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PEDEMONTANA – Vertice tra i sindaci e il commissario Vernizzi: subito il progetto, poi si penserà ai soldi

L’IMPERATIVO «Bretella e tangenziale vanno fatte entro il 2018»

Intanto si fa un progetto complessivo per mettere nero su bianco tutte le opere complementari della Pedemontana dalla zona del Montello all’allacciamento con l’autostrada A27. Poi si cercheranno i soldi per realizzarle. È questo l’accordo stretto ieri a Veneto Strade tra il commissario Vernizzi e i nove sindaci che avevano ufficialmente chiesto di aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba solo dopo aver completato anche l’ultimo metro delle strade accessorie.

I toni infuocati del botta e risposta degli ultimi giorni sono spariti: niente più diffide, minacce di barricate o aut aut. Adesso si lavora con la diplomazia per riuscire a portare a casa qualcosa. Due opere su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Senza, avvertono i primi cittadini, i centri dei paesi finirebbero soffocati dalle nuove ondate di traffico. Per realizzarle servono 13 milioni. Almeno. Soldi che ad oggi non ci sono.

«Abbiamo concordato di predisporre un progetto preliminare delle opere di viabilità necessarie – spiegano i sindaci di Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Arcade, Nervesa, Giavera, Volpago e Paese – sulla base dell’esito di questo, apriremo poi un tavolo di confronto con il presidente della Regione per ottenere i finanziamenti necessari».

Nel piano proposto da Vernizzi ci sarà tutto: bretella, tangenziale, rotatorie, parcheggi e anche piste ciclabili. Più altre strade di collegamento, ad esempio con la zona industriale di Giavera e con il futuro complesso del velodromo.

«Il progetto valuterà tutti i flussi di traffico – sottolinea Marco Serena, sindaco di Villorba – e ci dirà quanti soldi serviranno». Soldi che potranno arrivare dalla Regione o da eventuali risparmi della Pedemontana. Si potrà aggiungere la compartecipazione dei Comuni e di qualche privato.

Imperativo categorico: bretella e tangenziale devono essere realizzate entro il 2018. È questa la data prevista per l’apertura dei due caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba. Il tempo non manca. Ma non bisogna perderlo. I lavori per la realizzazione della Pedemontana arriveranno tra Povegliano, Spresiano e Villorba già prima della fine di quest’anno. Ed entro il 2016 partirà la bonifica per il passaggio sulla discarica tra via Marconi e via Ferrarezza, ultimo passo prima di sfociare nell’A27. «Abbiamo visto che la collaborazione tra i Comuni è fondamentale – conclude Serena – il territorio non può più essere rappresentato solo dai singoli municipi».

Mauro Favaro

 

PEDEMONTANA – Serena risponde al commissario Vernizzi. Mercoledì incontro con i 9 sindaci

VILLORBA – «Non posso che ringraziare Vernizzi per la sua disponibilità: nell’incontro chiariremo quello che chiediamo». Prova a usare la diplomazia Marco Serena, sindaco di Villorba, uno dei 9 primi cittadini ad aver invitato il commissario della Pedemontana a non aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba senza aver prima ultimato le opere complementari, ad oggi non finanziate. Ma non ce la fa.

L’altro ieri Vernizzi ha risposto con una mezza provocazione: «Se i caselli creano così tanti problemi, possiamo anche cancellarli dal progetto». Poi ha invitato i sindaci a un incontro per il 27 maggio.

E qui Serena cala il carico. «Per stavolta ci andremo in 9 – replica – e non in 105 mila, che sono i cittadini che rappresentiamo».

Parole scelte per mettere in chiaro fin da subito il peso delle richieste dei sindaci firmatari: oltre a Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade. In ballo c’è il futuro della viabilità. Senza la bretella di Povegliano e senza la tangenziale di Spresiano, sono convinti i sindaci, tutto il traffico della Pedemontana è destinato a riversarsi nei centri abitati dei paesi. Con un peggioramento della qualità della vita dei residenti sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della salute.

Ma solo per la bretella di Povegliano bisognerebbe trovare circa 8 milioni. Poi altri 5,5 per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. E ulteriori 3,5 milioni per completarla. Vernizzi è stato chiaro: non spetta a lui andare a cercare soldi per opere mai inserite nei progetti. Ma Serena è convinto che qualcosa si possa fare.

«Noi – conclude – confidiamo che nelle pieghe del bilancio della Pedemontana si possano trovare, in futuro, le risorse necessarie».

(m.f.)

 

PEDEMONTANA – Il commissario contro Povegliano e Spresiano: «Non rispettate gli accordi»

«Se i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba creano troppi disturbi, possiamo anche cancellarli dal progetto della Pedemontana». È questa, in sintesi, la mezza provocazione con la quale Silvano Vernizzi, commissario della superstrada, replica alla diffida siglata giovedì da 9 sindaci trevigiani.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade hanno chiesto di non aprire i caselli in questione senza aver prima ultimato le opere complementari, non ancora finanziate, per evitare che il traffico della Pedemontana si riversi nei centri abitati. Due su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Per la prima bisogna trovare circa 8 milioni. E per la seconda almeno 5,5 milioni.

Senza queste strade, hanno messo nero su bianco i sindaci, i paesi verrebbero invasi da auto e camion con «sensibile aumento dell’inquinamento e conseguente aggravio delle condizioni di sicurezza e salute degli utenti».

Considerazioni che Vernizzi non ha preso benissimo. Tanto che subito dopo aver letto la lettera, inviata anche a Regione e ministero delle infrastrutture, ha fissato per mercoledì prossimo un faccia a faccia con i firmatari e lanciato l’aut aut.

«Nel mio ruolo di commissario non ho la funzione di reperire 8 milioni per la realizzazione di opere mai previste in alcun progetto – mette in chiaro – con il Comune di Povegliano è stato firmato un accordo di programma in cui era prevista solo la progettazione, attualmente in corso, e non la costruzione della bretella. La cosa è nota al sindaco. Se per motivi politici interni deve sostenere altre tesi, ciò esula dalle mie competenze».

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. Il sindaco Missiato sperava di poter contare sui risparmi della Pedemontana per realizzare almeno il primo tratto da 5,5 milioni. Niente da fare.

«Non ha senso – taglia corto Vernizzi – la Pedemontana rispetta il suo piano finanziario da 2,2 miliardi». Da qui l’idea di cancellare direttamente i caselli: «La proposta che verrà avanzata ai comuni – conclude il commissario – sarà quella di non realizzare i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba, viste le problematiche che gli stessi determinano secondo quanto esposto dai sindaci».

Una mossa che i firmatari della diffida certo non si aspettavano. «Faremo le necessarie valutazioni – prende tempo Rino Manzan (Povegliano) – il discorso non può riguardare solo un Comune». «Noi siamo al servizio dei cittadini – conclude Riccardo Missiato (Spresiano) – va trovata una soluzione, non fatta polemica».

Mauro Favaro

 

PEDEMONTANA – Documento condiviso

SPRESIANO – Non aprire i caselli della Pedemontana se prima non vengono ultimate anche le opere complementari per salvare i centri abitati dal traffico: su tutte, la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. È la richiesta contenuta nella lettera siglata ieri da 9 sindaci e inviata al commissario Silvano Vernizzi, a Veneto Strade, alla Regione a al ministero delle infrastrutture.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade non usano giri di parole.

«Diffidiamo le autorità competenti a mettere in esercizio l’arteria stradale -hanno messo nero su bianco- e in particolare ad aprire i caselli di Povegliano e Villorba-Spresiano fintantoché non sarà realizzata anche la viabilità di adduzione e complementare con le opere necessarie a mettere in sicurezza i territori confinanti».

O si fa tutto, insomma, o non si apre nulla. Restano da trovare circa 15 milioni: 8 milioni per la bretella tra il casello di Camalò e la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago e 5,5 milioni per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. Per la conclusione di questa ultima, poi, bisognerebbe aggiungere altri 3,5 milioni. Così la Pontebbana, strada già intasata che taglia in due Spresiano, sarebbe al riparo dalle nuove ondate di traffico.

Rino Manzan, sindaco di Povegliano, ha detto che senza l’attesa bretella è pronto a bloccare fisicamente i cantieri della Pedemontana.

Riccardo Missiato, primo cittadino di Spresiano, è un pò più cauto. Ma la sostanza non cambia di una virgola: «Chiediamo che i risparmi sulla modifica del tracciato della Pedemontana vengano impegnati per le opere complementari -conclude- Da parte nostra auspichiamo che la tangenziale possa essere finanziata in modo completo. L’importante, comunque, è mettere in fila una serie di passi concreti». Ora si attende una risposta.

(mf)

 

PEDEMONTANA – Bretella di Povegliano e opere complementari: «Fuori i soldi»

Nove sindaci sul piede di guerra lungo la Pedemontana. L’obiettivo è uno solo: ottenere il finanziamento di tutte le opere complementari.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade si ritroveranno oggi pomeriggio a Spresiano per firmare un documento unitario in cui si chiede alla Regione e a Veneto Strade di allargare i cordoni della borsa per non abbandonare i centri abitati nella morsa del traffico che girerà attorno alla nuova superstrada.

In ballo c’è in primis la bretella di Povegliano, via che dovrebbe collegare il futuro casello di Camalò direttamente con la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago.

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. «Il commissario Vernizzi ha ribadito di non poter assicurare il finanziamento della bretella -rivela Stefano Anzanello, responsabile dell’area tecnica del municipio di Povegliano- pur impegnandosi a fare il possibile per reperire i fondi necessari all’interno del quadro economico della superstrada».

A luglio arriverà solo il progetto, quindi. Non i soldi. All’appello mancano circa 8 milioni.

«Se la bretella non verrà realizzata contemporaneamente alla superstrada -ha già messo in chiaro il sindaco Rino Manzan- mi metterò fisicamente davanti al cantiere per bloccare la Pedemontana».

Prima, però, si proverà con la diplomazia. Dopotutto lo stesso Vernizzi ha fatto sapere di essere pronto a sostenere le richieste che il Comune di Povegliano, anche con l’appoggio delle amministrazioni comunali confinanti, inoltrerà alla Regione. Da qui è nata l’alleanza dei 9 sindaci.

Mentre ci si prepara al braccio di ferro, comunque, qualcosa sembra muoversi. Povegliano sta per firmare un accordo per la realizzazione di un parcheggio all’interno della rotatoria di accesso al casello, il completamento della strada tra il medesimo casello e via Arcade e la predisposizione dello spazio per una pista ciclabile sul sovrappasso di via Arcade. Ma l’obiettivo resta la bretella.

 

Gazzettino – Pontebbana e Postumia vetrina per i megastore

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25

feb

2015

PRIMO PASSO – Una variante urbanistica

Il piano: salvare l’area che si affaccia sulle due arterie, giù tutto il resto

LA SCOMMESSA – Zona industriale in completo abbandono. Ma la giunta Serena ha un’idea

Non più vecchi capannoni, ma megastore sullo stile di Zara e Media World da piazzare ai bordi della Pontebbana e della Postumia. È questo il futuro pensato dalla giunta Serena per la zona industriale delle Castrette, una delle più grandi della Marca, ormai finita nel degrado. E non si tratta solamente di un’idea.

Nel consiglio comunale di lunedì sera è infatti passata una variante al piano urbanistico che punta ad agevolare in tutti i modi possibili l’insediamento di strutture di vendita con una superficie di oltre 1.500 metri quadrati.

«Se potessi raderei al suolo quella zona industriale» aveva detto ieri il sindaco. E così è. Ma puntando in primis a trasformare le fasce che corrono lungo la Pontebbana e la Postumia, percorse da circa 40mila auto al giorno, in una sorta di terra promessa per i megastore. Il sogno, invece, è di riportare i campi nella parte interna dell’area produttiva, dove ci sono comunque dei negozi che provano a resistere, per trasferirla pari pari, con saldo zero tra i metri cubi rimossi e quelli costruiti, nella zona dietro via della cartiera, tra Villorba e Spresiano, vicino alla sede di Benetton.

«Non vogliamo speculazioni -mette in chiaro Serena- ma riordinare il territorio mantenendo invariata la cubatura».

Il sindaco ha messo nel mirino la trasformazione della vecchia zona industriale delle Castrette e ha intenzione di andare fino in fondo. Dopotutto in mano ha uno studio sulla situazione delle imprese, iniziato un anno fa in collaborazione con l’università di Venezia, che evidenzia tutte le difficoltà di quell’area: le aziende con base tra la Pontebbana e la Postumia, è la sintesi che ne esce, sono per la maggior parte di natura commerciale, non proiettate sull’export, senza intenzione di assumere, senza velleità di investimenti e senza l’idea di allargarsi. È desolante. Ma tant’è. I dati verranno resi pubblici nelle prossime settimane.

Già si sa, però, che circa il 47% delle aziende delle Castrette sono di natura commerciale e che il 24% ha aperto qui, il più delle volte in affitto, dopo il 2000. Principalmente per convenienze logistiche. La vera nota dolente, vista la stagnazione interna, è che il 70% di queste non lavora con i mercati esteri. A fare da contraltare ci sono i giudizi delle stesse imprese sulla zona industriale: il 55% pensa che le strutture e le strade siano adeguate, la maggior parte assicura che il servizio della raccolta differenziata funziona a dovere e l’80% è convinto che l’apertura di grandi poli, sullo stile di Zara e Media World, risolverebbero tutti i problemi.

Facile intuire la lettura che ne dà la giunta Serena: se una zona industriale considerata funzionale slitta nel degrado, vuol dire che ha dato tutto quello che doveva dare. E che adesso è tempo di cambiare.

Mauro Favaro

 

Gazzettino – Villorba. C’era una volta la zona industriale

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24

feb

2015

Da polo produttivo a sito deserto e spettrale: «Qui non c’è più futuro»

«Se potessi la raderei al suolo all’istante e la trasferirei nell’area vicina alla cartiera, tra Villorba e Spresiano, in previsione dello sviluppo del casello della Pedemontana. In Germania l’avrebbero già fatto».

Il sindaco Marco Serena ha un’idea fissa: far tornare il verde dei campi al posto dei capannoni della mega zona industriale delle Castrette, compresa tra la Pontebbana e la Postumia. Non è una causa ambientalista. Per lui quell’area produttiva, tra le più estese di tutta la Marca, in quel luogo non ha più futuro: «Non può avere alcun orizzonte -mette in chiaro- con le attuali difficoltà economiche non c’è neppure discussione».

Che la zona industriale sia in uno stato di abbandono e degrado non è un mistero. I primi capannoni sorti ormai 40 anni fa hanno rappresentato il simbolo dell’esplosione delle imprese e delle partite Iva nel trevigiano. Ma adesso molti sono stati svuotati dalla crisi. E le strade non vengono più curate come prima. L’indicatore più significativo è l’abbandono di immondizia: da via Pacinotti a via Einstein i casi non si contano più. Compresi rifiuti ingombranti come frighi e congelatori. Poche settimane fa è stata ritrovata addirittura un’auto. Il requiem ha probabilmente iniziato a risuonare nell’ottobre del 2013, quando il Panorama ha abbassato le serrande per trasferirsi proprio nel nuovo centro commerciale di via della cartiera, vicino allo stabilimento di Benetton.

Chi è rimasto prova a resistere. Certo non è facile. «È cambiata la geografia produttiva e bisogna prenderne atto -fa il punto Serena- si apre una nuova via: come negli anni ’70 l’autostrada A27 aveva portato alla nascita della zona industriale, adesso l’arrivo della Pedemontana previsto per il 2018 ne decreta lo spostamento». «Tutti gli industriali che incontro, poi, mi parlano della strada Ovest o della Pontebbana -aggiunge- cercano di avere una sede visibile: l’idea della fabbrica nascosta all’interno di lottizzazioni di capannoni non interessa più a nessuno».

Non sono discorsi puramente teorici. Nei giorni della chiusura del Panorama, il sindaco ne aveva parlato anche con Zaia. «La riqualificazione è un’idea vincente -è stata la benedizione del governatore- se il saldo fra i metri cubi rimossi e quelli costruiti è pari a zero, avrà anche la Regione al suo fianco». Il mese scorso Serena ha provato a passare dalle parole ai fatti confezionando un inedito piano di incentivi economici per chi demolisce i capannoni svuotati dalla crisi. Il Comune ha stanziato un fondo da 100mila euro fino a giugno per garantire agli imprenditori un contributo massimo pari al 40% delle spese di demolizione e un credito edilizio pari almeno alla cubatura degli stabili rasi al suolo. Così da iniziare a plasmare una nuova zona industriale. Per il momento, però, l’idea non ha attirato troppi interessi. Anzi, si contano sulle dita di una mano.

Va almeno in parte nella stessa direzione l’accordo pubblico-privato con la Ortica e la Re-Ga Investimenti che prevede l’abbattimento dei capannoni a Fontane Chiesa Vecchia e il trasferimento in 6.400 metri cubi da costruire nell’area verde dietro l’AutoSile e le officine meccaniche. Un duro colpo, invece, è arrivato dall’addio della Marchiol, l’azienda di materiale elettrico in procinto di lasciare il caotico traffico della strada Ovest per trasferirsi in un nuovo polo logistico commerciale da 47mila metri quadrati, dove lavoreranno 320 dipendenti, da realizzare lungo la Treviso-Mare a Roncade attraverso un piano di investimenti da 45 milioni. Il Comune aveva provato a trattenere la società proponendo uno spazio in zona Castrette. Ma non c’è stato niente da fare: Marchiol cercava altro.

«Secondo gli ultimi dati la provincia ha perso oltre 300 imprese. E questo a Villorba si vede in modo plastico -conclude Serena- Nella zona industriale c’erano in programma degli investimenti da parte di privati, che poi sono saltati. E adesso il Comune si ritrova con quattro soldi in croce per provare a riqualificarla. Se ho 100mila euro, ad esempio, sistemo quelle strade o copro le buche delle vie percorse ogni giorno dai cittadini? Bisogna iniziare a calarsi in una nuova realtà e nella nuova geografia produttiva».

 

Troppi scheletri vuoti e abbandonati nel suo territorio

Il sindaco di Villorba crea un fondo di 100mila euro per incentivare la conversione delle aree in terreni agricoli

capannoni in disuso

LA RIVOLUZIONE – Zone industriali in crisi: Villorba vuole fare ordine

IL CONTRIBUTO –  Previsti 100mila euro per chi decide di demolire

Dal boom agli “scheletri”: un milione di metri cubi

Un incentivo economico per chi demolisce i capannoni svuotati dalla crisi. È questo il fulcro del sistema studiato a Villorba per rimettere ordine nelle zone industriali. Qui i buchi neri non mancano. E nemmeno gli scheletri di cemento. Per questo la giunta capeggiata da Marco Serena ha pensato di offrire contributi comunali agli imprenditori che decidono di buttare giù gli immobili dismessi e di riportare i pezzi di area produttiva a terreno agricolo.

COSÌ SERENA – Tornerà l’erba nel centro commerciale di via Pacinotti

LA LATTERIA Treviso è un’altra delle aree produttive abbandonate della periferia trevigiana

SCHELETRI industriali dismessi. Nella Marca sono 1051

Nella Marca più di mille buchi neri

TREVISO – (zan) Lo sviluppo disordinato negli anni del boom ha creato benessere diffuso ma, di contro, ha punteggiato l’intero territorio di “scheletri” e “buchi neri”. Delle oltre mille aree industriali, presenti nei 95 comuni della Marca, secondo una rilevazione dello scorso autunno, solo 26 hanno un’estensione e un tasso di occupazione rilevante. Nel solo comune di Treviso, stimava l’urbanista Leopoldo Saccon presentando il censimento, gli insediamenti non residenziali in disuso coprono almeno un milione di metri cubi.

 

Il problema della riconversione di fabbricati e perfino stazioni è al centro di un vivace dibattito

Capannoni dismessi, ma pure centri commerciali, edifici pubblici, persino stazioni ferroviarie. I nuovi modelli industriali e la delocalizzazione prima, la crisi globale poi, hanno lasciato alla Marca una pesante eredità di immobili non residenziali ormai in stato di abbandono.
Secondo un recente studio condotto dall’Osservatorio economico e sociale, in provincia si contano 1.077 zone classificate come produttive. Di queste, appena 26 hanno dimensioni di una certa rilevanza e possono tuttora vantare imprese attive nella maggior parte degli spazi disponibili.
Sempre più spesso nel dibattito pubblico si impone il problema di come riconvertire quei fabbricati. Lo scorso settembre, la Cgil di Treviso ha dedicato al tema una mostra non a caso intitolata «Vuoti a perdere?»: una sessantina di fotografie di fabbriche in stato di abbandono. Tra queste, nomi illustri dell’industria trevigiana che fu, dalla Pagnossin alla Filatura Monti, dalle Vaserie Trevigiane alla San Lorenzo. Un’altra discussione collettiva è stata promossa anche dall’Ordine provinciale dei Dottori commercialisti.
Le possibilità tecniche di riconversione non mancano, dall’edilizia sociale a favore di anziani o giovani, all’insediamento di nuove imprese del mondo digitale. Ci si scontra però con costi di riqualificazione e di bonifica in genere molto elevati, tali da rendere indispensabile una compartecipazione pubblico-privato. Nonché con caratteristiche costruttive sovente inadeguate: «Occorre distinguere tra archeologia industriale e i capannoni recenti -notava in un convegno Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton- Per i secondi, spesso è più conveniente l’abbattimento».

 

“Guerra” ai ruderi: c’è l’incentivo

La giunta vara un progetto: soldi a chi trasforma le aree produttive dismesse in terreno agricolo

Campi al posto dei capannoni, insomma. Non è solo un proposito. I soldi ci sono già. Per i prossimi 6 mesi sono stati stanziati 100mila euro. L’ammontare dei singoli incentivi dipenderà dal numero di domande. Quel che è certo è che il contributo non potrà coprire più del 40% delle spese di demolizione. Non è tutto. Alle aziende che aderiranno al programma verrà garantito un credito edilizio pari almeno alla cubatura della struttura rasa al suolo. Se non di più. «Abbiamo deciso di aprire una finestra di 6 mesi per vedere che risposte ci sono -spiega il sindaco Marco Serena- Il credito edilizio assegnato a chi abbatterà un immobile dismesso sarà valido 10 anni e consentirà ai privati di non perdere un solo metro cubo. Dove potrà poi essere costruita una nuova struttura, verrà deciso assieme all’amministrazione». L’importante è che non si vada oltre il decennio. «Se dopo 10 anni non sarà stato fatto niente -aggiunge il primo cittadino- allora la titolarità del credito edilizio passerà nelle mani del Comune». Se non è una rivoluzione, poco ci manca. Tanto più che arriva dal territorio con una delle zone industriali più grandi di tutta la Marca. Piena zeppa di capannoni. Più di qualcuno finito nel degrado dopo il fallimento dell’azienda. È il caso dell’avveniristico edificio costruito dalla Maber. Ma anche dello scheletro ex Mondial che sorge lungo la Pontebbana. Per non parlare delle serrande abbassate nel parco commerciale di via Pacinotti. «Lì deve tornare l’erba» aveva detto il sindaco. Adesso sta provando a raggiungere l’obiettivo. Almeno fino a quando il bilancio lo consentirà. Non mancano però le critiche. «Così ci si ritroverà con mezza zona industriale da una parte, dove si tenterà di far tornare i campi -sottolinea il Pd per bocca del capogruppo Mario Carraro- e con mezza da un’altra dove si farà sparire un altro pezzo di area verde». «Un enorme pasticcio» aggiunge.
Un’idea ce l’ha Ivano Breda: «Non ho mai visto una zona industriale tornare agricola -conclude il capogruppo de La nostra Villorba- forse ora si punta alle aree vicine all’A27 e alla Pedemontana. Ma bisognerebbe rendere appetibili le zone produttive già esistenti. Non farne di nuove».

 

MONTEBELLUNA/CASTELFRANCO – Mentre Coldiretti convoca gli associati, i Comitati anti Pedemontana lanciano un sos: «Non firmate». Ce n’è anche per la stessa Coldiretti: «Si sono impegnati a favorire l’accordo con la Sis, appaltatrice della superstrada. Altro che tutela del territorio».

In concomitanza con la riunione di Coldiretti, a porte chiuse, in programma stasera a Riese nell’ex biblioteca, tornano a farsi sentire i Comitati. Parla Osvaldo Piccolotto, tecnico, membro di Covepa, ma anche ricorrente. Parla, assieme a lui, Elvio Gatto, coordinatore dei Comitati trevigiani.

«Coldiretti -dicono- si impegna a incoraggiare l’applicazione dell’accordo con Sis. Noi invece invitiamo chi è o sarà sotto esproprio a non firmare».

Osvaldo Piccolotto svela un retroscena: «A Mussolente c’è stato un tentativo di Sis di entrare nei terreni, ma abbiamo risposto con i carabinieri, mostrando i nomi dei ricorrenti: e quei terreni non vengono toccati».

Anche perché c’è un verdetto della Corte costituzionale in arrivo: «Riguarda tre ricorsi, uno del parco delle rogge, uno di un privato di Villorba e un altro di un gruppo».

A firmare non si ha, secondo Piccolotto e Gatto, alcun vantaggio: «I proprietari cedono non la proprietà, che resta a loro e ci pagano le tasse, ma la possibilità di farci qualunque cosa».

Senza vedere soldi: «A Bassano, da giugno, non è arrivato ancora un euro».

Laura Bon

 

Villorba si costituirà nel ricorso del Tiziano contro Panorama. Pomini: «Regole confuse e il mercato è sempre più ridotto»

VILLORBA – Regole spesso confuse, e un mercato sempre meno ricco che spinge a una lotta per la sopravvivenza. Sono le due cause che hanno portato all’ennesima battaglia legale tra iper, secondo Guido Pomini, presidente dell’Ascom. IperGara, società proprietaria del Tiziano di San Biagio, ha trascinato al Tar la Re Development 1, titolare delle licenze che hanno consentito l’apertura del nuovo centro commerciale Panorama a Castrette. Secondo IperGara, sostanzialmente, non si tratterrebbe di un semplice trasferimento da via Pacinotti, bensì di un nuovo centro commerciale. Circostanza questa che farebbe rendere illegittima l’apertura delle nuova struttura.

«Ormai è da alcuni anni che assistiamo a questa lotta nella grande distribuzione», spiega Guido Pomini, «deriva da due fattori: non ci sono regole così certe da evitare così tanti ricorsi; e la fetta di mercato da spartirsi negli ultimi anni si è notevolmente ridotta, quindi si arriva a fare una battaglia legale per salvarsi».

D’altra parte a finire al Tar e al Consiglio di Stato a Treviso sono stati praticamente tutti i centri commerciali. Annosa ormai la questione dell’ex Roncade Outlet Gallery, pronto, ma mai aperto; attraverso i tribunali è passato anche l’Emisfero di Silea, e lo stesso Panorama di Castrette ha più volte dovuto passare attraverso i giudici del Tar e del Consiglio di Stato. L’accorpamento delle licenze era stato dichiarato illegittimo, tanto che per anni a Castrette non era riuscito ad aprire nessuno. E quella struttura non era costata poco, visto che l’Unicomm, la prima proprietaria dell’immobile, aveva dovuto realizzare il sottopasso della Postumia Romana. Il trasferimento del Panorama da via Pacinotti, un paio di mesi fa, era sembrato l’escamotage perfetto, e invece anche in questo caso la vicenda finirà davanti al tribunale amministrativo.

«Una volta, a fine Anni Novanta e all’inizio dei Duemila, eravamo noi dell’Ascom a presentare i ricorsi al Tar contro la grande distribuzione per salvare anche i piccoli negozi», spiega Pomini, «ora non serve più, perché la battaglia la fanno tra di loro. Il motivo è che erano già troppi in quegli anni, e lo sono ancora di più ora, che il mercato si è assottigliato».

Anche in municipio a Villorba ormai hanno maturato una certa esperienza in tema di ricorsi al Tar per quell’area. In passato il Comune è stato condannato. «È una storia senza fine», commenta il sindaco Marco Serena, «purtroppo noi ci troviamo incolpevolmente al centro di una battaglia fratricida tra giganti del commercio». Nei prossimi giorni il Comune deciderà di costituirsi in giudizio, come saranno chiamati a fare anche Provincia e Regione.

Federico Cipolla

 

Spunta un grattacielo sulla Pontebbana

A Castello Roganzuolo arriva un centro commerciale: ok del Comune di San Fior al piano urbanistico dell’ex Area Sarom

SAN FIOR – Un grattacielo alto decine di metri è in arrivo sulla Pontebbana, in grado di far impallidire e diventare piccole le «torri verdi» di Conegliano. Il Comune di San Fior ha dato il via libera al piano urbanistico dell’ex Area Sarom. In questi giorni il progetto è depositato negli uffici comunali per la presentazione di eventuali osservazioni. A Castello Roganzuolo non solo vi sarà spazio per un centro commerciale, ma anche, dal lato opposto, potrebbe sorgere una torre da 14 piani. Alla base vi potrebbero essere altri negozi (solo quelli per una superficie di 3 mila metri) e sopra uffici.

«La torre», si legge nel piano urbanistico, «posta in prossimità della strada statale, è destinata quindi per la sua particolare altezza a diventare l’elemento caratterizzante dell’intero complesso».

L’area commerciale avrà una dimensione di 22 mila metri quadri. Saranno realizzati oltre a parcheggi di superficie anche interrati. Nel progetto però si vuole salvaguardare un edificio storico, da pochi anni ristrutturato e rimasto in mezzo alla zona industriale e la futura zona commerciale: villa Liccer. La villa del XVIII secolo, come rileva anche l’amministrazione comunale di San Fior, «attualmente risulta soffocata dai capannoni industriali dismessi».

Villa Liccer sarà resa più visibile e magari anche più fruibile. I lavori del Piruea nell’ex complesso industriale sono in realtà già partiti con le opere pubbliche, previste come contropartita per le autorizzazioni a realizzare il parco commerciale. La sistemazione di un’ala della scuola elementare per ricavarne due sezioni della materna è stata completata e da settembre i bambini di San Fior hanno riavuto l’asilo. Il cantiere delle medie, fermo da anni per vicissitudini con un’altra impresa, è in fase di avvio e sarà finito entro l’estate. Altre opere pubbliche saranno costruite in tre fasi, da sistemazioni di strade a fognature. Lunedì la giunta del sindaco Gastone Martorel ha adottato il piano urbanistico del centro commerciale. I tempi tecnici prevedono, entro un mese, le osservazioni. Quindi esaminate eventuali osservazioni, l’iter proseguirà con l’approvazione della variante e la trasmissione del fascicolo alla Provincia, dove Numeria Srl, la società che gestisce il fondo d’investimento, ha già presentato una corposa documentazione per l’approvazione della valutazione d’impatto ambientale. Altro capitolo sarà quello della viabilità. Lungo la Pontebbana sorgerà una mega rotatoria, eliminando l’attuale pericoloso bivio con via Palladio. Una rotatoria più piccola servirà a regolare il traffico nell’area commerciale. Al momento è impossibile prevedere i tempi per la costruzione.

Diego Bortolotto

 

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