Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Nuova Venezia – Treni, stangata sui pendolari

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

mag

2014

NUOVE TARIFFE – Già attive da mercoledì

Rincari fino al 25%: Venezia-Padova aumenta di 45 cent

Treni regionali più cari, con punte del 25%. La stangata per i pendolari è arrivata all’improvviso. Le nuove tariffe, già in vigore da mercoledì scorso, sono un salasso per gli utenti: un biglietto Venezia-Padova è passato da3.60 a 4.05 euro. Aumenti più sensibili nelle tratte lunghe. Sono rimasti invariati, invece, gli abbonamenti.

 

TRASPORTI»AUMENTI A RAFFICA

Stangata sui pendolari, treni locali più cari del 15%

Da Padova a Venezia, in seconda classe, il biglietto schizza da 3,60 a 4,05 euro

La Cgil: «Zaia mette le mani nelle tasche dei veneti». Chisso: «Aumenti inevitabili»

PADOVA Oggi, per andare, a bordo di un treno regionale, in seconda classe, da Padova a Venezia, si devono sborsare non più 3.60, ma 4.05 euro. L’aumento in percentuale è pari al 12,5%. In pratica si devono tirare fuori dalla tasca circa ottomila lire del vecchio conio: 45 centesimi in più rispetto a prima. Tariffe più alte su tutte le linee regionali, che vanno da Ferrara ( la città emiliana è inclusa anche nelle tratte venete) a Portogruaro e da Peschiera del Garda a Calalzo. In media le tariffe sono cresciute del 15%. Gli abbonamenti, invece, risultano invariati. Ma andiamo a vedere come e dove sono cresciuti i singoli biglietti sulle tratte più battute del Veneto centro-orientale. Si pagano 4,05 euro, partendo sempre da Padova, per andare a Castelfranco, a Vicenza, ad Este e a Cittadella. Sono tutte distanze che si trovano fra i 30 ed i 40 km. Da Padova a Mestre, oppure da Mestre a Treviso, il breve viaggio, inferiore ai 30 km, costa 3,30. Prima costava 2,90.Da Padova a Treviso, via Castelfranco- Paese, si sborsano 5,35. Prima 4,75. Stessi soldi per raggiungere Rovigo oppure San Bonifacio. Stessa tariffa per andare sino a Bassano del Grappa. Ancora più caro andare sino a Ferrara: 6.40 (prima 5.70) oppure andare da Venezia a Portogruaro (5.90 in seconda classe ed 8.85 in prima). Una delle tratte più care di tutte è la Padova-Belluno (120 km) che passa da 7,50 a 8,55. Più cari anche i viaggi brevi: il biglietto da Padova a Terme Euganee sale da 2,25 a 2,50. Immediate le reazioni sia dei singoli viaggiatori che delle associazioni dei consumatori. «L’aumento è spropositato», osserva Jessica Balasso, una ragazza vicentina che va spesso a Padova a trovare il suo ragazzo. Ancora più duro il commento di Roberto Nardo. «È l’aumento più pesante per i treni regionali nella storia delle Fs del Veneto» dice il segretario padovano di Adiconsum-Cisl. «A questo punto i nostri treni locali stanno diventando più cari anche di quelli tedeschi, francesi e svizzeri, dove, però, gli stipendi sono molto più alti ». A muso duro anche e specialmente il giudizio di Ilario Simonaggio, segretario veneto di Cgil Trasporti. «Questo è successo perché, nonostante le nostre continue sollecitazioni, Renato Chisso ed i colleghi della giunta regionale, con Luca Zaia come capo-stazione, all’interno del bilancio regionale, non hanno voluto mettere un euro a vantaggio del trasporto locale su rotaia» sottolinea il segretario regionale della Filt, «e così,come è accaduto già tante volte in passato, hanno messo le mani nelle tasche dei veneti. L’avevamo già annunciato nella primavera 2013. Per avviare il nuovo sistema di servizio ferroviario con l’orario cadenzato ci volevano minimo dieci milioni di euro. Ed invece niente di tutto e, come al solito, Renato Chisso scarica sempre il tutto su Trenitalia e sulle Ferrovie dello Stato». Prontissima la replica dell’assessore regionale ai Trasporti. «Non potevamo fare altrimenti », osserva Chisso, «non dimentichiamo che attualmente, dopo il 15 dicembre, circolano nel Veneto 230 treni in più. Dovevamo pure individuare delle risorse per farli circolare con funzionalità e puntualità. La manovra tariffaria ci farà incassare tra i 9 ed i 10 milioni all’anno. Gli aumenti, poi, non sono stratosferici. Sono leggermente superiori a quelli già avvenuti in Emilia- Romagna ed inferiori a quelli di Toscana, Liguria, Lombardia e Piemonte. Ma gli abbonamenti per i pendolari non sono stati aumentati».

Felice Paduano

 

IL SALASSO SUI BINARI

Venezia-Padova (km 37): 4.05 euro (prima 3.60)
Stesso importo da Padova a Vicenza, a Castelfranco,
Este e Cittadella

Venezia-Treviso (sino a 30 km ): 3.30 (2.90)
Stesso importo da Mestre a Padova

Padova- Treviso, via Castelfranco-Paese : 5.35 (4.75)
Stesso importo da Padova a Bassano del Grappa,
Rovigo oppure San Bonifacio.

Venezia-Portogruaro: 5.90. Prima classe 8.85

Padova- Ferrara 6.40 ( 5.70)

Padova-Verona Porta Nuova: 6.90 ( 6.15)

Padova-Belluno (120 km): 8.55 ( 7.50)

Padova-Terme Euganee
(meno di 20 km) : 2.50 (2.25)

 

Gazzettino – Treni regionali, aumenti fino al 15%

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

mag

2014

FERROVIE – Secondo l’assessore Chisso la stangata serve a finanziare i nuovi convogli per l’orario cadenzato

Risparmiati gli abbonamenti, ma la Cgil tuona: «Penalizzati i pendolari e il servizio resta carente»

Nella fascia fra i 21 e i 30 km il biglietto passa da 2,85 a 3,30 €

«Ma gli abbonati del Veneto pagano ancora meno degli altri»

Da qualche giorno i treni regionali sono un po’ più cari. Sono infatti entrate in vigore le nuove tariffe decise dalla giunta regionale. L’aumento riguarda solo il biglietto singolo, mentre gli abbonamenti sono stati risparmiati. In media, il rincaro oscilla tra il 10 e il 15 per cento, in base alla fascia chilometrica di riferimento.
Per Renato Chisso, assessore regionale alla mobilità, l’aver circoscritto l’aumento ai soli biglietti singoli è comunque segno che la Regione ha voluto «salvaguardare i pendolari», mentre per la Filt Cgil si tratta comunque di una vera stangata.
Come spiega Chisso, la Regione ha dovuto far lievitare il prezzo dei biglietti per coprire i servizi aggiunti con l’introduzione dell’orario cadenzato, la tanto attesa «rivoluzione» del trasporto regionale su rotaia, pensata proprio per migliorare la vita dei pendolari, anche se, per alcuni di loro, problemi e disservizi non sono comunque mancati.
«Dovevamo pagare i 250 treni in più dell’orario cadenzato – spiega Chisso – e per farlo ci è toccato rivedere il prezzo dei biglietti. D’altronde, i soldi chi ce li dava? Di sicuro non lo Stato. L’aumento dei biglietti serve a pagare l’aumento dei servizi. Possiamo dire che abbiamo un biglietto più caro, ma per servizi maggiori».
Totalmente diversa la lettura della Filt Cgil. Per il segretario regionale Ilario Simonaggio, «l’aumento dei prezzi è ancora più odioso perché entra in vigore dal 14 maggio 2014, nonostante la messa a punto del servizio sia ancora un cantiere, con gravi limiti e difetti sulla qualità del servizio. D’accordo che sono stati salvati gli abbonamenti, ma siamo di fronte a una stangata: l’aumento praticato vale 10 volte quello dell’inflazione».
Simonaggio parla di una stangata che colpisce soprattutto le prime fasce chilometriche, quelle più usate per viaggiare con i treni regionali. Ad esempio, calcola il segretario della Filt Cgil, nella fascia 11-20 km, il biglietto è passato da 2,20 a 2,50 euro, per un aumento del 13%, mentre la fascia 21-30 km ha registrato il passaggio da 2,85 a 3,30 euro, per un +15,78%.
Con l’aumento di biglietto dei treni regionali, Palazzo Balbi dovrebbe incamerare dagli 8 ai 10 milioni di euro in più, proprio la cifra che servirebbe per coprire i costi dell’orario cadenzato.
«Comunque – continua Chisso – gli abbonamenti non sono stati toccati, per salvaguardare i pendolari. Per quanto riguarda il confronto con le altre regioni del nord, dopo gli aumenti, il prezzo dei nostri biglietti è diventato in linea con quello degli altri, mentre i nostri abbonamenti sono ancora i meno costosi».

 

Nuova Venezia – “Zaia e Chisso vengano a Mirano”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

mag

2014

I comitati che si battono per migliorare la viabilità chiedono un consiglio aperto

MIRANO – Un Consiglio comunale aperto tra cittadini e Regione. Qualcuno, senza troppi riguardi, l’ha definito un “chiarimento tra debitori e creditori”. Parte stavolta dai comitati la richiesta di incontrare Zaia e Chisso a Mirano. La catena degli eventi è ormai chiara: senza i 19 milioni di euro di compensazione per il Passante, gli interventi per migliorare la viabilità a Mirano sono al palo. Da diversi anni ormai. I comitati hanno capito che batter cassa in Comune non serve: le lamentele si ricevono ai piani alti. Così mercoledì sera i comitati sono andati in municipio dal sindaco a chiedere di portare a Mirano il governatore. Presenti tutte le principali formazioni di cittadini miranesi, dal Comitato viabilità sicura Scaltenigo e Ballò, ai comitati e le associazioni di Zianigo e via Cavin di Sala, il Comitato di Quartiere Ovest, quelli di via Dante nord e via Dante sud, il Comitato di via Luneo. Per il Comune, il sindaco Maria Rosa Pavanello e gli assessori Annamaria Tomaello e Giuseppe Salviato. Riunione richiesta per conoscere lo stato dell’arte di quei 19 milioni che Mirano attende di ricevere dalla Regione per realizzare le opere complementari, indispensabili per migliorare la viabilità dopo l’entrata in esercizio della nuova autostrada. La mappa delle criticità è lunga: in pratica ogni comitato miranese attende nella propria zona almeno un intervento legato allo sblocco dei fondi in questione. I fondi però non arrivano. L’ultimo passo del complesso iter, che per Mirano va avanti dal 2009, anno dell’accordo, si era avuto negli ultimi giorni di ottobre 2013, quando l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso, ribadendo come l’accordo e l’impegno a dare a Mirano ciò a cui ha diritto fosse ancora valido, aveva assicurato chela Regione si impegnava a trasferire al Comune nel 2014 almeno una prima tranche dei fondi. Ad oggi però, nel bilancio regionale di previsione, non c’è traccia di alcun stanziamento. E il livello di pazienza dei comitati miranesi rasenta il fondo. La richiesta di un Consiglio comunale aperto con Luca Zaia e Chisso appare come il primo passo di una nuova alleanza tra Comune e comitati cittadini. Sulla convocazione straordinaria è infatti d’accordo anche Pavanello: «Siamo fiduciosi», ha spiegato il sindaco, «che Zaia e Chisso, in continuità con l’attenzione e la disponibilità che ci hanno assicurato negli ultimi mesi, accoglieranno il nostro invito e verranno a Mirano a illustrare ai cittadini come la Regione intende procedere in questo 2014».

Filippo De Gaspari

 

Nuova Venezia – Fondo trasporto da 406 milioni

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

mag

2014

In ritardo la delibera di giunta sulle multe 2014 per le violazioni di Trenitalia

VENEZIA – Come nel 2013 (meno 0,25%). Il Fondo regionale per il trasporto pubblico potrà disporre anche quest’anno di 406 milioni di euro (soldi che derivano dal riparto del Fondo nazionale). Il trasporto ferroviario avrà in cassa 150 milioni di euro (per onorare il contratto con Trenitalia), il trasporto automobilistico e lagunare potrà contare su 256 milioni 109 mila euro. Quest’ultimo importo sarà poi suddiviso tra servizi extraurbani (il 49,5%, pari a 126 milioni 774 mila euro), servizi urbani (il 34,5%, pari a 88 milioni 357 mila euro) e servizi di navigazione (il 15%, pari a 40 milioni 977 mila euro). La ripartizione, definita in una delibera di giunta predisposta dall’assessore Renato Chisso, ha ottenuto ieri il via libera della commissione Trasporti del Consiglio regionale. Assieme alla maggioranza di centrodestra ha votato a favore anche Stefano Peraro dell’Udc: «È necessario che le aziende di trasporto possano disporre al più presto delle loro quote». In commissione Trasporti, su proposta del vicepresidente Bruno Pigozzo, è stato però soppresso il terzo comma che prevedeva, in caso di minori risorse assegnate al Veneto nel 2014 nell’ambito del riparto del Fondo nazionale, il mantenimento della quota di 150 milioni per il trasporto ferroviario. Eventuali aumenti o decurtazioni verranno pertanto attuati proporzionalmente tra le varie tipologie di trasporto». Intanto va detto che, a differenza del 2012 (quando la delibera venne votata il 17 aprile) e del 2013 (allorché la delibera fu approvata il 30 aprile) la giunta regionale non ha ancora applicato le sanzioni al gestore Trenitalia, per i servizi ferroviari di interesse regionale e locale, «in applicazione del vigente contratto» e «in relazione a violazioni inerenti gli standard di qualità delle prestazioni ». «Sono in corso i conteggi», puntualizza l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, «penso che la delibera potrà essere varata entro la fine di maggio». Il provvedimento contemplerà anche le modalità per il riconoscimento alla clientela delle penali, sotto forma di indennizzo,con sconto bonus, da applicarsi sugli abbonamenti. Nel 2012 le sanzioni, per il mancato rispetto dei parametri di puntualità e il mancato rispetto degli standard sulle soppressioni dei servizi sono state pari, complessivamente, a 1.461.797.90: 1.424.347,90 per il lotto 2 (di cui 1.092.259,68 per la puntualità e 332.088,22 per la soppressione dei servizi) e in 37.450 per il lotto 1. Dai controlli della direzione Mobilità sono emerse ulteriori inadempienze per 58.600 euro. In totale 1.520.397,90 euro. Nel 2013 sono state conteggiate sanzioni per 1.114.994,66 euro. In questa somma è compreso anche quanto non è stato distribuito all’utenza nel 2012. Va ricordato che il 30 dicembre 2013 la giunta regionale ha deciso di dare disdetta del contratto di servizio con Trenitalia. Una decisione formalizzata in una lettera che il governatore Luca Zaia ha inviato alla società di trasporto del gruppo Ferrovie dello Stato e gestore del servizio regionale nel Veneto, confermando la volontà «di non rinnovare la predetta convenzione alla data di scadenza del primo periodo di sei anni previsto al 31 dicembre 2014». Per garantire la continuità del servizio» (e per consentire l’espletamento della gara e il subentro di un nuovo gestore» Trenitalia è stata invitata a garantire il servizio fino al 31 dicembre 2015. «Se davvero la giunta volesse cambiare gestore », punta il dito Diego Bottacin, del gruppo Misto, «avrebbe già pubblicato il bando di gara, di cui invece non c’è traccia ».

Claudio Baccarin

 

Dopo il via libera del ministro lupi

DOLO «Il ministro Lupi si è espresso in Senato a favore della realizzazione dell’idrovia Padova- Venezia. Zaia non ha più alibi: la “sponda” offerta dal ministro delle Infrastrutture è un’occasione da non perdere per completare finalmente una grande opera utile». Lo sostiene il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra). «Da anni ci battiamo per questo progetto», spiega Pettenò, «proprio tre anni fa, in sede di discussione della Legge finanziaria 2011, il consiglio regionale aveva approvato su nostra proposta un apposito emendamento con cui si prevedevano 200 mila euro per la redazione di uno studio di fattibilità e un progetto di massima per il completamento dell’idrovia Padova- Mare come canale navigabile e invaso con funzioni idrauliche. Questo studio, secondo l’opinione di molti studiosi, potrebbe risolvere sia la questione idraulica e che quella trasportistica. La giunta regionale non perda l’occasione per realizzare una grande opera di cui il Veneto ha bisogno».

(g.pir.)

link articolo

 

CITTADELLA DELLA SALUTE

Inchiesta della Procura sui project financing: «Troppo onerosi». Il sindaco e il Pd: «Subito un vertice con Usl 9 e Regione»

Giovanni Manildo: Invece di lanciare ultimatum il governatore Zaia ci garantisca le coperture per la grande opera e la futura viabilità

Consiglieri regionali già al lavoro per fare chiarezza sui costi dell’operazione Bottacin e Niero: urgono approfondimenti e maggiore trasparenza per evitare disastri

Il Pd chiede uno stop, c’è chi mette in discussione lo stesso project financing della Regione. Diego Bottacin chiede all’Usl 9 uno studio comparato sugli interessi, e al premier Renzi di autorizzare l’Usl 9 ad accedere al credito. Lo stesso sindaco Manildo invoca un tavolo a tre con Usl 9 e Regione.

È di nuovo bufera sulla futura Cittadella Sanitaria, ossia il nuovo ospedale di Treviso, all’indomani della notizia, come riferito ieri dalla tribuna, dell’apertura di un fascicolo, da parte della Procura di Venezia, su tutti i project financing ospedalieri del Veneto. I magistrati vogliono valutare se gli interessi a carico degli enti pubblici sconfinino nell’usura. Le reazioni a Treviso sono immediate. Il sindaco Manildo fa una premessa: «Va sempre ricordato che i project come quello dell’Angelo o di Santorso sono diversi da quello di Treviso». Ma poi puntualizza: «Mi sembra però necessario, adesso, un confronto a tre fra Comune, Usl 9 e Regione sul finanziamento per costruire il nostro ospedale, e non solo sui problemi della viabilità, come sottolineato dal nostro gruppo consiliare. Anche per questo i nostri uomini in Regione stanno lavorando. Ma è evidente che le garanzie deve darle in primis il governatore Zaia». Il primo cittadino, dopo le minacce del governatore di adire le vie legali, si toglie un sassolino: «A questo punto credo sia chiaro a tutti come non ci possano essere ultimatum di alcun tipo, come quelli di Zaia sul via libera alla nostra variante urbanistica per poter costruire l’ospedale, ma serva un riesame globale di progetto, risorse finanziarie e opere collegate. Insisto: se Zaia pensa di risolvere con 100 mila euro i problemi collegati alla costruzione del nuovo ospedale si sbaglia». I toni si alzano, come si vede. Anche il consigliere regionale Pd Claudio Niero interviene: «Stiamo avviando anche in Regione una verifica su costi e oneri del project financing di Treviso, come del resto chiede l’amministrazione comunale. Sul metodo e sull’onerosità va fatta piena chiarezza». Intanto Maristella Caldato, consigliere comunale Pd, si affida a Facebook: «Urgono approfondimento da parte del sindaco anche sul project financing: è di competenza di Regione e Usl 9, ma il capoluogo è parte consistente della conferenza dei sindaci. E sulla variante chiesta dall’Usl si deve discutere: si può dire sì, ma anche no, a patto che si scelgano le vie della trasparenza».

Infine Diego Bottacin: il consigliere regionale del gruppo misto (ora vicino a Scelta Civica)va oltre: «L’ipotesi accusatoria è tutt’altro che peregrina, e potrebbe essere l’aiuto che la magistratura dà per rescindere o rivedere i contratti in essere. È vero che Treviso ha una formula completamente diversa dagli altri, ma è indubbio che questa iniziativa pone problemi. È un’altra tegola. C’è una rata, onerosa, da pagare, e questo avviene perché le Usl non possono accedere al credito». Di qui due proposte di Bottacin: «Basterebbe che il governo autorizzasse le Usl virtuose, come quella di Treviso, ad accedere al credito come gli altri enti pubblici. Così l’Usl 9 potrebbe chiedere un mutuo di 50 milioni, senza sottoporsi a oneri. In ogni caso, ora l’Usl 9 deve avviare un valutazione completa sull’onerosità del project, esaminare possibili alternative. Stiamo parlando di soldi pubblici».

link articolo

 

LA PROCURA DI VENEZIA

Dalle inchieste veneziane sulla Mantovani e sul Mose sta nascendo un nuovo filone sul meccanismo del project  financing applicato agli ospedali veneti. La procura di Venezia apre un fascicolo: si sospettano interessi contrattuali da usura.

SANITÀ» fascicolo della procura di venezia

Inchiesta sui project financing ospedalieri

È un nuovo filone scaturito dallo scandalo Mantovani-Mose. Il sospetto: interessi contrattuali da usura a carico delle Ulss

Il caso di Santorso nell’Alto Vicentino: ai consorzi di investitori vengono garantiti tassi del 19-20% per 24 anni

VENEZIA – Dalle inchieste veneziane sulla Mantovani e sul Mose sta nascendo un troncone giudiziario incentrato sul meccanismo del project financing applicato agli ospedali veneti. Con un’ipotesi di reato da far sobbalzare i firmatari dei contratti: aver preteso (e accettato) tassi d’interesse ampiamente al di sopra della soglia di usura, dunque da codice penale. L’ipotesi scardinerebbe l’impianto esistente, togliendo valore civilistico ai contratti in essere e costringendo a rinegoziarli. Al netto ovviamente delle responsabilità penali che dovessero emergere. L’indagine è ancora alla fase iniziale ma la direzione presa dagli inquirenti veneziani è un tredici al totocalcio per Luca Zaia, che nel 2010 era arrivato alla presidenza della Regione deciso a rivoltare come un calzino i project ospedalieri, per l’enormità dei pagamenti inflitti alle Usl. Salvo dover ammettere dopo 6 mesi che l’operazione risultava impossibile, perché i contratti sono blindati da penali che cavano la pelle. Una convinzione che Zaia non ha mutato: «Chiedo aiuto al Parlamento», ha detto in un’ intervista, «Io voglio chiudere i project sanitari del passato, perché ci costano paurosamente in termini finanziari, ma ho bisogno di una normativa che mi consenta di liquidare i privati con una transazione. Normativa che appare ragionevole perché il problema è di livello nazionale, non solo del Veneto». Insomma qualcuno dovrebbe cominciare ed è proprio questa la convinzione che spinge la procura veneziana: l’inchiesta è replicabile in altre parti d’Italia, perché anche altrove sono stati firmati contratti capestro; la pubblica amministrazione è sempre parte lesa e viene offerta agli enti locali la possibilità di interloquire, sostenendo la nullità dei contratti. Va da sé che da qui a cantare vittoria la strada è lunga. L’usura è un reato complesso, fanno osservare gli inquirenti: ha bisogno di un dolo preciso, che in questi casi non viene commesso da una sola persona, tanto più nella pubblica amministrazione dove i percorsi interni sono spesso evanescenti. Risalire la catena delle decisioni non sarà semplice ma fare luce sui contratti non è impossibile, visto che ci sono riusciti anche semplici privati, come è accaduto per il nuovo ospedale di Santorso (Ulss 4 Alto Vicentino). La documentazione raccolta dall’associazione Communitas di Schio dimostra che al concessionario Summano Sanità sono stati riconosciuti per 24 anni interessi tra il 19 e il 20 per cento per il canone di disponibilità del nuovo ospedale, la gestione degli spazi pubblicitari e i parcheggi. E addirittura del22% per il noleggio di attrezzature sanitarie. Tutto questo mentre nel 2007, anno di firma del contratto, il tasso del 10,5% era considerato di usura. Ma qui si annida la vera difficoltà: «Diversamente dall’usura bancaria, che ha come termine di confronto il tasso soglia pubblicato ogni tre mesi dalla Banca d’Italia, l’usura reale esistente tra le attività di corresponsione di servizi si misura con la sproporzione rispetto al prezzo medio di mercato. La sproporzione dev’essere superiore al 50%. Peccato che il prezzo medio sia molto difficile da stabilire». Lo dice Giovanni Battista Frescura, un’autorità in materia di usura e anatocismo: dirige un centro di commercialisti a Valdagno, è consulente di tribunali, autore di pareri. È lo studio Frescura che sta dietro al successo di Mario Bortoletto e del suo libro «La rivolta del correntista», dove si racconta un’eccezionale storia di resistenza alle banche. Nel project financing la musica è diversa: «Senza un parametro di confronto è molto difficile procedere per usura», dice l’esperto «bisogna andare a fondo dei contratti: cosa mi danno e cosa pago per averlo, rispetto a quanto mediamente paga il mercato». Questo lavoro per il project dell’ospedale di Santorso è già stato fatto. È contenuto in un esposto dall’associazione Communitas, firmato da un sindaco, 6 assessori e 30 consiglieri comunali di 11Comuni, sui 32 che compongono l’area dell’Usl 4 ed è stato presentato lo scorso novembre alla Corte dei conti. È talmente infondato che il procuratore Carmine Scarano l’ha citato nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario il 20 febbraio scorso. Pietro Veronese, animatore di Communitas, è tornato alla carica la settima scorsa in Corte dei conti: «Per la prima volta», dice «ho sentito pronunciare chiaramente da un magistrato la parola usura. Mi sembra che stiano accelerando, ma rimane una perplessità di fondo sulla strada da battere». La Corte dei conti procede per danno erariale, cioè chiede i danni per soldi pubblici mal spesi. L’impressione è che prima di muoversi aspetti che la procura della repubblica apra la strada.

Renzo Mazzaro

 

LA FINANZA DI PROGETTO NEL VENETO

Affari d’oro per i partner private e appalti affidati ai soliti noti

VENEZIA – Se l’Ulss 4 avesse chiesto i soldi in banca per costruire il nuovo ospedale di Santorso, pagherebbe oggi un canone di 3.865.284 euro all’anno contro i 7.629.600 che sta sborsando. Cifre che proiettate sui 24 anni di durata del contratto diventano 232.131.660 euro con il project, mentre sarebbero stati 89.026.135 nella peggiore delle ipotesi con un mutuo bancario. La differenza di 150 milioni è incamerata dal concessionario Summano Sanità, sigla dietro la quale ci sono Gemmo, Cmb, Ccc, Mantovani, Palladio Finanziaria, Serenissima Ristorazione, Coop Service, Servizi Italia, Studio Altieri. Calcoli fatti dall’associazione Communitas di Schio, che in questo quadro non considera il noleggio delle attrezzature sanitarie, i servizi appaltati al concessionario e il parcheggio, fonte di altre pingui remunerazioni per il capitale investito dai privati. I quali hanno messo54 milioni sui 132 di costo totale dell’opera, il resto era denaro dei contribuenti. È probabile che la situazione non sia molto diversa negli altri project ospedalieri già ultimati, in corso o in via di assegnazione del Veneto. Che sono i seguenti. Castelfranco-Montebelluna. Ristrutturazione dei due ospedali, valore del progetto 147.328.168 euro, di cui 91.340.754 da capitale privato. Concessionario Asolo Hospital Service, composta da Guerrato spa,CoopSservice, Servizi Italia, Sat System, Studio Andreatta, Consorzio «In concerto» . Treviso. Costruzione e gestione della nuova cittadella della salute, valore del progetto 224 milioni di euro, di cui 98 da capitale privato. Assegnazione provvisoria all’Ati «Finanza e Progetti » composta da Bovis Land Leasing, Carron, Siram, Silev e Tecnologia sanitaria di Roma. Mestre. Nuovo Ospedale all’Angelo, valore del project 256 milioni di euro, di cui 134 da capitale privato. Promotore e concessionario il raggruppamento composto da Astaldi, Mantovani, Mattioli, Gemmo impianti, Aerimpianti, Cofatec servizi, Aps, Studio Altieri. Venezia. Ospedale Santi Giovanni e Paolo, costruzione e gestione del nuovo padiglione Jona, valore del progetto 48.678.476 euro, di cui 27.445.129 da capitale privato. Aziende aggiudicatarie Siram, Sacaim, Coveco, Studio Altieri, Gemmo, Ccc, Biomedica Santa Lucia. Cittadella. Progettazione, costruzione ed esecuzione di nuovi poli tecnologici degli ospedali di Cittadella e Camposampiero. Valore del project 29.932.459 Iva esclusa, interamente a carico dei privati. Promotore l’Ati composta da Siram, Gemmo Spa, Hospital consultino srl, Sanson & associati, Steam, Studio Striolo, Fochesato&partners. Monselice. Costruzione e gestione del nuovo ospedale, costo complessivo 165 milioni di euro, di cui 63 a carico dei privati. Nessun promotore. La gara all’offerta economicamente più vantaggiosa è stata vinta dall’Ati composta da Sacaim e Cementi Mantelli (capogruppo), Carron, Gemmo, Siram, Net Engineering, Tecnarc, Prisma Engineering, Arteco. Verona. Ampliamento e ristrutturazione degli ospedali di BorgoRoma e Borgo Trento. Importo complessivo 119.285.000 euro di cui 57.285.000 da capitale privato e altri 20 dalla Fondazione Cariverona. Aggiudicazione ad Arena Sanità, raggruppamento formato da Cmb (capogruppo), Ccc, Mazzi, Gelmini Nello Costruzioni, Markas, Manutencoop, Servizi Ospedalieri, Zmb,Alpiq Intec e Studio Altieri.

Renzo Mazzaro

 

Gazzettino – Veneto. Spa, 500mila euro agli amministratori

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

apr

2014

VENETO – Partecipate della Regione, l’elenco aggiornato dei compensi. Alcune società dovranno chiudere

E’ il costo totale delle indennità e dei gettoni di presenza. Ma c’è chi ha rinunciato agli emolumenti

Dodici società, trenta poltrone, un costo annuo complessivo per indennità e gettoni di presenza che supera il mezzo milione di euro. È la “galassia” delle società partecipate dalla Regione Veneto, comprese quelle che, nonostante i buoni propositi, ancora non si è riusciti a chiudere. Ma va pure detto che sono società dai costi tutt’altro che spropositati, almeno per quanto riguarda le indennità degli amministratori. Un esempio su tutti, Veneto Sviluppo: il braccio finanziario della Regione, cui è stato affidato il compito di far ripartire l’economia veneta sostenendo le aziende che hanno bisogno di credito, ha un presidente del consiglio di amministrazione che prende 2.700 euro al mese. Lordi.
Certo, a Palazzo Balbi continuano a ripetere che questa “galassia” sarà sfoltita, fatto sta che il processo di chiusura si sta profilando più lungo del previsto e ha pure creato tensioni tra la giunta e il consiglio. Lo si è visto, lo scorso autunno, con l’approvazione di una legge presentata da Costantino Toniolo (Ncd) che l’assessore Roberto Ciambetti (Lega) inizialmente aveva osteggiato sostenendo che confliggeva con il codice civile, salvo poi concordare una serie di modifiche. Rispetto al testo iniziale quella legge ha salvato la Rocca di Monselice, con la motivazione che gestisce beni immobiliari interamente di proprietà della Regione e che chiude i conti in attivo. Tra l’altro è anche l’unica spa a costo zero: il presidente Ferdinando Businaro avrebbe diritto a un gettone per seduta di 46,48 euro, ma da tempo ha rinunciato all’emolumento. Nell’elenco delle partecipazioni – l’ultimo aggiornamento è stato appena pubblicato sul Bur – compaiono altre spa che il consiglio regionale ha deciso di abolire, solo che evidentemente non bastano un segno di penna e nemmeno una votazione unanime, i tempi sono lunghi. Nell’elenco si ritrovano così l’Immobiliare Marco Polo srl (11 dipendenti e un amministratore unico che ha una indennità lorda di 25mila euro, oggetto sociale la gestione peraltro in perdita di Villa Contarini di Piazzola sul Brenta e il contratto di locazione di palazzo Torres-Rossini, dove hanno sede i gruppi del Consiglio regionale) e la Società Veneziana Edilizia Canalgrande (un capitale di oltre 15 milioni di euro, zero dipendenti, gestisce appoggiandosi a uno studio di commercialisti l’affitto di palazzo Gussoni al Tar di Venezia e Cà Nova alla stessa Regione Veneto; l’amministratore unico, Luigino Tremonti, ha una indennità annua lorda di 40.500 euro).
Nella tabella figurano le partecipazioni con i compensi agli amministratori. L’emolumento più alto lo si ritrova in Veneto Strade con i 144mila euro all’ad Silvano Vernizzi (che non è più segretario regionale alla Viabilità) e i 64.350 al presidente Roberto Turri. Poi la Cav che gestisce il Passante con i 45mila al presidente Tiziano Bembo e i 18mila al consigliere Fabio Cadel (da poco nominato anche vicepresidente di Finest con un compenso minimo di 18.750 euro che può arrivare a 30mila per eventuali deleghe). Zero compensi invece per i due consiglieri di Veneto Nanotech.

Alda Vanzan

 

Gazzettino – Treni. I pendolari presentano il conto a Zaia.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

25

apr

2014

ORARIO CADENZATO – I comitati del Veneto orientale incontrano il Governatore

LE RICHIESTE – I pendolari evidenziano che «nei festivi il servizio ferroviario inizia con un ritardo anche di 2 ore rispetto ai giorni lavorativi; rispetto al precedente orario c’è una riduzione di circa il 40 per cento e i treni serali sono stati anticipati, alcuni anche di 2 ore».

LINEA VENEZIA-PORTOGRUARO «Circolazione nei giorni di sabato e festivi dei treni 11100 per Venezia delle 5.25 e 11102 per Mestre delle 6.04, quest’ultimo dovrebbe essere prolungato fino alla stazione di Santa Lucia. Per i treni che partono da Venezia serve anticipare alle 21.41 quello che parte alle 22.11 per i turnisti che terminano alle 21 e posticipare alle 23.11 la corsa delle 22.41, con fermate in tutte le stazioni e coincidenze con i treni nazionali in arrivo da Torino, Milano e Roma. Sarebbe utile eliminare il bus delle 23.15 che impiega 149 minuti per arrivare a Portogruaro, mentre il treno solo 72».

LINEA VENEZIA-CASTELFRANCO  «Il treno 5700 delle 5.26, vista la scarsa affluenza, potrebbe essere spostato alle 21.26, modifica a costo zero perché entrambi i treni sono in fascia notturna. Altra richiesta è anticipare il 5701 di 10-15 minuti in tutto il suo percorso per farlo giungere a Venezia entro le 6.24 e permettere ai turnisti di raggiungere in orario il posto di lavoro. L’ultimo collegamento per Castelfranco è alle 20.56, con il vecchio orario esisteva il treno delle 21.14 che permetteva ai turnisti delle 21 di rientrare a casa». Capitolo autobus: «A causa del mancato dialogo con utenti e amministratori comunali l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso ha provato a rimediare inserendo oltre una decina di corse sostitutive con i bus. Non sappiamo quantificare i costi economici e ambientali di queste corse, ma sappiamo che non hanno risolto i problemi».

Davide De Bortoli

 

LE OSSERVAZIONI – Ridotti treni notturni e collegamenti festivi

PORTOGRUARO – Le richieste dei Comitati dei Pendolari approdano in Regione. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia venerdì scorso ha ricevuto Nicola Nucera, Luciano Ferro, Marco Natella e Franco Marotto, portavoci dei Pendolari del Veneto Orientale e Quarto d’Altino. Al presidente Zaia sono state consegnate le richieste e le modifiche suggerite dopo 4 mesi di osservazioni dall’entrata in vigore dell’orario cadenzato. Nel documento si evidenzia come «il cadenzato abbia ridotto i collegamenti nei giorni festivi e i treni nelle fasce notturne, con un’ulteriore diminuzione del servizio rispetto al precedente orario, già scarso. Ci sono meno treni nei giorni festivi e meno treni alla sera tardi e al mattino presto».

 

QUARTO – A breve i comitati pendolari invieranno al governatore Zaia un dossier con un prospetto in sintesi delle loro richieste. Ovvero, per quanto riguarda la tratta Venezia- Portogruaro, la necessità di ripristinare più collegamenti serali, nonché di sabato e domenica mattina. È quanto emerso al termine dell’incontro che, venerdì sera, una delegazione dei Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale ha avuto con il presidente Luca Zaia. Dall’incontro i pendolari non hanno strappato alcun impegno su tempistiche precise per l’eventuale accoglimento delle loro istanze. Hanno potuto illustrare a Zaia i problemi emersi dall’introduzione dell’orario cadenzato, ottenendo dal governatore un impegno a tenere conto e sostenere le istanze portate dagli utenti. Di positivo, però, c’è sicuramente il fatto che almeno un incontro con Zaia i pendolarisono riusciti a ottenerlo,dopo averlo richiesto. Il faccia a faccia con Chisso, invece, non c’è ancora stato, nonostante più volte i pendolari lo abbiano richiesto.

(g.mon.)

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui