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GRANDI NAVI – Lettera al presidente Letta, Orsoni: «Subito il Comitatone»

I senatori del Pd: «No al Contorta»

IL PUNTO – Ok della Regione all’inserimento dell’opera nella legge obiettivo

SALVAGUARDIA Il sindaco Giorgio Orsoni chiede al Governo una convocazione urgente

Venti senatori del Pd scrivono: «Si faccia un terminal esterno»

Il sindaco Giorgio Orsoni non ha nessuna intenzione di restare a guardare mentre altrove si decide sulle sorti della laguna per i prossimi decenni. Il riferimento è al canale Contorta Sant’Angelo, la cui realizzazione – voluta fortemente dall’Autorità portuale – viene data per scontata sia dalla Capitaneria di porto che dalla Regione. Dal momento che non è questo il volere della città, Orsoni ha preso carta e penna e ha chiesto urgentemente al presidente del Consiglio Enrico Letta la convocazione del Comitatone.

La richiesta era nell’aria da qualche settimana, ma la notizia che la Regione è d’accordo per l’inserimento del nuovo canale nella legge Obiettivo (che garantisce di bypassare molti controlli cruciali per accelerare i tempi) lo ha indotto ad agire entro la fine dell’anno. Il 2014, insomma, comincerà allo stesso modo del 2013, con un provvedimento che bloccherà le grandissime navi a partire da novembre, ma sbloccando un’opera molto controversa della quale poco o nulla si sa in merito all’influenza che questa avrebbe sulla dinamica delle grandi masse d’acqua in laguna.

Il sindaco, in sostanza, contesta il fatto che una decisione del genere non può essere presa contrariamente alle decisioni del Comitatone, il quale non si è ancora espresso. Lo stesso vale per il cosiddetto porto container offshore, la cui autorizzazione l’Autorità portuale dà per scontata: i riflessi che esso avrebbe sul traffico marittimo e sull’economia della città non sarebbero indifferenti e di qui la decisione di approfondire tutti questi temi (non ultima, la compatibilità del traffico portuale con l’allestimento e poi l’entrata in esercizio del Mose) nella sede stabilita dalla Legge speciale tuttora vigente, vale a dire il Comitatone.

Contro lo scavo del nuovo gigantesco canale per portare in Marittima le navi da crociera dopo che queste saranno entrate da Malamocco ci sono anche venti senatori del partito democratico, che hanno scritto un appello a Letta e ai ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture) e Andrea Orlando (Ambiente).

La richiesta di valutare anche la soluzione di un terminal fuori della laguna è stata sottoscritta da Felice Casson, Donatella Albano, Laura Cantini, Monica Cirinnà, Vincenzo Cuomo, Erica D’Adda, Maria Rosa Di Giorgi, Stefano Esposito, Nicoletta Favero, Nadia Ginetti, Sergio Lo Giudice, Claudio Micheloni, Carlo Pegorer, Stefania Pezzopane, Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti, Maria Spilabotte e Luigi Zanda.

«La navigazione delle grandi navi – scrivono – nella laguna di Venezia richiede una progettazione urgente che non preveda ulteriori interventi traumatici in un ecosistema delicatissimo e già stremato da ripetute manomissioni. Il rischio di fondo è di trasformare la laguna in un lago».

 

Gazzettino – Ferrovie “Potenziare la Portogruaro-Casarsa”

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24

dic

2013

FERROVIE – Quattro sindaci di Veneto e Friuli scrivono ai presidenti regionali Zaia e Serracchiani

Lettera congiunta dei primi cittadini per chiedere alle Regioni Veneto e Friuli l’elettrificazione della Portogruaro-Casarsa. Mentre l’orario cadenzato dei treni sta facendo discutere, ed arrabbiare, gli utenti di Rfi, che continuano a chiederne un aggiustamento, i sindaci di Portogruaro, Pordenone, e dei Comuni pordenonesi di San Vito al Tagliamento e Casarsa della Delizia hanno inviato ieri ai presidenti della Regione Veneto, Luca Zaia, e del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, una lettera per ribadire la necessità e l’urgenza di ammodernare, potenziare ed elettrificare la linea Portogruaro-Casarsa, rimasta fuori dalla nuova organizzazione oraria.

«Nell’ultimo incontro che si è svolto a Portogruaro – scrivono i sindaci, riferendosi al convegno sulle vie di comunicazione organizzato nell’ambito della Fiera di Sant’Andrea – è risultata evidente l’esigenza di strutturare un tavolo comune sulla logistica e l’intermodalità che veda protagoniste le due Regioni nell’ambito della programmazione europea. Altrettanto evidente – aggiungono – è stato l’invito che alle dichiarazioni di principio e alle attestazioni di volontà faccia seguito un cambio di passo teso a sciogliere alcuni nodi che penalizzano fortemente la nostra economia. Uno per tutti è l’ammodernamento della tratta ferroviaria Portogruaro-Casarsa».

Esigenza vissuta e rappresentata come assoluta priorità da parte di diversi attori in campo, Comuni in primis, e per la quale i sindaci hanno chiesto formalmente l’attivazione delle due Regioni. Qualche settimana fa anche l’onorevole del Pd di Portogruaro, Sara Moretto, aveva incalzato le due amministrazioni regionali su questo progetto interregionale, sottolineando come per Rfi l’elettrificazione della linea non fosse una priorità e come una delle possibilità di finanziamento fosse la programmazione 2014-2020 per l’accesso ai Fondi Europei di Sviluppo Regionale.

Mattino di Padova – Un vagone in piu’ sul treno

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22

dic

2013

MATTINO

Chisso: «Ma non basta»

Dalla Regione una prima risposta ai disagi segnalati fra Conegliano e Venezia «A breve Trenitalia deve garantirci un servizio migliore». E Bottacin accusa Zaia

La Regione ha strigliato Trenitalia per i treni come “carri bestiame” che passano per Treviso, diretti a Venezia o a Udine. E il risultato si è visto ieri: un vagone in più, oltre ai convogli dell’orario cadenzato. La scorsa settimana i treni viaggiavano non con 5, come ieri, bensì con 6 vagoni, alcuni anche con 7. Ed ecco che pure ieri i convogli allungati sono stati presi comunque d’assalto: qualcuno è rimasto in piedi, altri sono rimasti a terra. Come è successo a Conegliano e a Treviso, nella mattinata. «Costringeremo Trenitalia ad ulteriori migliorie», assicura l’assessore Renato Chisso, «in questo come in altri casi si è dovuto partire con il cadenzamento con materiale che non era quello che, come Regione, avevamo previsto. Deve infatti essere ancora completata la fornitura degli Stadler (ne mancano otto su venti) che in origine dovevano essere tutti disponibili ai primi di dicembre. Contiamo di metterli in linea a partire dalle prossime settimane. Ma mancano anche i nuovi Vivalto per i quali è impegnata Trenitalia. Li attendiamo e li sollecitiamo, perché vogliamo e dobbiamo risolvere tutti i problemi di questa natura, per ridare dignità ad un servizio che non è all’altezza né delle aspettative né del corrispettivo economico che paghiamo». Chisso garantisce di portare a casa, subito dopo le feste, un risultato positivo anche per quanto riguarda nuovi treni da Venezia, la sera, per Treviso e Padova.

Ma i problemi da affrontare sono ancora parecchi, come segnala il sindacato Filt Cgil, che riporta, fra le altre testimonianze, quella di un viaggiatore di Montebelluna. «Alcuni anni fa la percorrenza mattutina si attestava nella migliore tratta del mattino Montebelluna-Castelfranco 6.44-7.01 Castelfranco- Vicenza Intercity 7.05-7.32, quindi 48 minuti. Dal 15 dicembre l’attuale traccia prevede Montebelluna- Castelfranco 6.14- 6.30, Castelfranco -Vicenza 7.07-7.48, ovvero 94 minuti».

Anche Diego Bottacin, consigliere regionale di Verso Nord, se la prende direttamente con il presidente Luca Zaia. «Zaia vuole il monopolio ferroviario, dice che così si risolverebbero i problemi. Dovrebbe ricordarsi che il servizio è regionalizzato da tredici anni e che finora non ha mosso un dito per modificarlo né da vice presidente, né da presidente. Ha precise responsabilità sullo stato di fatto».

 

Nuova Venezia – Treni, ritardi di un’ora e soppressioni

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21

dic

2013

orario cadenzato

Mattinata di caos ieri sulla tratta Venezia-Portogruaro per guasti sulla linea.

Volantinaggio a San Donà. Proteste a Quarto

QUARTO D’ALTINO – Ritardi fino a trequarti d’ora e soppressioni, ieri mattina, sulla linea ferroviaria Venezia-Portogruaro, nel giorno in cui i pendolari hanno attuato un volantinaggio alla stazione ferroviaria di San Donà. Un presidio che comitati e amministratori locali hanno intenzione di replicare anche nelle altre fermate della tratta per tenere alta l’attenzione sui problemi dell’orario cadenzato. Ieri i pendolari del Sandonatese e di Quarto d’Altino hanno vissuto un venerdì mattina da dimenticare, con ritardi e soppressioni in piena fascia di punta, che hanno avuto inizio, secondo quanto si è appreso, a causa di un guasto a un treno. I problemi sono iniziati poco prima delle 7, con un convoglio soppresso e ritardi che hanno coinvolto almeno altri tre convogli, con punte di quasi 45 minuti per il Regionale 11110 Portogruaro-Venezia. Le ripercussioni sono proseguite poi fino a mattinata inoltrata. Mentre si consumavano i disagi, un gruppo di volontari del Comitato Pendolari del Veneto Orientale ha attuato un volantinaggio alla stazione di San Donà, per invitare i viaggiatori a segnalare come l’orario cadenzato abbia inciso sulla loro vita lavorativa. Al presidio ha aderito l’amministrazione comunale di San Donà. A distribuire i volantini sono arrivati anche l’assessore ai trasporti Francesca Zottis e il consigliere comunale di maggioranza Daniele Terzariol, peraltro lui stesso pendolare.

«È evidente l’incapacità dell’assessore Chisso nel gestire la situazione, così come la scelta della giunta Zaia di puntare esclusivamente sulle infrastrutture stradali a discapito del trasporto locale», ha attaccato Terzariol, «per l’ennesima volta chiediamo a gran voce di essere ascoltati sia in qualità di amministratori, sia di pendolari. Una categoria, quest’ultima, per nulla tutelata nonostante i grandi proclami e le promesse che si sono susseguite negli anni».

Intanto ieri le organizzazioni sindacali regionali dei trasporti hanno incontrato i vertici della Direzione regionale passeggeri di Trenitalia per una prima verifica sull’andamento dell’orario. Trenitalia ha spiegato che, nonostante la complessità tecniche e le condizioni meteo legate al gelo, il sistema ha risposto positivamente alle modifiche introdotte.

«La società ha fatto presente che la situazione si sta stabilizzando con il dato positivo grazie al lavoro professionale e al tanto impegno della maggioranza dei ferrovieri», riferisce una nota della Filt Cgil, «si deve convenire sul fatto che sono stati incrementati i treni dal lunedì al venerdì di circa 200 al giorno. Questo nulla toglie alle criticità che abbiamo segnalato riguardo i treni del primo mattino, della sera e del sabato e domenica, che devono essere ripristinati».

In tal senso, l’impegno pattuito con la Regione è di lavorare su alcune possibili modifiche già da gennaio. Per questo la Filt Cgil invita a mandare segnalazioni mirate all’indirizzo istituito dalla Regione: nuovorariocadenzato@treniveneto.it

Giovanni Monforte

 

«Qui rischiamo di non andare a lavorare» Grido d’allarme di una infermiera di Mira

MIRA – «I servizi ferroviari sulla linea Mestre – Padova? Centinaia di utenti, a causa dei tagli indiscriminati fatti alle corse nell’ultimo periodo rischiano di non raggiungere il posto di lavoro».

A dirlo è Enrica.C infermiera professionale che ogni giorno da Mira va a lavorare in un ospedale veneziano. Enrica rappresenta un gruppo di persone esasperate dai tagli delle corse dei treni che sono state fatte in questo periodo.

«Perché», si chiede la donna, «è stata tagliata la corsa delle 5.55 con l’orario cadenzato, da Marano fino a Venezia? Perché le corse del primo mattino sono state soppresse alla domenica e limitate il sabato? Non sa la Regione che noi lavoriamo anche nei giorni festivi e nel periodo natalizio ?. In queste condizioni solo in Riviera siamo almeno una quarantina».

Molti utenti della Riviera del Brenta hanno scelto il treno perché finora si era rivelato una scelta comoda in grado di evitare i congestionamenti del traffico legati all’autobus.

«Ci sono comodi e ampi parcheggi», conclude per gli utenti l’infermiera, «dove posteggiare l’auto ed evitare così di congestionare e inquinare i centri urbani».

(a.ab.)

 

Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, si è rivolta agli uffici legali del Codacons: «Non si tiene conto degli utenti più deboli»

QUARTO D’ALTINO «Mi sono attivata con un legale, per vedere se esistano i termini per un ricorso». Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, strenua oppositrice del nuovo orario cadenzato, così come è stato impostato, non si è arresa ai disservizi che sono costretti a “subire” i suoi utenti.

«Sono indignata», scrive in risposta ad un pendolare con disabilità, il quale ha raccontato, come altri, le difficoltà che ogni giorno deve superare, tra treni non attrezzati, binari dove non c’è l’ascensore apposito, corse per non perdere le coincidenze. «Questa testimonianza», scrive, «è un’ulteriore prova (e non ce n’era bisogno) di come questo pseudo-orario cadenzato sulla linea Venezia Trieste non sia stato progettato tenendo conto delle necessità dell’utenza».

Il sindaco si è rivolto al Codacons, sollecitata anche dal comitato pendolari di Quarto, per agire su due fronti, da un lato appunto la questione delle «categorie deboli», dall’altro più generale muoversi contro l’orario, nel suo complesso. Nel frattempo, ieri, ci sono stati i consueti disagi e ritardi. Il treno regionale 2211delle 13.41 da Trieste è stato cancellato nel tratto tra Mestre e Venezia, ed ha portato nel complesso oltre una quarantina di minuti di ritardo. Altri convogli hanno avuto cinque, dieci, quindici minuti di ritardo.

Per Trenitalia, in ogni caso, è stata una giornata tranquilla, addirittura senza grossi problemi di sovraffollamento. Non la pensa invece così, chi prende il treno e con i nuovi orari, proprio non ce la fa ad arrivare al lavoro.

«Io ed altre lavoratrici come me», racconta Ornella Cecchi di Quarto, «prendiamo il treno del mattino alle 6.17, che prima passava alle 6.03. Da lunedì facciamo le corse, cerchiamo di non perdere le coincidenze, ma arriviamo comunque tardi, con il cuore in gola. Anche perché dobbiamo raggiungere l’ospedale civile, prendere vaporetti, linee, anche in questo caso, molte volte affollate». Prosegue: «Senza contare che oggi (ieri, ndr) una signora che stava camminando nel sottopasso della stazione di Quarto, è scivolata su una lastra di ghiaccio, facendosi male. Il personale è riuscito a dirci che c’era il cartello di pericolo e che il sale costa e loro non hanno soldi». Aggiunge: «In ospedale ci sono medici che vengono da Padova ma anche da Bassano, che non prendono più il treno, ma vengono in auto con queste condizioni meteorologiche».

Ieri sera attorno alle 18, c’è chi ha scattato un fermo immagine del tabellone alla stazione di Mestre, dove si possono chiaramente vedere ritardi di cinque, dieci, quindici minuti. L’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso, ha ribadito anche ieri che il flop del primo giorno, è stato causato dal ghiaccio.

A scagliarsi contro il nuovo orario, è ancora Ilario Simonaggio (Filt Cgil): «Siamo al terzo giorno di introduzione del cadenzato e la situazione rimane stabile nelle difficoltà e sofferenze quotidiane. Si ponga tempestivo rimedio altrimenti sfuggirà di mano. Il servizio si deve tarare sui bisogni dei pendolari e non sull’idea che si eliminano i servizi notturni per risparmiare sulla spesa».

Marta Artico

 

I viaggiatori continuano a sfogarsi raccontando le proprie disavventure in rete

Tante, in questi giorni, le testimonianze di pendolari che faticano ad arrivare sul posto di lavoro in orario. Si tratta, comunque, di un momento di rodaggio, lo stesso ingegnere regionale Carli, intervenuto alla presentazione del nuovo sistema, aveva chiesto di portare pazienza almenoper le prime due settimane.

«Sono una utente che paga regolarmente l’abbonamento e che parte tutte le mattine da San Donà di Piave alle 6.42 con il treno numero 2204» racconta su Facebook una viaggiatrice del Veneto Orientale, «questo treno, ormai da tre giorni, per inspiegabili motivi, una volta partito dalla stazione di San Donà di Piave, si ferma costantemente in mezzo alla campagna per circa 10-15 minuti, arrivando così in ritardo a Venezia Santa Lucia. Immagino che questa circostanza sia dovuta alla modifica degli orari dei treni». Prosegue: «Ora, non solo con i nuovi orari devo prendere un treno circa un’ora prima di quello che prendevo con i vecchi, ma addirittura il treno attuale arriva con un ritardo tale alla stazione di Venezia , che praticamente giungo al lavoro allo stesso orario di quando prendevo il treno vecchio, per non parlare poi di interi convogli, in altre fasce orarie, perennemente vuoti». Chiosa: «Sono seriamente intenzionata a viaggiare gratuitamente in treno senza pagare l’abbonamento».

(m.a.)

 

«Impossibile arrivare al lavoro a Venezia»

Salzano. Politici e cittadini, oggi alle 18, in assemblea per discutere le carenze del servizio

SALZANO – Cittadini e politica uniti contro l’orario cadenzato dei treni. Oggi alle 18 a Salzano, in sala consiliare, ci sarà il dibattito per discutere del problema e raccogliere le osservazioni da girare agli organi competenti, soprattutto la Regione. Molteplici i disagi rilevati per chi prende il treno alla stazione di Salzano, a partire dalla carenza di regionali nelle ore di punta, fino a vere maratone per rientrare a casa in certe fasce orarie, con alcuni treni che saltano la fermata. Verso Venezia, infatti, si hanno convogli dalle 6.31 alle 21.31. Quelli diretti, sono solo ai minuti 31, mentre chi dove salire sui regionali in partenza ai 48 di ogni ora, deve fermarsi a Mestre e aspettare la successiva coincidenza prevista cinque minuti dopo. Alle 6.55, è stato aggiunto un autobus verso Venezia, con partenza sempre dal piazzale della stazione che ferma a Maerne, Spinea, Mestre, Porto Marghera e piazzale Roma. Viceversa, da Santa Lucia, sempre un treno diretto a Salzano ai 26 di ogni ora, mentre per chi sale sul treno ai 56 di ogni ora, deve andare a Noale, aspettare 18 minuti per il successivo regionale e tornare indietro di una fermata. Per rientrare a casa, servono 51 minuti. Prima corsa alle 5.56, ultima alle 20.26. Questa la situazione, che non ha fatto piacere né ai pendolari né al Comune. I pendolari si sono organizzati anche su Facebook, aprendo una pagina chiamata «Pendolari Salzano Robegano». Tra segnalazione di ritardi e carrozze già piene, con tanto di foto, gli utenti hanno già iniziato a elencare tutti i disservizi per un progetto che si pensava partisse con meno problemi. I pendolari di Salzano si sentono maltrattati e nei giorni scorsi anche l’assessore alla Mobilità, Lucio Zamengo, ha espresso il suo malumore per la riduzione dei treni, passati da 19 a 16 verso Venezia. Per informazioni: pendolarisalzanorobegano@gmail.com.

Alessandro Ragazzo

 

«Non abbasseremo la guardia»

I pendolari del Veneto Orientale: controlli e denunce anche nelle festività

SAN DONÀ – Parola d’ordine, non abbassare la guardia. Pendolari e associazioni intendono proseguire anche durante il periodo natalizio la loro attività di monitoraggio dei disservizi legati all’introduzione del nuovo orario ferroviario cadenzato. Un primo bilancio dell’impatto del cadenzamento sulla vita dei pendolari della tratta Venezia-Portogruaro è stato tracciato ieri sera, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata a Meolo dal Partito Democratico. I volontari del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, invece, si sono attivati per informare tutti i viaggiatori con un’azione di volantinaggio e sensibilizzazione, che si dovrebbe tenere già domani mattina. Nel frattempo, nonostante non si sia più ripetuto il caos del primo giorno, ritardi e disservizi continuano comunque a caratterizzare questa settimana inaugurale dell’orario cadenzato. Ieri, ad esempio, è stata la volta del Regionale 2684 Trieste-Venezia che ha accumulato mezz’ora di ritardo. Oppure del Regionale 2207 Venezia-Trieste, che a San Donà è giunto alle 10.54 anziché alle 10.15. E ieri pomeriggio, intorno alle 18, a Mestre erano segnalati di nuovo parecchi ritardi che hanno infastidito i viaggiatori. Senza contare che persiste il problema dell’affollamento del regionale lento 11108 Portogruaro-Venezia, quello che da San Donà transita alle 7.01. «E’ stato fatto il peggio che si poteva fare. Basta andare sulla pagina Facebook del nostro comitato per vedere continue segnalazioni di ritardi», commenta Angela Stortini, del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, «con il vecchio orario il treno delle 7.03 era un regionale veloce, ma viaggiava già stracarico. Immaginate adesso cosa accade con il nuovo regionale lento delle 7.01, su cui salgono tutti coloro che già prendevano a San Donà e Quarto il regionale veloce, ma che ora si riempie anche di tutti i viaggiatori che salgono nelle fermate successive. Capiamo che l’inizio possa essere travagliato. Ma in linea generale il nuovo orario ha lasciato a piedi pendolari e turnisti, di mattina ha creato affollamenti ovunque».

Giovanni Monforte

 

Treni, Chisso accusa il gelo «Basta speculare sui disagi»

Ironia Pd, il modellino di un convoglio in regalo a Zaia: «Si eserciti in vacanza»

Idv: l’assessore dica finalmente la verità.

Bottacin: «Caos figlio del monopolio»

VENEZIA – Bersagliato di accuse da ogni parte, con i malcapitati pendolari sempre più inviperiti, l’assessore Renato Chisso dice la sua in commissione trasporti e se la prende con il Generale Inverno: «Quello che è successo lunedì, con forti ritardi sulle percorrenze e grandi disagi per i passeggeri, non è stato causato dall’introduzione dell’orario cadenzato ma dal gelo che ha causato cadute di tensione lungo le linee elettriche e il congelamento, in particolare nel Bellunese, del gasolio delle motrici, malgrado siano rimaste accese tutta la notte. Sono problemi verificatisi nello stesso periodo anche l’anno scorso». Il nuovo orario, però, non ha retto al battesimo del fuoco… «È indubbio che abbia creato disguidi, sia perché ha cambiato le abitudini degli utenti, sia perché, in alcuni casi, c’è stato un problema di comunicazione per informare sui servizi sostitutivi su gomma. Chi fa sbaglia, noi stiamo monitorando il servizio ora per ora. Ai nostri pendolari prometto il massimo impegno e alla politica chiedo di non speculare sui disagi dei cittadini». E nell’immediato? «Ricordo che sono state introdotte 300 corse in più a livello regionale, concentrate soprattutto nel servizio metropolitano mentre il buco mattutino, dalle 10 alle 12, è dovuto alle fasce di manutenzione: chiederemo a Rfi di spostarle in altro orario». Parole che non convincono l’opposizione. Dove il Pd, dopo aver chiesto le dimissioni dell’assessore di Forza Italia, ricorre all’ironia, omaggia il governatore Luca Zaia (tramite il vice Zorzato) di una scatola-regalo con il kit completo di binari, locomotiva, vagoni e stazione: «Visti i problemi che il nuovo orario cadenzato sta creando in Veneto e la scarsa dimestichezza dimostrata da Zaia», ironizza il capogruppo Lucio Tiozzo «gli regaliamo un bel trenino in scala perché durante le festività natalizie possa esercitarsi». «In questi giorni di caos», fa eco Antonino Pipitone dell’Idv «noi non chiediamo a Chisso di andarsene ma di rispondere a tre domande: ci sono abbastanza convogli per reggere i nuovi orari? Sono sufficienti i macchinisti e capitreno? Ci sono le risorse, logistiche, economiche e di personale, per fare la manutenzione dei molti treni che si guastano ogni giorno?». Ah, saperlo. Secondo Diego Bottacin (Scelta civica) i pendolari «Stanno assaporando il frutto avvelenato del monopolio di Trenitalia e del disinteresse della Regione» mentre Santino Bozza, leghista senza partito, sostiene che il pericolo arriva da Est: «Ho saputo che la manutenzione dei treni è stata affidata a cooperative che impiegano romeni e altri extracomunitari di dubbia esperienza. C’è un problema di sicurezza: Chisso intervenga prima di dover soccorrere o piangere le vittime di un incidente».

Filippo Tosatto

 

TRENI / 1 L’orario cadenzato penalizza i lavoratori

Chi le scrive è un lavoratore residente a Quarto d’Altino, che con una comitiva di altri, che abitano tra Portogruaro e Quarto, si ostina a far visita a Venezia ogni mattina verso le 7. Per farlo, con entusiasmo, io e gli altri prendiamo il treno che, con il nuovo orario cadenzato, ferma a Quarto alle 5.45. Lunedì siamo in parecchi, tutti ansiosi di sperimentare questa novità che Trenitalia e la nostra Regione ci hanno riservato. Il treno che arriva, in perfetto orario, è un pochino anzianotto. Raggiungiamo, in perfetto orario, quasi la stazione di Mestre… dico quasi perché si scende tutti in un binario morto. Non è previsto che lo stesso treno ci porti a Venezia. Beh perlomeno non piove e camminando, entriamo in stazione a Mestre, dove l’altoparlante annuncia che il treno proveniente da Treviso, che avremmo dovuto prendere, è previsto con 30’ di ritardo “causa ritardo preparazione treno” ( ? ). Va beh, per fortuna quello successivo è previsto con 10 minuti di ritardo, così riusciamo ad aspettare tranquillamente in stazione. Naturalmente arriviamo a Venezia giusto in tempo per perdere il vaporetto che ci porta sul luogo del divertimento giornaliero, ma questa è tutta un’altra storia. Il giorno successivo, il treno arriva ancora in orario alla stazione di Quarto d’Altino, ma non so come mai, arriviamo a Mestre con 8 minuti di ritardo. Naturalmente la coincidenza delle 6.09 è persa. Di corsa si va a prendere la successiva che parte dal binario 5. Fatte le scale in fretta per paura di perderla, compare la scritta “10 minuti di ritardo”. Quindi giù di corsa per prendere l’altra coincidenza che parte dal binario 9. Quelli della Regione e delle Ferrovie, in accordo, hanno pensato alla nostra salute. Per tenerci in forma, ci fanno correre tutte le mattine a destra e a sinistra per prendere coincidenze. Ma devono aver pensato bene anche allo stress accumulato durante il periodo invernale. Così hanno deciso di sopprimere il nostro treno mattiniero tutti i sabati e le domeniche e dal 7 giugno al 13 settembre. Questo orario sembra cadenzato sull’orario scolastico, ma a questo punto mi vedo costretto a dare una notizia che sicuramente sconvolgerà chi l’ha pensato. Nessuno studente prende il treno a quell’ora. A quell’ora il treno lo prendiamo noi, che andiamo a visitare i reparti dell’ospedale a ore mattiniere perché ci piace così. Lo prendiamo noi, che andiamo a visitare gli alberghi di mattina per vedere quanto tempo dopo si svegliano i turisti. Lo prendiamo noi, che ci piace vedere Venezia prima dell’alba etc. etc. Sicuro di aver dato un contributo essenziale ai “pensatori” di questo orario (chissà quanti soldi hanno preso).

Davide Mazzuccato – Quarto d’Altino

 

TRENI / 2 Calvario da Carpenedo fino a Venezia

Gentile assessore Chisso, lei ed i “manager” delle Ferrovie – responsabili dell’introduzione dei nuovi orari cadenzati – siete stati molto nei miei pensieri ieri. Non posso riferire per motivi di decenza il contenuto di quei miei pensieri, ma colgo l’invito che ho letto in un riquadro di un giornale locale e procedo a riferirle alcune considerazioni relative all’aggravio che mi è derivato dall’introduzione di tali nuovi orari. Premessa: dal 2005 lavoro a Venezia e per raggiungere il mio ufficio ho optato per il treno. Utilizzo la stazione di Venezia – Carpenedo, dove fino a venerdì 13 dicembre salivo alle 8.02 su di un treno (che fermava in tutte le stazioni) proveniente da Portogruaro, e che giungeva a Venezia circa 23 minuti più tardi, in tempo per prendere un battello fino a Rialto ed arrivare in ufficio verso le 8.45. Ho letto nei giornali di le cronache relative ai risultati caotici e penosi (“penosi” perché costituiscono una pena per i pendolari) dell’introduzione di questo nuovo orario cadenzato, ma non vi ho trovato traccia delle difficoltà incontrate da chi utilizza la linea che utilizzo io. Dal 16 dicembre il treno che prendevo io (ed un’altra dozzina di persone che salivano a Carpenedo, più tutte quelle che vi salivano in una delle varie fermate anche secondarie, a partire da Portogruaro) non c’è più. Ce ne è uno che ferma a Carpenedo alle 7.58, ma che per qualche scelta che mi appare bizantina, invece di giungere a Venezia finisce la sua corsa a Mestre. I nuovi orari cadenzati indicano che si può prendere una “coincidenza” da Mestre per Venezia alle 8.08 (un inedito sedicente “treno urbano”) che però ieri mattina risultava cancellato. Il primo treno disponibile da Mestre per raggiungere Venezia era indicato con 10 minuti di ritardo. Risultato: sono salito su di un treno 5 minuti prima del solito, ma sono arrivato in ufficio 15 minuti più tardi del solito, con solo due minuti di tolleranza prima che pure io risultassi “in ritardo” per il mio datore di lavoro. Un risultato scadente per me e per quelli nelle mie stesse condizioni. Ma il peggio si è verificato al ritorno. Fino a Venerdì 13 utilizzavo un treno regionale per Portogruaro che partiva da Venezia alle 16.46 e giungeva a Carpenedo (quasi sempre con qualche minuto di ritardo) verso le 17.10. Anche quel treno adesso non c’è più. Il nuovo orario cadenzato suggerisce di prendere un treno che parte da Venezia alle 16.42 (è un regionale che va a Bologna) per giungere a Mestre alle 16.52, scendere, e prendere un treno per Portogruaro che parte da Mestre alle 16.57. In sostanza, secondo l’orario cadenzato, 5 minuti di margine sono un tempo ragionevole e sufficiente per prendere la coincidenza a Mestre. Tale previsione mi ha fatto ipotizzare che chi ha concepito questo orario cadenzato non abbia dimestichezza con i treni dei pendolari e gli abituali ritardi che li caratterizzano. Io ieri sono arrivato alla stazione di Venezia S.L. un poco in anticipo, e – sperando di arrivare a Mestre prima possibile per prendere la coincidenza per Carpenedo – invece di prendere il treno suggerito dall’orario cadenzato (il treno per Bologna delle 16.42), sono salito su di un treno per Trieste che sarebbe dovuto partire da Venezia alle 16.41, e cioè prima di quello per Bologna. Non so a che ora sia partito da Venezia il treno per Bologna, ma il treno per Trieste è partito con oltre 10 minuti di ritardo e quando sono arrivato a Mestre, il “mio” treno per Carpenedo era già partito. Risultato: ho dovuto acquistare un biglietto dell’Actv e prendere un autobus per giungere a Carpenedo 50 minuti più tardi rispetto a quanto accadeva prima dell’entrata in vigore di questo orario cadenzato. Tutto quanto sopra considerato io suggerisco, anzi, io la supplico di adoperarsi – nell’interesse dei cittadini che lei amministra – per fare in modo di ripristinare l’orario che era in vigore fino al 14 dicembre 2013, che non era perfetto ma era molto, molto migliore di questo “cadenzato” che sciaguratamente è stato concepito ed è entrato in vigore il 15 dicembre 2013. Fare fermare alcuni treni a Mestre invece che farli proseguire fino a Venezia forse permette di realizzare un risparmio di spesa per la Regione e per le Ferrovie, ma tale risparmio lo pagano i pendolari che ancora hanno un posto di lavoro da raggiungere a Venezia. Oggi (ieri, ndr) ho avuto una giornata diversa dalle solite e quindi non ho dovuto prendere gli abituali treni da e verso Carpenedo, ma domattina (oggi, ndr) sarà per me una giornata “tipica”: spero che lei non sia nei miei pensieri nello stesso modo in cui lei è stato nei miei pensieri. Saluti (cadenzati),

Alessandro Lenza – Mestre

 

SETTIMANA NERA

L’assessore salva l’orario cadenzato. E il Pd regala un trenino a Zaia: «Impari»

Treni ko, Chisso: «Colpa di gelo e guasti»

MESTRE – È sicuro l’assessore Renato Chisso: «Quello che è accaduto lunedì scorso in Veneto ai treni non è frutto dell’orario cadenzato appena avviato, ma una serie di eventi eccezionali». Freddo, gelo, incidenti, corrente che mancava, perfino una persona che muore e il treno si ferma: tutto in una giornata.

«E adesso – insiste Chisso che si è presentato anche alla commissione Trasporti della regione Veneto spiegando tutto – si sta affinando, ascoltando le decine e decine di richieste concrete che ci sono arrivate, il meccanismo. Tutto questo è un fatto positivo. Così come è positivo il fatto che ci siano 200 corse in più al giorno. Un esempio? Il sindaco di Due Ville ci segnala che il treno delle 7 e qualcosa da Schio è sovraffollato. Il giorno dopo quel treno aveva il doppio delle carrozze. Il problema è comunicare tutto quello che non va. Per la fine di gennaio troveremo risposte a tutto. E per i bus sostitutivi occorrerà prendere le misure ancora per 2 o 3 settimane».

Il gelo che ha causato cadute di tensione lungo le linee elettriche e il congelamento ieri in particolare in provincia di Belluno, del gasolio delle motrici, malgrado queste siano rimaste accese tutta la notte. E ieri a Este un treno si è guastato: sostituito da un altro che ha lasciato al freddo e stipatissimi i pendolari. In attesa di risolvere il “buco mattutino, quello dalle 10 alle 12″ – dovuto pare alle fasce di manutenzione – Chisso ha annunciato anche che ricontratterà con RFI, per spostarle in altro orario». L’assessore e e la Commissione hanno deciso di incontrare la direttrice per il Veneto, Maria Giaconia.

Intanto l’opposizione continua la polemica e ieri i consiglieri del Pd hanno regalato un trenino giocattolo a Zaia, “così potrà studiare orario cadenzato”. Il kit completo di binari, locomotiva, vagoni e stazione è affidandola al vicepresidente Zorzato, in aula, durante la seduta del Consiglio regionale del Veneto. “Visti i problemi che il nuovo orario cadenzato sta creando in Veneto e la scarsa dimestichezza dimostrata dal presidente Zaia con l’organizzazione del servizio ferroviario regionale».

 

Nuova Venezia – Treni nel caos. Polemiche in Veneto.

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18

dic

2013

TRENI NEL CAOS »UN’AlTRA GIORNATA NERA

Ancora ritardi e sovraffollamenti «Trenitalia sorvegliata speciale»

La rabbia dei pendolari contro i nuovi orari.

L’assessore Chisso: «Su alcune linee critiche già segnalate il servizio sarà messo a punto».

La società: «Siamo ancora in fase di sperimentazione, miglioreremo»

Rispetto all’avvio disastroso di lunedì, ieri per lo meno lungo le principali tratte, l’orario cadenzato dei treni non ha risentito né di guasti né di malori. Sta di fatto però, che i ritardi, sebbene non come il giorno precedente, ci sono stati. Non su tutti i treni né su tutte le linee. I pendolari hanno continuato a segnalare il sovraffollamento, i minuti di ritardo, intasando le bacheche Facebook dei comitati di viaggiatori arrabbiati.

Anna Di Vicino, ad esempio, tutti i giorni deve recarsi a Venezia, all’ospedale: si è trasferita da Treviso a Preganziol proprio per riuscire ad avvicinarsi al posto di lavoro, ma adesso, non sa come farà. «Non ho la patente», dice, «lavorare a Venezia e andarci in auto è impossibile, la sera finisco alle 21, dovrei chiedere un permesso e uscire mezzora prima per prendere il treno. Facendolo per quattro, cinque pomeriggi alla settimana, a fine mese ci perdo parecchi soldi. Altro problema grave, sono i giorni di vigilia e pure quello di Natale: non ci sono treni nè autobus, come faccio ad andare al lavoro? Inoltre, la domenica mattina, non ce la facciamo materialmente ad arrivare all’ospedale Fatebenefratelli. Il primo treno è alle 8.16, mentre una volta c’era quello delle 5.44. Io sono operatrice sociosanitaria, ma ci sono tante altre categorie simili alla mia, noi lavoriamo sempre e in questi primi giorni, c’è chi si fa portare al lavoro persino da uno zio». Chiosa: «Se dovessi perdere l’ultimo treno della sera, dovrei pagarmi pure il taxi e avrei lavorato per nulla».

Trenitalia. Trenitalia ieri, ha fatto sapere che dopo il flop del primo giorno, il servizio sembra funzionare. «Si registrano alcuni ritardi ritenuti fisiologici», spiega la società, «ristretti a dieci minuti in una fase che resta comunque di sperimentazione. Sul fronte del sovraffollamento dei convogli, infine, sono particolarmente controllati tre treni: il Brescia-Venezia, e due sulla linea Treviso-Castelfranco-Padova. Sulla scorta delle esperienze di oggi (ieri ndr) e dei prossimi giorni, il servizio verrà ulteriormente tarato». La Regione. L’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, entra nel dettaglio: «Trenitalia ci ha comunicato alcuni inconvenienti riscontrati dal personale di bordo, che riguardano il cadenzamento in quanto tale, che sono cosa diverse dai guasti e dai ritardi a causa del freddo. Le prime segnalazioni sono inerenti episodi di sovraffollamento imprevisti, per i quali, in alcuni casi, si tratterà di attendere l’entrata in servizio del nuovo materiale rotabile». L’assessore regionale elenca i convogli: il treno 5830 (in partenza da Treviso alle 8.09 e arrivo a Padova alle 9.14), il treno 5829 (da Padova alle 7.17 con arrivo a Treviso alle 8.20), il treno 20455 da Legnago (con partenza alle 6.54 e arrivo a Padova alle 8.02). Questi servizi sono effettuati con “minuetto” e il problema sarà risolto con l’immissione di altri tre Stadler, prevista a gennaio. Il treno 5454 (con partenza da Schio alle 7.10 e arrivo a Vicenza alle 7.51), effettuato con “minuetto”, sarà raddoppiato da oggi (ieri ndr). Sorvegliato speciale il Taf in partenza da Brescia alle 5.51 con arrivo a Venezia alle 8.55, sotto controllo per valutare l’eventuale cambio del materiale rotabile. Infine c’è il treno 5923 che da Bassano alle 7.40 è diretto a Padova, dove arriva alle 8.44: anche in questo caso si approfondirà la valutazione e si cercherà di rimediare. Precisa Chisso: «Il servizio ferroviario dev’essere sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che dev’essere migliorativo del precedente. Nel secondo giorno feriale del cadenzamento, le cose sembrano migliori di ieri, ma stiamo in campana». Conclude l’assessore: «Ribadisco che i ritardi, invece, semplicemente non dovrebbero esserci».

Marta Artico

 

«Poche carrozze per il trasporto disabili»

Le peripezie di una lidense per Padova. Lo sdegno di un residente a Marcon: costituzione violata

Ad avere problemi con il nuovo orario cadenzato, sono ancor di più le persone con disabilità, che non hanno la fortuna di potersi muovere come gli altri. A raccontare la sua storia, è Agnese Villa Boccalari, residente a Lido. La donna deve alzarsi tutti i giorni per recarsi a Padova, dove frequenta un corso post lauream per professioni legali.

«Il nuovo orario cadenzato», spiega, «ha segnato la drastica riduzione del numero di treni regionali provvisti di carrozza idonea al trasporto di persone con disabilità motoria sulla tratta Venezia Santa Lucia–Padova».

La donna, prima di prendere il treno, deve contattare la «sala blu», chiedere l’assistenza e precisare i giorni in cui prenderà il treno, poi arrivare in stazione mezzora prima e farsi aiutare da un addetto, senza contare che ha sempre bisogno di un accompagnatore.

«All’atto di prenotazione delle assistenze per il 19, 20 e 21 dicembre, ho scoperto che l’unico treno attrezzato nella fascia dalle 8 alle 10, è quello delle 8.05, il successivo alle 10.49».

Ma la donna dovrebbe arrivare in stazione alle 7.30, partendo dal Lido con l’accompagnatrice, che paga a ore con un fondo regionale e dovrebbe alzarsi alle 5. Idem per il ritorno.

«Il treno che pigliavo, quello delle 17.50 esiste, è stato spostato di un minuto, ma non è accessibile».

E l’accompagnatore non può rimanere per tutta la giornata fino alle 21. A questo punto, la donna ha chiesto una deroga, per poter utilizzare una delle tante Frecce. «Mi è stato detto che qui posso salire solo se pago il biglietto intero, di 15 euro, più quello dell’accompagnatore, in totale un viaggio giornaliero mi costerebbe 40 euro. Nessuna deroga per me nonostante sono previsti casi specifici. L’addetto non ha avviato l’iter perché si tratta di problemi “personali” e non inerenti alla “circolazione ferroviaria”. Ora mi reco a Padova solo tre volte la settimana, a febbraio ci andrò ogni giorno. Come farò?».

Anche Mario Maculan ha difficoltà di deambulazione e anche lui racconta le sue peripezie al nostro giornale. Per spostarsi, si muove lungo la tratta Gaggio Porta Est-Venezia Santa Lucia. Sulla scorta dei nuovi orari, è finito su binari dove non c’è l’ascensore, ha dovuto correre da una parte all’altra percorrendo metri e metri, per poi vedersi sfrecciare davanti il treno, che non è riuscito a prendere.

«La Costituzione», si sfoga, «dice che dev’essere garantita a tutti la libertà di movimento. Ci sarebbe da valutare la questione di un servizio che non rispetta la norma dell’abbattimento delle barriere architettoniche».

(m.a.)

 

La Fenice: orchestrali, sarte, baristi rischiano di non tornare a casa

«Con questo orario ci rimetteremo tutti, sia noi lavoratori, che gli abbonati che vengono in treno».

Emma Bevilacqua, è una sarta che fa parte della grande famiglia del teatro La Fenice di Venezia. Ad essere penalizzati, sono tutti, dalle maestranze agli stessi spettatori secondo la donna.

«Noi abbiamo un sacco di abbonati della zona di Trieste», spiega la sarta, «che utilizzano la linea Venezia-Portogruaro-Trieste e non vengono di certo in auto. Sono pensionati, persone che senza i treni utili, disdiranno il loro abbonamento punto e basta».

Dunque, il disagio è comune e va a scapito anche della stessa economia.

«E poi ci sono i dipendenti come me, che ho due figli, mi devo pagare la baby sitter e devo attendere due ore l’autobus sostitutivo a Venezia».

E ancora: «Effettivamente in alcune fasce orarie il numero di convogli è aumentato, ma sono treni che abbiamo già avuto modo di verificare, andranno su e giù vuoti, perché sono stati pensati nelle ore sbagliate». Quali? «Ad esempio alcuni treni del pomeriggio che fanno capo a Mestre».

Il problema, per tutti, è quello del ritorno. Orchestrali, sarte, ma anche chi lavora in bar e hotel, lamenta la mancanza dei treni notturni, nello specifico quelli delle 23.18 e delle 23.56. E i dipendenti della Fenice sono ben 315.

«Al di là del fatto che non ho a disposizione l’auto come tanti altri, in ogni caso alle 23 di sera, con la nebbia e il ghiaccio, di certo non mi metto in macchina per tornare a casa». E poi c’è il parcheggio, il denaro della benzina, della manutenzione del mezzo. Nel bilancio familiare, non poter far conto sul mezzo pubblico, è un disagio non da poco.

(m.a.)

 

“Trenitardo.org” Ecco la banca del tempo perduto

Ad aggiornare in tempo reale su tratte, linee, corse, è il sito “Trenitardo.org”, fondato da un gruppo di studenti, che gioca con la somma dei ritardi di tutti i convogli in transito in Veneto per arrivare a comporre una “banca del tempo perduto”. In questi giorni una speciale attenzione viene dedicata proprio ai nuovi orari cadenzati. In tanti twittano disagi, disavventure.

«Chiunque prenda il treno regolarmente», si legge nel sito, «si sarà chiesto almeno una volta quante ore della sua vita abbia lasciato, più del dovuto, su quei sedili o su quelle fredde panchine. Il Trenitardo nasce da questa domanda e vuole osare ancora di più creando una vera e propria banca del tempo perduto, quantificando l’ammontare di ritardi subiti dagli studenti». E ancora: «Se non riesci a resistere, clicca il bottone per dare sfogo alla tua indignazione».

(m.a.)

 

spinea. Checchin in sopralluogo al graspo de uva

Il sindaco al fianco dei pendolari «Il nuovo sistema non funziona»

Non solo pendolari. Contro il nuovo orario cadenzato si scaglia anche il primo cittadino di Spinea. Silvano Checchin era già sceso in campo a fianco dei viaggiatori, scrivendo a ripetizione lettere di protesta all’assessore regionale Renato Chisso. Lunedì si è piazzato di prima mattina in stazione al Graspo de Uva per osservare di persona la situazione e poter mandare in Regione il più classico dei «Come volevasi dimostrare».

A Checchin interessava in particolare verificare la nuova articolazione oraria dei treni utilizzati dai pendolari nella fascia oraria che va dalle 6.30 alle 8. Gli esiti non sono stati per nulla soddisfacenti: una cinquantina circa i vecchi pendolari che non hanno usufruito delle corse ferroviarie previste dal nuovo orario, alle 7.39 e alle 7.58, al posto delle tre vecchie corse delle 7.21, 7.42 e 8. E, comunque, la maggior parte di chi ha scelto ancora il treno, è salito sul convoglio delle 7.39, arrivato tra l’altro con alcuni minuti di ritardo (ma la giornata, va detto, è stata campale per tutto il sistema regionale). Tra questi soprattutto studenti delle scuole superiori di Venezia, consapevoli che con questo orario sarebbero arrivati a lezione con un ritardo di circa 15 minuti.

L’analisi di Checchin però non si ferma qui: «Non è stata data nessuna informazione sull’opportunità di usufruire di un servizio di autobus sostitutivo del vecchio treno delle 7.21. Almeno così viene da pensare, visto che i due pullman delle 7.21 in direzione Mestre sono partiti completamente vuoti. Di sicuro tutti i disagi riscontrati si potrebbero evitare se il treno regionale veloce proveniente da Bassano e in transito per Spinea alle 7.12, potesse fermarsi anche da noi».

È la soluzione su cui punta ora la città, sperando di apportare la modifica “in itinere” al nuovo orario, ripristinando così lo stesso numero di corse mattutine, anche se in orari differenti. Checchin d’altronde ha tutte le ragioni per protestare: il Comune sta infatti cercando di modificare le abitudini degli spinetensi riguardo la mobilità, offrendo un sistema intermodale di trasporti per diminuire il numero di auto in città e poter così varare il nuovo piano urbano del traffico.

«Se la stazione Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) di Spinea deve essere un’opportunità», sono convinti a Spinea, «deve offrire un servizio in linea con le esigenze di mobilità dei cittadini, che altrimenti continueranno a preferire gli spostamenti su gomma».

Filippo De Gaspari

 

San Donà, tutti stipati sul regionale

Lettere di protesta al sindaco Basso (Meolo). Stasera assemblea promossa dal Pd

Tutti stipati a bordo del nuovo Regionale Lento delle 7. Il secondo giorno di orario cadenzato sulla Venezia-Portogruaro ha riportato in primo piano il problema dell’eccessivo affollamento dei treni dei pendolari. Ieri a farne le spese sono stati i viaggiatori del Regionale 11108 Portogruaro-Venezia. Si tratta del convoglio che transita da San Donà alle 7.01. Con il vecchio orario la fascia in questione era coperta da un Regionale Veloce (sosta solo a San Donà e Quarto d’Altino) in partenza alle 7.03, seguito da un Regionale con tutte le fermate a distanza di 10 minuti. Con il nuovo orario c’è solo il Regionale Lento delle 7.01. Così già dopo San Donà il treno risulta pieno e a chi sale alle stazioni successive non rimane che viaggiare stipati come sardine.

Una situazione che ieri i pendolari hanno denunciato al sindaco di Meolo, Michele Basso. «Mi è stata segnalata che questa era la situazione di tutti i vagoni del treno. Ancora una volta», commenta Basso, «Trenitalia e Regione non hanno ascoltato le istanze dei pendolari e dei sindaci, nonostante le numerose iniziative». Ad aggravare la situazione avrebbe contribuito la presenza di una carrozza fuori servizio. Quanto ai ritardi, pur con qualche miglioramento, si sono ripetuti anche ieri, con una media di circa 15 minuti per i treni del mattino, le cui tracce sono sempre a rischio interferenza con i nuovi Frecciargento e Frecciabianca.

Intanto c’è grande attesa per l’assemblea che il Pd ha promosso per stasera a Meolo. L’appuntamento è alle 20.30, al centro servizi anziani di via Ca’ Corner Sud, per il primo incontro pubblico che traccerà un bilancio dall’introduzione dell’orario cadenzato. Parteciperanno il consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo, il sindaco di Quarto Silvia Conte, l’assessore sandonatese ai trasporti Francesca Zottis, il segretario regionale della Filt Cgil Ilario Simonaggio, Ivano Mometti di Federconsumatori, ma anche esponenti di Legambiente, Ferrovie a Nordest e del Comitato Pendolari del Veneto Orientale.

Giovanni Monforte

 

«Chisso si dimetta»

Lui: è un complotto.

L’assessore replica a muso duro al Pd che chiede la sua testa «Ho lavorato sodo per aumentare i convogli da 600 a 800»

VENEZIA – Renato Chisso è troppo poco giovane per credere al caso: il caos sulle ferrovie di mezzo Veneto giusto nel primo giorno dell’orario cadenzato, «fa sorgere alcuni sospetti». Al mondo dei pendolari, ben interpretati dal Partito Democratico, che chiede le sue dimissioni immediate risponde così: «I comunisti? Legittimo chiedere le dimissioni di Moretti». Perché tutto il caos nelle ferrovie del Veneto, capitato a causa delle temperature polari del primo giorno (ma nei giorni precedenti faceva più freddo), ha seriamente compromesso l’idea dell’orario cadenzato almeno agli occhi dei pendolari che hanno subito i disagi del primo giorno (ieri la situazione è migliorata, ma non di molto). Ecco perché l’andreottiano sospetto di Chisso non è campato del tutto in aria. E fa pensare a un sotterraneo boicottaggio della «madre di tutte le rivoluzioni» sui binari del Veneto. Chisso, abituato al silenzio del governatore Luca Zaia, aspetta ma non dimentica. «Io so di aver lavorato sodo, e con coscienza, per arrivare a questo risultato: so che abbiamo aumentano i treni da 600 a 800, so che stiamo lavorando ai miglioramenti necessari, so che indietro non si torna».

Il mondo della politica regionale, naturalmente, non gli risparmia niente: «Zaia e Chisso assieme a Trenitalia hanno portato il trasporto ferroviario al collasso» spiega Sergio Reolon, del Pd «L’assessore Chisso farebbe bene a dimettersi prendendo atto degli errori commessi e delle gravissime omissioni» Lucio Tiozzo, capogruppo regionale del Pd, si rivolge direttamente al presidente Luca Zaia. «Ma di quale indipendenza, di quale necessità di uscire dall’euro vuole parlare Zaia se non è capace di gestire proprio uno dei settori che sono di competenza della Regione? Il Veneto riconsegni allo Stato ogni competenza, tanto peggio di così non può andare». Per Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta), il nuovo orario ferroviario «più che cadenzato è disastrato». «Delle due l’una» ribadisce «o l’orario cadenzato è una bufala, o gran parte del materiale rotabile è da buttare». «Disagi ampiamente prevedibili: le rivoluzioni non si fanno a costo zero». Legambiente spara ad alzo zero e, in occasione della presentazione del rapporto Pendolario 2013, dossier sullo stato dei treni, punta l’indice contro l’assessore ai trasporti della Regione. «Nel 2013 la Regione Veneto ha speso solo lo 0,31% del proprio bilancio per finanziare il trasporto su ferro: le responsabilità» commenta Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente «della Regione sono pesanti e trascinate da decenni. Siamo di fronte ad una palese incapacità di governare il sistema e le necessità di trasporto nella regione, dimostrano, una volta di più, come l’assessore Chisso non si occupi di trasporto ma d’infrastrutture».

Daniele Ferrazza

 

Zaia: «Lasciateci provare, poi vedremo»

TREVISO. «Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato». È la risposta data dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ad una domanda sul cattivo esito, nella giornata di ieri, dell’esordio del sistema di orario cadenzato nel traffico ferroviario regionale. «La giornata di ieri è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia – ha proseguito – dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema – ha concluso Zaia – i vantaggi per i viaggiatori ci saranno». Dallo staff del governatore fanno notare che ogni introduzione di modifiche sostanziali negli orari hanno bisogno di un tempo di qualche giorno per entrare a regime: così anche in questo caso, la «rivoluzione» dell’orario cadenzato avrà bisogno di qualche giorno per essere «digerita» dal sistema. Le polemiche di questi giorni, dunque, andranno filtrate con il passare dei giorni.

 

Ieri nuova raffica di disagi, mentre Chisso potenzia due corse contestate

Viaggiatori in assemblea: «Risposte-bluff, pronti a diventare forconi»

La rabbia dei pendolari trevigiani è sul punto di esplodere. E a poco sono servite le piccole modifiche annunciate ieri dall’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso.

«È l’ennesima presa in giro, le sue promesse continuano ad essere scritte sulla sabbia», dice il portavoce dei pendolari Claudio Peris. E in vista potrebbe esserci un’iniziativa clamorosa. Se infatti non dovessero essere introdotte modifiche sostanziali al nuovo sistema cadenzato entrato in vigore lunedì, i pendolari sarebbero pronti a unirsi in un coordinamento regionale e a prendere iniziative sul modello di quelle dei cosiddetti “forconi”, che si sono viste in questi giorni sulle nostre strade.

«L’obiettivo è quello di sedersi tutti attorno ad un tavolo», aggiunge Peris, «pendolari, consumatori, sindacati, Trenitalia e Regione devono trovare insieme un modo per rendere migliore il servizio e farci tornare utenti».

Le prime riunioni per far nascere il coordinamento si terrano nei prossimi giorni in modo tale da poter fare maggiore pressioni sui vertici regionali.

«Il servizio ferroviario è, e deve essere, un sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che deve essere migliorativo del precedente». Sono le parole dell’assessore Chisso, che ieri si è trovato a far fronte alle numerosissime protetse per i disservizi dovuti al nuovo orario cadenzato. «Nel secondo giorno feriale del cadenzamento», ha aggiunto, «le cose sembrano andare meglio, ma stiamo in campana. Ribadisco che i ritardi, invece, semplicemente non dovrebbero esserci».

E infatti sono arrivati i primi rimedi, anche per quanto riguarda la Marca. «Trenitalia ci ha comunicato alcuni inconvenienti riscontrati dal personale di bordo», ha fatto presente Chisso, «inconvenienti che riguardano il cadenzamento in quanto tale, che sono cosa diversa dai guasti e dai ritardi a causa del freddo. Le prime segnalazioni riguardano casi di sovraffollamento imprevisti, per i quali in alcuni casi si tratterà di attendere l’entrata in servizio del nuovo materiale rotabile in arrivo».

I treni interessati sono il 5830 (in partenza da Treviso alle 8,09 con arrivo a Padova alle 9,14) e il 5829 (da Padova alle 7.17 con arrivo a Treviso alle 8.20).

«Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato», ha invece commentato il governatore Luca Zaia, «la giornata di lunedì è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia. Ora dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema i vantaggi per i viaggiatori ci saranno».

E anche ieri si sono registrati diversi ritardi, anche se non di importanti dimensioni, sui treni della Marca. In particolare il Padova-Belluno delle 15.39 ha raggiunto quasi l’ora di ritardo, e il Belluno-Padova delle otto di ieri mattina ha avuto 40 minuti di ritardo.

Disagi anche sul Treviso-Padova delle 8.20 di mattina che, secondo alcuni pendolari, era decisamente troppo affollato. È invece arrivato a Conegliano con 50 minuti di ritardo il treno partito da Mestre alle 18.31. Questo ha costretto i pendolari che dovevano raggiungere Vittorio ad arrivare a casa con oltre un’ora di ritardo dato che è stata persa la coincidenza.

Sul caso è intervenuto anche il senatore dell’Udc, Antonio De Poli che ieri ha presentato un’interrogazione parlamentare. «Nelle settimane scorse da più parti, dai cittadini pendolari soprattutto e secondariamente da alcune forze politiche, sono giunte le preoccupazioni sul nuovo orario cadenzato che però sono state del tutto ignorate dalla Regione», ha detto il segretario regionale del partito, secondo cui «studenti e lavoratori pendolari pagano il prezzo di una mancanza di gestione totale. È evidente a tutti che prima di avviare una fase sperimentale, come quella dell’orario cadenzato, si debbano risolvere i problemi che, già prima dell’avvio di questo nuovo regime, c’erano quotidianamente: ovvero guasti e ritardi. Perché, se ritardi e guasti continuano, l’orario cadenzato non potrà mai funzionare. I convogli saranno sempre pieni e i lavoratori e studenti, i quali pagano un abbonamento, restano a terra».

«Tutto come da copione annunciato», recita una nota del Partito democratico, «il nuovo orario ferroviario cadenzato crea problemi e disagi a pendolari e viaggiatori. E cio che più preoccupa sono le parole dell’assessore regionale Chisso che, anziché prendere contromisure concrete ammette la sconfitta e il disservizio».

Giorgio Barbieri

 

Raccolta firme contro la Regione

Oggi alla stazione di Mogliano l’iniziativa del Pd: «Fermiamo questo piano» 

Almeno il tempo per firmare, anche a causa dei continui ritardi dei convogli di Trenitalia, i pendolari moglianesi ne avranno di sicuro. Quest’oggi dalle 6.45 fino alle 12 la stazione di via Toti dal Monte, una delle più frequentate della Marca trevigiana con oltre 2.000 passeggeri al giorno, ospiterà infatti la raccolta firme contro i nuovi orari promossa dal partito democratico e da altre associazioni cittadine.

«I pendolari hanno già subito troppo! Stop al piano della regione», questo è lo slogan della mobilitazione che vede in prima fila Carola Arena, ex segretario del Pd e candidata alle prossime primarie per la carica di sindaco. Di battaglie, quei binari della linea Venezia-Udine, negli ultimi anni, ne hanno viste parecchie, si era arrivati anche ad occupare la massicciata e a bloccare i treni per ottenere migliori condizioni del servizio da parte di Trenitalia. Tutto inutile: quasi sempre nell’ora di punta, tra un ritardo e un altro, si viaggia come sardine oppure si rischia di rimanere a terra. Con l’entrata in vigore dei nuovi orari cadenzati, proprio questa settimana, in molti ormai hanno la sensazione di essere arrivati al capolinea. Meno treni, coprifuoco serale e disagi a non finire per chi fa i turni.

Alla petizione degli orchestrali della Fenice di Venezia, molti dei quali vivono in terraferma, indirizzata dieci giorni fa direttamente all’assessore alla viabilità Renato Chisso, si aggiunge oggi quella di Carola Arena: «Il piano della Regione Veneto» attacca l’aspirante sindaco «andrà a compromettere ulteriormente una situazione già di per sé tragica: quella dei pendolari. Caro assessore Chisso riveda quel piano e restituisca ai lavoratori e agli studenti di Mogliano la certezza di un trasporto pubblico che sia realmente un servizio dignitoso, sicuro, pulito ed efficiente!». La raccolta è iniziata ufficialmente domenica: «Abbiamo raggiunto già le 500 firme da parte di cittadini che arrivano anche dai comuni limitrofi» spiega Carola Arena «non ci fermeremo».

Matteo Marcon

 

CASTELFRANCO E MONTEBELLUNA

«Carrozze piene e gelide: non si circola in sicurezza»

Continua il caos per i pendolari di Castelfranco diretti a Padova nel secondo giorno d’orario cadenzato. Ieri mattina il convoglio delle 7.32 proveniente da Montebelluna è stato annunciato con 40 minuti di ritardo. Per cui tutti i passeggeri si sono riversati in quello delle 7.42, un “Minuetto” di sole due carrozze giunto nella città del Giorgione dieci minuti dopo il previsto. Per evitare il sovraffollamento Trenitalia aveva inviato due pullman per svolgere lo stesso percorso del treno, ma la loro presenza è stata annunciata in contemporanea alla partenza del “Minuetto”. I bus pertanto sono partiti semivuoti e il treno era stipato come una scatola di sardine e nonostante questo ha dovuto lasciare gente a terra. «Una mia amica incinta è stata fatta salire per il rispetto delle altre persone in attesa che hanno visto il pancione», informa una pendolare castellana, «comunque nel treno eravamo talmente stipati da far saltare qualunque condizione di sicurezza. Erano pieni sia i posti in piedi dei vagoni che gli spazi tra una carrozza e l’altra se qualcuno si fosse sentito male sarebbe stato arduo soccorrerlo».

Altri disagi sulla stessa linea e nella stessa fascia oraria si sono verificati con l’arrivo del treno delle 7.11, che ha sostituito i convogli soppressi delle 6.42 e delle 7.23, a Montebelluna già strapieno di passeggeri saliti a Cornuda e nelle stazioni del Bellunese. Venerdì a subire forti disagi sono stati invece i pendolari e gli studenti fuori sede che rientravano da Padova verso le 17.00 il treno è partito con circa cinquanta minuti di ritardo, il tempo di percorrenza previsto tra il capoluogo euganeo e Montebelluna. Il riscaldamento era spento, ma veniva emessa aria fredda nonostante la stagione invernale. Il convoglio giunto a Camposampiero a temperature polari ha sostato poi in stazione per un ulteriore quarto d’ora. All’arrivo a Castelfranco i passeggeri che dovevano proseguire per Montebelluna e per le stazioni seguenti sono stati fatti scendere per proseguire con il treno successivo. La linea Calalzo-Padova è considerata da Legambiente la terza peggiore d’Italia per i pendolari.

Gino Zangrando

 

Ecco il dossier sui ritardi: persi 2 giorni in un mese

Inviate al governatore Zaia tutte le segnalazioni raccolte dal sito “Trenitardo”

La tratta Belluno-Padova, via Montebelluna, ha accumulato 1.462 minuti 

Avevano inviato alla Regione un dettagliato dossier raccogliendo decine di dichiarazioni volontarie di chi le tratte interessate dal cambio di orario le utilizza giornalmente, capendone i limiti e le problematiche. Il documento, rimasto lettera morta, era stato spedito all’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso. Si tratta dei ragazzi di “Trenitardo”, il sito fondato da un gruppo di studenti di Padova che gioca con la somma dei ritardi di tutti i convogli in transito in Veneto (solo nella provincia di Treviso siamo arrivati a oltre 2 giorni) per arrivare a comporre una “banca del tempo perduto”. In questi giorni una speciale attenzione è stata dedicata proprio ai nuovi orari cadenzati.

Nel dossier sono analizzati i ritardi dei singoli treni. Dal 18 novembre 2011, e quindi in meno di un mese, il treno Padova-Treviso ha accumulato 238 minuti di ritardo per 39 treni considerati, con una media quindi di 6 minuti di ritardo a treno. Va un po’ meglio al tratto Treviso-Padova: 248 minuti accumulati per un campione di 47 treni e una media di 5 minuti a mezzo. Va decisamente peggio sulla tratta Belluno-Padova, che passa per Montebelluna: 1.462 minuti di ritardo in 219 mezzi considerati, con una media di quasi sette minuti di ritardo a treno. Nel dossier sono anche segnalate le testimonianze dei travigiani che hanno segnalato i disservizi.

«Sono sconvolta», scrive Silvia, «dal nuovo orario nella tratta Treviso-Padova in quanto il precedente treno delle 07.05 non esiste più perché si è trasformato nel treno delle 07.17, un orario indecente per gli studenti pendolari che hanno lezione alle 8.30 che già faticavano ad arrivare in orario a causa dei frequenti ritardi. Mi chiedo con che criterio abbiate deciso questo orario e ritengo che sia opportuno ritornare a quello vecchio».

«Sono uno studente-pendolare che da Treviso va a Padova tutti i giorni per frequentare l’università», afferma Lorenzo, «le lezioni iniziano alle 9:30. Mi era molto comodo il treno regionale delle 8:04 a Treviso con arrivo previsto per le 9:09 a Padova. Ora ho visto che è stato posticipato alle 8:09 con arrivo alle 9:14 a Padova e contando i canonici 5 minuti di ritardo che subisce il treno nella tratta non mi consente più di arrivare in orario a lezione costringendomi quindi a percorrere la tratta Treviso-Mestre-Padova». «Sono piuttosto irritata per il nuovo orario cadenzato», scrive invece Valentina.

(g.b.)

 

«La nostra odissea sulla Vittorio-Venezia»

L’ira dei passeggeri: «Un’ora e 30 minuti per percorrere 70 chilometri e cambiare due treni» 

Si trasforma in un’odissea un viaggio in treno da Vittorio Veneto a Venezia: i pendolari raccontano così il loro primo viaggio con il nuovo orario cadenzato da Belluno per la laguna passando per il capoluogo dell’Alta Marca. Nel caso vittoriese i nuovi orari entrati in vigore il 16 dicembre hanno stravolto le tabelle di marcia verso Venezia, Mestre e Treviso, imponendo il cambio a Conegliano con attese di un quarto d’ora tra un treno e l’altro per poi partire alla volta di Venezia. È bastato un primo giorno di prova per sentire i resoconti furiosi di chi tutte le mattine affronta una levataccia per andare al lavoro: vagoni freddi, stracolmi di persone, tanti in piedi, e con tempi di percorrenza che invece di migliorare si allungano facendo perdere, in molti casi, l’arrivo in orario sul posto di lavoro.

Il comitato dei pendolari vittoriesi, come tanti altri del Veneto, è sul piede di guerra, e i resoconti impietosi sulla nuova situazione dei treni sulla linea che collega la città della Grande Guerra a Venezia sono già stati divulgati dai pendolari stessi. «L’arrivo a Venezia, prevede il nuovo orario, è alle ore 8.30, quando uffici e scuole hanno già iniziato le varie attività», affermano i pendolari sul loro blog, e aggiungono una lista di problemi: «bilancio: 1 ora e 30 minuti per percorrere la bellezza di 70 chilometri con il disagio di cambiare due treni, sul primo in piedi, sul secondo scomodi, aspettando 20 minuti al freddo e al gelo e arrivare mezz’ora dopo rispetto a prima sul luogo di lavoro. E quando ci saranno ritardi o cancellazioni? Insomma, a chi giova questo nuovo orario cadenzato? Ad oggi la risposta certa è: non certo ai pendolari». Parole cariche di rabbia, che non si è stemperata nonostante le trattative di questi mesi tra l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, e i comitati dei pendolari veneti sembrava avessero dato i loro frutti, anche per le linee che collegano il Bellunese e l’Alto Trevigiano alla laguna. Invece, questa è la sintesi di chi ha percorso la tratta Vittorio-Venezia nella prima giornata di orario cadenzato: «Si parte da Vittorio già con qualche minuto di ritardo a bordo di un famigerato treno Minuetto, proveniente da Ponte nelle Alpi già con alcune persone in piedi. La situazione alla stazioncina di Soffratta, subito dopo Vittorio, peggiora ulteriormente con molte persone ammassate nei vestiboli. A Conegliano si scende dal treno che proviene dal bellunese per aspettare quello che va a Venezia; sulla banchina il numero di pendolari è molto alto. A Conegliano non ci sono treni solo per noi ad aspettarci, come invece inizialmente promesso da qualcuno sulla stampa, ma si deve attendere un treno che proviene da Udine. Dopo 20 minuti di attesa, da orario non si sarebbe dovuto aspettare più di 15 minuti, comunque tanti se si è all’aperto a 2-3 gradi, un treno Vivalto a due piani ci trasporta in direzione di Venezia. Nonostante si tratti di un regionale veloce, che non dovrebbe fermare nelle stazioni intermedie, si pensa bene che un treno stracarico di pendolari provenienti dal Friuli deve tirare su anche quelli della stazioncina di Spresiano. Per fortuna quasi tutti hanno trovato un posto a sedere, con meno comfort rispetto ai treni utilizzati fino alla scorsa settimana, l’effetto è un po’ quello delle sardine in scatola: sedili stretti, spazi ridotti, scompartimenti freddi».

Alberto Della Giustina

Un’altra giornata da dimenticare con carrozze sovraffolate e ritardi

E c’è anche chi ha chiesto una coperta, perché il riscaldamento non funzionava

BELLUNO – Un’altra giornata di passione per gli utenti delle ferrovie venete. Treni in ritardo costante, altri mai partiti, altri ancora senza riscaldamento, tanto da far battere i denti ai passeggeri. E, come se non bastasse, coincidenze a Belluno con pullman di linea che, nel migliore dei casi, l’utente vede sfrecciare davanti a sè all’uscita della stazione. Insomma, muoversi oggi in provincia di Belluno utilizzando i mezzi pubblici è diventato una vera e propria odissea. Chissà cosa succederà quando arriveranno i turisti per le vacanze di Natale… Ancora ritardi e soppressioni. Come si dice, di male in peggio. Se ieri la parola d’ordine era “ritardo”, oggi non sembrava nemmeno di essere in presenza di quella che da Venezia è stata definita una vera e propria rivoluzione. Come capitava spesso, infatti, anche ieri almeno due corse sono state soppresse. Si tratta dei treni delle 7.45 da Calalzo per Belluno e delle 8.45 da Belluno a Calalzo. Tutto come prima, quindi. Con l’unica differenza che ieri mattina le corse ferroviarie sono state sostituite da pullman. Problemi anche per chi ha preso il primo treno per Padova, quello delle 5.48. Coloro che volevano e speravano di arrivare entro le 8 nella città del Santo, hanno dovuto rassegnarsi ai sonori 50 minuti di ritardo che nel corso del viaggio il treno ha accumulato. A questi disservizi, si aggiungono anche delle corse in partenza da Belluno in ritardo per motivi sconosciuti. Intanto, in stazione a Belluno si intensifica la videosorveglianza con ulteriori telecamere.

Sovraffollamento. Oltre ai ritardi e alle soppressioni, i pendolari “coraggiosi” del treno hanno dovuto anche ieri fare i conti con corse super affolate, per la riduzione delle carrozze. E la gente era talmente tanta che sul treno 11075 da Belluno per Padova è intervenuta anche la polizia. È accaduto alla stazione di Castelfranco Veneto.

Il viaggio al freddo. E cosa dire poi del fatto che una signora che viaggiava su un treno partito dal Bellunese ha dovuto chiedere al capo treno una coperta, perché stava congelando? Il motivo? Semplice, non era attivo l’impianto di riscaldamento. Già, capita anche questo sui treni veneti. Il trasporto integrato. Come se non bastasse, per completare questo quadro edificante, si fa sentire in maniera molto forte anche la sfasatura tra il nuovo orario dei treni e il vecchio delle corse di Dolomitibus. Provincia e società sono al lavoro per cercare di modificare per quanto possibile l’orario delle corse.

«Abbiamo avuto l’ufficialità dell’orario cadenzato soltanto il 12 dicembre scorso e da allora ci siamo messi all’opera alacremente per modificare il nostro. Contiamo, grazie anche alla pausa natalizie, di poter avviare una prima modifica già dal 7 gennaio 2014, con la ripresa delle attività scolastiche e lavorative. La nostra priorità, infatti, restano gli studenti e i lavoratori», precisa Pietro Da Rolt, direttore di Dolomitibus, che aggiunge: «Poi passeremo anche al resto delle corse». Ma non sarà un’impresa facile. Ad oggi, ad esempio, l’ultimo treno che arriva a Belluno alle 19.30 non ha più la coincidenza con la corriera per l’Agordino, che parte alle 19.15, mentre chi prende il pullman dall’Agordino che arriva a Belluno alle 13.50 non può prendere il treno, che è partito alle 13.48. Per il Cadore l’ultimo treno arriva a Calalzo alle 20.42, peccato che la corriera sia passata alle 20.35. Insomma, vita dura per i pendolari.

Paola Dall’Anese

 

Sergio Reolon chiede le dimissioni di Renato Chisso

«Il nuovo orario cadenzato dei treni regionali è entrato in vigore a Belluno supportato da tre striminziti nuovi treni e con disagi enormi che hanno fatto vivere ai pendolari un lunedì da leoni inferociti. L’orario va cambiato, i treni vanno aumentati, come anche le carrozze».

Il consigliere regionale Sergio Reolon (Pd) dopo tutti i disagi subiti dagli utenti bellunesi delle ferrovie chiede le dimissioni dell’assessore alla mobilità Renato Chisso: «Zaia e Chisso, assieme a Trenitalia, hanno portato il trasporto ferroviario al collasso. L’assessore Renato Chisso farebbe bene a dimettersi prendendo atto degli errori commessi e delle gravissime omissioni. La Regione non investe un solo euro sul servizio e poi scarica la responsabilità su Trenitalia, ma la competenza del servizio è della Regione».

 

NUOVO ORARIO

Dopo il primo traumatico impatto dell’orario cadenzato sui pendolari veneziani riprendono fiato le voci polemiche. A farsi sentire è il gruppo Legambiente del Veneto Orientale, che se la prende con l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso.

«Nessuna delle richieste presentate il 3 dicembre scorso da sindaci, cittadini, comitati e associazioni è stata accolta – accusa il gruppo in una nota -. L’assessore Chisso dichiara di avere lavorato con le associazioni, peccato che le stesse abbiano sollevato notevoli critiche mai accolte. È evidente che questa proposta di orario cadenzato non ha nulla a che vedere con un moderno concetto di trasporto pubblico».

Il gruppo ambientalista stigmatizza l’aumento delle fasce scoperte, notturne e diurne, e l’ulteriore riduzione di offerta nelle giornate prefestive e festive.

«Non vi è nessuna politica dedicata ad intercettare nuovi utenti. Al contrario chi deve essere al lavoro a Venezia alle 6,30 o alle 7 si accomodi in auto, chi termina dopo le 22 prenda l’auto. Vai a Roma o Milano? Prendi l’auto fino a Mestre. I turisti che desiderano soggiornare nella cintura Veneziana, ossia la città metropolitana, si arrangino. La politica di questa Giunta Regionale punta solo al mezzo privato (bisogna pur pagare i pedaggi per le autostrade) condannando le città a perenni e crescenti ingorghi».

Dal canto suo l’assessore Chisso dichiara che il servizio ferroviario è «un sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che deve essere migliorativo del precedente. Oggi, secondo giorno feriale del cadenzamento, le cose sembrano andare meglio, ma stiamo in campana».

Tra i convogli sotto osservazione c’è il treno in partenza da Brescia alle 5.51 con arrivo a Venezia alle 8.55: «Trenitalia lo terrà sotto controllo per valutare un eventuale cambio di materiale rotabile».

Intanto stasera alle 20.30 a Meolo, nella sala multifunzionale del Centro servizi anziani “I Tigli” in via Ca’ Corner Sud, il Pd ha organizzato un incontro-dibattito sull’orario cadenzato dal titolo “Cosa è cambiato per gli utenti? Quali le problematiche e i possibili miglioramenti?” (per informazioni http://pdmeolo.wordpress.com). (d.d.b.)

 

Il docente Luigi Podda vittima dei disagi giornalieri: anche per lui il treno è solo un incubo

I PENDOLARI – Erano state promesse corse ogni 15 minuti: un’illusione

L’ODISSEA dei pendolari accentuata con l’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato: solo ritardi

Caos-treni, dopo il flop. Consiglio straordinario

Le proteste dei pendolari dopo il flop registrato il primo giorno dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato di Trenitalia, ha indotto il consiglio comunale di Mogliano a riunirsi in seduta straordinaria. Lo farà domani sera alle 19.45 per discutere l’unico argomento all’ordine del giorno relativo all’interpellanza ad hoc presentata dal gruppo consiliare di “Mogliano Democratica” (Rita Fazzello e Mario Fenso).

«Quali provvedimenti intende prendere la Giunta per non penalizzare ulteriormente i pendolari del trasporto ferroviario?, chiedono la Fazzello e Fenso. Mogliano è stata individuata dal servizio della Metropolitana leggera di superficie come la stazione cardine per i parcheggi scambiatori della tratta Treviso-Venezia (i pendolari sono circa 2 mila al giorno). In realtà la Metropolitana resta al momento soltanto una chimera. Dal dibattito consiliare di domani sera sono attese diverse risposte alle domande rimaste in sospeso, a cominciare dalla nuova fermata dei treni tra Marocco e La Favorita di Mestre con la realizzazione del nuovo ponte sul fiume Dese.

A dubitare sul reale decollo della Metropolitana sono in tanti. Tra i pendolari delusi c’è Luigi Podda, 55 anni, moglianese, docente al Conservatorio di Padova dove è insegnante di sassofono.

«Sono anni -commenta il professore- che sentiamo dire che con l’entrata in funzione della Metropolitana ci sarà un treno ogni quarto d’ora da Treviso a Mestre. In realtà stiamo assistendo alla soppressione di diverse corse. Da Mogliano per Venezia non si sono più treni per due ore nella fascia centrale della mattinata». Ma i disagi del docente non finiscono qua. «Quando arrivo a Mestre devo aspettare un’ora per raggiungere Padova per prendere un treno regionale. Salvo optare per un treno super-veloce spendendo 16 euro per fare 30 chilometri. È questo l’aiuto che si dà a noi pendolari?».

Nello Duprè

 

Treni, bufera sulla Giunta

Zaia: «Lasciateci provare, i vantaggi si vedranno».

Chisso: «Subito i primi aggiustamenti».

Ma l’opposizione va all’attacco e il caso finisce in Parlamento

DISAGI CONTINUATI – Per i pendolari del Nordest. Corse in ritardo, coincidenze difficili. Trenitalia annuncia: «Cambiamo subito»

6 LE CORSE INTERESSATE A MODIFICHE

Nessuno forse si aspettava che nell’orario cadenzato regionale qualcuno avesse messo anche candelotti di dinamite per la politica. Ma è così: dopo mesi di annunci e statistiche, l’esordio semifallimentare del nuovo sistema (“da ieri mi devo alzare 45 minuti prima ogni giorno” – racconta Francesca, pendolare Padova-Mestre) ha acceso uno sbarramento di fuoco di polemiche. Tanto che ormai le opposizioni di centro sinistra chiedono apertamente le dimissioni dell’assessore responsabile Renato Chisso. La Giunta resiste e fa quadrato difendendo il nuovo sistema di mobilità su rotaia. «Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato – tuona il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia – La giornata di lunedì è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema, i vantaggi per i viaggiatori ci saranno». Vaglielo a dire a quelli che non sono arrivati in orario al lavoro o hanno aspettato mezze ore per tornare a casa. Così le armate dei partiti sono scese in campo. Antonio De Poli, senatore Udc ha annunciato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture Lupi per chiedere «quali iniziative intenda intraprendere per risolvere una situazione che sta provocando disagi a migliaia di pendolari».

E il capogruppo regionale del Pd, Lucio Tiozzo, attacca su tutta la linea la Caporetto del sistema ferroviario. «Zaia non è capace di gestire proprio uno dei settori che sono di competenza della Regione? Il Veneto riconsegni allo Stato ogni competenza, peggio di così non può andare». Di disastro annunciato parla il segretario regionale del Pd, Rosanna Filippin: «Da settimane chiedevamo attenzione e interventi concreti da parte della Regione rispetto ai problemi sollevati dai comitati dei pendolari». Sergio Reolon (consigliere regionale Pd): «La Regione non investe un solo euro sul servizio e poi scarica la responsabilità su Trenitalia, ma la competenza del servizio è della Regione. Gli unici a lavorare per migliorare il servizio sono i pendolari». «Bisogna approfittare del periodo natalizio, per rimodulare l’impostazione», suggerisce Bruno Pigozzo(Pd). Ad ammettere per primo che “qualcosa non ha funzionato” è ancora l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che però difende l’impostazione data ai trasporti su rotaia: «Trenitalia ci ha comunicato inconvenienti riscontrati dal personale di bordo – spiega – sul cadenzamento in quanto tale e sono cosa diversa dai guasti e dai ritardi».

In Friuli V. G. l’assessore alla Mobilità Mariagrazia Santoro è stata decisa e dura contro Trenitalia: «Serve un po’ di tempo, lo capiamo perché il nuovo orario sia a regime, ma non sono accettabili gli inconvenienti che si stanno verificando in questi primi giorni». Per Trenitalia il servizio dei treni cadenzati per i pendolari sembra funzionare: parla solo di alcuni ritardi ritenuti «fisiologici» e ristretti nei 10 minuti in una fase che resta di sperimentazione. «Nei prossimi giorni il servizio verrà ritarato». Come dire: pendolari resistete. I pendolari non ci stanno e si sfogano sul web tanto che – un esempio – il comitato “Pendolari Salzano-Robegano” ha aperto una pagina Facebook per le segnalazioni. «Come si poteva pensare di avviare un piano tanto ambizioso quando Trenitalia non era nemmeno in grado di garantire il precedente orario?».

(ha collaborato Gabriele Pipia)

 

MONTEBELLUNA Continua il calvario dei pendolari: a Castelfranco non riuscivano a salire

Treni nel caos: arriva la polizia

Ieri mattina accumulati altri ritardi: quasi un’ora. E gli altoparlanti invitano a scendere

MONTEBELLUNA – Sos dei pendolari: «Serve un treno di rinforzo». Sulla linea Belluno-Padova, e in particolare in corrispondenza delle fermate di Montebelluna e Castelfranco, si è consumata ieri un’altra giornata di passione: il treno delle 7.11 è arrivato in stazione a Montebelluna con più di 50 minuti di ritardo, mentre a Castelfranco è dovuta intervenire la polizia per evitare che l’assalto alle carrozze troppo piene avesse conseguenze peggiori.

«Tra lunedì e ieri -spiega Alberto Ghiraldo, dell’associazione pendolari di Montebelluna- abbiamo avuto ritardi in molte fasce orarie, culminati col secondo treno della mattinata di ieri partito da Belluno con 52 minuti di ritardo».

Si tratta del famigerato treno delle 7.11, che da solo (invece dei due precedenti) dovrebbe sostenere l’intero flusso di pendolari, ma che già lunedì ha lasciato a piedi molti studenti. «Come avevamo previsto -prosegue Ghiraldo- la situazione è invivibile, con i passeggeri che per l’intera tratta vengono stipati in modo disumano, essendo solo gli studenti del bacino del montebellunese in numero tale da riempire l’intero treno. Inoltre, più un treno è affollato, maggiori sono le possibilità di ritardo. Di fatto, il convoglio arriverà a Padova costantemente dopo le 8.15 , rendendo impossibile la puntualità alle lezioni. Chiediamo un treno di rinforzo nella medesima fascia oraria».

Ieri intanto a causa dell’incredibile ritardo del treno a Montebelluna, molti pendolari si sono spostati in auto, in qualche caso scegliendo di partire da Castelfranco. E qui è stato il caos.

«C’era la polizia -spiega una pendolare, ma la cosa è segnalata anche sul sito “Trenitardo”- a gestire la gente che saliva in treno e c’è stato perfino l’annuncio che pregava i passeggeri di scendere perchè il treno era troppo affollato».

Intanto, per quanto riguarda nello specifico la situazione di Montebelluna, «è una vergogna senza limiti -spiega Lucio De Bortoli, consigliere di “Montebelluna nuova”- il nuovo orario è inaccettabile. Intervenga il sindaco con chi di dovere».

Laura Bon

 

LETTERE AL DIRETTORE

Treni, più che cadenzato l’orario è cadente e decadente

Caro direttore, oltre ad avere diradato le corse (si fa per dire) e allungato i tempi di percorrenza, il nuovo orario ferroviario ha pure aumentato i ritardi. Oggi (ieri per chi legge, ndr) con il treno delle 7.48 da Belluno per Padova non sono bastati due ore e 13 minuti per fare poco più di cento chilometri. Sono occorsi due ore e 22 minuti a una velocità media di poco più di 40 chilometri all’ora. Avanzo una proposta: sostituire la strada ferrata con una pista ciclabile. Otterremmo il duplice vantaggio di diminuire i tempi di percorrenza e sanare il bilancio regionale. Se fossi nell’assessore ci penserei.

Arturo Garbuio Belluno

——

Caro lettore, più che cadenzato questo nuovo orario ferroviario varato in Veneto mi sembra cadente. O, se preferisce, scadente e decadente, nel senso che pur essendo appena entrato in vigore sembra già avviato verso un sicuro declino. Battute a parte, è davvero inspiegabile che in Veneto non si riesca a garantire un servizio ferroviario per i pendolari degno di questo nome. Ed è intollerabile che non siano neppure chiare le responsabilità di questo perenne disastro sui binari. Di chi è la colpa? Della Regione? Di Trenitalia? Di addetti inadeguati? O di chi altro? Forse se riuscissimo ad accertare almeno questo, potremmo provare a dare una soluzione ai problemi. L’impressione invece è che prevalga sempre la logica dello scaricabarile. Gli uni addossano la colpa gli altri, gli altri fanno altrettanto. E il conto lo pagano sempre e comunque i pendolari.

 

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