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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 15 APRILE

Il Governo toglie dal DEF la Orte-Mestre, ma i partiti di maggioranza mantengono in pista la nuova autostrada. Ieri alla Camera erano infatti in votazione le mozioni parlamentari del Movimento 5 Stelle e di SEL che chiedevano il ritiro definitivo del progetto, e che se fossero state approvate avrebbero scritto la parola “fine” sulla Orte-Mestre.

Peccato che PD, NCD e FI, sempre uniti quando si tratta di grandi opere”, abbiano votato contro respingendo i due documenti; a dar loro manforte anche la Lega Nord che infatti in Veneto, con in testa il presidente Zaia, continua a sponsorizzare la Romea Commerciale e tutte le altre nefandezze partorite nell’epoca di Galan e Chisso.

Ma non è tutto, perché sia il gruppo parlamentare della Lega che quello del PD hanno presentato sullo stesso tema delle mozioni alternative molto ambigue; e se la proposta della Lega è stata respinta per ragioni di schieramento, quella del PD è invece passata a larga maggioranza con voto by-partisan. Nel testo approvato, oltre a difendere lo strumento truffaldino del “project financing”, si chiede al Governo di trasformare la Romea  in una non meglio precisata “arteria veloce a basso impatto ambientale” che con ogni probabilità sarà a pagamento.

A sostegno di questa iniziativa numerosi onorevoli del PD eletti in Veneto come, il segretario del PD regionale Roger De Menech, Andrea Martella, Michele Mognato e l’ex presidente della Provincia di Venezia Davide Zoggia. Incredibile poi che tra i firmatari della mozione figuri anche Ermete Realacci, il presidente onorario di Legambiente, già protagonista del voto favorevole sullo Sblocca Italia, nonostante l’associazione si sia schierata contro l’opera.

Il segnale politico che esprime questo voto è fin troppo chiaro: mettiamo in congelatore la Orte-Mestre fino a quando si saranno calmate le acque agitate delle varie inchieste in corso, poi al momento opportuno la scongeliamo con il microonde.

“Li aspettavamo al varco – commentano Rebecca Rovoletto e Lisa Causin di Opzione Zero –  perché sapevamo che del Governo Renzi e della  sua maggioranza non ci si può mai fidare: il fatto che l’opera non sia inserita nel DEF rallenta per ora l’iter di approvazione del progetto, ma fino a quando la Orte-Mestre rimarrà nel PIS (Piano delle Infrastrutture Strategiche) non potremmo mai abbassare la guardia, e il voto di ieri lo dimostra”.

Va giù duro anche Mattia Donadel, presidente del comitato: “Non se ne può più di questa politica viscida e putrefatta. Le forze politiche che ieri alla Camera hanno votato contro il ritiro definitivo della Orte-Mestre bocciando le mozioni presentate da SEL e Movimento 5 Stelle ora devono assumersi tutta la loro responsabilità di fronte ai cittadini. Non daremo loro tregua, smaschereremo in ogni occasione la loro ipocrisia. Invitiamo fin da ora i nostri sostenitori e in cittadini a non votare per questi partiti, per chi continua con la logica delle grandi opere e della devastazione del territorio, a cominciare dal PD , dalla Lega Nord e dai loro candidati alla presidenza Moretti e Zaia”.

 

VENEZIA  – Sarà domani il giorno della verità sulla Orte-Mestre. Per questo venerdì è infatti annunciata l’approvazione in consiglio dei ministri del Documento di economia e finanza e del relativo allegato Infrastrutture, dal quale il governo sembra intenzionato a stralciare i 396 chilometri che avrebbero dovuto collegare il Lazio al Veneto, nonostante la richiesta degli Industriali di confermare almeno il tratto fra Venezia e Ravenna.

Così ieri alla Camera il governo ha preferito non intervenire nel dibattito aperto dalla mozione di contrarietà presentata dalla veneziana Arianna Spessotto, rinfocolando lo scontro fra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico.

L’esame in aula si è fermato alle linee generali, rinviando il voto alla settimana prossima. Ma se questo era già stato previsto, ad indispettire il M5S è stato il mancato intervento del nuovo ministro Graziano Delrio. «Capisco l’imbarazzo dei membri del governo – sbotta la deputata Spessotto – nell’assistere alla ricostruzione che abbiamo fatto dell’iter progettuale della Orte- Mestre, una storia di corruzione, malaffare, intrecci tra interessi politici e privati, ma è ingiustificabile il vergognoso silenzio».

Commenta al proposito Mattia Donadel del comitato Opzione Zero: «L’ennesima dimostrazione del tatticismo e dell’ambiguità che caratterizzano l’esecutivo e il Pd».

Risponde il veneziano Andrea Martella, vicecapogruppo del Partito Democratico: «Concorderemo una nuova mozione che tenga conto del Def».

Insistono i pentastellati, con il parlamentare veronese Mattia Fantinati: «La Orte-Mestre non va realizzata, nemmeno dai privati».

Insorge però Confindustria Venezia, con il delegato alle Infrastrutture Filippo Olivetti, che insieme al presidente Matteo Marzotto ha incontrato una cinquantina di soci di Chioggia, Cavarzere e Cona: «Da molti anni gli imprenditori denunciano l’assoluta necessità di approvare e cantierare questo asse viario, che attraversa un’area da sempre isolata e marginale nella provincia e nella regione, che ha sopportato anche per la vicinanza con l’area di Marghera problemi economici e occupazionali
rilevanti. È per questo che in particolare la Romea Commerciale deve continuare ad essere considerata una priorità e può rappresentare una reale opportunità di sviluppo economico in una logica metropolitana. Pensavamo di essere finalmente vicini al risultato, visto che i primi cantieri sarebbero dovuti partire alla fine del 2015. Invece si paventa l’ennesimo stop».

Da registrare nella discussione a Montecitorio la posizione di Emanuele Prataviera, fuoriuscito dal gruppo leghista e furioso «con il presidente Zaia che in tutti questi anni non ha mai voluto nemmeno intraprendere un percorso alternativo a quello presentato a Roma».

(a.pe.)

 

Dal Def, Documento di economia e finanza presentato ieri dal premier Matteo Renzi, vien fuori che la realizzazione del corridoio di viabilità autostradale – 10 miliardi di cui quasi due pubblici – potrebbe essere inserita nel corridoio europeo numero 1 e risulterebbe quindi finanziato solo da privati. Sel e M5s: “Opera inutile”

 

È cronaca giudiziaria di pochi giorni fa, all’indomani dell’esplosione dell’indagine sulle Grandi opere della Procura di Firenze: le manovre per portare a buon fine l’affare della Orte-Mestre. Che ora però potrebbe saltare definitivamente. Anche grazie all’inchiesta.

Sul tavolo c’era un bottino da 10 miliardi di euro su cui discutevano Ettore Incalza, storico e potentissimo funzionario del ministero delle Infrastrutture e Vito Bonsignore, ex europarlamentare Udc. “Abbiamo fatto un emendamento, ricordi? L’hanno reso inammissibile”, diceva il primo che rispondeva preoccupato: “Adesso vedo di parlarne con Capezzone e Epifani, mi sto muovendo”. Per promettere, questa l’ipotesi degli inquirenti, la direzione dei lavori della nuova strada a Stefano Perotti l’imprenditore così vicino all’ex ministro Maurizio Lupi, da regalare al figlio di quest’ultimo un Rolex. Il superburocrate promette “un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell’opera”. Di quei 10 miliardi due dovevano essere pubblici.

L’uso del passato è d’obbligo perché dal Def, Documento di economia e finanza presentato ieri dal premier Matteo Renzi, vien fuori che la realizzazione del corridoio di viabilità autostradale dorsale Civitavecchia-Orte-Mestre, risulterebbe quindi finanziato solo da privati. Non più uno spicciolo dalle casse pubbliche che, invece, prima della bufera giudiziaria sarebbero state alleggerite di quasi due miliardi.

Il neo ministro Graziano Delrio, che ha ereditato la poltrona bollente di Lupi, deve analizzare e valutare il documento preparato dagli uffici del ministero dei Trasporti insieme al ministero dell’Economia che prevede più di una sforbiciata al numero delle Grandi opere, su cui puntava anche la cricca smantellata il 16 marzo scorso, dalla legge obiettivo da 419 a 49 per un valore che passa da 383 a 80 miliardi. Quale sarà il destino della Orte-Mestre e di tutte le altre opere si potrà sapere solo venerdì dopo il Cdm che dovrà approvare il Def, il piano nazionale delle riforme e l’aggiornamento del programma di stabilità.

Intanto la politica dà ancora battaglia. “Candido il Veneto come regione laboratorio per l’Autorità nazionale anticorruzione, visto che qui ci sono tante grandi opere; ma poi, quando avremo il ‘bollino’ dell’Anac, chiedo che si vada avanti con decisione e le opere si facciano” ha detto ieri il presidente del Veneto, Luca Zaia, rispondendo proprio ai giornalisti sulla possibilità che il governo blocchi la Mestre-Orte a causa delle inchieste.

Oggi invece è in corso in aula alla Camera la discussione generale della mozione del Movimento 5 stelle. La mozione impegna il governo “ad assumere iniziative per il ritiro del progetto preliminare del corridoio”, avviando “in tempi rapidi, un programma di interventi urgente per la messa in sicurezza del tracciato dell’attuale strada statale 309 Romea e della superstrada E-45 finalizzato alla riqualificazione e al potenziamento delle infrastrutture esistenti“, e ad “aprire un tavolo di confronto, con le associazioni, i comitati, tutte le amministrazioni locali interessate dal tracciato e le associazioni di categoria, al fine di raccogliere debitamente le loro istanze ed individuare alternative più sostenibili dal punto di vista ambientale, economiche ed efficaci rispetto alla realizzazione della nuova autostrada, sia sul breve che sul medio-lungo periodo”.

A chiedere il blocco dell’autostrada dello “scandalo” anche Sel che ritiene l’opera “completamente inutile e priva di qualsiasi valenza strategica” e dall’”elevatissimo impatto ambientale”. Ma non solo Sinistra Ecologia e Libertà chiede all’esecutivo di impegnarsi al “ritiro del progetto preliminare” e all’”immediata abrogazione” della norma del decreto “Sblocca Italia” che, “attraverso il meccanismo della defiscalizzazione”, consente “il finanziamento pubblico indiretto”.

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Il Passante ha l’uscita “Martellago Scorzè” con enormi costi di terreno e denaro. Le critiche dei sindaci

I COMITATI – “Scelta la soluzione più costosa. Chi ci guadagna?”

MARTELLAGO – Hanno fatto sentire la loro voce da lontano, gridando «Vergogna, vergogna» al momento del taglio del nastro. «Opzione zero», «No grandi Navi», «No Orte-Mestre» e comitato «Pro complanare» hanno protestato già prima di mezzogiorno davanti alla grande opera che molti qui hanno contestato.

«Grandi opere. Zaia come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo», «Romea commerciale, no Orte-Mestre, Anas killer», «Doppio casello uguale doppio spreco di denaro, di suolo agricolo, di progettazione. Chi ci guadagna?» e «100 ettari di suolo agricolo deturpati dalla nuova strada. Valeva la pena?» erano solo alcuni degli striscioni srotolati dai manifestanti, giunti anche da fuori comune.

«Avevamo proposto soluzioni meno impattanti», spiega dati alla mano Mattia Donadel, di Opzione Zero, «mentre qui si cerca sempre quella più costosa. Risultato: abbiamo altri 70 milioni di euro e tanta terra che se ne vanno».

Dello stesso avviso anche Tommaso Cacciari di «No grandi navi». «Siamo davanti a una scelta di sistema da cambiare», spiega, «perché queste grandi opere non portano lavoro e ricchezza. Poi vediamo com’è andata finire con il Mose».

(a.rag.)

MARTELLAGO – Nel suo piccolo rimarrà nella storia: Maria Francesca Giraldo, 33enne di Dolo, è stata la prima automobilista a transitare per il neonato casello Martellago-Scorzè del Passante. Lo ha fatto alle 12.53 di ieri, sei minuti dopo che il parroco di Scorzè, don Massimo Gallina, lo aveva benedetto.

Un taglio del nastro vissuto tra le assenze “strategiche” del presidente della Regione Luca Zaia e del condirettore generale di Anas Stefano Granati e le presenze dei comitati della zona come «Opzione zero», «No Orte-Mestre», «No grandi navi» e «Pro complanare».

Slogan e striscioni lungo il fiume Dese ma nessun problema, con polizia e carabinieri a garantire la sicurezza.

A che prezzo il progresso? Il sindaco di Scorzè Giovanni Battista Mestriner ha spiegato cosa significasse per il territorio quel punto. «I campi distrutti, il silenzio rotto, e l’ambiente compromesso», ricorda, «e abbiamo di nuovo messo in gioco una delle cose più importante che abbiamo: la nostra terra. Per noi di cultura contadina, non è solo luogo di lavoro o di residenza, è identità: noi siamo la nostra terra e la nostra terra fa parte di noi. Ciononostante, ancora una volta, come abbiamo continuato a fare negli ultimi 70 anni, in nome della difesa del progresso e delle opportunità economiche e relazionali, siamo stati disponibili come società a metterla a disposizione. Non dimenticatevene mai, perché i minori costi di trasporto, le opportunità date alle realtà produttive non sono solo il giusto riconoscimento per i vostri meriti ma è anche frutto del sacrificio di molti. Mi auguro che quest’opera possa davvero contribuire al progresso economico e culturale della nostra terra».

Barbiero punta sulle aree verdi. «Quest’anno», spiega, «il tradizionale “Un albero per ogni nato” è stato fatto proprio a fianco dell’autostrada. In estate vorremmo fare dei percorsi musicali e teatrali per sfruttare e far conoscere questo aspetto del nostro territorio».

Casello. Per il presidente di Cav Tiziano Bembo, la spesa è stata di oltre 51 milioni di euro per cercare di ridurre l’impatto ambientale. «Attorno abbiamo piste ciclabili e aree verdi» osserva «e a chi protesta dico che è legittimato a farlo, il Passante ha lasciato aperta una ferita ma, come da statuto, i nostri utili di bilancio andranno per le nuove opere del territorio da decidere con la Regione».

Alessandro Ragazzo

 

Passante, aperto l’ultimo casello. L’Anas: piantati 50mila alberi

LA PROTESTA – Attivisti dei comitati con striscioni e cartelli

MARTELLAGO – “Passante, abbiamo dato. Paghi il debito chi ha rubato. Project bond-truffa”; “Grandi opere: Zaia come le tre scimmiette: non vedo, non sento non parlo”; “cento ettari di suolo agricolo deturpato dalla nuova strada: valeva la pena?”; “doppio casello-doppio spreco, di danaro, suolo e progettazione: chi ci guadagna?”.

Con cartelli come questi, fischietti e slogan allusivi dei recenti scandali, 70-80 persone, tenute a distanza dalle forze dell’ordine e assiepatesi lungo l’argine del Dese, hanno contestato la cerimonia di inaugurazione del casello.

Il gruppo più numeroso era quello di Opzione Zero. «Abbiamo colto l’occasione dell’inaugurazione, altri 70 milioni bruciati, per ribadire la protesta sulle grandi opere a livello veneto e nazionale, pensate per drenare miliardi a vantaggio della solite ditte: si sceglie sempre l’opzione più impattante e costosa anche con alternative più economiche e sostenibili. Un problema di sistema che va sradicato», ha accusato Mattia Donadel.

Il quale ha criticato anche i «project bond che Cav emetterà per pagare il debito, che ricadrà sui cittadini», e attaccato il governatore Zaia: «è uscito pulito, ma la sua responsabilità politica è chiara, era vice di Galan e l’assessore Chisso lo ha confermato lui».

Sulla stessa linea Tommaso Cacciari, “No Grandi Navi”.

Ma era presente anche un drappello del locale Comitato Pro Complanare, oppostosi, anche con esposti, all’opera. «L’apertura del casello è la sconfitta del buon senso – si legge nel loro volantino – e la supremazia di spreco e speculazione che, come dimostrano indagini e condanne, vanno a braccetto con la pessima gestione della cosa pubblica. Settanta milioni di spesa, più di cento aree verdi lungo il Dese devastate, 9 km di strade per il raccordo con la Sr 245. Un assurdo gigantismo per un’opera che non migliorerà la viabilità locale, laddove erano possibili soluzioni meno costose e impattanti, più rispettose del contesto agricolo e ambientale e migliorative del traffico locale in direzione Mestre».

(N.Der.)

 

Aperto l’ultimo casello «Verde e non solo asfalto»

Ore 12.47, dopo i discorsi, benedizione e taglio del nastro bagnato da una bottigliona di Ferrari stappata dal presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, mentre sulle rive del Dese gli ambientalisti contestano ancora. Ore 12.53, la prima auto che esce alla stazione est è la 500 di Maria Francesca Giraldo, 33 anni, da Dolo: «Devo andare qui vicino e sapevo dell’apertura». Da ieri il casello di Martellago-Scorzè è realtà, inaugurato e aperto, anche se il più atteso, Luca Zaia, dà forfait. «Il governatore ci teneva a esserci ma è a casa malato. Ci manda i saluti. Non siamo riusciti ad avere la presenza della Regione: hanno il bilancio», spiegava il presidente Cav Tiziano Bembo dinanzi alle quasi 300 persone raccolte nel tendone. «Una giornata importante, consegniamo l’ultima grande opera del Passante, che ci è costata 51 milioni: il costo medio di una stazione è 20. Perché quest’opera complessa non è solo cemento: è stata ideata per il territorio con attenzione all’ambiente», ha aggiunto, rispondendo anche alle pur «legittime» proteste dei Comitati. La stazione, a elevata automazione, è costituita da 4 rampe di ingresso-uscita e da 4 semi-piazzali con barriere di esazione, ed è caratterizzata dal viadotto centrale di 480 metri che scavalca autostrada e Dese, «ma comprende tante opere di mitigazione e idrauliche, come i bacini scolmatori. E la struttura a diamante è stata scelta per risparmiare suolo», ha detto Bembo, ricordando anche la contestuale costruzione della variante alla sr 245 Castellana, 5,4 km, «che libera i centri dal traffico. Il passante è costato 986 milioni, l’impegno di Cav è di un miliardo e 386 milioni: il resto è andato in opere complementari. La nostra è una società del territorio per il territorio».

Sulla stessa linea Fabio Arcoleo, Anas Veneto, che ha sottolineato i numeri del Passante verde: 150 ettari a verde, 49.400 alberi.

«Passante e casello sono stati una ferita per il nostro territorio» ha continuato il sindaco di Martellago, Monica Barbiero, riprendendo l’intervento di Mestriner. «Due le strade: osteggiare un’opera che avrebbero fatto comunque o cercare soluzioni per renderla meno dolorosa e ottenere opere utili al territorio. È la scelta fatta dal mio predecessore Giovanni Brunello e oggi si vedono i frutti», ha aggiunto, ricordando come in origine il casello fosse previsto più a sud «in un’area densamente abitata», e le opere complementari ottenute dal Comune, a partire dalle varianti di Robegano e alla sr 245 «che toglieranno il traffico di attraversamento dal centro».

 

E Mirano esulta: meno traffico in centro

PASSANTE L’Anas nel giorno dell’inaugurazione: «Abbiamo piantato quasi cinquantamila alberi»

MIRANO – «Era ora». Così il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, commenta l’inaugurazione del nuovo casello. La novità andrà infatti a incidere sulla viabilità dell’intero comprensorio, sgravando di traffico il centro di Mirano. Non essendoci alcun casello autostradale nel Miranese nord, fino all’altro ieri moltissimi pendolari residenti a Noale, Martellago, Scorzé o Salzano erano costretti a scendere verso Mirano per poi raggiungere i caselli di Vetrego o Crea. Tra le strade più tartassate c’è sicuramente via Dante, dove transitano tutte le auto provenienti da Salzano: passano nei pressi dell’ospedale e proseguono per la camionabile viale Venezia. Stando alle ultime rilevazioni ogni giorno arrivano a Mirano mediamente 7.500 veicoli da Salzano e dagli altri comuni dell’area nord: una buona percentuale non si ferma a Mirano ma è diretta al casello autostradale.

«Attendiamo che gli automobilisti si abituino al nuovo casello e poi, dopo l’estate, faremo delle analisi sui flussi di traffico» assicura l’assessore Giuseppe Salviato. Gli ultimi dati sui caselli sono di un anno fa: i mezzi transitati al casello di Mirano erano 610mila al mese, a Spinea 200mila. Tra pochi mesi sarà interessante notare le differenze.

(g.pip.)

 

IL SINDACO DI SCORZÈ – Mestriner: «Campi distrutti, ma è il prezzo del progresso»

SCORZÈ – Diplomatico, poca enfasi e una citazione in latino per essere più incisivo e ricordare che le terre dove ora sorge il casello hanno una storia antica: «Il passante di Mestre e questo casello autostradale di Scorzé – ha detto ieri il sindaco Giovanni Battista Mestriner – costituiscono un’opera enorme, che ha distrutto una terra nella quale siamo cresciuti». Il sindaco ha posto soprattutto l’accento sul rapporto tra progresso e identità locale, tra il mondo bucolico dei campi e le esigenze delle attività produttive. «Al di là delle posizioni personali, – ha continuato Mestriner – è il momento di ricordare però il prezzo del progresso: i campi distrutti, il silenzio rotto, l’ambiente compromesso. Abbiamo di nuovo messo in gioco una delle cose più importante che abbiamo: la nostra terra». E rivolgendosi agli imprenditori ha sottolineato che questa società si è sacrificata soprattutto per loro: «Ha messo in gioco i propri valori, la propria storia, la propria qualità della vita; lo ha fatto per il valore sociale che le aziende hanno, per difendere e affermare il diritto al lavoro e all’impresa economica, per dare un futuro alle nostre generazioni e alle generazioni future». Infine la citazione in latino (“simul stabunt vel simul cadent”, insieme progrediremo o assieme periremo), per sottolineare che se questa comunità saprà mantenersi unita avrà un grande futuro.

(r.fav.)

 

SCORZÈ/MARTELLAGO – Il comitato si è opposto per anni alla realizzazione della struttura autostradale

Giornata di lutto da parte del Comitato CappellaVive per l’apertura odierna del casello autostradale dopo anni di lavori e una spesa di decine di milioni.

«Asfalto a go-go disseminato di lampioni, viadotto chilometrico, rotatorie ogni 500 metri, acquitrini a iosa.» Scrivono in un comunicato i portavoce che avevano iniziato la loro battaglia ancora prima della costruzione del Passante Autostradale di Mestre- «70 milioni, in aggiunta a quelli del Passante per trasformare un’oasi degna di un parco naturale in asfalto, viadotti, rotatorie, acquitrini e smog».

A nulla è valsa la battaglia quasi trentennale, sin dal 1990, degli abitanti della piccola frazione di Scorzè per salvare una zona documentata oltre 1500 anni fa. Al suo posto il casello autostradale che occupa circa 30 ettari oltre agli svincoli sino a Martellago.

L’area è stata scavata in profondità anche 3-4 metri. Portato via il terreno buono, scrive il Comitato, per bonificare il parco di San Giuliano a Mestre.

Nell’area di Cappella, invece , sono arrivati migliaia di metri cubi di fanghi del vallone Moranzani velocemente asfaltati. E ora manca il terreno per le dune e i terrapieni per contenere le tracimazioni del Dese.

Senza parlare delle barriere di mitigazione ambientale per le quali pare che non ci siano più soldi. »

Renzo Favaretto

 

OGGI L’INAUGURAZIONE – Si attende il governatore Zaia ma anche la protesta dei comitati

GRANDI OPERE – Verrà aperto oggi al traffico dopo anni di lavori il nuovo casello autostradale di Martellago e Scorzè

MARTELLAGO – Tutto pronto per l’inaugurazione, oggi alle 12, e, a ruota, per l’apertura del casello di Martellago-Scorzè e della nuova viabilità di adduzione, «ulteriore passo per il completamento delle opere complementari del Passante» per dirla con Tiziano Bembo, presidente di Cav, che ha finanziato i lavori realizzati da Pdm.

Anche se sulla cerimonia, prevista nel piazzale di stazione a sud in corrispondenza della carreggiata est per Trieste, e a cui è atteso anche il Governatore Luca Zaia, incombono lo sciopero degli esattori Ugl e la manifestazione di protesta di CappellaVive e del Comitato Procomplanare, che sarà presente «per ribadire la contrarietà a un’opera esempio di spreco di danaro e di suolo agricolo e poco utile».

Giudizio opposto a quello del sindaco di Scorzè, Mestriner e di Martellago, Barbiero, che rileva anche come la nuova variante alla Sr 245 Castellana, lunga 5,4 km, con cui avviene il collegamento con la viabilità ordinaria, toglierà il traffico dal centro. A diamante rovesciato con semibarriere d’esazione a cavallo del Passante, la stazione è a elevata automazione: 6 le piste di entrata e 8 di uscita. Tra le opere spicca il cavalcavia sul Passante e sul Dese a 3 luci, lungo 480 metri.

(n.der.)

 

MARGHERA – Conto alla rovescia per la sentenza del Consiglio di Stato sul progetto di revamping (potenziamento) dell’impianto di trattamento di rifiuti (fanghi) speciali e pericolosi nello stabilimento di Alles spa (del Gruppo Mantovani) che si trova in via dell’Elettronica.

Martedì della scorsa settimana si è tenuta a Roma, davanti al Consiglio di Stato, la prima e unica udienza sul ricorso presentato da Alles spa, contro la sentenza del Tar del Veneto che aveva bocciato il progetto di revamping perché avrebbe portato anche fanghi tossici e nocivi provenienti da altre regioni in un’area già ambientalmente compromessa, come Porto Marghera.

Nell’udienza non c’è stato dibattimento – fanno testo la memoria del Comune e le motivazioni del ricorso di Alles, già presentate ai giudici che si sono subito ritirati in camera di consiglio per emettere la loro sentenza, attesa nei prossimi giorni.

Il progetto è stato fortemente contestato l’anno scorso dalla Municipalità, dai Comuni di Venezia e di Mira, dalla Provincia ed è stato bocciato dal Tar.

Anche il consiglio regionale, aveva approvato un ordine del giorno per imporre alla Giunta il ritiro dell’autorizzazione concessa ad Alles, un invito mai assecondato dal governatore Luca Zaia.

(g.fav.)

 

Stefano Perotti,direttore dei lavori dell’autostrada arrestato con Incalza a Firenze, chiese aiuto al vescovo Gioia

Non sono mai stato contattato dal delegato pontificio del Santo. Apprendo che temevano la messa del 4 gennaio 2014 a Bassano: l’autostrada rovina le risorgive

PADOVA – La «cupola delle Grandi Opere» che ha procura di Firenze ha smantellato, più che i comitati No Tav e i No Global, in Veneto temeva don Albino Bizzotto, leader storico pacifista, protagonista di marce e digiuni della fame ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia e oggi impegnato nella difesa degli immigrati che Salvini vorrebbe cacciare.

A temere don Bizzotto è Stefano Perotti, l’imprenditore di Firenze che aveva ottenuto da Ercole Incalza la direzione dei lavori di una decina di grandi appalti, dalla Tav Brescia-Padova alla Pedemontana veneta, l’autostrada di 94 km che collegherà Montebello con Spresiano.

Il motivo? Il sacerdote, fondatore dei «Beati i costruttori di pace», il 4 gennaio 2014 celebrò l’«Epifania della terra» con una messa a Bassano del Grappa, nel piazzale di un distributore Agip. Una messa con l’eucarestia non è un atto di guerra, ma Stefano Perotti che con Incalza ricevette la benedizione di Papa Francesco con tanto di omelia contro la corruzione, non era affatto tranquillo e decise di telefonare all’arcivescovo Francesco Gioia, allora delegato pontificio della Basilica del Santo di Padova.

È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze: occorre precisare che monsignor Gioia non tentò nemmeno di contattare don Bizzotto, ma il vescovo ora forse rischia di dover dare spiegazioni anche sui movimenti del suo deposito acceso allo Ior. Capitolo tutto da scrivere.

La Pedemontana invece è decollata. Le ruspe lavorano giorno e notte da quando il governo Letta ha sbloccato 330 milioni e don Bizzotto anche nel 2015 ha celebrato l’«Epifania della terra» a Breganze con una messa che segna la Natività in uno scenario fantastico: tra le colline di Torcolato, le ciligie di Marostica, gli asparagi di Bassano e l’acqua cristallina delle risorgive che alimenta gli acquedotti di mezzo Veneto.

Di quest’autostrada se ne parla dal 1988 per liberare Montecchio, Schio, Thiene, Bassano, Asolo, Montebelluna e Castelfranco dall’ingorgo dei camion che non riescono a mettere le ruote fuori dai cancelli delle fabbriche, ma in molti temono che quando sarà completata faccia la fine della Brebemi: l’arteria che doveva sgravare la A4 Serenissima è spesso semideserta perché applica pedaggi molto cari, legati alle quote di ammortamento del project financing. Sarà così anche per la Pedemontana?

Don Albino Bizzotto sia nelle omelie che nelle interviste non usa metafore: «Quell’opera è nata con la copertura di Chisso, mentre Vernizzi si rifiuta di dare la documentazione ai parlamentari che vogliono capire se il piano finanziario è credibile. Dopo il ricorso al Tar i comitati non hanno le risorse per resistere nei successivi gradi di giudizio, ma trovo assurdo il comportamento di Zaia che a parole difende la terra e ogni due giorni inaugura un pezzo di Pedemontana. Lo sfregio più grave è alle risorgive, tagliate dall’asfalto in maniera irreversibile. Un colpo fatale alla terra e all’ecosistema».

Albino Salmaso

 

Silvano Vernizzi: i cantieri procedono a tutta velocità

A fine anno può aprire al traffico il tratto Valdastico-Breganze

«Risponderò ai rilievi della Corte dei conti non c’è incompatibilità»

VENEZIA – Il dossier della Corte dei Conti sulla Pedemontana, con i rilievi mossi da Antonio Mezzera, il magistrato che già nel 2008 aveva lanciato l’allarme sui lavori del Mose, apre una nuova ferita sull’autostrada di 94 km che collegherà Montebello vicentino con Spresiano.

Ingegner Silvano Vernizzi, lei è commissario della Pedemontana e amministratore delegato di Veneto Strade: che ne pensa della nuova bufera? «Ma quale bufera. Il dossier della Corte dei conti non ci spaventa. Risponderemo punto su punto carte alla mano per dimostrare l’assoluta regolarità delle procedure fin qui avviate. Siamo assolutamente tranquilli. Tutto regolare. Non esiste una presunta incompatibilità, perché la procedura d’infrazione europea si è conclusa con la mia assoluzione completa. E per quanto riguarda i rilievi mossi all’ingegner Fasiol le contestazioni sono infondate perché la Pedemontana è un’opera concepita dalla Regione e anche in questo caso non esiste incompatibilità per la sua doppia veste di responsabile del settore trasporti e responsabile unico del procedimento. Fasiol ha fatto bene il suo dovere».

Non c’è solo la Corte dei conti, al consorzio Sis manca il closing bancario e nel piano finanziario pesa il vuoto di 1,5 miliardi: non teme che i cantieri si possano bloccare? «Il cronopogramma dei lavori è rispettato alla lettera, fino ad oggi sono stati investiti 280 milioni di euro, 100 dei quali a carico dei privati. E credo che nessun consorzio d’imprese affidatorio di un project getti al vento cento milioni: gli impegni verranno rispettati».

I cantieri sono iniziati grazie ai 330 milioni di euro messi a disposizione dal governo Letta nel 2013: è così? «Certo. In cassa abbiano 614 milioni di euro che ci consentono di rispettare la tabella di marcia: sono già iniziati gli scavi nella galleria di sant’Urbano lunga 1582 metri a Montecchio ed è iniziato anche lo scavo per l’altra galleria di Malo, la più importante della Pedemontana. Siamo nelle condizioni di aprire al traffico entro il 2015 il tratto che collega la Valdastico con Breganze, ma le resistenze delle comunità locali sono fortissime».

Quali sono i timori? «Se la Pedemontana aprisse al traffico senza le opere complementari e i raccordi con la viabilità ordinaria, non vorrei essere il sindaco di Rosà o di Breganze: i due paesi hanno lanciato dei segnali di allarme da non sottovalutare». Che novità ci sono per la Nogara-Mare? «Dovrebbe essere firmata la convenzione con il concessionario entro maggio, atto che spalanca le porte alla progettazione».

Albino Salmaso

 

INDAGATO A ROVIGO – Galan, nuove accuse evasione fiscale sulle tangenti Mose

PADOVA – Infedele dichiarazione dei redditi: è l’ipotesi d’accusa che ha portato la Procura di Rovigo a iscrivere nel registro degli indagati l’ex ministro e governatore Giancarlo Galan. Il deputato azzurro è ai domiciliari nella sua villa di Cinto Euganeo, dove sta scontando la pena di due anni e dieci mesi patteggiata per le mazzette legate al Mose. Nel corso di due accertamenti fiscali alla fine dello scorso anno gli sono stati contestati redditi non dichiarati per oltre dieci milioni, le supposte tangenti, su cui non sarebbero state versate le imposte.

 

La Corte dei conti boccia le varianti Breganze e Riese Pio X

Caselli spostati per due stazioni di servizio e costi alle stelle

VENEZIA – Si mette male per il commissario alla Pedemontana Silvano Vernizzi. Con data di partenza 18 marzo, il che vuol dire quattro giorni dopo l’arresto del supermanager Ercole Incalza e dell’ingegner Stefano Perotti con relativo terremoto al ministero delle Infrastrutture, gli è stata spedita una nuova serie di contestazioni dalla Corte dei Conti.

La firma sempre Antonio Mezzera, un magistrato da starci attenti: è quello che avrebbe smascherato lo scandalo Mose già nel 2008 se la sua relazione non fosse stata prima annacquata e poi insabbiata.

I rilievi di Mezzera muovono dal fatto che Perotti aveva anche la direzione lavori della Pedemontana veneta, ma alcune contestazioni sono nuove di zecca e coinvolgono direttamente la giunta Zaia. Dalla quale per esempio dipende Giuseppe Fasiol, che ha firmato le carte della Pedemontana nella doppia veste di titolare del settore trasporti della Regione e responsabile unico del procedimento (Rup).

Non era un semplice passaggio di carte: nel 2012 e nel 2013 Fasiol assicurava il ministero dell’Ambiente e la presidenza del Consiglio che le modifiche introdotte al tracciato non costituivano violazione d’impatto ambientale, ipotesi nella quale sarebbe stato necessario riaprire la procedura.

Mezzera non indica l’ingegner Fasiol per nome ma per funzione, come non spiega i dettagli delle modifiche che riguardavano i lotti 2b e 3f. Si tratta delle varianti di Breganze-Bassano e di Riese Pio X, adottate per inserire nel progetto esecutivo due stazioni di servizio. La «polpa», dal punto di vista commerciale. L’inserimento non è stato semplice, se è vero che ha comportato uno spostamento di caselli.

L’ingegner Fasiol le ha validate nella posizione insostenibile di controllore di se stesso. E’ lo stesso conflitto d’interessi in cui era venuto a trovarsi Silvano Vernizzi, costretto da una procedura d’infrazione addirittura europea a scegliere tra la poltrona di commissario della Pedemontana e quella di segretario regionale al territorio, oltre che presidente delle commissioni regionali Via, Vinca e Vas. Tutti incarichi che facevano a pugni.

La soluzione escogitata per mantenere il controllo sull’opera fu di far dimettere Vernizzi dalla segreteria del territorio, conservandogli la poltrona di commissario alla Pedemontana, ma il risultato a quanto pare è stato solo quello di spostare il problema su Fasiol. Mezzera non è tenero con questi comportamenti.

Le nuove contestazioni fanno a pezzi la teoria della privacy con la quale Silvano Vernizzi si è rifiutato finora di rendere pubblici il testo della convenzione, il piano economico finanziario e soprattutto l’atto aggiuntivo, firmati tra il commissario stesso e il raggruppamento Sis, concessionario dell’opera.

Rifiuto aggirato dal Covepa (fautori della Pedemontana alternativa) rivolgendosi al notaio. Per la Corte dei Conti non esisteva «nessuna ragione di riservatezza». Al contrario, si è trattato di una conclamata «violazione dei canoni di trasparenza dell’attività amministrativa», di una «insistenza incomprensibile» che ha prodotto «un defatigante contenzioso che si sarebbe potuto evitare», motivo per il quale «si chiede di riferire in dettaglio su tale opacità».

In una spirale analoga sembra essersi infilato anche Matterino Dogliani, capo del raggruppamento Sis, che ha sostituito il direttore dei lavori Perotti provvisoriamente incarcerato con l’ingegner Adriano Turso.

«Il nuovo direttore dei lavori», scrive Mezzera, «non compare nella lista dei collaboratori inoltrata dal concessionario. Si chiede di riferire».

Il fatto è di una stranezza unica, perché Turso ha sempre partecipato agli incontri pubblici sulla Pedemontana in rappresentanza della direzione lavori. Se Dogliani non lo conosce, cosa assurda perché Turso è uno dei progettisti, ma burocraticamente sempre possibile, significa che rappresentava Perotti? Domanda che ne rilancia un’altra, ancora insoluta: Perotti da dove veniva, l’ha scritturato Dogliani o l’ha spedito Incalza?

La Corte dei conti mette le mani anche sui costi. Per prima cosa vuol sapere «su quali basi normative» poggi la decisione di defiscalizzare il contributo pubblico, 370 milioni di euro più altri 244. Un regalo sul regalo, visto che i 614 milioni totali sono già concessi a fondo perduto? Poi chiede di riferire sulla copertura dei rischi in capo al concessionario, cosa che rinvia al closing finanziario (garanzia bancaria) che Sis ammette di non avere ancora.

I punti di contestazione sono in tutto 12, riguardano anche gli espropri, le previsioni di traffico, i pedaggi.

La Corte chiede di rispondere, per la quota parte di competenza, alla presidenza del Consiglio, ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente e alle relative strutture, all’Anas, alla Regione Veneto, alle Province di Treviso e di Vicenza, al commissario Vernizzi, al concessionario Sis e ai 38 Comuni attraversati dall’arteria. Termine per la risposta il 9 aprile.

Renzo Mazzaro

 

«Decisione presa sopra le nostre teste chiediamo il ripristino delle corse tagliate»

CAMPAGNA LUPIA – Lettera-appello ai candidati alla Regione: «Noi lavoriamo anche nei giorni festivi»

Soppressi tre autobus, la rivolta dei pendolari

«Alla domenica siamo appiedati». Un folto gruppo di cittadini capitanati da Marilena Salso e domiciliati nei comuni di Campagna Lupia, Campolongo Maggiore e Camponogara, hanno scritto una accorata lettera ai futuri candidati alla presidenza della Regione del Veneto per evidenziare il problema del trasporto pubblico che li affligge durante i fine settimana.

«Caro Luca Zaia, cara Alessandra Moretti, caro Flavio Tosi, caro Enrico Berti, caro Alessio Morosin e cari tutti gli altri che decideranno di candidarsi alla guida della Regione, noi la domenica siamo a piedi – spiegano i pendolari – Siamo un gruppo di lavoratori ed imprenditori che si muovono da Campagna Lupia, Campolongo Maggiore e Camponogara e che devono andare e tornare da Venezia. Lavoriamo non solo nei giorni feriali, ma anche in quelli festivi. Tra noi ci sono persone che operano all’interno degli ospedali, nei supermercati, negli alberghi. Mentre nei giorni feriali i trasporti pubblici funzionano, in quelli festivi ci troviamo bloccati perché le aziende hanno soppresso ben tre corse. Una decisione presa senza pensare che molti pendolari si recano regolarmente a Venezia anche al sabato e alla domenica. Tra l’altro, i turisti che trovano posto nelle strutture ricettive di quest’area della Riviera del Brenta non riescono a capire perché la domenica non ci siano mezzi pubblici per andare o tornare da Venezia».

«Cari candidati – proseguono i cittadini – ci è stato spiegato che il servizio extraurbano relativo alla provincia di Venezia è stato interessato dal 2011 da tagli nei trasferimenti di risorse di oltre 6 milioni di euro e che si prospetta un ulteriore taglio. Capiamo tutto, ma voi cercate di capire che la gente normale ha bisogno dei mezzi per andare e tornare dal lavoro. Non si possono isolare interi paesi. Non chiediamo la luna, solo il ripristino delle corse soppresse della linea Piove di Sacco – Venezia (ore 4.40) e della Venezia-Piove di Sacco (ore 14.10 e 22.15). Chiediamo inoltre la possibilità di valutare una deviazione dalla strada Romea della linea di autobus Chioggia-Venezia, in maniera tale che le corse possano transitare all’interno dei centri abitati della bassa Riviera del Brenta nei giorni festivi. Vi auguriamo una buona campagna elettorale, ma pensate anche al bene comune».

 

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