maxi progetto. Le dimissioni del primo cittadino, però, sarebbero da escludersi. In vista un rimpasto di giunta.

Il sindaco l’altra sera è andato sotto nella votazione su Barcon e ora vede vacillare la sua poltrona. La votazione si è svolta in tarda serata dopo una discussione durata quasi quttro ore. Il sindaco a più riprese ha difeso il progetto, sbandierando i 600 posti di lavoro creati, la nuova viabilità, i 310 milioni di investimenti privati. Di devastazione del territorio (un progetto da 50 ettari di area agricola consumata per far largo al cemento) parla il gruppo di opposizione Primavera Civica. «L’unico scopo dell’operazione è fare una cava mascherata» dice il capogruppo Fioranza Morao «si scaveranno due milioni di metri cubi di ghiaia. L’utilizzo di acqua previsto è di 55 litri al secondo. Il centro macello lavorerà 200 mila capi al giorno».

«Il governatore Zaia recentemente ha dichiarato che sarebbe ora di invertire la tendenza: basta cemento» ha incalzato Oscar Bordignon, capogruppo dell’omonimo gruppo di opposizione «la nostra posizione è stata sempre molto critica sia nel merito che nel metodo».

Quaggiotto a questo punto perde la testa. Alza la voce, batte i pugni sul tavolo, interrompe di continuo gli interventi dei consiglieri zittendoli e portando il Consiglio stesso ad una situazione completamente al di fuori di quanto previsto dai regolamenti.

Il momento della verità arriva con le dichiarazioni di voto. Il vice sindaco Marco Perin (ex Pdl) legge una dichiarazione di contrarietà firmata assieme all’assessore all’urbanistica Cristina Andretta (altra ex Pdl) e dal consigliere comunale di maggioranza Daniele Volpato (Pdl). «I presupposti iniziali si sono persi strada facendo» dichiara Perin «l’accordo di programma si reggeva sulla risoluzione del problema viabilità, con la circonvallazione di Barcon e quella di Vedelago. Ad oggi il beneficio che doveva essere pubblico non è più tale è diventato esclusivamente privato. Spiegherete voi, colleghi, ai cittadini che alla luce di questo progetto Vedelago vedrà un fortissimo incremento del trasporto pesante, e non solo, e le circonvallazioni di Barcon e Vedelago rimarranno solo un sogno». Tocca poi all’assessore alla sicurezza Renzo Franco, segretario locale della Lega Nord. Anche lui vota contro e ribadisce che il no esprime la posizione ufficiale della segreteria del Carroccio, sulla scorta di quanto affermato dal segretario provinciale Giorgio Granello.

La votazione avviene per appello nominale. A favore il sindaco, gli assessori leghisti Valter Callegari (politiche sociali) e Fabio Ceccato (sport), l’assessore all’ambiente Andrea Gazzola (Pdl), l’assessore ai lavori pubblici Denis Serafin (indipendente), i consiglieri della civica di maggioranza «Nuova Vedelago» Diego Bergamin (indipendente), Eugenio Cavasin (tessera Udc), Luca Ballan (Lega Nord), Mirco Marchesin (indipendente).

Votano no i tre consiglieri di Primavera Civica, i quattro del gruppo Bordignon sindaco, il consigliere indipendente Walter Santin e della maggioranza Perin, Andretta, Volpato e Franco. Vince il no 12 a 9. Si apre così la crisi di maggioranza. Il primo cittadino Quaggiotto ha comunicato ai suoi che non si dimetterà, ma dovrà ricostruire una maggioranza. Il ritiro delle deleghe agli assessori Marco Perin e Cristina Andretta dovrebbe avvenire in queste ore. Renzo Franco potrebbe rimanere in maggioranza, ma Quaggiotto dovrà trovare un altro consigliere disposto a sostenerlo per restare alla guida del Comune.

Nelle ore delicatissime del dopo-voto, intanto, si registrano le prime reazioni alla bocciatura del piano. Fra i primi a dirsi soddisfatti del “no” del Consiglio Comunale di Vedelago al progetto del mega macello di Barcon, è Giacomo Vendrame, neoeletto segretario generale della Cgil di Treviso.

La Camera del Lavoro è fra i firmatari, insieme alle categorie economiche, del documento consegnato in Provincia qualche mese fa per il rispetto delle norme sugli insediamenti previste dal Piano territoriale di coordinamento provinciale. «Quello di Barcon sarebbe stato un investimento sbagliato», commenta Vendrame, «Noi non siamo contrari all’arrivo di nuove industrie, ma abbiamo sempre sostenuto che il macello-cartiera sarebbe dovuto sorgere in un’area industriale dismessa e riqualificata, senza ulteriori cementificazioni. Si sapeva inoltre che a Barcon non ci sarebbe stata nuova occupazione. I lavoratori erano persone trasferite. Il vero affare era la ghiaia da rimuovere che si trova nell’area».

Daniele Quarello

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Spintoni e insulti Anche Di Santo resta fuori dall’aula

Tensione alle stelle tra i cittadini: arrivano vigili e carabinieri il comitato del «no» all’esterno, in sala solo quelli del si.

VEDELAGO. Spintoni ed insulti a margine del Consiglio. Una serata a dir poco movimentata quella di lunedì sera in municipio a Vedelago. Si è sfiorata la rissa all’esterno dell’aula tra chi voleva il sì e chi invece si opponeva al progetto Barcon. Sono dovuti intervenire carabinieri e gli agenti di Polizia Locale per sedare gli animi dei cittadini e riportare l’ordine. La serata è iniziata presto per i sostenitori del progetto Barcon (un comitato minoritario). Il sindaco Paolo Quaggiotto, giocando d’astuzia, li ha chiamati a raccolta molto prima dell’inizio del consiglio. Alle 18 i cittadini del comitato pro Barcon erano già in municipio. Hanno occupato tutti i posti all’interno della sala consiliare. Una cinquantina di persone. Alle 20 quando sono arrivati i cittadini contrari al progetto Barcon la sala era già piena e gli agenti di polizia locale non facevano più entrare nessuno. Motivi di sicurezza. Solo una ventina di cittadini della fazione contrari al piano Barcon riescono ad infilarsi nella sala. All’esterno invece si raduna la piccola folla del no tra cui il presidente del comitato “Barcon Viva” Ermes Dondoni e il presidente del Credito Trevigiano, Nicola Di Santo. Duecento persone tutti contro il progetto Barcon. Assistono al dibattito dall’esterno. La sala consiliare è al piano terra, le finestre sono aperte. Dopo qualche minuto iniziano le contestazioni al sindaco Quaggiotto, applaudito invece dai cittadini pro Barcon presenti all’interno dell’aula. Fuori invece la protesta scatta con l’accensione delle fiaccole luminose e l’affissione dei manifesti No Barcon. Quando i cittadini tentano di lanciare i manifesti dalle finestre dentro la sala consiliare, vengono fermati dagli agenti di polizia locale. La tensione sale, una finestra viene chiusa dai vigili e poi riaperta. La discussione s’infiamma fino a che si arriva al voto finale. Il Consiglio boccia e si scatena la bagarre. Dal pubblico presente all’interno dell’aula volano gli insulti verso chi ha votato contro. Insulti diretti dai sostenitori del progetto Barcon all’assessore Renzo Franco e al vice sindaco Marco Perin per aver votato contro un progetto che avrebbe significato la distruzione delle campagne di Barcon. Da fuori invece si levano gli applausi per chi ha evitato la colata di cemento nelle campagne frazionali. Intervengono i vigili per accompagnare fuori dalla sala i cittadini più esagitati. E in piazza succede il finimondo. Iniziano i battibecchi tra chi il progetto lo voleva e i cittadini accorsi per dire no, più la netta maggioranza. Volano parole grosse, qualche spintone. Intervengono i carabinieri per sedare gli animi e riportare la situazione alla normalità. Il consiglio intanto prosegue. Il progetto Barcon muore la prima volta che viene messo ai voti. (d.q.)

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Le aziende: «Investiamo altrove»

Rotocart punta su Castelfranco, Colomberotto amplierà l’azienda di Moriago

VEDELAGO. Con la bocciatura del progetto di Barcon, si aprono nuovi scenari per la cartiera Rotocart spa. La ditta di Piombino Dese, che peraltro aveva già detto di non essere più interessata al progetto Barcon, punta tutto su Castelfranco Veneto. L’area individuata è situata all’angolo tra via Sile e via Lovara, tra Salvatronda, Salvarosa e Campigo. Un’area destinata che il Comune nell’arco di pochi giorni ha reso disponibile per l’azienda. In meno di una settimana infatti la giunta guidata da Luciano Dussin ha prima fatto la variante urbanistica passando la zona in questione da destinazione servizi e terziario a zona completamente industriale. Successivamente ha inserito l’area tra quelle presenti nel piano comunale delle vendite immobiliari. A breve il Comune la metterà all’asta ad una cifra che supera i 5 milioni di euro. L’operazione ha ottenuto l’approvazione in consiglio della Lega Nord, del Pdl e del consigliere indipendente Ivano Battocchio. Hanno votato contro invece il gruppo Pd-lista Sartor, Loris Stocco di Vivere Castelfranco e il consigliere indipendente Elena Magoga. Stando a quanto trapelato in questi giorni, la cartiera avrebbe una superficie coperta di 90 mila mq ed un volume complessivo che potrebbe arrivare a oltre 700 mila mc. Per il Pd si tratta di un vero «ecomostro» a due passi dal centro, in un’area attualmente verde. Per la Lega viceversa si tratta di una grossa opportunità occupazionale per la città (si prevedono 200 posti di lavoro). Non è stato ancora presentato però un piano occupazionale dettagliato e approfondito. Anche la ditta Colombertotto aveva annunciato l’intenzione di desistere dall’operazione Barcon prima del consiglio comunale di lunedì sera. L’azienda ha deciso di investire altrove e di allargare gli stabilimenti presenti nella sede di Moriago della Battaglia. Sabato scorso un tremendo incendio è scoppiato proprio allo stabilimento di Moriago della Colomberotto. In fumo 30 mila quintali di fieno, fortunatamente nessun danno agli animali. Sono stati danneggiati macchinari e capannoni. Un incendio che si stima abbia arrecato danni per un milione di euro all’azienda. (d.q.)

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Lega spaccata. Meta’ partito è con il sindaco.

VEDELAGO. Su Barcon la Lega Nord si spacca. Non c’è solo la crisi della maggioranza guidata dal sindaco Paolo Quaggiotto. Con la votazione al progetto Barcon si è consumata anche la spaccatura tutta interna al Carroccio. Con il suo sostegno all’accordo di programma, il sindaco Paolo Quaggiotto ha disatteso le indicazioni date dalla segreteria del suo partito. La posizione ufficiale del partito, delineata in primis dal segretario provinciale Giorgio Granello, e riconfermata in consiglio dal segretario locale e assessore Renzo Franco, era quella del no. Quaggiotto dunque si è posto contro le indicazioni del suo stesso partito e in questo è stato seguito anche da altri leghisti. Hanno disatteso le indicazioni della segreteria l’assessore allo sport Fabio Ceccato (che è anche consigliere provinciale per la Lega), l’assessore ai servizi sociali Valter Callegari e anche il consigliere comunale con tessera leghista Luca Ballan. Una scelta che potrebbe avere diverse ripercussioni a livello di partito. Il Carroccio è diviso. A riprova il fatto che i leghisti all’opposizione di Quaggiotto hanno votato contro Barcon. Oscar Bordignon, Michele Bordignon e Alberto Magaton, tutti e tre facenti parte della lista civica “Bordignon sindaco”, ma con tessera della Lega, hanno detto no attenendosi di fatto alla linea ufficiale del partito. Una situazione delicata per gli assetti del Carroccio, per i quali la vicenda Barcon ha rappresentato un vero terremoto. Quaggiotto in queste ore è impegnato nel tentativo di ricostruire una maggioranza. Maggioranza messa in crisi dai tre assessori che hanno scelto la rottura. (d.q.)

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