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Ripristinate nei weekend le prime e le ultime corse. I pendolari: «Grazie, ma non basta»

PORTOGRUARO «È una modifica che avevamo richiesto noi, per cui è un piccolo passo senz’altro positivo. Ma è evidente che non basta». Così i comitati pendolari della tratta Venezia-Trieste giudicano le correzioni all’orario cadenzato che saranno introdotte dal 17 maggio.

Le variazioni sono state illustrate da Regione e Trenitalia a margine della consegna di un nuovo convoglio Vivalto per i trasporti regionali.

Le novità più importanti riguardano i Regionali 10000 (Portogruaro 4.13 – Mestre 5.25), 10001 (Mestre 5.25 – Portogruaro 6.23) e 10005 (Venezia 6.11 – Portogruaro 7.23) che circoleranno tutti i giorni, mentre attualmente si effettuano solo dal lunedì al venerdì.

Il ripristino anche al sabato e nei festivi del primo treno del mattino verso Venezia, quello delle 4.13 da Portogruaro, era tra le principali richieste formulate dai pendolari.

«È una modifica che avevamo richiesto per cui è sicuramente positiva, perché permette di prendere al mattino la coincidenza con le Frecce per Roma e Milano, oltre a consentire di usare il treno ai turnisti che il sabato e la domenica vanno a lavorare presto», commenta Nicola Nucera, dei comitati pendolari, «ma anche con questa modifica, di domenica, nelle stazioni minori, rimane un buco di quattro ore».

Per esempio a Meolo, dopo il Regionale 10000, che transita alle 4.46, il treno successivo è alle 8.17. L’altra novità, già in vigore, riguarda lo sdoppiamento e la velocizzazione del bus sostitutivo notturno tra Venezia e Portogruaro. Una corsa (la VE807) parte da Venezia alle 0.20 e percorre diretta l’autostrada fino a San Donà per poi proseguire fermando in tutte le località fino a Portogruaro (arrivo 1.55); l’altra corsa (la VE 805) parte da Venezia alle 0.20 e ferma ovunque fino a raggiungere Fossalta di Piave (1.23). Entrambe circolano tutti i giorni.

Ma la modifica non soddisfa i pendolari, che chiedono il ripristino del treno. E comunque non assolvono la giunta Zaia: «Ha ripristinato il treno del mattino, ma non dimentichiamoci che per un anno e mezzo ha mandato le persone al mattino a lavorare in macchina».

Mentre i comitati giudicano positivo il clima instaurato con la nuova dirigenza regionale di Trenitalia. «Finalmente con Trenitalia si può parlare», conclude Nucera.

Dopo le modifiche previste dal 17 maggio, il nuovo orario estivo da metà giugno non dovrebbe segnare variazioni. Sulle altre richieste avanzate dai pendolari il confronto slitterà all’orario di dicembre.

Giovanni Monforte

 

Al mattino pedalata di protesta sul ponte della Libertà e alle 15 torna Bimbimbici a San Giuliano

Il documento è stato inviato a tutti i candidati sindaco con la speranza di vederli sabato, presenti, all’arrivo della biciclettata, la seconda nel giro di pochi mesi, che da San Giuliano punterà diritta sul ponte della Libertà, fino a piazzale Roma e ritorno poi a piazza Ferretto, per chiedere un percorso ciclabile protetto tra Mestre e Venezia.

Diciannove associazioni dei ciclisti, nel loro documento chiedono ai candidati di partecipare anche al confronto pubblico in piazza Ferretto fissato per le 11.30 di sabato prossimo, 9 maggio. Sarà uno dei momenti clou della giornata “tutta bici” di sabato prossimo, una giornata di protesta ma anche di “orgoglio” ciclista visto che dopo la biciclettata del mattino, al pomeriggio scenderanno in strada sulle due ruote bambini e famiglie.

La “giornata tutta bici” inizierà alle 9.15 con il ritrovo al parco di San Giuliano e alle 9.30 la partenza della pedalata fino a piazzale Roma e ritorno. Il 21 marzo scorso vi parteciparono 200 persone.

«Ci auguriamo un’adesione pari come minimo a quella della volta scorsa e vorremmo che i candidati fossero presenti almeno all’arrivo in piazza Ferretto per un confronto sul documento che abbiamo inviato loro nei giorni scorsi», spiega Gianfranco Albertini della Fiab.

La giornata proseguirà con la lettura in piazza Ferretto del documento dei ciclisti che chiedono il completamento del Biciplan del 2005 realizzando come priorità il collegamento Vega-Pili-Ponte della Libertà e quello con San Giuliano, che è oggi in forse visto che ai cantieri sul ponte della Libertà non si sono aggiunti quelli per un collegamento protetto con San Giuliano e via Torino.

Eppure Mestre è diventata una capitale della bicicletta, con gli oltre cento chilometri di piste realizzate in 10 anni, e al boom nell’uso delle due ruote da parte dei cittadini. Pratica che oggi trova l’interesse anche di una fetta di turismo, che predilige la lentezza.

D’estate si calcola siano almeno 75 mila le persone che in bici salgono sui ferry per Lido e Pellestrina. Le associazioni chiedono poi di realizzare in primis tre interventi nel centro di Mestre (il ponte ciclopedonale sull’Osellino tra via Zanotto e Riviera Magellano; l’anello centrale di Mestre e il collegamento viale San Marco-via San Pio X) e poi altri 21 tratti di ciclabile in terraferma e Lido che comprendono, per esempio, la pista sulla ferrovia dismessa della Valsugana; il collegamento al polo scolastico del Perini; la ciclabile Favaro-Dese-Tessera; la ciclabile Forte Carpenedo-Mestre Centro, per citarne alcune.

E poi lanciano ai candidati sindaco delle proposte a costo zero come la creazione di una consulta della mobilità ciclopedonale, il transito delle bici nelle zone vietate alle auto; il monitoraggio delle piste per programmare la manutenzione; l’autorizzazione al transito delle bici nelle zone pedonali del centro di Mestre.

Il sabato “a tutta bici” proseguirà nel pomeriggio, dalle 15, con la manifestazione “Bimbimbici”, tradizionale pedalata per bambini e famiglie che prende il via alle 16 da piazzetta Coin dove alle 15 ci saranno percorsi di abilità su due ruote, mini corsi di bici sicura e di manutenzione con il meccanico Kader. Arrivo della pedalata alle 17 al parco di San Giuliano dove saranno organizzati momenti di animazione per grandi e piccini.

(m.ch.)

 

Il ministro ha confermato l’impegno. Nuovo appalto da 33 milioni di euro per le dighe mobili

Dopo i ritardi – anche per la mancanza delle risorse necessario – che hanno comportato, di fatto, lo slittamento al 2018 del completamento del Mose, il Consorzio Venezia Nuova – forte anche delle rassicurazioni scaturite dall’ultimo vertice dei commissari con il nuovo ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e della nomina di un terzo commissario, Giuseppe Fiengo che si occuperà di velocizzare la parte burocratica degli appalti e dell’utilizzo dei finanziamenti – ha ripreso a bandire nuove gara d’appalto per la prosecuzione dei lavori.

«Il Mose è assolutamente da finire. È un’opera importante per la tutela di Venezia quindi c’è assolutamente l’impegno del governo», ha dichiarato del resto anche ieri il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a margine dell’inaugurazione di Aquae, evento collaterale a Expo 2015 a Venezia.

L’ultimo appalto – per il quale la presentazione delle offerte di gara è stato posticipato al 12 giugno – riguarda l’affidamento per la fornitura e l’installazione del sistema elettrico di potenza del sistema di dighe mobili alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, che sarà installato nella bocca di Lido e che sarà esteso poi fino alle sale di controllo del funzionamento del Mose che saranno invece collocate all’Arsenale.

Un appalto complesso, dal valore elevato, di 33 milioni e 650 mila euro, di cui quasi 23 milioni per le forniture hardware del nuovo sistema automatizzato. Come già annunciato dal direttore del Consorzio Venezia Nuova Hermes Redi, altre gare d’appalto dovrebbero iniziare a essere bandite da giugno, proprio di fromìnte alla garanzie governative sulla ripresa regolare del flusso dei finanziamenti.

La riunione del Cipe a Palazzo Chigi, diversi mesi fa, aveva dato il via libera all’ultima tranche di lavori contrattualizzati, per un importo di oltre 1,2 miliardi di euro. L’opera ha ormai con uno stato dei lavori avanzato per oltre l’85 per cento. Altri 221 milioni sono stanziati più di recente per il Mose.

Il Def (Documento economico finanziario) prevede la somma residua necessaria al Consorzio Venezia Nuova per completare la grande opera. Adesso il Consorzio ha disponibili in teoria tutte le risorse necessarie a completare le dighe mobili: cinque miliardi e 400 milioni di euro.

Quasi completata la schiera delle 39 paratoie che saranno installate alla bocca di Lido, dove sono state anche fatte le prime prove di sollevamento. In corso quelle per la bocca di Malamocco (20), dove è prevista una conca di navigazione – già insufficiente a far entrare le navi di ultima generazione – e di Chioggia (18).

 

L’impegno coi No navi: «Sulle crociere si farà quello che dice Felice»

«L’intento del Governo è perseguire la salvaguardia di Venezia e della sua laguna garantendo nel contempo lo sviluppo dell’economia e del lavoro».

È l’impegno che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha preso ieri mattina con una delegazione del Comitato No Grandi Navi e dell’organizzazione internazionale Avaaz che gli ha consegnato una petizione con 95mila firme (raccolte in tre giorni) contro lo scavo del Canale Contorta e per l’estromissione delle navi incompatibili con la laguna.

L’incontro è avvenuto al teatro Toniolo poco prima dell’apparizione del premier a sostegno delle candidature di Alessandra Moretti e Felice Casson ed è stato reso possibile grazie alla mediazione di quest’ultimo, destinatario della petizione assieme a tutti gli altri candidati sindaco e presidente della Regione.

«Il progetto di scavo del Contorta – hanno detto i No Navi – è devastante per la laguna, mentre esistono alternative ambientalmente sostenibili per garantire il mantenimento di un crocerismo compatibile con la città e tale da non danneggiare e anzi da sviluppare l’economia e il lavoro».

Renzi si è altresì impegnato a convocare a Roma Casson, se eletto sindaco, “il giorno dopo il voto”, per decidere assieme come affrontare il problema del crocerismo e in generale della portualità all’interno della laguna. Ma c’è di più. Dietro alle quinte, Renzi avrebbe rassicurato i rappresentanti del Comitato in modo molto più netto: «Si farà quello che dice Felice».

E “quello che dice Felice” è noto da tempo ed è stato ribadito di fronte alla platea del Toniolo, composta da candidati, iscritti e simpatizzanti del Pd. Tra gli altri il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, il segretario provinciale Marco Stradiotto, il segretario comunale Emanuele Rosteghin e diversi parlamentari.

«Nessuno – ha rimarcato Casson – vuole eliminare le crociere da Venezia. Noi siamo favorevoli a tutti i progetti alternativi già presentati, ma non allo scavo di un nuovo canale all’interno della laguna. Questi progetti – ha concluso – sono in grado di mantenere le grandi navi a Venezia e anche il lavoro».

La delegazione del Comitato, era composta da Silvio Testa e da Marta Canino, accompagnati da Luca Nicotra di Avaaz Italia.
«Si tratta – hanno commentato – di una prima vittoria per i quasi 100mila firmatari, dato che la posizione di Casson è contraria allo scavo del Contorta e il cui stop è il principale obiettivo della petizione».

Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, preferisce non commentare. «Ancora? – risponde – sarà la commissione nazionale Via a vagliare i progetti e a scegliere il migliore. Il Contorta al momento non ha alternative a breve termine».

Nel pomeriggio, intanto, i No Grandi Navi si sono dati appuntamento alla Giudecca per “salutare” alla loro maniera la partenza della Msc Musica: con fischi e striscioni.

 

VENEZIA «Giudecca, Villa Hériot è salva»

L’Iveser: «Il Comune non ha risposto alle nostre osservazioni e così decade la variazione d’uso»

Villa Hériot è salva. Almeno per ora. E la festa di ieri è servita anche a testimoniarlo alla cittadinanza. Anche se va detto che un po’ il ponte del primo maggio, un po’la fretta nell’organizzarla non hanno fatto registrare lo strepitoso successo dello scorso 14 dicembre: poche le persone arrivate. Ma le buone notizie non sono mancate, come fanno notare Marco Borghi e Carlo Battain dell’Iveser, l’istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea: «La proposta di variante urbanistica proposta dal Comune di Venezia per modificare la destinazione d’uso di Villa Hériot non ha sortito l’effetto sperato. Il Comune non ha risposto alle nostre osservazioni, che contestavano tale procedura, facendo decadere la proposta di variazione d’uso».

Una vittoria, secondo Borghi e Battain, che restituisce la Villa alla cittadinanza. E l’Iveser non ha corso da solo, sono state infatti ben otto le associazioni che hanno condiviso tale opposizione. «Si tratta di una decisione in linea con quanto annunciato dal commissario Zappalorto di limitarsi alla ordinaria amministrazione, lasciando le scelte alla prossima amministrazione», ha commentato Giorgio Isotti, del PD.

Ma quali possono essere, ora, le ipotesi che il Comune dovrà studiare per recuperare il deficit di bilancio? L’Iveser propone di utilizzare lo spazio in maniera culturale, magari appoggiandosi alla Biennale, che potrebbe impegnare il meraviglioso giardino per apporre qualche installazione, oppure rendere il centro un punto nevralgico per le conferenze. Così facendo, infatti, si rilancerebbero anche le attività economiche dell’isola.

Coro di voci unanime tra i presenti: la zona è un bene comune e tale deve rimanere, semmai si devono ripensare le logiche di governo della città, come affermano Andreina Zitelli, Giovanni Pascoli e Federica Travagnin. E inoltre, come suggerisce Carolina Serena, il Comune dovrebbe impegnarsi duramente nella lotta contro l’economia sommersa veneziana, come i B&b abusivi.

Tomaso Borzomì

 

PORTO – Il convegno del 30 aprile evidenzia criticità sugli effetti dello scavo nel medio termine

L’avvertimento: «Da valutare meglio gli effetti dell’onda di massa generata dal dislocamento»

Il Corila ha molte perplessità sull’attuale progetto del canale Contorta in fase di valutazione al Ministero dell’Ambiente. Al recentissimo convegno scientifico, che si è svolto giovedì all’Arsenale sono emersi nuovi dubbi di carattere sia idrodinamico che sulla vita nella laguna centrale, oltre che alla gestione dei sedimenti derivanti dall’opera di scavo.

«È necessario – è questa la prima conclusione cui sono giunti gli scienziati – che il progetto tenga conto non solo degli effetti locali del nuovo canale, ma anche degli effetti a medio e a lungo termine sulla morfologia lagunare. In particolare, sono da valutare gli effetti dell’onda di massa generata dal dislocamento delle navi in transito… poiché il moto ondoso dovuto al traffico navale genera importanti fenomeni erosivi».

Un altro appunto il Corila lo fa sull’insufficienza delle informazioni idrogeologiche messe a disposizione e sui sedimenti. Tutto il materiale sarà presto pubblicato sul sito istituzionale www.corila.it.

Restando sul tema della crocieristica, il prossimo fine settimana si profila caldissimo. È infatti in programma la grande mobilitazione con corteo organizzata dal Comitato No grandi navi, che intende rispondere in questo modo alle pagine acquistate sui quotidiani veneziani dal comitato Cruise Venice, che raggruppa gli operatori portuali e i simpatizzanti del turismo delle navi da crociera. La partenza è fissata alle 15.30 da campo Santa Margherita e arriverà via ponte dell’Accademia fino a campo Sant’Angelo, dove si svolgerà il dibattito, ma ci sarà anche un concerto.

Oggi, infine, è stata proclamata la Giornata della Venezia invendibile, che consisterà in due tappe significative: alle 11 a villa Hériot alla Giudecca, dove ci saranno giochi per bambini e grigliate bper pranzo. Poi, dalle 19, appuntamento a Ca’ Bembi in fondamenta San Trovaso (uno dei palazzi che l’Università Ca’ Foscari intende vendere) per un incontro con lo scrittore Andrea Segre, il quale presenterà il suo ultimo libro, “Fuorirotta”.

Tra un’iniziativa e l’altra, verso le 16.30, gli attivisti “saluteranno” alla loro maniera il passaggio della Msc Musica.

Michele Fullin

 

Gazzettino – Calalzo. Torna il treno diretto per Venezia.

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1

mag

2015

Una nuova corsa che collegherà la montagna alla laguna solo nei giorni festivi. Pendolari delusi

NUOVO SERVIZIO – Potrà trasportare 120 persone e 32 bici

Torna il treno diretto Venezia-Vittorio-Calalzo, ma purtroppo per i pendolari che lo vorrebbero ogni giorno sarà limitato alle domeniche e ai giorni festivi di agosto.

Regione, Trenitalia e Dolomitibus, in collaborazione con la Provincia di Belluno, hanno annunciato nei giorni scorsi l’avvio del progetto turistico «Trenobus delle Dolomiti». Esso prevede che nei giorni festivi dal 26 luglio al 6 settembre si effettui un treno da Venezia Santa Lucia a Calalzo via Conegliano-Vittorio con 120 posti a sedere e possibilità di trasportare fino a 32 biciclette alla volta. Il treno partirà dalla stazione lagunare alle 7.50 e fermerà a Mestre, Mogliano, Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto, Santa Croce del Lago, Stazione per l’Alpago, Ponte nelle Alpi e Longarone e arriverà a Calalzo alle 10.25. Qui ci sarà un mezzo della Dolomitibus per Cortina attrezzato per il trasporto delle due ruote. Da Calalzo il treno compirà il percorso inverso con partenza alle 17.15 negli stessi giorni e con fermate nelle stesse stazioni.

Da tempo i comitati dei pendolari, dopo il cambio di treno obbligatorio a Conegliano introdotto dall’orario cadenzato, chiedono almeno una corsa diretta montagna-laguna nei giorni lavorativi. Per ora è arrivata solo quella festiva ed estiva.

«Nulla osta all’istituzione del treno diretto da Venezia a Calalzo nei festivi d’estate. È una novità che può incentivare la mobilità turistica, in particolare da sud verso nord. Potrebbe essere ripetuta anche in inverno, non tanto per il trasporto delle bici quanto per raggiungere le località sciistiche» commenta il vittoriese Diego Tiozzo, portavoce del comitato “Il treno dei desideri”, che aggiunge: «Confermiamo, insieme ai pendolari del bellunese, la richiesta di una corsa diretta dalla montagna alla pianura almeno nell’ora di punta del mattino».

Tiozzo non rinuncia a una chiosa velenosa: «L’arrivo della corsa diretta domenicale dimostra che forse l’orario cadenzato non è così intoccabile come in altre occasioni si cerca di sostenere».

Il “Treno dei desideri” si dice deluso per quanto (non) fatto da Comune e Mom per potenziare i collegamenti serali tra Conegliano e Vittorio: «Ci aspettavamo davvero di più. La sospensione dei collegamenti serali in questa parte della provincia e nel bellunese hanno leso pesantemente il diritto alla mobilità dei cittadini».

Luca Anzanello

 

Gazzettino – Lavori del Mose, sciopero alla Palomar

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1

mag

2015

Dipendenti espulsi dal cantiere. «Una vicenda inaccettabile, siamo stati sostituiti da altri lavoratori»

Sciopero dei 104 lavoratori di Palomar, azienda controllata dal gruppo Mantovani e impegnata nella realizzazione del Mose. Una cinquantina di lavoratori dalle 7.30 alle 11 di ieri hanno dato vita ad un presidio davanti allo sky-line del Mose di Punta Sabbioni, dove si sta costruendo uno dei tre sbarramenti di dighe mobili a difesa di Venezia. Una protesta pacifica, sorvegliata con discrezione dalle forze dell’ordine arrivate per l’occasione nel lungomare e alla quale è seguito un volantinaggio tra i residenti.

«Mentre la Mantovani Spa sui giornali locali ringrazia e si mette una medaglietta per i lavori dell’Expo di Milano – spiega Antonio Silvestri segretario generale della Fiom Cgil di Venezia – i lavoratori scioperano e manifestano per la salvaguardia della propria occupazione. Più che ringraziamenti avremmo preferito la garanzia del lavoro. Infatti i lavoratori della Palomar, che per anni hanno operato e contribuito alla costruzione del Mose, la scorsa settimana senza preavviso si son trovati espulsi dal cantiere per esser sostituiti da lavoratori che pensiamo siano dipendenti di un sub appalto della stessa azienda. Questo è del tutto inaccettabile».

Una scelta che a sentire i sindacati vanificherebbe lo sforzo compiuto in questi anni dai lavoratori Palomar. «Che hanno messo la propria professionalità e il proprio sacrificio – ribadisce Silvestri – ora ricevono il ringraziamento di essere sostituiti da un altro personale, che sospettiamo sia meno sindacalizzato».

L’iniziativa di ieri è stata definita «pienamente riuscita». «Ed è servita anche per chiedere al prefetto di coinvolgere al tavolo istituzionale anche il vertice del Consorzio Venezia Nuova (del quale Mantovani è azionista di riferimento) – conclude il rappresentante del sindacato – per trovare una soluzione occupazionale per i lavoratori che operavano sul Mose. La stessa cosa Fiom Cgil sta portando avanti per la perdita d’appalto della stessa Palomar nella raffineria di Porto Marghera».

Grande l’amarezza tra i lavoratori presenti al presidio: «Nei quattro anni di lavoro in questo appalto ho mangiato, mi sono cambiato e molte volte ho dormito nei container – sono le parole di un operaio – ora mi vedo fuori dai cancelli e ringraziato con la cassa integrazione».

 

Buche di 50 metri a Malamocco. D’Alpaos: disastro per l’ecosistema

Ecosistema a rischio: la conferma dalle ultime immagini

Buche nel fondale fino a 50 metri

La laguna è un colabrodo. E nella bocca di porto di Malamocco la corrente e le modifiche dovute ai lavori del Mose hanno scavato buche profonde fino a 50 metri. Una “Fossa delle Marianne” in piena laguna. Che sconvolge equilibri antichi, provoca modifiche dell’ecosistema, della fauna e della flora. E uno squilibrio idraulico pericoloso per la stessa sopravvivenza della laguna.

Un timore da tempo avanzato dai pescatori e dagli esperti di morfologìa lagunare. Adesso documentabile, con le fotografie scattate da un appassionato chioggiotto dall’ecoscandaglio a bordo della sua barca. Nei pressi del Faro Rocchetta, agli Alberoni, il fondale un tempo abbastanza piatto e omogeneo presenta adesso voragini impressionanti. Entrando dal mare in bocca di porto lo strumento segnala dapprima una profondità media di 12-14 metri, con punte di 15. Poi, improvvisamente, all’altezza della conca di navigazione, ecco le prime buche di oltre 30 metri. Si risale a 27,9, poi di nuovo una “fossa” e si precipita a 43,8.

Entrando verso il canale dei Petroli, proprio davanti al Faro Rocchetta, nuove buche oltre i 40 metri. È l’area dove per costruire il Mose e la vicina conca di navigazione il Consorzio Venezia Nuova aveva costruito un terrapieno in sassi. La modifica delle profondità per la posa dei cassoni sul fondale e geotessuti per mantenere nel punto dove saranno posate le paratoie una profondità omogenea, hanno prodotto più avanti le nuove profondità. La forte corrente in entrata, che “sbatte” contro la nuova penisola, e più in generale lo scavo e la modifica dei fondali produce ogni giorno trasformazioni.

Da tempo ambientalisti e studiosi lanciano l’allarme. La laguna perde ogni anno circa un milione di metri cubi di sedimenti. Significa che con la marea se ne vanno in mare pezzi importanti della morfologia lagunare e delle barene. Trasformazioni che hanno prodotto un’accelerazione della corrente in entrata al Lido e una velocità maggiore di propagazione. Mentre la corrente calante (dozana) ha una velocità minore. Secondo alcuni tecnici è anche colpa delle nuove lunate costruite al largo del Lido e di Malamocco. Che hanno anch’esse modificato la circolazione delle acque e delle correnti. Ecosistema in pericolo, dunque. Già nel 2002 l’Atlante della laguna, edito dall’assessorato Ambiente del Comune, segnalava le zone “rosse”, giudicate in pericolo di erosione. Barene che scompaiono, canali sempre più profondi. Da allora nulla si è fatto. E i lavori del Mose hanno nel frattempo aggravato la situazione.

Alberto Vitucci

 

Polemico l’ingegner D’Alpaos, esperto di Idraulica: «La responsabilità non è solo della politica, i progetti sbagliati ridurranno la laguna a un braccio di mare»

«I tecnici minimizzano così distruggono tutto»

«Stanno distruggendo la laguna. E la responsabilità non è solo della politica che ha preso decisioni sbagliate. Ma dei tecnici che hanno spesso minimizzato o nascosto il danno. È una situazione davvero drammatica, e non vedo rimedi in questo momento».

Luigi D’Alpaos è uno dei maggiori esperti di morfologia lagunare. Ingegnere, docente di Idraulica all’Università di Padova, autore di studi e volumi sull’evoluzione dela laguna.

Professor D’Alpaos, in laguna ci sono buche da 50 metri. Cosa è successo? «Da anni predico invano sul fatto che la perdita dei sedimenti non viene contrastata. Sul pennello di Malamocco c’era una buca profonda. Ma adesso il fenomeno sta dilagando. La laguna continuando così si ridurrà a un braccio di mare, sparirà».

Cosa si fa per invertire la tendenza? «Niente, e si continua con idee pericolose e progetti sbagliati, come quello di scavare nuovi canali per le navi da crociera».

Intanto la morfologia cambia. «Certo, e non solo in laguna. Gli ultimi scavi di canali e restringimenti delle bocche per i lavori del Mose hanno provocato una modifica delle correnti. Anche nei canali interni della città, come mi hanno segnalato alcuni miei assistenti. Un fenomeno preoccupante. Sento parlare di gestione del Mose, una volta che sarà finito, aprendo una bocca e chiudendo l’altra. Ma bisogna studiare bene. Si possono produrre trasformazioni irreversibili».

Non si studia più? «Molti miei colleghi e studiosi minimizzano. Sostengono che la laguna si evolve, che non c’è rischio. Un errore».

Lei vuol dire che molte decisioni della politica sono state supportate da analisi tecniche sbagliate? «I miei maestri mi dicevano: noi siamo al servizio del Principe. Nel senso che dobbiamo dire come stanno le cose. Non possiamo minimizzare o non vedere. Posso capire che lo facciano i politici, i tecnici no».

Chi controlla l’evoluzione della laguna? «Appunto, nessuno. Lo scandalo Mose si è portato via anche il Magistrato alle Acque. Istituzione storica della Repubblica Serenissima che il governo ha pensato di cancellare. Ma è stato un grande errore. Bisognava invece rilanciarlo, metterci persone competenti e indipendenti. Il controllo è necessario, ma quell’istituzione è stata abbandonata».

La laguna è in pericolo e nessuno fa niente? «Mi pare che a chi interviene in laguna interessi ben poco di quello che succede una volta fatti gli interventi. Invece bisogna studiare, sapere, modificare come dicevano gli antichi. Anche quella lunata del Lido, avevo detto subito che non serviva a ridurre le maree. Al contrario, produce variazioni del campo di moto delle correnti. Fenomeni che andrebbero studiati, ma nessuno lo fa. E sarà sempre peggio».

Alberto Vitucci

 

Profondità media di 154 centimetri, terre emerse per l’8%

La laguna di Venezia ha una superficie di 540 chilometri quadrati, di cui solo l’8 per cento è costituito da terre emerse. Il resto (92 per cento) è formato dal cosiddetto “sistema idraulico”, cioè i canali (11 per cento), i bassifondi, le velme e le barene (80 per cento). Undici chilometri quadrati sono costituiti da barene, aree con vegetazione tipica a un’altezza media di 30 centimetri sul livello del mare. 98 i chilometri quadrati costituiti da velme, sempre sommerse, 92 chilometri quadrati le valli da pesca. La profondità media della laguna è di 154 centimetri. Dati pubblicati dal Corila, il Consorzio che si occupa di ricerca lagunare. «Il buon senso comune», si legge nella pagina iniazle, «non basta a risolvere i problemi complessi. Ma la ricerca di nuova conoscenza non può costituire un alibi per evitare decisioni inderogabili».

(a.v.)

 

L’inchiesta sulla lunata del Lido, crollata due anni fa

Tre lunate inutili. O quasi. Il Comitatone aveva deciso di affidare al Consorzio Venezia Nuova la costruzione di tre dighe foranee al largo delle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Decisione scaturita dal fatto che le osservazioni del Comune di Venezia contro il progetto Mose avevano chiesto di provare a ridurre le maree con opere “complementari”. Dighe esterne avrebbero potuto ridurre le maree medio alte fino a 4 centimetri. In realtà le dighe riducono la marea di 1 solo centimetro. Sono costate 40 milioni di euro l’una. E adesso hanno la funzione di difendere le dighe dalle correnti. Fatto sta che la lunata del Lido è crollata due anni fa, il giorno dopo essere stata ultimata. Il costo è lievitato di sei milioni con una perizia di variante. E adesso la Procura della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sulla vicenda.

(a.v.)

 

Nuova Venezia – Mose, inchiesta sulla diga crollata al Lido

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30

apr

2015

Corte dei Conti

Una diga di sassi da 43 milioni di euro, crollata nel 2012 per una mareggiata, e una perizia da 6 milioni per ripararla. La Corte dei Conti apre un’inchiesta e acquisisce documenti nelle sedi del Consorzio Venezia Nuova e del Magistrato alle Acque.

La procura della Corte dei conti fa sequestrare il dossier sulla «lunata» costata 43 milioni e altri 6 per riparare il disastro

VENEZIA – Una diga di sassi costata 43 milioni di euro. Crollata sotto la forza di una mareggiata, nel novembre del 2012, solo pochi giorni dopo che i lavori si erano conclusi. E una «perizia di variante» da 6 milioni per riparare il manufatto, sostituendo i massi con tripodi e macigni in pietra d’Istria più grandi. Una vicenda strana, su cui adesso la Corte dei Conti intende far luce.

Nei giorni scorsi un gruppo di finanzieri inviati dal procuratore capo Carmine Scarano ha acquisito nuova documentazione al Consorzio Venezia Nuova e al Magistrato alle Acque. C’è da verificare perché siano stati spesi quei milioni. E, ancora, perché una diga nuova di zecca sia crollata in mare nella sua parte terminale. C’è anche da chiarire un contenzioso che dura ormai da quasi tre anni. Chi deve pagare la ricostruzione e la variante?

Nel progetto originario il Consorzio Venezia Nuova aveva previsto di realizzare la diga, la famosa «lunata» lunga un chilometro, al largo della bocca di porto di Lido, utilizzando sassi di medie dimensioni. Sotto la furia del mare e dello scirocco, in un evento che il Consorzio Venezia Nuova aveva allora definito «eccezionale» la difesa era franata in mare. Opera contestata prima di nascere. Avrebbe dovuto contribuire, secondo il Comitatone, a «ridurre la punta massima di marea di almeno 4 centimetri».

In realtà la riduzione effettiva già sperimentata nelle analoghe dighe a Chioggia e Malamocco non va oltre il centimetro. La diga allora ha funzione di proteggere le paratoie dal vento di scirocco. Il Comune aveva votato contro la sua realizzazione, per i costi considerati eccessivi, pari alla necessità annuale per la manutenzione urbana. Ma si era fatta lo stesso. E lo scorso anno anche i lavori di ripristino dopo il crollo si sono conclusi. Rinforzando con i tripodi in cemento la barriera sulla testata est, con massi più grandi quella dal lato ovest. Anche su questo adesso si indaga.

E ieri i commissari Luigi Magistro e Francesco Ossola si sono riuniti all’Arsenale con il comitato consultivo delle imprese che compongono il Consorzio Venezia Nuova. Qualche protesta dalle imprese per i lavori che vanno a rilento. Magistro ha risposto ribadendo che dopo gli arresti del 4 giugno scorso e l’inchiesta sul Mose e la corruzione tutto è andato a rilento.

«Il prezzo della legalità», aveva detto alla Nuova. I 400 milioni deliberati dal Cipe nel giugno del 2014 sono infatti stati sbloccati solo pochi giorni fa, il 17 aprile. Di altri 200 stanziati dal ministero dell’Economia due anni fa non vi è traccia. Adesso dovrebbero sbloccarsi, e ripartire i lavori ai cantieri che vanno a rilento da mesi.

Il Mose doveva costare 1 miliardo e mezzo di euro come da progetto di massima. Oggi siamo arrivati a quasi sei miliardi, gestione e manutenzione esclusa. I lavori dovevano concludersi nel 2008, poi nel 2012. Infine nel 2015 e adesso nemmeno nel 2017 sarà possibile a detta del Consorzio.

Intanto anche nella sede del Cvn, all’Arsenale, continua il lavoro di controllo dei commissari, nominati quasi un anno fa dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Nomine ratificate come prevede la legge dal prefetto di Roma. E adesso, accanto a Magistro, esperto di finanze e Ossola, ingegnere e progettista, il nuovo prefetto di Roma Franco Gabrielli ha nominato Giuseppe Fiengo, presentato ieri alle imprese.

Alberto Vitucci

 

I ritardi del consorzio

Mose, Fiengo è il terzo commissario

L’Avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo nominato dal prefetto di Roma Gabrielli

Designazione sollecitata dagli altri commissari per curare la parte burocratica

VENEZIA – Mose, non c’è due senza tre. Arriva un terzo commissario per sovrintendere alla realizzazione del progetto di dighe mobili e soprattutto, cercare di dare un’accelerata ai lavori che – dopo i ritardi accumulatisi negli ultimi mesi – dovrebbero ormai concludersi almeno nel 2018, anziché, come da cronoprogramma aggiornata, nel giugno del 2017.

Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli ha nominato Giuseppe Fiengo, vice Avvocato generale dello Stato, terzo commissario per il Mose. Fiengo si aggiunge all’ingegnere Francesco Ossola e all’ex direttore delle Dogane Luigi Magisto che erano stati nominati dal precedente prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e che – nell’incontro tenutosi a Roma pochi giorni fa con il nuovo ministro dei Lavori Pubblici Graziano Delrio – avrebbero per primi sollecitato la necessità di un «rinforzo» per sbrigare le complesse procedure di appalto, i controlli e la gestione del flusso dei finanziamenti.

Il commissariamento era stato chiesto nei mesi scorsi dal presidente dell’autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, a seguito dell’inchiesta sul Mose e il provvedimento prevedeva appunto la possibilità di nominare fino a tre commissari, ora sfruttata. Il decreto del prefetto segue appunto di pochi giorni la riunione sul Mose tenutasi il 24 aprile a Roma, al ministero delle Infrastrutture, per fare il punto sullo stato di attuazione dei lavori e sulle misure necessarie per riavviare i lavori.

All’incontro presero parte il ministro Graziano Delrio, lo stesso Cantone, il prefetto Gabrielli, Luigi Magistro e Francesco Ossola, i due commissari del Consorzio «Venezia Nuova», la società concessionaria per i lavori di realizzazione del sistema di barriere mobili a protezione di Venezia dal fenomeno dell’acqua alta, a cui ora si affianca anche Fiengo.

Nato nel 1948, Fiengo è stato tra l’altro Procuratore dello Stato presso l’Avvocatura generale, consulente giuridico del Ministero della Marina mercantile nel 1974 e successivamente nel 1984 del Ministero dei Trasporti; capo dell’Ufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente tra il 1987 e il 1992 e inoltre componente del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici tra il ’95 e il ’97. Nel febbraio 2014 è stato nominato vice Avvocato Generale dello Stato.

L’incarico di commissario del Consorzio Venezia Nuova è stato disposto dal prefetto di Roma per competenza, visto che la concessione al Consorzio Venezia Nuova per il Mose fu firmata nella sede del ministero delle Infrastrutture.

Il presidente dell’Anticorruzione avviò le procedure per la richiesta di commissariamento alla fine di ottobre 2014. Da giurista qual è – rispetto ai suoi due colleghi – Giuseppe Fiengo seguirà appunto il “pacchetto” burocratico dell’opera.

 

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