Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

VIGONOVO – Lo scorso settembre, in occasione della manifestazione «puliamo il mondo» organizzata da Legambiente, il tratto già realizzato dell’idrovia Padova-Venezia era stato pulito da ogni rifiuto abbandonato lungo le sue rive. In tale occasione le centinaia di volontari che si erano date appuntamento nei tratti dell’idrovia già scavati, da Mira a Padova, avevano raccolto tonnellate di rifiuti.

«A soli cinque mesi dell’evento siamo nuovamente da capo», dicono i rappresentanti delle 18 associazioni che da anni si battono sul tema idrogeologico del territorio e sul completamento dell’idrovia Padova-Venezia. Ieri, alle 11, diversi rappresentanti delle associazioni si sono ritrovati per fare il punto della situazione vicino alla passerella ciclo-pedonale galleggiante a Vigonovo, in prossimità di via Ariosto, realizzata per collegare il centro del paese al quartiere Sagredo. I volontari hanno filmato e documentato la sporcizia presente nei luoghi, ma l’incontro tra i comitati pro idrovia è anche stato l’occasione per sottolineare tutte le perplessità riguardanti l’effettiva volontà da parte degli amministratori di completare l’idrovia Padova-mare. Non solo, è anche allo studio un progetto per la realizzazione di una linea ferroviaria per il trasporto merci.

Vittorino Compagno

 

Nuova Venezia – Siti Unesco, Venezia di nuovo a rischio

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

feb

2015

La “Missione di valutazione” sarà in laguna a ottobre per il verdetto definitivo. Ma nulla è stato fatto sui flussi turistici

VENEZIA «Troppe opere impattanti e troppi turisti. E interventi e lavori che mettono a rischio l’equilibrio della laguna». Venezia è a rischio, e potrebbe essere presto declassata dall’Unesco e tolta dall’elenco dei siti «Patrimonio dell’Umanità».

Un allarme inascoltato, quello lanciato dall’organizzazione mondiale per la tutela del Patrimonio artistico e monumentale che fa capo all’Onu. E un «ultimatumo» che sta per scadere. Nell’ottobre scorso infatti era arrivato il richiamo da parte dell’Unesco lanciato nella conferenza di Doha e poi ripreso dal rappresentante in Italia dell’Unesco Philippe Pypaert. Primo passo di una procedura che potrebbe portare all’esclusione dall’elenco Unesco, con le conseguenze di diminuire attenzioni e tutela. Per cercare di salvare la situazione, L’Unesco aveva chiesto un rapporto preciso sulla situazione dei nuovi interventi in laguna. E provvedimenti atti a disciplinare i flussi turistici entro febbraio. Nulla di questo è stato fatto. Perché vanno avanti i progetti per lo scavo del canale Contorta – uno degli interventi criticati all’epoca – e nulla è stato fatto per la diversificazione e il controllo dei flussi turistici.

Nel 2014 sono stati 27 milioni, secondo dati in possesso del Comune, i visitatori che sono arrivati a Venezia. Una pressione che sta mettendo a serio rischio l’equilibrio della città storica e ne sta modificando la struttura. Negozi che si trasformano, trasporti in tilt, appartamenti che vengono trasformati in affittacamere e residenze turistiche. Un allarme rilanciato in questi giorni, alla vigilia di una stagione che si annuncia anche più pesante, dal punto di vista degli arrivi, vista anche la presenza dell’Expo di Milano da maggio a ottobre. Le risposte della politica fino ad ora sono state deboli. Si è messo a punto il «Piano di gestione» Unesco, ma non ancora affrontati i veri nodi che secondo l’organizzazione «mettono a rischio il futuro della città d’acqua e della sua laguna.

L’esame è per adesso rinviato. Perché la «Missione di Valutazione», così si chiama la commissione incaricata di decidere sul mantenimento dei siti Patrimonio dell’umanità, arriverà a Venezia in ottobre per accogliere le ultime informazioni.

Ma i fascicoli della «questione Venezia» sono già all’esame dell’Unesco, che li sta valutando e ne discuterà nelle sue prossime riunioni. Il messaggio è chiaro, e adesso ribadito dopo l’allarme di ottobre: se Venezia vuole rimanere nell’elenco dei siti Patrimonio del’Umanità dovrà presto invertire la rotta. Rinunciando a grandi opere e a nuovi record nel settore del turismo. E dando un segnale che qualcosa nella gestione è cambiato. Altrimenti arriverà la «bocciatura».

Alberto Vitucci

 

Sede veneziana sempre più in bilico

VENEZIA. Palazzo Zorzi potrebbe essere presto lasciato dall’Unesco, che intende trasferire la sua sede del Nord Est a Trieste. L’allarme è stato lanciato al commissario Vittorio Zappalorto da Jacopo Molina, avvocato e candidato alle primarie del centrosinistra. Si intensificano infatti in questi giorni le voci di una imminente decisione dell’organismo, che a Parigi dovrà decidere il futuro delle sue sedi nazionali. Così da Venezia potrebbe andarsene uno dei fiori all’occhiello della cultura e della tutela veneziana, l’Ufficio per la cooperazione scientifica e culturale del SudEst Eutopa. Un’eventualità che il mondo della cultura vuole combattere.

«Sarebbe una perdita intollerabile per Venezia e il suo tessuto culturale», denuncia Molina, il primo ad avere lanciato l’allarme. Preoccupazione viene espressa anche per il destino di palazzo Zorzi. Splendido edificio rinascimentale restaurato dopo vent’anni di lavori e adesso occupato dall’Unesco. Potrebbe diventare, in caso di trasloco, l’ennesimo albergo di lusso della città.

(a.v.)

 

Convegno all’Ateneo veneto. «Per mitigare irischi occorre partire dai dati». L’esperienza di Carera

Venezia città fragile e usurata dal turismo

VENEZIA – Venezia usurata. Dal turismo, dal moto ondoso, dall’inquinamento e dall’occupazione di suolo pubblico, dai cambi d’uso e dal degrado legato al turismo. Come invertire la tendenza?

«L’unico modo corretto per affrontare la questione è quello di partire dai dati», dice Francesco Trovò, architetto della Soprintendenza veneziana e autore insieme all’ingegnere milanese Paolo Gasparoli del saggio «Venezia fragile», «solo con i dati si può agire in modo efficace, senza lasciarsi prendere da luoghi comuni e da tesi diverse».

Obiettivo dunque lo studio dei fenomeni partendo proprio dai dati.

«Ne abbiamo molti», dice Trovò, «grazie al lavoro fatto in questi anni da tecnici della Soprintendenza, degli enti locali, degli enti di ricerca. Questo è un messaggio alla politica, che bisogna muoversi, partendo dalle conoscenze».

Giornata di studio e dibattito dedicata a Venezia e alla sua «particolare fragilità», quella organizzata ieri all’Ateneo veneto dal presidente Guido Zucconi. Il professore di Ca’ Foscari Fabio Carera ha riproposto i suoi studi attuati negli anni in collaborazione con gli studenti sul traffico acqueo e i danni provocati alla città dall’attraversamento selvaggio di barche.Il suo progetto per riorganizzare il trasporto merci per «destionazioni» e non più per merceologìa era stato presentato al Comune nei primi anni Duemila. Ma non è mai stato realizzato. E il moto ondoso, con un numero sempre crescente di imbarcazioni anche legate allo sviluppo turistico, continua a minacciare la città.

Minacce e criteri per la «mitigazione» delle criticità. ne hanno parlato ieri Jan van der Borg, studioso di flussi turistici e inventore della Carta turistica, anch’essa mai applicata. E poi la soprintendente Renata Codello, l’ex rettore Iuav Carlo Magnani, autore tra l’altro dei progetti di mitigazione dei lavori del Mose al Lido, con Ignazio Musu e Umberto Marcello del Majno.

(a.v.)

 

 

Un passaggio a livello rotto ha gettato nel caos la linea Mestre – Bassano

Macchinisti obbligati a procedere a passo d’uomo. Nove convogli interessati

NOALE – Non è stata una giornata facile ieri per il trasporto ferroviario sulla Venezia-Castelfranco-Bassano. Un guasto al mattino, avvenuto stavolta nel Trevigiano ed è la seconda volta che capita in meno di una settimana, e il forte vento del pomeriggio, hanno portato ad avere dei disagi per i pendolari. Se a questo ci aggiungiamo la pioggia mista neve e il freddo, il viaggio per i pendolari non è stato dei più facili.

Interessati nove convogli al mattino, anche nelle ore di punta, quelle di spostamento di lavoratori e studenti. Ritardi che sono oscillati attorno ai 15 minuti ma un regionale è arrivato a destinazione 32 minuti dopo il previsto, mentre un altro è stato fermato a Mestre anziché proseguire a Venezia e in terraferma ci è arrivato con 46 minuti di ritardo.

Due i convogli cancellati. Problema. Trenitalia informa che il guasto si è verificato ieri attorno alle 7 in zona Castello di Godego (Treviso), quando doveva transitare il treno 5702 da Venezia a Bassano. Il rallentamento è avvenuto poco prima di Cassola (Vicenza) e così è arrivato a Bassano alle 7.37 anziché alle 7.05. A ruota, ci sono stati disagi anche per le corse successive, vista l’assenza del secondo binario con i treni costretti a correre solo su uno e aspettare in stazione il passaggio dell’altro regionale. I treni 5706, da Venezia a Bassano delle 6.56, 5718 sempre sulla stessa tratta delle 9.56 e il 5721 da Bassano a Santa Lucia delle 10.25, hanno viaggiato con 14 minuti di ritardo. Disagi per chi è salito nella città vicentina sul regionale 5709 in partenza alle 7.25: non è andato a Venezia ma è stato fermato a Mestre, dov’è giunto 46 minuti oltre l’orario. Altri due regionali (5714 e 5717) sono rispettivamente partiti e arrivati a Mestre invece di Venezia. Neppure partiti i treni 5720 da Venezia a Castelfranco (ore 10.26) e 5727 viceversa delle 12.04.

Maltempo. Sembra finita ma alle 14.40 il forte vento ci ha messo lo zampino, con un albero pericolante a Piombino Dese (Padova). Quattro regionali sono stati limitati e altrettanti cancellati e sostituiti con degli autobus tra Castelfranco e Noale. Il precedente. Giusto una settimana fa era andato in tilt il passaggio a livello di via Casone a Cappelletta. Interessati 16 convogli, con due navette Mestre-Noale cancellate, sette avevano visto il tragitto ridursi e altrettanti erano arrivati in ritardo.

Alessandro Ragazzo

 

Segnali Operazione aperta anche all’Autobrennero, ma prima c’è da sciogliere il nodo Valdastico Nord. Schneck: «Partita chiusa in un mese»

VERONA – Il polo autostradale del Nordest ha fatto il primo passo. «Abbiamo già formalizzato un accordo con l’advisor Kmpg per declinare l’alleanza con Autovie Venete – conferma Flavio Tosi, presidente della Brescia-Padova controllata da A4 Holding –. Ma c’è l’intesa politica anche con Cav; è solo da avviare la strategia. La Regione ha già dato l’ok».

Obiettivo: «Creare una holding per mettere insieme le tre società, elaborando un piano finanziario complessivo per prolungare la concessione» spiega il sindaco di Verona. Quindi: escludendo il rischio gara per tutte le società, compresa l’A4 che oggi vale circa un miliardo, ma che con la Valdastico Nord toccherebbe quota 1,8 miliardi. Per il momento, spiegano i vertici, è esclusa dal disegno la Venezia-Padova e resta in stand-by l’A22.

«L’Autostrada del Brennero sarebbe il completamento perfetto – aggiunge Tosi – ma in prospettiva, non ora». Con Trento c’è da sbloccare prima la Valdastico Nord. Ma a Verona confidano tutti nel governo. «Partita chiusa in un mese» risponde secco Attilio Schneck, presidente A4Holding. E non fa paura neanche Bruxelles sul progetto del Polo autostradale. «L’Ue, su un’operazione similare della Francia, ha dato parere positivo» spiega Tosi che parla chiaro: «Questa alleanza già avviata e condivisa è prioritaria su Abertis».

La possibile vendita della quota azionaria in A4 Holding detenuta da Intesa SanPaolo al colosso spagnolo «non è ancora definita – precisa Tosi – e noto visioni differenti sia nella compagine azionaria sia nella maggioranza della società». Tosi è contrario, Schneck anche. «L’operazione di aggregazione con Autovie ha un mandato formale – chiarisce il sindaco – quindi: stoppa la vicenda Abertis».

Ieri a Verona è stato intanto approvato il bilancio della Holding e della controllata autostradale. La Brescia-Padova nel 2014 ha registrato i ricavi per 342 milioni, contro i 326,6 milioni del 2013 grazie a un +1,95% di traffico, soprattutto commerciale, e all’aumento delle tariffe (+1,5% la variazione dal 1 gennaio 2014). L’Ebitda segna 158,2 milioni, per un utile netto d’esercizio di 47 milioni. La società ha messo a bilancio 82,5 milioni di investimenti per la Valdastico Sud, a cui si aggiungono 44 milioni di manutenzione e sicurezza stradale.

Partite che hanno pesato sull’indebitamento della società (465 milioni l’esposizione con le banche della Brescia-Padova a fine 2014) che si trova oggi «finanziariamente stressata» spiega Schneck. Da qui la ritrosia verso lo stacco della cedola. «Sui dividendi decideranno i soci – chiarisce – io preferirei ripagare il debito».

A4 Holding ha sviluppato ricavi per 561 milioni (erano 554 milioni nel 2013) con un’Ebitda a 205,6 milioni, +2,4%. L’utile netto è di 33 milioni per un indebitamento finanziario di 687,8 milioni (meno 10,6 milioni sul 2013) grazie alla riduzione del debito dell’Itc, ovvero della controllata Infracom che ha recuperato redditività con previsione di ritorno all’utile nel 2015. «Il nostro obiettivo è stato valorizzare la società» precisa Schneck che, di fronte all’ipotesi alienazione, risponde: «Se la si vende sarà per un piano complessivo di dismissioni delle partecipazioni».

In cima alla lista ci sono le quote dell’A22 e della Serenissima (Ve-Pd). «Il piano, a dire il vero, è stato adottato da tempo – rivela – ma non ci sono acquirenti». Lo stesso problema che incontrano alcuni soci pubblici che vogliono dismettere quote in A4. La finanziaria 2014 prevede però che in caso di gara deserta, l’ente possa chiedere la liquidazione alla società. «Ma non siamo una Spa – precisa Schneck – non vale il diritto di recesso, quindi ogni richiesta si traduce in una riduzione di patrimonio». Schneck resta vago: «Bisogna vedere chi la eserciterà». Ma qualche lettera è già sul tavolo.

Eleonora Vallin

 

Contatti e riunioni in corso nella sede dell’ex Magistrato alle Acque: agitazione tra i dipendenti, la Cgil chiede chiarimenti

Un’Agenzia pubblica per la gestione della salvaguardia e della manutenzione del Mose. Il progetto comincia a farsi strada al ministero delle Infrastrutture e causa agitazione fra i dipendenti del Provveditorato alle Opere pubbliche, l’ormai «ex» Magistrato alle Acque a cui il governo ha cambiato nome dopo lo scandalo del Mose. Qualcosa più di un’idea se da qualche giorno a palazzo Dieci Savi, sede del Provveditorato, sono in corso contatti e riunioni. Addirittura un bando per l’assunzione di nuovo personale.

«Si sta ragionando, ma è prematuro», frena il presidente Roberto Daniele, «c’è il problema della manutenzione del Mose, ma si porrà nel 2018. Intanto dobbiamo completare l’opera».

Rassicurazioni che non sono bastate al personale. La Cgil Funzione pubblica ha diffuso una dura nota contro l’amministrazione, accusata di prendere decisioni senza confrontarsi con i rappresentanti dei lavoratori. Un clima di incertezza amplificato dalla gestione «commissariale» del Mose e anche del Comune. Da mesi infatti non ci si confronta sulla politica da scegliere per il prossimo futuro. Travolto dagli scandali, il Mose dovrà comunque essere completato, questa è la direttiva del ministro Lupi e del governo Renzi. Che nel frattempo ha «declassato» lo storico Magistrato alle Acque, cambiandogli il nome.Ma se già negli ultimi anni l’organo lagunare dello Stato non ha sempre esercitato le sue funzioni di controllo, la sua «abolizione» non va nella direzione di una maggiore trasparenza e, appunto, controllo.

Come previsto dalla legge. «Il controllo sulla gestione e la manutenzione del Mose dovrà essere rigorosamente pubblico», ha detto al suo arrivo ai dipendenti del Consorzio Venezia Nuova il commissario Luigi Magistro. Ecco allora l’idea dell’Agenzia, che già comincia a circolare al ministero e avrebbe il via libera anche del Consorzio attraverso i suoi amministratori straordinari. Un ente di cui si parlava già venticinque anni fa, ai tempi della presidenza di Luigi Zanda. Ma l’Agenzia allora non vide mai la luce, anche perché allora il monopolio del Consorzio era molto forte.

Oggi se ne riparla. E stavolta sono i lavoratori del Magistrato alle Acque che vogliono vederci chiaro. Nello stesso progetto ci sarebbe anche la «sdemanializzazione» del centro sperimentale di Voltabarozzo, fiore all’occhiello del Magistrato alle Acque dove per oltre trent’anni sono state fatte le sperimentazioni in scala ridotta delle dighe mobili e degli effetti sulla laguna delle nuove opere di salvaguardia. Il centro di Voltabarozzo potrebbe essere ceduto dallo Stato, forse proprio alla costituenda agenzia.

Un groviglio che dovrà essere dipanato con l’arrivo della prossima amministrazione. Il Comune ha infatti da sempre rivendicato un ruolo di primo piano sulla gestione della salvaguardia. E nel caso dell’Agenzia rivendica le nuove competenze. La Cgil intanto, con una nota a firma del segretario Daniele Gamberini, ha chiesto ai vertici del Magistrato alle Acque un incontro urgente per esaminare la questione.

Alberto Vitucci

 

VENEZIA – Draghe al lavoro in canale delle Navi, di fronte a Madonna dell’Orto. Tonnellate di fanghi sono scavate in questi giorni dalla draga Forrestal e scaricate sulla grande chiatta Adriatico. E in parte trasportati all’isola delle Tresse.

Foto scattate da Stefano Fiorin, esponente dei comitati No Grandi Navi e Laguna bene comune.

«Da giorni si nota questo movimento», dice, «stanno scavando il canale di fronte alla Madonna dell’Orto. Abbiamo chiesto informazioni alla Capitaneria di porto e al Magistrato alle Acque, non ci hanno ancora risposto».

La preoccupazione degli ambientalisti riguarda anche la qualità dei fanghi scavati e trasportati.

«Se fossero di tipo C, cioè inquinati e trasportati per obbligo alla discarica delle Tresse», dicono, «sarebbero necessarie maggiori cautele nella fase di scavo, proprio per non disperdere in laguna gli inquinanti».

L’area del canale delle Navi è interessata anche da un progetto di rifacimento delle barene presentato dal Consorzio Venezia Nuova in commissione di Salvaguardia. Anche su questo le associazioni ambientaliste intendono chiedere chiarimenti.

(a.v.)

 

Dal vertice degli amministratori locali è scaturita una lettera aperta con richiesta di incontro urgente

MOGLIANO – I sindaci uniti per il rilancio del servizio ferroviario chiedono un incontro con il presidente della giunta regionale Luca Zaia. Si è svolto in municipio a Mogliano un vertice per discutere della linea Venezia-Treviso. La situazione, per i pendolari e gli altri utenti del servizio, tra cui molti turisti, nella nota ufficiale viene definita senza mezzi termini «drammatica». Lo è dall’entrata in vigore, ormai più di un anno fa, dei nuovi orari cadenzati.

Ma tra le cause dei forti disagi sul fronte della mobilità per i residenti di Mogliano e dei comuni limitrofi, c’è anche la mancata attivazione della cosiddetta metropolitana di Superfice.

Tra i più agguerriti ci sono gli utenti della fermata di Preganziol che soffre, oltre alle limitazioni d’orario del coprifuoco notturno, anche un problema ulteriore: 32 convogli al giorno sfrecciano davanti alla stazione senza nemmeno fermarsi. Il servizio offerto da Trenitalia è dunque un tema di area vasta.

All’incontro di venerdì erano presenti il sindaco di Mogliano, Carola Arena, quello di Preganziol, Paolo Galeano, il delegato del sindaco di Treviso, Nicolò Rocco, l’assessore ai lavori pubblici di Casier, Miriam Poloni e i rappresentati dei comitati che si battono per rendere più efficiente il sistema ferroviario locale.

Ne è scaturito un appello congiunto al presidente della Regione Luca Zaia, per chiedere un incontro urgente.

«Dopo anni di promesse» si scrive nella lettera aperta al governatore «dei diversi assessori alla Mobilità che si sono succeduti nel corso di tutti questi anni, siamo convinti che debba essere il presidente ad assumersi un impegno preciso e forte per il futuro della tratta ferroviaria Venezia – Treviso. Per troppo tempo» ammoniscono agguerriti sia gli amministratori sia i cittadini coinvolti «abbiamo sentito parlare di miglioramenti, riqualificazione della tratta, aggiunta di treni e rilancio del progetto di Metropolitana di superficie ma nulla è stato fatto. Anzi, con il cosiddetto “orario cadenzato”, le problematiche, soprattutto per ciò che riguarda alcune fasce orarie, sono certamente peggiorate».

Sfruttando anche l’imminente campagna delle regionali dalla bassa trevigiana sono pronti a dare battaglia: «Noi ci auguriamo che il Presidente Zaia» si chiude la lettera aperta «risponda in tempi assolutamente brevi a questa nostra richiesta: pretendiamo risposte concrete e tangibili e non le solite promesse». Se tutto ciò non dovesse accadere non si escludono forme di protesta molto eclatanti.

Matteo Marcon

 

Nuova Venezia – Case, continua la discesa dei prezzi

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

feb

2015

Venezia sesta in Italia ma comprare costa meno: – 1,4% nel capoluogo, – 4% in provincia. Affitti: calo tra il 5 e il 7%

Prezzo del mattone, Venezia resta ai piani alti della classifica nazionale delle città più costose (al sesto posto dopo Bolzano, Firenze, Roma, Milano, Napoli, con una media 2.820 euro a metro quadro).

Ma la crisi dell’edilizia continua a colpire anche Venezia con compravendite decisamente al ribasso.

Una linea che precipita in picchiata, questo il senso del grafico dell’osservatorio di Immobiliare.it sull’andamento dei prezzi delle case in Italia e nelle province.

Gennaio 2015 rispetto allo stesso mese dello scorso anno segna un calo di quasi del 6 per cento nei prezzi medi al metro quadro. Questo il dato nazionale. Comune di Venezia. Nel Comune di Venezia nel mese di gennaio 2015 per gli immobili residenziali in vendita sono stati richiesti, in media, 2.820 euro per metro quadro contro i 2.863 del gennaio 2014 (calo dell’1,47 per cento). Ben più consistente il divario con gennaio 2013 quando in città la media di vendita di immobile era di poco sopra i 3.500 euro a metro quadro. Solo per gli open space-loft il nuovo anno ha portato un aumento dei prezzi: dai 2.854 euro di aprile 2013 ai 3.450 euro di gennaio 2015. Per tutte le altre tipologie i prezzi sono in calo: oggi si spendono 2.910 euro al metro quadro per un appartamento, poco più di 4 mila per un attico (due anni fa se ne spendevano più di 5 mila), 1.914 euro al metro caso per una casa indipendente, 1.500 euro per un rustico/casale.

Per gli affitti, nel Comune di Venezia l’osservatorio stima una richiesta di 9,73 euro al metro quadro di media, con una diminuzione del 7,86 per cento rispetto a gennaio 2014. Negli ultimi due anni il valore più alto del prezzo degli affitti è stato di 11,64 euro al metro quadro, chiesto nel marzo 2013. Il mese con il valore più basso è stato invece ottobre 2014 quando si è arrivato, di media, a chiedere 9,40 euro a metro quadro.

Provincia di Venezia. In Provincia di Venezia si spendono in media 2.301 euro a metro quadro, con un calo rispetto all’anno prima del 3,73% (2.391 euro a metro quadro). Negli ultimi due anni il punto massimo di valore delle compravendite si era toccato a febbraio 2013 con 2.710 euro a metro quadro. Anche in provincia di Venezia l’unica categoria di immobili che in questo inizio 2015 vede un aumento dei prezzi, rispetto a due anni fa, è quello dei loft/open space passati dai 2.854 euro al mese per metro di aprile 2013 ai 3.450 euro al metro quadro attuali.

Per gli affitti, il calo rispetto al capoluogo, è importante: prezzi in calo del 5,51 per cento su base annuale e una richiesta a gennaio 2015 di 8,78 euro per metro quadro al mese a fronte dei 9,25 euro mensili richiesti a gennaio 2014. Il punto più alto nelle locazioni, negli ultimi due anni, era stato toccato a febbraio 2013 con 10 euro al metro quadro mensile. Il prezzo più basso è di ottobre 2014 con 8,47 euro al mese per metro quadro.

Il caso Chirignago. Il quartiere mestrino, a cui l’osservatorio di Immobiliare.it dedica uno spazio al pari di altri Comuni della provincia, presenta una situazione decisamente particolare: a gennaio 2015 per gli immobili residenziali in vendita sono stati chiesti in media 1.634 euro al metro quadro contro i 2.109 di gennaio 2014. Il calo qui è significativo: prezzi delle case in vendita in calo del 22,49 per cento. Per le locazioni, dati rovesciati: nel gennaio 2015 a Chirignago vengono chiesti in media 6,20 euro al mese per metro quadro con un aumento del 20,39 per cento rispetto all’anno precedente, quando venivano chiesti 5,15 euro a metro quadro al mese, il dato più basso degli ultimi due anni. Dal 2013 la locazione più costosa è stata rilevata a settembre 2014 (9,82 euro mensili a metro quadro).

 

Le abitazioni più costose si trovano a Jesolo

A San Michele il record del risparmio

Nel mese scorso il più alto prezzo al metro quadro degli immobili in vendita, registrato nella provincia di Venezia, consacra il comune di Jesolo: il prezzo medio di richiesta per un immobile in vendita è di 3.244 euro al metro quadro.

Il Comune dove invece il mattone costa meno è stato il Comune di Cona con un valore corrispondente di 858 euro per metro quadro.

Anche per gli affitti, il Comune di Jesolo ottiene il primo posto con 10,47 euro al mese per metro quadro.

I prezzi di locazione più bassi invece si trovano a San Michele al Tagliamento con una media di 4.60 euro per metro quadrato al mese.

Insomma per i picchi sul fronte vendite di immobili residenziali e locazioni, si concentrano in particolare nel Veneto orientale e nell’area sud della provincia.

Negli altri centri della provincia di Venezia ecco come è la situazione, tratteggiata dai dati dell’osservatorio di Immobiliare.it.

A San Donà di Piave in un anno, tra 2014 e 2015, il costo degli immobili residenziali è calato del 6,79 per cento con un prezzo medio di 1.610 euro per metro quadro a gennaio 2015, contro i 1.727 euro registrati nel gennaio 2014.

Per le locazioni la media è in aumento, invece: costo di 7,69 euro mensili a metro quadro con un aumento di 8,29 per cento rispetto a gennaio 2014.

A Chioggia il calo del prezzo delle case si è assestato a gennaio 2015 sul 7,10 per cento con prezzi medi di 2.297 euro per metro quadro contro i 2.473 registrati il mese di gennaio 2014.

Per gli affitti, anche qui aumento: più 3,32 per cento con un costo medio di 8,32 euro mensili a metro quadro. Per Mirano costo delle case in calo del 3,64 per cento con un costo medio stimato in 1.983 euro per metro quadro contro i poco più di 2 mila euro chiesti a gennaio 2014. Per le locazioni il calo è stato del 8,16 per cento con una richiesta di 8,46 euro mensili a metro quadro.

(m.ch.)

 

CARNEVALE

E sulla festa calano i No Navi

DA CANNAREGIO A RIALTO CONTRO IL CONTORTA

Ora la battaglia contro le Grandi Navi sarà anche in maschera. Lo hanno deciso proprio in queste ore i sostenitori del Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune che hanno deciso di dare appuntamento a tutti per domenica 15 febbraio, alle 11, con partenza dal Canale di Cannaregio per un vero e proprio corteo acqueo che si concluderà in Pescheria a Rialto. L’iniziativa sarà preceduta da un laboratorio che si terrà, con inizio alle 14, nei giorni 6 e 7, febbraio, al Sale Docks.

«É un modo di dimostrare comuinque il nostro impegno – sottolinea Tommaso Cacciari, portavoce dell’iniziativa – soprattutto per mettere al centro, ancora una volta, la nostra battaglia contro le grandi navi che solcano la laguna, per la tutela della città e per esprimere le nostre critiche anche sull’inchiesta del Mose». Insomma, non è escluso che approfittando del Carnevale, se ne vedano veramente delle belle sottolineando la posizione dei comitati che da tempo si battono contro le navi da crociera che passano in in laguna e nel Bacino di San Marco».

Un’operazione che punta ad affrontare il tema anche in un periodo indicato per gli scherzi e il gozzoviglio. «Daremo un po’ di vita – sottolinea Cacciari – ad questo Carnevale così triste e senza un soldo. E quindi ci daremo da fare per trasformare la nostra protesta in una vera festa. Si sicuro vi saranno molte sorprese, ma per questo abbiamo ancora una po’ di tempo a disposizione. La parata di barche vuole essere un segnale importante per dire no a chi vorrebbe lo scavo del Contorta e la trasformazione della nostra laguna. Intanto ci daremo da fare per una grande festa veneziana».

 

Affollato dibattito ai Calegheri del Gruppo di studio Pd

«Venezia-laguna-porto». Una petizione per chiedere tutela

VENEZIA «Nell’interesse della città il progetto di scavare il Contorta va ritirato, puntando su progetti compatibili e non distruttivi. E il governo deve emanare un nuovo decreto di tutela paesaggistica che vieti il passaggio delle grandi navi in attesa di soluzioni alternative».

È la conclusione, inviata al premier Matteo Renzi, del convegno dibattito «La verità sul Contorta», organizzato ieri mattina alla Scholeta dei Calegheri a San Tomà. Soddisfatta Andreina Zitelli, docente Iuav e coordinatrice del gruppo: «Avvieremo una petizione per chiedere al governo di abbandonare un progetto che può produrre soltanto danni».

All’indomani della relazione della commissione Via – 27 pagine di critiche molto dure che in sostanza bocciano il progetto presentato dal Porto – il gruppo di lavoro Vlp (Venezia laguna porto) del Partito democratico ha convocato a San Tomà esperti e cittadini per discutere il da farsi. Sala strapiena e nove relatori, in un dibattito coordinato da Tiziana Gregolin e organizzato da Enzo Castelli.

«Un enorme canale di 5 chilometri, largo 160 e profondo 10 in mezzo alla laguna», attacca il professor Gianni Fabbri, «che aumenterà l’erosione nella laguna, dove negli ultimi decenni si sono persi 6 mila ettari di barene e milioni di metri cubi di sedimenti. Quel progetto va archiviato».

Francesco Pedrini, imprenditore ed esperto di portualità, parla di «poteri forti che portano avanti il Contorta per mantenere lo status quo, e dunque le grandi navi a San Marco».

Serena Ragno e Marco Zanetti ricordano come sia necessaria la partecipazione dei cittadini su scelte che possono compromettere il futuro della laguna. L’economista Giuseppe Tattara contesta l’affermazione che «senza il Contorta si rischia di perdere 5 mila posti di lavoro».

«Il nuovo canale sarà di difficile realizzazione e aumenta i costi anche per le compagnie», ha detto, «esistono progetti alternativi che possono portare nuova occupazione».

Alberto Bernstein, ingegnere uscito dal Consorzio Venezia Nuova, ricorda i rischi e le criticità per il traffico e la laguna, Giuseppe Cherubini quello per le attività di pesca, Antonio Rusconi l’aspetto idraulico.

Un coro di «no» che alla fine si traduce nella richiesta al governo Renzi di «emanare un nuovo decreto di tutela per la laguna e la città».

Il gruppo di studio aveva invitato ieri al dibattito anche i tre candidati alle primarie del Pd. Jacopo Molina era in sala, Nicola Pellicani non è venuto. Felice Casson, a Roma per l’elezione del presidente della Repubblica, ha affidato ai relatori un suo messaggio.

«L’arroganza e la presunzione di certi rappresentanti dei poteri forti», ha scritto, «non devono intimorire né fermare la nostra battaglia per una Venezia e una laguna sostenibili e a misura d’uomo, coscienti che sia possibile coniugare la tutela del lavoro con la salvaguardia della città».

Le 27 pagine ministeriali, hanno concluso Casson e Molina, rendono evidenti le lacune del progetto Contorta».

Alberto Vitucci

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui