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Dal vertice degli amministratori locali è scaturita una lettera aperta con richiesta di incontro urgente

MOGLIANO – I sindaci uniti per il rilancio del servizio ferroviario chiedono un incontro con il presidente della giunta regionale Luca Zaia. Si è svolto in municipio a Mogliano un vertice per discutere della linea Venezia-Treviso. La situazione, per i pendolari e gli altri utenti del servizio, tra cui molti turisti, nella nota ufficiale viene definita senza mezzi termini «drammatica». Lo è dall’entrata in vigore, ormai più di un anno fa, dei nuovi orari cadenzati.

Ma tra le cause dei forti disagi sul fronte della mobilità per i residenti di Mogliano e dei comuni limitrofi, c’è anche la mancata attivazione della cosiddetta metropolitana di Superfice.

Tra i più agguerriti ci sono gli utenti della fermata di Preganziol che soffre, oltre alle limitazioni d’orario del coprifuoco notturno, anche un problema ulteriore: 32 convogli al giorno sfrecciano davanti alla stazione senza nemmeno fermarsi. Il servizio offerto da Trenitalia è dunque un tema di area vasta.

All’incontro di venerdì erano presenti il sindaco di Mogliano, Carola Arena, quello di Preganziol, Paolo Galeano, il delegato del sindaco di Treviso, Nicolò Rocco, l’assessore ai lavori pubblici di Casier, Miriam Poloni e i rappresentati dei comitati che si battono per rendere più efficiente il sistema ferroviario locale.

Ne è scaturito un appello congiunto al presidente della Regione Luca Zaia, per chiedere un incontro urgente.

«Dopo anni di promesse» si scrive nella lettera aperta al governatore «dei diversi assessori alla Mobilità che si sono succeduti nel corso di tutti questi anni, siamo convinti che debba essere il presidente ad assumersi un impegno preciso e forte per il futuro della tratta ferroviaria Venezia – Treviso. Per troppo tempo» ammoniscono agguerriti sia gli amministratori sia i cittadini coinvolti «abbiamo sentito parlare di miglioramenti, riqualificazione della tratta, aggiunta di treni e rilancio del progetto di Metropolitana di superficie ma nulla è stato fatto. Anzi, con il cosiddetto “orario cadenzato”, le problematiche, soprattutto per ciò che riguarda alcune fasce orarie, sono certamente peggiorate».

Sfruttando anche l’imminente campagna delle regionali dalla bassa trevigiana sono pronti a dare battaglia: «Noi ci auguriamo che il Presidente Zaia» si chiude la lettera aperta «risponda in tempi assolutamente brevi a questa nostra richiesta: pretendiamo risposte concrete e tangibili e non le solite promesse». Se tutto ciò non dovesse accadere non si escludono forme di protesta molto eclatanti.

Matteo Marcon

 

Nuova Venezia – Case, continua la discesa dei prezzi

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4

feb

2015

Venezia sesta in Italia ma comprare costa meno: – 1,4% nel capoluogo, – 4% in provincia. Affitti: calo tra il 5 e il 7%

Prezzo del mattone, Venezia resta ai piani alti della classifica nazionale delle città più costose (al sesto posto dopo Bolzano, Firenze, Roma, Milano, Napoli, con una media 2.820 euro a metro quadro).

Ma la crisi dell’edilizia continua a colpire anche Venezia con compravendite decisamente al ribasso.

Una linea che precipita in picchiata, questo il senso del grafico dell’osservatorio di Immobiliare.it sull’andamento dei prezzi delle case in Italia e nelle province.

Gennaio 2015 rispetto allo stesso mese dello scorso anno segna un calo di quasi del 6 per cento nei prezzi medi al metro quadro. Questo il dato nazionale. Comune di Venezia. Nel Comune di Venezia nel mese di gennaio 2015 per gli immobili residenziali in vendita sono stati richiesti, in media, 2.820 euro per metro quadro contro i 2.863 del gennaio 2014 (calo dell’1,47 per cento). Ben più consistente il divario con gennaio 2013 quando in città la media di vendita di immobile era di poco sopra i 3.500 euro a metro quadro. Solo per gli open space-loft il nuovo anno ha portato un aumento dei prezzi: dai 2.854 euro di aprile 2013 ai 3.450 euro di gennaio 2015. Per tutte le altre tipologie i prezzi sono in calo: oggi si spendono 2.910 euro al metro quadro per un appartamento, poco più di 4 mila per un attico (due anni fa se ne spendevano più di 5 mila), 1.914 euro al metro caso per una casa indipendente, 1.500 euro per un rustico/casale.

Per gli affitti, nel Comune di Venezia l’osservatorio stima una richiesta di 9,73 euro al metro quadro di media, con una diminuzione del 7,86 per cento rispetto a gennaio 2014. Negli ultimi due anni il valore più alto del prezzo degli affitti è stato di 11,64 euro al metro quadro, chiesto nel marzo 2013. Il mese con il valore più basso è stato invece ottobre 2014 quando si è arrivato, di media, a chiedere 9,40 euro a metro quadro.

Provincia di Venezia. In Provincia di Venezia si spendono in media 2.301 euro a metro quadro, con un calo rispetto all’anno prima del 3,73% (2.391 euro a metro quadro). Negli ultimi due anni il punto massimo di valore delle compravendite si era toccato a febbraio 2013 con 2.710 euro a metro quadro. Anche in provincia di Venezia l’unica categoria di immobili che in questo inizio 2015 vede un aumento dei prezzi, rispetto a due anni fa, è quello dei loft/open space passati dai 2.854 euro al mese per metro di aprile 2013 ai 3.450 euro al metro quadro attuali.

Per gli affitti, il calo rispetto al capoluogo, è importante: prezzi in calo del 5,51 per cento su base annuale e una richiesta a gennaio 2015 di 8,78 euro per metro quadro al mese a fronte dei 9,25 euro mensili richiesti a gennaio 2014. Il punto più alto nelle locazioni, negli ultimi due anni, era stato toccato a febbraio 2013 con 10 euro al metro quadro mensile. Il prezzo più basso è di ottobre 2014 con 8,47 euro al mese per metro quadro.

Il caso Chirignago. Il quartiere mestrino, a cui l’osservatorio di Immobiliare.it dedica uno spazio al pari di altri Comuni della provincia, presenta una situazione decisamente particolare: a gennaio 2015 per gli immobili residenziali in vendita sono stati chiesti in media 1.634 euro al metro quadro contro i 2.109 di gennaio 2014. Il calo qui è significativo: prezzi delle case in vendita in calo del 22,49 per cento. Per le locazioni, dati rovesciati: nel gennaio 2015 a Chirignago vengono chiesti in media 6,20 euro al mese per metro quadro con un aumento del 20,39 per cento rispetto all’anno precedente, quando venivano chiesti 5,15 euro a metro quadro al mese, il dato più basso degli ultimi due anni. Dal 2013 la locazione più costosa è stata rilevata a settembre 2014 (9,82 euro mensili a metro quadro).

 

Le abitazioni più costose si trovano a Jesolo

A San Michele il record del risparmio

Nel mese scorso il più alto prezzo al metro quadro degli immobili in vendita, registrato nella provincia di Venezia, consacra il comune di Jesolo: il prezzo medio di richiesta per un immobile in vendita è di 3.244 euro al metro quadro.

Il Comune dove invece il mattone costa meno è stato il Comune di Cona con un valore corrispondente di 858 euro per metro quadro.

Anche per gli affitti, il Comune di Jesolo ottiene il primo posto con 10,47 euro al mese per metro quadro.

I prezzi di locazione più bassi invece si trovano a San Michele al Tagliamento con una media di 4.60 euro per metro quadrato al mese.

Insomma per i picchi sul fronte vendite di immobili residenziali e locazioni, si concentrano in particolare nel Veneto orientale e nell’area sud della provincia.

Negli altri centri della provincia di Venezia ecco come è la situazione, tratteggiata dai dati dell’osservatorio di Immobiliare.it.

A San Donà di Piave in un anno, tra 2014 e 2015, il costo degli immobili residenziali è calato del 6,79 per cento con un prezzo medio di 1.610 euro per metro quadro a gennaio 2015, contro i 1.727 euro registrati nel gennaio 2014.

Per le locazioni la media è in aumento, invece: costo di 7,69 euro mensili a metro quadro con un aumento di 8,29 per cento rispetto a gennaio 2014.

A Chioggia il calo del prezzo delle case si è assestato a gennaio 2015 sul 7,10 per cento con prezzi medi di 2.297 euro per metro quadro contro i 2.473 registrati il mese di gennaio 2014.

Per gli affitti, anche qui aumento: più 3,32 per cento con un costo medio di 8,32 euro mensili a metro quadro. Per Mirano costo delle case in calo del 3,64 per cento con un costo medio stimato in 1.983 euro per metro quadro contro i poco più di 2 mila euro chiesti a gennaio 2014. Per le locazioni il calo è stato del 8,16 per cento con una richiesta di 8,46 euro mensili a metro quadro.

(m.ch.)

 

CARNEVALE

E sulla festa calano i No Navi

DA CANNAREGIO A RIALTO CONTRO IL CONTORTA

Ora la battaglia contro le Grandi Navi sarà anche in maschera. Lo hanno deciso proprio in queste ore i sostenitori del Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune che hanno deciso di dare appuntamento a tutti per domenica 15 febbraio, alle 11, con partenza dal Canale di Cannaregio per un vero e proprio corteo acqueo che si concluderà in Pescheria a Rialto. L’iniziativa sarà preceduta da un laboratorio che si terrà, con inizio alle 14, nei giorni 6 e 7, febbraio, al Sale Docks.

«É un modo di dimostrare comuinque il nostro impegno – sottolinea Tommaso Cacciari, portavoce dell’iniziativa – soprattutto per mettere al centro, ancora una volta, la nostra battaglia contro le grandi navi che solcano la laguna, per la tutela della città e per esprimere le nostre critiche anche sull’inchiesta del Mose». Insomma, non è escluso che approfittando del Carnevale, se ne vedano veramente delle belle sottolineando la posizione dei comitati che da tempo si battono contro le navi da crociera che passano in in laguna e nel Bacino di San Marco».

Un’operazione che punta ad affrontare il tema anche in un periodo indicato per gli scherzi e il gozzoviglio. «Daremo un po’ di vita – sottolinea Cacciari – ad questo Carnevale così triste e senza un soldo. E quindi ci daremo da fare per trasformare la nostra protesta in una vera festa. Si sicuro vi saranno molte sorprese, ma per questo abbiamo ancora una po’ di tempo a disposizione. La parata di barche vuole essere un segnale importante per dire no a chi vorrebbe lo scavo del Contorta e la trasformazione della nostra laguna. Intanto ci daremo da fare per una grande festa veneziana».

 

Affollato dibattito ai Calegheri del Gruppo di studio Pd

«Venezia-laguna-porto». Una petizione per chiedere tutela

VENEZIA «Nell’interesse della città il progetto di scavare il Contorta va ritirato, puntando su progetti compatibili e non distruttivi. E il governo deve emanare un nuovo decreto di tutela paesaggistica che vieti il passaggio delle grandi navi in attesa di soluzioni alternative».

È la conclusione, inviata al premier Matteo Renzi, del convegno dibattito «La verità sul Contorta», organizzato ieri mattina alla Scholeta dei Calegheri a San Tomà. Soddisfatta Andreina Zitelli, docente Iuav e coordinatrice del gruppo: «Avvieremo una petizione per chiedere al governo di abbandonare un progetto che può produrre soltanto danni».

All’indomani della relazione della commissione Via – 27 pagine di critiche molto dure che in sostanza bocciano il progetto presentato dal Porto – il gruppo di lavoro Vlp (Venezia laguna porto) del Partito democratico ha convocato a San Tomà esperti e cittadini per discutere il da farsi. Sala strapiena e nove relatori, in un dibattito coordinato da Tiziana Gregolin e organizzato da Enzo Castelli.

«Un enorme canale di 5 chilometri, largo 160 e profondo 10 in mezzo alla laguna», attacca il professor Gianni Fabbri, «che aumenterà l’erosione nella laguna, dove negli ultimi decenni si sono persi 6 mila ettari di barene e milioni di metri cubi di sedimenti. Quel progetto va archiviato».

Francesco Pedrini, imprenditore ed esperto di portualità, parla di «poteri forti che portano avanti il Contorta per mantenere lo status quo, e dunque le grandi navi a San Marco».

Serena Ragno e Marco Zanetti ricordano come sia necessaria la partecipazione dei cittadini su scelte che possono compromettere il futuro della laguna. L’economista Giuseppe Tattara contesta l’affermazione che «senza il Contorta si rischia di perdere 5 mila posti di lavoro».

«Il nuovo canale sarà di difficile realizzazione e aumenta i costi anche per le compagnie», ha detto, «esistono progetti alternativi che possono portare nuova occupazione».

Alberto Bernstein, ingegnere uscito dal Consorzio Venezia Nuova, ricorda i rischi e le criticità per il traffico e la laguna, Giuseppe Cherubini quello per le attività di pesca, Antonio Rusconi l’aspetto idraulico.

Un coro di «no» che alla fine si traduce nella richiesta al governo Renzi di «emanare un nuovo decreto di tutela per la laguna e la città».

Il gruppo di studio aveva invitato ieri al dibattito anche i tre candidati alle primarie del Pd. Jacopo Molina era in sala, Nicola Pellicani non è venuto. Felice Casson, a Roma per l’elezione del presidente della Repubblica, ha affidato ai relatori un suo messaggio.

«L’arroganza e la presunzione di certi rappresentanti dei poteri forti», ha scritto, «non devono intimorire né fermare la nostra battaglia per una Venezia e una laguna sostenibili e a misura d’uomo, coscienti che sia possibile coniugare la tutela del lavoro con la salvaguardia della città».

Le 27 pagine ministeriali, hanno concluso Casson e Molina, rendono evidenti le lacune del progetto Contorta».

Alberto Vitucci

 

PORTO – Illustrate le conclusioni del gruppo di studio Venezia laguna porto

Per il gruppo di studio Venezia laguna porto, «con le sue 27 pagine di richieste d’integrazioni all’Autorità portuale, la Commissione Via ha interrotto di fatto, come da normativa, la procedura di valutazione del progetto canale Contorta. Che, nell’interesse della città, andrebbe ritirato». Le conclusioni degli esperti di area Pd sono state non solo approfondite ma raccolte in un dossier, diffuso ai presenti all’incontro organizzato ieri nella Scoletta dei Calegheri.

Ad accendere la miccia, Andreina Zitelli, con l’elencazione dei «motivi ostativi e tombali» al progetto: «l’insufficienza di un rilevante interesse pubblico, l’esclusione dal Piano morfologico della laguna e la necessità di adeguare il Piano regolatore portuale. E poi l’insufficienza degli studi, la richiesta di un monitoraggio preventivo di almeno un anno e l’opacità del quadro d’insieme. La Commissione Via non respinge il progetto, ma sembra chiedere al proponente se non sia il caso di ritirarlo».

Secondo Gianni Fabbri, «l’intervento è circoscritto e autonomo rispetto al contesto lagunare. Per i suoi effetti sulla velocità di propagazione di maree e correnti, i volumi di traffico nel primo tratto del canale dei Petroli, la necessità di scavarlo e le conseguenze sulla circolazione idraulica una volta che il Contorta avrà connesso le bocche di porto di Malamocco e di Lido». Francesco Pedrini, invece, ha criticato Ap e Vtp «che sostanzialmente vorrebbero mantenere lo status quo», Serena Ragno ha sottolineato «il ruolo civile della partecipazione democratica» e critiche non meno pesanti sono state mosse da Marco Zanetti, Giuseppe Tattara, Franco Migliorini, Alberto Bernstein, Antonio Rusconi e Giuseppe Cherubini.

Anche per il candidato alle primarie, Jacopo Molina «il Contorta è devastante: meglio approfondire le ipotesi fuori dalla laguna e Porto Marghera. Il crocierismo, comunque, non va perduto. E la Marittima potrebbe ospitare le navi più piccole». Mentre Nicola Pellicani ha declinato l’invito per altri impegni e Felice Casson, in un messaggio al vetriolo, ha parlato di «arroganza e presunzione di certi rappresentanti dei poteri forti» e di «necessità di dire all’Autorità portuale e al presidente Costa che le bugie sembrano avere le gambe corte».

 

«Per il bene della città, il progetto Contorta andrebbe ritirato, senza perdere altro tempo».

Andreina Zitelli, docente Iuav e coordinatrice del Gruppo di Studio «Venezia-Laguna-Porto» ha convocato per stamattina alle 10 alla Scoleta dei Calegheri una riunione pubblica sulla questione grandi navi.

«La verità sul Contorta» il titolo dell’iniziativa. «Dopo le 27 pagine che stroncano il progetto dell’Autorità portuale», dice Zitelli, già componente della commissione di Impatto ambientale, «è necessario fare alcune riflessioni da offrire alla politica».

Sono stati invitati anche i candidati alle primarie del centrosinistra. Jacopo Molina ha assicurato la sua presenza, Felice Casson, impegnato a Roma per l’elezione del Capo dello Stato, ha inviato un testo che sarà letto stamani, Nicola Pellicani ha declinato l’invito per altri impegni.

Una decina le relazioni in programma, tra cui quelle della stessa Zitelli e del professor Giambattista Fabbri, e poi Francesco Pedrini, Serena Ragno, Marco Zanetti, Giuseppe Tattara, Franco Migliorini, Alberto Bernstein, Antonio Rusconi, Giuseppe Cherubini, Federica Travagnin.

(a.v.)

 

Gazzettino – Le Grandi navi in laguna

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31

gen

2015

A proposito di…

È una storia senza fine quella del passaggio delle Grandi Navi nella laguna veneta. Il Tar, con la sua sentenza, ha riaperto il traffico ai mostri del mare permettendo loro di passare davanti San Marco, ribaltando quanto stabilito precedentemente con la sentenza cautelativa. La storia continua e la città e i cittadini restano ancora in posizione di stallo, sottoposti al pericolo d’inquinamento che questi mostri producono: l’equivalente di quattordicimila automobili per ogni unità in arrivo. Perché essi non hanno investito un euro per installare filtranti “antiparticolato” capaci di abbattere le polveri ultrasottili che emettono (biossido di azoto, zolfo, monossido di carbonio e benzene).

Lo Stato potrebbe proibire il loro passaggio per semplici motivi di salute pubblica, sostiene l’associazione governativa tedesca Nabi, forte di oltre mezzo milione d’iscritti. E’ il peggior canco a cui la città verrà nuovamente sottoposta che privilegia lo sfuttamento della medesima.

Senza pensare alla salute del cittadino, al disfacimento di Venezia e dei suoi beni monumentali, alla corrosione dei sedimenti e manomissione della laguna, al rischio di eventuali incidenti nonché al dissesto fisico e ambientale.

Giovanni Pugliesi, presidente della sezione nazionale dell’Unesco commenta: «L’interesse pubblico è assolutamente prevalente e spero che il Consiglio di Stato faccia giustizia».

L’ordinanza del Tar (ora in discussione) è un atto amministrativo che rimette in gioco, ricorsi contro ricorsi, comma contro altro comma e che sprecherà altro tempo prezioso, altri soldi e intelligenze. Giochi inutili che fanno solo prolungare i tempi della tanto agognata alternativa che è dietro l’angolo (15 marzo prossimo). E’ un momento di dolore collettivo per la città unica, da non manipolare ulteriormente, città che lo Stato per legge, ha dichiarato essere di: “preminente interesse nazionale”.

Yvonne Girardello – Venezia

 

NOALE – Problemi nel primo pomeriggio di ieri per chi ha viaggiato sulla linea Venezia-Castelfranco-Bassano, a causa di un problema tecnico al passaggio a livello di via Casone a Cappelletta. L’episodio è avvenuto attorno alle 13.30 e i disagi si sono ripercossi per oltre due ore, con ritardi accumulati anche per oltre 30 minuti.

Interessati 16 treni, con due navette Mestre-Noale cancellate, sette che hanno visto il tragitto ridursi e altrettanti sono arrivati a destinazione fuori l’orario previsto. Penalizzati centinaia di utenti, specie quegli studenti di Noale, Salzano, Maerne e Spinea che dovevano rientrare a casa o andare all’università ma anche chi aveva il turno pomeridiano al lavoro oppure rientrare dagli uffici poco prima della sera.

Nella frazione di Noale sono giunti i tecnici di Rfi per riparare il guasto, impiegandoci pochi minuti, e anche gli uomini della polizia locale per regolare il traffico su gomma nel caso in cui avesse dovuto passare il convoglio. In questo caso, non ci sono stati particolari inconvenienti.

Diversa la situazione per i passeggeri che dovevano muoversi sulla linea a binario unico. Nello specifico, le navette che non sono nemmeno partite sono le numero 5784 (delle 14.22 da Mestre) e 5787 (delle 15.09 da Noale), mentre i regionali 5730, 5731, 5736, 5737, 5741, 5742, e 5746 anticipato il loro arrivo o sono partiti da un’altra stazione.

Altri treni, invece, hanno subito ritardi dai 20 agli oltre 30 minuti. In pratica i problemi si sono registrati fra le 13.30 e le 18, ora in cui il regionale 5746 sarebbe dovuto partire da Venezia Santa Lucia per raggiungere Bassano ma lo ha fatto dalla stazione di Castelfranco. Solo poco prima di sera la circolazione è tornata a essere regolare.

Alessandro Ragazzo

 

Forniamo alcune precisazioni per meglio comprendere la questione delle fermate dei treni a Preganziol, oggetto di un articolo del 18 gennaio. L’adozione dell’orario cadenzato prevede, sulle direttrici principali, e quindi anche sulla linea Venezia – Udine, l’alternanza di servizi veloci, che effettuano solo le fermate principali, e servizi regionali, che effettuano invece tutte le fermate. La frequenza con cui servire le singole stazioni, è stabilita dal committente del servizio, la Regione Veneto. Nel caso di Preganziol la decisione è stata di far fermare solo i servizi regionali, dando la fermata dei treni veloci a Mogliano dove si è sempre registrato un flusso di viaggiatori tre volte superiori rispetto a Preganziol.

Inoltre, l’eventuale fermata per i treni veloci comporterebbe, oltre che il rallentamento dei treni veloci che perdono la propria specificità penalizzando i viaggiatori provenienti da distanze maggiori, anche variazioni di orario con pesanti ripercussioni sui nodi di Treviso, Conegliano e Udine. In particolare, i Regionali Veloci per Conegliano sono impostati per garantire l’allacciamento con Belluno, con un tempo di interscambio adeguato che la fermata di Preganziol abbatterebbe. È sulla base di queste considerazioni, di natura anche tecnica, che il Committente ha operato le sue scelte. Oggi però ha avviato dei tavoli di confronto per valutare la possibilità di eventuali altre soluzioni e le loro ricadute.

Infine, le riduzioni di servizi a Preganziol il sabato, nei festivi e nel periodo estivo riflettono, come per tutto il Veneto, la filosofia del modello cadenzato, che in quei periodi prevede una diminuzione dei treni rispetto all’offerta feriale. Anche in relazione a questa scelta operata ci sono dei tavoli in corso. La decisione spetta, come sempre, alla Regione.

Ufficio Stampa Trenitalia – Veneto

 

VITTORIO VENETO – Una mail all’assessore: «Quel treno ci aspetti»

Treno per andare al lavoro soppresso, treno per tornare a casa idem. E i pendolari spazientiti scrivono “in diretta” all’assessore regionale chiedendole (vanamente) di bloccare il treno. Giornata nera quella di mercoledì per chi ha dovuto utilizzare le ferrovie Udine-Venezia e Belluno-Conegliano. Sulla tratta principale un problema tecnico nel capoluogo friulano ha innescato una serie di ritardi tra i treni del primo mattino, che hanno toccato punte di un’ora come nel caso del regionale 2807, uno dei più utilizzati dai pendolari che già in precedenza avevano dovuto registrare la cancellazione (tra Conegliano e Treviso) del convoglio 2853, il primo utile per chi arriva dal bellunese e dal vittoriese ed è diretto a Treviso o Venezia.

Qualche problema ha riguardato anche la linea che unisce montagna e pianura: in tarda mattinata il 5635 Belluno-Treviso è rimasto fermo con il motore acceso per 20 minuti in stazione a Vittorio. A metà giornata i guai non erano ancora finiti: il treno delle 17.31 per Sacile è stato cancellato. Ai pendolari diretti a Vittorio e Belluno hanno dovuto prendere il convoglio successivo per Conegliano, in partenza da Venenzia alle 17.45, per l’occasione con un quarto d’ora di ritardo. Tra la cancellazione e la partenza posticipata del treno successivo i pendolari, alcuni dei quali aderenti al comitato “Il treno dei desideri”, erano certi – come poi è avvenuto – di perdere la coincidenza per Vittorio e di dovere attendere quasi un’ora a Conegliano. Durante il viaggio hanno scritto un’e-mail alla Regione e per conoscenza all’assessore ai trasporti Elena Donazzan: «Non ci viene garantito che il treno delle 18.41 Conegliano-Belluno ci aspetti e pertanto dovremo usufruire di quello successivo, alle 19.41! Le sembra accettabile che il convoglio più utilizzato da chi studia e lavora a Venezia non sia per nulla garantito? Le chiediamo di chiamare con urgenza Trenitalia chiedendo di fare aspettare il treno delle 18.41 per Belluno sul quale contavamo di salire per rincasare dopo una giornata di lavoro».

Che ha invece riservato una lunga attesa a Conegliano. E ieri Trenitalia si è scusata con l’assessore Donazzan e con gli utenti, spiegando che il disservizio è stato causato da un fattore molto umano, un’indisposizione del capotreno legata a una svista organizzativa. E precisa che non accadrà più: in futuro per analoghe situazioni verrà assicurato il servizio di bus sostitutivo.

Luca Anzanello

 

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