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Gazzettino – Niente treno, esplode la rabbia

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2014

PROTESTA – Il nuovo anno ha portato subito disagi per i pendolari sulla linea Bassano-Venezia

SALZANO Ancora disagi con l’inizio del nuovo anno per i tanti pendolari

«Soppressi due convogli e ritardi nei giorni seguenti, adesso basta»

«Trenitalia mi ha fatto il primo regalo del 2014: due treni soppressi di primo mattino, ho dovuto correre in bus e arrivare al lavoro in ritardo. Buon anno». Rabbia e sarcasmo sono i due sentimenti che si mescolano sulla pagina Facebook «Pendolari Salzano-Robegano», dove quotidianamente gli utenti segnalano i disagi sulla linea Bassano-Venezia.

«La mattina del 1.gennaio sono andata a lavorare ma ho subito trovato la bella sorpresa – scrive una donna -. Arrivata in stazione a Noale ho scoperto che erano stati soppressi sia il treno delle 7.02 che quello delle 7.26. Il primo treno utile era alle 9.02, peccato che il mio turno di lavoro cominciasse alle 8. Ho dovuto chiedere a un collega di sostituirmi». Per arrivare a Piazzale Roma nel modo più rapido possibile, la donna ha dovuto prendere il primo autobus disponibile. E per fortuna si trovava a Noale, visto che a Salzano la linea Actv che porta a Venezia è decisamente carente. «Il biglietto dell’autobus dovrebbe esserci rimborsato da Trenitalia» sbotta la signora.

Ricevuta questa segnalazione, il comitato di pendolari ha subito scritto alla Regione per sapere se sono previste agevolazioni sui biglietti del bus in caso di soppressione dei treni: la risposta non è ancora arrivata, in ogni caso una soluzione del genere appare praticamente impossibile visto che Actv e Trenitalia sono due aziende differenti.

Altri ritardi sono stati segnalati nei giorni seguenti, con la furia dei pendolari che cresce ora dopo ora. Alla vigilia di Natale il comitato e l’amministrazione comunale hanno inviato alla Regione un accurato schema con le proposte di modifiche d’orario: «Nessuna corsa aggiuntiva, solo una miglior distribuzione degli orari dei treni che fermano a Salzano all’ora di punta» spiegano i pendolari. «Anche nel periodo di feste abbiamo continuato a ricevere notizie di vari disagi – conferma il sindaco Quaresimin -. Le modifiche proposte vanno incontro alle richieste degli utenti senza stravolgere nulla, attendiamo una risposta positiva».

 

Sulla linea Treviso – Portogruaro

Treni, ora attaccano i presidi  «Basta penalizzare gli studenti»

CARRETTE – Sulla linea Portogruaro-Treviso le Ferrovie utilizzano le vecchie automotrici diesel

FERROVIE I maggiori disagi per chi utilizza la linea Portogruaro-Treviso

«Basta penalizzare gli studenti»

I presidi delle scuole superiori in campo per denunciare i problemi dei nuovi orari

Sono gli studenti della Treviso-Portogruaro i pendolari più penalizzati dal nuovo orario ferroviario. Si soffre anche sulla Venezia-Trieste e sulla Casarsa-Portogruaro, ma per gli studenti della Portogruaro-Treviso è una vera pena se si considera che, per garantire le linee elettrificate più importanti, le Ferrovie hanno tirato fuori dai magazzini le vecchie automotrici diesel.
Disagi, soprattutto negli orari di arrivo a Portogruaro, che i capi d’istituto non hanno potuto lasciar correre redigendo un documento che evidenzia le diverse criticità. Sono circa 20 i ragazzi di Annone Veneto (è in arrivo una petizione) che per recarsi a lezione in treno sono costretti ad arrivare a Portogruaro quasi un’ora prima, quando la scuola è ancora chiusa. Per il ritorno, poi, nei giorni con la sesta ora di lezione devono attendere un’ora e mezza, arrivando a finalmente a casa per le 16. tra l’altro senza alcuna possibilità alternativa con la corriera, pena il pagamento di un nuovo biglietto in quanto non c’è più l’accordo tra Trenitalia e La Marca. Disagi anche per gli studenti di Motta di Livenza ed Oderzo, che usano gli stessi treni per raggiungere Portogruaro. Non va meglio per gli studenti che devono raggiungere Treviso: a causa del nuovo orario, dal 16 dicembre perdono regolarmente la prima mezz’ora di lezione. Va un po’ meglio per i pendolari che usufruiscono delle altre tratte.
Nel documento dei dirigenti scolastici, curato dal preside Lorenzo Zamborlini dell’Istituto Marco Belli, si evidenzia che: «Sulla Portogruaro-Venezia, il treno regionale in arrivo a Portogruaro alle 7.55 è troppo a ridosso dell’inizio delle lezioni e i pendolari da Meolo, Ceggia e Lison arrivano in ritardo a scuola. Sulla Portogruaro-Treviso l’unico treno utile per l’ingresso a scuola arriva alle 7.17, in notevole anticipo rispetto all’avvio delle lezioni, con un disagio che si aggrava nei mesi invernali. E, ancora, sulla Portogruaro-Casarsa l’unico treno utile per l’ingresso a scuola arriva alle 7.26, in notevole anticipo rispetto all’avvio delle lezioni, mentre sulla Portogruaro-Trieste, l’unico treno regionale utile arriva ancora prima, cioé alle 7.23 – proseguono i presidi -. Infine, lo spostamento dell’orario di partenza da Portogruaro per chi termina le lezioni alla sesta ora (alle 14), crea un grave problema per il rientro a Lignano in quanto non vi sono più coincidenze utili».

 

RITARDI, NO DELLA REGIONE ALLA DENUNCIA CONTRO IGNOTI

Il sindacato Orsa: «Un errore la disdetta del contratto a Trenitalia»

VENEZIA – È stato un errore disdire il contratto di servizio con Trenitalia. Lo dice l’Orsa, sindacato autonomo dei trasporti. Che a proposito delle gare avverte: «C’è il fondato rischio di cadere dalla padella alla brace, magari con una Trenitalia che non si presenta alla gara. Poi chi fa i treni: Sistemi Territoriali?».
Ezio Ordigoni, segretario confederale dell’Orsa, invita il governatore Luca Zaia a riflettere. «Gridare “a gara, a gara!” è solo un modo per scaricare sulla gestione le responsabilità di programmazione che restano in capo a chi paga il servizio. Ci vuole più equilibrio: il cadenzamento di 800 treni al giorno non lo si giudica dopo una settimana, soprattutto in presenza di una strategia di trasporto pubblico sperimentata per la prima volta in Italia. Una scelta coraggiosa, che anticipa la città metropolitana veneta di cui tanto si è discusso». E i disservizi? «Sono il risultato di un trentennale abbandono del servizio ferroviario».
E da Palazzo Balbi intanto trapela che lunedì, quando la giunta ha deciso la disdetta del contratto, l’assessore Chisso avrebbe riferito di vandalismi o di ritardi di personale come causa di alcuni disservizi. Ma la proposta di presentare una denuncia contro ignoti sarebbe stata respinta perché, nel caso, l’azione spetterebbe a Trenitalia e non alla Regione.

 

GRANDI NAVI E GRANDI OPERE

Richiesta congiunta di Pd e M5S al Senato. Casson ed Endrizzi: stop al nuovo canale

VENEZIA «Il governo ritiri il progetto di scavare un nuovo canale in laguna per le grandi navi». Non si attenua la polemica sulle navi da crociera in laguna. E mentre il ministero delle Infrastrutture spinge per inserire il progetto nella Legge Obiettivo, dunque per approvarlo con procedure speciali, aumenta l’opposizione alla nuova grande opera che dovrebbe costituire l’alternativa al passaggio davanti a San Marco. Il 23 dicembre una trentina di senatori del Pd avevano chiesto al presidente Letta di soprassedere. Adesso la richiesta è stata fatta insieme da Pd e Movimento Cinquestelle. Ieri a palazzo Madama, in conclusione di seduta, i senatori Giovanni Endrizzi (M5S) e Felice Casson (Pd) hanno chiesto al governo e in particolare al ministro dei Trasporti il ritiro del provvedimento per la costruzione del nuovo canale Contorta Sant’Angelo.

«Ogni nave da crociera inquina come 14 mila auto», ha detto Endrizzi, facendo propri gli studi del comitato No Grandi Navi, «sfiorano piazza San Marco con i serbatoi carichi di carburante. Sulle soluzioni possibili i gatti e le volpi della politica fanno i finti ciechi, ma vedono benissimo quello che a loro interessa. Il ministro Lupi, il presidente della Regione Zaia e il presidente del Porto Paolo Costa si sono già accordati per costruire il nuovo canale».

«Un’opera assurda, che aumenterebbe lo squilibrio della laguna. la legge Speciale non può essere agirata», rincara la dose Felice Casson, che da mesi si batte contro la nuova grande opera. Per allontanare le grandi navi da San Marco vanno trovate soluzioni diverse, pensando a Marghera e ad allontanare le navi incompatibili fuori della laguna».

Il Contorta, dal costo di decine di milioni di euro, è una nuova via d’acqua profonda dieci metri – invece degli attuali 2 – larga 140 e lunga 4 chilometri. Dovrebbe servire a collegare il canale Malamocco-Marghera con l’attuale Marittima, e dunque a consentire l’accesso delle navi dalla bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido. Ma per gli ambientalisti si tratterebbe di una ferita alla laguna, con il rischio di alterare equilibri già compromessi. Dai fondali sarebbero scavati milioni di metri cubi di fanghi, e le navi resterebbero dentro. Ecco allora la battaglia per le alternative. Che secondo M5S e Pd non devono comprendere lo scavo di un nuovo canale in laguna.

Alberto Vitucci

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I pendolari avranno un aggravio di 1.200 – 1.400 euro l’anno. La Cav però è una società controllata dalla Regione: il governatore deve intervenire

PADOVA. Caro Presidente Zaia, l’aumento dei pedaggi autostradali che colpisce gli automobilisti italiani in questo inizio del 2014 (che dovrebbe vedere come sostengono a Roma la diminuzione delle tasse), nel nostro Veneto assume una particolare rilevanza specie per la massa di pendolari che si spostano da Padova a Mestre e viceversa. Per di più in una situazione che vede operare sul nostro territorio in un raggio di poche decine di chilometri ben cinque concessionari diversi, nessuno dei quali si è sottratto agli aumenti.

Una di queste società, la Cav, è controllata dalla Regione che lei presiede e proprio la Cav è titolare della concessione dei tratti autostradali più trafficati dai pendolari. Per loro si prospetta un aggravio di costi per recarsi al lavoro che raggiunge i 1.200-1.400 euro l’anno: per molti l’equivalente di un mese di stipendio, o se vuole, l’intera tredicesima. Questo aumento non è “romano”, della Roma ladrona per intenderci, ma tutto “veneto”, tutto deciso da una società che economicamente e politicamente a Lei fa capo. Ecco perché mi permetto di invitarla ad intervenire affinché la concessionaria regionale torni sulle sue decisioni o almeno valuti di attivare per i pendolari forme di abbonamento tali da escludere ulteriori aggravi, come invece prospettato ora con abbonamenti troppo onerosi. Lei sa bene che gli stipendi dei dipendenti hanno avuto e hanno dinamiche assai diverse da quelle dei pedaggi autostradali, delle assicurazioni Rca, delle bollette di luce, gas, ecc. ecc.

Ad aggravare il problema dei pendolari, è la situazione del servizio ferroviario di cui quotidianamente e amaramente diamo conto e che è inferiore per qualità e tempi di percorrenza a quello di 40 anni fa. Al punto che Lei stesso è intervenuto denunciando il contratto con Trenitalia.

Mi sono permesso di scriverle queste righe in attesa che magari i sindacati, i datori di lavoro, facciano sentire la loro voce: così non si può andare avanti. Nell’editoriale del 31 dicembre su queste colonne Francesco Jori osservava che l’anno che è appena cominciato già si annunciava carico di un aggravio a famiglia per tasse pari a 1.384 euro e, aggiungeva, «senza contare gli aumenti di tariffe e pedaggi». Che sono puntualmente arrivati facendo salire a 2.500-3.000 euro la somma totale.

Ora, caro presidente, Lei ha la possibilità di intervenire almeno nella piccola parte che le compete. Lo faccia.

Con gli auguri di un migliore 2014.

di Antonio Ramenghi

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Firma l’appello

La regione intervenga per i pendolari di Padova e Mestre.

L’aumento dei pedaggi autostradali colpisce in particolare i pendolari della tratta tra Padova, Treviso, Mirano e Mestre. Un aggravio di costi per recarsi al lavoro che raggiunge i 1.200-1.400 euro l’anno. La società concessionaria della tratta autostradale è la Cav, controllata al 50% dalla Regione Veneto e per l’altra metà dall’Anas.

Il governatore Zaia intervenga affinché la concessionaria regionale torni sulle sue decisioni o almeno valuti la possibilità di attivare anche per i pendolari di Padova, Treviso e Mestre forme di abbonamento tali da escludere ulteriori aggravi. Firma anche tu

 

LA REPLICA DI ZEN

DOLO «Pur riconoscendo al consigliere Fattoretto attenzione e competenza sulle questioni riguardanti l’ospedale di Dolo, è quasi superfluo ricordargli come l’obiettivo dei suoi attacchi sia sovente sbagliato. Infatti negli ultimi due anni non si ricorda alcun intervento pubblico della Lega Nord di Dolo, della Riviera, della provincia in difesa dell’ospedale di Dolo».

Emilio Zen, coordinatore del Ponte del Dolo, risponde così alle accuse lanciate dal consigliere leghista Giovanni Fattoretto che aveva criticato le dimissioni dei membri della commissione per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo.

«Nessun esponente leghista, regionale o provinciale», prosegue Zen, «ha partecipato alle iniziative di questi mesi, dal corteo di ottobre all’occupazione della sala consiliare di poche settimane fa. Leghisti sono il presidente della Regione e l’assessore alla sanità che hanno sancito le scelte della maggioranza Pdl-Lega in merito alla politica sanitaria».

Zen si chiede i motivi degli attacchi di Fattoretto.

(g.pir.)

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Scontro Cgil-Regione Simonaggio: inadeguati Chisso: fa boicottaggio

Il segretario dei trasporti contesta i tagli e l’orario cadenzato

L’assessore alla mobilità: prevenuto, incita all’ostruzionismo

VENEZIA – Se in Veneto i treni dei malcapitati pendolari collezionano ritardi a non finire, le polemiche invece giungono puntualissime. A innescare l’ultimo battibecco, dopo la disdetta del contratto a Trenitalia decisa dal governatore Luca Zaia, è la Filt-Cgil per voce di Ilario Simonaggio:

«Il gestore non è immune da mancanze sia gestionali sia organizzative, ma non ci piace lo sport di cercare di allontanare le proprie responsabilità, addossandole a Trenitalia, anche quando derivano da una programmazione regionale profondamente sbagliata», punge il segretario regionale del sindacato trasporti.

E riassume i motivi della critica: «Il cadenzamento orario non poteva partire dai tagli dei treni nelle fasce di punta e dalla soppressione del servizio nei giorni di sabato e festivi, noi l’avevamo detto un anno fa e ora Zaia si guarda bene da ammettere le sue responsabilità».

Quali? «Il ritardo delle 34 assunzioni in Sistemi Territoriali Spa autorizzate dalla Giunta solo il 28 ottobre, così da rendere impossibile persino lo svolgimento del servizio minimo previsto; e il ritardo del cronoprogramma di consegna e presa in carico dei 20 nuovi complessi di treni che saranno in esercizio nella totalità solo nella prossima primavera inoltrata».

E l’annuncio di una gara regionale per spezzare un monopolio rivelatosi inefficiente? «Francamente, l’ipotesi di gestione del servizio da parte di società veneta, ci fa sorridere. La Regione ha una società di scopo, Sistemi Territoriali appunto, che non ha forza economica e patrimoniale sufficiente, né competenze professionali e gestionali per sostituire Trenitalia» conclude Simonaggio, convinto che «sia bene garantire la continuità del trasporto ferroviario e impegnarsi per migliorarne l’offerta quotidiana. È la priorità di questa legislatura regionale».

Lesta e acuminata la reazione del “padre” della riorganizzazione ferroviaria, l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che attacca frontalmente Simonaggio, accusato di ostruzionismo: «Un dirigente sindacale che si è schierato da mesi e pregiudizialmente contro l’orario cadenzato, e che con i suoi concreti comportamenti ha finito per decretarne il deludente avvio e la denuncia del contratto di servizio con Trenitalia, non merita neppure una replica», sbotta; «Anche per la mia storia politica personale, ho troppo rispetto per le organizzazioni sindacali dei lavoratori», è la conclusione di Chisso che, en passant, alla Cgil è tuttora iscritto. Nella querelle interviene anche Luca Zaia: «La Regione si è impegnata fino in fondo per risolvere attraverso l’introduzione dell’orario cadenzato i problemi che i pendolari evidenziavano», fa sapere «in assessorato non si sono divertiti a inventare costruzioni bizantine, ma hanno individuato una soluzione che, a regime, deve far assomigliare il treno a una metropolitana». «Non entro nei tecnicismi», riprende il governatore, ma non mi risulta che prima del 15 dicembre il numero di carrozze fosse ottimale, la manutenzione eccellente, i guasti in linea inesistenti, la puntualità a livelli giapponesi, la pulizia a livello svizzero. Comunque, se la Filt-Cgil nutre dei dubbi, interpelli i pendolari o faccia un salto nel mio ufficio: gli farò leggere le migliaia di messaggi inviatici dagli utenti. L’orario cadenzato è il tentativo di riparare alle deficienze di un gestore, Trenitalia, che da anni delude le attese».

Filippo Tosatto

 

MA lo strapotere di rfi frena i concorrenti

Treni: tra 6 mesi la gara europea

VENEZIA – Tra sei mesi l’amministrazione del Veneto bandirà una gara europea per l’appalto dei treni regionali. È il primo effetto della disdetta del contratto con Trenitalia, voluta dal governatore Luca Zaia in risposta alla lunga sequenza di disagi che hanno innescato la protesta dei pendolari. Ampio il ventaglio dei disservizi contestati: ritardi cronici nella tabella di marcia; convogli insufficienti a contenere i passeggeri; una scarsa manutenzione che si traduce in rallentamenti, soppressioni e guasti; carrozze roventi d’estate e gelide d’inverno, turni del personale non rispettati; carenze di personale macchinista che periodicamente provoca tagli del servizio. Tant’è. Scartata la soluzione più drastica – la risoluzione anticipata del contratto per inadempienza che avrebbe suscitato contenziosi legali infiniti – la Regione ha informato Trenitalia che alla scadenza naturale del 31 dicembre 2014 non rinnoverà la convenzione di sei anni in vigore. Il preavviso è arrivato in extremis visto che, in assenza di comunicazioni, oggi stesso sarebbe scattato il rinnovo automatico ed è facilmente intuibile l’irritazione del principale destinatario, Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Ora Zaia punta a “venetizzare” il trasporto ferroviario regionale per dotarlo finalmente di requisiti di modernità ed efficienza all’altezza degli standard europei (per inciso, l’Expo di Milano, con le sue ricadute nordestine, è alle porte) e la volontà è quella di partecipare con una quota regionale significativa al progetto, stimolando la partecipazione alla gara delle società ferroviarie svizzere, austriache e tedesche. Qui cominciano gli ostacoli seri, perché Trenitalia è una costola di Rfi e quest’ultima gli garantisce puntualmente le tratte, tanto che Ntv ha sollecitato l’intervento dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. Una sorta di barriera all’ingresso dei concorrenti, scoraggiati anche da ulteriori circostanze. Chi rilevasse il servizio, dovrebbe procurarsi il materiale rotabile (acquistandolo sul mercato o prendendolo in leasing) e ciò richiederebbe un contratto di lunghissimo periodo che gli consenta al gestore di spesare l’investimento e alla Regione di diluire il conseguente maggior costo del contratto di servizio. A ruota, i vincoli sindacali: una «clausola sociale» del contratto impone ai subentranti di assumere l’intero personale Trenitalia operante nei lotti perduti da Ferrovie, anche in presenza di vistosi esuberi. Non basta: l’«eroico» competitor dovrebbe anche contrattare con Trenitalia l’utilizzo delle officine di manutenzione e dei depositi per il ricovero, le cui mura resterebbero comunque di proprietà della società pubblica. Ne sa qualcosa la company di Montezemolo: a Roma gli è stato impedito l’Ingresso alla stazione Termini e ha dovuto rifugiarsi a Ostiense, accontentandosi di una spettrale stazione Tiburtina priva di servizi e negozi. L’intera operazione, in ogni caso, richiederebbe almeno due anni: Trenitalia, per contratto, è tenuta a garantire la continuità del servizio in quest’arco di tempo ma difficilmente farà i salti mortali per accontentare il committente che vuole escluderla dal business. Dispetti all’orizzonte? Lo sapremo presto.

Filippo Tosatto

 

DISSERVIZI FERROVIARI»LA POLEMICA IN PROVINCIA

Treni cadenzati al bivio, pressing dei pendolari.

Il nuovo orario alla prova del 2014, sfida per costruire un servizio metropolitano

Il sindacato chiede di accelerare l’entrata in funzione del Sfmr a Mestre

ILARIO SIMONAGGIO – Sulla linea Venezia-Portogruaro attendiamo che la Regione intervenga come promesso dal governatore

RENATO CHISSO – Siamo passati da 600 corse quotidiane a 800. Ripristineremo il treno notturno da Venezia a Quarto e Marcon per i lavoratori

Non si ferma la polemica sui disagi per il trasporto ferroviario dopo l’entrata in vigore dell’orario cadenzato. L’annuncio del presidente della Regione Luca Zaia di disdire il contratto di servizio con Trenitalia, non rinnovando la convenzione alla data di scadenza del 31 dicembre 2014, non frena le polemiche, anzi le alimenta. Prova a spegnerle l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, reduce da una vigilia di Natale di confronto con i sindaci e i comitati dei pendolari. «Noi non siamo mica contro le gare, sia chiaro. L’abbiamo fatta già nel 2004 quando si presentò solo Trenitalia e dopo un rinnovo di 5 anni più altri 5 di proroga, ci prepariamo ad una nuova gara per il trasporto ferroviario, alla scadenza del contratto, quella del dicembre 2014. Ci siamo ufficialmente impegnati a risolvere i problemi segnalati da pendolari e sindaci e dopo il 15 gennaio, al termine del lavoro dei tecnici, andremo a riferire di nuovo ai sindaci in un incontro con loro». Chisso boccia come speculazioni le critiche che arrivano alla Regione, come quella di Ilario Simonaggio, segretario regionale della Cgil Trasporti che critica pesantemente le politiche del trasporto regionali degli ultimi anni e i tanti ritardi e sulle problematiche nel Veneziano spiega:

«L’entrata in vigore dell’orario cadenzato sconta in quest’area degli evidenti ritardi che non sono solo quelli di corse e orari tagliati. Il progetto Sfmr era stato pensato per essere realizzato in sette anni, ne sono passati quindici e mancano ancora alcune fermate all’appello nella terraferma mestrina. Sui problemi emersi per alcune linee, come la Portogruaro-Venezia, attendiamo che la Regione intervenga come promesso, quindi stiamo a vedere che succede».

Alle critiche di Simonaggio, Chisso non risponde in aperta polemica, dice, con il sindacalista pur «mantenendo il massimo rispetto per la Cgil e le altre organizzazioni sindacali». E ad attendere sono anche i sindaci veneziani, in primis quelli di Salzano, Noale, Marcon e Quarto d’Altino che hanno segnalato i problemi più evidenti. Chisso ribadisce gli impegni: «Anzitutto ricordo che con l’orario cadenzato», dice l’assessore, «le corse sono aumentate. Ne contiamo 200 in più visto che sono passate da 600 a 800. I collegamenti tra Venezia, Mestre e Padova si configurano ora come un servizio metropolitano, con un treno ogni quarto d’ora». E poi le rassicurazioni: «Per Salzano che ha perso la fermata del treno da Bassano verso Mestre e che ora ferma solo a Noale, puntiamo a confermare il servizio sostitutivo su bus da Salzano a Mestre con fermata a Spinea, portandolo fino a Castelfranco e Trebaseleghe. Per la zona di Quarto d’Altino e Marcon», continua a spiegare, «c’è il problema del rientro serale da Venezia, di molti lavoratori che prevedeva un bus sostitutivo alle 00.24 ma ci stiamo attivando per ripristinare un treno. Il grande rammarico in questa situazione è che ci si concentra, per carità giustamente, su tre cose che non funzionano senza vedere e far emergere il 95 per cento di fattori positivi conseguenza del nuovo orario cadenzato. Sui problemi stiamo intervenendo e vogliamo garantire un servizio di area metropolitana».

Mitia Chiarin

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L’OPINIONE

Cadenze ferroviarie, “Frecce” e tasche che si svuotano

Nel linguaggio musicale le cadenze hanno un ruolo per certi versi paragonabile a quello della punteggiatura nell’espressione verbale. E nel linguaggio ferroviario che ruolo hanno le cadenze? Da tre settimane assistiamo un po’ ovunque all’esaltazione della cadenza ferroviaria, che avrebbe lo scopo di assicurare un certo numero di convogli da un centro all’altro, di solito capoluoghi di provincia o di regione, allo stesso minuto di una serie finita di ore. La comodità è appunto quella di programmare il proprio viaggio. La cadenza può avere qualcosa a vedere con la politica tariffaria? Molto, nel caso italiano. Le cadenze dei nuovi orari paiono oculatamente studiate per scoraggiare con il metodo più persuasivo possibile (la permanenza nelle nostre belle stazioni, come direbbe Gaber, ormai “piene di strade e di negozi, e di vetrine piene di luce, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce”) il viaggiatore discolo (alias cliente che in ambito ferroviario può scegliere solo fra il duopolio, Trenitalia e Italo, con analogo radice “ital”) che volesse fare uso di due treni regionali per andare in un posto, senza utilizzare un intercity o una freccia, come del resto suggerisce l’autorevole sito di Trenitalia che programma i nostri spostamenti e contabilizza i relativi costi (nostri) e guadagni (loro). Senza, ovviamente, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, istituita in Italia nel 1990, abbia niente da dire. Come diceva il titolo di un dimenticato romanzo di Cronin “E le stelle stanno a guardare”, mentre le nostre tasche sono qui a farsi svuotare.

Giuseppe Barbanti – Mestre

 

TRASPORTI

Guerra dichiarata dalla Cgil alla Regione Veneto. Tema del contendere: il nuovo orario cadenzato del servizio ferroviario, entrato in vigore il 15 dicembre non senza proteste per i disservizi (per altro cronici da tempo). Ma non solo. La polemica coinvolge l’intero sistema ferroviario pendolare veneto, dopo che il governatore Luca Zaia ha disdetto il contratto con Trenitalia (società di Ferrovie), la cui validità scade il 31 dicembre prossimo, con l’obbligo di garantirlo comunque fino a fine 2015 in attesa di mettere in gara la gestione del servizio. E sullo sfondo l’ipotesi, tutta da verificare vista la complessità soprattutto finanziaria, della discesa in campo di società venete (intese come controllate dalla Regione, la Sistemi Territoriali e la Ferroviaria Servizi).

ORARIO – A prendere posizione (non è la prima volta) è la Filt, la rappresentanza di settore della Cgil. E pronta, arriva la replica del presidente della Regione e dell’assessore Renato Chisso.
Il segretario regionale Ilario Simonaggio, ammette che «il gestore (Trenitalia, ndr.) non è immune da mancanze sia gestionali sia organizzative». Però, ciò che non piace al sindacalista, «è lo sport di cercare di allontanare le proprie responsabilità (il riferimento è a Zaia, ndr.), addossandole ad altri, anche quando derivano da una programmazione regionale profondamente sbagliata: tagli del servizio negli orari di punta e soppressione del servizio nei giorni di sabato e festivi». Il responsabile Filt-Cgil stuzzica il leghista, il quale «si guarda bene da ammettere responsabilità della Regione» in relazione, tra l’altro, al «ritardo delle 34 assunzioni in Sistemi Territoriali autorizzate dalla Giunta il 28 ottobre scorso rendendo impossibile persino lo svolgimento del servizio minimo della società strumentale posseduta dalla Regione; al ritardo del cronoprogramma di consegna e presa in carico dei 20 nuovi complessi di treni che saranno in esercizio nella totalità solo a primavera inoltrata 2014».

DUBBI – Il sindacato dice di averne molti. E anzi «viene da sorridere», all’ipotesi di una «gestione del servizio pendolare da parte di società veneta». Simonaggio spiega che la Regione ha una società di scopo «interamente posseduta (Sistemi Territoriali) che non ha forza economica e patrimoniale sufficiente, le competenze professionali e gestionali per sostituire Trenitalia». Cosa fare? «È bene garantire la continuità del trasporto ferroviario e impegnarsi per migliorare la condizione quotidianamente offerta». Una palese richiesta di continuare con Trenitalia, esercitando una continua pressione per migliorare il servizio. Anche se, è cronaca, le multe di milioni euro appioppate ogni anno dalla Regione alla controllata da Fs, non hanno di certo migliorato la situazione.

A spalleggiare la Filt-Cgil, l’Osservatorio Nazionale della Liberalizzazione nelle Infrastrutture e Trasporti. Il presidente Dario Balotta: «Le cause del pasticcio e dei disservizi, derivanti dal nuovo orario, sono da attribuire a Zaia, che ha preteso l’orario cadenzato pur sapendo che le Fs non erano in grado di offrire un servizio efficiente. Un vero e proprio effetto boomerang sulla giunta regionale, che ora cerca di salvarsi, minacciando di disdire un contratto che scadrà solo alla fine 2015».

REPLICHE – «Con l’orario cadenzato – argomenta il governatore – la Regione si è impegnata a risolvere i problemi che i pendolari evidenziavano, derivati dalla deficienza di Trenitalia». E spezza una lancia a favore di Chisso: «In assessorato non si sono divertiti a inventare costruzioni bizantine, ma hanno individuato una soluzione che, a regime, deve far assomigliare il treno a una metropolitana». L’affondo: «Mi limito a constatare che non mi risulta che prima del 15 dicembre non ci fossero problemi nel sistema ferroviario, che non ci fossero composizioni sbagliate (4 vagoni contro 6 o 7), che la manutenzione fosse eccellente, i guasti in linea inesistenti, la puntualità a livelli giapponesi, la pulizia a livello svizzero». Ma se comunque la Filt-Cgil «nutre dei dubbi interpelli i pendolari o faccia un salto nel mio ufficio che gli farò leggere le migliaia di messaggi inviati dagli utenti».

Più “politico” Chisso. Premesso il «rispetto per le organizzazioni sindacali» derivato «dalla mia personale storia politica», per l’assessore «non merita neppure una replica un dirigente che si è schierato da mesi e pregiudizialmente contro l’orario cadenzato, e che con i suoi comportamenti ha finito per decretarne il deludente avvio e la denuncia del contratto di servizio con Trenitalia».
La guerra è dichiarata.

 

 

In una lettera al premier Letta chiede la convocazione del Comitatone: «C’è prima la Legge speciale»

«Il canale Contorta nella legge Obiettivo? È semplicemente illegittimo. L’ho scritto al presidente del Consiglio, sollecitando ancora una volta la convocazione del Comitatone per discutere di tutto questo».

In vacanza all’estero, il sindaco Giorgio Orsoni si dice convinto – da avvocato prima che da sindaco – che la strada scelta dal ministero delle Infrastrutture su suggerimento del Porto, approvata dalla Regione. sia illegittima.

«Perché? Semplice, perché c’è la Legge speciale che è sovraordinata rispetto alla legge del 2002 e che prevede l’obbligo di salvaguardare la laguna», spiega. Niente nuovi canali, dunque, perché questo andrebbe contro le direttive per il rispetto della laguna previste nella prima (1973) e anche nella seconda Legge Speciale (1984). Un braccio di ferro che sembra destinato a proseguire. Perché mentre il Comune insieme alle associazioni e al ministero dell’Ambiente, ribadisce la sua contrarietà allo scavo del nuovo canale per far passare le grandi navi in laguna, le procedure vanno avanti. Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, da sempre esperto di procedure, dice che il progetto è ormai “avviato” per l’approvazione. E che altri progetti alternativi, a cominciare da quello di Marghera proposto dal Comune o dalla Marittima fuori dalla laguna non sono praticabili. Dunque, Contorta. Via navigabile profonda dieci metri che secondo il comitato scientifico dell’Istituto veneto di Scienze, lettere ed Arti, «rischia di ripetere il grave errore del canale dei Petroli. Il canale Malamocco Marghera scavato nel 1960 per far passare le petroliere, secondo molti responsabile della devastazione della laguna e dell’aumento delle acque alte. Come risolvere il problema delle grandi navi senza dare un colpo all’occupazione del settore? Secondo il Porto non vi è altra strada che il Contorta. Secondo il Comune non occorrono invece ulteriori grandi opere, che potrebbero rivelarsi anzi nocive per l’equilibrio idraulico della laguna, come sostiene anche l’idraulico ingegnere Luigi D’Alpaos. Intanto da ieri, in base all’ordinanza della Capitaneria di Porto, è vietato il transito dei traghetto in bacino San Marco. Il numero delle navi dovrà essere diminuito, dal 2015 scatterà il divieto per le grandi navi superiori alle 96 mila tonnellate, mentre si dà il via alla procedura per il nuovo canale. Decisione su cui il Comune ha annunciato ricorso al Tar, giudicando anche “insufficiente” il limite per il 2015.

Alberto Vitucci

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La Regione dice sì al Contorta inserito nella legge Obiettivo

Su proposta dell’assessore Chisso, approvata la delibera che comprende lo scavo del canale

Il progetto è considerato tra le opere strategiche dello Stato e avrà una corsia preferenziale

La Regione dà il via libera all’inserimento dello scavo del Canale Contorta-Sant’Angelo tra i progetti regolati dalla Legge Obiettivo, che gli assicura una corsia preferenziale per la sua realizzazione, definendo l’opera di preminente interesse nazionale. È stata infatti approvata in questi giorni su proposta dell’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso la delibera che assicura l’indispensabile adesione di Palazzo Balbi al percorso agevolato per il progetto alternativo al passaggio delle Grandi navi da crociera in bacino di San Marco, proposto dal presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa e caldeggiato anche dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi che qualche settimana fa aveva già scritto un dispaccio al comandante della Capitaneria di Porto di Venezia proprio per invitarlo a procedere celermente con il progetto dello scavo del Contorta-Sant’Angelo, proprio ai fini del suo inserimento tra quelli regolati dalla Legge Obiettivo, nonostante la contrarietà già espressa dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e i ricorsi al Tar contro la decisione subito annunciati dalle associazioni ambientaliste. Anche nel corso del vertice dell’inizio di novembre a Palazzo Chigi in cui il Governo aveva deciso la progressiva estromissione del passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco, era emersa una contrarietà da parte del Ministero dell’Ambiente rispetto a quello delle Infrastrutture proprio in merito all’inserimento del progetto dello scavo del canale Contorta-Sant’Angelo tra quelli agevolati nei tempi e nei finanziamenti con il “paracadute” della Legge Obiettivo. Ma il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, d’intesa con Costa e con la Regione, ha ora deciso di forzare i tempi. Nella delibera regionale che autorizza l’inserimento tra i progetti strategici di preminente interesse nazionale dello scavo del Contorta-Sant’Angelo, Chisso ricorda che «sul profilo ambientale il progetto in parola è una soluzione che nasce da valutazioni svolte dal Magistrato alle Acque di Venezia con lo studio di fattibilità del febbraio 2012, nel quale oltre a valutare diverse alternative, aveva optato per tale intervento in quanto consiste anche in un’opera di conservazione e protezione della laguna centrale dal fenomeno erosivo prodotto dal vento (fetch), in virtù delle velme che si realizzerebbero ai lati del canale», e sottolinea ancora che il progetto «ha un livello di approfondimento tale per cui, oltre a rispondere alle esigenze tecnico-nautiche, ne consente un’ampia valutazione e l’avvio sin da ora dell’istruttoria amministrativa». Autorizzando l’inserimento del progetto tra quelli previsti dalla Legge Obiettivo, la Regione ne ricorda il costo previsto – circa 170 milioni di euro, ancora da reperire – e anche gli approfondimenti e le valutazioni a cui dovrà essere sottoposto, con studi archeologici della zona interessata all’intervento, studi idraulici, lo Studio di impatto ambientale (Sia) e la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca). Perché il progetto dello scavo del Contorta-Sant’Angelo sia «promosso» tra quelli regolati dalla Legge Obiettivo, passando alla fase esecutiva, il presidente della Regione Luca Zaia – o un suo delegato – dovrà ora sottoscrivere un atto aggiuntivo che lo recepisca all’Intesa Generale Quadro che Palazzo Balbi ha già sottoscritto con il Governo nel 2003, che individua appunto le infrastrutture strategiche che dovranno essere realizzate sul territorio regionale. Regione e Ministero delle Infrastrutture procedono dunque di pari passo sul progetto caldeggiato da Costa, ma le polemiche non mancheranno.

Enrico Tantucci

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FERROVIE VENETE

La società deve però proseguire con il servizio fino al 2015

Nuova gara per i pendolari. Forse in arrivo azienda veneta

Disagi nel trasporto ferroviario, il governatore del Veneto disdice la convenzione che scade nel 2014

Zaia: «Basta con Trenitalia»

Trenitalia addio. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha mantenuto la promessa annunciata al mattino. Ieri sera, presi carta e penna, il governatore ha scritto una lettera per dare il benservito alla società delle Ferrovie dello Stato che gestisce il trasporto passeggeri, annunciando che la Regione non intende più rinnovare la convenzione alla scadenza fissata il 31 dicembre 2014. Segue la richiesta imperativa prevista dall’accordo: Trenitalia deve continuare a svolgere i servizi ferroviari (quelli per pendolari) per altri 12 mesi dalla cessazione del contratto, in pratica fino a dicembre 2015, «per garantire – scrive Zaia – la continuità del servizio pubblico» alle stesse condizioni di adesso.

CALVARIO – Il 15 dicembre l’entrata in vigore. Il 16, solito caos. Colpa del nuovo orario cadenzato? «Ma andiamo», ribatte il governatore. E aggiunge: «C’é voluto coraggio per adottarlo e cercare di uscire dal caos». Encomiabile. Ma “il problema” va risolto alla radice, chiudendo con Trenitalia, estirpando il disservizio diventato patologico. Come fare? Ieri mattina, nel tradizionale punto stampa, questa volta di fine anno, il governatore anticipa una soluzione: salutare Trenitalia e fare una gara per assegnare, al migliore offerente, il servizio regionale, al quale ogni giorno si affidano 100mila pendolari. Se poi fosse «una società tutta veneta», tombola.

CONTRATTO – A gestire il trasporto ferroviario pendolare è Trenitalia, la società di FS con la quale le Regioni (il Veneto lo ha fatto dal 2006) hanno la possibilità di stipulare un contratto dove vengono garantiti (?) puntualità, capacità (il numero dei vagoni) e comfort (pulizia, riscaldamento, aria condizionata…). Nell’accordo, valido per sei anni con possibilità di rinnovo di altri sei anni, non manca il passaggio che riguarda le multe che Trenitalia deve pagare nel caso (cioé sempre) non siano rispettati i tre parametri fondamentali. Penali di milioni, che l’assessore ai Trasporti, Renato Chisso, ha recapitato annualmente alla controparte. Con risultati praticamente inalterati: treni in ritardo, carrozze insufficienti rispetto al numero dei passeggeri, vagoni sporchi e freddi d’inverno e caldi d’estate. La morale: Trenitalia si fa un baffo delle multe, sembra quasi che abbia abitudine a inserirle preventivamente nei bilanci come uscite fisse, con la certezza che tanto arriveranno.

AUTOGESTIONE – Per questo, Zaia annuncia “urbi et orbi”, che è sua intenzione dire addio a Trenitalia, quando il contratto scadrà a fine 2014, e procedere con una gara per cercare un altro partner. Emilia Romagna, Toscana e Marche lo hanno già fatto. Zaia lo dice apertamente in conferenza stampa, anche se ha un dubbio tutt’altro che ininfluente: cosa fare nel tempo che passerà tra un gestore e l’altro? Le previsioni indicano che tale operazione necessiti di almeno quattro anni per essere completata (gara, acquisto di treni, tratte e depositi da Trenitalia, ricerca personale) con il rischio di peggiorare ancora di più una situazione già disastrosa a danno dei pendolari. Meglio attendere il parere degli esperti giuristi prima di procedere. La risposta arriva in serata.
Ora si apre una nuova fase. Sarà una gestione in proprio da parte della Regione attraverso due società controllate, Sistemi Territoriali Spa e Ferroviaria Servizi Srl? Zaia non lo dice, ma se «ci fosse una società tutta veneta…».

Giorgio Gasco

 

LA REAZIONE – Diego Bottacin (Verso Nord): «Vogliono conferire un ramo di Sistemi Territoriali»

«Sarà come cadere dalla padella alla brace»

VENEZIA – «Zaia dice di voler trovare un nuovo gestore tutto veneto per il servizio ferroviario?». Per Diego Bottacin, capogruppo di Verso Nord in consiglio regionale, non sarebbe una novità. E svela che «da tempo» il governatore leghista sta lavorando per creare una società regionale insieme con Trenitalia a cui affidare il trasporto ferroviario. E sentenzia: «Se ci riuscirà, i 162 mila pendolari veneti capiranno così cosa significa cadere dalla padella nella brace». Carte alla mano, Bottacin si richiama alla delibera numero 1589 della Giunta regionale, datata 10 settembre. In quelle pagine ci sarebbe, secondo il consigliere, la volontà di costituire un’agenzia dedicata al trasporto su treno.

E spiega l’operazione: «La giunta regionale ha avviato la procedura di individuazione del ramo di azienda di Sistemi Territoriali Spa da conferire in Ferroviaria Servizi Srl che dovrebbe diventare l’Agenzia». In pratica la Regione porta il ramo d’azienda di Sistemi Territoriali Spa in Ferroviaria Servizi Srl che diventa l’Agenzia per la gestione del servizio ferroviario regionale.

«Ovviamente – sottolinea Bottacin – Sistemi Territoriali non viene dismessa perché servirà per gestire il servizio insieme a Trenitalia».

Ma Zaia vorrebbe mettere in gara il servizio. «Affermazione solo a beneficio di taccuini e microfoni», assicura il capogruppo. Quanto alla possibilità reale di farla, ricorda il capogruppo di Verso Nord, «in Italia sono già state fatte in passato tre gare, di cui una proprio in Veneto nel 2006 aggiudicata a Trenitalia insieme a, guarda caso, Servizi Territoriali spa».

 

Si allungano tempi e disagi, orario indigesto per i pendolari

VITTORIO VENETO – È davvero un orario cadenzato difficile da digerire, per alcuni utenti, quello scattato il 15 dicembre anche sulla linea ferroviaria vittoriese. Il blog del comitato di pendolari «Il treno dei desideri» (che nei giorni scorsi ha visto una scissione al proprio interno) continua a pubblicare testimonianze di pendolari che si ritrovano a convivere con abitudini molto diverse da quelle, ormai consolidate, che si sono interrotte a metà dicembre.

«Ora – scrive un utente vittoriese che ha espresso il proprio malcontento anche alla Direzione regionale trasporti – si parte alle 7.01 da Vittorio con un treno Minuetto che spesso, a inizio e fine settimana, è sovraffollato e con persone in piedi. A Conegliano si scende alle 7.18 aspettando la coincidenza per Venezia delle 7.33, che può avere forti ritardi visto che proviene da Sacile. Il treno è un Vivalto spesso sovraffollato dove l’effetto è di sentirsi compressi come sardine. Le toilette di questi convogli sono quasi tutte fuori servizio e si sente spesso un odore sgradevole. Il bilancio è dunque di un cambio treno al posto del vecchio diretto, 20 minuti di sosta al freddo a Conegliano, treni stretti, scomodi e sporchi e arrivo a Venezia mezz’ora dopo rispetto a prima».

I disagi non mancano anche per chi arriva a Vittorio in treno. Una pendolare parte ogni mattina da Feltre per venire al lavoro.

Questa la sua (nuova) esperienza, raccontata sul blog: «Prima partivo da Feltre alle 6.39 e arrivavo a Vittorio alle 8.09. Ora la partenza è stata posticipata alle 6.55 con cambio a Belluno alle 8.16 e arrivo a Vittorio alle 9, per una durata del viaggio di 2 ore e 5 minuti. Non posso prendere treni precedenti perché mi obbligano a passare per Treviso con tre cambi. Sembra una cosa fatta apposta per rendere il treno inutilizzabile a solo vantaggio dell’uso dell’auto».

E intanto il malcontento si è palesato nell’atrio della stazione: sul cartellone di Trenitalia che pubblicizza il cadenzamento con lo slogan «Più velocità e frequenza» qualcuno ha aggiunto «Un’ora e 40 minuti per arrivare a Calalzo non è “velocità”». Un altro contestatore evidenzia come il passaggio di un treno all’ora non sia sufficiente per migliorare l’offerta del trasporto regionale.

(l.a.)

 

Nuova Venezia – Disservizi ferroviari, cala la Mannaia.

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31

dic

2013

Zaia ha disdetto il contratto a Trenitalia

La convenzione (in scadenza a fine 2014) non sarà rinnovata: è la drastica risposta a disagi e ritardi subìti dai pendolari

VENEZIA – Tanto tuonò (sui malcapitati pendolari) che piovve. In risposta alla scia di disservizi e disagi subiti da lavoratori e studenti nell’avvio dell’orario cadenzato sui convogli nostrani, la giunta di Palazzo Balbi ha deciso di disdire il contratto di servizio con Trenitalia. In una lettera alla società del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce il servizio regionali nel Veneto, Luca Zaia esprime la volontà «Di non rinnovare la convenzione alla data di scadenza del primo periodo di sei anni previsto al 31 dicembre 2014». Nello stesso tempo, al fine di «Garantire la continuità del servizio», e per consentire sia l’espletamento della gara sia il subentro tecnico di un eventuale nuovo gestore, il governatore chiede a Trenitalia «L’attivazione della prosecuzione del servizio nei 12 mesi successivi al termine di durata dello stesso alle medesime condizioni contrattuali»: ciò significa che Trenitalia dovrà comunque garantire il servizio con gli attuali standard fino al 31 dicembre 2015, l’arco di tempo necessario a scongiurare un pericoloso «limbo» nella fase di passaggio del testimone. Una decisione drastica, conseguente alle dichiarazioni che lo stesso Zaia aveva rilasciato in mattinata: «Il caos del 15 dicembre nei trasporti ferroviari locali non è legato all’orario cadenzato, ma a una giornata sfortunata, con una serie incredibile di concomitanze. Due giorni fa, però, ho ricevuto l’ennesima comunicazione, documentata da foto, di un treno strapieno sulla linea Udine-Venezia: se oggi le cose stanno così, bisogna fare in modo che la situazione sia diversa il 7 gennaio, finite le feste». In che modo? «Da una settimana il nostro ufficio legale sta studiando un quintale di carte per ricostruire appieno il contratto di servizio con Trenitalia, affrontandone tutte le complicazioni e verificando se è possibile bandire una gara alla scadenza, il prossimo anno». «Il mio pensiero», ha aggiunto «è che sarebbe la soluzione migliore, perché la libera concorrenza è sana. «Mi piacerebbe che il servizio fosse gestito da una bella società veneta, che dia risposte ai cittadini. Perché veneta? Perché il cane di troppi padroni muore di fame… ». A l gestore attuale il governatore rimprovera gravi e ripetute inadempienze che investono i cardini del servizio – puntualità, capacità, cioè numero di vagoni, confort e ospitalità – e ne lamenta i contraccolpi non solo sulla qualità della vita dei 100 mila pendolari veneti ma anche agli occhi dei turisti: «Cosa succederebbe se ci fosse un “trip advisor” dei treni?». Ora si apre una partita delicata: la scelta è quella di aprire alla concorrenza le linee regionali ma Trenitalia parte da un’indubbia posizione di vantaggio: è una costola delle Ferrovie (proprietarie della rete) e dispone di infrastrutture e personale negati ai rivali. Sottrarle l’osso non sarà agevole.

Filippo Tosatto

 

Gazzettino – Le polemiche sui trasporti

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30

dic

2013

Quarto, sindaco contro la Regione  «Sui treni lacrime di coccodrillo»

«Lacrime di coccodrillo sui trasporti ferroviari»

«Da Zaia lacrime di coccodrillo». Non c’è il tempo di deporre le armi nella battaglia contro i disagi del nuovo orario cadenzato, nonostante il recente avvio di una fase di dialogo tra i sindaci e l’assessore regionale Renato Chisso nel tentativo di rispondere ad alcune richieste dei pendolari. Il sindaco di Quarto d’Altino Silvia Conte ora attacca Luca Zaia che nei giorni scorsi, a sua volta, aveva contestato a Trenitalia lo scaricabarile sulle colpe per i disservizi ferroviari.

«Chi guida una delle più importanti regioni d’Italia si assuma le proprie responsabilità – scrive la prima cittadina – È la Regione, nell’ambito del contratto di servizio con Trenitalia, che ha stabilito il nuovo orario, avvalendosi di un proprio consulente. È questione di competenza, non di presunta mancanza di autonomia: sul trasporto ferroviario le Regioni hanno competenza già da un decennio, e sistemi regionali efficienti e intermodali già sono stati avviati da tempo da Regioni come Lombardia e Toscana».

La lettera continua con un attacco diretto a Zaia. «Il presidente non caschi dalle nuvole: come sindaci insieme alle associazioni di pendolari già a maggio in audizione alla commissione consiliare Trasporti della Regione avevamo segnalato i rischi di disservizi che questa “rivoluzione” avrebbe comportato, con tagli a corse utilizzate da pendolari e turisti, preoccupazione condivisa anche dalle organizzazioni sindacali di categoria. Ancora a luglio e ad agosto assieme ai sindaci abbiamo rappresentato le nostre critiche in maniera costruttiva. Il 3 dicembre infine, non avendo avuto riscontro dalla Regione, abbiamo aderito alla manifestazione di protesta dei pendolari dalla stazione Santa Lucia fino a Palazzo Balbi”.

Conte chiede quindi un intervento: «Zaia e il suo assessore Chisso dimostrino ora nei fatti che hanno a cuore il trasporto pubblico, attivando competenze e destinando subito risorse adeguate nel bilancio regionale e cambiando metodo, coinvolgendo finalmente i soggetti interessati in un tavolo permanente della mobilità».

 

ODERZO – In stazione un albero di Natale con le richieste di nuove corse di treni

I pendolari si affidano all’abete

ODERZO – “Dateci più treni”. “+ treni, – Chisso”. “Deme el treno par tornar a casa!”. Questo il tenore dei messaggi natalizi lasciati come addobbi sull’albero di Natale comparso a inizio settimana in stazione a Oderzo, accanto alla biglietteria elettronica. La notizia era stata resa nota dall’emittente radiofonica Top Radio che si è presa a cuore la questione.

«In tanti non solo da Oderzo ma anche da Motta e da altri comuni -spiegano dall’emittente- ci segnalano disfunzioni e problemi ai treni. Basta andare in stazione e leggersi il tenore dei messaggi natalizi lasciati».

L’albero è comparso alla vigilia di Natale nell’atrio della stazione ferroviaria di Oderzo su iniziativa del comitato pendolari. È colmo di post-it con pensierini di Natale rivolti in particolare all’assessore Chisso. Tutti, in forma più o meno vivace, chiedono più corse sulla linea Treviso-Portogruaro. Presente pure il pensierino di un bambino che chiede un treno la sera affinché il papà torni un’ora prima. Un albero di Natale che arriva dopo l’introduzione dell’orario cadenzato che ha significato diversi disagi per tutti i pendolari dell’opitergino-mottense. Nei mesi scorsi raccolte firme e incontri tra sindaci per chiedere più treni. A Motta inoltre c’è il problema dei treni merci che transitano troppo veloci di notte: da qui la richiesta di barriere fonoassorbenti.

Quella dell’albero è l’ultima azione di protesta pacifica in ordine di tempo, relativa al nuovo orario. Nonostante la scomodità di alcuni orari, c’è chi sottolinea pure nuove possibilità.

«Con l’introduzione del nuovo orario -spiegano in Radio- a molti è sfuggito che sulla Treviso-Portogruaro, Trenitalia ha istituito due corse, una al mattino e una alla sera, in coincidenza con i Freccia Bianca per Milano e i Freccia Argento per Roma. Ad esempio se si parte da Motta col regionale delle 6.03, a Oderzo si transita alle 6.14 e si arriva a Treviso alle 6.45 dove si può optare o per il Freccia Bianca per Milano in partenza alle 7.12 e arrivo alle 9.55. O si può scegliere il Freccia Argento per Roma (arrivo a Treviso alle 6.56, Mestre 7.18) con fine corsa alle 11.10. Coincidenze anche al rientro».

Nei giorni scorsi sull’argomento incontro in Regione con gli amministratori di Oderzo, Motta, Ponte di Piave e San Biagio di Callalta.

(g.r.)

 

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