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Il segretario Pd: «Si faccia chiarezza sul progetto non consegnato dalla Regione»

La presidente: «Così si perde la fiducia dei cittadini, Zaia ci deve delle spiegazioni»

MESTRE «È davvero imbarazzante il balletto di responsabilità cui stiamo assistendo». Dopo il primo via libera al progetto “litoraneo” di Italferr della Tav tra Venezia e Portogruaro, il progetto che i Comuni, Venezia in primis, non vogliono, il Pd ieri è intervenuto con il segretario provinciale Michele Mognato per dire ancora una volta no a un tracciato «diseconomico e impattante oltre i limiti della sostenibilità».

E confermare che la via giusta è il tracciato alternativo indicato dal commissario, ma mai arrivato a Roma perché rimasto in Regione. In due anni di lavoro, ricorda Mognato, di incontri con categorie, sindaci, comitati si è arrivati nel maggio 2011 ad una proposta di altra Tav, con lo sviluppo del tracciato in adiacenza all’A4 o in affiancamento alla ferrovia storica per Trieste.

Mognato continua: «Avevamo apprezzato le conclusioni del commissario straordinario e registrato le tardive prese di posizioni della Provincia di Venezia e della Regione Veneto».

Situazione paradossale “ai limiti della schizofreni” quella attuale: la Commissione Via si è espressa «sul tracciato litoraneo perché in più di un anno nessuno ha trasmesso le ipotesi alternative ai fini della loro valutazione, e il relativo dossier è rimasto dormiente in un qualche cassetto della Regione Veneto».

E attacca: «Si faccia immediatamente chiarezza sul perché la catena istituzionale si è miseramente interrotta, e si individuino le responsabilità precise di tale interruzione, a partire dalla Regione Veneto e dal suo Presidente». Ora il Governo, prosegue Mognato, «assicuri l’invio dello studio del commissario alla commissione Via» e «riavvii la procedura, per garantire ai territori della provincia di Venezia e del Veneto orientale una scelta rispettosa delle volontà democraticamente espresse e tecnicamente verificate e validate».

Un intervento della giunta Zaia per approvare il progetto alternativo viene chiesto dai consiglieri regionali Tiozzo e Pigozzo mentre la Filt Cgil veneta con Ilario Simonaggio parla di “figuraccia” della Regione.

Dura anche la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto: «Così si incrina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quello che è successo dimostra che la comunicazione tra livelli istituzionali ancora una volta non ha funzionato. Il fatto è molto grave». E continua: «Abbiamo affermato in tutti i modi, e in tempi consoni, che il primo progetto della Tav, cosidetto basso, così come previsto non va bene. Il percorso proposto è costosissimo, insiste su aree oggetto di recenti azioni di bonifica agraria e dunque prevalgono fattori negativi di consumo di territorio». La Zaccariotto conferma l’intenzione di chiedere alla Regione «che è il nostro interlocutore, un chiarimento. Credo ci debba delle spiegazioni. Quanto è successo sembra il teatro dell’assurdo, un dialogo tra sordi».

(m.ch.)

 

Gazzettino – Il tracciato Tav “sbagliato”

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22

set

2013

PRESIDENTE Luca Zaia

Zaia: «Roma non finga, sapevano tutto»

PADOVA – «L’azione della Regione è chiara: noi siamo a favore della proposta di Bortolo Mainardi, è poco ma sicuro. Lo abbiamo scritto e detto in più occasioni, c’è stata una risoluzione in Consiglio regionale, ci sono espressioni della Sovrintendenza e del mondo ambientalista. E a Roma ci dicono che non sapevano nulla? Va bene, glielo scriveremo nuovamente, chiediamo venia per non averglielo scritto troppe volte».

L’ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia, a Padova per l’inaugurazione di ExpoBici, in merito al progetto per l’alta velocità ferroviaria tra Mestre e Trieste. La precisazione si deve alla notizia che la Valutazione di impatto ambientale per l’opera sarebbe stata data al progetto “sbagliato” quello del “tracciato litoraneo” che lambisce la laguna. Progetto miliardiario e contestato dai comuni. Mentre l’alternativa Mainardi prevede l’efficientamento della linea ferroviaria esistente.

«Noi vogliamo riqualificare il vecchio sedime della ferrovia, salvaguardando gli attraversamenti dei centri abitati con opportune gallerie – ha continuato – ma siamo assolutamente per riqualificare una ferrovia che oggi utilizza solo il 40 per cento delle sue possibilità. Ben venga quindi il lavoro di Mainardi, lo sposo fino in fondo ed è scandaloso che Roma continui ad agire su un progetto litoraneo che ormai è stato categoricamente bocciato da tutte le amministrazioni comunali».

 

 

IL PROGETTO LITORANEO

«La Tav è un’opera di grande impatto ambientale, il cui tracciato non può essere deciso dai tecnocrati».

Simonetta Rubinato e Silvia Conte, sindaci di Roncade e Quarto d’Altino, appreso che il gruppo istruttore della pratica di valutazione impatto ambientale (Via) al ministero dell’ambiente ha deciso di riprendere in mano il tracciato litoraneo della tratta Venezia-Trieste, hanno espresso il loro disappunto. Un progetto contro il quale si sono schierate quasi tutte le comunità locali.

«Dov’è la politica regionale se è vero», si chiedono, «che all’incontro a Roma non c’era nessuno in rappresentanza della Regione? Lo chiediamo a Zaia, il governatore del “prima il Veneto”. Quarto d’Altino e Roncade sono tra i comuni interessati da questa ipotesi di tracciato. Ci sono delibere dei Consigli comunali, lettere, incontri, iniziative parlamentari per chiedere di considerare tracciati alternativi .

«Con il commissario straordinario Bortolo Mainardi», ricordano, «si era condiviso che il progetto litoraneo dovesse essere definitivamente abbandonato a favore di soluzioni meno impattanti, più economiche, a partire dal potenziamento dell’attuale linea e soprattutto condivise con le popolazioni locali. Questo è un attacco alla democrazia e all’autonomia dei nostri Comuni».

Il no della Lega a Roma arriva dall’onorevole Emanuele Prataviera, che ha parlato di progettazione sbagliata per il tracciato litoraneo. Rigettata la proposta alternativa del commissario del Governo Mainardi per valorizzare la linea esistente, si è deciso che Italfer dovrà a breve presentare integrazioni al primo tracciato del 2010. Prataviera è contrario, pur evidenziando la necessità che il Nordest abbia un progetto sulla linea Mestre-Trieste. «Il progetto della linea alta velocità alta capacità Mestre-Trieste va bloccato», chiosa, «il territorio è contrario e a nessuno interessa un progetto da 45 milioni di euro al km che devasta le campagne di Altino fino alla zona Doc del Lison Pramaggiore. Non sono un No Tav, credo che sia necessario investire nel trasporto su ferro. Bisogna, però, saper riconoscere ciò che è fattibile da ciò che non lo è. Investiamo ammodernando la linea esistente». (g.ca.)

link articolo

 

Gazzettino – Politici sotto accusa “Assenti sulla Tav”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

set

2013

Continua ad andare avanti il progetto della Tav lungo il litorale bocciato dal territorio? «La responsabilità è soprattutto della politica locale che ha detto solo no senza produrre un progetto alternativo. Mentre l’assessore Chisso ha prodotto fatti, cioè un progetto per quanto criticabile, gli altri hanno prodotto solo chiacchiere».

Maurizio Billotto di Legambiente protesta sulla presunta inerzia della politica locale anche se non risparmia strali a quella nazionale. «Oltre ai sindaci – si chiede Billotto – cosa è stato fatto da Zaia in Veneto e della Serracchiani per affrontare la questione della Tav assecondando le richieste del territorio? E a Roma cosa è stato fatto dalle forze politiche nazionali, governative e di opposizione, per bloccare la procedura di Via che sta per dare il via libera al tracciato della Tav lungo il litorale? Lo stesso Luigino Moro che da sindaco di San Stino si è messo alla testa degli anti Tav non è stato in grado di produrre fatti. Per quanto sostenga, peraltro giustamente, che al momento serve un potenziamento della linea ferroviaria storica, non ha prodotto nulla su cosa fare fra 15 anni».

«Lo studio di fattibilità del Commissario Mainardi – replica Moro – ha tutti i crismi di un progetto alternativo su cui lavorare. Un progetto che prevede il potenziamento dell’attuale linea storica su cui la stragrande maggioranza dei sindaci e del territorio si è espressa favorevolmente. Invece il presidente della Regione Veneto Zaia, che dovrebbe essere il protagonista principale sull’argomento, non ha mai incontrato i sindaci sostenendo tutto e il contrario di tutto, a seconda di dove si trovava. Invece di occuparsi di problemi seri si sta occupando di frivolezze come il referendum sull’indipendenza veneta. Comunque, sia ben chiaro che la Tav lungo il litorale non passerà mai».

Critico anche il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo sull’accantonamento del progetto alternativo lungo la linea esistente: «Non solo nessun rappresentante della Regione Veneto si è fatto vedere a questo vertice ma addirittura potrebbe emergere il fatto che da parte della Giunta non è stato trasmesso a Roma alcun atto a sostegno del tracciato storico, violando in questo modo un preciso mandato votato all’unanimità dal Consiglio regionale».

Il progetto della linea Av/Ac Mestre-Trieste va bloccato – dice l’on Emanuele Prataviera (Lega) – «Il territorio è contrario e a nessuno interessa ragionare attorno a un progetto da 45 milioni di euro al km e devasta letteralmente il nostro territorio dalle campagne di Altino fino alla zona DOC del Lison Pramaggiore».

 

Un grazie molto sentito e sincero al Presidente Clodovaldo Ruffato e un saluto molto cordiale a tutti voi. In questi giorni ho pensato molto a questo incontro per dare al grido del digiuno non un significato di contrapposizione, ma di coinvolgimento. Lo sapete che il digiuno prolungato mette le persone in uno stato di grande debolezza fisica per cui costituzionalmente si ha bisogno degli altri e qui anche istituzionalmente. Voi forse vi aspettate che venga subito al nocciolo per quanto concerne la nostra Regione, il campo dove lavorate come nostri rappresentanti. Invece sono obbligato da un’altra partenza. Non spetta a me e nemmeno sono competente per suggerire soluzioni tecniche. Ho scelto di esporvi il mio travaglio, senza pretese, ma con grande schiettezza pur nel rispetto e nella riconoscenza per quello che ognuno di voi cerca di realizzare per il bene comune. (Tenete presente che da anni la mia attività si muove su due versanti: quello sociale con le situazioni più povere e precarie. Nello specifico oggi con le persone che hanno perso il lavoro e il settore dei sinti e rom; sul versante politico alcuni interventi di interposizione nonviolenta in zone di conflitto armato ed educazione alla nonviolenza e alla pace; anche conoscenza e partecipazione alle attività di molti comitati ambientali grazie al servizio di informazione con Radio Cooperativa.

Il mio digiuno è partito alla chetichella la sera di ferragosto, ma è stato come avessi levato il tappo a una bottiglia. Esiste una sofferenza diffusa per quanto concerne le scelte ambientali. Non avrei mai pensato che il digiuno sarebbe stato scelto come modo di impegnarsi per l’ambiente e per sensibilizzare la popolazione. Vengo al mio percorso.

Quello che mi ha scioccato da due anni a questa parte sono due dati uno generale e uno locale.

1. Il pianeta.
Cito: “ Ci troviamo di fronte a una svolta nella storia del pianeta, in un momento in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro (…) La scelta sta a noi: o creiamo un’alleanza globale per proteggere la Terra e occuparci gli uni degli altri, oppure rischiamo la distruzione, la nostra e quella della diversità della vita”. Ho citato dalla “Carta della Terra”.
Le due principali fonti di distruzione:
a) la macchina di morte della tecno-scienza: armi nucleari, chimiche e biologiche (25 modi diversi per distruggere l’umanità)
b) il caos che abbiamo creato nel sistema Terra e che si manifesta attraverso il riscaldamento globale. Negli ultimi 5 anni si sta registrando, non solo il disgelo delle calotte polari, ma anche lo scioglimento del permafrost, il suolo perennemente ghiacciato del Canada e della Russia, con l’immissione in atmosfera di milioni di tonnellate di metano, che è 23 volte più dannoso dell’anidride carbonica per l’effetto serra. L’ossido nitroso, liberato dai fertilizzanti è 40 volte più distruttivo.
Secondo l’ultimo rapporto ONU di valutazione degli Ecosistemi del Millennio, dei 24 elementi che sono fondamentali per la vita, 15 registrano un elevato grado di degenerazione; il pianeta è esausto, la madre Terra ha raggiunto il limite di sopportazione.
Il 20 agosto scorso l’umanità ha esaurito le risorse naturali che aveva a disposizione per l’intero 2013; in meno di 8 mesi sono state consumate le riserve di cibo (vegetale e animale), acqua e materia prime che sarebbero dovute bastare fino al 31 dicembre, immettendo nell’ambiente (suolo, fiumi, mari, atmosfera) una quantità di rifiuti e inquinanti superiore alla capacità di smaltimento del pianeta.
Questi dati, probabilmente noti a molti di voi, li sentite come una notizia pur importante o come una emergenza reale? E se è vera emergenza va affrontata direttamente e subito, o dobbiamo aspettare che tutti siano d’accordo per partire?
Quelli forniti non sono sentimenti, sono dati. Questo mondo in cui siamo cresciuti è finito, la crisi sta imprimendo un velocità imprevedibile. Qualcuno pensa che in qualche modo la crescita sarà una via d’uscita? Questa crisi non è solo economico – finanziaria, è entropica. Il pianeta così come stanno le cose, oggettivamente non ce la fa più.

2. Vengo al secondo dato: il Veneto.
La mia origine è stata segnata dall’appartenenza alla Terra. I miei genitori, che vivevano da fittavoli in una grande famiglia patriarcale, hanno scelto di passare a una condizione di mezzadri pur di crescere una famiglia come sembrava loro giusto. La penultima categoria della società, dopo c’erano i braccianti. Devo confessarvi che i dati riguardanti il consumo di suolo nel Veneto per me sono stati alla base della decisione del digiuno, perché sono direttamente collegati a quanto riferito sopra sulla situazione globale.
Il Veneto è una delle Regioni più attive nel mondo nell’affaticare il pianeta. C’è stata una crescita esponenziale delle infrastrutture viarie e delle urbanizzazioni, una crescita indifferente alla storia, alla natura dei luoghi e ai valori del paesaggio veneto, accompagnata dalla polverizzazione delle imprese diffuse ovunque, che hanno comportato la dispersione insediativa e la conseguente congestione delle infrastrutture della mobilità.
La cementificazione dei suoli riguarda quindi anche i terreni più fertili della pianura veneta, mentre la costruzione di sempre nuove strade, autostrade e superstrade, svincoli e tangenziali hanno determinato una ulteriore frammentazione degli spazi destinati all’agricoltura.
È stato un crescendo dagli anni 80 in poi: dai 72 milioni di mq all’anno di perdita di Suolo Agrario Utilizzato degli anni Ottanta, ai 97 milioni mq/anno negli anni Novanta, ai 182 milioni mq/anno dal 2000 in poi.
Un consumo di suolo pari a 38 ettari al giorno. Tra il 2000 e 2010, a fronte di un incremento della popolazione di 429.274 abitanti, sono state costruite 367.354 nuove abitazioni per una popolazione di 1 milione di abitanti.
Il Veneto così risulta la regione più cementificata d’Italia. Un modello di sviluppo la cui insostenibilità viene evidenziata anche dai dati relativi all’impronta ecologica dei suoi abitanti . Nel 2009 al Piano Regionale di Coordinamento (PTRC) si riscontra che, a fronte di una media nazionale pari a 4,2 ettari pro capite/anno, l’impronta ecologica degli abitanti del Veneto è pari a 6,43 ettari pro capite/anno . Cioè per sostenere i consumi e assorbire l’inquinamento di ogni abitante veneto sono necessari 6,43 ettari di terreni “biologicamente attivi”. Ma la “ bio-capacità ” del Veneto è pari a 1,62
ettari/abitante, quindi un “deficit ecologico” di 4,81 ettari pro capite/anno; deficit finora compensato con lo sfruttamento di risorse di altre regioni e continenti, ma che è facile prevedere, con la rapida crescita economica di Paesi emergenti, non sarà più praticabile in un prossimo futuro.
Il Veneto già oggi non ha l’autosufficienza alimentare.
So che conoscete bene i dati che vi ho esposto. Ma averli tutti davanti rimane comunque indispensabile per guardare a quello che stiamo facendo e cercare di trovare risposte per andare avanti.
Sono cifre che basta conoscere o cifre che ci impongono una svolta?
È in emergenza reale anche il Veneto o si trova soltanto in una situazione un po’ critica?
Al camper durante il digiuno erano appesi i 30 progetti iniziati o in partenza di strade e autostrade, i vari poli ospedalieri e le opere marittime. Non c’erano Veneto city – Tessera city – Motor city – né le cave, le discariche (a parte quella di Vianelle) le centrali idroelettriche, a biogas, a biomasse, né i dati rispetto alla fragilità idrica del territorio  e all’inquinamento dell’aria. La pianura padana è una delle zone più inquinate e inquinanti d’Europa . E pensare che a livello comunitario al 2050 dovremo ridurre del 70% il consumo energetico nei trasporti rispetto al 2009 e ridurre del 60% le emissioni di gas climalteranti rispetto al 2008!
Un documento della Chiesa italiana del settembre 2012 è intitolato “Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della Terra” e testualmente dice: “Ritessere l’alleanza tra l’uomo e il creato significa anche affrontare con decisione i problemi aperti e i nodi particolarmente delicati, che mostrano quanto ampie e complesse siano le questioni legate all’intreccio tra realtà ambientale e comunità umana”. Accanto all’annuncio infatti, è necessaria anche la denuncia di ciò che viola per avidità la sacralità della vita e il dono della Terra”.
E continua: “L’ambiente naturale non è una materia di cui disporre a piacimento, ma un’opera mirabile del Creatore, recanti in sé una grammatica che indica finalità e criteri per un uso sapiente, non strumentale e arbitrario.”
Veniamo tutti da un pensiero unico e cioè che lo sviluppo e la modernità ruotano attorno alla centralità dell’economia e della finanza, per cui anche il futuro si apre se saremo capaci ancora di crescita quantitativa.
Direi che siamo prigionieri, chi più chi meno, di questa concezione. A chi di noi è mai venuto in mente di prendere sul serio il punto di vista della Terra e dei suoi diritti, l’organismo vivo che fornisce gli elementi della vita a tutti gli altri esseri, viventi, noi compresi? Mettiamoci con sincerità davanti a tutte le opere pubbliche e private, Mose compreso.
Quante appartengono alla programmazione politica per un servizio alla popolazione e alla cura del paesaggio, quante invece rispondono allo sviluppo e al consolidamento di interessi di grandi gruppi della finanza e dell’economia? Vedete come i conti non tornano per gli enti pubblici, né a livello nazionale né a livello degli Enti locali. Sono sempre meno le risorse a disposizione. Eppure tanti privati si offrono a investire; per chi? Per il bene comune? Si fa sempre più ricorso al project financing pensando a benefici pubblici: un assunto del tutto falso. I privati realizzeranno le opere solo se l’Amministrazione pubblica si impegna a coprire i costi, anche qualora gli investimenti fossero maggiori del previsto o il traffico (nel caso delle opere viarie) minore del previsto. Dunque per i privati proponenti, rischio zero e guadagno certo. Per la collettività, utilità incerta e altissimo rischio di costruzione di un debito differito di ingenti proporzioni, addossato alle future generazioni. Questo è il nodo centrale, questo è il futuro. Progetti partiti in tempi ormai lontani e che non rispondono né ai servizi veri per la popolazione, né al restauro e alla bellezza del territorio e del paesaggio. Andando di questo passo non vi pare che di usufruibile gratuitamente da tutta la popolazione non rimarrà più niente neanche spostarsi da una località all’altra? Sono in programma anche campi da golf, naturalmente con villette attorno e solo per
ricchi…. Sto pensando al recupero fatto nelle città medioevali dell’Umbria, della Toscana, delle Marche. A tutti noi si allarga il cuore per questi scrigni recuperati e conservati di città e borghi. Perché deprezziamo il Veneto così ricco di arte, di gioielli disseminati ovunque e spesso ormai abbandonati, con bellezze naturali ineguagliabili e produzioni agricole di pregio? Nostalgia rivolta al passato o valore aggiunto per il futuro?
Perché il territorio e il paesaggio in quanto tali non diventano il centro di interesse collettivo, capace di attirare gli investimenti necessari per mettere in sicurezza il sistema acqua bene comune, invece di fare le scelte più impattanti, mettendo a rischio le falde e le ricariche e rubando suolo alle coltivazioni?
Perché non è possibile un piano trasporti integrato ferrovia-strade a partire dai bisogni della popolazione, che si sposta sempre più con i mezzi pubblici per necessità, invece di privilegiare solo la fetta ricca della società, con TAV e fantomatici corridoi, che esistono solo nella testa di alcuni politici, ma certamente non nella realtà né all’est né all’ovest dell’Italia? Eppure una pioggia di miliardi. Perché non consolidare e rendere più efficiente e meglio coordinato l’esistente con un’occupazione costante?
Sappiamo tutti che ci sono molte falle di trasparenza e di legalità, conflitti di interessi in atto, non solo per il Mose. È una questione morale ineludibile, anche per il rischio ormai documentato di infiltrazioni mafiose. Quanto avvenuto con gli ingegneri Baita e Mazzacurati non è un incidente di percorso; è la creazione e il funzionamento di un sistema di corruzione ramificato e stabilizzato. Ho domandato ormai a tutti; nessuno mi ha fornito una risposta. Perché né ai parlamentari, né ai senatori, né ai consiglieri regionali è stato finora possibile accedere ai dati riguardanti il piano economico di un’opera pubblica della portata dell’autostrada pedemontana veneta? È un’opera pubblica; dovrebbe essere un diritto poter accedere agli atti. Ci sono due sentenze del TAR consolidate rispetto al mantenimento del commissario Silvano Vernizzi, che personalmente non conosco e che può essere la persona più straordinaria di questo mondo, ma che di fatto ricopre ruoli (presidente Veneto Strade e responsabile delle valutazioni del VIA) che comportano evidente conflitto di interessi.
Sapete che dopo le sentenze del TAR e il decreto del Governo Monti di riconferma del commissario si è aperta una eccezione di costituzionalità che finirà alla Corte Costituzionale. Penso sarebbe più onorevole per tutti, prima di tutto per l’istituzione regionale, mantenere il controllo e la vigilanza in corso d’opera invece che dover affrontare amare sorprese con perdita secca di credibilità a opera compiuta! Sarebbe veramente triste pensare che il palinsesto e il calendario della politica debbano dipendere dalle sentenze dei tribunali.
C’è un altro problema cruciale: il lavoro. Da sempre viene riproposto solo con le grandi opere pubbliche o private, con i grandi investimenti ad alto impatto ambientale e con ricavi esclusivamente a vantaggio dei privati. Sapete che c’è molta propaganda per giustificare scelte, che non sono per il bene della collettività. Ci sono esempi ormai eclatanti di modalità di lavoro diffuso, che concilia maggior risparmio e maggiore occupazione.
Faccio un semplice esempio. Con un miliardo di euro di investimento in raccolta differenziata spinta (porta a porta) e riciclo, si creano 200 mila posti di lavoro permanente. Per gestire la stessa quantità di rifiuti con l’incenerimento il costo si aggira sui 15 miliardi di euro con 3000 occupati. Per l’occupazione, con la stessa spesa, c’è un rapporto di 1 a 1000 senza ricorrere a grandi opere. È quanto avvenuto a Ponte nelle Alpi: riciclo oltre il 90%; costo smaltimento rifiuti da 475.000 euro/anno a 40.000; occupazione da 5 operai a 13; con soddisfazione dei cittadini.
Oltre al Presidente di questo Consiglio regionale al camper del digiuno sono venuti altri rappresentanti politici di vari partiti. Mi sembra di capire che la linea sia quella di portare a termine quanto approvato e poi, un po’ alla volta rivedere programmi e progetti. Siamo di fronte a un impoverimento della popolazione sempre più veloce e diffuso. Partiamo dalle opere o partiamo dalle persone per affrontare la crisi? Non è problema di poco conto, sia per riorganizzare i servizi sociali nei singoli Comuni, che quelli sanitari e ambientali. Una volta detto alle persone che sono esauriti i fondi per l’assistenza, non sono risolti i problemi, anzi. Rischiamo a breve di trovarci con una società a due velocità e con il rischio di conflitti sempre più forti per le necessità dei più poveri. Per questo vi supplico di esercitare la vostra responsabilità umana e istituzionale verso tutti i cittadini: a partire dal riconoscimento dell’emergenza sociale e ambientale del Veneto (siamo in una crisi entropica e non solo strutturale) diamo un segnale di grande discontinuità con una moratoria su tutte le opere pubbliche e private che comportano un’ulteriore sottrazione di suolo coltivabile e una devastante colata di cemento e asfalto, snaturando ancora di più la realtà e la vocazione agricola del Veneto. Infine una parola sui comitati. Da anni con Radio Cooperativa ho avuto modo di seguirne le vicende. Generalmente si tenta di liquidarli tacciandoli di negatività fine a se stessa. Devo confessare che, mai come in questi anni, i comitati hanno sviluppato competenze tecniche e giuridiche e soprattutto sono stati aperti al dialogo, se viene accettato, per offrire alternative. Tante volte mi sono domandato perché non venga preso in considerazione la ragionevolezza delle loro proposte, sapendo che nessuno di loro lavora per interessi privati o particolari.
Per me sono le sentinelle e i parafulmini della società e della Terra. Veramente la passione per il bene comune ha guidato in questi anni la loro attività e la loro dedizione. Se la vitalità della democrazia si misura dalla partecipazione attiva alle scelte importanti per tutti, dobbiamo ai comitati grande riconoscenza.
Vi prego di accogliere quanto esposto non come una pretesa, ma come una preghiera pressante. Di nuovo grazie per avermi accolto e ascoltato.

Don Albino Bizzotto

Venezia, 3 settembre 2013

Ridimensionare, conservare, restaurare, coltivare, redistribuire.

 

Gazzettino – I grillini contro il Pat di Caorle

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16

set

2013

Previsti due milioni di metri cubi di nuove costruzioni e sette porti turistici

Il Movimento 5 Stelle si schiera contro il Pat di Caorle. Lo scorso sabato 24 agosto si è tenuto a Caorle un incontro, promosso dagli attivisti locali del Movimento, al quale hanno partecipato anche le deputate grilline Arianna Spessotto e Silvia Benedetti, oltre ai rappresentanti di Lipu e dell’Associazione per la Laguna di Caorle e Bibione.

Durante l’incontro è stata espressa la forte preoccupazione per le previsioni urbanistiche del piano di assetto del territorio che sta per essere approvato dal Comune. Troppi, secondo gli esponenti pentastellati, gli oltre 2 milioni di metri cubi di nuove edificazioni ed i sette porti turistici previsti nel documento, e preoccupa in particolare la preservazione del patrimonio ambientale della laguna di Caorle e della zona di Valle Vecchia. Meglio sarebbe invece puntare sull’istituzione del Parco della Laguna di Caorle e Bibione. Condividendo a pieno le preoccupazioni espresse dagli ambientalisti e dagli attivisti locali, le deputate Spessotto e Benedetti hanno offerto la massima collaborazione, dichiarandosi pronte ad «intraprendere tutte le azioni che si riterranno necessarie a livello parlamentare e chiamando in causa i Ministri competenti nonché il Presidente della Giunta Regionale Luca Zaia».

 

«La Regione snobba il territorio»

LA FRECCIATA  «Zaia invitato ma non si è visto»

ZERO BRANCO – (nd) Affollata riunione in villa Guidini a Zero Branco per l’incontro pubblico promosso del circolo del Pd sulle “politiche ambientali del Veneto al tempo di Zaia. Cronistoria del territorio”. All’atteso appuntamento hanno partecipato 120 persone che hanno seguito con attenzione gli interventi dei nove relatori che hanno trattato le varie problematiche legate alla salvaguardia ambientale. Il Pd di Zero Branco aveva invitato all’incontro anche il presidente della Regione, Luca Zaia, che però non si è fatto vedere.

Il gelo tra le parti risale al progetto dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali che la ditta Mestrinaro intende realizzare in via Bertoneria a Sant’Alberto che ha già ottenuto il via libera della commissione Via regionale (valutazione impatto ambientale) nonostante l’opposizione dell’amministrazione comunale zerotina e del comitato di cittadini.

Il dibattito di villa Guidini è stato incentrato sul ruolo della Commissione Via cui spetta decidere se dare il benestare oppure bocciare i progetti di discariche e impianti di trattamento dei rifiuti speciali di derivazione industriale.

“Abbiamo avuto conferma – si legge nella nuova lettera che il Pd ha spedito a Zaia per aggiornarlo sull’incontro al quale non ha preso parte- quanto il Veneto sia deturpato a causa delle politiche poco attente dei nostri amministratori e della mancanza di vigilanza da parte della Regione”.

Il Pd denuncia che la Commissione regionale Via “a volte non è stata attenta nel valutare la fragilità del territorio su cui andavano ad insistere i progetti esaminati.

Il rappresentante di Legambiente ha sottolineato il carattere più politico che tecnico dell’attuale Commissione Via, tanto che hanno dovuto essere assunti sette ulteriori consulenti esterni. La Commissione Via è un’espressione diretta della Giunta presieduta da Zaia e non dal Consiglio regionale com’era in precedenza”.

 

Sciolta la società Venezia-Monaco, ma un gruppo di imprese sta definendo il progetto di finanza

BELLUNO – Dopo più di mezzo secolo, si conclude l’avventura della Società per l’Autostrada «Alemagna», costituita nel 1960 per stimolare la realizzazione della Venezia Monaco. Ma l’idea del prolungamento del collegamento tra il Cadore e l’Austria è tutt’altro che sepolta: dopo il via libera al progetto che porterà l’autostrada fino a Tai di Cadore, mancano poco più di trenta chilometri al confine austriaco. E un gruppo di imprese, sostenute da una discreta lobby veneto europea, stanno lavorando a un progetto di finanza che potrebbe trovare un equilibrio entro pochi mesi. Nel cassetto finisce, per ora, solamente la società costituita mezzo secolo fa da un drappello di enti pubblici istituzionali per la promozione del progetto. L’assemblea straordinaria della società, riunitasi ieri, ha deciso lo scioglimento dopo le defezioni della Provincia di Venezia e il sostanziale disinteresse degli altri enti per questo strumento. «Una decisione non certo facile, che nostro malgrado abbiamo dovuto prendere – osserva Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso e presidente della Società Alemagna –. Per ragioni diverse, la società che avevamo rilanciato ha subito una fase di stasi, specie in seguito alla sottoscrizione da parte del Governo del Protocollo Trasporti attuativo della Convenzione delle Alpi in cui si stabilisce il limite alla realizzazione di nuovi assi stradali di grande comunicazione attraverso le Alpi. Ora dovremo trovare nuove strategie e non è detto che la società non possa ricrearsi se torneranno vivi i presupposti. È un peccato, perchè il progetto era condiviso dai territori e sarebbe stato di grande incentivo per il turismo». La Società per l’Autostrada di Alemagna fu costituita il 22 dicembre 1960. La Provincia di Treviso partecipava fin dalla costituzione con il 4,12% del capitale sociale. Il capitale sociale complessivo ammonta ad euro 312.000,00 per un totale di 1.200.000 di azioni. Ne facevamo parte inizialmente anche le Province di Venezia e di Belluno, le Comunità montane, Amministrazioni Comunali bellunesi, Fondazione Cassamarca di Treviso, Autorità Portuale di Venezia e l’associazione Industriali di Belluno .

«Lo scioglimento della società Alemagna è l’esito scontato di un disegno privo di un’intesa con l’Austria» commenta Simonetta Rubinato, deputato del Pd che da tempo promuove la liberalizzazione del tratto Mogliano-Vittorio Veneto. «Messo da parte questo progetto irrealizzabile sollecito la Provincia di Treviso e la Regione Veneto a perseguire un piano utile invece al territorio, quale quello della piena utilizzazione dell’A27, un’asse autostradale sottoutilizzato. Muraro e Zaia aprano un tavolo con il Ministero delle Infrastrutture e con la Concessionaria autostradale. L’A27 – osserva Rubinato – già pagata dalla collettività, ha le potenzialità di sopportare fino al triplo dell’attuale traffico». (d.f.)

 

ZERO BRANCO – (N.D.) Villa Guidini a Zero Branco ospita questa sera l’incontro pubblico sulle “politiche ambientali del Veneto al tempo di Zaia. Cronistoria del territorio”. L’appuntamento è alle 20.30. Organizza il circolo del Partito Democratico di Zero Branco, che sta portando avanti una campagna sulla salvaguardia ambientale.

Tra il Pd e il presidente della Regione Luca Zaia è aperto un contenzioso in merito al progetto dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali che la ditta Mestrinaro intende realizzare in via Bertoneria a Sant’Alberto. Progetto che ha già ottenuto l’ok della commissione Via regionale nonostante l’opposizione dell’amministrazione comunale zerotina e del comitato di cittadini.

All’incontro di stasera saranno presenti oltre a Legambiente, i comitati contro le discariche di Casale sul Sile, Paese e Ponzano e l’eurodeputato Andrea Zanoni.

 

 

Montagner si scaglia contro la nuova variante urbanistica «No alle scelte contrarie allo sviluppo di Marghera»

MARGHERA – L’ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan non ha mai nascosto il suo sogno di vedere il waterfront lagunare senza più fumaioli, capannoni e depositi di carburanti. L’attuale governatore, Luca Zaia, non ha mai condiviso in pubblico il sogno industriale del suo predecessore. Ma per la Cgil veneziana Zaia sta cercando di arrivare allo stesso obiettivo del suo predecessore con la variante del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (Ptrc), messa a punto dalla sua Giunta dopo infiniti e tortuose procedure, contro cui lo stesso Comune di Venezia ha presentato formale ricorso al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

«La variante urbanistica del Ptrc» argomenta il segretario generale della Cgil veneziana, Roberto Montagner «è un nuovo tentativo della Regione di entrare a gamba tesa sui destini dell’area veneziana, cancellando la vocazione logistica, portuale ed industriale di Porto Marghera».

Per Roberto Montagner la nuova variante della Regione Ptrc «recupera Tav, sublagunare ed altre opere che nulla hanno a che vedere con le prospettive delineate ed auspicate dai suoi cittadini, dagli strumenti urbanistici comunali e dalle stesse parti sociali che hanno definito accordi e percorsi di sviluppo con il Governo e le istituzioni locali, Regione compresa».

«Zaia e la sua giunta» insiste il segretario della Cgil veneziana «non possono fingere di ignorare quanto la Regione stessa ha sottoscritto, a partire dalla dichiarazione di Porto Marghera, quale sito produttivo di interesse nazionale, dalla costituzione del Tavolo permanente per la reindustrializzazione dell’area, dal lavoro del Commissario Giovanni Artico da lei stessa nominato, dagli enormi sforzi profusi dai lavoratori per mantenere in piedi una prospettiva di sviluppo industriale, oltre che portuale, nella consapevolezza che il rilancio del Nord Est passa per la soluzione dei problemi del polo veneziano».

Montagner avverte che «la Cgil non starà ferma di fronte ad una Regione che, anziché valorizzare un sito produttivo quale Marghera, irriproducibile nel Veneto e fonte di nuove potenzialità di sviluppo per una vastissima area, pone ostacoli e difficoltà proprio nel momento in cui i progetti di bonifica e riqualificazione industriale stanno partendo, in cui si è coinvolta l’Eni per la bioraffineria, si è avviato un ragionamento con l’ Autorità portuale per l’insediamento dell’Oleificio Medio Piave e la ricollocazione dei lavoratori di Vinyls».

«E non staremo nemmeno a guardare la messa in discussione del Porto commerciale ed industriale» aggiunge Montagner «magari per enfatizzare in modo improprio strutture logistiche in qualche città di terra, quando il traffico marittimo resta una realtà di primaria importanza che ci proietta in Europa e quando lo scalo veneziano, con 6 mila addetti, continua a svolgere, nonostante la crisi, un ruolo fondamentale nel movimento delle merci a servizio di tutto il territorio Veneto». Al governatore Zaia, la Cgil chiede «un immediato chiarimento ed il ritiro di tutti gli atti e le scelte contrarie allo sviluppo industriale e portuale». E al Comune di Venezia la Cgil chiede «di tener fede agli impegni presi con l’Accordo sulel Bonifiche e alle scelte programmatiche, a partire dal Pat, perché solo così si chiudono spazi ad incursioni ed interessi che vanno in altre direzioni».

Gianni Favarato

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LA REPLICA

Zaia: «Pronti ad accettare le modifiche migliorative»

MARGHERA – Il governatore Luca Zaia butta acqua sul fuoco delle polemiche create dalla sua variante al Ptrc che sconvolge tutte le scelte urbanistiche del Comune e gli impegni già presi con i sindacati dei lavoratori. «Posso assicurare che la Regione ha a cuore lo sviluppo di Porto Marghera» ha dichiarato ieri Luca Zaia parlando con i giornalisti «siamo impegnati da tempo, insieme al Comune, alla Provincia, all’Autorità Portualeper la chiusura della partita delle aree industriali di Porto Marghera. L’obiettivo principale è che le aree in questione siano bonificate e che si riesca a insediare imprese che non inquinino e offrano prospettive di occupazione». Il governatore ha spiegato che la sua Giunta ha ultimato l’aggiornamento del Ptrc, adottato nel 2009 con una variante parziale già pubblicata nel Bollettino Ufficiale. «Trattandosi di una pianificazione importante e impegnativa» ha concluso Zaia «è stato previsto un congruo periodo di tempo affinché gli enti locali e chiunque ne abbia interesse, possa presentare proposte migliorative e si possa individuare e rivedere imperfezioni e parti che si prestano a difficoltà di interpretazione».

 

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