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Dopo il via libera del ministro lupi

DOLO «Il ministro Lupi si è espresso in Senato a favore della realizzazione dell’idrovia Padova- Venezia. Zaia non ha più alibi: la “sponda” offerta dal ministro delle Infrastrutture è un’occasione da non perdere per completare finalmente una grande opera utile». Lo sostiene il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra). «Da anni ci battiamo per questo progetto», spiega Pettenò, «proprio tre anni fa, in sede di discussione della Legge finanziaria 2011, il consiglio regionale aveva approvato su nostra proposta un apposito emendamento con cui si prevedevano 200 mila euro per la redazione di uno studio di fattibilità e un progetto di massima per il completamento dell’idrovia Padova- Mare come canale navigabile e invaso con funzioni idrauliche. Questo studio, secondo l’opinione di molti studiosi, potrebbe risolvere sia la questione idraulica e che quella trasportistica. La giunta regionale non perda l’occasione per realizzare una grande opera di cui il Veneto ha bisogno».

(g.pir.)

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CITTADELLA DELLA SALUTE

Inchiesta della Procura sui project financing: «Troppo onerosi». Il sindaco e il Pd: «Subito un vertice con Usl 9 e Regione»

Giovanni Manildo: Invece di lanciare ultimatum il governatore Zaia ci garantisca le coperture per la grande opera e la futura viabilità

Consiglieri regionali già al lavoro per fare chiarezza sui costi dell’operazione Bottacin e Niero: urgono approfondimenti e maggiore trasparenza per evitare disastri

Il Pd chiede uno stop, c’è chi mette in discussione lo stesso project financing della Regione. Diego Bottacin chiede all’Usl 9 uno studio comparato sugli interessi, e al premier Renzi di autorizzare l’Usl 9 ad accedere al credito. Lo stesso sindaco Manildo invoca un tavolo a tre con Usl 9 e Regione.

È di nuovo bufera sulla futura Cittadella Sanitaria, ossia il nuovo ospedale di Treviso, all’indomani della notizia, come riferito ieri dalla tribuna, dell’apertura di un fascicolo, da parte della Procura di Venezia, su tutti i project financing ospedalieri del Veneto. I magistrati vogliono valutare se gli interessi a carico degli enti pubblici sconfinino nell’usura. Le reazioni a Treviso sono immediate. Il sindaco Manildo fa una premessa: «Va sempre ricordato che i project come quello dell’Angelo o di Santorso sono diversi da quello di Treviso». Ma poi puntualizza: «Mi sembra però necessario, adesso, un confronto a tre fra Comune, Usl 9 e Regione sul finanziamento per costruire il nostro ospedale, e non solo sui problemi della viabilità, come sottolineato dal nostro gruppo consiliare. Anche per questo i nostri uomini in Regione stanno lavorando. Ma è evidente che le garanzie deve darle in primis il governatore Zaia». Il primo cittadino, dopo le minacce del governatore di adire le vie legali, si toglie un sassolino: «A questo punto credo sia chiaro a tutti come non ci possano essere ultimatum di alcun tipo, come quelli di Zaia sul via libera alla nostra variante urbanistica per poter costruire l’ospedale, ma serva un riesame globale di progetto, risorse finanziarie e opere collegate. Insisto: se Zaia pensa di risolvere con 100 mila euro i problemi collegati alla costruzione del nuovo ospedale si sbaglia». I toni si alzano, come si vede. Anche il consigliere regionale Pd Claudio Niero interviene: «Stiamo avviando anche in Regione una verifica su costi e oneri del project financing di Treviso, come del resto chiede l’amministrazione comunale. Sul metodo e sull’onerosità va fatta piena chiarezza». Intanto Maristella Caldato, consigliere comunale Pd, si affida a Facebook: «Urgono approfondimento da parte del sindaco anche sul project financing: è di competenza di Regione e Usl 9, ma il capoluogo è parte consistente della conferenza dei sindaci. E sulla variante chiesta dall’Usl si deve discutere: si può dire sì, ma anche no, a patto che si scelgano le vie della trasparenza».

Infine Diego Bottacin: il consigliere regionale del gruppo misto (ora vicino a Scelta Civica)va oltre: «L’ipotesi accusatoria è tutt’altro che peregrina, e potrebbe essere l’aiuto che la magistratura dà per rescindere o rivedere i contratti in essere. È vero che Treviso ha una formula completamente diversa dagli altri, ma è indubbio che questa iniziativa pone problemi. È un’altra tegola. C’è una rata, onerosa, da pagare, e questo avviene perché le Usl non possono accedere al credito». Di qui due proposte di Bottacin: «Basterebbe che il governo autorizzasse le Usl virtuose, come quella di Treviso, ad accedere al credito come gli altri enti pubblici. Così l’Usl 9 potrebbe chiedere un mutuo di 50 milioni, senza sottoporsi a oneri. In ogni caso, ora l’Usl 9 deve avviare un valutazione completa sull’onerosità del project, esaminare possibili alternative. Stiamo parlando di soldi pubblici».

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LA PROCURA DI VENEZIA

Dalle inchieste veneziane sulla Mantovani e sul Mose sta nascendo un nuovo filone sul meccanismo del project  financing applicato agli ospedali veneti. La procura di Venezia apre un fascicolo: si sospettano interessi contrattuali da usura.

SANITÀ» fascicolo della procura di venezia

Inchiesta sui project financing ospedalieri

È un nuovo filone scaturito dallo scandalo Mantovani-Mose. Il sospetto: interessi contrattuali da usura a carico delle Ulss

Il caso di Santorso nell’Alto Vicentino: ai consorzi di investitori vengono garantiti tassi del 19-20% per 24 anni

VENEZIA – Dalle inchieste veneziane sulla Mantovani e sul Mose sta nascendo un troncone giudiziario incentrato sul meccanismo del project financing applicato agli ospedali veneti. Con un’ipotesi di reato da far sobbalzare i firmatari dei contratti: aver preteso (e accettato) tassi d’interesse ampiamente al di sopra della soglia di usura, dunque da codice penale. L’ipotesi scardinerebbe l’impianto esistente, togliendo valore civilistico ai contratti in essere e costringendo a rinegoziarli. Al netto ovviamente delle responsabilità penali che dovessero emergere. L’indagine è ancora alla fase iniziale ma la direzione presa dagli inquirenti veneziani è un tredici al totocalcio per Luca Zaia, che nel 2010 era arrivato alla presidenza della Regione deciso a rivoltare come un calzino i project ospedalieri, per l’enormità dei pagamenti inflitti alle Usl. Salvo dover ammettere dopo 6 mesi che l’operazione risultava impossibile, perché i contratti sono blindati da penali che cavano la pelle. Una convinzione che Zaia non ha mutato: «Chiedo aiuto al Parlamento», ha detto in un’ intervista, «Io voglio chiudere i project sanitari del passato, perché ci costano paurosamente in termini finanziari, ma ho bisogno di una normativa che mi consenta di liquidare i privati con una transazione. Normativa che appare ragionevole perché il problema è di livello nazionale, non solo del Veneto». Insomma qualcuno dovrebbe cominciare ed è proprio questa la convinzione che spinge la procura veneziana: l’inchiesta è replicabile in altre parti d’Italia, perché anche altrove sono stati firmati contratti capestro; la pubblica amministrazione è sempre parte lesa e viene offerta agli enti locali la possibilità di interloquire, sostenendo la nullità dei contratti. Va da sé che da qui a cantare vittoria la strada è lunga. L’usura è un reato complesso, fanno osservare gli inquirenti: ha bisogno di un dolo preciso, che in questi casi non viene commesso da una sola persona, tanto più nella pubblica amministrazione dove i percorsi interni sono spesso evanescenti. Risalire la catena delle decisioni non sarà semplice ma fare luce sui contratti non è impossibile, visto che ci sono riusciti anche semplici privati, come è accaduto per il nuovo ospedale di Santorso (Ulss 4 Alto Vicentino). La documentazione raccolta dall’associazione Communitas di Schio dimostra che al concessionario Summano Sanità sono stati riconosciuti per 24 anni interessi tra il 19 e il 20 per cento per il canone di disponibilità del nuovo ospedale, la gestione degli spazi pubblicitari e i parcheggi. E addirittura del22% per il noleggio di attrezzature sanitarie. Tutto questo mentre nel 2007, anno di firma del contratto, il tasso del 10,5% era considerato di usura. Ma qui si annida la vera difficoltà: «Diversamente dall’usura bancaria, che ha come termine di confronto il tasso soglia pubblicato ogni tre mesi dalla Banca d’Italia, l’usura reale esistente tra le attività di corresponsione di servizi si misura con la sproporzione rispetto al prezzo medio di mercato. La sproporzione dev’essere superiore al 50%. Peccato che il prezzo medio sia molto difficile da stabilire». Lo dice Giovanni Battista Frescura, un’autorità in materia di usura e anatocismo: dirige un centro di commercialisti a Valdagno, è consulente di tribunali, autore di pareri. È lo studio Frescura che sta dietro al successo di Mario Bortoletto e del suo libro «La rivolta del correntista», dove si racconta un’eccezionale storia di resistenza alle banche. Nel project financing la musica è diversa: «Senza un parametro di confronto è molto difficile procedere per usura», dice l’esperto «bisogna andare a fondo dei contratti: cosa mi danno e cosa pago per averlo, rispetto a quanto mediamente paga il mercato». Questo lavoro per il project dell’ospedale di Santorso è già stato fatto. È contenuto in un esposto dall’associazione Communitas, firmato da un sindaco, 6 assessori e 30 consiglieri comunali di 11Comuni, sui 32 che compongono l’area dell’Usl 4 ed è stato presentato lo scorso novembre alla Corte dei conti. È talmente infondato che il procuratore Carmine Scarano l’ha citato nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario il 20 febbraio scorso. Pietro Veronese, animatore di Communitas, è tornato alla carica la settima scorsa in Corte dei conti: «Per la prima volta», dice «ho sentito pronunciare chiaramente da un magistrato la parola usura. Mi sembra che stiano accelerando, ma rimane una perplessità di fondo sulla strada da battere». La Corte dei conti procede per danno erariale, cioè chiede i danni per soldi pubblici mal spesi. L’impressione è che prima di muoversi aspetti che la procura della repubblica apra la strada.

Renzo Mazzaro

 

LA FINANZA DI PROGETTO NEL VENETO

Affari d’oro per i partner private e appalti affidati ai soliti noti

VENEZIA – Se l’Ulss 4 avesse chiesto i soldi in banca per costruire il nuovo ospedale di Santorso, pagherebbe oggi un canone di 3.865.284 euro all’anno contro i 7.629.600 che sta sborsando. Cifre che proiettate sui 24 anni di durata del contratto diventano 232.131.660 euro con il project, mentre sarebbero stati 89.026.135 nella peggiore delle ipotesi con un mutuo bancario. La differenza di 150 milioni è incamerata dal concessionario Summano Sanità, sigla dietro la quale ci sono Gemmo, Cmb, Ccc, Mantovani, Palladio Finanziaria, Serenissima Ristorazione, Coop Service, Servizi Italia, Studio Altieri. Calcoli fatti dall’associazione Communitas di Schio, che in questo quadro non considera il noleggio delle attrezzature sanitarie, i servizi appaltati al concessionario e il parcheggio, fonte di altre pingui remunerazioni per il capitale investito dai privati. I quali hanno messo54 milioni sui 132 di costo totale dell’opera, il resto era denaro dei contribuenti. È probabile che la situazione non sia molto diversa negli altri project ospedalieri già ultimati, in corso o in via di assegnazione del Veneto. Che sono i seguenti. Castelfranco-Montebelluna. Ristrutturazione dei due ospedali, valore del progetto 147.328.168 euro, di cui 91.340.754 da capitale privato. Concessionario Asolo Hospital Service, composta da Guerrato spa,CoopSservice, Servizi Italia, Sat System, Studio Andreatta, Consorzio «In concerto» . Treviso. Costruzione e gestione della nuova cittadella della salute, valore del progetto 224 milioni di euro, di cui 98 da capitale privato. Assegnazione provvisoria all’Ati «Finanza e Progetti » composta da Bovis Land Leasing, Carron, Siram, Silev e Tecnologia sanitaria di Roma. Mestre. Nuovo Ospedale all’Angelo, valore del project 256 milioni di euro, di cui 134 da capitale privato. Promotore e concessionario il raggruppamento composto da Astaldi, Mantovani, Mattioli, Gemmo impianti, Aerimpianti, Cofatec servizi, Aps, Studio Altieri. Venezia. Ospedale Santi Giovanni e Paolo, costruzione e gestione del nuovo padiglione Jona, valore del progetto 48.678.476 euro, di cui 27.445.129 da capitale privato. Aziende aggiudicatarie Siram, Sacaim, Coveco, Studio Altieri, Gemmo, Ccc, Biomedica Santa Lucia. Cittadella. Progettazione, costruzione ed esecuzione di nuovi poli tecnologici degli ospedali di Cittadella e Camposampiero. Valore del project 29.932.459 Iva esclusa, interamente a carico dei privati. Promotore l’Ati composta da Siram, Gemmo Spa, Hospital consultino srl, Sanson & associati, Steam, Studio Striolo, Fochesato&partners. Monselice. Costruzione e gestione del nuovo ospedale, costo complessivo 165 milioni di euro, di cui 63 a carico dei privati. Nessun promotore. La gara all’offerta economicamente più vantaggiosa è stata vinta dall’Ati composta da Sacaim e Cementi Mantelli (capogruppo), Carron, Gemmo, Siram, Net Engineering, Tecnarc, Prisma Engineering, Arteco. Verona. Ampliamento e ristrutturazione degli ospedali di BorgoRoma e Borgo Trento. Importo complessivo 119.285.000 euro di cui 57.285.000 da capitale privato e altri 20 dalla Fondazione Cariverona. Aggiudicazione ad Arena Sanità, raggruppamento formato da Cmb (capogruppo), Ccc, Mazzi, Gelmini Nello Costruzioni, Markas, Manutencoop, Servizi Ospedalieri, Zmb,Alpiq Intec e Studio Altieri.

Renzo Mazzaro

 

Gazzettino – Veneto. Spa, 500mila euro agli amministratori

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26

apr

2014

VENETO – Partecipate della Regione, l’elenco aggiornato dei compensi. Alcune società dovranno chiudere

E’ il costo totale delle indennità e dei gettoni di presenza. Ma c’è chi ha rinunciato agli emolumenti

Dodici società, trenta poltrone, un costo annuo complessivo per indennità e gettoni di presenza che supera il mezzo milione di euro. È la “galassia” delle società partecipate dalla Regione Veneto, comprese quelle che, nonostante i buoni propositi, ancora non si è riusciti a chiudere. Ma va pure detto che sono società dai costi tutt’altro che spropositati, almeno per quanto riguarda le indennità degli amministratori. Un esempio su tutti, Veneto Sviluppo: il braccio finanziario della Regione, cui è stato affidato il compito di far ripartire l’economia veneta sostenendo le aziende che hanno bisogno di credito, ha un presidente del consiglio di amministrazione che prende 2.700 euro al mese. Lordi.
Certo, a Palazzo Balbi continuano a ripetere che questa “galassia” sarà sfoltita, fatto sta che il processo di chiusura si sta profilando più lungo del previsto e ha pure creato tensioni tra la giunta e il consiglio. Lo si è visto, lo scorso autunno, con l’approvazione di una legge presentata da Costantino Toniolo (Ncd) che l’assessore Roberto Ciambetti (Lega) inizialmente aveva osteggiato sostenendo che confliggeva con il codice civile, salvo poi concordare una serie di modifiche. Rispetto al testo iniziale quella legge ha salvato la Rocca di Monselice, con la motivazione che gestisce beni immobiliari interamente di proprietà della Regione e che chiude i conti in attivo. Tra l’altro è anche l’unica spa a costo zero: il presidente Ferdinando Businaro avrebbe diritto a un gettone per seduta di 46,48 euro, ma da tempo ha rinunciato all’emolumento. Nell’elenco delle partecipazioni – l’ultimo aggiornamento è stato appena pubblicato sul Bur – compaiono altre spa che il consiglio regionale ha deciso di abolire, solo che evidentemente non bastano un segno di penna e nemmeno una votazione unanime, i tempi sono lunghi. Nell’elenco si ritrovano così l’Immobiliare Marco Polo srl (11 dipendenti e un amministratore unico che ha una indennità lorda di 25mila euro, oggetto sociale la gestione peraltro in perdita di Villa Contarini di Piazzola sul Brenta e il contratto di locazione di palazzo Torres-Rossini, dove hanno sede i gruppi del Consiglio regionale) e la Società Veneziana Edilizia Canalgrande (un capitale di oltre 15 milioni di euro, zero dipendenti, gestisce appoggiandosi a uno studio di commercialisti l’affitto di palazzo Gussoni al Tar di Venezia e Cà Nova alla stessa Regione Veneto; l’amministratore unico, Luigino Tremonti, ha una indennità annua lorda di 40.500 euro).
Nella tabella figurano le partecipazioni con i compensi agli amministratori. L’emolumento più alto lo si ritrova in Veneto Strade con i 144mila euro all’ad Silvano Vernizzi (che non è più segretario regionale alla Viabilità) e i 64.350 al presidente Roberto Turri. Poi la Cav che gestisce il Passante con i 45mila al presidente Tiziano Bembo e i 18mila al consigliere Fabio Cadel (da poco nominato anche vicepresidente di Finest con un compenso minimo di 18.750 euro che può arrivare a 30mila per eventuali deleghe). Zero compensi invece per i due consiglieri di Veneto Nanotech.

Alda Vanzan

 

Gazzettino – Treni. I pendolari presentano il conto a Zaia.

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25

apr

2014

ORARIO CADENZATO – I comitati del Veneto orientale incontrano il Governatore

LE RICHIESTE – I pendolari evidenziano che «nei festivi il servizio ferroviario inizia con un ritardo anche di 2 ore rispetto ai giorni lavorativi; rispetto al precedente orario c’è una riduzione di circa il 40 per cento e i treni serali sono stati anticipati, alcuni anche di 2 ore».

LINEA VENEZIA-PORTOGRUARO «Circolazione nei giorni di sabato e festivi dei treni 11100 per Venezia delle 5.25 e 11102 per Mestre delle 6.04, quest’ultimo dovrebbe essere prolungato fino alla stazione di Santa Lucia. Per i treni che partono da Venezia serve anticipare alle 21.41 quello che parte alle 22.11 per i turnisti che terminano alle 21 e posticipare alle 23.11 la corsa delle 22.41, con fermate in tutte le stazioni e coincidenze con i treni nazionali in arrivo da Torino, Milano e Roma. Sarebbe utile eliminare il bus delle 23.15 che impiega 149 minuti per arrivare a Portogruaro, mentre il treno solo 72».

LINEA VENEZIA-CASTELFRANCO  «Il treno 5700 delle 5.26, vista la scarsa affluenza, potrebbe essere spostato alle 21.26, modifica a costo zero perché entrambi i treni sono in fascia notturna. Altra richiesta è anticipare il 5701 di 10-15 minuti in tutto il suo percorso per farlo giungere a Venezia entro le 6.24 e permettere ai turnisti di raggiungere in orario il posto di lavoro. L’ultimo collegamento per Castelfranco è alle 20.56, con il vecchio orario esisteva il treno delle 21.14 che permetteva ai turnisti delle 21 di rientrare a casa». Capitolo autobus: «A causa del mancato dialogo con utenti e amministratori comunali l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso ha provato a rimediare inserendo oltre una decina di corse sostitutive con i bus. Non sappiamo quantificare i costi economici e ambientali di queste corse, ma sappiamo che non hanno risolto i problemi».

Davide De Bortoli

 

LE OSSERVAZIONI – Ridotti treni notturni e collegamenti festivi

PORTOGRUARO – Le richieste dei Comitati dei Pendolari approdano in Regione. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia venerdì scorso ha ricevuto Nicola Nucera, Luciano Ferro, Marco Natella e Franco Marotto, portavoci dei Pendolari del Veneto Orientale e Quarto d’Altino. Al presidente Zaia sono state consegnate le richieste e le modifiche suggerite dopo 4 mesi di osservazioni dall’entrata in vigore dell’orario cadenzato. Nel documento si evidenzia come «il cadenzato abbia ridotto i collegamenti nei giorni festivi e i treni nelle fasce notturne, con un’ulteriore diminuzione del servizio rispetto al precedente orario, già scarso. Ci sono meno treni nei giorni festivi e meno treni alla sera tardi e al mattino presto».

 

QUARTO – A breve i comitati pendolari invieranno al governatore Zaia un dossier con un prospetto in sintesi delle loro richieste. Ovvero, per quanto riguarda la tratta Venezia- Portogruaro, la necessità di ripristinare più collegamenti serali, nonché di sabato e domenica mattina. È quanto emerso al termine dell’incontro che, venerdì sera, una delegazione dei Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale ha avuto con il presidente Luca Zaia. Dall’incontro i pendolari non hanno strappato alcun impegno su tempistiche precise per l’eventuale accoglimento delle loro istanze. Hanno potuto illustrare a Zaia i problemi emersi dall’introduzione dell’orario cadenzato, ottenendo dal governatore un impegno a tenere conto e sostenere le istanze portate dagli utenti. Di positivo, però, c’è sicuramente il fatto che almeno un incontro con Zaia i pendolarisono riusciti a ottenerlo,dopo averlo richiesto. Il faccia a faccia con Chisso, invece, non c’è ancora stato, nonostante più volte i pendolari lo abbiano richiesto.

(g.mon.)

 

La Pedemontana accelera: al via il traforo di Malo

A ottobre ruspe anche nel Trevigiano

Chisso e Vernizzi: «Basta con le polemiche meschine, l’opera sta andando avanti»

INVIATO A CORNEDO VICENTINO. Il governatore Luca Zaia, che non rifiuta il confronto, è andato incontro al drappello dei comitati No Superstrada. Ma ieri mattina si è preso del «mafioso» da un’agguerrita signora. Allora ha chiamato le telecamere e invitato la donna a spiegare l’accusa, trovando la solidarietà di molti dei presenti. L’episodio ha rovinato la giornata al presidente della Regione, che dal palco – visibilmente contrariato – ha tirato fuori la determinazione che piace a Renato Chisso: «Accetto tutto, ma non la maleducazione. Dirò di più: non sono più sicuro che la tolleranza sia il metodo migliore. Noi ci siamo presentati per realizzare quest’opera, abbiamo trovato il consenso del 63% dei veneti. A chi non vuole ancora quest’opera dico: presentino la lista No-Pedemontana e accettino il risultato elettorale. Poi basta, però»

Un discorso in linea con quello che poco prima aveva pronunciato l’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, determinato a soffocare le polemiche sulla Superstrada Pedemontana: «Alle forze politiche che fanno polemica su documenti e carte bollate dico: siete meschini, lasciateci lavorare, i cittadini chiedono opere, non chiacchiere». Velenoso anche Silvano Vernizzi, commissario per la Spv, che ha lementato come su quest’opera si sia scatenato un accanimento inusitato e costoso: «A pochi chilometri da qui siamo costretti a fare un secondo tunnel da 1,5 chilometri perché ci hanno imposto di salvaguardare una villa veneta. Bene, giusto. Peccato che proprio accanto, a Trissino, vi sia una lunga fila di capannoni appena costruiti per realizzarvi il tetto fotovoltaico e quasi completamente vuoti». Due pesi e due misure, insomma. Vernizzi ha ricordato che ormai 14 chilometri di Spv sono realizzati al 75%, il progetto è esecutivo per tutti i 94 chilometri, a ottobre inizieranno i lavori nel tratto trevigiano, a partire dalle principali interferenze. Ma l’opera infrastrutturale più importante, il traforo di Malo (6,3 chilometri), del costo di più di cento milioni di euro, adesso sta per partire. A Cornedo Vicentino il commissario ha consegnato i lavori, inaugurando il campo base principale della Sis, dove saranno ospitati nei prossimi quattro anni circa 350 operai e tecnici. Il capo cantiere di questo lotto è il siciliano Luigi Cordaro, con esperienze nella Salerno Reggio Calabria e nella Messina-Palermo, da dieci anni uno dei responsabili tecnici della Sis, la società italo spagnola concessionaria della Spv. Il presidente della Sis, il piemontese Matterino Dogliani, ha assicurato l’impegno a proseguire i lavori facendo lavorare maestranze venete: «É una promessa che ho fatto al governatore, voglio mantenerla. Chiediamo scusa per i disagi, ma cercheremo di coinvolgere imprese e manodopera del territorio».

Con la consegna dei lavori del traforo di Malo, la Superstrada Pedemontana entra davvero nel vivo. Il piano finanziario definitivo – 2,258 miliardi di euro – è stato approvato dalla giunta regionale lo scorso dicembre. I lavori sono partiti in quasi tutti i lotti vicentini, a partire dall’autunno cominceranno anche i lotti del Trevigiano. «Il traforo di Malo è l’opera tecnicamente più importante e strategica della Pedemontana – ha spiegato Renato Chisso – : ma questa infrastruttura, inq uesto momento, è il più grande cantiere attivo d’Italia. Grazie ai sindaci, con cui abbiamo lavorato bene: abbiamo ascoltato i territorio e poi deciso di andare avanti. Perché questa strada sarà anche una ferita, ma è anche un’opera bella, utile».

Sul tema della Valdastico Nord, infine, il governatore ha confermato l’intenzione a proseguire la progettazione fino al tratto trentino. Dopo il recente vertice con il ministro Maurizio Lupi, il governo ha dato trenta giorni di tempo agli enti locali per trovare un’intesa. Trascorso tale termine, l’opera potrebbe essere inserita nel percorso accelerato delle procedure della vecchia Legge Obiettivo. «Andremo avanti perché per noi l’opera è strategica, confido nella intelligenza del presidente della Provincia di Trento Rossi a trovare una soluzione. Chiudere lo sbocco trentino della Valdastico è assurdo: come se il Veneto chiudesse le strade ai trentini».

Daniele Ferrazza

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CONTESTAZIONE – Covepa a confronto con il governatore

(G.Z.) Non sono mancate, seppure contenute, le contestazioni in occasione del via ai lavori della SPV. Una trentina di «No Pedemontana», guardati a vista da polizia e carabinieri che li hanno tenuti a distanza, hanno esposto alcuni striscioni. Un altro gruppetto ha atteso l’arrivo di Zaia con cui hanno avuto un confronto. A fine cerimonia contro-conferenza da parte di Massimo Follesa del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa. «È una inaugurazione pro elezioni, fatta per simulare un inizio puntando all’irreversibilità del progetto. Nelle more di un ricorso pendente in Corte Costituzionale proprio attaccando sul tratto del tunnel Castelgomberto – Malo. Noi denunciamo che questo tratto è privo delle necessarie approvazioni tecniche perché mancanti e perché incompleto al 31/12/2013. Tali mancanze ne impediscono la finanziabilità da parte del governo come indicato nel decreto del fare del luglio 2013. Attribuire a quest’opera 370 milioni di euro esenti iva è contro la legge ».

 

Nuova Venezia – Alta Velocita’, prima tappa: il tracciato

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11

apr

2014

NODO TRASPORTI» GOMMA E ROTAIA

Non c’è un euro, ma il sì dei sindaci friulani conclude l’iter di definizione del percorso: sarà quello lungo la linea storica

VENEZIA – Non parliamone più. Il tracciato dell’Alta Velocità/Alta Capacità sarà quello stabilito dallo studio di fattibilità predisposto da Rfi dopo le sollecitazioni del commissario Bortolo Mainardi, che conclude così il suo compito di «facilitatore» dell’infrastruttura. Il tracciato è quello che prevede il quadruplicamento della linea ferroviaria esistente nel tratto più lungo, l’utilizzo della «linea dei bivi» attorno a Mestre e la bretella di Dese per entrare in aeroporto. Niente più balletti su tracciato balneare (litoraneo) o autostradale (complanare). Il territorio ha deciso che si procederà per stralci e lungo il tracciato esistente, con il potenziamento della linea esistente. La Regione del Veneto lo aveva deciso qualche mese fa (smentendo l’assessore Renato Chisso, da sempre fautore del tracciato balneare), adesso anche i sindaci friulani hanno detto sì. É il riconoscimento del progetto «più rapido, menod evastante per il territorio e più economico»(dice Luca Zaia). Anche Debora Serracchiani esulta: «Il lavoro che la Regione ha portato avanti in questi mesi non è alternativo al progetto della Tav, a cui la Regione rimane assolutamente favorevole, ma tenuto conto di tutte le criticità del tracciato del 2010 sia nella parte Veneto- Ronchi dei Legionari sia da Ronchi dei Legionari a Trieste e considerate anche le due delibere della Giunta dell’ottobre e novembre scorso che indicavano problemi di compatibilità ambientale e altre criticità di quel progetto, la Regione ha ritenuto di aderire alla proposta presentata da Rfi ». Dunque, il bellunese Bortolo Mainardi, da due anni e otto mesi commissario per l’Alta velocità nel tratto Mestre- Trieste, può ritenere concluso il suo lavoro. Anche perché Debora Serracchiani, con il tacito placet di Luca Zaia, ha dato il benservito alla figura commissariale: «Non avverto l’esistenza di un regime commissariale» ha dichiarato nei giorni scorsi. E infatti il mandato di Mainardi si è concluso con il 31 marzo, dopo l’ultimo vertice con il ministro Maurizio Lupi, i governatori di Veneto e Friuli e l’amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia. Conclusa questa fase, resta il nodo dei finanziamenti: l’Alta velocità costa, secondo lo studio di fattibilità, 44 milioni al chilometro. E la tratta Mestre-Trieste fa 158 chilometri. Complessivamente, il costo della tratta si aggira dunque sui 7,4 miliardi di euro (772 milioni solo per la bretella aeroportuale). E nonostante le rassicurazioni del governo, per adesso non c’è un euro. Il ministro Maurizio Lupi ha confermato che sarebbe disponibile un miliardo e 800 milioni di euro per ammodernare l’attuale linea. Ma sono in molti a nutrire seri dubbi a riguardo. Anche perché, oltre ai soldi, mancano anche i progetti. Per adesso c’è solo uno studio di fattibilità, con cartografia assolutamente embrionale e non assolutamente sufficiente a procedere con l’iter burocratico. Insomma, più che Alta Velocità è un progetto a Lenta Velocità. Molto lenta.

Daniele Ferrazza

 

CAMPONOGARA – Il presidente della Conferenza dei sindaci Riviera del Brenta, il sindaco di Camponogara Giampietro Menin, ha inviato la richiesta scritta da parte dei primi cittadini del comprensorio al presidente della Regione, per sollecitarlo alla realizzione del completamento dell’Idrovia Padova-Venezia. «Le recenti alluvioni», spiega nella lettera Menin, «non sono una fatalità, bensì la conseguenza di una protezione idraulica non adeguata all’incremento della popolazione, alle nuove attività agricole, industriali, artigianali, commerciali e all’intensificazione di eventi atmosferici non più definibili come eccezionali. La soluzione idroviaria proteggerebbe i territori del Padovano e del Veneziano dalle grandi piene del Brenta e del Bacchiglione. L’idrovia Padova-Mare non è mai stata inserita nei principali documenti di programmazione della Regione che ne ha però finanziato uno studio di fattibilità». E ancora: «Nel bilancio di programmazione 2014, è inserita la progettazione dell’opera, passo necessario per l’inserimento nella legge obiettivo nazionale e per avere accesso ai fondi nazionali e, specialmente, europei».

(a.ab.)

 

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