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Malori per la ressa, gente che non riesce a salire, bagni inaccessibili

L’assessore Chisso: «Da oggi stop a questi disagi: segnalatemi i problemi»

I carri-bestiame, come non s’erano mai visti negli ultimi decenni. È questo il commento di molti pendolari dopo quanto avvenuto anche ieri su molte tratte ferroviarie. Anche questo è, purtroppo, un risultato dell’orario cadenzato dei treni. Non voluto, né da Trenitalia né, tanto meno, dalla Regione, ma che di fatto si è materializzato, fra l’altro su una delle linee più frequentate, la Udine, Treviso, Venezia. Si moltiplicano, dunque, le proteste, nient’affatto rientrate in provincia, dopo i primi giorni di convogli a orario cadenzato. E’ impossibile, a certe ore del mattino, salire sui treni per Treviso, Mestre e Venezia, sia a Conegliano – e quindi anche per i viaggiatori provenienti da Vittorio Veneto e dal Bellunese -, tanto più a Treviso e Mogliano. Nei vagoni c’è spesso la folla costretta a rimanere in piedi, e fa da tappo a chi deve salire. E’ accaduto ieri per il treno delle 9.05 e soprattutto per quello delle 11.05, che arriva, dopo un vuoto di un’ora e 25 minuti, perché in mezzo c’è soltanto il convoglio delle 9.40. Il problema non è che sono aumentati i viaggiatori (anzi, sta avvenendo l’opposto, proprio a seguito dei disagi), è che sono diminuite le carrozze: addirittura soltanto 4, in taluni orari di punta, anziché 6 o 7 come in precedenza. Ed è capitato che l’affollamento sia stato tale che un pendolare si è sentito male e che una signora, non potendo raggiungere il bagno, sia stata costretta a comportarsi di conseguenza. L’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, informato di questi disagi, ha chiesto spiegazione ieri alla direzione di Trenitalia. «Mi hanno detto che i problemi sono a loro conoscenza e che derivano dall’urgenza di implementare altri convogli in Friuli Venezia Giulia. Ma hanno anche assicurato che da sabato (oggi per chi legge, ndr) inconvenienti del genere non dovrebbero più ripetersi». Chisso invita comunque a segnalare alla Regione se i regionali, specie quelli veloci, dovessero correre ancora in condizioni inadeguate. «E’ pur vero», afferma Chisso, «che siamo in attesa dei nuovi treni, che dovevano esserci consegnati ancora all’inizio del mese». Già nota e ripetutamente segnalata, invece, la criticità alla sera, per il rientro da Venezia verso Treviso, Conegliano e Udine, con i viaggiatori costretti a servirsi di Frecce bianche, anche dopo le 21, per la riduzione di convogli, e quindi con un onere insopportabile, quello dell’abbonamento alla Freccia. «Abbiamo presente anche questo tema, che riguarda numerosi pendolari. Lo stiamo discutendo», fa presente Chisso, «e lo porteremo a soluzione, dopo le festività, possibilmente introducendo nuove corse, almeno là dove siamo supportati dai numeri». L’assessore si dimostra determinato. E d’altra parte non può fallire un’operazione –il cadenzamento – che alla Regione costa 10 milioni di euro.

Francesco Dal Mas

 

Vicenza-Spresiano, i consigli della Regione all’utente

L’orario cadenzato dei treni la costringe a valutare di trasferirsi per riuscire ad arrivare in tempo in ufficio, la Regione le consiglia di cambiare stazione di partenza. Per l’azienda dei trasporti c’è una possibilità per raggiungere Spresiano da Sarego (Vicenza) senza ritardi: «Certo, non salirà più a Lonigo e dovrà invece prendere il treno a San Bonifacio, quindi percorrere qualche chilometro in più da Sarego per raggiungere la stazione di partenza», fa sapere la Regione. «Ma complessivamente, sia all’andata che al ritorno, avrà un viaggio ferroviario accorciato di un’ora rispetto a quello che ha compiuto fino ad oggi».

Ecco la soluzione proposta: «Con il nuovo orario e, in ragione dei canali concessi da RFI per le missioni “regionali” e “regionali veloci”, la signora potrebbe prendere il regionale veloce 2705 delle 6.38 a San Bonifacio, che arriva a Mestre alle 7.36, con prosecuzione alle 7.43 per Spresiano con il regionale veloce 2736, che arriva a destinazione alle 8.16». Per la Regione «C’è anche una seconda ipotesi, benché meno funzionale: quella di partire da Vicenza alle 6.06, con arrivo a Mestre alle 7.11 e coincidenza per Spresiano alle 7.19, con arrivo alle 8.07».

Le controindicazioni però ci sono. Per l’utente, cambiando la stazione di partenza, si allunga anche il viaggio in auto: circa 6 chilometri e 10 minuti in più se si tratta di arrivare a San Bonifacio, distanza ancora più lunga se si considera di partire da Vicenza alle 6.06. Rimane inoltre il problema delle coincidenze corte: i minuti per cambiare a Mestre sono 7: un tempo che, anche con un leggero ritardo, rischia di rivelarsi insufficiente, vanificando l’alzataccia.

(r.z.)

 

IL SITO INTERNET

Trenitalia diffida “Trenitardo”

Avviso legale al gruppo di pendolari che denuncia guai e ritardi

Arriva la diffida del gruppo Ferrovie dello Stato, ma “Tenitardo” non si ferma e si censura solo simbolicamente.

«Continueremo ad informare sui disservizi delle ferrovie e pensiamo per il futuro di estendere il nostro lavoro ad altre regioni oltre al Veneto e al Friuli Venezia Giulia. Inoltre appoggeremo una proposta popolare di legge regionale i sulla concessione delle linee ferroviarie che l’associazione Ferrovie Nord Est sta studiando», dice Davide Quagliotto, studente montebellunese dell’università di Padova che, assieme ad altri studenti dell’ateneo, ha fondato il sito www.trenitardo.org e il gruppo facebook “Trenitardo: la banca del tempo perduto” che da un mese segnalano i disservizi sui treni dei pendolari e dà spazio alle Odissee quotidiane di chi viaggia sulle linee ferroviarie nelle provincie di Treviso, Venezia, Padova, Belluno e Udine.

In concomitanza con l’inizio dell’orario cadenzato, ai gestori del sito è arrivata una lettera di diffida dall’ufficio legale del gruppo Ferrovie dello Stato che contesta al sodalizio «l’uso deformato del logo del Gruppo allo scopo di schernire Trenitalia (Trenitardo) arrivando agli estremi della diffamazione», perché così il sito offenderebbe gratuitamente la reputazione di Trenitalia e di tutto il gruppo guidato da Mauro Moretti. «Siamo seguiti dall’avvocato dell’associazione degli studenti. Il legale ha risposto alla lettera dicendo che non ravvisa quanto scritto dal Gruppo Ferovie dello Stato», continua Quagliotto che è il portavoce del gruppo oltre essere stato il primo dei non eletti nella lista “Montebelluna Nuova” alle ultime elezioni amministrative nella sua città.

«Ora il logo è cancellato con la sovrapposizione della scritta “censura”, ma questo è solo un fatto simbolico», prosegue il portavoce di Trenitardo.

La notizia ha fatto il giro del web. «Abbiamo ricevuto numerosi messaggi di persone che hanno visto la lettera di diffida come un attacco diretto anche a loro», continua Quagliotto. Intanto l’attività del gruppo di attivisti non si ferma. L’altro ieri all’università di Padova hanno organizzato un incontro sui temi del trasporto ferroviario.«Non ci fermeremo nemmeno per le feste», promette Quagliotto.

Gino Zangrando

 

Ieri nuova raffica di disagi, mentre Chisso potenzia due corse contestate

Viaggiatori in assemblea: «Risposte-bluff, pronti a diventare forconi»

La rabbia dei pendolari trevigiani è sul punto di esplodere. E a poco sono servite le piccole modifiche annunciate ieri dall’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso.

«È l’ennesima presa in giro, le sue promesse continuano ad essere scritte sulla sabbia», dice il portavoce dei pendolari Claudio Peris. E in vista potrebbe esserci un’iniziativa clamorosa. Se infatti non dovessero essere introdotte modifiche sostanziali al nuovo sistema cadenzato entrato in vigore lunedì, i pendolari sarebbero pronti a unirsi in un coordinamento regionale e a prendere iniziative sul modello di quelle dei cosiddetti “forconi”, che si sono viste in questi giorni sulle nostre strade.

«L’obiettivo è quello di sedersi tutti attorno ad un tavolo», aggiunge Peris, «pendolari, consumatori, sindacati, Trenitalia e Regione devono trovare insieme un modo per rendere migliore il servizio e farci tornare utenti».

Le prime riunioni per far nascere il coordinamento si terrano nei prossimi giorni in modo tale da poter fare maggiore pressioni sui vertici regionali.

«Il servizio ferroviario è, e deve essere, un sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che deve essere migliorativo del precedente». Sono le parole dell’assessore Chisso, che ieri si è trovato a far fronte alle numerosissime protetse per i disservizi dovuti al nuovo orario cadenzato. «Nel secondo giorno feriale del cadenzamento», ha aggiunto, «le cose sembrano andare meglio, ma stiamo in campana. Ribadisco che i ritardi, invece, semplicemente non dovrebbero esserci».

E infatti sono arrivati i primi rimedi, anche per quanto riguarda la Marca. «Trenitalia ci ha comunicato alcuni inconvenienti riscontrati dal personale di bordo», ha fatto presente Chisso, «inconvenienti che riguardano il cadenzamento in quanto tale, che sono cosa diversa dai guasti e dai ritardi a causa del freddo. Le prime segnalazioni riguardano casi di sovraffollamento imprevisti, per i quali in alcuni casi si tratterà di attendere l’entrata in servizio del nuovo materiale rotabile in arrivo».

I treni interessati sono il 5830 (in partenza da Treviso alle 8,09 con arrivo a Padova alle 9,14) e il 5829 (da Padova alle 7.17 con arrivo a Treviso alle 8.20).

«Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato», ha invece commentato il governatore Luca Zaia, «la giornata di lunedì è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia. Ora dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema i vantaggi per i viaggiatori ci saranno».

E anche ieri si sono registrati diversi ritardi, anche se non di importanti dimensioni, sui treni della Marca. In particolare il Padova-Belluno delle 15.39 ha raggiunto quasi l’ora di ritardo, e il Belluno-Padova delle otto di ieri mattina ha avuto 40 minuti di ritardo.

Disagi anche sul Treviso-Padova delle 8.20 di mattina che, secondo alcuni pendolari, era decisamente troppo affollato. È invece arrivato a Conegliano con 50 minuti di ritardo il treno partito da Mestre alle 18.31. Questo ha costretto i pendolari che dovevano raggiungere Vittorio ad arrivare a casa con oltre un’ora di ritardo dato che è stata persa la coincidenza.

Sul caso è intervenuto anche il senatore dell’Udc, Antonio De Poli che ieri ha presentato un’interrogazione parlamentare. «Nelle settimane scorse da più parti, dai cittadini pendolari soprattutto e secondariamente da alcune forze politiche, sono giunte le preoccupazioni sul nuovo orario cadenzato che però sono state del tutto ignorate dalla Regione», ha detto il segretario regionale del partito, secondo cui «studenti e lavoratori pendolari pagano il prezzo di una mancanza di gestione totale. È evidente a tutti che prima di avviare una fase sperimentale, come quella dell’orario cadenzato, si debbano risolvere i problemi che, già prima dell’avvio di questo nuovo regime, c’erano quotidianamente: ovvero guasti e ritardi. Perché, se ritardi e guasti continuano, l’orario cadenzato non potrà mai funzionare. I convogli saranno sempre pieni e i lavoratori e studenti, i quali pagano un abbonamento, restano a terra».

«Tutto come da copione annunciato», recita una nota del Partito democratico, «il nuovo orario ferroviario cadenzato crea problemi e disagi a pendolari e viaggiatori. E cio che più preoccupa sono le parole dell’assessore regionale Chisso che, anziché prendere contromisure concrete ammette la sconfitta e il disservizio».

Giorgio Barbieri

 

Raccolta firme contro la Regione

Oggi alla stazione di Mogliano l’iniziativa del Pd: «Fermiamo questo piano» 

Almeno il tempo per firmare, anche a causa dei continui ritardi dei convogli di Trenitalia, i pendolari moglianesi ne avranno di sicuro. Quest’oggi dalle 6.45 fino alle 12 la stazione di via Toti dal Monte, una delle più frequentate della Marca trevigiana con oltre 2.000 passeggeri al giorno, ospiterà infatti la raccolta firme contro i nuovi orari promossa dal partito democratico e da altre associazioni cittadine.

«I pendolari hanno già subito troppo! Stop al piano della regione», questo è lo slogan della mobilitazione che vede in prima fila Carola Arena, ex segretario del Pd e candidata alle prossime primarie per la carica di sindaco. Di battaglie, quei binari della linea Venezia-Udine, negli ultimi anni, ne hanno viste parecchie, si era arrivati anche ad occupare la massicciata e a bloccare i treni per ottenere migliori condizioni del servizio da parte di Trenitalia. Tutto inutile: quasi sempre nell’ora di punta, tra un ritardo e un altro, si viaggia come sardine oppure si rischia di rimanere a terra. Con l’entrata in vigore dei nuovi orari cadenzati, proprio questa settimana, in molti ormai hanno la sensazione di essere arrivati al capolinea. Meno treni, coprifuoco serale e disagi a non finire per chi fa i turni.

Alla petizione degli orchestrali della Fenice di Venezia, molti dei quali vivono in terraferma, indirizzata dieci giorni fa direttamente all’assessore alla viabilità Renato Chisso, si aggiunge oggi quella di Carola Arena: «Il piano della Regione Veneto» attacca l’aspirante sindaco «andrà a compromettere ulteriormente una situazione già di per sé tragica: quella dei pendolari. Caro assessore Chisso riveda quel piano e restituisca ai lavoratori e agli studenti di Mogliano la certezza di un trasporto pubblico che sia realmente un servizio dignitoso, sicuro, pulito ed efficiente!». La raccolta è iniziata ufficialmente domenica: «Abbiamo raggiunto già le 500 firme da parte di cittadini che arrivano anche dai comuni limitrofi» spiega Carola Arena «non ci fermeremo».

Matteo Marcon

 

CASTELFRANCO E MONTEBELLUNA

«Carrozze piene e gelide: non si circola in sicurezza»

Continua il caos per i pendolari di Castelfranco diretti a Padova nel secondo giorno d’orario cadenzato. Ieri mattina il convoglio delle 7.32 proveniente da Montebelluna è stato annunciato con 40 minuti di ritardo. Per cui tutti i passeggeri si sono riversati in quello delle 7.42, un “Minuetto” di sole due carrozze giunto nella città del Giorgione dieci minuti dopo il previsto. Per evitare il sovraffollamento Trenitalia aveva inviato due pullman per svolgere lo stesso percorso del treno, ma la loro presenza è stata annunciata in contemporanea alla partenza del “Minuetto”. I bus pertanto sono partiti semivuoti e il treno era stipato come una scatola di sardine e nonostante questo ha dovuto lasciare gente a terra. «Una mia amica incinta è stata fatta salire per il rispetto delle altre persone in attesa che hanno visto il pancione», informa una pendolare castellana, «comunque nel treno eravamo talmente stipati da far saltare qualunque condizione di sicurezza. Erano pieni sia i posti in piedi dei vagoni che gli spazi tra una carrozza e l’altra se qualcuno si fosse sentito male sarebbe stato arduo soccorrerlo».

Altri disagi sulla stessa linea e nella stessa fascia oraria si sono verificati con l’arrivo del treno delle 7.11, che ha sostituito i convogli soppressi delle 6.42 e delle 7.23, a Montebelluna già strapieno di passeggeri saliti a Cornuda e nelle stazioni del Bellunese. Venerdì a subire forti disagi sono stati invece i pendolari e gli studenti fuori sede che rientravano da Padova verso le 17.00 il treno è partito con circa cinquanta minuti di ritardo, il tempo di percorrenza previsto tra il capoluogo euganeo e Montebelluna. Il riscaldamento era spento, ma veniva emessa aria fredda nonostante la stagione invernale. Il convoglio giunto a Camposampiero a temperature polari ha sostato poi in stazione per un ulteriore quarto d’ora. All’arrivo a Castelfranco i passeggeri che dovevano proseguire per Montebelluna e per le stazioni seguenti sono stati fatti scendere per proseguire con il treno successivo. La linea Calalzo-Padova è considerata da Legambiente la terza peggiore d’Italia per i pendolari.

Gino Zangrando

 

Ecco il dossier sui ritardi: persi 2 giorni in un mese

Inviate al governatore Zaia tutte le segnalazioni raccolte dal sito “Trenitardo”

La tratta Belluno-Padova, via Montebelluna, ha accumulato 1.462 minuti 

Avevano inviato alla Regione un dettagliato dossier raccogliendo decine di dichiarazioni volontarie di chi le tratte interessate dal cambio di orario le utilizza giornalmente, capendone i limiti e le problematiche. Il documento, rimasto lettera morta, era stato spedito all’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso. Si tratta dei ragazzi di “Trenitardo”, il sito fondato da un gruppo di studenti di Padova che gioca con la somma dei ritardi di tutti i convogli in transito in Veneto (solo nella provincia di Treviso siamo arrivati a oltre 2 giorni) per arrivare a comporre una “banca del tempo perduto”. In questi giorni una speciale attenzione è stata dedicata proprio ai nuovi orari cadenzati.

Nel dossier sono analizzati i ritardi dei singoli treni. Dal 18 novembre 2011, e quindi in meno di un mese, il treno Padova-Treviso ha accumulato 238 minuti di ritardo per 39 treni considerati, con una media quindi di 6 minuti di ritardo a treno. Va un po’ meglio al tratto Treviso-Padova: 248 minuti accumulati per un campione di 47 treni e una media di 5 minuti a mezzo. Va decisamente peggio sulla tratta Belluno-Padova, che passa per Montebelluna: 1.462 minuti di ritardo in 219 mezzi considerati, con una media di quasi sette minuti di ritardo a treno. Nel dossier sono anche segnalate le testimonianze dei travigiani che hanno segnalato i disservizi.

«Sono sconvolta», scrive Silvia, «dal nuovo orario nella tratta Treviso-Padova in quanto il precedente treno delle 07.05 non esiste più perché si è trasformato nel treno delle 07.17, un orario indecente per gli studenti pendolari che hanno lezione alle 8.30 che già faticavano ad arrivare in orario a causa dei frequenti ritardi. Mi chiedo con che criterio abbiate deciso questo orario e ritengo che sia opportuno ritornare a quello vecchio».

«Sono uno studente-pendolare che da Treviso va a Padova tutti i giorni per frequentare l’università», afferma Lorenzo, «le lezioni iniziano alle 9:30. Mi era molto comodo il treno regionale delle 8:04 a Treviso con arrivo previsto per le 9:09 a Padova. Ora ho visto che è stato posticipato alle 8:09 con arrivo alle 9:14 a Padova e contando i canonici 5 minuti di ritardo che subisce il treno nella tratta non mi consente più di arrivare in orario a lezione costringendomi quindi a percorrere la tratta Treviso-Mestre-Padova». «Sono piuttosto irritata per il nuovo orario cadenzato», scrive invece Valentina.

(g.b.)

 

«La nostra odissea sulla Vittorio-Venezia»

L’ira dei passeggeri: «Un’ora e 30 minuti per percorrere 70 chilometri e cambiare due treni» 

Si trasforma in un’odissea un viaggio in treno da Vittorio Veneto a Venezia: i pendolari raccontano così il loro primo viaggio con il nuovo orario cadenzato da Belluno per la laguna passando per il capoluogo dell’Alta Marca. Nel caso vittoriese i nuovi orari entrati in vigore il 16 dicembre hanno stravolto le tabelle di marcia verso Venezia, Mestre e Treviso, imponendo il cambio a Conegliano con attese di un quarto d’ora tra un treno e l’altro per poi partire alla volta di Venezia. È bastato un primo giorno di prova per sentire i resoconti furiosi di chi tutte le mattine affronta una levataccia per andare al lavoro: vagoni freddi, stracolmi di persone, tanti in piedi, e con tempi di percorrenza che invece di migliorare si allungano facendo perdere, in molti casi, l’arrivo in orario sul posto di lavoro.

Il comitato dei pendolari vittoriesi, come tanti altri del Veneto, è sul piede di guerra, e i resoconti impietosi sulla nuova situazione dei treni sulla linea che collega la città della Grande Guerra a Venezia sono già stati divulgati dai pendolari stessi. «L’arrivo a Venezia, prevede il nuovo orario, è alle ore 8.30, quando uffici e scuole hanno già iniziato le varie attività», affermano i pendolari sul loro blog, e aggiungono una lista di problemi: «bilancio: 1 ora e 30 minuti per percorrere la bellezza di 70 chilometri con il disagio di cambiare due treni, sul primo in piedi, sul secondo scomodi, aspettando 20 minuti al freddo e al gelo e arrivare mezz’ora dopo rispetto a prima sul luogo di lavoro. E quando ci saranno ritardi o cancellazioni? Insomma, a chi giova questo nuovo orario cadenzato? Ad oggi la risposta certa è: non certo ai pendolari». Parole cariche di rabbia, che non si è stemperata nonostante le trattative di questi mesi tra l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, e i comitati dei pendolari veneti sembrava avessero dato i loro frutti, anche per le linee che collegano il Bellunese e l’Alto Trevigiano alla laguna. Invece, questa è la sintesi di chi ha percorso la tratta Vittorio-Venezia nella prima giornata di orario cadenzato: «Si parte da Vittorio già con qualche minuto di ritardo a bordo di un famigerato treno Minuetto, proveniente da Ponte nelle Alpi già con alcune persone in piedi. La situazione alla stazioncina di Soffratta, subito dopo Vittorio, peggiora ulteriormente con molte persone ammassate nei vestiboli. A Conegliano si scende dal treno che proviene dal bellunese per aspettare quello che va a Venezia; sulla banchina il numero di pendolari è molto alto. A Conegliano non ci sono treni solo per noi ad aspettarci, come invece inizialmente promesso da qualcuno sulla stampa, ma si deve attendere un treno che proviene da Udine. Dopo 20 minuti di attesa, da orario non si sarebbe dovuto aspettare più di 15 minuti, comunque tanti se si è all’aperto a 2-3 gradi, un treno Vivalto a due piani ci trasporta in direzione di Venezia. Nonostante si tratti di un regionale veloce, che non dovrebbe fermare nelle stazioni intermedie, si pensa bene che un treno stracarico di pendolari provenienti dal Friuli deve tirare su anche quelli della stazioncina di Spresiano. Per fortuna quasi tutti hanno trovato un posto a sedere, con meno comfort rispetto ai treni utilizzati fino alla scorsa settimana, l’effetto è un po’ quello delle sardine in scatola: sedili stretti, spazi ridotti, scompartimenti freddi».

Alberto Della Giustina

Il presidente Scarpa segnala la realizzazione di un fossato Opera necessaria o lavoro abusivo? Coinvolto l’Ente Parco

CASALE – Romeo Scarpa, presidente di Italia Nostra Treviso, accende i riflettori sull’intervento sul fossato Battiliana a Lughignano: «Pronti a denunciare se verranno ravvisati abusi».

E sul caso si innesca la guerra tra Parco del Sile e Comune. L’intervento in questione era stato prima autorizzato e poi bocciato ad aprile dal Parco: i lavori di espurgo del fossato Battilana previsti dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive, si legge nella nota firmata dall’allora direttore Bucci, «sono funzionali anche alla discarica Coveri, perché è dimostrato che i lavori migliorano notevolmente il deflusso delle acque prodotte dalla discarica stessa, immettendole nei laghetti della cava protetta».

Il Parco aveva quindi deciso di stoppare l’intervento così da evitare di dare l’asso alla Coveri per l’ok alla discarica. Il patatrac esplode nei giorni scorsi: è del 13 dicembre l’ordinanza del Comune per la chiusura di via Vecchia Trevigiana per i lavori di espurgo del fosso.

Il presidente di Italia Nostra Treviso, che è anche consigliere del Parco, è andato in sopralluogo a Lughignano. «Ciò che appare», spiega, «è un lavoro diverso da un semplice espurgo, con l’escavazione di un bel fossato rettilineo. Sono lavori autorizzati o si tratta di un’evidente forzatura?». Quindi l’affondo: «Lo chiederemo all’Ente Parco e al Comune: se risultassero lavori abusivi, denunceremo e chiederemo l’applicazione di sanzioni. Se inoltre risultasse che i lavori sono una forzatura per modificare o attuare prescrizioni richieste in sede di Autorizzazione integrata ambientale o Valutazione d’impatto ambientale, segnaleremo alla Regione».

Sulla sua pagina Facebook, Ruggero Sartorato, assessore del Parco, tuona contro il Comune: «L’amministrazione era a conoscenza dei lavori tanto da aver emesso l’ordinanza. Un esempio di celerità nella realizzazione delle opere pubbliche. Peccato che serviranno solo alla discarica. Ma questa amministrazione con chi sta?». Dal canto suo, il gruppo Casale Futura sottolinea che «i casalesi Moro e Sartorato, che siedono nella giunta dell’Ente Parco, si sono autoincensati unici salvatori di Casale per essere riusciti a bloccare l’esecuzione del fossato, almeno fino alla delibera regionale. Ebbene, l’apprensione oggi aumenta visto che i lavori sono iniziati e della delibera non c’è traccia».

Rubina Bon

 

Tribuna di Treviso – Crisi del mattone, torna il verde

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

dic

2013

Edilizia bloccata, i proprietari chiedono al Comune di trasformare le zone residenziali in agricole

CASTELFRANCO – Crisi del mattone, costruzioni ferme e il Comune fa ridiventare verdi le aree edificabili. L’effetto della crisi economica sul settore edile è profondo al punto che i cittadini chiedono di far tornare aree verdi le zone destinate dal piano regolatore generale a nuove residenze. Pochi riescono ancora a costruire e chi non può farlo chiede che i lotti di proprietà tornino aree agricole. Nel consiglio comunale di domani sera si discuteranno 5 varianti relative ad altrettante aree i cui proprietari hanno chiesto di far ridiventare verdi.

«Si consentirà alle famiglie di risparmiare sull’ Imu tra i cinquecento e i mille euro annui», spiega il sindaco Luciano Dussin, «e si restituiranno terreni oggi previsti edificabili al verde. Dall’adozione dell’attuale piano regolatore generale è trascorso un decennio. Molto è cambiato e per questo abbiamo cercato nuovi adeguamenti. Le previsioni della precedente amministrazione sono risultate sovrastimate. Si era ritenuto di concedere nuove edificabilità nella previsione che ad oggi la popolazione sarebbe cresciuta di 10-15 mila abitanti. Ciò non si è avverato. Siamo rimasti ai valori di allora, 35 mila abitanti. Molto è stato costruito nella cosiddetta edificazione a scopo commerciale, poi l’invenduto ha di fatto bloccato le ulteriori costruzioni autorizzate. Oggi in città ci sono 2 mila alloggi liberi e altrettanti potrebbero essere costruiti. Con il prg furono concessi circa cinquecento lotti residenziali liberi. Solo la metà hanno dato seguito ai lavori, gli altri no. È a quelli non ancora utilizzati che apriamo questa possibilità. I primi cinque richiedenti la trasformazione in aree verdi dei loro lotti singoli residenziali saranno accolte».

Più complicata è la vicenda che riguarda le aree perequative denominate C22, dove vari proprietari devono mettersi d’accordo per urbanizzarle. «La retrocessione di uno», spiega Dussin, «comporterebbe danni per gli altri a causa dell’impossibilità di realizzare una razionale urbanizzazione dell’area e quindi il suo utilizzo. Lo stesso problema riguarda i proprietari dei comparti delle aree industriali inutilizzate da dieci anni a esempio i 400 mila mq ai confini con Vedelago». Di questi ci si occuperà da gennaio prossimo, approvato definitivamente il pat, con i piani di intervento, «coinvolgendo le commissioni consiliari per una proposta che tenga conto delle varie esigenze, non ultima anche quella del Comune».

Daniele Quarello

 

 

la giunta di pederobba

PEDEROBBA. Amministrazione comunale sul piede di guerra contro la soppressione delle fermate di Levada e Pederobba in concomitanza con l’entrata in vigore dell’orario cadenzato dei treni. La giunta non si scontra solo con Regione Veneto e Trenitalia, ma anche con le associazioni dei pendolari, che concordano sulla soppressione delle fermate di Levada e Pederobba per evitare ritardi nelle corse.

«Rivendichiamo il diritto dei cittadini di Pederobba e dell’intera Pedemontana a servirsi del treno nella tratta Padova-Calalzo. L’amministrazione comunale non cederà», ribadisce il sindaco Raffaele Baratto, «perché siamo consapevoli di trovarci ai margini delle grandi arterie viarie, e dobbiamo garantire un minimo di servizio per i tanti studenti e operai pendolari».

Quanto alla posizione delle associazioni dei pendolari, che nella conferenza di Belluno hanno definito superflue e fonti di ritardo le fermate a Levada e Pederobba, così replica il vicesindaco Marco Turcato:

«Ciò che andrebbe, invece, contestata è la scelta di Trenitalia di risparmiare sul costo del gasolio perché i tre minuti che vengono persi alle fermate delle stazioni nel comune di Pederobba potrebbero tranquillamente essere recuperati dal convoglio ma l’accelerazione significa un maggior costo».

E ieri disagi sulla Belluno-Padova per i pendolari al rientro serale.

(e.f.)

link articolo

 

A Paese è già scontro con il Comune. Piccolotto: «Discarica Sev troppo vicina»

PAESE – Blitz della Biasuzzi a Paese. La giunta di Paese si è trovata con un plico in ufficio per un’escavazione, quando l’iter era già iniziato, e ora lancia l’allarme: «Quel progetto minaccia la falda». Al centro una nuova richiesta per la cava Padernello. Ieri sera al Cinema Manzoni, senza alcun preavviso, i proponenti hanno presentato lo studio d’impatto ambientale. Una procedura obbligatoria, che servirebbe a informare i cittadini, «ma abbiamo dovuto fare le corse, scrivere sms e mettere l’annuncio sul sito questa mattina», ha spiegato l’assessore all’ambiente Vigilio Piccolotto. Ma tanta preoccupazione del Comune deriva dalla collocazione e dalle dimensioni dell’intervento. La cava Padernello si trova in via Veccelli, a due passi dalla discarica Sev in cui anni fa sono stati depositate illegalmente montagne di rifiuti tossico nocivi.

«A separarli dalla cava c’è solo un diaframma», spiega Piccolotto, «il rischio, scavando così vicino, è che la discarica ceda mettendo in contatto la falda con i rifiuti».

I numeri della richiesta presentata dal gruppo Biasuzzi hanno fatto il resto. Oggi la cava è profonda 27 metri, il progetto prevede di portarla a 55, ben al di sotto della falda. Si preleverebbero altri 3,7 milioni di metri cubi di ghiaia, su una superficie di circa 220 mila metri quadrati.

«Ci opporremo attraverso le osservazioni al progetto», annuncia Piccolotto, «come abbiamo già avuto modo di dire in diversi occasioni, Paese ha già dato abbastanza».

Ora a decidere dovrà essere la Regione. Il progetto è all’attenzione della commissione regionale Valutazione d’Impatto ambientale, e poi sarà sottoposta alla giunta.

Tra il Comune di Paese e Biasuzzi non intercorrono certo buoni rapporti. Proprio sullo stesso sito, l’azienda ha infatti ricevuto pochi mesi fa una proroga dei termini per l’escavazione, fino al 31 dicembre 2016. La giunta Pietrobon si è opposta con un ricorso al Tar.

«Il fatto che non abbiano prelevato tutta la quantità di ghiaia autorizzata nei tempi previsti non può ricadere sulla cittadinanza. Se non l’hanno fatto evidentemente il fabbisogno è calato», prosegue Piccolotto. «Ma quando avevano presentato la richiesta di proroga, avevamo il timore che dietro potesse esserci l’intenzione di presentare un altro progetto per quel sito». Alla cava Padernello si scava ormai senza sosta dal 1969. E ciò non ha impedito che nel frattempo, attorno, venissero aperte alcune discariche.

Federico Cipolla

 

Orario corretto, manca ancora il collegamento con Venezia dopo mezzanotte

L’assessore Chisso tratta. Numero verde per suggerimenti da parte dei pendolari

Fra una settimana partiranno i treni cadenzati, le ultime correzioni sono state rese note ieri dalla Regione, ma la sera resta un problema rientrare da Venezia e così pure da Milano. L’ultimo treno utile dalla laguna transiterà da Treviso poco dopo le 23.30, precisamente alle 23.35. Nessun altro convoglio, dopo mezzanotte. E nessuna Freccia da Milano troverà coincidenza con Treviso, Conegliano e Udine dopo le 23.04 a Mestre. Quindi i viaggiatori che dalla capitale lombarda, ma anche da Verona, Vicenza e Padova intendono rientrare a notte inoltrata devono portarsi in auto fino a Mestre o prendere un taxi. L’assessore ai trasporti, Renato Chisso, sta ancora trattando per un collegamento da Venezia intorno a mezzanotte, possibilmente anche dopo, ma la soluzione sarà trovata probabilmente a marzo, quando entreranno in funzioni i treni nuovi, una ventina in tutta la regione. Intanto, però, dalla Regione arriva la prima serie di risposte alle criticità del prossimo orario ferroviario, segnalate dagli utenti e dagli amministratori e associazioni locali.

Per la linea Portogruaro-Treviso, la più penalizzata dalle prime indicazioni, il regionale 5918 partirà da Portogruaro alle 5.46 per arrivare a Treviso alle 6.45, il 5900 da Portogruaro alle 6.56 per essere a Treviso alle 7.55, il 5901 da Treviso alle 6.18 per arrivare a Portogruaro alle 7.17.

Sulla linea Conegliano-Belluno, che farà tappa anche a Vittorio Veneto, sia il regionale 5600/01 scatterà da Conegliano alle 6.41 e arriverà a Belluno 7.42, sia il 5610/11 che partirà da Conegliano alle 13.41 e raggiungerà Belluno alle 14.42; faranno entrambi anche la fermata di Santa Croce del Lago (arr./part. minuti 14/15). Così pure il 5640/41, (Belluno 14.16 – Conegliano 15.18) e il 5648/49 (Belluno 18.16-Conegliano 19.18).

I bus sostitutivi sulla Treviso Venezia, attesi la sera, intorno a mezzanotte, per il momento daranno copertura solo all’alba. Il VE111 da Treviso alle 4.47 e a Venezia S.L. alle 5.45; circolerà nei giorni feriali e fermerà in tutte le stazioni.

Sulla tratta Padova-Castelfranco, il VE794 partirà da Padova alle 22.40 e raggiungerà la città castellana un’ora dopo, alle 23.47.

Sulla Treviso-Portogruaro ecco il VExxx che prenderà il via da Treviso alle18.05 e raggiungerà Portogruaro alle 19.47 (circola i feriali, ferma tutte le stazioni sino alla verifica della fattibilità tecnica).

«Il nostro obiettivo era e rimane quello migliorare una situazione che oggi è difficilmente sostenibile», ribadisce Chisso, «Rimane aperto il confronto con gli utenti, dai quali attendiamo suggerimenti che ci possono far pervenire chiamando il numero verde gratuito 800.042.822».

Francesco Dal Mas

 

L’ultimo convoglio da Conegliano partirà alle 20.41 Il comitato dei pendolari di Vittorio ne chiede uno dopo le 21.

VITTORIO VENETO – Con l’orario cadenzato dei treni, Milano si allontana da Vittorio Veneto. La Freccia bianca che arriva alla sera alle 21.44 dalla capitale lombarda a Conegliano non avrà nessuna coincidenza con Vittorio Veneto ed il Bellunese. L’ultimo treno che da Conegliano partirà alla volta di Vittorio Veneto, infatti, sarà quello delle 20.41. Il Comitato dei pendolari di Vittorio Veneto, che in questi mesi si è adoperato per organizzare al meglio il cadenzato, ha sollecitato l’assessore Renato Chisso, ad istituire un treno notturno (si fa per dire) da Conegliano verso Vittorio Veneto e Belluno, che parta dopo le 21. Pare che la Regione sia intenzionata a concederlo, ovviamente d’accordo con Trenitalia, con partenza cadenzata, quindi ai minuti 41. Per tre minuti, però, il treno perderebbe la coincidenza con la Freccia da Milano. Ecco pertanto la richiesta di posticipare la partenza di almeno 5 minuti. In questo modo i vittoriesi di ritorno da Milano potrebbero contare sul trasporto ferroviario fino in città, senza doversi scomodare a scendere fino a Conegliano con l’auto. L’ultimo treno dell’orario cadenzato parte da Belluno alle 19.16, per arrivare a Vittorio Veneto intorno alle 20. L’insistenza su Trenitalia e la Regione è per disporre di un ulteriore collegamento, in partenza alle 20.16, tale cioè da raccogliere gli ultimi pendolari vittoriesi nel capoluogo bellunese. Il treno arriverebbe a Conegliano verso le 21.18 e dopo 20 minuti risalirebbe verso Vittorio Veneto e Belluno, raccogliendo il popolo della Freccia. Il comitato dei pendolari di Vittorio Veneto è convinto di portarlo a casa, ma soltanto fra qualche settimana. Intanto con l’orario che scatterà il 15 dicembre le corse saranno 13, da e per Vittorio Veneto. E tutte con fermata anche a Soffratta. Il comitato spera, con il cadenzato del prossimo anno, do ottenere da Trenitalia ulteriori fermate: la prima in zona industriale, a San Giacomo, la seconda riattivando in qualche misura la stazione di Nove, in Val Lapisina.

Francesco Dal Mas

 

 

Paese, il cavatore non si rassegna al “no” della Provincia

Zanoni: «Muraro e il sindaco devono difendere i cittadini»

PAESE – Il Gruppo Mosole non molla. Il 5 dicembre ha presentato un ricorso al Tar, contro la bocciatura da parte della Provincia della discarica di amianto tra Porcellengo e Castagnole. Secondo l’eurodeputato Andrea Zanoni il ricorso sarebbe però stato presentato fuori dai tempi previsti:

«La delibera della Provincia era stata pubblicata il 16 settembre e per poter proporre ricorso erano disponibili 60 giorni da quella data», sostiene. Mosole ha chiesto l’annullamento della delibera del consiglio provinciale con cui il progetto è stato bocciato, in quanto l’Arpav non aveva definito necessaria la discarica di amianto: un parere, questo, che la legge regionale considera come condizione irrinunciabile per ottenere il via libera.

«Mosole sta scherzando con il fuoco e non si rende conto che i cittadini di Paese sono esausti per tutte queste discariche che si trovano fuori dalla porta di casa e dell’inquinamento causato al loro territorio. A Paese», prosegue Zanoni, «ci sono già 29 cave e 13 discariche e gli abitanti sono esasperati dagli odori nauseabondi e dalle falde inquinate: certamente di amianto non ne vogliono nemmeno sentire parlare. Il ricorso presentato al Tar è un atto che Mosole ha compiuto contro il Comune, contro la Provincia, contro la Regione, contro le 7 mila 400 persone che hanno firmato la petizione affinché il progetto non vedesse la luce. È una mossa contro il buon senso e che indigna ancora di più la popolazione».

Il progetto prevederebbe il conferimento nella discarica Terra, tra Porcellengo e Castagnole, di 460 mila metri cubi di amianto, trasportati da circa 45 mila camion che circolerebbero per dieci anni sulle strade del territorio comunale di Paese. Un affare da qualcosa come 3 milioni e 300 mila euro per il Gruppo Mosole che, in caso di assenso, avrebbe iniziato a conferire l’amianto nel 2018, per proseguire per una decina d’anni. Ma immediatamente si è formato un asse tra partiti, amministrazione e cittadini che si è schierato contro la discarica di amianto. Dalla Lega Nord a Sel, le amministrazioni comunali e quella provinciale, seppur questa in seconda battuta, hanno da subito dichiarato guerra al progetto di Mosole. I cittadini e le associazioni ambientaliste si sono attivate con una petizione che ha ottenuto un successo superiore alle aspettative. Non restava molto altro da fare al consiglio provinciale che esprimersi contro la richiesta di Mosole. In alternativa avrebbe scatenato una rivolta anche più decisa. Adesso il ricorso al Tar potrebbe riaprire una partita che ormai a tutti, amministrazioni e cittadini, sembrava chiusa.

«Invito vivamente», conclude Zanoni, «il presidente della Provincia, Leonardo Muraro, a difendere la decisione del consiglio provinciale; e il sindaco di Paese, Francesco Pietrobon, a rappresentare i suoi cittadini, costituendosi in giudizio contro il ricorso presentato da Mosole». La vicenda, insomma, è invece ancora apertissima.

Federico Cipolla

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CASACORBA

VEDELAGO – Benzene nella cava Trentin Ghiaia, la Provincia avvia un’indagine. Ancora problemi di inquinamento nelle discariche di inerti vedelaghesi. Sotto accusa ora la discarica di Casacorba della Trentin Ghiaia spa. Una discarica per materiali inerti su cui è in corso un’indagine della Provincia. Nel 2006 quando la Provincia ha approvato il piano di adeguamento della discarica. La Trentin Ghiaia avrebbe dovuto realizzare il fondo della discarica a bassa permeabilità in modo da impedire che i rifiuti conferiti potessero entrare in contatto con la falda acquifera. La ditta ha proceduto a costituire il fondo della discarica, portando rifiuti provenienti da materiale di scavo di un canale Enel di Piombino Dese. Tutto avrebbe dovuto essere a norma. Tuttavia da controlli effettuati il 2 e 3 ottobre scorsi dai tecnici provinciali, è emerso che le verifiche sui materiali provenienti dallo scavo del canale a Piombino Dese e utilizzati per la realizzazione del fondo avevano il limite di rivelabilità del parametro benzene superiore a quello autorizzato. Per questi motivi, la Provincia ha disposto il piano di indagine per rifiuti non conformi. Sulla vicenda interviene ora l’eurodeputato Andrea Zanoni.

«Sono molto preoccupato per quello che sta succedendo nella discarica per inerti di Vedelago», afferma, «il terreno a elevata permeabilità potrebbe consentire l’infiltrazione nel sottosuolo di acqua a questo punto contaminata. Stiamo parlando di benzene, un composto chimico di cui anche l’Unione europea riconosce la pericolosità per la salute, vista la facilità con cui contamina le falde freatiche e di cui di conseguenza se ne sta scoraggiando l’uso, limitandone le concentrazioni ammesse per legge».

Daniele Quarello

 

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