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Il leader degli agricoltori chiede di fermare il consumo del territorio veneto

Il governatore: «Quasi pronta la moratoria». Ed Ermete Realacci applaude

MESTRE. L’assist lo serve il presidente regionale di Coldiretti, Giorgio Piazza: «Presidente, vogliamo smetterla di consumare nuovo territorio? Se il futuro è nell’agricoltura, non possiamo cementificare altre campagne». E il governatore, a Mestre per «fare la pace» con la principale organizzazione agricola del Veneto, non si fa sfuggire la palla: «Sono sempre più convinto che il futuro del nostro territorio sta nel saldo zero di cemento: vuoi costruire? Devi recuperare sul mercato i metri cubi che ti servono. Nei prossimi anni, oltre al tema del recupero del capannoni dismessi, avremo l’emergenza dell’archelogia residenziale, le villette costruite negli anni Sessanta e Settanta dai nostri genitori, simbolo di riscatto sociale ma anche eredità immobiliare. Se continuiamo a costruire nuove lottizzazioni questo patrimonio si deprezza: è come se buttassimo parte della nostra eredità. Allora dico: basta, facciamo il saldo zero della cementificazione. Vuoi costruire? Fatti salvi i diritti acquisiti, compra la cubatura sul mercato. Preservare il valore immobiliare delle nostre case è di non consumare più un metro quadro di territorio e di recuperare i volumi che ci sono».

Il saldo zero della cementificazione è un vecchio pallino del governatore, che lo aveva annunciato lo scorso agosto proprio al nostro giornale. La Regione ha incaricato lo studio Barel di studiare la norma che consenta una moratoria sulle nuove costruzioni: ma le resistenze delle lobby sono, evidentemente, ancora fortissime.

Fa eco alle parole di Luca Zaia anche Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente e territorio della Camera: «La proposta di legge per il contenimento del consumo di suolo e per la rigenerazione urbana sarà una delle prime leggi che il Pd metterà in discussione alla Camera. Registro dunque la dichiarazione di Zaia per l’edificazione zero come positiva».

Plaude, naturalmente, anche la Coldiretti, sperando che dagli annunci si passi ai fatti. L’incontro con Zaia, giudicato positivamente, si è concluso dopo due ore: «La semplificazione amministrativa, la legge per la montagna, i danni dalla fauna selvatica sono stati i temi in discussione – spiega il presidente veneto di Coldiretti Giorgio Piazza –: all’agricoltura serve una politica intelligente che giochi sul fattore tempo e che ponga al centro dell’attività regionale il settore primario». In merito ai Consorzi di Bonifica e alla loro attività per la salvaguardia del territorio, Coldiretti, ha sottolineato che la loro presenza non può essere sostenuta solamente dai contributi dei cittadini o degli agricoltori ma la stessa Regione deve riconoscerne il valore provvedendo almeno alla manutenzione straordinaria dei beni che tutelano la sicurezza idraulica.

All’incontro di Mestre non ha partecipato l’assessore regionale all’agricoltura, Franco Manzato, impegnato altrove: «Manzato è bravo, l’assessore è assolutamente sul pezzo» ha chiarito in apertura il governatore. Non poteva dire diversamente.

(d.f.)

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Il consiglio approva un ordine del giorno contro il via libera al progetto di Alles

MARGHERA. La Municipalità di Marghera si schiera apertamente contro la delibera della Giunta Regionale del Veneto, firmata dal governatore Luca Zaia, che autorizza il progetto di Alles spa di potenziamento (revamping) dell’impianto di sua proprietà che si trova in via dell’Elettronica per il trattamento di rifiuti «speciali anche pericolosi». Il consiglio della municipalità di Marghera ha approvato l’altra sera – dopo un ampio e lungo dibattito a cui ha partecipato l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin – con 12 voti favorevoli e 6 astenuti ( Pdl, Lega Nord e Gruppo Misto) un ordine del giorno in cui sostiene che l’autorizzazione firmata da Zaia e il conseguente parere di «compatibilità ambientale» del progetto di Alles

«è inaccettabile, estremamente grave e pericolosa per la salute dei cittadini e dei lavoratori della zona industriale, nonché dannosa per il territorio e l’ambiente, e in aperto contrasto con la prospettiva della bonifica delle aree inquinate, della riconversione dei cicli produttivi inquinanti e del rilancio produttivo del polo di Porto Marghera con attività pulite, ecologicamente compatibili e davvero sostenibili, prospettiva sostenuta a parole, tra gli altri, anche dalla Giunta e Consiglio regionale del Veneto».

Già l’anno scorso la Municipalità di Marghera già aveva chiesto alla Giunta regionale di

«non recepire il parere positivo della Commissione Tecnica Via alla richiesta di potenziamento della piattaforma per il trattamento di fanghi e rifiuti contenenti anche sostanze tossico-nocive e  di negare qualsiasi autorizzazione al potenziamento dell’impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi di Alles spa».

«Visto che si tratta di una deliberazione riguardante un progetto fortemente contrastato dalla nostra Municipalità, dal Comune di Venezia che ha annunciato un ricorso al Tar contro la delibera di autorizzazione e dalla Provincia»

continua l’ordine del giorno votato l’altra sera

«appare inspiegabile come, nella sostanza, siano state accolte tutte le richieste di Alles, una società del gruppo Mantovani attualmente sotto inchiesta e molto chiacchierato per il ruolo dominante negli appalti nel Veneto».

Nel corso del dibattito è intervenuto anche il consigliere regionale di opposizione Bruno Pigozzo, presentatore con altri consiglieri di una mozione che chiede alla Giunta Zaia di rivedere tale decisione». Il consiglio ha dato quindi mandato al presidente Flavio Dal Corso e all’Esecutivo della Municipalità di

«organizzare adeguate iniziative, manifestazioni o presidi, a sostegno di tale opposizione alla delibera della Giunta Regionale».

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A Padova e Verona i maggiori sacrifici, a Belluno e Rovigo una riduzione del 10%

Sarà l’area chirurgica a pagare il prezzo maggiore con un calo di 835 degenze

VENEZIA – Una sforbiciata da 1.808 posti letto, spalmata su tutti gli ospedali veneti. La Regione da mesi tiene chiusa in un cassetto la bozza relativa alle nuove schede di dotazione ospedaliera, i tagli ai reparti di degenza previsti dal nuovo piano socio sanitario, varato un anno fa, ma ancora “congelato”. Le schede ridisegnano la mappa della sanità ospedaliera veneta, costretta a restringersi entro il 2015 da 19.040 posti letto a 17.202. Le province venete più tartassate dai tagli sono Padova e Verona, che perderanno rispettivamente 418 e 492 letti; erano e restano però quelle che ne hanno di più. Meno posti e di conseguenza meno primari, che passeranno, su scala regionale, da 864 a 725. Le schede assegnano poi una “targhetta” agli ospedali dei capoluoghi, suddivisi in hub (alta specialità) e spoke (intensità di cure medio-bassa): Vicenza, Treviso, Venezia, Padova e Verona saranno hub, mentre diventeranno spoke Belluno e Rovigo, che graviteranno rispettivamente sul capoluogo della Marca e sulla città del Santo.

Rivoluzione sanità. Il nuovo piano socio sanitario prevede una variazione percentuale del numero di posti letto ogni mille abitanti da 3,85 a 3,5. In termini assoluti quindi è prevista una decurtazione di 1.808 posti, dei quali 1.539 per acuti e 269 per la riabilitazione. Restano invece invariate le degenze della sanità privata, stabili a quota 3.020. Diminuendo il numero totale dei posti letto veneti però aumenta il loro “peso” totale, che passa dal 16 al 18 per cento.

Tagli a tappeto. Ecco come la Regione ha ipotizzato di snellire la sanità ospedaliera. La provincia di Belluno dovrà passare da 1.038 posti (4,56 per mille) a 935 (4,11 per mille), con un taglio di 103 letti, dei quali 25 di riabilitazione. Relegata al ruolo di spoke, per l’alta specialità il suo punto di riferimento sarà Treviso. Il capoluogo berico (centro hub) è tra i miracolati del piano socio sanitario. Vicenza perderà solo 127 posti letto (58 di riabilitazione) che passeranno da 2.674 (3,17 per mille) e 2.547 (3,02 per mille). Pesante invece sarà la decurtazione a Treviso, che dovrà dire addio a 244 letti (75 di riabilitazione). Un taglio da 3.111 posti (3,58 per mille) a 2.867 (3,30 per mille) che la città della Marca faticherà a digerire dato che, in termini di numeri, si trovava già in linea con la soglia fatidica dei 3,5 letti per mille abitanti. Venezia di letti ne perderà 222 (62 di riabilitazione), passando da 3.090 (3,45 per mille) a 2.868 (3,21 per mille). Rovigo è tra le province più penalizzate in termini percentuali: perderà un sesto dei posti letto, passando da 1.135 (4,24 per mille) a 933 (3,48 per mille). Unica nota positiva, l’aumento, seppur minimo, dell’area per la riabilitazione, che segna un timido più tre posti letto. Padova e verona ko. Le eterne rivali sono accomunate da un colpo di mannaia senza precedenti: Padova perderà 418 posti letto (45 di riabilitazione) passando da 4.008 (4,32 per mille) a 3.590 (3,87 per mille), Verona 492, arretrando da quota 3.954 (4,35 per mille) a 3.462 (3,81 per mille), con una perdita di posti per la riabilitazione pari a 193 unità. La città del Santo, che si sta giocando la partita per il nuovo ospedale, non può non fare i conti con la pianificazione prevista per la nuova cittadella sanitaria, che potrà contare su mille posti letto, contro gli attuali 1.400. Ed ecco che i conti tornano immediatamente.

Taglio alle chirurgie. Con l’avvento della day surgery e la drastica diminuzione della durata delle degenze, è proprio l’area chirurgica dei singoli ospedali che subirà le decurtazioni più pesanti. Belluno dovrà dire addio a 35 posti letto, Treviso a 111, Padova addirittura a 246. Venezia si salva, visto che il taglio ai posti letto chirurgici si ferma a quota 45, anche se sarà decurtata di molto l’area medica, destinata per lo più alle degenze medio-lunghe degli anziani. La città lagunare perderà in questo settore 79 posti letto. L’idea sottesa ai tagli è chiara: negli ospedali di alta specialità non saranno toccati i reparti ad alta intensità di cura, come le rianimazioni, che saranno invece ridimensionati nelle strutture spoke.

Fabiana Pesci

 

LE REAZIONI, I PD SINIGAGLIA E TIOZZO ACCUSANO

«Vergogna, Zaia copre per ragioni di partito»

VENEZIA «Un ritardo ingiustificabile, che sta producendo un caos inenarrabile nella sanità veneta». Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del partito democratico, punta il dito contro «i ritardi della Regione, che, a un anno dall’approvazione del piano socio sanitario, tergiversa ancora sull’applicazione delle schede ospedaliere». «Non è possibile» attacca Sinigaglia «che la sanità sia bloccata dalla politica. Il presidente della Regione Luca Zaia e il suo assessore alla Sanità Luca Coletto tengono chiuse in un cassetto le schede con le scuse più improbabili. Prima c’erano le elezioni politiche a frenare, ora le amministrative. Ma è mai possibile che gli interessi di bottega impediscano la riorganizzazione del sistema sanitario regionale?» Il consigliere del partito democratico scopre le carte e chiede quali siano gli ostacoli all’applicazione del piano: «È scandaloso che stiamo ancora a discutere delle schede, con un piano socio sanitario ben che approvato. Questi tentennamenti non hanno nulla di tecnico, la ragione è tutta politica». Claudio Sinigaglia spiega perché il Veneto ha bisogno della riorganizzazione della sanità: «I finanziamenti continuano a diminuire, è solo riorganizzando e snellendo il sistema che si potrà resistere. Lasciando tutto così com’è invece arriveremo a un drastico taglio dei servizi, cosa che già sta accadendo nella nostra regione. La giunta Zaia manca di lungimiranza, preoccupata com’è di salvare voti rimandando il necessario processo di ristrutturazione dell’organizzazione degli ospedali». «Gli operatori della sanità si trovano in una situazione di stallo. Anche sul fronte delle spese, finché non verrà chiarito chi fa cosa, rischiamo di produrre sprechi. I macchinari devono essere destinati alle strutture giuste, così come gli investimenti. Che Zaia la smetta di coprire Coletto». Sinigaglia immagina già quale sarà il prossimo cavillo messo in campo dalla Regione per fermare l’applicazione delle schede: «Per rendere operativa la riorganizzazione dovranno essere approvate anche le schede territoriali, che ancora mancano. Sono certo che Zaia si inventerà questa scusa». Fa eco a Sinigaglia Lucio Tiozzo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale: «Zaia intervenga per mettere ordine nella riorganizzazione della sanità in Veneto. Visto che l’assessore Coletto appare incapace di assumere una decisione chiara, Zaia deve prendere atto dell’impossibilità di proseguire con questa situazione, che lascia nell’incertezza l’utenza e gli addetti sanitari del Veneto. Le schede vanno approvate urgentemente: la sanità veneta non può scivolare in questo baratro caotico».

Fabiana Pesci

 

All’assemblea cittadina Bettin conferma: «Ricorso contro la delibera regionale perché manca la Vas». Stasera ne discute anche il consiglio di Municipalità

MARGHERA. Oggi alle 20.45 in municipio il caso Alles sarà discusso in una riunione del consiglio di Municipalità a cui prenderà parte anche l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin. Il componente della giunta comunale, da sempre in prima linea contro i progetti tesi a trasformare Porto Marghera nel luogo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi provenienti da tutta Italia, l’altro ieri sera ha partecipato ad un affollato incontro organizzato in municipio dall’Assemblea permanente contro il rischio chimico.

Bettin ha ricordato che

«la giunta comunale ha fatto ricorso al Tar contro la decisione della giunta regionale che ha dato il via libera al potenziamento di Alles. Il procedimento autorizzativo è incompleto in quanto manca la Vas (Valutazione ambientale strategica)».

Roberto Trevisan dell’Assemblea permanente ha annunciato che

«sabato alle 10 partirà da piazza Municipio una manifestazione in bicicletta per contestare il progetto Alles che arriverà sino a Malcontenta davanti alla sede di Mantovani».

Inoltre, il presidente della Municipalità Flavio Dal Corso ha annunciato che durante la riunione odierna del consiglio municipale sarà lanciata una

«manifestazione cittadina a Venezia, per contestare la decisione inaccettabile della giunta regionale».

La protesta contro Alles però potrebbe unirsi a tutte le vertenze ambientali della regione e del Paese. Un rappresentante del comitato “No grandi navi” ha proposto, l’altra sera, ai cittadini di Marghera, di

«partecipare ad una grande mobilitazione dei comitati di tutta Italia che si terrà l’8 e il 9 giugno a Venezia».

Una rappresentante del M5S, invece, ha annunciato che presto i grillini organizzeranno un incontro sulla questione a Marghera e ha aggiunto:

«Metteremo a disposizione i nostri parlamentari per fermare il progetto Alles ma è necessario porre il problema anche a livello europeo».

Il consigliere regionale Gennaro Marotta (IdV), invece, ha affermato:

«La Lega in Provincia a suo tempo si è pronunciato contro il potenziamento di Alles ma è stata smentita dal governatore leghista Luca Zaia che ha approvato il progetto. La presidente della Provincia Francesca Zaccariotto provi a far tornare sui suoi passi Zaia».

Davide Scano del M5S, invece, ha detto:

«Bisogna denunciare il conflitto di interessi di cui è protagonista il funzionario regionale Silvano Vernizzi a causa dei suoi mille incarichi istituzionali. E’ commissario alla Pedemontana, commissario del Passante di Mestre, commissario al traffico di diverse città, amministratore delegato di Veneto Strade, presidente della commissione Vas, presidente della commissione Via».

Michele Bugliari

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ASSEMBLEA A MARGHERA – Presente anche l’assessore Bettin, domani consiglio di municipalità

Cento persone in Municipio per dire: «No al progetto Alles». È stata molto partecipata l’assemblea cittadina di ieri sera, organizzata dall’Assemblea permanente contro il rischio chimico. Era presente anche l’assessore comunale alle Politiche ambientali Gianfranco Bettin che proprio nei giorni scorsi è stato minacciato probabilmente a causa del suo impegno contro i traffici di rifiuti. Inoltre, c’era il presidente della Municipalità Flavio Dal Corso che ha annunciato che domani alle 20.45, il consiglio di Municipalità terrà una riunione specifica sul caso Alles a cui prenderà parte lo stesso Bettin. Il presidente dell’Assemblea permanente Roberto Trevisan ha detto:

«La giunta regionale, che ha autorizzato il progetto per lo smaltimento di rifiuti pericolosi a Marghera, almeno poteva congelare la decisione per motivi di opportunità visto lo scandalo che ha coinvolto Baita, responsabile di Mantovani e “padrone” di Alles. Tutta la cittadinanza è indignata per questo tentativo di riportarci indietro di 10 anni, trasformando Marghera nella pattumiera d’Italia. Sabato prossimo o sabato successivo faremo una manifestazione, prenderemo le biciclette per andare a contestare Mantovani e l’impianto Alles. Poi, bene ha fatto l’assessore Bettin con la giunta comunale ha fare ricorso al Tar».

(mi.bu.)

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Nuova Venezia – Porto Tolle, scontro sulla riconversione

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

mag

2013

Enel frena: «Decideremo solo quando ci saranno le autorizzazioni necessarie».

Ambientalisti contrari, il Pd è spaccato

VENEZIA – Il neo ministro Flavio Zanonato e il governatore Luca Zaia concordano: la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle è il primo atto per rilanciare la locomotiva Nordest. Sono bastate poche ore, però, e sul dossier messo in rampa di lancio dalla convergenza ministero dello Sviluppo economico-Regione Veneto sono tornate ad annodarsi criticità, polemiche e diffidenza che hanno, fin qui, relegato un progetto da 2,5 miliardi tra le incompiute venete. Enel frena. Al netto delle polemiche, il dato di fatto è che dopo otto anni trascorsi a inseguire inutilmente la riconversione Enel ha messo in standby il progetto. La conversione dei quattro gruppi a olio esistenti in tre gruppi a carbone non è, infatti, stata inserita nell’ultimo piano industriale della società. «Il progetto è stato congelato in attesa delle autorizzazioni necessarie. Solo a fronte di queste decideremo cosa fare» fa sapere la società guidata da Fulvio Conti. Un atteggiamento prudente, quindi, o forse qualcosa di più. Per ragioni congiunturali, in primis. Gli impianti di produzione oggi non lavorano certo a pieno regime e con la crescita delle rinnovabili i volumi delle centrali tradizionali si sono ridotti anche del 50%. Enel non ha più la fretta di un tempo. Avendo i permessi necessari domani (cosa impossibile), la prima accensione dell’impianto non potrebbe comunque arrivare prima della fine del 2018. In più va tenuto conto che la società vuole accelerare il percorso di riduzione dell’indebitamento. Nuovi investimenti, in un momento di offerta sovrabbondante, non vanno certo in questa direzione.

L’iter per il via libera. Alla luce della modifica alla legge regionale del parco naturale Delta del Po (necessaria per la previsione del carbone) apportata dalla giunta Zaia, la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) è ripartita da zero. A fine di marzo Enel ha risposto alle osservazioni del ministero. Difficile che prima di settembre possa essere rilasciata la Via. Senza dimenticare che una volta raggiunto questo traguardo l’iter non è chiuso. L’anno in corso sarà decisivo: se nel 2014 non ci saranno le condizioni per aprire i primi cantieri, è facile pensare che l’investimento resterà definitivamente nel cassetto.

Nuove polemiche. La volontà di rilanciare la conversione

«è sbagliata e regressiva»

tuona Greenpeace.

«È la spia di una strategia industriale vecchia, che non modernizzerà il Paese e che, semmai, ne consoliderà la dipendenza energetica».

Sindacati e comitato dei lavoratori non hanno, invece, dubbi. «Il revamping va fatto, perché così com’è oggi la centrale è fortemente inquinante» evidenzia Emilio Viafora (Cgil Veneto). Ma sul fronte politico è battaglia.

«Ci auguriamo che il ministro Zanonato si renda conto che è impensabile che ci sia una centrale di quelle dimensioni convertita a carbone in un’area così delicata come il Delta del Po»

afferma in una nota Stella Bianchi, responsabile ambiente del Pd.

«Dopo le cose dette nei giorni scorsi sul nucleare, il ministro Zanonato ha dichiarato che la centrale a carbone di Porto Tolle va realizzata, cosa che non pensa più neanche l’Enel. Mi auguro che Zanonato aggiorni i suoi punti di vista»

dice il neo presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci.

«Non è un’emergenza per il Veneto. Non è questo di cui hanno bisogno le nostre aziende e il nostro terziario»

rincara la dose Antonino Pipitone (Idv).

Matteo Marian

 

Otto anni all’insegna del nulla di fatto Opera da 2,5 miliardi e 700 posti di lavoro

VENEZIA. «L’impianto sarà realizzato secondo le tecnologie più avanzate, che riducono le emissioni nocive ben al di sotto delle soglie di legge più severe, più di quelle già ridotte della centrale di Civitavecchia». Il 20 marzo del 2010, all’atto della firma del protocollo d’intesa per l’avvio dei lavori di conversione della centrale (Giancarlo Galan governatore), l’ad Enel, Fulvio Conti, si dimostrava ottimista. Sono passati più di tre anni, ma il piano per la sostituzione delle attuali quattro sezioni a olio in tre a carbone, con una diminuzione della produzione da 2.640 a 1.980 megawatt, e un investimento da parte di Enel di 2,5 miliardi è ancora nella nebbia. Cinque gli anni di lavoro previsti per realizzare il progetto. L’impatto occupazionale del maxi investimento parla di 700 posti di lavoro a regime e punte massime di 3.500 lavoratori in cantiere. Al riesplodere delle polemiche, ieri è tornato a farsi sentire anche il comitato dei lavoratori. «Siamo 220 lavoratori e almeno 2.000 famiglie che aspettano il progetto Enel a carbone: queste sarebbero senza la riconversione le reali “morti premature”, non l’algoritmo di Greenpeace che non ha nessuna prova sanitaria», dice il comitato a riguardo dello studio dell’Università di Stoccarda citato dagli ambientalisti dal quale emergerebbe come il progetto di riconversione a carbone causerebbe, su base annua, danni economici fino a 240 milioni di euro e una mortalità prematura stimata in 85 casi. Anche il Wwf ha espresso netta contrarietà all’ipotesi «che contrasta con la prospettiva dello sviluppo di un’economia verde e decarbonizzata».

(m.mar.)

 

 

Duro attacco dell’assessore comunale all’Ambiente alla delibera regionale che autorizza il revamping dell’azienda: «Si è stravolto il piano regolatore»

«Finora con il sistema efficace di controlli di matrice pubblica, l’illegalità nel settore rifiuti a Porto Marghera è stata ridotta al minimo anche perché si trattano solo i rifiuti prodotti nell’area con un sistema rigoroso di controlli. Ma oggi il rischio esiste perché per autorizzare il revamping di Alles Spa, la giunta regionale del Veneto ha stravolto il Piano regolare di Porto Marghera, con il rischio concreto di far arrivare qui il Far West».

Non ha dubbi, Gianfranco Bettin. La scelta della giunta regionale di autorizzare il revamping dell’impianto di Alles Spa, società del gruppo Mantovani ( finita nel ciclone dell’inchiesta sul giro di fatture false che ha portato in carcere il presidente Piergiorgio Baita, ndr) , è un clamoroso errore della Regione Veneto guidata dal leghista Luca Zaia.

Per concedere il trattamento di 70 diversi codici di rifiuti, contro i 20 attuali,

spiega Bettin nel municipio di Mestre

«si è cambiato il piano regolatore dell’area nel punto che vieta il trattamento di rifiuti che arrivano dall’esterno del territorio veneziano. Aprirsi a quel mercato significa aprirsi ad un rischio fortissimo»,

precisa l’assessore all’Ambiente di Venezia ricordando che la decisione della giunta regionale arriva dopo il via libera della commissione Via di

«cui fanno parte dodici tecnici di nomina regionale più un tredicesimo di nomina Arpav, ma sempre riconducibile alla Regione».

Una votazione simile ad un “porcellum”, attacca l’assessore visto che con i loro pareri contrari e contando solo un voto ciascuno, Comune e Provincia si sono trovati in minoranza schiacciante.

Una scelta poi che stride con l’allarme lanciato dal rapporto Dia, la direzione investigativa antimafia, nel 2011 secondo cui la mafia aveva messo le mani anche a «Porto Marghera sul traffico di rifiuti». Se l’allarme è di due anni fa, il rischio è concreto, avverte l’assessore comunale all’Ambiente.

«Per questo occorre guardare con attenzione agli assetti societari delle aziende impegnate nel settore e occorre evitare, anche, indebiti allargamenti dei permessi a operare di impianti che possono essere oggetto di operazioni non pienamente controllabili»,

segnala Bettin con un chiarissimo riferimento alla vicenda del revamping di Alles, delibera regionale

«pericolosissima perché rischia di far saltare il sistema collaudato di controlli pubblici sul ciclo dei rifiuti tossici che ora è pressoché completamente un ciclo locale».

Dal via libera al revamping di Alles Spa avverte l’assessore comunale

«il rischio di aprirsi ad avventurieri e a criminali viene così moltiplicato e questa è una inquietante, pericolosa, deregulation di tutta l’area».

Per questo motivo, quindi, la giunta Orsoni ha confermato che ricorrerà al Tar, tribunale amministrativo del Veneto, per chiedere la sospensiva della delibera regionale che autorizza Alles Spa ad aumentare le sostanze trattate nell’impianto di Marghera.

E la mobilitazione coinvolge anche comitati e associazioni ambientaliste che si ritrovano stasera in una grande assemblea cittadina a Marghera. L’Osservatorio, attivato da Comune e Legambiente, continuerà ad occuparsi di legalità e traffici ambientali: dal consumo di suolo agli affari delle ecomafie locali e nazionali con convegni e pubblicazioni.

Mitia Chiarin

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L’Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico ha organizzato per questa sera – alle 20.30 in municipio a Marghera (piazza Municipio) – un’assemblea pubblica contro il decreto firmato dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che autorizza il revamping (potenziamento) degli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti pericolosi di Alles spa (gruppo Mantovani) in via dell’Elettronica a Marghera.

Grazie al via libera della Commisisone Via e della Giunta regionali, negli impianti di Alles si potranno trattare rifiuti tossico-nocivi di 70 tipologie diverse, tra cui rifiuti speciali pericolosi, facendone arrivare anche dall’estero e da tutta Italia.

«Come abitanti di questo territorio» spiega un comunicato dell’Assemblea Permanente «non accettiamo che la nostra salute venga messa a repentaglio per garantire il business dei grandi trafficanti di rifiuti. Chi vive a Marghera e d’intorni sta già pagando un prezzo sanitario altissimo in termini di malattie per l’inquinamento. A Marghera vogliamo le bonifiche non i rifiuti. L’oltraggio del presidente della Giunta regionale, Luca Zaia alla nostra città non passerà, impediremo ai camion carichi di rifiuti tossici di arrivare a Marghera. Bloccare questo progetto è ancora possibile, la lotta vincente contro l’altro progetto di riapertura dell’inceneritore di rifiuti tossici SG31 ne è la dimostrazione».

«La Giunta regionale ha accordato a Mantovani spa, proprietaria di Alles spa» continua il comunicato stampa «di lucrare sulla nostra pelle, aumentando le polveri sottili e l’inquinamento acustico del 30 per cento».

L’Assemblea Permanente di Marghera invita tutti i cittadini a partecipare all’assemblea pubblica.

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MUNICIPALITA’ DI MARGHERA

MARGHERA. In merito all’approvazione, da parte della Giunta regionale, del progetto di revamping dell’impianto di Alles (Azienda lavorazioni lagunari escavo smaltimenti), il presidente della Municipalità, Flavio Dal Corso ha inviato una lettera al governatore Luca Zaia e all’assessore all’ambiente Maurizio Conte chiedendo di accordare un incontro alla Municipalità. Esiste poi la proposta di convocare un consiglio di Municipalità nei primi giorni della prossima settimana per valutare tutte le azioni di possibile contrasto da adottare. Dal Corso ricorda che il progetto è sempre stato contrastato dalla Municipalità che aveva chiesto alla Giunta Regionale di non recepire il parere positivo della commissione Via regionale riguardo la richiesta di potenziamento della piattaforma per il trattamento di fanghi e rifiuti contenenti anche sostanze tossico-nocive. Intanto ieri il gruppo Pd della Provincia ha presentato una mozione che impegni la presidente Zaccariotto a intervenire in Regione per rappresentare la contrarietà della Provincia all’ampliamento di Alles.

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Il Pd di Marghera annuncia battaglia contro il “sì” pronunciato dalla Regione

REVAMPING – Il progetto di ampliamento della Alles potrebbe far arrivare a Marghera rifiuti provenienti da tutta Italia. In Consiglio comunale c’è stata una forte mobilitazione

Ampiamento Alles: il Pd torna a chiedere un pronunciamento al Consiglio provinciale. Pronunciamento che c’era stato anche nel marzo del 2010, quando a Ca’ Corner, malgrado la maggioranza omologa a quella che guida la Regione, si era votato il no al “revamping” approvato due settimane fa dalla Giunta Zaia.

«La mozione, che verrà discussa in commissione e poi portata in Consiglio – spiega Lionello Pellizzer anche a nome degli altri consiglieri democratici -, impegna la presidente Zaccariotto a intervenire in Regione per rappresentare la contrarietà della Provincia all’ampliamento dell’impianto. Due anni fa avevamo espresso parere contrario all’ampliamento, mettendo in evidenza soprattutto la mancanza di programmazione regionale in materia di impianti di smaltimento dei rifiuti e il fatto che l’area di Marghera fosse oggetto di crescenti richieste di insediamenti operanti nel settore di trattamento rifiuti come se Marghera potesse diventare una pattumiera d’Italia».

Non solo, nel documento della Provincia si era evidenziato come gli impianti di smaltimento contrastino con la riqualificazione di Marghera e come il progetto Alles risultasse in contrasto con i piani urbanistici del Comune.

«Esiste, infine – ricorda il Partito Democratico -, una diffida del Ministero dell’Ambiente dal realizzare interventi prima dell’approvazione di progetti di bonifica nell’area del Sito di Interesse Nazionale».

Rispetto ad Alles, intanto, il presidente della Municipalità di Marghera Flavio Dal Corso, che sulla questione ha chiesto un incontro a Zaia, ribadisce come si debba passare alla logica dei distretti.

«Non è pensabile – attacca – che tutti i rifiuti pericolosi della Regione e d’Italia debbano essere conferiti nella nostra zona industriale. L’impianto Alles va bene così come funziona ora dal momento che tratta solo rifiuti prodotti a Porto Marghera: anche il resto del Veneto e dell’intero Paese deve imparare a trattare i propri rifiuti a casa propria».

 

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