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PAESE – Dopo il “no” della Provincia, resta ancora il parere definitivo di Venezia

PAESE – (mf) «È una vittoria del Comune, dei cittadini e soprattutto del buon senso»: il sindaco Pietrobon esulta all’indomani del voto con cui il consiglio provinciale ha bocciato il progetto presentato dal gruppo Mosole per poter seppellire altri 460mila metri cubi di rifiuti contenenti amianto nella discarica Terra, tra Castagnole e Porcellengo.

«Hanno vinto le ragioni di un territorio e di una comunità che hanno già pagato un prezzo altissimo alle discariche, la cui presenza ha segnato profondamente il nostro sistema eco-ambientale – aggiunge – e ha vinto l’assoluta determinazione mia e della giunta, al fianco dei cittadini, nel ribadire che Paese non è la pattumiera della Marca e della regione».

Anche se in municipio sanno bene che non è ancora detta l’ultima parola. La Regione potrebbe anche ribaltare tutto. Come già accaduto per la discarica Coveri di Casale.

«Sono fiducioso che la giunta regionale saprà tenere in considerazione le buone motivazioni portate dal Comune ed espresse dal parere della Provincia – va con i piedi di piombo il sindaco – i sacrifici devono essere distribuiti in maniera equa: se proprio serve una discarica per l’amianto la si faccia lì dove è possibile intervenire senza creare i danni che Paese ha già patito».

Sulla stessa linea gli ambientalisti. «Una vittoria di Paeseambiente, di tutti i cittadini e delle amministrazioni comunali, Mardegan prima e Pietrobon dopo – chiarisce l’eurodeputato Andrea Zanoni – questo risultato dimostra che se i cittadini vogliono difendere la salute dei propri figli possono farcela anche se dall’altra parte ci sono lobby potentissime come quella dei cavatori e dei rifiuti».

«Se non ci fosse stato Paeseambiente – punge infine Mario Zanardo, portavoce del gruppo che ha lanciato la petizione sottoscritta da quasi 8 mila personenessuno avrebbe nemmeno saputo che a Paese ci sono già 29 cave e 13 discariche e il progetto in questione sarebbe passato da tempo, anche con il placet dell’amministrazione e forse di buona parte del consiglio comunale» .

 

 

Scaltenigo, Ballò e Vetrego si uniscono e mandano una lettera al governatore «Siamo veneti anche noi, stanzi i 19 milioni delle opere di mitigazione del Passante»

MIRANO «Caro presidente, siamo veneti anche noi, liberaci dal traffico». I comitati fanno quadrato. Nella settimana che segna la riapertura delle scuole e il ritorno del gran traffico i comitati di Scaltenigo, Ballò e Vetrego stringono l’alleanza e scrivono a Luca Zaia chiedendo di essere ricevuti. Per la prima volta tutta l’area sud di Mirano, la più bistrattata dal Passante, si unisce nella lotta contro il traffico. “Viabilità sicura” e “Rinascita Vetrego” elencano uno per uno i loro problemi, nel caso il governatore non ne fosse ancora al corrente.

«A distanza di quattro anni dall’apertura del Passante», scrivono i portavoce Ivana Cagnin e Giuseppe Vesco, «ci troviamo a vivere in un ambiente gravemente inquinato dal passaggio di circa 70 mila veicoli al giorno che scaricano sui nostri polmoni e sulla nostra terra Pm10 e micropolveri dannose alla salute. Il casello di Mirano-Dolo, con il suo tornello, è fuori norma, senza i parcheggi scambiatori previsti dalla legge: doveva essere provvisorio ed è diventato definitivo. Uno scandalo viario generato dalla liberalizzazione della tratta Vetrego-Mestre senza prima aver arretrato la barriera di Villabona, come stabilito nel progetto originale del Cipe».

I comitati denunciano non solo il mancato completamento della mitigazione, con tratti di barriere ancora inesistenti o sottodimensionati, ma anche l’inquinamento da polveri che si deposita sui terreni agricoli circostanti e sui prodotti che arrivano sulla tavola dei cittadini. C’è poi il danno economico derivante dal deprezzamento dei terreni e delle case che si trovano in prossimità della nuova autostrada.

«Ci chiediamo perché non siano ancora stati stanziati dalla Regione i 19 milioni di euro previsti dagli accordi», continuano i comitati, «è una somma indispensabile per eseguire le opere complementari e rendere più scorrevole e sicura la viabilità. Ad altri comuni limitrofi, anche meno coinvolti di noi, sono stati già erogati anticipi».

Ecco dunque l’appello al presidente veneto: «Qualcuno dovrà pure preoccuparsi della salute di noi cittadini che ogni giorno subiamo l’impatto del Passante o dobbiamo mettere a repentaglio la nostra vita e quella dei nostri figli per un’opera che serve tutta l’Europa da Barcellona a Kiev? Ci affidiamo a lei, signor presidente, per un suo concreto interessamento, permettendoci di ricordarle che non siamo vittime da immolare all’altare d’Europa ma cittadini veneti che hanno sempre dato molto e ricevuto poco».

Filippo De Gaspari

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Gazzettino – Marghera, la Regione “cancella” il Porto.

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10

set

2013

MESTRE – Il documento di Palazzo Balbi rischia di aprire un lungo contenzioso con il Comune

Il Piano territoriale prevede solo la cantieristica, escluse anche logistica e riconversione industriale

CANCELLAZIONE – La Variante al Ptrc della Regione trasforma i duemila ettari di Porto Marghera in un grande centro per la cantieristica. Logistica, sviluppo industriale e portuale non esistono. Nella tavola numero 4 del nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento, non ce n’è traccia.

LA BATTAGLIA LEGALE – Uno strumento superiore al Pat

IL RICORSO AL CAPO DELLO STATO  «Mai stato approvato quel Piano non esiste e quindi è illegittimo»

La battaglia in corso tra Comune e Regione per ora è sottile e, a parte il ricorso e le osservazioni presentate da Ca’ Farsetti, non è ancora clamorosa perché le due parti giocano di fioretto, sono alla diplomazia. «Il vicepresidente della Regione, però, ci ha detto chiaramente che il Ptrc è sovraordinato al Pat e agli altri strumenti urbanistici comunali» afferma l’assessore Andrea Ferrazzi: «E ce l’ha ricordato proprio quando gli abbiamo fatto presente che tutta la parte programmatoria della Variante prevede cose che abbiamo bocciato con il Pat, sublagunare, Tav in gronda lagunare e via di seguito. Tutte realizzazioni di fondamentale importanza per la città sulle quali la Regione avrebbe almeno dovuto consultare il Comune». In buona sostanza Ca’ Farsetti sostiene che la variante al Ptrc è illegittima, la Regione risponde che non lo è e che, anzi, tutto ciò che è previsto in quella delibera comanda sugli atti comunali. (e.t.)

 

URBANISTICA – L’assessore Ferrazzi: «Svista? No, temiamo ci sia volontà politica»

Porto Marghera? Solo cantieristica

La variante al Ptrc della Regione non tiene conto di Porto, logistica e sviluppo industriale

La Variante al Ptrc adottata dalla Regione secondo il Comune di Venezia è illegittima per due motivi.
Il primo è che il nuovo strumento è stato solo adottato ma mai approvato dal Consiglio regionale, quindi per il Comune non è operativo, non esiste. Il Piano territoriale regionale di coordinamento originario (Ptrc appunto) è del 1992. Da allora la Regione lo ha ripreso in mano nel 2009 quando ha attivato la procedura per una Variante.

«All’epoca come Comune abbiamo presentato tutta una serie di osservazioni alle quali non ci hanno mai risposto – ricorda l’assessore comunale all’Urbanistica, Andrea Ferrazzi -. E dopo un po’ la procedura è stata bloccata». Gli uffici regionali hanno rimesso in moto la macchina dopo quattro anni, arrivando il 10 aprile scorso ad adottare la delibera 427 pubblicata poi sul Bur a maggio. Si tratta dell’adozione della Variante parziale con attribuzione di valenza paesaggistica.

Il secondo rilievo di illegittimità deriva proprio dalla definizione di “Variante parziale” che, secondo i legali del Comune, è sbagliata in quanto si tratterebbe invece di una Variante generale e, quindi, di un vero e proprio nuovo Ptrc che annulla quello del 1992. «Questo non solo perché la Regione stessa ha fissato in 120 giorni il termine entro il quale si possono presentare osservazioni e, per legge, questo periodo di tempo riguarda le varianti generali – continua Ferrazzi -. In realtà la delibera tocca tutti i temi essenziali della programmazione urbanistica del territorio regionale, quindi non può assolutamente trattarsi di una Variante parziale». (e.t.)

 

SVILUPPO – Scontro giuridico sul piano regionale che blocca lo sviluppo di Porto Marghera

La Variante al Ptrc della Regione trasforma i duemila ettari di Porto Marghera in un grande centro per la cantieristica. E la logistica? E sviluppo industriale? E quello del Porto? Niente, nella tavola numero 4, che è parte integrante del nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento, non ce n’è traccia. Sembra di vedere su carta quel che aveva detto a parole l’allora ministro Renato Brunetta, quando auspicò un futuro legato alla nautica per Porto Marghera.
Il ricorso che il Comune ha presentato al Capo dello Stato conto il Ptrc resta in piedi, dunque, non per il fatto che non fidarsi è meglio ma per tutta la parte che riguarda la mobilità e che la Regione non ha alcuna intenzione di modificare anche se, al pari dei vincoli, rischia di paralizzare lo sviluppo di tutta Venezia, «o quantomeno di imporre scelte urbanistiche abnormi che la città non vuole» commenta l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi.
Nell’incontro della scorsa settimana il vicepresidente della Regione e assessore al Territorio, Marino Zorzato, ha dimostrato grande apertura per risolvere i problemi sollevati dall’assessore comunale, tant’è vero che nei prossimi giorni i tecnici si incontreranno per cercare di eliminare i 42 vincoli in terraferma (tra edifici singoli e sistemi urbani), i 20 tra Lido e Mazzorbo, e i 36 a Venezia centro storico, oltre a quelli che derivano dall’articolo 38 della delibera regionale, in base al quale in tutte le aree nel raggio di due chilometri da caselli autostradali, stazioni Sfmr, accessi alle superstrade (cioè quasi tutta Venezia e Mestre), qualsiasi intervento dev’essere preventivamente autorizzato dalla Regione.
Questi vincoli sono stati posti con gli stessi criteri anche agli altri 500 e passa comuni del Veneto e non a caso Ferrazzi ha già sentito i sindaci di Treviso, Vicenza e Padova.
La parte del Ptrc sulla programmazione, però, riguarda solo Venezia «e su questa il vicepresidente ha glissato, non ci ha dato alcuna disponibilità ad affrontarla come se in realtà non fosse un problema – continua Ferrazzi -. Temiamo che in realtà non si tratti della svista di un tecnico prima della pensione, come qualcuno cerca di farla passare, ma della volontà politica di determinare le sorti urbanistiche di ampie e sostanziali fasce del territorio veneziano».
La delibera per la Variante al Ptrc è composta da una decina di tavole e quella che riguarda la destinazione di Porto Marghera (che tra l’altro è sottoposta, come importanza, agli interporti di Padova e Verona) contiene anche molte altre imposizioni, tutte in contrasto con il Pat da poco approvato dal Comune. Si va dalla previsione della sublagunare addirittura con due linee perché colleghi l’aeroporto con Venezia, il Lido, Cavallino, Treporti, Chioggia; si passa per la linea dell’alta velocità ferroviaria in tunnel lungo la gronda lagunare, quando addirittura il commissario alla Tav ha abbandonato quell’ipotesi. E si arriva all’aeroporto: nella mappa è segnato con un cerchio giallo che, nella legenda, corrisponde alla “cittadella aeroportuale”: peccato che non contenga le aree del Quadrante Tessera, «come a dire che dev’essere Save, la società del Marco Polo, a decidere lo sviluppo di quel pezzo di Comune e non l’Amministrazione veneziana – conclude Ferrazzi -. Noi vogliamo un aeroporto che cresca forte, come bene di tutti, ma non può rappresentare un interesse esclusivo, dev’essere contemperato con gli interessi generali del territorio».

 

Impugnata la variante che cancella il Pat e il vincolo paesaggistico in terraferma

Raffica di liti giudiziarie: la giunta chiede fondi per Actv e difende le licenze taxi

Autunno di “liti” – come si chiamano in delibera – per il Comune, si tratti di difendere la sua programmazione urbanistica, rivendicare fondi per i trasporti, difendere le graduatorie per la (controversa) assegnazione di 25 licenze di taxi. Si inizia con un doppio ricorso al Capo dello Stato, oggetto di due delibere di giunta. Da una parte, al presidente Napolitano – fresco di visita in città – Ca’ Farsetti chiede di annullare la nota con il quale il ministero per i Beni culturali ha ribadito – a maggio – la sussistenza del vincolo paesaggistico «per la porzione territoriale inclusa nei 300 metri dalle sponde del canale industriale ovest, a Marghera». Il vincolo – valutato «illegittimo e lesivo degli interessi di gestione del territorio da parte del Comune di Venezia » – che ha fatto saltare il Palais Lumière, per intendendersi.

Dall’altra, il Comune si appella al presidente della Repubblica anche per annullare la delibera con la quale la Regione ha adottato la variante parziale al Ptrc, azzerando di fatto le disposizioni previste dal Pat.

«Il ricorso al capo dello Stato è la formula indicata dall’Avvocatura civica come la più celere», commenta l’assessore all’Urbanistica e Edilizia privata, Andrea Ferrazzi, «perché è un problema se la Regione azzera il potere programmatorio del Comune, cancellando un Pat costruito con la partecipazione dei cittadini. Con quella che chiama “variante” della variante del 2009, ma che è di fatto un nuovo piano generale vero e proprio, la Regione impone sue scelte sul nostro territorio del tutto difformi da quelle decise dal Comune: così per Porto Marghera prevede solo cantieristica navale e non logistica, che riserva a Padova; ristabilisce per l’alta velocità il tracciato (bocciato dalla cittadinanza) sotto la gronda lagunare; prevede uno sviluppo solo aeroportuale sul Quadrante di Tessera, “espropriando” così il Comune. Sono problemi sostanziali dei quali ho discusso con il vicepresidente della Regione Zorzato, che si è dimostrato disponibile solo per quanto riguarda il vincolo sui 300 metri, che costringe al degrado parti di città, si tratti del Circus di Chirignago o delle ex colonie al Lido».

Il Comune ha poi impugnato al Tar le delibere con le quali la giunta regionale ha ripartito i fondi per i trasporti pubblici 2013, tagliando oltre 10 milioni ad Actv. Per Ca’Farsetti, «il metodo utilizzato dalla Regione per ripartire le risorse disponibili tra i singoli servizi è avulso dal processo di pianificazione e programmazione delineato dal legislatore». Ai giudici, Venezia chiede così di condannare la Regione «ad assicurare al Comune l’integrale copertura del contratto di servizio Actv». Infine, Ca’ Farsetti ha impugnato al Consiglio di Stato le sentenze con le quali il Tar ha annullato il bando di concorso per l’assegnazione di 25 licenze taxi.

Roberta De Rossi

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Iniziativa comune dei residenti di Scaltenigo e Vetrego per le opere complementari

MIRANO – I cavalli di battaglia sono sempre gli stessi, la notizia è che ora i due comitati più attivi di Mirano fanno fronte compatto e scrivono al governatore Zaia per ribadire tutti i problemi delle frazioni causati dal Passante di Mestre. La lettera è stata inviata venerdì: per il comitato “Viabilità Sicura di Ballò e Scaltenigo” firma Ivana Cagnin, mentre il firmatario referente per “Rinascita Vetrego” è Giuseppe Vesco. I due chiedono a Zaia di essere ricevuti per illustrare ogni problema.

«A distanza di quattro anni dall’esecuzione dell’opera, ci troviamo a vivere in un ambiente gravemente inquinato dal passaggio di circa 70mila veicoli al giorno, e poi c’è il famigerato tornello al casello di Vetrego: un casello fuori norma perché privo dei parcheggi previsti dalla legge, doveva essere provvisorio ed è diventato definitivo».

Gli attivisti dei comitati abitano nelle frazioni e convivono con questi problemi quotidianamente: «È uno scandalo viario – prosegue la lettera -. È stata liberalizzata la tratta Vetrego-Mestre senza prima arretrare la Barriera di Villabona, come stabilito nel progetto originale». Forti critiche anche per le opere di mitigazione realizzate dalla Regione: «Le barriere per contenere smog e rumore sono sottodimensionate e in alcuni tratti inesistenti – scrivono Cagnin e Vesco – Lungo il Passante ci sono dunque campi coltivati ma inquinatissimi. Per non parlare del danno economico, visto il deprezzamento di case e terreni».

La richiesta alla Regione è sempre la stessa: stanziare i 19 milioni di euro pattuiti per la realizzazione di opere complementari al Passante ma mai versate nelle casse comunali di Mirano. (g.pip.)

 

Nuova Venezia – “Treviso – Mare, stop alla gara”

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7

set

2013

LA NUOVA SUPERSTRADA A PAGAMENTO

Pd e sinistre chiedono a Zaia di fermare la procedura per l ’appalto 

«La giunta Zaia sospenda il bando di gara per la via del Mare, ovvero l’autostrada a pagamento Treviso-Mare». Il Pd e le sinistre, in consiglio regionale, invocano lo stop alla procedura per assegnare i lavori sui 18,6 chilometri dal casello di Meolo a Jesolo. Dopo i sindaci dei comuni interessati, che sono insorti contro il progetto chiedendo lo stop alla Corte dei Conti, ieri la protesta del centrosinistra a palazzo Ferro Fini. Il vicepresidente della Commissione Infrastrutture e trasporti, Bruno Pigozzo (Pd), ha chiesto di «rinviare il bando di gara e di attendere l’esito dell’inchiesta giudiziaria in corso sul Mose e sui grandi lavori pubblici in Veneto», ricordando l’interrogazione urgente di agosto e l’inchiesta avviata dalla commissione speciale, presieduta da Stefano Fracasso su project financing e grandi opere in via di realizzazione in Veneto.

«Il progetto – ricorda l’esponente del Pd – è presentato da “Adria Infrastrutture” di Claudia Minutillo e dal consorzio Vie del Mare di Piergiorgio Baita, i due imprenditori in carcere per presunta fronte fiscale e costituzione di fondi neri. Vista la prelazione per chi ha proposto il project financing, è imprudente affidare un’opera da oltre 200 milioni a chi è finito nei guai giudiziari per presunti fondi neri. Servono chiarezza e trasparenza».

Anche Pierangelo Pettenò, di Fsv (federazione della Sinistra Veneta) chiede di sospendere subito il bando. «Già nel 2010 la Provincia di Treviso era ricorsa al Tar, sostenuta dal capogruppo regionale Caner, e gli enti locali da sempre sono contrari all’opera», scrive Pettenò, «la superstrada a pagamento non è un intervento risolutivo dei problemi viari del territorio, è onerosa in termini di costi ed impatto ambientale. E tra chi ha presentato i progetti, con diritto di prelazione, ci sono imprenditori coinvolti nell’inchiesta sul gruppo Mantovani…»

 

Nuova Venezia – “La Regione penalizza ancora Mestre”

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2

set

2013

L’attacco del sindaco dopo l’adozione del Piano territoriale (Ptrc).

«È fortemente a rischio lo sviluppo della città»

Non solo c’è il «rischio di bloccare lo sviluppo di Mestre»: la variante parziale al Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc) «dimostra una scarsissima attenzione da parte della Regione per la città di Mestre» per i vincoli che impone, e per le grandi opere che estrae dal cilindro dopo che la città le aveva bocciate. Ne è convinto il sindaco Giorgio Orsoni che interviene sul braccio di ferro aperto dalle nuove norme della variante regionale contro le quale Ca’ Farsetti è pronta a dare battaglia con una pioggia di osservazioni, già presentate, e con un ricorso straordinario al Capo dello Stato.

E poco importa che da Palazzo Balbi arrivino segnali di apertura come quello lanciato dal vicepresidente Marino Zorzato, secondo cui, se pur qualche problema di interpretazione delle norme può esserci, no c’è nessuno vuole congelare lo sviluppo della terraferma o arrogarsi il diritto di decedere al posto del Comune. Precisazioni che, per Orsoni, arrivano troppo tardi. «Queste aperture dimostrano che la Regione ha sbagliato, per distrazione o incompetenza, o perché mossa da interessi che non solo quelli della città». E di chi allora? «Di quelli che» dice Orsoni «trarranno beneficio da questa variante».

Una variante che affida la regia alla Regione per ciò che riguarda gli interventi nel raggio di due chilometri da stazioni e caselli, e che vincola edifici considerati, sul piano architettonico, esempi del Novecento, come ad esempio l’ex palazzo delle Poste di piazzale Favretti, simbolo della corrente del “Brutalismo” o il quartiere Circus di Chirignago. Solo due, tra i più significativi, dei 42 edifici vincolati a Mestre dal comitato scientifico del Ptrc, cui se ne aggiungono 20 tra Lido e Mazzorbo, e 36 in centro storico. Vincoli assurdi, secondo Ca’ Farsetti, che su queste aree invece vorrebbe intervenire massicciamente.

«Ed è questo il motivo per cui abbiamo presentato le osservazioni» rilancia Orsoni «e facciamo ricorso al Capo dello Stato. Mestre non può restare bloccata». Senza contare che, oltre ai vincoli – e qui entra il campo la questione degli «interessi che non sono quelli della città»

– la variante al Piano regionale immagina non solo la sub-lagunare, progetto di cui si discute da decenni, ma anche la Tav in tunnel lungo la gronda, una soluzione già bocciata da Ca’ Farsetti, e una cittadella aeroportuale a Tessersa dietro la quale a Ca’ Farsetti leggono un sostanziale via libera al master plan di Save.

Lo dice a chiare lettere anche l’assessore all’Urbanistica, Andrea Ferrazzi, che proprio oggi sentirà Zorzato per concordare un incontro per affrontare la questione.

«L’obiettivo è quello di togliere la pianificazione della zona aeroportuale al Comune per darla al concessionario» dice Ferrazzi «senza tenere conto del percorso fatto fino a qui. Ma tra le scelte assurde del piano c’è anche l’indicazione di Marghera come appendice logistica dell’interporto di Padova, una scelta che si commenta da sola, come se il porto fosse a Padova e non a Marghera».

Francesco Furlan

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Il ricorso di Ca’ Farsetti a Napolitano evidenzia due visioni completamente diverse sul futuro urbanistico della città

Porto e aeroporto non possono avere mano libera nelle scelte strategiche del territorio, spesso in contrasto con i Piani urbanistici comunali. Un ricorso politicamente pesante quello che il Comune ha presentato al Presidente della Repubblica per bloccare il nuovo Ptrc della Regione. Quasi un duello sulla sovranità del territorio veneziano, le cui scelte strategiche non possono essere affidate a concessionari privati.

Polemica frontale, ma soprattutto battaglia sulle grandi scelte che tornano sul piatto. Il nuovo strumento urbanistico approvato dalla giunta Zaia è stato elaborato dall’assessore e vicepresidente Marino Zorzato (Pdl). Rimette in corsa progetti e visioni che l’ultimo Piano strategico comunale (il Pat) aveva accantonato. Come ad esempio la sublagunare (ora prolungata fino a Chioggia!), la cittadella aeroportuale ristretta agli investimenti di Save, la Tav, ferrovia d Alta Velocità di nuovo riproposta con il tracciato in gronda lagunare, bocciato seccamente dai comuni pochi mesi fa.

Due direzioni che si scontrano, dunque. E adesso il Comune ha deciso di fare la voce grossa. Ieri l’avvocato civico Giulio Gidoni ha messo a punto il ricorso che riprende quasi totalmente l’osservazione presentato a poche ore dalla scadenza dal Comune. Si chiedono modifiche pesanti alla proposta urbanistica regionale, soprattutto su grandi opere e progetti strategici.

«Abbiamo chiesto che per le grandi navi si parli di Marittima a Marghera, e non di Fusina», dice l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi, «e sull’aeroporto che il nuovo Quadrante preveda anche l’interesse pubblico, non soltanto la cittadella aeroportuale della Save. Bastava che leggessero il Pat».

Un piano, fanno capire gli assessori, che la Regione avrebbe cucito quasi su misura per i progetti di espansione della società di Enrico Marchi (la Save) e per l’Autorità portuale di Paolo Costa.

Ma il Comune non ci sta. «La Regione vorrebbe imporre la propria visione e le proprie scelte su un territorio a un Comune che ne ha fatte altre», dice l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, dando mano in libera in Veneto al consumo di territorio e un devastante impatto ambientale».

Tra i casi più clamorosi la sublagunare. Vecchio pallino della Regione, che il Comune ha accantonato. Adesso rispunta addirittura in due tratte, una da da Tessera al Cavallino, l’altra dall’aeroporto Nicelli a Chioggia.

Infine anche l’Interporto, con una visione «padovanocentrica» che suona stonata parlando di portualità. «La nostra idea», dice Ferrazzi, «è che Marghera deve diventare centrale nella logistica».

Adesso il ricorso, e il Capo dello Stato si dovrà pronunciare. Obiettivo del Comune è quello di ribadire che sul territorio veneziano «le scelte le devono fare prima di tutto i veneziani e i loro rappresentanti».

Alberto Vitucci

 

il piano regionale

Nuove regole imposte dalla variante

Fermare l’impatto fortemente negativo di una variante al Piano territoriale regionale di coordinamento, con valenza paesaggistica, che rischia di bloccare centinaia di progetti e interventi edilizi. Questo l’obiettivo del Comune di Venezia che ha depositato venerdì le osservazioni in Regione e deciso, con un atto di giunta, di cautelarsi con un ricorso al presidente della Repubblica.

Dopo una variante del 2009, di cui non si sa più nulla, nel 2013 il nuovo provvedimento è stato adottato dalla giunta Zaia senza un confronto con i Comuni. Rischiano di essere bloccati i progetti di sviluppo della stazione ferroviaria o progetti di rilancio come la multisala al Candiani. Non c’è solo il vincolo sul palazzo delle Poste: dal Candiani alla stazionetta di servizio di piazza XXVII Ottobre; dal malandato complesso di case popolari del Circus di Chirignago al liceo Franchetti sono vincolati dalla Regione decine di edifici. 42 tra edifici e sistemi in terraferma, 20 tra Lido e Mazzorbo, altri 36 in centro storico. Tutti edifici o porzioni di quartieri che vengono tutelati perché contengono segni architettonici da tutelare o sono stati progettati da architetti noti. E così si impediscono demolizioni e cambi di destinazioni d’uso.

C’è poi il blocco dato dall’articolo 38 che per gli edifici che si trovano nel raggio di due chilometri da caselli autostradali e fermate Sfmr prevede autorizzazioni concesse dalla Regione, invece che dal Comune, anche per una semplice Dia. In terraferma rimarrebbero esclusi solo Favaro, Campalto e Trivignano». (m.ch.)

 

«Esterrefatti dal vincolo imposto dal Ptrc»

Cibin dell’Immobiliare Favretti: «Siamo ricorsi al Tar per poter riqualificare l’ex palazzo delle Poste»

«Il nostro intervento rientra nell’accordo di programma per l’area della stazione ferroviaria ma temiamo che il vincolo imposto dal Ptrc possa impedirne l’attuazione e così abbiamo fatto ricorso al Tar del Veneto».

Gianni Cibin della Immobiliare Favretti, la società proprietaria dell’ex palazzo delle Poste che sorge accanto alla stazione di Mestre, conferma l’azione legale al Tar per stoppare i vincoli imposti dal Pianoterritoriale regionale di coordinamento con una nuova variante. Una stesura di cui pochi sapevano, firmata da un dirigente regionale prima della pensione. «Non è manco stata concordata coi Comuni», commenta, infastidito, Cibin che si ritrova con un palazzo vincolato perché ritenuto dalla commissione regionale del Ptrc un esempio di architettura brutalista. E che non si può, quindi, nè abbattere nè modificare nelle destinazioni d’uso.

«È stato preso ad esempio un edificio di cemento armato progettato dall’ufficio tecnico delle Poste tanto che non si sa neanche chi sia il nome di chi lo ha pensato. Una scelta che ci ha lasciato esterrefatti. Il progetto di riqualificazione invece è’ una realtà importante che consentirebbe di creare una attività che fa lavorare dalle 70 alle 80 persone, consente la totale sistemazione del piazzale in vista dell’attivazione del servizio del tram», spiega Cibin.

Il progetto di riqualificazione prevede di creare un grande albergo da 220 stanze per un gruppo spagnolo che preme ora di avere la certezza di poter intervenire entro marzo del 2014. L’accordo con il Comune lascerebbe il piano terra all’amministrazione comunale e vedrebbe i privati intervenire per ammodernare tutto il piazzale vicino alla stazione e fino a via Cappuccina. Una intesa “figlia” proprio dell’accordo di programma tra Comune di Venezia e Ferrovie siglato alla fine del suo mandato dall’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari e valutato positivamente dalla Regione, la stessa che oggi frena i progetti della giunta Orsoni per attuarlo.

I vincoli regionali contenuti nella variante del 2013 al Ptrc sono un ostacolo al recupero di una ottantina di edifici in città compreso il rudere della Vempa e il Circus di Chirignago. E così dopo il ricorso al presidente della Repubblica della giunta Orsoni, anche i privati si muovono coi ricorsi al Tar. Il palazzo delle ex Poste fino a fine anno ospiterà le bici del bicipark, in attesa che dopo i ritardi arrivino in porto i lavori della nuova struttura in via Trento. Per tre anni la Favretti ha concesso in comodato d’uso gratuito l’edificio al Comune, quest’anno ha chiesto il rimborso delle spese Imu, che sono ingenti, spiega Cibin. Le osservazioni al Ptrc del Comune, critiche su molti dei vincoli, sono state condivise anche da Ferrovie e Rfi.

Mitia Chiarin

 

Gazzettino – Dai grillini 10mila osservazioni al Ptrc.

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31

ago

2013

VENETO – Il 5Stelle ha depositato ieri in Regione le richieste per cambiare il Piano territoriale

Il senatore Giovanni Endrizzi: «No soprattutto alla variante paesaggistica, è illeggittima»

GRANDI OPERE – Per il Movimento 5 Stelle i progetti per Nogara mare, Pedemontana, tangenziali venete, Romea commerciale, Camionabile Padova-Venezia, Mediana provinciale veneta sono tutte da stralcia

Oltre diecimila osservazioni per ridisegnare, partendo dal basso, il Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc) a misura dei cittadini. L’idea é del Movimento 5 stelle che ieri ha presentato all’Ufficio protocollo della Regione a Malcanton, oltre 10 mila osservazioni al Ptcr a firma di cittadini, dei comitati e dei rappresentanti istituzionali dei grillini di tutto il Veneto, preparate in soli sette giorni. Presenti una trentina di attivisti e sette parlamentari.

«I numeri raccolti – ha spiegato il senatore Giovanni Endrizzi – dimostrano la volontà sempre più diffusa nella società civile di tutelare il proprio territorio ed un modello sostenibile di sviluppo sociale, a differenza di quanto perpetuato dagli amministratori della nostra Regione».

«Le osservazioni presentate – ha continuato Endrizzi – contengono le nostre proposte e la critica ferma a questo Ptrc e alla cosiddetta variante paesaggistica che riteniamo illegittima, mistificatoria e che asservirebbe il Veneto alle lobbies. Illegittima perché il piano non è mai stato approvato, mistificatoria perché distrugge il paesaggio Veneto, consegnando la nostra regione ai patentati del mattone, delle autostrade, delle grandi opere inutili, ai quali non importa di condannare la comunità veneta al declino. Sfrutta il Veneto ed i suoi beni fino a spazzare via il paesaggio, la storia, l’arte, la cultura sociale ed imprenditoriale».

Gli aderenti al Movimento 5 Stelle chiedono lo stralcio delle grandi opere stradali e viarie, quasi tutte da realizzare tramite project financing, tra cui Nogara mare, Pedemontana tangenziali venete, Romea commerciale, Camionabile Padova – Venezia, Mediana provinciale veneta.

E vogliono anche l’eliminazione dell’articolo 38 del Ptrc che prevede la edificabilità delle aree per un raggio di 2 chilometri intorno ai caselli autostradali e le stazioni metropolitane.

L’obiettivo dei 5 stelle é invece quello di creare un Ptrc in grado di dare risposta alle esigenze abitative dei cittadini, dando lavoro ai giovani e alle generazioni future, realizzare comunità, sostegno alle imprese e ai cittadini attraverso il riutilizzo degli spazi esistenti, creando solidarietà sociale ed imprenditoriale.
Il Veneto aveva un Ptrc dal 1992. Dopo una decina d’anni di lavoro, nel 2009, la giunta Galan aveva adottato un nuovo Piano; ma il consiglio regionale non lo ha praticamente mai discusso. Nell’autunno di due anni fa la giunta Zaia ha avviato l’iter per una variante parziale che tenesse conto anche della tematica paesaggistica.

 

COS’E IL PROGETTO – Strumento urbanistico per rinnovare il territorio

Il Ptrc – al quale la Giunta della Regione Veneto ha dato l’ok lo scorso aprile – è il piano territoriale regionale di coordinamento, la “bibbia urbanistica” e di “Pianificazione”, il massimo strumento di controllo del territorio.
L’idea che ha formato questo progetto – contro il quale si sono abbattuti rilievi del Movimento 5 Stelle – è legata la fatto che il Veneto dovrà limitare il consumo di territorio, il suolo agricolo sarà salvaguardato, non si dovrebbero più costruire capannoni, utilizzando semmai quelli esistenti ma abbandonati.
«Salvaguardia del territorio e rilancio delle città», è stato lo slogan col quale lo ha presentato Marino Zorzato, vicepresidente e assessore all’Urbanistica.
Il Ptrc – hanno spiegato in Regione – serve a dare indirizzi in un momento che risente di scarsa crescita economica ma forte sensibilità ambientale.
Uno dei pilastri del Ptrc è la difesa del suolo, in considerazione dell’alto rischio idraulico e sismico della regione. Al quale si unisce la mobilità: è previsto l’aggiornamento del sistema infrastrutturale tenendo conto anche dei corridoi europei.
E il Veneto ha anche individuato nella città “il motore del futuro”. «La Regione – ebbe modo di ricordare ad aprile Zorzato – riconosce alla rete della città venete il ruolo centrale nella visione di sviluppo socio-economico anche in relazione alle potenzialità offerte dai corridoi plurimodali». Tutti, dal singolo cittadino alle associazioni hanno potuto presentare – dopo la pubblicazione sul Bur – osservazioni. Toccherà ora al Consiglio regionale discuterle.

 

URBANISTICA Il nuovo piano regionale vincola di fatto l’intero centro urbano

Ptrc, progetti “congelati”

Il Comune prepara una serie di osservazioni e un ricorso al Capo dello Stato

LE CONSEGUENZE – Vietati tutti i cambi d’uso

LA NORMA – Aree vincolate nel raggio di due km

CON LE NUOVE NORME – Un centinaio di edifici sotto tutela

FRENATA – Il progetto per l’ex palazzo delle Poste e, a destra, la zona di via Ulloa a Marghera

Il nuovo Ptrc della Regione può paralizzare l’intera città, centro storico, isole e terraferma comprese; i vincoli che pone riguardano tutti gli oltre 500 comuni del Veneto ma in particolare Venezia. Per questo ieri la Giunta ha approvato due delibere, una per dare mandato al sindaco di presentare tutta una serie di osservazioni al Piano, l’altra per presentare ricorso straordinario al presidente della Repubblica impugnando l’intero strumento urbanistico (perché in realtà la Regione non ha mai approvato il Piano). Inoltre l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi la prossima settimana si incontrerà con il vicepresidente della Regione, Marino Zorzato, per vedere se si riesce a risolvere la questione senza bisogno di carte bollate che farebbero perdere mesi preziosi.
Tanto per fare qualche esempio la Variante regionale adottata lo scorso aprile, e che in pratica vara un nuovo Ptrc, vincola la stazione ferroviaria di Mestre ma anche il confinante ex palazzo delle Poste che a dicembre la proprietà avrebbe dovuto abbattere per costruire un nuovo albergo, operazione che oltretutto fa parte integrante di un nuovo accordo di programma tra Comune, Ferrovie e privati per riqualificare l’intera vasta area di stazione, via Piave e via Trento, senza contare che l’idea è quella di riqualificare anche la parte Sud, cioè l’accesso alla stazione da Marghera. Il vincolo, dunque, blocca un’operazione essenziale per lo sviluppo di Mestre, non a caso Rfi e FS Sistemi Urbani hanno dato mandato al Comune di presentare ricorso anche per loro conto, mentre l’immobiliare Favretti, proprietaria dell’ex Poste, si è già rivolta al Tar. E poi sempre il Ptrc vincola tutte le aree nel raggio di due chilometri da caselli autostradali, stazioni Sfmr, accessi alle superstrade: vale a dire che praticamente in tutta Venezia (esclusa Sant’Elena), e in tutta Mestre (esclusi Favaro, Campalto e Trivignano), qualsiasi intervento previsto dal Piano regolatore vigente (strumenti attuativi, permessi a costruire, Dia, Scia) dev’essere preventivamente autorizzato dalla Regione. Un vero inferno.
Per il momento i Comuni sembra stiano bellamente ignorando il nuovo Ptrc ma può sempre capitare, un giorno, un funzionario che lo tira fuori e comincia a chiedere conto delle realizzazioni edilizie e urbanistiche fatte in spregio al Piano regionale.
E allora per non saper né leggere né scrivere, è meglio mettere le mani avanti. «La cosa assurda è che tutte le osservazioni che abbiamo presentato riguardano cose normate dal Pat, il Piano di assetto del territorio che è ben conosciuto ed è stato convalidato dalla Provincia e dalla stessa Regione – commenta l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi che ieri ha presentato le iniziative del Comune assieme al direttore del settore Oscar Girotto – Hanno costretto tutti i comuni a correre per realizzare i Pat e poi varano un Ptrc che li ignora».
Le basi ideali di partenza del Piano varato dalla Regione sono buone, commenta Girotto, il problema è che poi gli estensori (tra i quali un comitato scientifico al quale ha partecipato anche la Soprintendenza) si sono allargati creando un mostro. L’obiettivo di dare un valore e assicurare una tutela anche agli edifici che hanno meno di un secolo di vita, ad esempio, è ammirevole, però se si finisce con il vietare, oltre alla demolizione, anche il cambio di destinazione d’uso e di funzione, si blocca qualsiasi possibilità di riqualificare, tanto per dire, le ex colonie del Lido: quindi anche se sono state progettate da architetti famosi come Daniele Calabi, sono destinate a diventare ruderi.
«Noi siamo per la tutela del territorio – conclude Ferrazzi – non per la tutela del degrado».

 

Solo nel Comune di Venezia la Variante al Ptrc adottata dalla Regione vincola, tra edifici singoli e sistemi urbani, 42 realtà in terraferma, 20 tra Lido e Mazzorbo, e 36 a Venezia centro storico.
Vincola ad esempio il centro culturale Candiani, e quindi l’intera riqualificazione legata al multisala di Furlan, le corti del villaggio San Marco, la Città Giardino di Marghera, le ex colonie del Lido, le scuole-capannoni come la Di Vittorio di Mestre e le altre due di Zelarino e Chirignago, addirittura il Circus di Chirignago. È vero che le scuole in questione sono state progettate da Gino Valle, uno dei maestri dell’architettura italiana del Novecento, ma sono chiamate le “scuole Valdadige” dal nome dell’impresa di costruzioni specializzata in prefabbricati in cemento, e sono state realizzate negli anni Ottanta quando servivano molte nuove scuole in tempi rapidi. Oggi è normale che abbiano bisogno come minimo di manutenzione.
Il Ptrc interviene anche sul rischio idrogeologico sostenendo che a Venezia quasi non c’è, mentre il Pat dice che c’è eccome e individua tutte le aree in pericolo. Vincoli a parte, la nuova Variante continua a prevedere la linea dell’Alta velocità ferroviaria in gronda lagunare, quando persino il commissario Mainardi l’ha ormai esclusa; e prevede pure la sublagunare che il Pat ha bocciato definitivamente; sostiene che l’interporto più importante è quello di Padova, dimenticando che non ha canali per cui le navi non ci possono arrivare; e infine attribuisce a Save la programmazione delle aree attorno all’aeroporto di Tessera, “dimenticando” il Comune.
Tecnicamente ora la Regione ha 120 giorni di tempo per valutare e rispondere alle osservazioni ma il Comune proporrà alla Giunta regionale di condividere le osservazioni introducendo direttamente le modifiche nel Ptrc e ripubblicandolo, così avrebbe efficacia immediata e si eviterebbero lungaggini burocratiche assurde. (e.t.)

 

Nuova Venezia – Venezia. Comune, doppio ricorso a Napolitano

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31

ago

2013

VINCOLI PAESAGGISTICI »URBANISTICA ALLO STALLO

Ca’ Farsetti alla controffensiva contro il limite dei 300 metri imposto dal ministero e le norme “miopi” della Regione

Vincoli e pareri che pesano come macigni sullo sviluppo della terraferma e che rischiano di allontanare investimenti importanti, come è stato per i miliardi andati in fumo del Palais Lumière di Pierre Cardin, che ha rinunciato minacciando azioni legali. Ora, nell’incertezza ingenerata, scatta la controffensiva del Comune di Venezia con un doppio ricorso al Presidente della Repubblica.

Il primo ricorso, affidato ieri dalla giunta Orsoni alla Avvocatura civica, è quello contro il parere dell’ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali che ha causato lo stop al progetto di Cardin: ovvero il vincolo che bloccherebbe ogni sviluppo fino a 300 metri dalla battigia, secondo l’interpretazione recente del ministero dei Beni culturali.

Il secondo ricorso in via precauzionale lo hanno preparato gli uffici dell’Urbanistica di Mestre per contrastare l’inattesa pioggia di vincoli che rischia di ricadere, in particolare sulla terraferma, per colpa della variante al Piano territoriale regionale di coordinamento adottata dalla giunta Zaia.

Una ennesima grana nello sviluppo della città in barba ai dettami del Piano di assetto del territorio. Il caso dei 300 metri. Nove mesi fa (il 27 novembre 2012) l’ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali e paesaggistici ha formalmente confermato a Regione e Comune l’esistenza della tutela paesaggistica per una fascia territoriale di trecento metri lungo la conterminazione lagunare. «Non ci muoviamo in base al caso specifico del Palais Lumière ma sulla questione generale, quel parere noi pensiamo sia un potenziale vincolo e in via prudenziale ci rivolgiamo con un ricorso al Capo dello Stato», spiega il sindaco Giorgio Orsoni. 120 i giorni possibili per un ricorso al presidente che, continua a spiegare il sindaco, porterà all’espressione prima di un parere da parte del Consiglio di Stato e poi al provvedimento finale. Alfiero Farinea, assessore allo Sviluppo economico, che ha lavorato col sindaco, i suoi uffici di Urbanistica Marghera e quelli del collega Ferrazzi spiega: «Crediamo che ci sia un errore madornale alla base dell’interpretazione del vincolo dei 300 metri coincidente con la linea di contermine lagunare. Un articolo del Codice dei beni culturali, ( il 142, comma 2 alla lettera C) stabilisce che quel vincolo non si applica ai Comuni con zone di edificazione diffusa sviluppatesi entro il settembre 1985». E in questo caso ricade, spiega Farinea, il Comune di Venezia con le aree di Porto Marghera e del Petrolchimico, del Vega, della terraferma di Mestre, compresa l’area universitaria di via Torino. Aree che gli uffici hanno identificato e sottoposto a zonizzazione. Farinea cita questi casi come quelli a rischio di blocco: «Questo parere rischia di creare una fortissima incertezza su tutti i possibili investimenti sia a Porto Marghera che nella terraferma e rappresentare un ostacolo. È nostro compito invece dare delle certezze per portare avanti investimenti che significano nuove prospettive occupazionali».

Il contenzioso con la Regione. Altra partita l’opposizione alle nuove norme della variante parziale al Ptrc, il piano territoriale regionale con valenza paesaggistica. «Vincoli miopi, che bloccano lo sviluppo qualitativo del nostro Comune e che avranno come risultato quello di mantenere inutilizzati edifici e aree già oggi fatiscenti», denuncia Andrea Ferrazzi. Due le azioni della giunta Orsoni: il mandato al sindaco di firmare le osservazioni alla variante che presentate ieri alla Regione. E poi, in via cautelativa, l’autorizzazione al sindaco per il ricorso straordinario al Capo dello Stato.

Mitia Chiarin

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