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stop alle osservazioni

RIESE. Si sono chiusi lunedì i termini per la presentazione delle osservazioni circa il casello di Riese Pio X della superstrada Pedemontana Veneta, ma per il comitato che si oppone all’infrastruttura in realtà non si sono mai aperti. Per il Covepa (comitato veneto Pedemontana alternativa) la chiusura nei termini «non trova riscontro in quanto dichiarato dalla direzione per le valutazioni ambientali del Ministero dell’ambiente che abbiamo interpellato. Ci è stato fatto presente che la documentazione delle varianti alla Pedemontana sarebbe incompleta e da integrare da parte del redattore e che non si è ancora potuto procedere alla sua pubblicazione nel sito: infatti delle varianti non ve ne è alcuna traccia». A tal proposito però la Regione risponde a tono: per legge il termine dei sessanta giorni per le osservazioni scatta dal deposito degli atti e dalla sua comunicazione attraverso un quotidiano nazionale e uno locale: cosa che è avvenuta regolarmente l’8 agosto su tutti i quotidiani veneti. (d.n.)

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Vedelago. Tam tam dei comitati via mail e volantini: tutti in municipio.

Prova di tenuta per la maggioranza del sindaco Paolo Quaggiotto

VEDELAGO. Quella di stasera è forse la seduta più delicata del consiglio comunale dell’era Quaggiotto. Il sindaco leghista, incurante dei no arrivati da più parti all’operazione Barcon (non ultimo quello degli stessi imprenditori proponenti) si gioca il tutto per tutto. Ovvero il polo agroindustriale (maxi macello Colomberotto, cartiera Rotocart e casello della Pedemontana) e con esso la sua stessa maggioranza. I voti annunciati in questi giorni, se confermati in aula, rischiano di pesare -e non poco – sul futuro dell’amministrazione Quaggiotto. La squadra del sindaco si presenterà divisa all’appuntamento con il settimo punto all’ordine del giorno: «l’approvazione della documentazione per l’accordo di programma per la riqualificazione territoriale pedemontana tra Vedelago e Montebelluna». Dietro alla formalità dei termini: l’operazione Barcon che da tre anni tiene banco in paese. Tre assessori (Marco Perin, Cristina Andretta e Renzo Franco) e un consigliere (Daniele Volpato del Pdl) sono sull’Aventino con le minoranze per bloccare l’operazione. L’opposizione si schiera compatta. L’unico dubbio nella conta dei voti rimane Walter Santin, fuoriuscito dalla maggioranza in tempi non sospetti. Deve ancora sciogliere la sua riserva: potrebbe non essere in aula. Il suo voto, confermati quelli degli altri, non sarà decisivo. Il progetto, salvo sorprese frutto della campagna acquisti fatta dal sindaco in questi ultimi giorni, non dovrebbe passare lo scoglio del consiglio: in ogni caso dieci sì contro undici no. Ma il fronte degli oppositori a maxi macello e cartiera teme un blitz. Ieri il tam tam via mail e inviti recapitati porta a porta per garantire una massiccia presenza di pubblico in aula. «È importante la partecipazione di ognuno di noi»,ribadiscono in queste ultime ore Barcon Viva e Comitato Civico. Nell’elenco dei contrari all’operazione, che prevede di trasformare in polo industriale la campagna a nord di Via Terza Armata, hanno messo: «tutto il mondo politico (Lega di Granello e Pdl compresi), associazioni di categoria, cattolici, Fai, Italia Nostra, Legambiente Wwf». Al coro si è aggiunta al voce di “Salviamo il Paesaggio di Castelfranco-Asolo” di cui è presidente Enzo Bergamin. Dati alla mano, il portavoce del nuovo forum smonta punto per punto l’operazione Barcon : «Non eliminerà il traffico, avrà un impatto economico devastante cancellando il sistema di piccoli-medi allevamenti esistenti in zona, porterà un’attività insalubre di prima categoria (equivalente alle concerie)».

Alessia De Marchi

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VEDELAGO. Barcon Viva e Comitato Civico di Vedelago ribadiscono: tutti in municipio per il consiglio comunale di domani. Appuntamento in aula alle 20.30. I comitati si chiedono: «Quali motivi hanno indotto il sindaco Paolo Quaggiotto a portare in consiglio comunale fuori tempo massimo e dopo mesi di silenzio amministrativo, un progetto che, di fatto, non esiste più perché bocciato dai cittadini, a più livelli dalla stessa Lega e dal Pdl (componenti politiche che costituiscono l’attuale maggioranza consiliare), dalle associazioni di categoria, sindacali e ambientaliste, ma soprattutto dopo che gli stessi imprenditori hanno reso noto che la proposta avanzata è decaduta e di non aver più alcun interesse alla sua realizzazione?». Per i comitati quella di Quaggiotto è «un’azione politica disperata, solitaria, all’arma bianca che non trova supporto neppure nella percentuale di consensi ottenuti alle ultime elezioni e ora in caduta libera».

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Vendrame, Cgil all’attacco della Provincia: «È lui che ha perso un’occasione» Ma la Cisl lo difende. Cna soddisfatta: «L’area era già ipercementificata»

CASALE SUL SILE. Mentre Ikea fa le valige da Casale, nella Marca è scontro tra Leonardo Muraro e i sindacati. All’indomani dell’annuncio della multinazionale svedese di voler investire in Veneto nel prossimo triennio solo su Verona, il presidente della Provincia aveva bollato la decisione come «un’occasione persa», chiamando in causa categorie economiche e sindacati, protagonisti di durissime prese di posizione contro i nuovi mega progetti che incombono da mesi sulla Marca, ossia Ikea e Barcon.

«Milletrecento posti di lavoro persi, 1.300 trevigiani delusi dalla fallimentare azione amministrativa della Provincia. La posizione di sindacati e categorie economiche su Ikea non andava nel verso dell’allontanamento della società svedese dal territorio provinciale», tuona il neo eletto segretario della Cgil, Giacomo Vendrame, «Muraro ha poco da recriminare: è lui che ha perso l’opportunità di rivestire pienamente il ruolo di amministratore, facendosi portatore degli interessi della collettività e garante delle regole sull’uso responsabile del territorio varate dalla sua giunta». Quindi l’affondo: «Tecnici e politici della Provincia avrebbero potuto progettare e proporre a Ikea un nuovo sito per lo stabilimento. Lavoriamo per aprire lì dove è già costruito piuttosto che cementificare e svendere ulteriore territorio», prosegue Vendrame, «quando un investimento non viene fatto, è sempre una opportunità persa. Ma Ikea era realmente un investimento produttivo? Avrebbe portato a uno spostamento dell’occupazione, con un saldo positivo a nostro parere incerto».

Sposa la linea di Muraro sulla necessità di tempi di risposta celeri agli imprenditori il segretario provinciale della Cisl, Franco Lorenzon. Che però addossa le colpe delle lungaggini «all’inefficienza della politica e della burocrazia». «Manca la capacità politica di governare il nostro territorio», dice, «Ikea avrebbe certo portato opportunità di lavoro, ma a svantaggio di altre realtà. Sarebbe stato certamente un investimento importante, ma con una contropartita: nel medio-lungo periodo, le aziende con prodotti a basso costo rischiano di andare in difficoltà». Sottolinea l’imprescindibile ricerca di compatibilità fra tutela dell’ambiente e sviluppo industriale e commerciale il direttore della Cna di Treviso, Giuliano Rosolen. «Ikea a Casale e il polo industriale a Barcon volevano insediarsi in area agricola. Sottrarre altro terreno di questo tipo a una provincia già ipercementificata non è una scelta di programmazione territoriale lungimirante», aggiunge Rosolen.

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Summit in Provincia: il Carroccio sceglie il sì. Mobilitazione a Vedelago: lunedì tutti in Consiglio

VEDELAGO. Trattative serrate dentro e fuori palazzo in vista del consiglio comunale di lunedì. Mentre il sindaco Paolo Quaggiotto lavora per assicurarsi la maggioranza e varare l’operazione Barcon, il fronte del no al polo agroindustriale suona la raccolta. «Tutti in aula lunedì sera», invitano Fondazione Villa Emo, Comitato Barcon Viva e Primavera Civica. Mercoledì sera si è tenuto un summit del popolo antimacello in un ristorante di Vedelago per definire la strategia in vista della battaglia in consiglio comunale. Nei prossimi giorni la distribuzione di volantini in tutto il comune per chiamare la partecipazione in massa alla riunione decisiva. «Bisogna far sentire, e forte, la voce dei contrari a questa devastazione del nostro territorio», afferma Enzo Bergamin della Fondazione Villa Emo. Ci si sta organizzando con manifesti e striscioni per il sit-in. Obiettivo: fare pressing sui consiglieri comunali. I numeri per ora sarebbero a favore del fronte del no: dieci a undici. Ma il timore è che le offerte del sindaco Quaggiotto risultino appetibili ai consiglieri corteggiati e spostino voti. La sentenza si avrà lunedì sera in aula. L’accordo di programma proposto da Colomberotto e Rotocart è all’ultimo punto dell’ordine del giorno. Intanto l’operazione Barcon tiene banco anche in Provincia. Mercoledì sera se n’è parlato a Treviso in una riunione di maggioranza al Sant’Artemio. La Lega di Muraro avrebbe sposato la linea del sindaco Paolo Quaggiotto in netto contrasto con quella del segretario provinciale Giorgio Granello: sì a maximacello, cartiera e casello della Pedemontana. Del resto il primo cittadino di Vedelago continua a garantire di avere i numeri per far passare il piano. Nella delibera, che sarà proposta alla discussione e al voto del consiglio di lunedì, si ripetono le condizioni all’insediamento agroindustriale poste dalla giunta lo scorso 4 gennaio. S’invita a confermare, «anche a fronte dell’ultima documentazione prodotta dagli imprenditori a luglio, la valutazione complessivamente positiva sull’opportunità della realizzazione del progetto a fronte dei rilevanti benefici pubblici». «Si tratta di un atto di indirizzo», ribadisce Quaggiotto, «il sì definitivo all’operazione spetta alla Regione dopo le opportune valutazioni sull’impatto ambientale». Colomberotto e Rotocart, i proponenti, hanno annunciato il loro ritiro: per il sindaco è un bluff. Non la pensa così il fronte del no che insiste: «Salviamo la nostra terra da uno scempio». (a.d.m.)

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A Verona Ikea occuperà aree dismesse. A Casale sul Sile i terreni sono attualmente a destinazione agricola.

 

Dopo il disimpegno del colosso svedese, la Marca spaccata. Muraro: colpa della burocrazia. Soddisfatti i commercianti.

CASALE. Ikea saluta la Marca. Almeno fino al 2016. Il colosso svedese dell’arredamento low cost ha al momento accantonato il progetto del mega-polo commerciale a Casale sul Sile, a due passi dal Passante di Mestre, a favore di un investimento analogo sempre in Veneto, ma su Verona. E il presidente della Provincia Leonardo Muraro, tra i pochi a non aver bocciato sin da subito il progetto, è un fiume in piena. «Abbiamo perso una opportunità. Parlo dei posti di lavoro, ma anche dei benefici che avrebbe potuto ricavarne l’edilizia, oggi più che mai in sofferenza, per la costruzione del polo di Casale», tuona. E giù di colpe e di responsabilità. «Quando l’amministrazione pubblica è troppo lenta, l’imprenditore ha ragione ha spostarsi. Il sindaco di Verona Flavio Tosi ha saputo dare risposte veloci. Non si può tenere un imprenditore sulla graticola. E Ikea guarda alle risposte certe», prosegue Muraro, «La colpa? Di tanti. Principalmente di un sistema sospeso tra burocrazia e paure. E poi quella presa di posizione delle associazioni di categoria e dei sindacati… Prima di dire no, era meglio capire. È chiaro poi che è il territorio a dettare le condizioni di un progetto. Si poteva contrattare, ma bisognava avere il coraggio di dire di sì e di mettersi al tavolo». Per Casale, Ikea aveva promesso 1.300 posti di lavoro, più un indotto di altri 200 posti. Cifre contestate dalle associazioni di categoria e dai sindacati, ma in ogni caso cifre importanti in un momento di disoccupazione record e crisi generale. Il piano di sviluppo in Italia di Ikea, presentato l’altro giorno a Roma, prevede nel prossimo triennio l’apertura dei punti vendita di Pisa, nel 2013, quindi di Roma Pescaccio, Verona e Cerro Maggiore (Varese). Di Casale, su cui pare comunque restare l’interesse della multinazionale, se ne riparlerà (forse) nel 2016.

E se l’onorevole del Pd Simonetta Rubinato plaude al fatto che Ikea abbia in ogni caso deciso di continuare a investire in Veneto e non altrove, certa che il punto vendita di Verona potrà comunque garantire benefici al nostro territorio, non nasconde la propria velata soddisfazione Guido Pomini, presidente di Confcommercio Treviso. «Ha prevalso l’interesse pubblico e il rispetto della legge rispetto al pur legittimo interesse di un privato», commenta, «Un investimento del genere non era interessante per la comunità. Ikea ha trovato molta incertezza a Treviso». Su quanto abbia influito la presa di posizione delle categorie economiche, Pomini non si sbilancia. «Ma se la nostra azione ha avuto un peso, mi fa piacere». «Ikea aveva promesso posti di lavoro ma ne avrebbe tolti da altre realtà. Ora il mercato del mobile è super saturo», aggiunge Massimo Dalla Betta, presidente del gruppo legno-arredo di Unindustria. Plaude al dietrofront di Ikea anche Luigi Amendola, consigliere provinciale di Sel: «La multinazionale ha dimostrato saggezza».

Rubina Bon

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Primavera Civica: «Non è ancora finita, noi siamo per il no»

Il sindaco Paolo Quaggiotto è in piena campagna acquisti
VEDELAGO. «Non è ancora finita». Nonostante le dichiarazioni dei costruttori, Colomberotto e Gelain, che ieri hanno annunciato di rinunciare al progetto industriale di Barcon, la battaglia degli oppositori non si ferma. Lunedì sera l’accordo di programma sul polo agroindustriale andrà in consiglio comunale per il voto. Il capitolo finale di una vicenda iniziata 3 anni fa. Primavera Civica, gruppo di opposizione che più di ogni altro si è prodigato nel contrastare il piano, voterà contro. «Auspichiamo che tutti coloro che si sono pronunciati contro il progetto mantengano fede alle promesse», dice il capogruppo Fiorenza Morao, «Noi voteremo compatto per il no. Le affermazioni dei proponenti non mi convincono. Già una volta avevano detto di rinunciare e poi invece ci si è ritrovati una nuova proposta di accordo di programma…». È questo il nodo cruciale. Finora i costruttori hanno presentato 3 diverse bozze dell’accordo. L’ultima risale a luglio. Il progetto è stato ridotto passando da una superficie agricola «consumata» di 90 ettari a poco più di 50. Eliminato il farmer market. Cartiera e centro macellazione invece rimangono in piedi, con qualche modifica. Ridotta la cifra perequatoria. Lunedì sera si andrà a votare quest’ultima bozza di accordo di programma. Sarà la conta definitiva. Su 21 consiglieri comunali (sindaco compreso) la maggioranza numerica arriva a 11. Contro voteranno i 3 di Primavera Civica. Il gruppo di Oscar Bordignon, 4 consiglieri, ha annunciato voto contrario. Contro anche il vicesindaco Marco Perin, l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta e il consigliere Daniele Volpato. Contro voterà anche l’assessore leghista alla sicurezza Renzo Franco. In bilico il voto del consigliere indipendente Walter Santin. Il sindaco Paolo Quaggiotto tuttavia tira dritto, convinto dell’approvazione. In queste ore sta contattando personalmente i consiglieri comunali per chiedere un voto favorevole all’accordo di programma.

Daniele Quarello

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VEDELAGO  – Se l’operazione Barcon è tramontata per gli stessi imprenditori proponenti, non lo è però per il sindaco Paolo Quaggiotto che insiste. Lunedì scorso ha firmato la convocazione del consiglio comunale in cui si discuterà – e, lui ne è sicuro, si approverà – l’accordo di programma per l’insediamento agroindustriale di cartiera e macello a nord di via Terza Armata. L’assemblea è stata chiamata a raccolta per le 20.30 di lunedì 8 ottobre. Ieri sera un nuovo summit della maggioranza che sostiene – o ha sostenuto? – il sindaco per serrare le fila. Quaggiotto non molla: «Quel piano sarà approvato. Manderemo le carte presentate lo scorso luglio da Colomberotto e Rotocart in Regione e qui, sulla compatibilità ambientale e sull’interesse pubblico dell’operazione, si esprimerà la conferenza dei servizi. Basta con questa cultura anti-imprenditoriale. A Vedelago abbiamo 1.454 disoccupati, il 20 per cento della popolazione attiva se togliamo bimbi, anziani, pensionati e studenti». Per il sindaco non si può rinunciare a «un investimento sul nostro territorio da 400 milioni di euro e a 600 posti di lavoro a tempo indeterminato». «Non certo adesso. E per salvare che? Un filare di gelsi, il borgo medievale di Asolo che dista da Barcon una quindicina di chilometri, il panorama di villa Emo ben lontana da questa campagna». Due anni di trattative e dibattito su un progetto, quello firmato dal re degli allevatori: Colomberotto, e dall’imprenditore della carta: Gelain di Rotocart, che non convince i più. «Ho i numeri per approvarlo», ribadisce il sindaco. Ma in consiglio comunale la verità pare essere un’altra. Dalla sua maggioranza si sono già sfilati tre assessori: Marco Perin, Cristina Andretta e Renzo Franco, e un consigliere Daniele Volpato. E per loro è pronta la lettera di ritiro delle deleghe, sottoscritta da Quaggioto che è in piena campagna acquisti. Offre assessorati in cambio del voto favorevole al polo industriale. L’opposizione composta dalla Lega di Oscar Bordignon e da Primavera Civica di Fiorenza Morao, è da sempre per il no. Indeciso si dichiara l’indipendente Walter Santin, tra i corteggiati da Quaggiotto. «Come voterò lunedì in consiglio?», glissa nella risposta, «Lo deciderò in aula». Sempre che si presenti (potrebbe risultare assente) e sempre che si esprima (potrebbe astenersi). La Lega non sta con Quaggiotto. Il segretario provinciale Giorgio Granello ha ribadito la linea ai suoi nell’incontro del direttivo allargato tenutosi il 19 settembre in un ristorante di Vedelago. L’invito alla serata era stato mandato a tutti gli iscritti protagonisti della vicenda Barcon. Anche al sindaco, che non si è fatto vedere. C’era invece l’assessore alla sicurezza Renzo Franco, portavoce del Carroccio locale. C’era pure Oscar Bordignon con i suoi. «Nulla è cambiato», ha sostenuto Granello, «Il referendum sull’operazione è stato bocciato, la cartiera guarda a Castelfranco, il piano territoriale di coordinamento provinciale non prevede questo tipo di insediamenti in quell’area, il sindaco Quaggiotto non ha presentato alcun programma».

Alessia De Marchi

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A Vedelago l’approvazione dell’accordo di programma non è mai stata portata in consiglio comunale. Il sindaco Paolo Quaggiotto lo ha sostenuto, sbriciolando al tempo stesso la sua maggioranza dove le voci di dissenso sono ormai molteplici già all’interno della giunta. E ancora si ostina a portare avanti il progetto. La Provincia non si è voluta esprimere. Leonardo Muraro si è trincerato dietro il rispetto delle normative per non voler esprimere un parere. Il suo era un sì, ma in aperto contrasto con l’opinione del segretario del carroccio Giorgio Granello più volte pronunciatosi contro. Nemmeno la Regione ha voluto assumersi l’onere di decidere. Per il governatore Luca Zaia prima della Regione si dovevano pronunciare tutti gli organi locali competenti. Solo successivamente sarebbe toccato alla Regione dare un parere, sempre che prima il progetto non fosse stato bloccato da qualcuno di questi enti. Più in generale, ci si appella al rispetto di leggi e procedure, scaricando di fatto il barile su di un altro ente. Intanto dal mondo industriale si leva un grido di protesta. Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria, ha puntato il dito contro le istituzioni italiane. «Le imprese, nel nostro Paese, vivono in un clima ostile che oggi, complice la crisi, non può più essere tollerato – dichiarava nei giorni scorsi – la responsabilità degli imprenditori verso la comunità non deve più essere un impegno unilaterale. Se una azienda costruisce un capannone per dare lavoro non dovrebbe più essere chiamata anche a fare, come risarcimento, una rotonda o un marciapiede perché il Comune glielo chiede. Già la costruzione del capannone è una occasione di occupazione». Quello dei posti di lavoro è il tema su cui i sostenitori hanno sempre insistito. Per i comitati oppositori, che hanno raccolto migliaia di firme contro il progetto, il danno ambientale sarebbe stato incommensurabile. Un’area di 90 ettari (poi leggermente ridotti) trasformata da terreno agricolo ad industriale. Il tutto mentre la Regione lancia la campagna cubatura 0. E nella battaglia contro il progetto si è schierata anche la fondazione Villa Emo, capitanata dal presidente Nicola Di Santo. Ne è nato uno scontro frontare Di Santo-Quaggiotto senza esclusione di colpi. Ora la rinuncia all’operazione segna la vittoria del fronte del no, ma per il sindaco leghista nulla è ancora definitivo.

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PAESE. Sono 6.500 le firme raccolte in tre mesi per impedire che nella discarica Terra arrivino 460 mila metri cubi di amianto.

«I rifiuti di amianto sono tra i materiali più cancerogeni al mondo e sono causa della morte per migliaia di persone. I cittadini hanno espresso il loro dissenso a gran voce, aderendo in pochissimo tempo alla petizione. Questa discarica potrebbe essere una minaccia per la salute e per il territorio. È un progetto dissennato che, con i suoi 460 mila metri cubi di amianto, potrebbe mettere a rischio la vita degli abitanti», ha spiegato l’eurodeputato di Idv Andrea Zanoni (in foto).

Oltre ad Italia dei Valori hanno attivamente collaborato alla raccolta firme esponenti del Partito Democratico di Paese e della lista Cinque Stelle di Paese e di Treviso, e hanno, membri di Pdl, Lega nord e Udc. La petizione è indirizzata a tutte le autorità del territorio.

(fe.cip.)

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Tribuna di Treviso – Barcon, Quaggiotto vuole il Consiglio

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1

ott

2012

Maggioranza in forse: quattro dei suoi si sfilano. Al summit il sindaco minaccia: «Se vado in minoranza, mi dimetto»

VEDELAGO. La convocazione ufficiale del consiglio comunale deve ancora partire dalla segreteria del municipio. Ma ci sarà e arriverà, salvo improbabili ripensamenti, entro la settimana. Il sindaco Paolo Quaggiotto vuole portare l’operazione Barcon in aula, nonostante i due imprenditori proponenti il mega insediamento guardino già altrove. Rotocart punta a Castelfranco e Colomberotto avrebbe presentato un’osservazione al pat per espandersi a sud di via Terza Armata . Quaggiotto ha ribadito a chiare lettere la sua posizione venerdì sera nel summit con la sua maggioranza. Mancava l’assessore Cristina Andretta. Gli altri c’erano e il sindaco ha fatto la conta dei voti. Tre ore e più di dibattito per convincere i suoi a votare a favore dell’accordo di programma proposto dall’imprenditore Colomberotto che prevede maxi macello, cartiera e casello della Pedemontana Veneta a nord di via Terza Armata a Barcon. Il progetto è stato rivisto e corretto nella nuova bozza presentata dai proponenti a fine luglio: ridotta l’area d’intervento, ridotta anche la perequazione ovvero le opere pubbliche pagate dai privati che giustificherebbero l’interesse pubblico all’insediamento agroalimentare. Quaggiotto non ha voluto sentire ragioni. Ha difeso il piano e alla fine, su proposta del vicesindaco, la maggioranza si è contata. E qui la sorpresa. Dal gruppo si sono sfilati il vicesindaco Marco Perin, l’assessore nonchè segretario locale del Carroccio Renzo Franco e il consigliere Pdl Daniele Volpato. Con il fronte del no anche l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta che, pur non essendo presente al summit di venerdì, ha comunque fatto sapere la sua volontà, peraltro già molto chiara. Alla fine nove a favore dell’insediamento. Ma non bastano: con i quattro della maggioranza contrari, il fronte del no in consiglio sale a 12 (tre assessori, Volpato del Pdl, tre di Primavera Civica, quattro della Lista Bordignon e l’indipendente Valter Santin). Ma, nonostante i numeri, Quaggiotto non vuole sentire ragioni. «Nessuna retromarcia», ha garantito venerdì davanti ai suoi, «Se vado in minoranza, mi dimetto». Dichiarazione pesante: suona come un ultimatum ai dissidenti che però non intendono dare il proprio voto a favore di un’operazione discussa e soprattutto contestata da più parti. Il consiglio annunciato e più volte slittato sarà la prova del nove di una maggioranza ormai a pezzi.

Alessia De Marchi

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