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PORTOGRUARO  – Legambiente boccia il viadotto appena realizzato

L’ACCUSA: «BISOGNERÀ ABBATTERE LA NUOVA SOPRAELEVATA»

Piloni troppo vicini per consentire l’aumento dei binari

Legambiente chiede di conoscere i nomi dei responsabili della progettazione della tangenziale, «ma anche di chi in Regione doveva coordinare quest’opera con la realizzazione della Tav».

Viadotto della tangenziale sopra la ferrovia appena terminato e già pronto “da abbattere”: l’Anas non avrebbe tenuto conto del quadruplicamento dei binari in funzione della Tav.

Dopo la “perla” della curva parabolica all’ingresso della tangenziale, prima di una rotatoria, ora le contestazioni sulla tangenziale, attesa da quarant’anni, riguardano i viadotti. Legambiente del Veneto orientale è su tutte le furie «per lo spreco di denaro pubblico degli uffici che sovraintendono alle infrastrutture viarie regionali».

«Dopo i milioni di euro buttati per progettare una Tav lungo il litorale che non si farà mai, stando alla bocciatura della Regione pur arrivata con tre anni di ritardo – sostengono gli ambientalisti -, registriamo ancora sprechi. Guardando a che cosa si è costruito per oltrepassare la ferrovia Venezia-Trieste si resta annichiliti: la lunga sopraelevazione, un viadotto in ferro poggiato su una sequenza di enormi piloni in cemento armato, la distanza a scavalco della linea ferroviaria non prevede affatto l’eventuale ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria, se non abbattendo il manufatto e ricostruendolo».

In questi giorni si sono in effetti si sono moltiplicate le prese di posizione politiche a favore del potenziamento dell’attuale ferrovia e l’eventuale raddoppio della linea esistente. «È possibile che chi ha progettato l’opera non abbia tenuto conto dell’altra infrastruttura che la Regione stava sostenendo? – si chiede Legambiente – Davvero non ci sono soggetti responsabili di tutte queste progettazioni, una regia che coordini e valuti le sinergie che devono avere le varie opere, anche per contenere i costi e risparmiare preziose risorse pubbliche? Eppure, che si sappia, è solo uno l’assessorato regionale a cui fanno capo queste opere» conclude Legambiente.

 

 

Mirano. Incarico formale all’avvocato Farinea per sbloccare i fondi della Regione Pavanello tenta anche la carta del negoziato: entro il mese vertice con Chisso

MIRANO – Passante, il Comune va alla battaglia finale sui 19 milioni di euro bloccati dalla Regione. Nei giorni scorsi la giunta Pavanello, con delibera comunale, ha formalmente incaricato l’avvocato di Mestre Alfiero Farinea di attivarsi: un incarico a 360 gradi, con il mandato della più ampia procura speciale, per individuare la strada in grado di tutelare Mirano di fronte alle inadempienze regionali.

Di più, per ora, non è dato sapere: anche perché il Comune non vuole fornire alibi alla Regione, con la quale tra l’altro prosegue un canale di negoziato. Nei prossimi giorni, forse già in settimana e comunque entro la fine del mese, dovrebbe tenersi l’incontro tra il sindaco Maria Rosa Pavanello e l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso, dopo che la scorsa settimana, in commissione regionale, Chisso ha detto di non aver mai avuto proteste formali e dirette da parte del Comune per il mancato arrivo dei fondi stanziati negli accordi.

Si sono subito attivati i consiglieri regionali, in primis Bruno Pigozzo (Pd), che ora farà da tramite tra i due per favorire un faccia a faccia che ha tutta l’aria di essere davvero l’ultima spiaggia. Siccome però le speranze sono poche quanto quelle di avere i fondi che spettano di diritto alla città, il Comune ha attivato anche i legali. Pavanello ha già firmato l’incarico e Farinea sta già studiando le carte per capire la strada migliore da percorrere.

Sfumato l’istituto del collegio di garanzia previsto dagli accordi, le vie da percorrere sono diverse, ma tutte tortuose e senza certezza di risultato: se l’accordo di programma fosse alla stregua di un contratto, basterebbe esercitare un decreto ingiuntivo per inadempienza, ma non sembra essere questo il caso. Il Comune ha tutte le intenzioni di andare fino in fondo e alla fine di tutto ci potrebbe essere anche il ricorso al Tar e ai successivi gradi di giudizio.

«Negli ultimi mesi siamo stati snobbati», ribadisce Pavanello, «ma rimanere in questa situazione a lungo non è possibile. L’incarico legale è funzionale ad avere il supporto tecnico necessario per arrivare a ottenere almeno una tranche dei soldi che ci spettano».

Intanto la minaccia di blocchi stradali viene congelata (ma non accantonata) proprio per favorire l’incontro con Chisso, che però pochi a Mirano considerano risolutivo.

«Riteniamo che Chisso e Zaia ci debbano quei soldi», è convinta Pavanello, «capiamo tutti i problemi di bilancio che anche la Regione ha in questo momento, ma cercare un appiglio giuridico è un nostro diritto».

Filippo De Gaspari

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Ordine del giorno del consiglio comunale contro Tav, grandi navi, seconda pista del Marco Polo e sublagunare

Il Pat del Comune ha bocciato la sublagunare, le Grandi navi «incompatibili» in bacino San Marco, la Tav in gronda lagunare e la seconda pista dell’aeroporto di Tessera.

Il Ptrc della Regione – Piano territoriale di coordinamento– li ha reinseriti.

Atto della giunta Zaia in questo in continuità con la politica seguita fino al 2010 dalla giunta regionale guidata da Galan.

Ma due Piani urbanistici non possono prevedere realizzazioni in contrasto. Soprattutto quando il territorio interessato ha già detto «no».

Così ieri sera il Consiglio comunale ha approvato a larga maggioranza (contrari solo il Pdl, Fratelli d’Italia e i Cinquestelle, Udc usciti dall’aula) un ordine del giorno che impegna il sindaco e la giunta a presentare alla Regione un’osservazione in questo senso. Chiedendo che la volontà della città sia rispettata.

Proposta del capogruppo Pd Claudio Borghello, sostenuta da tutta la maggioranza con i socialisti, Italia dei valori, Federazione della sinistra, lista “In Comune”, la Lega non ha votato.

«Abbiamo respinto l’imposizione regionale», dicono soddisfatti Borghello e Beppe Caccia. E si profila un duro scontro. I nodi riguardano tutti grandi opere. A cominciare dalla contestata sublagunare, più volte bocciata anche in sede tecnica, adesso resuscitata con l’idea di allungarne il percorso addirittura fino a Chioggia.

«Un disastro», secondo le associazioni per la difesa del territorio, «ultimo colpo a una città già stravolta da milioni di turisti l’anno».

Sublagunare e Alta velocità con il percorso che per il Comune non deve passare per la gronda lagunare. Poi ci sono le grandi navi, che il Pat ha chiesto di escludere dalla laguna. E la terza pista dell’aeroporto, contestata dal Comune. Tutto rimesso dentro dal nuovo Ptrc. Che adesso il sindaco su mandato del Consiglio comunale dovrà chiedere di modificare.

Consiglio dedicato alle mozioni quello di ieri. Qualcuna datata e vecchia di due anni. Si è parlato delle «inefficienze dei vigili urbani» nel campo dell’ordine pubblico e dei controlli, proposta di Raffaele Speranzon. Tema che sarà ora approfondito in commissione: secondo Pd e In Comune la polizia urbana dovrebbe essere impiegata maggiormente nel controllo di plateatici, moto ondoso, abusi edilizi. Per Fratelli d’Italia e anche per i Cinquestelle la situazione dell’ordine pubblico a Mestre richiede un massiccio intervento di vigili. Protesta infine di Sebastiano Bonzio (Federazione della sinistra) contro la gara bandita da Actv per affidare il servizio di reception e accesso alle sedi aziendali all’esterno. 500 mila euro di spesa che in tempo di «spending review», scrive il consigliere in una interrogazione inviata al sindaco e all’assessore Bergamo, «risultano incomprensibili. Perché invece non utilizzare i propri lavoratori inidonei?» Risponde Actv: «Il bando è del marzo scorso emesso dalla gestione precedente dell’azienda, il 9 ottobre è stato pubblicato il capitolato. Ma abbiamo deciso di prorogare di un mese l’apertura delle buste per verificare se una volta firmato l’accordo sindacale, ci siano lavoratori disponibili per quelle mansioni. In quel caso la gara potrà essere sospesa. Ricordiamo però che si tratta di guardianìa notturna dove il livello contrattuale è basso e gli inidonei non possono venire impiegati».

Alberto Vitucci

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sull’alimentazione da terra in Marittima

«Il presidente Zaia non è informato. Non esiste alcuna rete in Marittima per l’alimentazione da terra».

Il comitato «No Grandi navi» replica al presidente della Regione che il giorno dell’inaugurazione del Mose aveva sostenuto davanti al ministro Lupi la scelta di lasciare le grandi navi in Marittima.

«Lì c’è la possibilità di rifornire le navi di energia da terra e potrebbero spegnere i motori», aveva detto il presidente.

«Forse Zaia confonde le navi con lo yacht Carynthia II ormeggiato a Santa Marta», replica il comitato, «perché in questo momento non esiste alcuna possibilità di rifornimento da terra. L’unico progetto di cold ironingper la banchina Tagliamento (costo 20 milioni di euro, un anno e mezzo di lavori) era stato presentato lo scorso anno da Vtp all’Autorità portuale. Ma non se ne è fatto nulla».

Eppure proprio il Porto aveva annunciato, più volte, l’imminenza della svolta. Carburanti più «puliti», con meno zolfo, e alimentazione da terra. In modo da tenere spenti i motori, oggi in funzione anche quando la nave è ormeggiata in banchina. Una delle cause di inquinamento che i comitati denunciano da anni. Emissioni di zolfo e di polveri sottili che rendono il centro storico, dove non esiste traffico automobilistico, quasi più inquinato della terraferma.

Altro problema sono i radar. «Alla Giudecca quando passa la grande nave televisioni e telefonini non funzionano. Le emissioni dei radar, sempre in funzione, sono dannose per la salute».

A questo si aggiungono i problemi di erosione della laguna, 140 mila tonnellate di cause spostate improvvisamente al loro passaggio. Ecco allora la ricerca di alternative. Il ministro Lupi ha promesso che il decreto Clini-Passera sarà applicato. La decisione è attesa entro ottobre.

(a.v.)

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L’Agenzia Ue dell’ambiente: a Padova il record dell’ozono, Treviso sesta.

E non va meglio per le polveri sottili. Il ruolo di traffico e scarichi industriali.

PADOVA – Le città dove si respira peggio in Europa? Padova, prima per la concentrazione di ozono nell’aria, condivide il primato con la bulgara Pernik per le polveri sottili, la rumena Baia Mare nel diossido di zolfo e l’italiana Monza per i nitrati.

Ma sono tutte le città del Veneto ad uscire malconce: Treviso, Vicenza, Venezia e, in misura minore, anche Verona registrano la pessima qualità dell’aria che respiriamo.

Lo rivela un drammatico rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che ha preso a riferimento le soglie limite dell’Organizzazione mondiale della sanità e il triennio 2009-2011, durante il quale – peraltro – si sono registrati dei miglioramenti.

Quattro i segmenti – e più di quattrocento città – presi in esame dall’agenzia europea: i livelli di Pm 10 (polveri sottili), quelli di ossido di zolfo (SO2), quelli di ozono (O3) e quelli di nitrati (NO3).

Padova, che registra una media di 104 sforamenti l’anno di ozono, conquista il primato europeo per il peggior livello di questo elemento; ma è tallonata da Treviso, sesta in Europa con 92 sforamenti, Verona ottava con 83, Vicenza decima e Venezia trentunesima.

Non va tanto meglio negli altri segmenti in cui l’Agenzia europea ha rielaborato le rilevazioni delle agenzie regionali: sulle polveri sottili Vicenza è ventesima in Europa, Treviso 25esima, Padova 33esima, Venezia 43esima.

Così nei nitrati Vicenza è 13esima, Treviso 22esima, Venezia 32esima, Verona 45esima, Padova 58esima.

Un po’ meglio va nella quantità di ossido di zolfo e anidride solforosa: Venezia è 183esima, Padova 191esima, Treviso 196esima.

Ma la situazione, avverte l’Europa, è problematica quasi ovunque: oltre il 90 per cento della popolazione del vecchio continente vive in città respirando livelli troppo elevati di polveri ultrafini (fino al 96% dei cittadini Ue per le Pm 2,5) e di ozono (fino al 98%). Nonostante il calo degli inquinanti registrato nell’ultimo decennio, i livelli di particolato e ozono rimangono preoccupanti per la salute soprattutto delle persone sensibili: bambini e anziani. L’Italia e la pianura padana in particolare sono fra le aree maggiormente colpite da questa minaccia, che non risparmia nemmeno le aree rurali perché in alcuni casi ad agire sulle vie respiratorie sono i cosiddetti inquinanti secondari, che si formano in atmosfera. Due le ragioni strutturali della concentrazione di inquinanti nel Settentrione d’Italia: la conformazione morfologica della pianura padana, praticamente il più grande catino europeo stretto dalla catena alpina, quella appeninica e il mare; le condizioni climatiche con l’assenza di vento e il fenomeno dell’inversione termica che schiaccia a terra gli inquinanti. Tre invece le cause legate all’antropizzazione del territorio: il traffico veicolare, il riscaldamento domestico, le emissioni delle attività produttive, che contribuiscono per un terzo ciascuno alla cattiva qualità dell’aria che respiriamo.

Alla vigilia della stagione invernale, quando le condizioni dell’aria peggiorano, il commissario europeo all’ambiente, Janez Potocnik, riferisce di essere «pronto a rispondere» all’emergenza con l’arrivo di nuove regole entro l’anno.

«L’inquinamento dell’aria sta provocando danni alla salute umana e agli ecosistemi» spiega Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea, secondo il quale «per arrivare ad un percorso sostenibile, l’Europa dovrà essere ambiziosa e andare oltre l’attuale legislazione».

«La qualità dell’aria è al centro delle preoccupazioni per tante persone» afferma il commissario europeo all’ambiente, Janez Potocnik, che si dice «pronto a rispondere» con l’arrivo di nuove regole entro l’anno. Se Padova è maglia nera europea sul fronte dell’ozono, con 104 giorni di superamenti nel 2011, non meglio vanno altre città della pianura padana: seguono Pavia, Reggio Emilia, Treviso e Parma, Verona e Varese. Ben 23 sono le città italiane che si piazzano nei primi 30 posti di questa classifica Ue. L’Italia detiene il record assoluto sul fronte dell’ozono, segnando valori oltre tre volte più elevati rispetto alla soglia limite: segno che il Belpaese è in piena emergenza inquinamento. L’Italia nel 2011 è stato anche fra i Paesi europei a superare più spesso il limite Ue della media annuale per le Pm10 e Pm 2.5, insieme a Polonia e Slovacchia. Per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), al dodicesimo posto della classifica Ue c’è Monza (121 giorni di sforamenti nel 2011), tallonata da Brescia (113), poi Cremona (109), Vicenza (107), e Torino (105), Padova (93) e Venezia (85).

Daniele Ferrazza – @dferrazza

 

Orlando: «Tre protocolli per tutto il bacino padano»

Il ministro dell’Ambiente ieri a Venezia: incontro con le Regioni entro ottobre «Interventi su trasporti, riscaldamento e agricoltura per ridurre le emissioni»

VENEZIA – C’è una brutta aria in giro, soprattutto nelle regioni del bacino padano. Lo sa anche il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, raggiunto dalla notizia del rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente ieri mattina mentre era a Venezia con il governatore Luca Zaia, per parlare di altri inquinanti, quelli dei terreni dell’area industriale di Porto Marghera.

Ministro, l’Italia del Nord è tra le aree più inquinate d’Italia, che fa il governo? «È un problema di cui abbiamo consapevolezza» spiega Orlando «e sul quale stiamo lavorando da tempo». «Entro la fine di ottobre convocherò un incontro con le regioni del bacino padano per firmare alcuni protocolli per una prima tranche di interventi che hanno come obiettivo la riduzione delle emissioni di inquinanti nell’aria».

Tre sono gli ambiti principali sui quali si interverrà: «Trasporti, riscaldamento civile e agricoltura». I protocolli, dice il ministro, dovranno definire quali tipi di interventi dovranno essere adottati. Nell’incontro che si era tenuto a inizio settembre a Milano, con la partecipazione, oltre che del ministro dell’Ambiente, dei rappresentanti delle regioni Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e della provincia di Trento, era stata discussa, ad esempio, l’abbattimento di quello che era stato definito Eurotrash, l’inquinamento da traffico pesante fuorilegge, con maggiori controlli alle frontiere e l’introduzione di un bollino sul parabrezza – ipotesi quest’ultima sostenuta anche dalla Regione Veneto – a garanzia del rispetto ambientale. Nel vertice anti-smog che dovrà essere convocato entro la fine del mese, dovrà essere trovata una soluzione, aggiunge il ministro, «in accordo con le regioni, ma anche con il coinvolgimento delle università, per ciò che riguarda la ricerca e l’innovazione, e le grandi città, che più di altre soffrono dei problemi di inquinamento atmosferico».

L’accordo di programma Stato-Regioni sarà declinato quindi in una serie di interventi che sul piano agricolo, ad esempio, potrebbe prevedere controlli più rigidi per gli impianti a bio-masse. Per capire quindi se il piano e i buoni propositi si trasformeranno nei primi atti concreti bisognerà aspettare la fine del mese, con un interrogativo al quale manca ancora una risposta convincente. Chi ci mette i soldi? E quanti? Le Regioni già a settembre hanno fatto presente al ministro che il finanziamento degli interventi per un’aria più pulita non può ricadere solo sui loro bilanci, sempre più esigui. Qualcuno però si è già mosso, come la Regione Lombardia, che a inizio settembre ha approvato il Pria, il piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria, che pianifica la strategia anti-smog fino al 2020, data entro la quale la Regione prevede di ridurre le emissioni di polveri sottili (pm10) del 41%.

Francesco Furlan

 

LE CONSEGUENZE PER LA SALUTE

Come una camera a gas: tutti i veleni che respiriamo

PADOVA – Ozono, polveri sottili, nitrati, anidride solforosa. Il Veneto non sarà una camera a gas, ma di sicuro ci assomiglia. L’ozono, la sostanza dove la nostra regione è messa peggio nelle classifiche europee, è un gas instabile ed allo stato liquido è esplosivo. Ha un odore pungente caratteristico ed è fortemente irritante per le mucose. È un gas altamente velenoso e tuttavia è un gas essenziale alla vita sulla Terra per via della sua capacità di assorbire la luce ultravioletta; lo strato di ozono presente nella stratosfera protegge la Terra dall’azione nociva dei raggi ultravioletti del Sole. Proprio per la loro capacità di distruggere lo strato di ozono della stratosfera, i gas freon sono stati banditi dalla produzione e dall’utilizzo, soprattutto degli elettrodomestici. E anche diminuito molto l’uso dei CFC (che non sono stati aboliti del tutto). La sigla pm 10 (Particulate Matter o Materia Particolata, cioè in piccole particelle) identifica materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è nell’ordine dei millesimi di millimetro. È costituito da polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide denominato in gergo tecnico aerosol: esso, infatti, è un insieme di particolati, ovvero particelle solide e liquide disperse nell’aria con dimensioni relativamente piccole. Queste particelle presenti nell’atmosfera sono indicate con molti nomi comuni: polvere e fuliggine per quelle solide, caligine e nebbia per quelle liquide. Le principali fonti sono processi di combustione (tra cui quelli che avvengono nei motori a scoppio, negli impianti di riscaldamento, in molte attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche), usura di pneumatici, freni ed asfalto, gli incendi boschivi, le eruzioni vulcaniche, la dispersione di pollini, il sale marino. Sono nocive per la cavità orale e nasale, la laringe e, in generale, per l’apparato respiratorio e polmonare. Non meno pericolosi per la salute sono i nitrati e, in misura minore, il diossido di zolfo. Ma sono soprattutto le polveri sottili e l’ozono a creare i maggiori danni alla salute. Per questo i loro valori sono tenuti costantemente sotto controllo.

 

LE REAZIONI – Legambiente: «Più treni, meno strade»

Gli ecologisti invocano politiche pubbliche ad hoc. Boato: «Troppi proclami della Regione»

PADOVA – Bocciati senza appello. Gli ambientalisti del Veneto non condividono la politica regionale di contenimento delle emissioni inquinanti in atmosfera:

«Molto si può fare e pochissimo viene fatto» denunciano in coro. «Ogni tentativo di contenere le emissioni è stato finora insufficiente – spiega Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente, la più agguerrita tra le associazioni che ogni anno denuncia con la campagna Malaria la situazione –. Ci aspettiamo di più dalla politica: scelte più coraggiose e più radicali, altrimenti non ne usciremo. Ci aspettavamo di più anche dal recente incontro tra le regioni del Nord e il ministro dell’Ambiente Orlando. Le cause sono sempre le stesse: «Ma è sulle politiche strategiche che bisogna intervenire. Meno infrastrutture stradali e più investimenti nel trasporto su rotaia, nel trasporto alternativo, nella mobilità sostebile».

Secondo Legambiente, che sul territorio ha 39 circoli e tremila iscritti, «sono interventi spot quelli proposti dall’assessore regionale Maurizio Conte che prevede una targhetta sul modello austriaco per i camion dell’Est europeo». Bocciata anche la politica sul trasporto ferroviario della Regione:

«Il Veneto investe pochissimo nel trasporto passeggeri su rotaia e anche le risorse sugli orari cadenzati arrivano dal governo».

Legambiente è tra le associazioni che più si sta spendendo per la revisione dei parametri europei della qualità dell’aria: «Nelle rilevazioni vanno inserite anche le pm 2,5, che sono le microparticelle che vengono respirate praticamente senza filtro dall’apparato respiratorio e sono potenzialmente molto più pericolose delle pm 10» spiega Lazzaro.

«Chiediamo all’Europa di spingere per modificare i parametri e rendere davvero effettivo l’abbassamento dei parametri».

Completamente negativo è anche il giudizio di Michele Boato, ecologista storico veneziano e oggi direttore dell’Ecoistituto del Veneto, organismo indipendente: «La pianura padana è una camera a gas e lo sappiamo da decenni. Non c’è alcuna politica sulla qualità dell’aria e tutte le iniziative compiute finora sono semplici palliativi. Le targhe alterne sono una stupidaggine, le domeniche ecologiche sono un’iniziativa che migliora la socialità non la qualità dell’aria. Serve una politica radicale molto diversa: la riduzione del traffico pesante con l’aumento del trasporto su rotaia e la riconversione delle centrali termoelettriche.

E poi agire sull’urbanistica: è inutile che il presidente Zaia faccia i proclami sul cemento zero e poi non faccia seguire nulla. Sono dichiarazioni campate in aria, perché poi tutti sanno che è Zorzato che fa la politica vera».

(d.f.)

 

«Viviamo in un catino dal pessimo clima»

Patti (Arpav): nell’Italia del Nord l’aria non circola. «Bisogna puntare sull’efficienza energetica»

PADOVA «Generalmente non credo nelle classifiche. Ma certo il problema è noto». Salvatore Patti è il responsabile dell’osservatorio dell’aria dell’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente. Scorre il rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente e cerca di confrontare i dati con le rilevazioni che, ogni giorno, vengono elaborate dall’Arpav e trasmesse, per via governativa, alle istituzioni europee. La rete regionale è formata da 34 centraline che, in altrettanti punti del Veneto, registra costantemente la qualità dell’aria. «Tutti sanno che la pianura padana è tra le regioni europee più inquinate in assoluto» spiega il dirigente dell’Arpa. «Non dobbiamo nasconderci la verità: alla base di questi risultati vi sono ragioni morfologiche e climatiche. La pianura padana è un catino dove non circola aria e c’è un pessimo clima. Poi – aggiunge Patti – ci sono ragioni legate alle attività umane: direi che il traffico veicolare, gli impianti di riscaldamento domestico e le emissioni delle zone industriali e delle attività agricolo contribuiscono, ciascuno per un terzo, ai valori sulla qualità dell’aria».

Le soluzioni? Semplici da descrivere, complicate da realizzare. «Le limitazioni del traffico, lo svecchiamento del parco veicoli, il potenziamento del trasporto pubblico locale, le zone a traffico limitato sono certamente utilissime. Ma da sole – aggiunge Patti – non bastano: per limitare le emissioni degli impianti domestici servono politiche di incentivi che favoriscano l’efficienza energetica. Per le attività produttive vanno intensificati i controlli sulle emissioni in atmosfera».

Uno dei problemi più sconosciuti è proprio la diffusione degli impianti di combustione ad uso domestico. Per registrare esattamente il fenomeno, giusto pochi mesi fa l’Arpav ha commissionato uno studio statistico per stimare il numero di impianti di combustione a biomassa presenti nella Regione: senza questo dato è difficile attivare corrette politiche di contenimento. «I dati non sono ancora disponibili, lo saranno solo tra qualche mese. Ma certamente – spiega Patti – questo fenomeno, anche se non sembra, è una delle fonti di maggiore inquinamento dell’atmosfera». In questo senso si spiega anche l’accanimento, francamente un po’ esagerato, contro le tradizionali accensioni dei «pan e vin» dell’Epifania.

(d.f.)

 

 

Nel mirino grandi navi tangenziale e centrali

Venezia è ai primi posti della classifica europea per polveri sottili e ozono Studi e ricerche hanno confermato l’allarme ambientalista: di smog ci si ammala

MESTRE – L’ennesimo allarme dell’Agenzia europea per l’ambiente, secondo cui il 96 per cento degli europei nelle città respirano troppe polveri killer, non stupisce nessuno. Purtroppo. Lo smog a Venezia e Mestre è da anni un sorvegliato speciale ma negli ultimi tempi le storiche denunce degli ambientalisti hanno trovato conferme anche nelle ricerche sullo stato di salute dei veneziani. Venezia secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente è tra le prima cinquanta città europee a fare i conti con gli effetti nocivi del particolato, le famigerate polveri sottili, che assieme all’ozono, preoccupano nonostante il calo degli inquinanti registrato nell’ultimo decennio. L’indagine dell’Asl 12. L’azienda sanitaria con una indagine sulle malattie tra gli anni ’80 e ’90 quando la tangenziale era un ingorgo quotidiano hanno di recente confermato i timori degli ambientalisti. Lo smog fa ammalare. Per la cardiopatia ischemica l’incidenza è del 12 per cento, per l’infarto è del 13 per cento, per le bronchiti croniche al 8 per cento, 14 per cento in più per il diabete. L’allarme dell’Aea interessa in particolare l’Italia e la pianura padana, tra le zone più inquinate del’Europa. Maglia nera in Europa sul fronte ozono con il 35esimo posto mentre per il Pm10 la posizione occupata dalla città è la numero 47. 85 gli sforamenti contati nel rapporto che analizza gli anni tra 2009 e 2011, superata di poco dai 93 sforamenti di Padova. C’è da dire che nel 2012 le cose sono un poco migliorate. I dati dell’Arpav del 2012. Il rapporto sulla qualità dell’aria di Comune e Arpav segnala che le giornate di sforamento dalla soglia di 50 microgrammi per metro cubo stabilito dall’UE, sono scese dalle 91 del 2011 alle 76 del 2012. E se la crisi ha ridotto il numero di aziende, ed entro dicembre si arriverà alla chiusura dell’inceneritore di Fusina, come ha promesso il Comune di Venezia, restano tantissime le sorgenti di inquinamento da tenere sotto controllo. E non si parla solo del traffico auto ma soprattutto del traffico delle grandi navi. Chi inquina di più. Lo studio Apice 2011 della Regione Veneto ha sintetizzato con efficacia le emissioni inquinanti con cui Venezia e Mestre devono fare i conti: 20% produzione di energia, 19% traffico portuale commerciale, 12 per cento traffico portuale passeggeri, 14 per cento traffico acqueo locale. E ancora 2 per cento altri tipi di trasporto, 5 per cento riscaldamento domestico, 12 per cento industria, 15 per cento il trasporto stradale. L’andamento dei valori. Il Dipartimento provinciale dell’Agenzia per l’Ambiente nel rapporto evidenzia il progressivo miglioramento dei parametri che allarmano, giustamente, l’Unione europea. Dal 2003 al 2012 i valori del Pm10 sono via via scesi, nelle varie centraline di rilevamento dell’aria di centro storico e terraferma. Prendendo ad esempio i valori del parco Bissuola le concentrazioni di polveri sottili sono scese da 48 microgrammi per metro cubo del 2003 ai 36 del 2012. Analogo andamento per Sacca Fisola. In aumento gli sforamenti del valore di protezione della salute umana per l’ozono. Nel 2011 hanno toccato quota 62 a Bissuola e sono scesi di poco, a 60, l’anno successivo. Di conseguenza l’Arpav ha segnalato come trand negativi nell’ultimo decennio proprio quelli di ozono, benzo(a)pirene, particolato atmosferico (Pm10 e Pm2,5) mentre sono stabili i valori di biossido di azoto e non allarmano quelli di biossido di zolfo, monossido di carbonio, benzene, metalli pesanti. Ora con l’arrivo della brutta stagione 2013 si torna a temere: la centralina di Marghera (via Beccaria) ha già sforato il limite annuo dei 35 sforamenti.

Mitia Chiarin

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«La Regione partecipi ai blocchi»

Appello dell’assessore Bettin a Zaia: «Servono interventi di area vasta»

MESTRE «Noi abbiamo già proposto a Padova e Treviso di organizzare assieme le domeniche ecologiche del 2014 e ci incontreremo a breve. Ma, visto che anche le indagini dell’Agenzia europea per l’ambiente segnalano la necessità di interventi di area vasta, io rilancio alla Regione Veneto: preveda nelle giornate che coordineremo con Padova e Treviso di fermare il traffico nel resto del Veneto per estendere il più possibile l’efficacia di questi provvedimenti che altrimenti rischiano, come sempre, di servire a ben poco».

L’invito arriva dall’assessore comunale all’ambiente Gianfranco Bettin che di fronte alla classifica dello smog europeo conferma che da solo il Comune di Venezia può fare ben poco: «Se facciamo qualcosa c’è sempre qualcuno che si lamenta, è ovvio, perché ovviamente i provvedimenti hanno un effetto limitato ma qui servono, e lo diciamo da non so quanto tempo, delle politiche di area vasta che interessino tutta l’area della pianura padana o almeno tutto il Veneto. L’Emilia Romagna intervenendo su scala vasta qualche miglioramento lo ha ottenuto. Lo stesso dobbiamo fare noi».

Altrimenti non cambierà nulla e sarà il meteo a dettare l’andamento dei bollettini della qualità dell’aria. Pioggia e vento, infatti, contribuiscono a tenere sotto controllo gli inquinanti. Della serie, che tocca ringraziare il maltempo che ci dona sprazzi di aria meno inquinata da respirare. «È vero, oggi è il meteo con il vento e la pioggia», dice Bettin, «a tenere sotto controllo gli inquinanti. Ma noi non molliamo e riconfermiamo le limitazioni al traffico, le due domeniche senz’auto e gli interventi previsti nel Paes, il piano di azione per l’energia sostenibile che ha però una lunga durata, da qui al 2020».

(m.ch.)

 

Domeniche ecologiche con Padova e Treviso

La proposta uscita dal tavolo tecnico provinciale. Contatti in corso tra i sindaci Orsoni, Rossi e Manildo

MESTRE – Serviranno a poco ma è meglio di non fare niente, dicono al Comune di Venezia. Dal 4 novembre ritornano così le limitazioni al traffico, per tentare di tenere sotto controllo lo smog, che aumenta, come noto nel periodo invernale a causa della bassa pressione. Ma si gioca anche la carta dell’alleanza antismog metropolitana con l’invito ai Comuni di Padova e Treviso ad organizzare assieme a Mestre e Venezia le due domeniche ecologiche del 2014, le cui date sono ancora non ufficiali proprio perché si spera di poterle organizzare assieme agli altri Comuni. Lo ha deciso la giunta Orsoni nei giorni scorsi riconfermando anche per la stagione invernale 2013 – 2014 le misure di contenimento delle emissioni da traffico, con il divieto di circolazione per i veicoli non catalizzati a benzina Euro 0 e diesel Euro 0, Euro 1 e Euro 2 (eccezion fatta per quelli con filtro antiparticolato) dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18. Sono esclusi i veicoli dei residenti del Comune di Venezia il martedì, mercoledì e giovedì dalle 10 alle 16. Il provvedimento scatta nel centro abitato di Mestre fino al 30 aprile 2014, con una sospensione nel periodo natalizio, da lunedì 16 dicembre a lunedì 6 gennaio 2014. La delibera riconferma anche il sistema, oramai collaudato, delle deroghe (oltre una ventina e che interessano varie categorie professionali, dai medici ai lavoratori turnisti). Le lettere di invito a coorganizzare le due domeniche ecologiche in cui si dovranno spegnere i motori per contribuire a tenere sotto controllo lo smog sono già partite verso gli uffici di Ivo Rossi e Giovanni Manildo e contatti sono in corso per organizzare un incontro. La proposta di coordinare le azioni tra Venezia, Padova Treviso è uscita dal tavolo tecnico zonale provinciale del 18 settembre scorso. In una delle due domeniche di blocco le limitazioni riguarderanno anche il traffico acqueo, come è già successo ad inizio anno. Riconfermata dalla giunta Orsoni anche l’applicazione da parte di Actv della tariffa speciale, Ecobus 24, con un biglietto a validità giornaliera per la rete urbana di terraferma. Al tavolo con la Provincia i Comuni avevano proposto il fermo dei veicoli Euro 3 diesel piuttosto che quelli a benzina. Ma estendere il provvedimento avrebbe coinvolto un numero molto elevato di mezzi, con «notevoli ripercussioni sulla mobilità delle persone».

(m.ch.)

 

DOLO – Il Movimento 5 Stelle del Veneto chiede a Luca Zaia l’annullamento delle schede ospedaliere del piano socio sanitario regionale, perché incongrue.

«Abbiamo preso questa decisione – spiega in una nota il gruppo sanità del M5S – dopo la grande manifestazione del 5 ottobre scorso a Dolo. Una struttura ospedaliera baricentrica per la Riviera».

Il Movimento è chiaro. «Le schede ospedaliere che la giunta regionale si appresta ad approvare non sono congrue con le indicazioni del Piano socio sanitario regionale rispetto alla razionalizzazione ed accorpamento delle Asl, quindi devono essere annullate: rappresentano una pura manovra propagandistica a fini elettorali. Il Piano aveva stabilito che le Asl dovessero accorparsi fino a raggiungere bacini di utenza fra i 200.000 e i 300.000 abitanti. Ma come si può pensare che le schede siano coerenti se ora si pensa di applicarle alle vecchie Asl, con bacini di soli 80.000 abitanti? O chiudere ospedali pubblici senza aver prima provveduto ad aprire strutture intermedie?».

(a.ab.)

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DOLO – Gottardo a Zaia «Assurdo lasciarci senza Chirurgia»

DOLO – Il sindaco di Dolo Maddalena Gottardo (Lega) ha scritto al presidente della giunta regionalee Luca Zaia (Lega), all’assessore Luca Coletto (Lega), e al segretario regionale Domenico Mantoan, per chiedere più servizi per l’ospedale di Dolo.

Nel testo viene chiesta la disponibilità a incontrarsi per aumentare le strutture rispetto a quelle previste nelle schede ospedaliere stabilite dalla giunta e dalle richieste di modifica della V Commissione.

«Visto che Dolo avrà un reparto di Ostetricia e Ginecologia», dice Gottardo, «è fondamentale anche la presenza di un reparto di Chirurgia che funzioni h24 per sette giorni la settimana con presenza di un primario. Non possiamo accettare che ci sia una chirurgia aperta dal lunedì al venerdì».

Altra questione riguarda il pronto soccorso. «Ho chiesto che venga prevista una apicalità con primario per il pronto soccorso di Dolo. Queste sono le due condizioni basilari».

Un passo della lettera riguarda l’eventuale vendita di terreni dell’ospedale di Dolo e i progetti. «I fondi ricavati da un’eventuale alienazione di terreni o fabbricati dell’ospedale di Dolo», prosegue Gottardo, «devono essere destinati alle sistemazione delle strutture dello stesso ospedale di Dolo. Inoltre non ci deve essere nessun spostamento di reparto nemmeno amministrativo finché non saranno chiariti i punti contenuti nella lettera».

Giacomo Piran

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MIRANO «Dei 95 milioni previsti ne restano 18»

Opere complementari al Passante, il Pd accusa: «Flop clamoroso»

MIRANO – «Sui 95 milioni di euro previsti dagli accordi, ora ne restano solamente 18. È un flop clamoroso, e ha pure il sapore della presa in giro». La proposta di legge presentata dalla giunta Zaia è stata stoppata in partenza, ma la questione resta apertissima: non si placano le polemiche in consiglio regionale sulla presunta volontà della maggioranza di annullare definitivamente il finanziamento per varie opere complementari al Passante promesse da tempo ai Comuni. La tesi del Pd è stata sbandierata dai consiglieri Lucio Tiozzo e Bruno Pigozzo.

I due ieri hanno preso parte ad una delicata commissione Trasporti: «Abbiamo preso in esame il progetto di legge della giunta Zaia che vuole cassare la tranche di 35 milioni di euro prevista nel 2009 per la realizzazione di opere di fascia B complementari al Passante», scrivono. Le minoranze hanno chiesto all’assessore Chisso di stilare un elenco dettagliato delle opere realizzate e di ciò che non è ancora stato fatto, una nuova commissione sarà convocata entro 15 giorni. Il Comune di Mirano è interessato da vicino, visto che chiede da anni una folta barriera vegetale lungo il Passante e lo stanziamento dei 19 milioni promessi per opere viabilistiche come ciclabili e rotatorie. Opere che cittadini e comitati attendono da tempo, ma a questo punto appare in ogni caso difficile prevedere un rapido stanziamento di quelle risorse. Ma dove sono finite? «Bisogna capire perché siano stati persi 10 milioni e perché altri sette siano stati destinati ad opere di mitigazione per la tangenziale di Mestre, è inutile promette opere senza avere i finanziamenti per realizzarle», sbotta Tiozzo.

I lavori attesi nel Miranese sono tanti, nell’elenco ci sono pure le tangenziali a nord di Salzano e a sud di Robegano. Mirano può ancora sperare di ottenere almeno una tranche dei soldi promessi?

«Per noi sarebbe fondamentale, vogliamo sapere se anche per Chisso si tratta di una priorità», dichiara Pigozzo.

«Questo disegno di legge crea molti sospetti – chiude Pietrangelo Pettenò della Federazione della Sinistra – Gli impegni vanno rispettati, di queste opere non possono certo farsi carico i Comuni».

(g.pip.)

 

INFRASTRUTTURE – Passante: opere complementari “sospese” dalla Commissione

VENEZIA – Passante di Mestre e opere complementari: dopo la denuncia del Pd, la seconda commissione consiliare ieri ha sospeso l’esame del disegno di legge della giunta regionale relativa al finanziamento degli interventi suddivisi in due fasce.

«Sui 95 milioni previsti dal protocollo di intesa del 2004 con i Comuni per realizzare le opere complementari di fascia B al Passante, quelli realmente a disposizione sono solamente 18», hanno detto il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Lucio Tiozzo, e Bruno Pigozzo, vice presidente della commissione Trasporti dove ieri è stato preso in esame il progetto di legge della Giunta che – dicono i due esponenti dell’opposizione – vuole cassare una parte di impegno economico pari 35 milioni di euro, approvato con la Finanziaria 2009, per la realizzazione di opere di ‘fascia B’ complementari al Passante.

«Abbiamo costretto la maggioranza a sospendere il provvedimento, in attesa che la Giunta presenti un elenco dettagliato degli interventi già realizzati e di quelli che a questo punto rischiano di restare lettera morta. Contemporaneamente bisogna far luce sul perché, nel frattempo, siano stati inutilizzati e persi 10 milioni di euro e perché altri 7 siano stati invece destinati ad altre opere per la tangenziale di Mestre non previste nell’accordo di programma del 2004».

«La Regione ha il dovere di rispettare i patti con i Comuni e daremo battaglia perché non vi sia alcun dietrofront da parte della Giunta».

Tiozzo e Pigozzo incalzano: «L’assessore Renato Chisso abbia il coraggio di andare sul territorio e spiegare ai cittadini i motivi di questo flop clamoroso che ha il sapore della presa in giro».

 

 

Dei 95 milioni previsti complessivamente per il Passante ne sono rimasti solo 18

In città è bufera, i residenti: «Chisso e Zaia ci dicano quali interventi salteranno»

MIRANO – Opere complementari? Mirano rischia di rimanere a bocca asciutta. Ieri la commissione regionale Trasporti ha analizzato il progetto di legge con cui la giunta Zaia vuole rivedere la tranche di pagamento di 35 milioni di euro, approvati con la Finanziaria 2009, per realizzare opere di “fascia B” complementari al Passante.

Si scopre che, dei 95 milioni inizialmente previsti dal protocollo d’intesa del 2004 con i Comuni, ne sono rimasti a disposizione ancora meno dei 35 attesi e precisamente 18.

Mirano, sulla carta, ne aspetterebbe 19. È chiaro, dunque, che le opere complementari miranesi, tutte per lo meno, non si faranno.

In Regione, ancor prima che in città, è bufera. Ironia della sorte, di come smuovere i fondi spettanti a Mirano, se ne era parlato in città giusto venerdì, in un convegno pubblico organizzato dal Pd regionale. Al tavolo dei relatori, con il sindaco Maria Rosa Pavanello, c’erano il capogruppo del Pd in Regione, il chioggiotto Lucio Tiozzo, e il vicepresidente della commissione regionale viabilità, Bruno Pigozzo. Gli stessi che oggi rilanciano la polemica.

«La verità sta venendo drammaticamente a galla», affermano, «per fortuna oggi (ieri, ndr) abbiamo costretto la maggioranza a sospendere il provvedimento, ma ora bisogna far luce sul perché, nel frattempo, siano stati inutilizzati e persi dieci milioni di euro e perché altri sette siano stati invece destinati a opere di mitigazione per la tangenziale di Mestre».

Già venerdì, a Mirano, i Democratici avevano chiesto ufficialmente all’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, di produrre un elenco dettagliato di tutte le opere complementari messe nero su bianco negli accordi: quelle finanziate, quelle ferme al palo, quelle solo sulla carta, senza copertura, in modo da avere un quadro completo della situazione.

«Ci dicano insomma qual è la situazione reale», incalza Pigozzo, «perché se è vero che sono disponibili solamente 18 milioni, è un diritto di Comuni come Mirano sapere se e quanti saranno destinati alle opere che attendono da anni».

«È un disegno di legge poco chiaro e che crea molti sospetti», aggiunge Pietrangelo Pettenò, Federazione della sinistra, «gli accordi sottoscritti fin dal 2004 vanno mantenuti, non possono essere i Comuni a farsi carico della realizzazione di opere infrastrutturali funzionali al Passante. La giunta Zaia rispetti gli accordi e onori gli impegni senza “mercanteggiare”, scegliendo con discrezionalità a quali opere dare priorità».

Filippo De Gaspari

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Il presidente del Senato ha sottolineato i troppi errori delle istituzione dell’epoca: «Una giustizia incompiuta»

LONGARONE – Il Vajont? Per il presidente del Senato, Pietro Grasso, non ci sono dubbi: «È stata una strage». Per colpa dell’uomo, non della natura, come ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio al popolo del Vajont. Sono quindi dovute le scuse dello Stato. Ieri le ha presentate «con umiltà» anche Grasso, sabato lo farà il premier Enrico Letta.

Ma di perdono, da parte dei sopravvissuti, si potrà parlare, lo ha ribadito il sindaco Roberto Padrin, solo quando cesserà l’aggressione al territorio. A differenza che nel passato, il 50° non è stato solo memoria. Neppure al cimitero monumentale di Fortogna, dove la giornata è iniziata con l’omaggio alle vittime di Grasso, alzatosi alle 5 a Roma per essere presente nel Vajont, di Zaia e dei sindaci. E poi al palasport di Longarone, affollato da tutto quel popolo del Vajont a cui Padrin, Zaia, il vescovo Giuseppe Andrich e Grasso hanno assicurato il massimo impegno per evitare altri Vajont. Non prima di un omaggio alle vittime accomunate a quelle di Lampedusa, con un minuto di silenzio. Infatti, ha riconosciuto lo stesso Napolitano, «quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità».

«In un primo momento si è parlato di “tragica fatalità”, di “calamità naturale”: ma tutto quello che è successo qui, in questi luoghi, la sera del 9 ottobre di cinquanta anni fa, era indubbiamente prevedibile», ha ammesso il presidente Grasso. «La montagna aveva mandato segnali, gli esperti avevano fatto le loro indagini e dato avvisi, lanciato allarmi circa il rischio di un evento fatale. Eppure l’avidità, l’incuria, l’irresponsabilità, la sordità alle proteste di chi da anni denunciava i pericoli – prima fra tutte una donna tenace e coraggiosa come Tina Merlin, che per le sue inchieste sulla diga venne denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico” – ebbero la meglio».

«Non si possono sottacere le pesanti responsabilità umane che hanno determinato la catastrofe. Né, da uomo dello Stato, posso ignorare le manchevolezze delle Istituzioni dell’epoca, che non hanno permesso di intervenire e prevenire, come era doveroso».

Da qui le scuse. E il presidente di Palazzo Madama ha ammesso che «la giustizia, in questa valle, non ha trovato piena cittadinanza. Molti sono i punti da chiarire, molte le responsabilità non emerse, tante le domande che cercano risposta. E finché non arriveremo ad una verità, finché non si sarà fatta piena luce su ogni aspetto di questa tragedia, non potremo trovare pace».

Richiamando l’insegnamento del disastro «per colpa, forse per dolo», come ha sottolineato il sindaco, Grasso ha aggiunto che «ricordare quanto accaduto significa essere consapevoli che nessun interesse, nessuna convenienza, nessuna scorciatoia può concedersi di incidere sulla pelle viva di una popolazione: non permetteremo che tutto ciò possa accadere di nuovo».

Francesco Dal Mas

 

Il messaggio del presidente della Repubblica Napolitano

Ecco il messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano letto dal sindaco Padrin. «La memoria del disastro che il 9 ottobre 1963 sconvolse l‘area del Vajont suscita sempre una profonda emozione per l’immane tragedia che segnò le popolazioni con inconsolabili lutti e dure sofferenze. Il ricordo delle quasi duemila vittime e della devastazione di un territorio stravolto nel suo assetto naturale e sociale induce, a 50 anni di distanza, a ribadire che quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità. È con questo spirito che il Parlamento italiano ha scelto la data del 9 ottobre quale «giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo», riaffermando così che è dovere fondamentale delle istituzioni operare, con l’attivo coinvolgimento della comunità scientifica e degli operatori privati, per la tutela, la cura e la valorizzazione del territorio, cui va affiancata una costante e puntuale azione di vigilanza e di controllo. Nella ricorrenza del 50° anniversario, desidero rendere omaggio alla memoria di quanti hanno perso la vita, alla tenacia di coloro che ne hanno mantenuto fermo il ricordo e che si sono impegnati nella ricostruzione delle comunità così terribilmente ferite e rinnovare, a nome dell’intera Nazione, sentimenti di partecipe vicinanza a chi ancora soffre. Desidero esprimere profonda riconoscenza a quanti, in condizioni di grave rischio personale, si sono prodigati, con abnegazione, nell’assicurare tempestivi soccorsi ed assistenza, esempio per coloro che, nelle circostanze più dolorose, rappresentano tuttora un’insostituibile risorsa di solidarietà per il Paese».

 

IL GOVERNATORE LUCA ZAIA

«Una tragedia annunciata»

LONGARONE «Incuria? Macché. «Questa tragedia è stata liquidata nei giorni successivi come una tragica fatalità. E’ una dichiarazione vergognosa, questa è la storia di una tragedia annunciata» sottolinea il governatore Luca Zaia, sulla soglia del cimitero monumentale di Fortogna. Le massime autorità dello Stato e del Governo usano ancora il termine incuria. «È sbagliato” ribadisce Zaia. L’onorevole Roger De Menech, che si trova lì vicino, interviene: «Sì, è profondamente sbagliato ed ho chiesto che sia tolta anche dalle motivazioni della Giornata del 9 ottobre che ricorda i grandi disastri». Tragedia annunciata, presidente? «Alla popolazione, per la verità, questa tragedia non fu mai annunciata. Ma i luminari della scienza, le società energetiche e le stesse istituzioni sapevano che la catastrofe si sarebbe verificata. Ringrazio il presidente Grasso della sensibilità di presentare quelle scuse che lo Stato non ha mai fatto alla nostra comunità». Il presidente Napolitano ha scritto di errori dell’uomo. Da dove iniziano? «Basterebbe ricordare le parole di Tina Merlin che diceva che questa non è una valle da riempire come un catino. Senza scomodare premi nobel o grandi intellettuali, i vecchi del posto sapevano che la montagna veniva giù. In quell’occasione si è sbagliato per interessi politici, per interessi economici, a realizzare quella che è stata l’ origine della tragedia».

La Tav rischia di risolversi in un altro Vajont? «Non entro in questa discussione anche perché non conoscono le caratteristiche fondanti e tecniche della Tav. Dico semplicemente che il Vajont sancisce una cosa importante e cioè che non si può decidere della vita dei cittadini senza coinvolgere i cittadini. Anche il tema del coinvolgimento della popolazione nelle opere, ripeto non mi riferisco alla Tav ma in generale, potrebbe essere mutuato dal sistema francese che è quello di coinvolgimenti molto più profondi nella fase iniziale per poi dar via a queste opere. Si tratta di una specie di contrattazione. Se da un lato è vero che i comitati strumentalizzano negativamente, dall’altro è vero che in alcuni casi come questo, si sono dimostrati terribilmente informati e poi hanno preannunciato questa tragedia». Lei, presidente Zaia, di fronte al popolo del Vajont, ha ribadito la sua ferma convinzione che bisogna farla finita con ulteriori colate di asfalto per dirottare le poche risorse a disposizione verso le opere di messa in sicurezza del territorio. «Il futuro in questo Paese non è quello di investire in asfalto ma in tutela del dissesto idrogeologico. Abbiamo un miliardo di danni all’anno da dissesto e 2 miliardi e mezzo per terremoti. Il 14% della popolazione vive ancora in aree a rischio. Le grandi opere sono le grandi infrastrutture a tutela del dissesto idrogeologico. È quello che stiamo facendo in Veneto ed ancora non si ha il coraggio di fare un programma nazionale, quasi un piano Marshall, delle grandi opere a tutela della vita dei territori e soprattutto del rispetto dell’ambiente». Di rischio idrogeologico ha parlato ieri anche la presidente del Friuli, Debora Serracchiani: «Occorre perciò ritrovare un nuovo modo di convivenza con la natura. Qui siamo di fronte a una responsabilità dell’uomo. La natura fa la sua parte, ma è l’uomo che ha sbagliato».

 

«Aspettiamo il Capo dello Stato entro l’anno»

A lanciare l’appello a nome dei sopravvissuti è Renato Migotti, presidente dell’Associazione Vajont

LONGARONE «Le parole del presidente Grasso? Le abbiamo apprezzate, e ne siamo soddisfatti, ma aspettiamo una visita del Capo dello Stato entro la fine dell’anno». Il presidente dell’Associazione “Vajont, il futuro della Memoria” Renato Migotti era presente alla commemorazione e al discorso del Presidente Grasso: «È la seconda carica dello Stato, è importante che da una posizione tanto alta arrivino le scuse per quanto successo. Ma è fondamentale che queste scuse siano sentite, non dovute». Oggi, dopo 50 anni, cosa può fare lo Stato per Longarone? «Alla base di tutto ci deve essere l’impegno a far diventare la nostra memoria una vera pagina della storia studiata nelle scuole, perché il Vajont diventi un monito concreto anche per le nuove generazioni. E poi dovrebbe prendersi carico delle spese di gestione del Cimitero monumentale delle Vittime, che è già monumento nazionale, e togliere la parola “incuria” dalla legge sulla giornata nazionale del 9 ottobre». Anche il consigliere regionale Dario Bond concorda sulla necessità che lo Stato si prenda in carico le spese di gestione del Cimitero, e aggiunge: «Abbiamo già proposto alla Regione di fornire a tutte le scuole medie del Veneto il film di Martinelli e la registrazione del monologo di Paolini. Dobbiamo farlo, se vogliamo tenere viva la Memoria dei Disastro, se vogliamo che le nuove generazioni crescano con questa lezione di educazione civica ben impressa nell’animo. E in merito alle parole di Grasso, mi sono sembrate dettate dal cuore. Ho particolarmente apprezzato i passaggi sulla vicenda della Madonna di Longarone, e sulla situazione occupazionale della Provincia. O si è ben informato per questa visita, oppure il presidente ha una grande sensibilità». L’ex sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero torna sul valore della lezione del Vajont: «Questo 50° anniversario è uno spartiacque: dobbiamo consegnare il Vajont alla Storia nazionale, perché diventi un insegnamento vero. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo, a cominciare dalla Fondazione Vajont e dall’archivio diffuso: possono essere i motori di ricerche sempre più accurate e precise per ogni chiave di lettura». Il giudice istruttore del processo Vajont Mario Fabbri (al termine della commemorazione ha potuto scambiare un paio di battute con il presidente Grasso, da ex colleghi) punta invece l’attenzione del suo discorso su altre questioni: «Cosa può fare lo Stato per queste zone?», ha commentato alla fine della cerimonia: «Dovrebbe promuovere un programma concreto per sostenere le necessità di queste comunità: con la legge speciale del Vajont sono nati poli industriali in tutta la Provincia. Ora soffrono la crisi, e lo svantaggio di trovarsi in una zona periferica».

 

Gazzettino – Passante verde a rischio.

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9

ott

2013

MIRANO – Furiosa la sindaca Pavanello: «Sarebbe uno scandalo, evitare il blitz»

Allarme del Pd in Regione: «Zaia vuole cancellare le opere di compensazione»

«La giunta Zaia vuole sopprimere gli accordi firmati tra Regione e Comuni, rischiano di saltare moltissime opere di compensazione al Passante che dovevano essere realizzate da Veneto Strade».

A lanciare l’allarme è il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Lucio Tiozzo, alla vigilia di una commissione urbanistica che si preannuncia tanto delicata quanto infuocata. «La Giunta vuole far approvare un disegno di legge per annullare i protocolli di intesa già stipulati, è un provvedimento inaccettabile» si legge nella nota diffusa ieri dal Pd. Di fatto verrebbero sospesi, con il pericolo di cassare definitivamente, tutti gli interventi di mitigazione inseriti in “fascia b”. E la questione riguarda naturalmente da vicino il comune di Mirano, dove da tempo l’amministrazione protesta con la Regione per ottenere una folta barriera vegetale e i 19 milioni di euro pattuiti per la realizzazione di opere di compensazione.

Per quanto riguarda la mitigazione ambientale, Mirano chiede una barriera di varie decine di metri per proteggere i centri abitati dall’inquinamento acustico e atmosferico, ma l’amministrazione rimarca come finora sia stato inaugurato in pompa magna praticamente solo il parchetto urbano di via Porara. Con i 19 milioni mai arrivati (la Regione ha stanziato solo 350mila euro) sarebbe stata realizzata una lunga lista di opere che prevede rotatorie e piste ciclabili (su tutte quella che collega Scaltenigo con Mirano), l’installazione di 50 punti di videosorveglianza nel territorio comunale e la riqualificazione urbanistica di vari quartieri soprattutto nelle frazioni. L’accordo venne firmato dall’amministrazione Cappelletto ed è stato inserito nella delibera regionale dell’8 giugno 2010. La partita sui 19 milioni per le opere viabilistiche resta aperta, mentre stando al campanello d’allarme suonato da Tiozzo rischierebbero subito di saltare le opere di mitigazione. «L’assessore Chisso deve rendere conto dei motivi di questo dietrofront che appare pure illegittimo – chiude Tiozzo – Ci batteremo contro questo provvedimento che sconfessa gli impegni assunti dalla Regione: i cittadini giustamente vogliono essere tutelati dagli effetti di un’opera che, per quanto utile, ha il suo prezzo in termini di impatto ambientale».

L’eco di questa dura presa di posizione è ovviamente arrivato subito pure a Mirano: «La gente è sconcertata – dichiara l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Giuseppe Salviato – Capiamo che la situazione economica è diversa rispetto al 2010, ma gli accordi vanno rispettati». La sindaca Pavanello è furiosa: «Sarebbe uno scandalo, useremo tutti i mezzi politici e legali a nostra disposizione per evitare questo blitz. A Mirano noi abbiamo il casello, e non abbiamo ricevuto praticamente un euro».

Gabriele Pipia

 

Bufera sulle opere del Passante

Polemica sulle opere complementari del Passante di di Mestre: a sentire il Pd, la giunta regionale vuole disfarsi degli accordi di programma siglati a suo tempo con le amministrazioni provinciali di Venezia e di Treviso e con i sindaci dei Comuni interessati dal tracciato della nuova autostrada. Da Palazzo Balbi spiegano che si tratta solo di un cambiamento tecnico, “ragionieristico”, e che gli interventi attesi dalle popolazioni non sono in discussione.
Per capire chi ha ragione non resta che attendere la riunione della Seconda commissione consiliare che si riunirà questa mattina a Palazzo Ferro Fini. Ma il tema è già stato affrontato in via preliminare ieri dalla Prima commissione dove è stata presentata la proposta di legge di iniziativa della Giunta. Titolo incomprensibile ai più: “Modifica dell’articolo 24 (Interventi di sviluppo del sistema infrastrutturale viario veneto) della legge regionale 12 gennaio 2009, n. 1 “Legge finanziaria regionale per l’esercizio 2009″ e successive modificazioni”. Un solo articolo. La relazione ricorda che con la realizzazione del Passante erano previste delle opere complementari per razionalizzare la viabilità delle aree interessate e che alcune di queste opere – che devono essere realizzate da Veneto Strade – erano state individuate da un Protocollo di intesa sottoscritto con gli enti locali il 27 agosto 2004. Opere suddivise in due categorie: quelle di fascia A (finanziate) e quelle di fascia B (da finanziare e progettare). Le opere prioritarie erano quelle di fascia A, ma – recita la relazione al disegno di legge della giunta regionale – “nel corso dello sviluppo progettuale alcune opere di fascia B si sono rivelate di valenza tale da disporne un’anticipata realizzazione alla pari degli interventi di fascia A, prevedendone il finanziamento nell’ambito delle risorse dedicate alle opere complementari del Passante”. In pratica – spiegano in Regione – di alcune opere, “indipendentemente dal fatto che siano inserite in fascia A o in fascia B”, si è fatto un progetto unico. E siccome la legge Finanziaria del 2009 che stanziava 35 milioni prevedeva distinti e autonomi finanziamenti tra fascia A e fascia B, si è “adattata” la normativa sulla base dell’evoluzione tecnico-progettuale”. Puntualizza la relazione: “la norma non va ad incidere sugli stanziamenti a suo tempo previsti ma ne consente solamente una gestione più coerente con quanto previsto nel protocollo”.
Chiaro? Tutto a posto? Non per Lucio Tiozzo, capogruppo del Pd in consiglio regionale, che è andato a fare le pulci all’unico articolo della leggina e non gli è piaciuto per niente il fatto che una riga della Finanziaria del 2009 sarà cancellata. Testuale: “Le parole “per nuovi interventi da definirsi anche sulla base di accordi di programma con le provincie interessate” sono soppresse”. Di qui la mobilitazione. «In modo del tutto unilaterale – dice Tiozzo – molte opere complementari del Passante, concordate con gli enti locali, rischiano di saltare. La Giunta vuole far approvare un disegno di legge con il quale sopprime i protocolli di intesa stipulati con le Province di Venezia e Treviso e con i Comuni attraversati dall’opera». La richiesta è che l’assessore alle Infrastrutture Renato Chisso si presenti in commissione e chiarisca. Ma Tiozzo non intende fare sconti: «È un provvedimento inaccettabile, sconfessa gli impegni assunti dalla Regione nei confronti dei cittadini».

Alda Vanzan

 

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