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In 250 su due ruote per reclamare la pista ciclabile sul Ponte della Libertà. È la “biciclettata” di protesta organizzata ieri mattina da Mestre a Venezia con il titolo “Su e zo per el ponte, in bici tra Mestre e Venezia”, una delle iniziative delle associazioni che si battono per ottenere un percorso sicuro per raggiungere il centro storico. Dopo la protesta notturna, durante la prova elettrificata del tram, gli amanti delle due ruote sono quindi tornati a farsi sentire con una pedalata pacifica.

 

Protesta delle due ruote in corteo sul Ponte: «Vogliamo la ciclabile»

Il primo della fila sale sul ponte della Libertà alle 10.20 per sbarcare in piazzale Roma alle 10.37. Diciassette minuti quindi, con un’andatura lenta ma costante, per passare dalla terraferma al centro storico. Per farlo, però, le 250 persone che hanno aderito alla «biciclettata» di protesta devono utilizzare una delle due corsie, rallentando il traffico e provocando qualche coda soprattutto nel tratto finale, quando devono imboccare un’unica corsia. “Su e zo per el ponte, in bici tra Mestre e Venezia” è una delle iniziative delle associazioni che si battono per ottenere un percorso sicuro che permetta a ciclisti e pedoni di raggiungere il centro storico. A convincerli a farsi sentire, è l’imminente arrivo a Venezia del tram che, quando entrerà in funzione, renderà difficile la vita dei ciclisti.

Dopo la protesta notturna, quando con le bici hanno “disturbato” la prova elettrificata del tram, gli amanti delle due ruote sono quindi tornati a farsi sentire con una protesta pacifica alla quale hanno partecipato intere famiglie. Tutti, o quasi, con il gilet giallo fluo di Fiab (una delle associazioni organizzatrici), bandiere, volantini e trombette da stadio, sono partiti da piazzetta Coin alle 9.30 per poi fare tappa a San Giuliano. Da lì sono partiti per la fase finale del percorso e, schivando la monorotaia, hanno raggiunto il ponte della Libertà per toccare al volo piazzale Roma e ritornare al parco dove hanno sciolto il corteo.

Nel gruppo di testa c’è anche Gian Pietro Francescon, anima della manifestazione.

«Vogliamo poter arrivare a Venezia in bici anche in presenza del tram – spiega – Siamo l’unica città in cui questo tipo di mobilità non è sviluppato. Girando l’Europa si scopre che altrove, con la bici, è possibile anche salire in tram e metropolitana».

Ora si punta a nuove iniziative, per portare la protesta fuori dai confini veneziani. Qualche metro più indietro c’è Ilaria, che non è di Venezia ma ha deciso di unirsi alla manifestazione per portare la voce della futura Città metropolitana.

«Abito in Riviera del Brenta ma d’estate mi piace andare al Lido in bici – commenta – Il problema è che di sera, quando torniamo, il tragitto è estremamente pericoloso. Sarebbe molto sfruttato, anche dalle persone dei comuni della terraferma, un tragitto sicuro che permetta di raggiungere Venezia».

Tra i manifestanti sulle due ruote anche uno dei due candidati sindaci del Movimento 5 stelle, Davide Scano che, bici alla mano, ha anche pensato di scattare una foto sul ponte di Calatrava.

«L’obiettivo – spiega il M5s Venezia – è ottenere al più presto un percorso dedicato completamente alle due ruote e in totale sicurezza. Ovvero, tutto quello che attualmente non c’è».

 

Nuova Venezia – Mazzacurati citato in aula: non arrivera’

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21

mar

2015

Mose, la difesa: è malato, non può lasciare gli Usa. Caso Matteoli: il 1. aprile il Senato vota sulle indagini

VENEZIA – Per il giudice veneziano Alberto Scaramuzza, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova ha un ruolo fondamentale nell’ipotesi d’accusa nei confronti dell’ex sindaco lagunare Giorgio Orsoni; dunque, la richiesta dei difensori di quest’ultimo, quella di poter contro interrogare l’ingegnere, va accolta.

Così, nei giorni scorsi, il magistrato ha avvertito agli avvocati Francesco Arata e Carlo Tremolada di aver convocato nell’aula bunker di Mestre per mercoledì alle 16 Mazzacurati perché risponda alle loro domande e a quelle dei pmi.

L’ex presidente del Consorzio avrebbe già dovuto presentarsi il 9 marzo scorso per rispondere alle domande poste dai legali dell’ex europarlamentare Lia Sartori ma il difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, ha presentato una consulenza medico legale nella quale si sostiene che negli ultimi mesi l’84enne ingegnere ha subito un decadimento psicofisico e cognitivo notevole e che, soprattutto dopo la morte del figlio Carlo, è caduto in depressione e soffre di deficit di memoria, confonde i ricordi. Il medico legale di Modena Ivan Galliani sostiene addirittura che ora è «inattendibile come testimone».

Insomma: non può spostarsi dalla California, dove si trova ora con la moglie, a causa di una grave patologia cardiaca che sconsiglia il viaggio in Italia. Il giudice Scaramuzza si era preso del tempo per decidere e aveva riconvocato le parti alle 15 del 25 marzo in aula bunker, quel giorno comunicherà la sua decisione, se cioè accoglie le tesi del difensore dell’ex presidente del Consorzio e chiude definitivamente la pratica Mazzacurati (in questo modo pm e avvocati delle parti discuteranno se i verbali degli interrogatori resi ai rappresentanti della Procura dovranno o meno finire nel fascicolo del giudice) o disporrà una perizia medico-legale sulle sue condizioni.

La presidenza del Senato, intanto, ha fissato la data del 1. aprile per il voto in aula dell’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture e attuale parlamentare di Forza Italia Altero Matteoli. È indagato per corruzione, anche lui avrebbe ricevuto centinaia di migliaia di euro da Mazzacurati e la Giunta delle autorizzazioni a procedere ha già dato il suo via libera ora tocca all’aula. Se, come si prevede, la decisione sarà positiva, la Procura di Venezia potrà proseguire le indagini sul suo conto.

Giorgio Cecchetti

 

Due moniti al Governo: valutare gli effetti ambientali dello scavo, allarme per il taglio dei fondi per il funzionamento

Altolà allo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo come percorso alternativo al passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco, senza prima valutare a breve e lungo termine le conseguenze che l’intervento potrebbe avere sull’idrodinamica laguna.

L’invito al Governo italiano non arriva da uno dei comitati ambientalisti che da tempo si battono contro l’intervento sostenuto dall’Autorità portuale di Venezia e che ora è all’esame della Commissione nazionale per la Valutazione d’impatto ambientale.

A esprimersi così – con una Raccomandazione inviata al Governo italiano – sono i comitati privati internazionali per la Salvaguardia di Venezia, che da quasi cinquant’anni sostengono economicamente interventi di restauro sul patrimonio storico-artistico cittadino e che ieri si sono riuniti a Palazzo Zorzi – sede dell’Unesco – per la loro tradizionale Assemblea annuale, presenti tra l’altro, per la loro prima uscita pubblica, i nuovi dirigenti periferici del Ministero dei Beni culturali: la nuova Soprintendente alle Beni Arti e al Paesaggio di Venezia Emanuela Carpani, il nuovo segretario regionale ai Beni culturali Erilde Terenzoni e il nuovo direttore del polo museale regionale Daniele Ferrara.

Nella riunione sono state elaborate le due Raccomandazioni: quella sullo scavo del Contorta e quella sull’allarme per la sopravvivenza dell’Ufficio Unesco di Venezia, di cui riferiamo di seguito.

«A 40 dallo scavo del Canale dei Petroli – recita la Raccomandazione dei Comitati Privati letta dal presidente Umberto Marcello del Majno – considerato l’impatto che esso ha avuto sulla laguna circostante, desta preoccupazione il fatti che la decisione di un progetto importante, ossia lo scavo del Canale Contorta, possa essere presa senza uno studio delle conseguenze sull’idrodinamica della laguna e in particolare della zona più prossima a Venezia. Si raccomanda che la progettazione di opere in laguna sia fatta valutando scientificamente le conseguenze a breve e a lungo termine».

«Non sta a noi esprimere un giudizio sul progetto dello scavo del Contorta-Sant’Angelo», ha spiegato del Majno, «ma è una questione di buon senso. Non si può dare il via libera a un intervento di questa portata senza prima valutarne esattamente le conseguenze sull’ecosistema lagunare». L’altra Raccomandazione è un allarme per l’annunciato dimezzamento da parte del Governo italiano dei fondi all’Unesco che potrebbe portare a «un drastico ridimensionamento dell’Ufficio Unesco di Venezia».

«Si ricorda», scrivono i Comitati, «che la collaborazione Unesco – Comitati Privati Internaziomali per la Salvaguardia di Venezia ha portato, nel corso di quasi 50 anni, al compimento di 717 restauri. Si raccomanda che l’Ufficio Unesco di Venezia possa continuare la collaborazione con i Comitati per non compromettere iniziative che, finanziate da privati, sono risultate essenziali per la sopravvivenza del patrimonio storico, artistico e culturale pubblico di Venezia».

All’assemblea pubblica di ieri c’era il Delegato Patriarcale per i Beni Culturali ecclesiastici, monsignor Antonio Meneguolo che ha parlato per quello trascorso di “annus horribilis” per la città, «in cui forze estranee al bello e al giusto hanno oscurato quello splendore tutelato dai Comitati privati») ma non era presente alcun rappresentante del Comune di Venezia. Un segno dei tempi e del momento.

Enrico Tantucci

 

Gazzettino – Venezia. Comitati privati: “No al Contorta”

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21

mar

2015

Bilancio degli ultimi interventi di restauro in città, ma resta problematico il rapporto con l’Unesco

I Comitati Privati internazionali per la salvaguardia di Venezia esprimono preoccupazione circa la possibilità che il progetto dello scavo del Canale Contorta, possa essere preso senza uno studio approfondito sulle conseguenze per la laguna. Lo affermano nelle “raccomandazioni” rese note ieri nella riunione dei Comitati, tenutasi nella sede Unesco a Palazzo Zorzi.

«A 40 anni dallo scavo del Canale dei Petroli, considerato l’impatto che esso ha avuto sulla laguna circostante – scrivono i Comitati privati -, desta preoccupazione il fatto che la decisione di un progetto importante, ossia lo scavo del Canale Contorta, possa essere presa senza uno studio delle conseguenze sull’idrodinamica della laguna e in particolare della zona più prossima a Venezia». «Si raccomanda – proseguono – che la progettazione di opere in laguna sia fatta valutando scientificamente le conseguenze a breve e a lungo termine».

La seconda “raccomandazione’ discende dalla riduzione del finanziamento del Governo Italiano all’Unesco, per la quale – osservano i Comitati – si ventila «la possibilità di un drastico ridimensionamento dell’Ufficio di Venezia».

Una collaborazione che ha portato nel corso di quasi 50 anni al compimento di 717 restauri.

«Si raccomanda che l’Ufficio Unesco – è detto – possa continuare la collaborazione con i Comitati per non compromettere iniziative che, finanziate da privati, sono risultate essenziali per la sopravvivenza del patrimonio storico, artistico e culturale pubblico di Venezia». I Comitati Privati hanno in corso, o in fase di avvio, 25 progetti di restauro per un importo che supera i 10 milioni di euro.

I Comitati hannoo concluso 684 progetti. Oggi, in occasione dell’assemblea, i Comitati hanno incontrato la nuova soprintendente Emanuela Carpani e il nuovo direttore del Polo museale, Daniele Ferrara. L’assemblea ha accettato la richiesta di adesione presentata dai Cavalieri di San Marco e dalla Comunità Ebraica. Attualmente l’associazione riunisce 23 membri di 11 paesi diversi.

 

Nuova Venezia – Pista ciclabile, il progetto nel cassetto

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21

mar

2015

Giampaolo Mar e Franco Pianon: «Il Comune ha dimenticato la nostra proposta». Sottopasso ed energia ricavata dal sole

VENEZIA – Un progetto di pista ciclabile rimasto nel cassetto. Eppure era stato presentato in pompa magna in Comune con sindaco, assessori, Soprintendenza. Ma il Comune ha scelto di farselo «in casa», provocando le proteste dei ciclisti. Perché sulla pista ciclabile non si arriva da Mestre in bici. Bisogna attraversare la strada o prendere il tram.

Adesso i progettisti – l’architetto Giampaolo Mar e l’ingegnere Franco Pianon – hanno deciso di tirare fuori gli elaborati del progetto di massima donati al Comune e di presentarli ai commissari.

«Il motivo? Che quel progetto prevedeva di realizzare la pista a sbalzo, a lato del ponte della Libertà», ricorda Mar, autore tra l’altro del progetto della nuova Stazione Marittima e dell’aeroporto Marco Polo, «e di dotarla di pannelli fotovoltaici trasparenti che avrebbero raccolto energìa in quantità sufficiente per illuminare l’intero ponte della Libertà, piazzale Roma e il parco di San Giuliano».

Non basta, perché la ciclabile, il cui progetto venne avviato nel 2003 dal Collegio degli ingegneri veneziani, prevedeva anche il passaggio dal lato sud al cavalcavia di San Giuliano attraverso un sottopasso protetto che avrebbe sfruttato le arcate in mattoni del ponte, costruito dal Fascismo negli anni Trenta. La posizione della pista, leggermente ribassata rispetto alla sede stradale, consente anche di “riparare” i ciclisti dai venti dominanti di bora.

«Ma soprattutto», precisa Pianon, «si trattava di una vera pista, larga 5 metri e realizzata con materiali leggerissimi, fibre di carbonio. Che potrebbe funzionare anche come via di fuga nel caso di incidenti o blocchi del ponte».

Il parere al progetto era stato inizialmente positivo da parte della Soprintendenza. Che poi aveva avanzato dubbi di carattere paesaggistico.

«Ma le strutture non si vedono, sono in corrispondenza dei piloni», dice Mar, «e in cambio avremmo avuto una vera pista ciclopedonale per poter raggiungere Venezia in bicicletta dal parco di San Giuliano».

Il costo iniziale, circa 20 milioni di euro, era stato poi dimezzato. Circa dieci milioni, forse ancora “trattabili” per il concorso degli sponsor. Un investimento ammortizzabile anche per l’utilizzo dell’energìa solare.

«Ma in modo inspiegabile», dicono Mar e Pianon, «nessuno dal Comune ci ha più contattati. Eppure il progetto lo avevano richiesto loro, e non costa nulla. Così si sprecano energie. Per avere, alla fine, una pista ciclabile piccola e incompleta. Una grande occasione sprecata».

 

Tutti in bici oggi sul ponte della libertà

VENEZIA – Partenza oggi alle 9.30 da piazzetta Coin a Mestre e alle 10 dalla Porta blu del Parco di San Giuliano. Doppio concentramento per la manifestazione dei ciclisti cittadini che tornano a percorrere tutti assieme il Ponte della Libertà fino a piazzale Roma. Per chiedere un collegamento sicuro per pedoni e ciclisti tra centro storico e terraferma.

Amici della bicicletta e le associazioni Rosso Veneziano, Pedale Veneziano, La Salsola, Arte in Bici, i camminatori del Nordic Walking Mestre, S.C. Favaro Veneto, Amici delle Arti, Legambiente, Unione Ciclisti Lido di Venezia, Venezia Triathlon ed Ecoistituto del Veneto si sono alleati tra loro e con il sostegno di vari tour operator che si occupano di cicloturismo, protestano stamani per chiedere di risolvere la situazione di «pericolo che si verrà a creare con l’entrata in servizio del tram».

I cantieri sul ponte sono in corso ma manca un collegamento sicuro con Mestre. La protesta di oggi è la prima di una serie di iniziative.

Alberto Vitucci

 

Zitelli: «Ha spinto il progetto dello scavo sui binari della Legge Obiettivo. Renzi dia un segnale»

Claut: «Ipotesi naufragata e ora il Porto propone terminal a San Nicolò e sublagunare: assurdo»

Ercole Incalza deus ex machina del ministero delle Infrastrutture e delle grandi opere in laguna. Con il governo Berlusconi, il governo Monti, poi Letta e adesso Renzi. Incalza ha seguito da vicino la vicenda del Mose. Ma anche quella delle grandi opere e delle grandi navi.

«Ha fatto il bello e il cattivo tempo al ministero», accusa Andreina Zitelli, docente Iuav ed esperta di Valutazioni di impatto ambientale, «deformando a piacimento l’interpretazione delle norme».

Parole pesanti, che secondo Zitelli sono ampiamente documentabili. «L’ultimo esempio», scrive la docente, «il caso dello scavo del nuovo canale Contorta.

Contro ogni evidenza e gli stessi verbali della Conferenza Stato-Regioni», continua, «è stato Incalza a sostenere che l’Autorità portuale e il suo presidente Paolo Costa potevano presentare il progetto con le procedure speciali e accelerate della Legge Obiettivo».

«Sempre attraverso Incalza», dice ancora la Zitelli, «l’allora presidente del Consiglio Enrico Letta sosteneva la preminenza del progetto Contorta e l’urgenza di passare subito alla sua realizzazione».

Rispondendo a una richiesta del direttore dell’Ufficio Via del ministero per l’Ambiente Mariano Grillo, Incalza precisa con una lettera inviata il 9 ottobre scorso che «l’intervento di adeguamento del canale Contorta rientra nel programma delle infrastrutture strategiche, come da richiesta della Regione Veneto, nell’ambito degli interventi per la sicurezza dei traffici delle grandi navi nella laguna di Venezia» e che «il soggetto attuatore per quel progetto è l’Autorità portuale».

«Il premier Renzi deve cogliere l’occasione per distinguersi: Lupi e Galletti sono ministri la cui immagine è compromessa».

Affare Contorta per cui proprio nei giorni scorsi il Porto ha inviato a Roma le risposte alle 27 pagine di Osservazioni della commissione Via. Ma l’ipotesi sembra piuttosto difficile da realizzare.

«Per questo a Miami il presidente Costa ha presentato il suo piano B», dice Luciano Claut, assessore grillino a Mira e autore di una proposta alternativa per un terminal galleggiante a San Nicolò, «propone di realizzare un nuovo porto davanti alla spiaggia di San Nicolò con collegamento sublagunare a Tessera.

«Un piano iperbolico nei costi, nei tempi e negli impatti, con dragaggi immensi e trasformazioni ciclopiche. Che non risolverebbe il problema della portualità».

Intanto la stagione croceristica si avvicina e le soluzioni non si trovano. Oltre al Contorta e al Lido è in pista anche Marghera. Si dovrà attendere adesso la nuova amministrazione comunale.

Alberto Vitucci

 

Manifestazione per sollecitare un collegamento sicuro: bisogna tutelare chi raggiunge il centro storico

Partenza sabato alle 9.30 da piazzetta Coin e alle 10 dalla Porta blu del Parco di San Giuliano. Doppio concentramento per la manifestazione dei ciclisti cittadini che tornano sabato prossimo, 21 marzo, a percorrere tutti assieme il Ponte della Libertà. Per chiedere, ancora una volta, un collegamento sicuro per pedoni e ciclisti tra centro storico e terraferma.

Federazione degli amici della bicicletta di Mestre e le associazioni Rosso Veneziano, Pedale Veneziano, La Salsola, Arte in Bici, il gruppo di camminatori del Nordic Walking Mestre, S.C. Favaro Veneto, Amici delle Arti, Legambiente, Unione Ciclisti Lido di Venezia, Associazione Sportiva Venezia Triathlon ed Ecoistituto del Veneto si sono alleati tra loro e con il sostegno anche di vari tour operator cittadini che si occupano di cicloturismo per chiedere di risolvere la situazione di «pericolo che si verrà a creare con l’entrata in servizio del tram».

Manifestazioni come la biciclettata tra Mestre e Venezia lungo il ponte della Libertà non sono una novità, ne sono state organizzate varie negli anni scorsi. Poi, nel 2014, la protesta si era fermata confidando nella realizzazione della pista ciclabile tra piazzale Roma e l’area del Vega, assicurata nei programmi dall’ex amministrazione comunale. Ma i cantieri sono partiti solo a metà e la protesta ritorna di attualità.

Lunedì sera nell’assemblea delle associazioni promotrici, il coordinamento, con un comunicato, ha confermato la manifestazione e manifesta. Previste anche altre «iniziative da intraprendere qualora non vengano date risposte chiare e tempestive alle richieste portate avanti dal coordinamento».

«Ci preoccupa il rischio che si debba impedire a decine di migliaia di persone, tra cui una buona parte di turisti stranieri, di muoversi a piedi o in bicicletta tra Venezia e il suo litorale e la terraferma», hanno spiegato le associazioni nella loro lettera al commissario Zappalorto, chiedendo un incontro urgente che non è ancora stato concesso.

«Ancor più preoccupante sarebbe poi doversi rammaricare per danni alle persone causati da eventuali incidenti lungo il percorso. A ciò va aggiunto il danno economico che si verrebbe a creare per Actv con il mancato introito dei passaggi verso il Lido, calcolabile in decine di migliaia di euro, e per gli operatori del settore turistico».

Dal prossimo mese di maggio, quando le corse del tram arriveranno fino a Venezia, il cavalcavia di San Giuliano diventerà impraticabile per le bici e la pista in via di realizzazione sul ponte della Libertà non sarà ancora pronta mentre continuerà a mancare un collegamento sicuro con via Torino e il Vega, che eviti ai ciclisti pericolosi percorsi in mezzo al traffico. I ciclisti non hanno alcuna intenzione, in questa fase, di rispettare il divieto di usare il cavalcavia di San Giuliano e criticano l’idea di un tram che porti al massimo tre bici fino a Venezia, fanno sapere, mentre Pmv ha affidato un progetto per le bici sui tram alla Lohr, la società costruttrice e che lavora per fornire a Mestre anche il ventunesimo tram.

Mitia Chiarin

 

Santa Maria di Sala e Mira costringono Veritas a rivedere gli indici Istat che passano dal 4,79% all’1,2% di Venezia, disparità nata con Acm e Vesta

SANTA MARIA DI SALA – Due Comuni della provincia costringono Veritas a rivedere gli indici Istat: cantano vittoria Santa Maria di Sala e Mira, che da un anno e mezzo chiedevano pari trattamento con il socio di maggioranza della multiservizi, ovvero il Comune di Venezia.

I “piccoli” si prendono così la rivincita: l’adeguamento dell’indice Istat dei costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sarà uguale per tutti i Comuni. E adesso i sindaci promettono: «Bollette più basse già dai prossimi mesi».

Il caso. In laguna l’adeguamento Istat per i servizi Veritas era da tempo più basso rispetto alla terraferma: 1,2% nel Comune capoluogo, mentre nell’entroterra la storia era ben diversa, con un indice al 4,79% per i Comuni soci di minoranza della multiutility. Uno squilibrio di vecchia data, figlio del diverso peso politico all’interno del consiglio di amministrazione e precedente alla fusione delle società precedenti a Veritas, Acm e Vesta.

La battaglia per abolire questa disparità di trattamento è partita proprio da Miranese e Riviera nel 2014, capeggiata dal sindaco di Santa Maria di Sala, Nicola Fragomeni e poi da quello di Mira, Alvise Maniero.

«I nostri cittadini pagano anche per Venezia», ha ribadito Fragomeni in sede di consiglio di bacino, dove si discutono gli aspetti finanziari e organizzativi del servizio, «le famiglie salesi hanno forse consumi diversi da quelle veneziane?».

Risparmio. Incontri e pressioni a più riprese hanno portato al risultato: nelle scorse settimane, con la chiusura dell’esercizio finanziario, Veritas ha riconosciuto un adeguamento Istat per tutti allo 0,6% a partire da quest’anno. Per il Comune di Santa Maria di Sala la vittoria equivale a 57 mila euro di risparmio nel 2014, per Mira, che ha molti più abitanti, il successo “pesa” addirittura 130 mila euro in meno. L’adeguamento tiene conto di un nuovo indice che per i piccoli Comuni è di oltre 4 punti inferiore a quello finora praticato e che riguarderà tutti i soci dell’area Veritas. La battaglia condotta da Santa Maria di Sala e da Mira porterà benefici a tutti i Comuni, mentre piacerà meno al capoluogo, che detiene la maggioranza in Veritas e dovrà ora accollarsi maggiori spese in virtù del nuovo equilibrio territoriale.

Bollette. Fragomeni promette diminuzioni per i cittadini già dalle prossime bollette. «Inizialmente, ma subito, nell’ordine del 4-5%, ma con l’obiettivo di incidere ulteriormente in futuro», spiega, «se la cosa verrà accompagnata, come sta avvenendo, da una sempre maggiore differenziazione dei rifiuti da parte dei cittadini, allora il risparmio per le famiglie sarà più cospicuo».

Filippo De Gaspari

 

Il sindaco: «Finalmente l’adeguamento da Veritas»

S. MARIA DI SALA – (S.Bet) Novità in arrivo sulle bollette dei rifiuti Veritas dei salesi e non solo. A comunicarle il sindaco Nicola Fragomeni nel corso di una conferenza stampa. Ecco come cambiano le cose e perché. «Innanzitutto i cittadini – assicura Fragomeni – pagheranno meno rispetto all’anno scorso. Le bollette scenderanno del 5%».

Questo perché lo scorso anno, il sindaco aveva intrapreso una battaglia con il collega di Mira, Alvise Maniero, per ottenere lo stesso adeguamento indice Istat di Venezia – socio di maggioranza di Veritas – che era pari all’1,5%, mentre per gli altri comuni della terraferma era al 4,79%. Dopo un anno Fragomeni ha portato a casa un indice pari a 0,6%, ben inferiore all’1,5%. «Il comune di Santa Maria di Sala – dice Fragomeni – spendeva quasi 63mila euro in più e ora ha un risparmio di 57mila euro. Una conquista di questa amministrazione che ha portato avanti la battaglia. Veritas ora ha convenuto che tutti i comuni debbano avere lo stesso indice».

Perché gli scorsi anni non era così? «C’era un accordo – spiega Fragomeni – di tanti anni fa per cui il Miranese faceva parte di quei paesi che utilizzavano l’indice Foi (Famiglie, operai, impiegati). Ora usiamo l’indice Tip (Tasso di inflazione programmata), come Venezia».

Inevitabile chiedersi perché Veritas non l’abbia applicato prima. «Se qualcuno vuole ottenere ciò – spiega ancora il sindaco – deve farne richiesta. Per quanto riguarda il nostro Comune il trend è positivo e nel 2014 c’è stata una diminuzione di rifiuti».

Novità anche per i bidoni delle immondizie. Santa Maria di Sala ha ancora un solo fusto per alluminio, plastica e vetro. «Se ne avessimo tre, potremmo abbassare ulteriormente la bolletta; ci stiamo muovendo in queste direzione».

 

Nuova Venezia – Bici in corteo sul Ponte per protesta

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18

mar

2015

Sabato nuova manifestazione per sollecitare la pista ciclabile, eseguito un nuovo test per il tram

Una biciclettata fino a Venezia per chiedere la pista ciclabile. Dopo il blitz notturno di qualche sera fa in occasione della prima prova elettrificata del tram, una ventina di associazioni sabato invitano a raccolta gli amanti delle due ruote per una pedalata sul Ponte della Libertà. Il ritrovo è fissato in piazzetta Coin alle 9.30, mentre un secondo raggruppamento si terrà alle 10 alla Porta Blu del parco di San Giuliano. Scortato dai Vigili urbani, il gruppone arriverà fino in piazzale Roma e non anche al Tronchetto come in precedenti edizioni, per poi fare ritorno in terraferma.

«Esprimiamo il nostro disappunto per la mancata risposta da parte del commissario comunale Vittorio Zappalorto alla richiesta di incontro per affrontare assieme il nodo della mancanza del collegamento ciclabile in sicurezza, mentre si avvicina l’attivazione della nuova linea tramviaria. Sono state programmate ulteriori iniziative di sensibilizzazione che verranno intraprese se non saranno date risposte chiare e tempestive alle richieste che stiamo portando avanti», spiega, a nome del coordinamento delle associazioni, Gianfranco Albertini.

Gli organizzatori, che simbolicamente hanno scelto di manifestare il primo giorno di primavera, puntano a coinvolgere almeno 150 ciclisti, ma molto dipenderà anche dalle condizioni del tempo. Intanto, la notte scorsa è stato impegnato in una seconda prova elettrificata completa da piazzale Cialdini fino a piazzale Roma. Dal momento che nella prima occasione, il sit-in dei ciclisti l’aveva costretto a non correre a una velocità superiore ai 10 chilometri orari fino a San Giuliano, questa verifica è servita a testare tutto il tragitto sui 30 indicati dai protocolli, non solo sul ponte della Libertà ma anche nel centro abitato. Se non dovessero esserci intoppi, l’obiettivo dell’amministratore unico di Pmv, Antonio Stifanelli, è di replicarne anche una seconda ancora entro la fine della settimana, nel corso della quale il tram sempre a vuoto di carico dovrebbe essere spinto fino ai 70 chilometri orari sul ponte che è la velocità di esercizio prevista quando la nuova linea sarà in funzione a regime.

 

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