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Paese: oggi l’incontro con il noto geologo promosso da Mardegan, che accusa i seguaci di Pietrobon di teppismo

PAESE – È uno dei divulgatori più noti della tivù, conduttore di programmi come “Gaia” e “Atlantide”. Mario Tozzi oggi sarà a Paese a parlare di cave e discariche. Ma l’incontro, organizzato dal candidato sindaco del centrosinistra Valerio Mardegan, è stato boicottato dagli avversari. Tra martedì e giovedì tutte le 50 locandine che pubblicizzavano l’evento sono state strappate. «Hanno deciso di far scendere la contesa sulla polemica e sul dispetto», attacca Mardegan, «ma me l’aspettavo. Ho detto ai miei sostenitori di non rispondere mai con la stessa medaglia. Ovviamente non credo che ci sia stato un ordine di Pietrobon, ma sono altrettanto convinto che siano stati i suoi». È bastata la prima settimana di campagna elettorale per rendere il clima incandescente a Paese. Pietrobon, presentando la sua candidatura, ne ha avute per tutti, Mardegan e Zanoni in primis. E ha dato chiaramente un segnale su quale sarà la condotta del suo gruppo in campagna elettorale. Non si tirerà indietro di fronte a polemiche e confronti, anzi. Opposta invece l’intenzione dichiarata da Mardegan, che ha preferito inizialmente non entrare in polemica. Ma non esiste una campagna elettorale che si rispetti senza tensione tra le parti. Oggi Mardegan inizierà gli incontri pubblici appunto con Mario Tozzi. Il geologo più famoso d’Italia, e conduttore televisivo, sarà alle scuole medie “Casteller” alle 21 per partecipare all’incontro “Paese a misura d’uomo. Il nostro territorio, tra record negativi e riqualificazione sostenibile”, assieme a Andrea Zanoni, eurodeputato del Pd, e al candidato sindaco della coalizione “Paese Domani”, Valerio Mardegan. Il tema è uno dei più cari per il territorio: cave, discariche e riqualificazioni. Paese d’altra parte per anni ha avuto il triste record di Comune più scavato d’Italia, con 29 cave. Ora di attive ne sono rimaste poche, ma restano i “buchi” disseminati nel territorio. Voragini che in qualche caso sono state riempite da discariche. Resta poi pendente il progetto della discarica Terra, bocciato dalla Provincia. Il Gruppo Mosole ha provato la carta del ricorso al Tar, sperando di ottenere il via libera alla discarica destinata ad ospitare migliaia di metri cubi di amianto.

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Scalino di 50 centimetri al primo binario. Il sindaco, pendolare per lavoro, chiede spiegazioni

CASTELLO DI GODEGO. Cinquanta centimetri, forse qualcuno di più, che fanno la differenza per chi ha problemi a salire e scendere dal treno. In senso negativo. Stiamo parlando della nuova altezza del binario uno della stazione di Godego che ora richiede una certa agilità per chi viaggia su rotaia partendo da qui. Salto (per chi sale) e arrampicata (per chi scende) sono le due “discipline” con cui da qualche tempo devono misurarsi i pendolari. In primis il sindaco Pier Antonio Nicoletti, che ogni giorno va a Venezia per lavoro. Ma anche altri utenti che non hanno per nulla gradito la novità, conseguente alla sistemazione del binario.

«Un bel disagio per chi ha qualche problema di movimento», dice il sindaco, «sinceramente nessuno ha capito questa novità. In tutte le stazioni si è provveduto perché l’accesso al treno fosse sullo stesso piano della banchina, proprio per eliminare una barriera, qui no. Voglio una spiegazione».

Ma a lamentarsi non è solo il primo cittadino: quei cinquanta centimetri mettono in difficoltà anche qualche signora con la gonna stretta o con i tacchi. Per non parlare di chi ha difficoltà di deambulazione.

«È un vero peccato che ci sia questo problema», dichiara un utente, «si tratta di una stazione molto comoda con collegamenti verso Venezia e Bassano ogni ora, con parcheggi vicini sia per le auto che per bici e moto, dove si riesce a trovare sempre posto. Speriamo prendano provvedimenti: ma credo che l’unica sia alzare la banchina».

Gli utenti che hanno fatto presente il problema a Trenitalia dicono di aver avuto garanzie che il binario verrà nuovamente abbassato.

Davide Nordio

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CASALE. Discarica Coveri: l’amministrazione Giuliato ha dato mandato all’avvocato Antonio Pavan di costituirsi in giudizio nel ricorso al Tar presentato nei giorni scorsi dalla ditta dopo la bocciatura da parte della Regione del progetto per l’impianto di via delle Grazie.

«Chiediamo il rigetto del proposto ricorso e per mettere fine, una volta per tutte, a questa dannosa iniziativa», spiega il primo cittadino.

Il Comune di Casale si è affidato allo stesso legale che già lo scorso anno aveva assistito l’amministrazione in occasione del ricorso proposto dal Comune contro il primo parere della Commissione Via, favorevole alla Coveri.

«La posizione di contrarietà alla realizzazione della discarica non è dovuta alla sindrome che va sotto l’acronimo inglese Nimby, per cui tutto può essere realizzato a condizione che non ricada all’interno del proprio giardino, ma in quello degli altri», spiega l’avvocato Pavan, «siamo di fronte a un progetto che le amministrazioni competenti ritengono non necessario e, cosa ben più grave, estremamente dannoso per il territorio».

Nei mesi scorsi, Arpav e Parco del Sile avevano messo in evidenza gli aspetti negativi legati al progetto che erano stati condensati nella decisione negativa della Regione.

(ru.b.)

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Gatto (anti-Pedemontana) chiama Bottos di Coldiretti: «Salvate l’agricoltura»

CASTELFRANCO. «Come cittadino “dentista” chiedo al Bottos “agricoltore”: cosa penserebbe di un dentista che facesse buchi in denti sani come coloro che fanno buchi nella nostra campagna, cioè cave e autostrade? Da che parte starebbe? Vuole collaborare con noi per la difesa della terra e smettere di perseguitare con lusinghe e minacce i liberi cittadini “agricoltori”?».

Così Elvio Gatto, portavoce trevigiano del Covepa, il comitato anti-Pedemontana, replica al direttore della Coldiretti trevigiana Enzo Bottos che ha chiamato in causa Gatto non citandolo per nome e cognome bensì per… professione in merito agli espropri e alla tutela degli agricoltori.

«Non conosco Bottos, ma mi basta osservare dall’esterno il comportamento di questa associazione per dare un primo giudizio, non “da dentista”, ma da cittadino», spiega Gatto, «innanzitutto la Coldiretti non è l’unica associazione di agricoltori; è una che ha fatto un accordo con l’assessore regionale Chisso, noto sostenitore della Spv. Se la Coldiretti fa accordi con la politica che distrugge l’ambiente si mette, di fatto, contro l’ambiente e proprio con uno dei suoi importanti componenti: l’agricoltura. Verranno distrutti migliaia di ettari di terreno fertile, e molte abitazioni rurali e civili e penalizzati i terreni attigui anche se non direttamente percorsi dall’autostrada».

L’esponente del Covepa non risparmia colpi alla Coldiretti: «Stiamo assistendo in questi giorni, a Mussolente e Trissino, ad un inizio di rivolta contro la Coldiretti, da noi non programmata, ma che auguriamo si estenda anche in altri comuni presso i quali stanno per arrivare le lettere d’esproprio. Di fronte all’arroganza e all’arbitrio dei tecnici della società costruttrice dell’autostrada, accompagnati da impiegati della Coldiretti, che penetrano nelle proprietà private senza averne titolo, sono stati chiamati i carabinieri che li hanno allontanati».

(d.n.)

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Il Ministero dei beni culturali chiede alla Soprintendenza di avviare accertamenti architettonici e paesaggistici

CONEGLIANO. Nuovo ristorante ai piedi della collina del Castello: il Ministero dei beni e delle attività culturali chiede alla Soprintendenza di avviare una serie di verifiche sugli aspetti paesaggistici e su quelli architettonici. La richiesta parte dal servizio tutela e qualità del paesaggio della direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanea in seguito ad una segnalazione inviata nei mesi scorsi dai consiglieri comunali di Pd, Marca Civica Lista Ghizzo e Terzo Polo. Praticamente tutta l’opposizione compatta nel chiedere tutte le verifiche possibili. Nella missiva destinata alla Sovrintendenza «si prega di voler acquisire i necessari elementi e di relazionare su quanto esposto in merito alla questione».

L’ente di Venezia, quindi, dovrà fare le valutazioni richieste e poi darne riscontro. «Siamo contenti dell’interessamento del ministero. Speriamo che a Roma dimostrino maggiore sensibilità rispetto a nostri amministratori locali», afferma il consigliere del Pd Alessandro Bortoluzzi che solleva anche un’altra questione: «Ora, con il nuovo Piano Casa approvato dalla Regione Veneto, c’è il rischio di veder sorgere nuove costruzioni», dice, «Noi abbiamo un’idea diversa di città. Pensiamo che tutta la collina del Castello debba essere preservata con un vincolo di inedificabilità assoluta».

Il permesso di realizzare il ristorante ai piedi della collina che domina la città dall’alto, rientra in un accordo tra il Comune e l’imprenditore Adriano Paccagnella sugellato nel corso del 2013 come parte del risarcimento per avergli negato (nel 1997) un permesso a costruire 5.800 metri cubi poco più in là, sempre alla base della collina del Castello. Il ristorante che sorgerà all’incrocio tra via Molmenti e via Croce (con annesso parcheggio tra i 500 e i 700 mq e spazi interrati di dimensioni non definite) è infatti solo una delle voci di una maxi-transazione da 1 milione e 550 mila euro che l’ente dovrà concedere per quel «niet» a edificare.

Un diritto che Paccagnella si è visto invece riconoscere 15 anni dopo, nel 2012, dal Tar che ha condannato il Comune a pagare un danno che secondo i legali che hanno assistito Paccagnella nella vicenda era calcolabile in 2 milioni e 700 mila euro. L’accordo ha portato ad abbassare la cifra a 1 milione e 550 mila euro tra contanti (620 mila euro) e rivalutazioni di proprietà e di permessi a costruire.

Da parte sua l’imprenditore aveva sottolineato in passato che si tratterà di una struttura non impattante che «vuole sinteticamente e semplificatamente riferirsi ad alcuni canoni dell’architettura medioevale soprattutto in tema di strutture difensive». Si era parlato di un’opera da 500 mila euro, in pietra simile a quella della cinta muraria del castello. Una vicenda che rischia comunque di trascinarsi ancora a lungo.

Renza Zanin

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Tribuna di Treviso – Pesticidi stop vicino alle scuole

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22

mar

2014

 

Follina vieta anche i disboscamenti per far posto a nuovi vigneti in collina

FOLLINA. Giro di vite “ambientalista” della giunta Tonin contro i fitosanitari. Durante il consiglio comunale di giovedì sera, il nuovo regolamento di polizia rurale per i 15 Comuni dell’area del prosecco Docg è stato approvato dall’amministrazione follinese con una serie di emendamenti, espressamente richiesti dalla maggioranza uscente (Follina Insieme), che renderanno più restrittivi e meno ambigui alcuni passaggi del documento. Tutelando così maggiormente i cittadini e l’ambiente, ma soprattutto le cosiddette “aree sensibili” (scuole, parchi, oratori, impianti sportivi).

La svolta della giunta Tonin partirà dal divieto di utilizzare erbicidi e dissecanti nei luoghi pubblici e nelle aree private ad uso pubblico. Si tornerà allo sfalcio manuale, magari ricorrendo ai lavoratori socialmente utili o alle associazioni di volontariato del territorio.

Pollice verso anche all’uso dell’elicottero sulle colline follinesi (a Farrò, in particolare), nonostante l’Usl ritenga i prodotti “lanciati” dall’Eliconsorzio del prosecco come i più controllati e meno dannosi. Sulla vicenda, peraltro, si è astenuto proprio l’assessore di reparto, Cristiano Dal Pont. Follina si aggregherà, dunque, ai sempre più numerosi Comuni che hanno bandito i trattamenti aerei.

Mano pesante del Comune anche sulla cosiddetta “deroga”, nel caso di particolari condizioni climatiche, all’utilizzo dei prodotti molto tossici (marchiati T+), tossici (T) e nocivi (Xn), considerato un escamotage dagli ambientalisti per aggirare il regolamento. La maggioranza follinese ha fissato una scadenza per le deroghe ai prodotti in questione ovvero l’estate 2014. Il prossimo anno la commissione ambiente valuterà numero di richieste e benefici di tali deroghe e, quindi, se prolungarne la scadenza.

La maggioranza, infine, ha voluto estendere il concetto di “aree sensibili” anche ai serbatoi pubblici dell’acqua potabile: quelli di Follina, infatti, sono tutti circondati da vigneti. Confermata anche la tutela dei boschi follinesi: il Piano degli interventi impedirà i disboscamenti per far posto a nuovi vigneti in collina.

Glauco Zuan

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Altre 6 corse cancellate e 4 ridotte. A far saltare la linea per e da Venezia un guasto tra Castelfranco e Castello di Godego

CASTELLO DI GODEGO – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sono stati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, risolto in tarda mattinata. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre 60 minuti. Per quasi tutta la mattina, i viaggiatori di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole.

Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25, ma lo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Molti viaggiatori si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città murata a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso-Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Vita difficile per i pendolari.

Alessandro Ragazzo

 

I pendolari promuovono solo le corse “brevi”, il resto è un disastro

MONTEBELLUNA – La puntualità? Solo per le corse che hanno tempi di percorrenza inferiori ai 30 minuti. Insomma finchè si tratta della linea Montebelluna-Treviso le cose funzionano, nei collegamenti per Padova invece è una via crucis costellata di ritardi e soppressioni. Sono i rilevamenti dei mesi di gennaio e febbraio eseguiti da Binari quotidiani, presentati venerdì sera al centro civico di San Gaetano. Presenti un sindacalista e un rappresentante dell’associazione dei pendolari, era un incontro per fare il punto sulla situazione e raccogliere ulteriori testimonianze sull’andamento del trasporto ferroviario delle linee che collegano Montebelluna. È emerso, dall’esperienza degli studenti, che l’orario cadenzato va bene per i collegamenti con Venezia perché c’è un maggiore intervallo di tempo per prendere la coincidenza a Treviso, mentre i collegamenti con Padova in andata e ritorno danno un quadro opposto: ritardi su ritardi, corse con vagoni stracarichi, convogli che si fermano lungo il tragitto perché non funziona una porta, si guasta il locomotore e via di questo passo. E quasi a esemplificare tale situazione venerdì sera, mentre era in corso la riunione, a qualche centinaio di metri l’ultimo treno per Padova, quello delle 21.11, transitava quando mancavano pochi minuti alle 22, insomma con oltre 40 minuti di ritardo. Da Binari quotidiani è arrivato un invito agli studenti universitari che fanno i pendolari: monitorate i ritardi delle corse in modo da aiutare l’associazione ad avere un quadro completo di quel che succede giorno per giorno lungo la linea Montebelluna-Padova. Quanto alle prospettive, è stato affermato che, non mettendo niente la Regione, ma solo quello che riceve dallo Stato per il trasporto regionale, nel Veneto il servizio è peggiore che altrove.

«Sono 15 anni che faccio il pendolare», ha spiegato il rappresentante di Binariquotidiani, «allora le soppressioni erano una all’anno, adesso sono frequenti. Perché il materiale rotabile è vecchio e non viene fatta alcuna manutenzione preventiva».

Enzo Favero

 

TORNA L’INCUBO A CASALE

CASALE – Il sindaco Stefano Giuliato, all’indomani dello stop al progetto della discarica Coveri da parte della giunta regionale a inizio febbraio, aveva avvertito: «La ditta non mollerà». La previsione del primo cittadino si è avverata.

Giovedì la Coveri ha presentato il ricorso al tribunale amministrativo regionale del Veneto per chiedere l’annullamento della delibera di giunta regionale relativa al giudizio non favorevole di compatibilità ambientale dell’impianto per i rifiuti non pericolosi previsto in via delle Grazie a Lughignano. La ditta, che si è affidata agli avvocati Alberto Borella, Stefania Piovesan e Franco Stivanello Gussoni, ha citato in giudizio la Commissione regionale di Valutazione d’impatto ambientale, il Comune di Casale, la Provincia di Treviso, la Regione Veneto e l’Arpav.

È destinato dunque a non andare in archivio il progetto della Coveri che tiene Casale con il fiato sospeso da tredici anni. Il ricorso al Tar presentato dalla ditta proponente riapre la questione, tornando a far tremare il paese.

«Riteniamo che la volontà della Coveri di perseverare con il progetto di discarica sia più che mai viva. Altrimenti, come già denunciato,non si capirebbe come mai l’azienda abbia definitivamente acquistato i terreni nel mese di dicembre », aveva dichiarato il sindaco Stefano Giuliato dopo che solo poche settimane fa la giunta Zaia si era espressa, pareva in modo definitivo, contro il piano. L’amministrazione aveva dunque invitato tutti, dalla politica al comitato di cittadini “Civiltà Sostenibile”, a mantenere altissima la guardia.

Anche l’eurodeputato trevigiano Andrea Zanoni aveva richiamato tutti coloro che usavano toni troppo trionfalistici: l’ipotesi dell’appello al Tar da parte della Coveri era dietro l’angolo. E ora, con la notifica del ricorso alla giustizia amministrativa arrivata in Comune e nelle sedi degli altri enti chiamati in causa dalla Coveri, si riaprirà il capitolo giudiziario. E non è escluso che possano essere organizzate nuove iniziative come la biciclettata o la cena anti-discarica per portare nuovamente l’attenzione dell’opinione pubblica sul progetto della discarica in via delle Grazie.

Gli enti coinvolti saranno chiamati nelle prossime settimane a decidere se resistere in giudizio per difendere l’operato dei mesi scorsi e l’iter amministrativo che ha portato al “no” da parte dell’esecutivo regionale dopo il parere negativo della Commissione Via. Dal canto suo, la ditta Coveri ha già presentato la domanda di fissazione dell’udienza e i propri documenti, oltre naturalmente al ricorso che sancisce l’apertura del nuovo capitolo di una battaglia che per Casale sul Sile adesso pare davvero infinita.

(ru.b.)

 

CONEGLIANO – Stop ai pesticidi più pericolosi, ma con la deroga. E il Pd non ci sta. Il consiglio comunale di Conegliano ha approvato, nei giorni scorsi, il nuovo stralcio del Regolamento di Polizia Rurale, che vieta l’utilizzo di pesticidi tossici, molto tossici e nocivi nei 15 Comuni della Docg Prosecco. Un passo importante nella direzione di un’agricoltura più sostenibile, ma anche in questo caso (come per il famoso elicottero dei pesticidi, che ogni anno fa il suo dovere in deroga, nonostante sia formalmente vietato) spunta una “via di fuga” nel regolamento. La maggioranza ha infatti presentato un emendamento secondo il quale questi prodotti potranno essere utilizzati, finché non sarà individuata la commissione che, secondo quanto previsto dal regolamento, potrà consentire, in deroga al divieto, l’utilizzo dei prodotti nocivi in presenza di eccezionali avverse condizioni atmosferiche.

«Siamo contrari» spiega Paolo Giandon, Pd «così si rischia di vanificare la scelta di limitare l’uso ai soli prodotti che non presentano frasi di rischio cancerogeno-mutageno. Ci sono già organismi regionali e provinciali, pagati con i soldi dei contribuenti, che emettono settimanalmente dei bollettini fitosanitari dai quali anche il sindaco e la giunta sono in grado di capire se ci si trova in situazione di emergenza, per cui la deroga poteva essere semplicemente gestita dall’assessore competente».

Perplessità anche su chi dovrebbe eseguire i controlli. Lo stesso Giandon propone un sistema organico di verifica più strutturato rispetto all’attuale, che preveda attività di formazione di 4-5 agenti di polizia locale in collaborazione con gli organi tecnici specialisti (Usl, Servizi fitosanitari regionali, Arpav), sopralluoghi nelle aree in cui sono presenti i vigneti per 2-3 giorni la settimana nei due mesi (giugno-luglio) in cui si concentrano i trattamenti, istituzione di un servizio di reperibilità telefonica per pronto intervento dalle 6 alle 20 nello stesso periodo.

(a.d.p.)

 

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