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Mira e Spinea sorvegliate speciali

IL FENOMENO – Nascono su Facebook pagine per denunciare furti e degrado. Decine i Comuni che stanno aderendo all’iniziativa popolare

Sicurezza: boom di ronde online

“Sorvegliamo h 24″: si moltiplicano a Nordest i gruppi Facebook contro furti e degrado

Da Valdobbiadene a Conegliano, ma anche il Padovano e Jesolo si muovono

La prova generale è di qualche giorno fa: il mondo di Facebook in pochi minuti si è mobilitato per ritrovare Giulio, 2 mesi, sparito a Vedelago assieme all’auto della sua mamma rubata da un ladro. Online non si sono mosse solo indignazione e paura, ma un vero e proprio sistema di auto-aiuto. Una rete che negli ultimi tempi sta diventando “virale”.

L’iniziativa ultima nata è “Sorvegliamo H24″, con tanto di simbolino raffigurante un segnale di divieto e una mascherina da ladro e la dicitura “aiutiamoci tra concittadini”. Il via lo ha dato a Pieve di Soligo, nel Trevigiano, il consigliere comunale Alberto Villanova che ha lanciato l’iniziativa per aumentare la sicurezza: basta segnalare in bacheca le “coordinate” del furto subito, oppure indicare gli eventuali sospetti truffatori che si aggirano per le case, o ancora situazioni di pericolosità o degrado sociale.

In poche ore la Marca si è mobilitata e sono arrivati i “Sorvegliamo H24″ anche a Ponzano Veneto, Susegana, Conegliano, Valdobbiadene, Farra di Soligo sempre nel Trevigiano e Mira. Ma a Susegana, senza simbolo, c’è anche un altro profilo Facebook che invita a segnalare i misfatti, “Sorvegliamo Susegana” nato precedentemente. La gente segnala, ma non tutti i primi cittadini sono d’accordo. «Perchè mai chi ha subito un furto dovrebbe postarlo su Facebook – sottolinea Stefano Soldan, sindaco di Pieve di Soligo – Temo che queste iniziative indeboliscano le Forze dell’ordine». E un appello a telefonare agli uomini in divisa arriva anche Vincenzo Scarpa, sindaco di Susegana.

Ma i profili, se pur di recente pubblicazione, hanno già un pubblico di tutto rispetto: 778 seguono quello di Pieve, e a pochi minuti dalla nascita gli altri già vantavano una ventina di seguaci. Anche il Padovano non ne è indenne. Gli abitanti di Vigonza, comune dell’hinterland, all’ennesimo furto hanno scomodato “WhatsApp” (sistema di messaggistica gratuita via cellulare), per avvisare quando avviene qualche fatto delittuoso. “WhatsApp” lo usa anche l’assessore alla sicurezza del Comune di Padova Maurizio Saia. «É uno dei sistemi, non l’unico, per dialogare con la popolazione. Non solo, anche Facebook è diventato un modo avere un occhio sul territorio – spiega – É sorprendente vedere come ci segnalino di tutto, con meticolosa precisione. E questo ci permette di intervenire in modo mirato. Gli anziani chiedono invece l’ascolto diretto».

Apripista di questo filone era stato però il Veneziano. Dal “Comitato Sos Mestre” al gruppo “San Donà + sicura”, a “Jesolo + sicura”. «L’idea è nata ad alcuni ragazzi che girano per la città e segnalano all’amministrazione e Forze di polizia degrado e crimini e postano su Facebook – spiega il sindaco di Jesolo Valerio Zoggia – Ci aiutano a conoscere il territorio in quelle pieghe dove non è facile arrivare».

L’iniziativa più sofisticata è stata battezzata “Ladro-map”: una vera e propria mappa (viene in mente Google map di cui ha “rubato” le modalità) che viaggia attraverso Facebook e che indica le aree di Mira, che è stata la prima del filone e Spinea dove i ladri hanno colpito più volte. Dettagliatissima: dal centro dei comuni alle frazioni più disperse. Il sistema attraverso il quale viaggia il passaparola è semplice: basta scrivere a sorveglia.spinea@gmail.com per fare le proprie segnalazioni (luogo, ora, cosa è accaduto). Nelle due pagine Facebook “Cosa succede a Spinea” o “Sei di Spinea se” si trovano i link. Le segnalazioni sono le più disparate: dal “giubbotto rubato in un’abitazione assieme a soldi e profumi”, all’auto lordata da scritte infamanti e compaiono quasi in tempo reale sulla mappa online del territorio sotto forma di bandierine.

Il sistema del resto ha dimostrato di dare i suoi frutti in altre città dove è stato sperimentato precedentemente (a Torino ad esempio una modalità analoga viene usata per trovare i ladri di biciclette). Questa estate ad esempio due giovani di Vedelago, in provincia di Treviso, hanno ritrovato i propri Iphone rubati in spiaggia a Jesolo solo perché il ladro maldestro li aveva postati su Facebook per cercare di venderli, rendendoli in questo modo visibili all’intero e attento mondo internauta.

Anche la provincia di Verona non è stata a guardare. Valeggio sul Mincio, comune sul lago di Garda ha aperto il sito “Furti e segnalazioni a Valeggio sul Mincio e frazioni”. A muoversi è stato un gruppo di cittadini che avevano subito furti o danneggiamenti.

Daniela Boresi

 

Inaugurato anche l’innesto di Vigonza dell’opera che dovrebbe collegare la Noalese all’autostrada

Ma il minuscolo tratto che blocca tutto è proprio qui. Residenti esasperati: «Una vita con i cantieri»

PIANIGA – È stato aperto venerdì scorso in comune di Vigonza l’innesto fra la provinciale 49 e la nuova bretella di collegamento fra via Marinoni e via Accoppè Fratte progettata fin dal 1998. In 16 anni si è concluso ora solamente l’innesto, e in due mesi da qui fino a fine anno si dovrà concludere l’intera bretella, un lavoro che appare per lo meno difficile da rispettare nella tempistica. I residenti non accettano nuovi disagi e sono pronti ad una manifestazione in strada bloccando o rallentando il traffico. A presenziare all’inaugurazione dell’opera c’erano i dirigenti di RFI, rete ferroviaria italiana, che l’ha finanziata interamente e il sindaco di Vigonza. A Pianiga però il problema resta ancora tutto. Si tratta di un’opera imponente perché ha richiesto la realizzazione di ben tre ponti con relativa ciclabile sullo scolo Pionca, due sotto Vigonza e uno sotto Pianiga, e l’allargamento della carreggiata, portata a 7 metri di larghezza oltre ai 2 di banchine laterali. Il progetto prevede pure una strada di penetrazione verso il parcheggio nord della stazione di Barbariga e collega con una ciclabile la stessa stazione a Pianiga. Ma se a Vigonza è finita, e in quel comune del padovano c’è solo l’innesto, a Pianiga dove si snoda tutta la bretella per quasi 3 chilometri, la conclusione dei cantieri è in alto mare. Qui i lavori sono ripartiti infatti solo in autunno dopo numerose sollecitazioni del sindaco Massimo Calzavara. L’opera alla fine servirà a collegare la Noalese al casello autostradale sulla A4. Sarà una strada molto ampia, che permetterà un transito di mezzi pesanti senza che finiscano in mezzo agli incroci ad angolo retto tipici del Graticolato Romano che caratterizzano questo comune rivierasco. Nel frattempo però in questi anni di cantieri infiniti i camion provenienti da Padova e diretti alla A 4, sono piombati direttamente nel centro di Pianiga. Questo succede perché i camionisti piuttosto che avventurarsi nel dedalo dei sensi unici e deviazioni, rischiano una multa attraversando il centro dove il loro transito è vietato. I residenti di Pianiga non credono proprio che a Natale la bretella sarà conclusa. «Andranno avanti», spiegano i portavoce del Comitato viario di via Montello e via dei Cavinelli, «almeno un altro anno se non di più, con interruzioni, disagi con i camion che ci passeranno a ridosso delle case. Non accettiamo per un progetto partito 16 ani fa ulteriori disagi. Stavolta se la deve sbrigare Italfer e per lei Rfi che gestiscono e vogliono questa nuova strada . Ma senza crearci alcun problema. Siamo pronti a clamorose manifestazioni in strada».

Alessandro Abbadir

 

PIANIGA – Riaperta ieri la provinciale via Barbariga a Vigonza dopo un intervento durato un anno. Ma l’ultimo tratto di collegamento con Pianiga verrà completato entro fine anno e costerà circa un milione di euro. I lavori inaugurati ieri a Vigonza sono consistiti nel rifacimento totale dei 5 chilometri che si snodano tra il territorio padovano e quello veneziano. Costo: 3 milioni e 200 mila euro, finanziati interamente da RFI nell’ambito degli accordi connessi alla realizzazione del quadruplicamento della ferrovia Padova-Mestre. È un’opera imponente perché ha richiesto la realizzazione di ben tre ponti con relativa ciclabili sullo scolo Pionca, due sotto Vigonza e uno sotto Pianiga, e l’allargamento della carreggiata, portata a 7 metri di larghezza oltre ai 2 di banchine laterali. Ieri il taglio del nastro con il sindaco Tacchetto, neo assessore provinciale alla viabilità e mobilità, i rappresentanti di Italferr e RFI, i tecnici e il titolare dell’impresa Pistorello che ha realizzato i lavori. «Risulterà notevolmente migliorata la viabilità di questa trafficatissima strada di collegamento nord-sud», ha detto il sindaco Tacchetto.

(g.a.)

 

Soddisfatti i pendolari: «Si gira pagina, basta con i ritardi»

I macchinisti: il recupero di produttività migliora il servizio

PADOVA – La metro del Veneto? Promossa con riserva. Treni di alta qualità, eleganti, puliti come a Monaco di Baviera e in Svizzera ma semideserti con i passeggeri costretti a vagare tra i binari alla ricerca del binario «2 Metr», una sigla in perfetto stile Ue che piace tanto ai turisti con smartphone ma assai criptica per i pendolari. Il salto di qualità è davvero notevole, peccato che il debutto del Sfmr sia passato sotto silenzio, senza spot in tv e sui giornali. Eppure bastavano le briciole di quel favoloso piano di comunicazione da 1,4 milioni di euro che la Regione ha destinato al turismo per spiegare che da lunedì 8 settembre sulla linea Padova-Mestre-Venezia viaggerà un treno ogni 10 minuti, con le 22 corse aggiuntive della Sfmr, la «metro» veneta voluta da Bernini e Cremonese e Lia Sartori negli anni Novanta e realizzata a stralci da Galan e Chisso. Il governatore Zaia ieri ha scritto a Vincenzo Soprano, ad di Trenitalia, per richiamare Rfi al rispetto degli obblighi contrattuali, che prevedono anche un’adeguata informazione alla clientela quando si migliora e cambia l’offerta. In attesa di capire chi gestirà la «satisfaction customer» non resta che dare la parola ai pendolari, che hanno «promosso» a pieni voti il Sfmr. Alle 11 del mattino, la stazione di Padova è invasa da turisti, che fanno la fila davanti alle biglietterie. I treni della metro? Alfonso Rizzo, macchinista, prima di mettersi ai comandi dello Stadler nuovo fiammante con lo stemma della Regione Veneto, racconta la sua verità: «Sì, è vero faremo qualche corsa in più con lo stesso orario di lavoro, c’è un recupero di efficienza positivo. I treni? Ottima qualità». Al suo fianco il capotreno 28692964 che in perfetto piemontese spiega: Veneto e Toscana sono all’avanguardia nella gestione del servizio. Si parte. A bordo una decina di persone con Enrico Cecchinato, studente di Ingegneria meccanica che racconta la sua giornata: «Sto tornando a casa, stamattina sono salito alle 7,47 a Dolo ed era pieno di gente. Faccio il pendolare da 5 anni, spero che i treni del Sfmr siano la soluzione a tutti i disagi. Si gira pagina».Arrivo in perfetto orario a Mestre al binario 9. Due cinesi strepitano perché debbono andare a Venezia e corrono al binario 11: hanno due minuti per salire sul treno. Alle 12,35 si riparte. Quindici i passeggeri. Gabriele Manoli, ricercatore di Ingegneria ambientale all’università di Padova è in procinto volare negli Usa con una borsa di studio. «L’area metropolitana tra Venezia, Padova e Treviso ha assolutamente bisogno di una metro efficiente, sul modello delle grandi città europee. Sono stato a Copenaghen e i treni sono eccezionali, come le piste ciclabili. E in Danimarca di giovani ingegneri disoccupati non ce ne sono, le statistiche riguardano solo chi cambia lavoro. Speriamo di farcela». E Viviana, di Spinea, studentessa di Psicologia magistrale a Padova, ribatte: «Stupendi questi treni, sarebbero perfetti se avessero anche le prese elettriche per caricare i cellulari e i computer. Difficile trovare lo spazio per un trolley, ma si gira pagina. Carrozze pulite e comode: speriamo non si fermino quando nevica».

Albino Salmaso

 

prima corsa senza viaggiatori «Ma deve arrivare fino a Venezia»

PADOVA. Stazione di Padova, ore 6,49. Il capo-deposito Massimo Lippi, il macchinista Nico Stefan e il capotreno sono pronti a partire sul primo treno della metro veneta, lo Stadler azzurro a 4 carrozze con lo stemma della Regione Veneto stampato sulla locomotiva. I passeggeri? Non ci sono, il binario è vuoto. Forse è perché le scuole e le università non hanno ancora aperto i battenti, ma i passeggeri hanno utilizzato gli altri binari della stazione. Il test decisivo ci sarà lunedì 15 settembre e le 22 corse del Sfmr verranno prese d’assalto dai pendolari. C’è da sperare che in questa settimana venga messa in atto una campagna di informazione agli utenti: ieri sul tabellone centrale, i treni del Sfmr sono stati segnalati con la sigla «2 METR» ma non è stato facile individuare il binario che inizia sulla pensilina 1, dopo gli uffici di Italo e il bar. La questione è sul tavolo di Trenitalia, ma la Regione può certamente dare una mano. La signora Teresa Borsellino e il marito Donato Casetta non hanno dubbi: «Il treno è fantastico, pulito, e spacca il minuto. Lo abbiamo preso alle 9,356 a Mestre perché un ferroviere ce l’ha segnalato e siamo arrivati a Padova in 25 minuti. Viviamo in Belgio, anche lì si sente la crisi e hanno iniziato a tagliare le stazioni delle piccole città. Dopo la visita alla basilica del Santo, ora torniamo a Favaro Veneto, ma non è stato facile trovare il binario alla stazione di Padova, c’è confusione sul binario 2, mancano i c artelli di informazione agli utenti». Sono le 11,49 e il treno parte diretto a Mestre: pochi i passeggeri. A Ponte di Brenta sale Maria Giulia Turino, 23 anni, laureata e fresca di master in Economia Turistica all’università di Padova. Non ha il biglietto perché la stazione è chiusa e il capotreno stacca il ticket con molto garbo. Con il progetto Sfmr è stata costruita la nuova stazione di Busa-Vigonza ma è chiusa perché mancano i parcheggi, dovrebbe aprire l’8 dicembre, spiega un ferroviere. «Ma come, questo treno meraviglioso ferma a Mestre? Non è possibile, deve arrivare fino a Venezia», dice Maria Giulia, «nel mio stage stiamo verificando come potenziare l’offerta turistica legata al marchio Slow Venice che coinvolge la Riviera del Brenta, la laguna e anche Chioggia. Ma Venezia resta la capitale. i treni devono arrivare tutti a Santa Lucia».

(f.p. al.sal.)

 

Zaia scrive a Soprano “Rfi potenzi le corse”.

VENEZIA Fare in modo che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate, per evitare affollamenti e ritardi dovuti all’allungamento dei tempi di incarrozzamento luingo il tragitto, in particolare nelle fermate intermedie; agire con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio; avvio di una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento. Sono questi i punti principali affrontati in una lettera che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, alla ripresa delle attività lavorative e alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico e dell’anno accademico, ha inviato all’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano. Nella lettera si sottolinea come, «a seguito di riscontri effettuati dai competenti uffici regionali, nonché dai diversi confronti effettuati con gli enti locali interessati, si è rilevato il persistere di alcuni disservizi che inficiano l’offerta ferroviaria ai quali va data immediata risposta». In poche parole il presidente Zaia chiede a Trenitalia «un maggior rispetto per il programmato orario dei servizi, in primis per quelli nella fasce orarie pendolari».

 

Padova-Mestre, 22 nuove corse tra andata e ritorno da lunedì a venerdì

Ma già fioccano le proteste delle zone escluse, come la Bassa

Partenza in sordina per i nuovi treni, dopo un iter di 24 anni fra progetti, liti e inchieste giudiziarie

L’unico rinfresco all’ufficio dirigenti, per un ferroviere giunto al traguardo della pensione. Ma per le tanto attese navette Padova-Mestre del Sistema ferroviario metropolitano regionale ieri è stato un esordio senza clamori, con un annuncio frettolosamente inserito nel cartellone luminoso, a pochi minuti dalla partenza, di fronte agli occhi smarriti di ignari pendolari.
Ore 6.49, binario 2 giardino, tra campi incolti e vento di Frecce in frenata. È l’epilogo di un progetto nato 24 anni fa e che conta infiniti cantieri tra vecchie e nuove stazioni, parcheggi di scambio, passaggi a livello rivoluzionati, convogli svizzeri, spese (solo per il primo lotto) a 300 milioni, ritardi, liti giudiziarie, e infine la precipitosa discesa di Giancarlo Galan e l’assessore Renato Chisso, accesi fautori della metropolitana di superficie e ora in carcere. Fu l’ex governatore a impugnare con vigore il badile 15 anni fa per inaugurare i lavori a Ponte di Brenta, poi la strada fu solo in salita, e assai accidentata.
Partenza dunque in sordina per i convogli che da Padova completano il piano regionale dei trasporti approvato nel 1990. Una tabella di marcia ancora sperimentale, dal lunedì al venerdì (fino al 13 dicembre): 11 corse dalle 6.49 alle 19.49 verso la laguna, una ogni ora, altrettante al rientro, nelle fermate di Ponte di Brenta, Vigonza, Dolo, Mira e Mestre. Trentacinque minuti di percorrenza a 130 all’ora, quando è possibile. Solo seconda classe per i convogli Stadler. Biglietto di andata e ritorno a 6 euro e 60 centesimi, come qualsiasi altro regionale.
Per il debutto, treni del sistema metropolitano quasi deserti, nessuna pubblicità destinata ai viaggiatori diretti a Mestre, poche, pochissime informazioni anche per i ferrovieri. Stupore all’ufficio informazioni dove, a chi domandava qualche dettaglio in più sulle nuove navette per Mestre, la risposta rimandava sempre e solo al governo veneto e alla mancanza, o quasi, di chiarimenti da Venezia. Pendolari disorientati nei sottopassi alla ricerca del binario giardino (costruito ad hoc), più ferrati gli studenti collegati a Internet a orientarsi nel dedalo di orari, marciapiedi e acquisto biglietti.
Un piano comunque avviato e presentato nel dicembre scorso dall’allora assessore Chisso che contemplava, anzi, ne illuminava la filosofia, il tanto discusso cadenzamento: corse con frequenza costante e partenze a minuti fissi, così da renderle più facili da ricordare. L’idea di base richiamava i tre poli veneti, Venezia, Padova, Treviso, la cosiddetta Patreve, e i centri secondari con gli obiettivi di decongestionare le reti stradali, ridurre l’inquinamento e aumentare la quota del trasporto pubblico. Certo è che le nuove navette partite ieri vengono ad aggiungersi a numero rilevante di regionali e regionali veloci: il piano prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso. Scelta che non è piaciuta a chi vive nella Bassa Padovana. Ne sa qualcosa l’irriducibile Santino Bozza, consigliere regionale di Prima il Veneto pronto alla battaglia per intensificare i treni tra Venezia e Bologna. «Ora sono insufficienti – dice – sporchi e contano ritardi pesanti. Quei 10 milioni promessi per riammodernare il sistema erano finiti all’Aquila del terremoto, ma ora dovrebbero tornare in Veneto. Io non mollo. Mi sto battendo da anni».

Donatella Vetuli

 

IL CONTENZIOSO – La Regione non paga la progettazione alla Net, che licenzia

Sistema metropolitano, tutti in carrozza. Ma forse per la Net Engineering di Padova è tardi. Perchè, se i convogli sono partiti, i mandati di pagamento ancora no: impantanati nel contenzioso sulla liquidazione delle fatture per le progettazioni. L’ennesimo nodo arbitrale è stato depositato a giugno: la Net (fra i maggiori studi di ingegneria) ha diritto a riscuotere 24 milioni di arretrati, con gli interessi. Ma la Regione Veneto ha già annunciato ricorso. Così la società padovana si trova costretta a privarsi di personale altamente qualificato nel tentativo di tagliare i costi per sopravvivere.

 

VENETO – Trasporto locale, 256 milioni; e Zaia scrive a Trenitalia

Arrivano soldi nel settore trasporti per garantire il livello dei servizi minimi. La Regione Veneto annuncia 256 milioni e 108 mila euro per l’esercizio di trasporto pubblico locale 2014. É quanto stabilisce una delibera della giunta regionale veneta che suddivide la cifra così: 126 milioni per le province e 129 per i Comuni. Per la navigazione la somma è di 40milioni e 997mila euro.
La Giunta ha stabilito anche di “indire una Conferenza di servizi a cui saranno invitati tutti gli Enti affidanti e a cui verrà sottoposta la proposta di riparto”. Una delibera con verifica pubblica quindi, in una soluzione che si presume “aperta” visto che i pareri della conferenza dei servizi può indirizzare la destinazione delle somme. Intanto Zaia è intervenuto nei confronti dell’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano scrivendo una lettera nella quale ha chiesto che si faccia in modo “che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate; che si agisca con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio. E si avvii una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento.

 

L’avvio sperimentale: otto corse al giorno lungo la tratta Padova-Venezia, il tempo di percorrenza è fissato in 50 minuti

PADOVA – Si parte. Finalmente si parte. Con dieci anni almeno di ritardo, ma, questa volta, la prima metro regionale di superficie, lunedì 8 settembre, alle 8.35, partirà dal binario 2 della nuova stazione giardino, pronta già da un anno sul lato sud di Padova Centrale. Al momento la linea metropolitana Padova-Venezia (37 chilometri) sarà attivata a titolo sperimentale solo sino al 13 dicembre, ma appare molto probabile che proseguirà anche nel 2015. Basta dare uno sguardo ai tabelloni generali cartacei degli orari Fs già affissi nelle stazioni di Padova, Venezia- Mestre e Venezia-Santa Lucia per constatare che i primi treni metropolitani sono otto all’andata ed altrettanti al ritorno. In tutto sedici. I nuovi convogli, che saranno dei treni Stadler, con 750 oppure 450 posti disponibili, partiranno da Padova alle 8.35, 11.35, 13.35, 14.35, 15.35, 17.35, 18.35 e 20.35. La prima metro arriverà a Santa Lucia alle 9.25 con un tempo di percorrenza di 50 minuti. Fermate previste: Ponte di Brenta, Vigonza-Pianiga, Dolo, Mira-Mirano e Mestre. I nuovi treni metropolitani andranno ad aggiungersi ai 210 convogli giornalieri, sia Regionali che Frecce Argento, Frecce Bianche ed Italo di Ntv, che già oggi collegano la città del Santo con la laguna. E pensare che, come disse l’ex governatore Giancarlo Galan quando, nel 2004, si mise in testa il cappello rosso da capostazione a Vigodarzere, il primo convoglio sarebbe dovuto partire entro il 2010. Sono venticinque anni che il progetto Smfr va avanti a passi di lumaca. Costato, sino ad oggi, oltre cento milioni, non è ancora a regime. Nel complesso è stato realizzato il quadruplicamento della tratta ad Alta Velocità/Alta Capacità Padova-Mestre (km 26); è stato costruito il raddoppio della linea Padova-Camposampiero-Castelfranco ed è stata anche realizzata la nuova tratta fra Mestre e Maerne di Martellago, con la realizzazione della nuova stazione di Spinea, senza, però, il completamento a doppio binario sino a Castelfranco, via Trebaseleghe, Piombino Dese e Noale. Questo perché la prima linea metropolitana di superficie del Veneto, in base al progetto originario, dovrebbe correre sull’asse Padova-Mestre-Castelfranco (con diramazione Treviso-Padova). «L’importante è che l’ 8 settembre si parta», sottolinea Lorenzo Manfredini, responsabile di Rfi di Padova, «nel frattempo stiamo potenziando la linea Padova-Vicenza, dove i treni potranno correre alla velocità massima di 200 km l’ora.

Felice Paduano

 

Settanta centimetri d’acqua in 90minuti: disagi in particolare a Scorzè e Noale

La rabbia dei residenti: «Estate o autunno poco cambia, servono interventi seri»

MIRANO – Dopo il nubifragio, gli allagamenti. Miranese ancora flagellato dal maltempo: il passaggio nel nucleo freddo del ciclone Gea, lo stesso che lunedì ha sradicato alberi, creando danni e black-out, ha scaricato sul comprensorio una nuova bomba d’acqua mercoledì sera, con piogge proseguite anche durante la notte. Il risultato sono stati allagamenti localizzati, ma con notevoli disagi per i cittadini. È accaduto in particolare a Scorzè, dov’è finita di nuovo sott’acqua, di oltre 30 centimetri, via Ronchi. Allagate anche via Marmolada, borgo Venezia, la zona del capitello Garoni e alcuni tratti della Castellana. Problemi anche in via Romagna. Viabilità difficile già mercoledì pomeriggio, poi l’acqua ha cominciato a scendere con la fine delle piogge. A Noale, nel pomeriggio di mercoledì, si è scatenato un nuovo nubifragio, con pioggia e grandine, che hanno mandato in tilt la rete di scolo. Allagamenti si sono registrati a Moniego centro, in via Ronchi, chiusa al traffico, via Brugnole, via Fosse e altre vie minori. Problemi idraulici anche a Santa Maria di Sala, dove l’acqua è salita all’incrocio tra via Rugoletto e via Pianiga a Veternigo e in via Marsari a Sant’Angelo. Caduti, in un’ora e mezza, fino a 70 centimetri di pioggia. A Campocroce di Mirano il maltempo ha provocato anche un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze per gli occupanti: due auto si sono scontrate all’incrocio tra via Accopé Fratte e via Braguolo-Canaceo. Feriti lievi i conducenti, sul posto sono intervenuti i carabinieri. Disagi alla viabilità sono stati segnalati un po’ ovunque, con allagamenti di alcuni tratti stradali, mentre il livello dei fossi e dei canali secondari si è alzato rapidamente ovunque, fino a tracimare in alcuni punti di campagna. Allagati anche alcuni scantinati e garage, in particolare lungo le vie finite a mollo. Una situazione di disagio simile a quelle registrate in autunno, che rilancia l’allarme sulle manutenzioni e che si somma ai disagi patiti da ha già riportato danni nel temporale di lunedì, con forti raffiche di vento che hanno abbattuto diversi alberi, anche di grandi dimensioni, danneggiando tetti e recinzioni. A Mirano il Comune è alle prese con diversi interventi, in particolare in via Bollati, dove dovrà essere rifatto un intero tratto di strada, franato dopo il sollevamento di un platano. A Spinea situazione sotto controllo: dal comune arrivano però video e foto scattate durante l’avvicinamento del temporale, ripreso dalla prospettiva privilegiata dei piani alti dei condomini. L’acqua in ritirata ha lasciato ieri sulle strade soprattutto danni e nuove polemiche: da Scorzè a Santa Maria di Sala, passando per Noale, gli abitanti protestano per i problemi idraulici. «Se non sono i canali a tracimare, ci pensa il temporale», afferma sconsolato un residente, «ormai autunno o estate qui è uguale, a finire sotto siamo sempre noi, basta un giorno di pioggia. I risarcimenti non arrivano mai, di interventi risolutori non se ne parla nemmeno». E per il fine settimana, dopo la tregua odierna, caratterizzata da schiarite e sole, è previsto un nuovo peggioramento, con rovesci e temporali in arrivo già dal tardo pomeriggio-sera di domani.

Filippo De Gaspari

 

Rami crollati e fossi tracimati in Riviera

MIRA – Ancora disagi per il maltempo mercoledì sera con allagamenti e problemi legati alla caduta di grossi rami ed alberi in Riviera del Brenta. Si tratta però di problemi più limitati di quelli che aveva provocato invece il temporale di due giorni prima. A Mira ad andare in sofferenza è stata l’area nord, cioè le frazioni di Marano, Borbiago e la località di Olmo di Borbiago. Qui sono andati sott’acqua i sottopassi sulla bretella Bacchin e quelli in località Trescievoli. Problemi di allagamenti in via Malpaga per la tracimazioni di alcuni fossati. La caduta di grossi rami invece ha provocato danni a Oriago nell’area di via Sabbiona. Un altro Comune della Riviera finito in sofferenza è Pianiga, in pieno graticolato romano: allagamenti sono stati registrati in scantinati e garage a Mellaredo e Rivale, mentre il vento ha provocato danni a Cazzago e Pianiga capoluogo con grossi rami caduti e finiti sulle carreggiate principali e nei giardini delle case. «La situazione », spiega il sindaco Massimo Calzavara, «è stata attentamente monitorata da squadre della Protezione civile ». Non ci sono stati problemi stavolta invece nell’area di Fiesso, anche se qualche disagio per la tenuta delle condotte delle acque meteoriche si è verificata nella zona di via Barbariga, ai confini con l’omonima frazione di Vigonza. Problemi limitati alle colture agricole infine nell’area sud del comprensorio, i Comuni di Camponogara, Campagna Lupia e Campolongo. Qui si sono verificate locali grandinate che hanno provocato danni al mais e alle vigne. La stima dei danni verrà fatta dagli agricoltori nei prossimi giorni.

Alessandro Abbadir

 

veneto orientale

Scantinati e garage sommersi, disagi a Jesolo

Colpiti soprattutto il centro e il lido ovest. De Zotti: «Ridimensionare la rete fognaria»

JESOLO – Acquazzone notturno: disagi al centro e al lido ovest di Jesolo. La pioggia della notte tra mercoledì e giovedì ha allagato strade e piazze, alberghi e scantinati o garage. Una notte insonne per decine di famiglie e imprenditori del turismo. Le zone più colpite sono state piazza Aurora e piazza Marina, poi anche piazza Drago e via Levantina, via Verdi e via Cellini. In alcuni casi nelle abitazioni i residenti sono stati svegliati nel cuore della notte dall’abbaiare frenetico dei cani. Interventi dei vigili del fuoco di Jesolo; molti si sono arrangiati con secchi e catini per svuotare le abitazioni o i garage. Non potevano aspettare di vedere rovinati mobili, auto e tutto quanto avevano all’interno immerso nell’acqua. «Ci chiediamo dove sono finiti tutti quegli appelli al dimensionamento della rete fognaria principale», commentano Cristopher De Zotti di Jesolo Bene Comune e Lucas Pavanetto di Fratelli d’Italia, «e proponiamo un nuovo piano per la verifica della tenuta e la sistemazione di quelle zone che oramai da anni, durante le piogge, sono assediate dall’acqua. Via Aquileia, in particolare all’altezza del commissariato e fino a piazza Internazionale, anche ieri mattina erano un fiume. Viale del Bersagliere, Via Grammatica e Martin Luther King lo stesso. «Vogliamo sapere dal Comune », concludono, «quando verranno fatti gli interventi in quelle zone che, non in casi eccezionali, ma nella normalità di una pioggia si trasformano in laghi».

Giovanni Cagnassi

 

Nuova Venezia – Metro’, la Regione accelera

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15

mar

2014

«Possibile il via a giugno»

Pendolari e sindacati cautamente soddisfatti: «Di Sfmr si parla dal lontano 1988»

L’assessore Chisso: «Per noi il sistema è partito con l’orario cadenzato»

VENEZIA – È stato lo stesso assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, a confermare ieri che il primo metrò partirà il prossimo 8 settembre. Anzi ha anche detto che, sempre se sarà possibile dal punto di vista tecnico e finanziario, i nuovi venti treni Sfmr sul tratto Padova-Mestre potrebbero addirittura partire già a giugno. E, naturalmente, com’è nello stile di Chisso, l’assessore ha anche lanciato qualche frecciata ai suoi detrattori. «Per noi della Regione il sistema metropolitano è partito già il 15 dicembre 2013, quando è entrato in vigore l’orario cadenzato anche per i treni regionali di tutto il Veneto, che, in fondo, è l’ossatura di tutte le linee metropolitane della regione. Comunque, quando partirà il primo metrò, tra Padova e Mestre circoleranno ben 82 treni locali al giorno. Sono tanti perché in questo tratto, nel 2008, è stata realizzata l’Alta Capacità con quattro binari». Sempre ieri i tecnici di Chisso hanno anticipato anche che il nuovo servizio dei venti treni giornalieri, supplementari rispetto a quelli attuali, sulla linea storica di 25 chilometri tra Mestre e Padova, sarà svolto dai nuovi convogli a sei casse dell’azienda svizzera Stadler, denominati Flirt, che ne ha già consegnati alla Regione 16. Ne mancano ancora 4. Sono treni già molti usati nelle aree metropolitane di mezza Europa, in grado di trasportare 400 persone. In pratica sono gli stessi convogli che, dal 15 dicembre, fanno servizio tra Mestre e Portogruaro e tra Monselice e Legnago-Mantova.

La notizia è stata accolta con moderata soddisfazione anche dalle associazioni dei pendolari e dai ferroviari dell’Orsa. «Finalmente si parte», sottolinea Davide Grisafi, presidente regionale di AssoUtenti. «Venti treni in più sulla tratta Padova Mestre, con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza/ Pianiga, Dolo e Mira-Mirano, rappresentano pur sempre un bel traguardo. Specialmente oggi dopo che l’orario cadenzato si è assestato bene ed in base ai dati raccolti, a livello ufficiale, da ViaggiaTreno, i ritardi giornalieri si contano sulle dita di una mano».

Un po’ diversa la posizione dell’Orsa. «Ok per la partenza del primo metrò regionale», osserva Sandro Trevisan, segretario nazionale Orsa e ferroviere mestrino. «Voglio ricordare, però, alla Regione ed anche a TrenItalia che il primo progetto di massima per il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale risale al 1988. Quindi non servirà una bottiglia di champagne, per festeggiare basterà un buon Pinot. Per il resto il progetto Smfr non deve finire assolutamente con la partenza dei primi treni metropolitani da Padova a Mestre. Il programma Smfr deve essere realizzato anche sulle linee Mestre-Treviso-Conegliano, Mestre- Castelfranco-Bassano del Grappa, Mestre- Quarto d’Altino- San Donà di Piave-Portogruaro ed anche sulla Padova-Vicenza. Facendo attenzione, naturalmente, alla ristrutturazioni delle stazioni e delle fermate, all’eliminazione di altri passaggi a livello ed all’arrivo di nuovi treni, più capienti di quelli attuali, senza i quali non si va da nessuna parte ».

Sempre Trevisan aggiunge che per far partire nel più breve tempo possibile il sistema metropolitano intorno al quadrilatero geografico intorno a Padova e Mestre, occorre realizzare il secondo binario nel tratto fra Maerne di Martellago e Castelfranco, via Piombino Dese e Trebaseleghe.

FelicePaduano

 

DOPO ANNI DI ATTESE

Metropolitana da settembre

Dieci treni Sfmr da Mestre a Padova. Orario già pronto

Prima linea Sfmr in partenza dall’8 settembre. La cosiddetta metropolitana di superficie, con dieci anni di ritardo, muove i primi passi. Il percorso è quello di Mestre-Padova e la segnaletica è già esposta nelle due stazioni interessate. Saranno dieci convogli andata/ritorno che si aggiungeranno agli altri treni regionali in servizio.

 

i nuovi trasporti » in veneto

La metropolitana partirà l’8 settembre tra Padova e Mestre

Dieci treni al giorno in andata e ritorno, c’è già l’orario

Il sindacato resta critico: «Costi altissimi e opere da finire»

PADOVA – Con (minimo) dieci anni di ritardo, finalmente, è stata fissata la data definitiva della partenza della Metropolitana di Superficie del Veneto. Come si può già leggere sull’orario delle Ferrovie dello Stato, esposto all’interno della stazione di Padova ed in quella di Venezia/ Mestre, la prima linea della Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) partirà il prossimo 8 settembre sul percorso Padova-Mestre. D’altronde a Padova Centrale è stata già installata la segnaletica interna alla stazione, che indica che il primo metrò sulla tratta per Mestre partirà dai binari 2 e 3 Mtr (metropolitana) e sono stati già sistemati i cartelli generali, che guidano i viaggiatori ad effettuare il percorso pedonale più breve sino alla stazione Giardino, da dove partiranno i nuovi treni metropolitani. Si tratta di dieci convogli all’andata ed altrettanti al ritorno, che andranno ad aggiungersi a tutti gli altri treni regionali attualmente in servizio in tutta la regione a partire dal 15 dicembre 2013, giorno in cui, in tutto il Veneto, è partito il nuovo orario cadenzato, croce e delizia dei pendolari di TrenItalia.

Il primo metrò per Padova da Venezia partirà alle 8.10. Quello successivo alle 9.10 e così via sino alle 20.10.

Da Padova, invece, il primo metrò si muoverà alle 6.49. Il secondo alle 8.49, mentre l’ultima corsa sarà alle 19.49.

Tempo di percorrenza: 35 minuti con fermate in tutte le stazioni intermedie. Ad esempio quello delle 6.49, partirà da Ponte di Brenta alle 6.58; da Vigonza-Pianiga alle 7.03; da Dolo alle 7.08 e da Mira-Mirano alle 7.14. L’arrivo a Mestre è previsto alle 7.24.

Al momento TrenItalia, in stretta collaborazione con Rfi, ha messo in orario i primi treni in vigore dall’8 settembre solo sino al 13 dicembre di quest’anno, ma resta implicito che il nuovo metrò continuerà a correre anche in base al nuovo orario annuale delle Ferrovie dello Stato, che partirà dal 14 dicembre.

Nonostante la buona notizia arrivata ieri mattina direttamente dai tecnici di Rfi, Ilario Simonaggio, segretario regionale di Filt-Cgil, resta critico nei confronti del programma stabilito dalla Regione Veneto per quanto riguarda i ritardi cronici del sistema Sfmr:

«La delibera Cipe, la numero 121, risale addirittura al 2001, ossia a tredici anni fa» spiega il sindacalista padovano della Cgil «Il costo complessivo era di 273,7 milioni. La seconda fase è partita nel 2006. Tant’è che già nel 2008, con la delibera numero 244, il governo ha autorizzato alla Regione un contributo di 10 milioni all’anno, gravato, però, dal contenzioso a tutt’oggi non ancora risolto con lo studio di progettazione Net Enginering. Ammettiamo pure che il prossimo 8 settembre si parta veramente, restano i pesanti buchi neri con i quali la Regione ha affrontato l’iter del programma generale, che, all’inizio dei lavori, prevedeva 172 km di nuove tratte ferroviarie, 407 passaggi a livello da eliminare, 162 tra stazioni e fermate da ristrutturare e 120 nuovi treni. Come mai gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti? Caro Renato Chisso, quando finirà una volta per tutte il tempo delle chiacchiere e della propaganda?».

Felice Paduano

 

Ritardi, in Veneto restano ancora 500 chilometri a binario unico

VENEZIA. Se ancora oggi, anche con il nuovo orario cadenzato di tutti i regionali, i treni locali, specie nelle fasce orarie più utilizzate dai pendolari, non arrivano puntuali e accusano problemi tecnici in particolare con condizioni meteorologiche critiche, è perché , in tutta la regione, circa 500 chilometri di linea sono ancora a binario unico.

Fra le tratte con un solo binario anche la Montebelluna- Feltre- Belluno- Calalzo (108 km), la Treviso-Motta di Livenza- Portogruaro (52km ), la Conegliano -Vittorio Veneto-Ponte nelle Alpi (39 km), Camposampiero-Cittadella- Bassano (30 km), la Castelfranco -Bassano-Primolano ( 50), Maerne Martellago-Castelfranco ( 25 ), Vicenza-Schio ( 32 ), Chioggia -Adria-Rovigo( 52 ), Rovigo-Verona e Monselice-Montagnana- Legnago.

In un’epoca in cui domina la tecnologia, una gran parte del servizio ferroviario regionale è ancora a binario unico. In genere, poi, le ferrovie locali sono obsolete, anche se la manutenzione resta a buoni livelli, perché sono state costruite tantissimi anni fa. Alcune risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, a cavallo del tramonto dell’impero asburgico (1866) e i primi anni del Regno d’Italia, quando la prima linea ad essere costruita fu la Padova-Mestre-Fusina.

«Eppure la realizzazione del doppio binario nei tratti ferroviari in cui manca sarebbe importante sia per la sicurezza, sia per far circolare più treni e più velocemente» speiga Sandro Miccoli, ex capostazione a Padova e a San Donà «In Italia si spendono tanti soldi per opere che, alla fine, si rivelano inutili. Investire, invece, di più sullo sviluppo della rotaia significherebbe innanzitutto creare nuovo lavoro,ma anche e specialmente realizzare le condizioni per vivere in un territorio meno inquinato e con meno auto sulle strade».

(f.pad.)

 

L’INTERVENTO

di Ilario Simonaggio – Segretario generale Filt Cgil Veneto

SFMR, ecco tutto quello che non è stato ancora fatto

Il consiglio regionale che voterà il bilancio di previsione 2014 dovrà decidere che Veneto intende realizzare: basta trasportare persone come se fossero merci

Le federazioni sindacali dei Trasporti hanno insistito nella recente audizione in commissione regionale Bilancio sulla necessità di completare entro la legislatura regionale almeno la prima fase del Sistema ferroviario metropolitano regionale. L’opera è inclusa nella delibera Cipe numero 121 del 2001, nell’ambito dei sistemi urbani con un costo di 273,7 milioni di euro. Nel 2006 la Regione Veneto trasmette al Mit il decreto con il quale è approvato il progetto definitivo. L’intervento è incluso nella delibera Cipe numero 130 dello stesso anno. La seconda fase del SFMR, anno 2006 compresa nel rapporto “infrastrutture prioritarie” del MIT, con un costo stimato di 140 milioni di euro, di cui 56 milioni di euro stanziati dalla Regione, per un fabbisogno residuo di 84 milioni di euro. La Finanziaria 2008 (legge 244/97) autorizza un contributo decennale di dieci milioni di euro anno, a decorrere dal 2008, per la realizzazione del secondo stralcio del SFMR. Nel 2011, la rilevazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici AVCP sullo stato di attuazione delle opere comprese nel PIS, che si basa su dati comunicati dal RUP al 31 maggio 2011, risulta che il progetto definitivo per appalto integrato non è ancora stato approvato per carenza di finanziamenti. Progettazione definitiva affidata a Net Engineering Spa in data 2 luglio 2007, con iter di conclusione 30 giugno 2011, purtroppo non ancora approvato e all’origine di un lungo contenzioso economico tuttora in corso.

Questa grande opera che doveva costituire assieme al Passante di Mestre (inaugurato il 8 febbraio 2009) la migliore dimostrazione del Veneto “del fare”, con una larga ed estesa condivisione degli stessi ambientalisti e comitati che contestano le grandi opere viarie e stradali, è invece ogni giorno che passa su un“binario morto”.

Si sono sforati tutti i cronoprogramma stabiliti dalla Regione Veneto e rimane grave che non ci sia una assunzione di responsabilità collettiva per quantomeno completare la prima fase del SFMR entro l’attuale legislatura regionale.

Cinque anni di legislatura che non possono annoverare nessuna opera per la mobilità degna di nota. I tre obiettivi stabiliti nella pianificazione: l’appuntamento, il cadenzamento, la continuità sono tuttora in attesa di tempi migliori. Il ritardo cronicizzato della realizzazione del SFMR trascina nella polvere pure le restanti azioni disposte: l’integrazione treno-bus con il ridisegno della rete delle autolinee su gomma e l’integrazione tariffaria; l’integrazione urbana con politiche di regolazione del traffico privato nelle aree urbane, in particolare di politiche di tariffazione della sosta. Gli interventi di sintesi SFMR (previsione iniziale) fatti da 172 km di lunghezza nuove tratte ferroviarie; 407 passaggi a livello eliminati; 162 stazioni o fermate ristrutturate; 37 fermate di nuova costruzione; 120 nuovi complessi di treni per il servizio regionale. Buona parte degli impegni al palo con le conseguenze quotidiane sul servizio tra stazioni fatiscenti, stazioni nuove in degrado (vedi Busa di Vigonza), materiale rotabile vecchio, insufficiente o inadeguato.

Dopo 25 anni dal piano regionale dei trasporti; oltre 10 dal limite del completamento della prima fase del SFMR la situazione del “Veneto del fare” è impietosa:

fase 1 SFMR, investimento e finanziato per 640 milioni di euro, completata per il 90%, nessuna previsione certa di fine lavori;

fase 2 SFMR investimento per 350 milioni di euro, finanziato in origine per 250 milioni di euro, completata per il 5%, nessuno è in grado di fissare cronoprogramma; collegamento aeroporto Marco Polo, investimento di 260 milioni di euro; modifica progetto nel 2006 con tracciato basso e fermata TAV, revisione 2013, nessuna modifica formale della progettazione romana, figuraccia e tempi dilatati a dismisura, nessuna realizzazione;

fase 3 SFMR investimento 1200 milioni di euro, finanziati 5 milioni di euro,nessuna realizzazione; SFMR Veneto occidentale investimento 550 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; interventi complementari investimento 1200 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione;

fase 4 SFMR investimento 1100 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; materiale rotabile investimento 600 milioni di euro, finanziato 350 milioni di euro, realizzato l’acquisto di 20 complessi di treni con mutuo trentennale, rimangono da acquistare altri 100 complessi di treni per il rinnovo del parco rotabile necessario al servizio regionale.

Il consiglio regionale che in questa settimana voterà il bilancio di previsione 2014, è chiamato a decidere che Veneto del terzo millennio intende costruire e realizzare. Senza nemmeno una dotazione minima di fondi strutturali in spesa per investimenti ferroviari, per quest’anno e gli anni a venire, è difficile prevedere se ci sarà ancora un servizio ferroviario regionale. Oggi trasportiamo le persone come fossero merci, quando va bene, altro che treni giapponesi invocati dal Presidente della Regione. Dovremo invece trasportare le merci come fossero persone. Il tempo delle chiacchiere e della propaganda è finito per tutti. Dalle risorse stanziate per il trasporto pubblico locale (ferroviario, bus, vaporetti) è possibile immediatamente comprendere se il trasporto collettivo passeggeri è una priorità del Veneto.

 

OLTRE LA CRISI»LE SCARPE DEL LUSSO

La commissione industria del Senato in visita al distretto della calzatura veneta «Un marchio di qualità tutelerà le produzioni artigianali interamente italiane»

FOSSO’ – Siro Badon, presidente dell’Associazione calzaturifici Riviera del Brenta, lo ripete a voce alta: «Siamo stanchi di essere dipinti come il distretto dei laboratori cinesi: qui c’è uno dei distretti della calzatura più importanti d’Italia, non siamo secondi a nessuno. Se le grandi griffe sono sbarcate qui, vorrà pur dire qualcosa».

In una manciata di chilometri, a cavallo delle province di Padova e Venezia, 556 piccole e medie imprese difendono il mito della calzatura di lusso: Fiesso d’Artico, Fossò, Stra, Vigonovo, Vigonza, Noventa Padovana e Saonara danno ospitalità a calzaturifici, accessoristi, modellisti e ditte commerciali.

Diecimila addetti, due miliardi di ricavi, 20 milioni di paia di scarpe l’anno: i marchi del lusso Prada, Vuitton, Armani, Dior, Yves Saint Laurent sono tutti insediati da queste parti.

Ecco perché la commissione industria del Senato, presieduta da Massimo Mucchetti, ha voluto fare un’uscita pubblica istituzionale in questa parte del Nordest.

L’occasione è stata la presentazione di un disegno di legge per l’istituzione di un marchio «Italian quality» per tutte le produzioni che, oltre alla fase finale del prodotto, possono dimostrare di realizzare un’altra fase produttiva in Italia.

«Un marchio che interessa soprattutto le piccole imprese – sintetizza Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato e prima firmataria del disegno di legge –: ci siamo ispirati al modello tedesco di tutela dei prodotti nazionali e l’obiettivo è quello di dare uno strumento di garanzia alle imprese e ai consumatori. Naturalmente non deve costare nulla alle imprese, e deve essere assegnato dopo un’istruttoria degli organi dello Stato».

La visita istituzionale dei senatori è iniziata ieri mattina dalla Scuola per Modellisti Calzaturieri della Riviera del Brenta, oggi Politecnico Calzaturiero, a Vigonza: «Grazie alla presenza di questa scuola abbiamo salvato il distretto» ha spiegato il presidente del Politecnico.

La scuola, sorta nel 1923, forma i migliori modellisti, tecnici di prodotto, operatori Cad, computer grafica, informatica. Un vivaio di manodopera altamente specializzata che ha convinto tutte le grandi griffe ad investire nella Riviera del Brenta: ad uno ad uno, molti degli imprenditori della Riviera hanno ceduto le loro aziende alle multinazionali del lusso. A partire da Luigino Rossi, che ha venduto nel 2003 a Lvmh. L’ultimo in ordine di tempo è Giuseppe Baiardo, 61 anni,piemontese di nascita e veneto d’adozione, che nel 2005 ha ceduto la sua Iris ai giapponesi della Onward Kashiyama, 3,5 miliardi di ricavi, quotata a Tokio. Adesso l’azienda si chiama Onward Luxury Group, realizza ricavi per 55 milioni di euro, ha 180 addetti e produce le scarpe Jil Sander, Chloé e Mark Jacobs.

I parlamentari della commissione industria hanno voluto visitarla da cima a fondo, dallo stile all’orlatura, dal taglio al montaggio. «Questo è un modello italiano ad alto valore aggiunto: è proprio questo tipo di produzioni che vogliamo tutelare con il marchio Italian Quality» conclude Valeria Fedeli.

Daniele Ferrazza

 

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