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ZERO BRANCO – Il sindaco Feston preoccupato: «Per noi solo disagi»

ZERO BRANCO – (N.D.) Non tutti hanno brindato all’apertura, avvenuta mercoledì scorso, del nuovo casello del Passante di Mestre, tra Scorzè e Martellago. Se fosse dipeso dal sindaco di Zero Branco, Mirco Feston, sarebbe stato più opportuno suonare le campane a morto per via dei problemi del traffico che l’apertura causerà alla già trafficatissima regionale Noalese.

L’apertura del nuovo casello del Passante per quanti arrivano o si dirigono all’aeroporto Canova di Treviso finirà per intasare ulteriormente sia la Noalese che la via la vecchia e inadeguata Peseggiana.

Torna così alla ribalta il vecchio progetto della realizzazione della tangenziale nord ovest di Zero Branco, opera complementare al Passante, già prevista nel 2004. Sono anni che il sindaco Feston ha messo in guardia sulle conseguenze derivanti alla viabiltà zerotina dall’apertura del nuovo casello del Passante.

«Troppo facile – attacca il primo cittadino – scaricare i problemi del traffico sui comuni vicini. Per queste ragioni si rende indispensabile attuare la tangenziale. Solo così si potrà preservare l’area centrale dalle insidie del traffico di attraversamento sul nostro territorio che continua ad avere pesanti conseguenze anche sulla salvaguardia della salute pubblica. Come amministrazione – aggiunge Feston – ci rendiamo contro che la fase economica che stiamo attraversando è delle meno felici. In ogni caso mi auguro che la Regione mantenga gli impegni presi negli anni scorsi sul progetto della tangenziale nord ovest».

L’annoso problema avrà una eco in Consiglio regionale con l’iniziativa politica adottata dal consigliere Claudio Niero (Pd) il quale ha presentato un emendamento per inserire il finanziamento del progetto della tangenziale nord ovest di Zero Branco nel bilancio regionale 2015, che sarà approvato nelle prossime settimane.

 

PREGANZIOL – Non conosce pause la battaglia dei pendolari di “Treno, fermati”. La conferma al termine dell’assemblea pubblica dell’altra sera in sala Granziol.

Irene Mori e Cristina Vianello, promotrici della raccolta di 940 firme e del sit-in della scorsa settimana in stazione, hanno confermato che proseguiranno le iniziative per ottenere le stesse fermate dei treni della stazione di Mogliano.

Richieste ribadite nella lettera che il comitato ha inviato al presidente della Regione Luca Zaia, all’assessore alla mobilità Elena Donazzan e ai consiglieri della Seconda Commissione regionale che si occupa anche di trasporti.

I pendolari ricordano che prima dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato a Preganziol fermavano 230 treni in più nell’arco di una settimana.

«Le stazioni di Preganziol e San Trovaso -sostengono i pendolari- servono un bacino d’utenza molto ampio che va dalla zona di Treviso sud fino a Casier, Casale, Quinto e Zero Branco».

Chiedono perciò il ripristino del treno che parte da Venezia a mezzanotte, utile a chi lavora nel settore alberghiero. Attualmente l’ultimo treno da Venezia è alle 21.15.

(nd)

 

ZERO BRANCO – (N.D.) Il Circolo del Pd di Zero Branco ha provocatoriamente invitato il presidente della Regione Luca Zaia ad un incontro conviviale per degustare piatti a base di radicchio, alla condizione però che ritiri la sua firma dalla delibera per l’avvio delle attività per l’installazione di “una vera e propria bomba ecologica” negli impianti dell’ex ditta Mestrinaro.

La lettera è stata fatta pervenire a Zaia quattro giorni prima dall’inaugurazione della 22. mostra del radicchio in programma a Zero Branco sabato alle 10.30. Il Pd dà per scontato che all’apertura della mostra Zaia, come negli anni scorsi. ci sarà.

«Speriamo che anche questa volta raccolga l’invito perchè -spiega il Pd- se dovesse avviarsi l’attività nel sito dell’ex Mestrinario sicuramente sarà costretto, nei prossimi anni, a mangiare altro e altrove, se vorrà avere riguardo per la sua salute. Ci piacerebbe sapere cosà dirà il giorno dell’inaugurazione agli agricoltori e agli abitanti di Zero Branco. Scruteremo l’espressione del suo viso e presteremo attenzione al tono delle sue parole, per capire con quale coraggio propinerà i soliti discorsi d’occasione inneggianti all’agricoltura e ai suoi prodotti, dopo aver avvallato con la sua firma, insieme con la sua Giunta, l’avvio delle attività nell’ex Mestrinaro. Abbia il coraggio di dire pubblicamente – aggiunge il Pd – che l’impianto ex Mestrinaro per il trattamento dei rifiuti pericolosi non verrà mai aperto nel comune di Zero Branco e che ritirerà l’ultima delibera che ha firmato».

Continua così il braccio ferro che dura da un anno ormai tra il Pd di Zero Branco e il presidente della Regione Zaia sull’attività dell’ex Mestrinaro che ha operato per decenni nell’area agricola di via Bertoneria a Sant’Alberto.

 

ZERO BRANCO – «Non è più tollerabile continuare a lasciare tonnellate di materiali e di terra inquinata a poche decine di metri dalle abitazioni di via Bertoneria. Le autorità competenti devono intervenire con urgenza a tutela della salute pubblica e dell’area a vocazione agricola»: torna alla carica l’ambientalista Gino Spolaore sulla vicenda dell’ex azienda Mestrinaro a Sant’Alberto di Zero Branco.

Gli impianti della Mestrinaro Spa, poi diventata Costruzioni Generali Srl, sono fermi da circa un anno e mezzo. Dopo il fallimento dell’azienda zerotina è rimasto tutto bloccato. Ci sono enormi cumuli di rifiuti speciali che giacciono all’interno dei capannoni dismessi. Gino Spolaore parla di una vera è propria bomba ecologica.

«Parliamo di un’area dove si coltiva il famoso radicchio rosso tardivo di Treviso e l’asparago bianco, oltre a molte altre colture ortofrutticole specializzate. A rischio inquinamento sono anche le falde freatiche, considerato che tutto il territorio del Comune di Zero Branco è privo di acquedotto pubblico».

(N.D.)

 

CAMPOCROCE – Il quartiere attende da anni l’opera inserita nel progetto del Passante di Mestre

MOGLIANO – «Non intendiamo rinunciare alla pista ciclopedonale a lato della provinciale 65 nel tratto da Campocroce fino al confine con Zero Branco, prevista come opera complementare al Passante di Mestre»: non molla Pietro Lorenzon presidente dell’associazone di quartiere della frazione di Mogliano, che si batte da anni per la realizzazione di quest’opera viaria promessa dalla Società Passante, mai realizzata. Lorenzon ha scritto al presidente della Regione, Luca Zaia, per far presenti i problemi della sicurezza stradale legati al tracciato del Passante che ha tagliato in due il territorio campocrocino creando anche problemi di aggregazione sociale.

Zaia gli ha risposto girando la grana al Comune. L’auspicio è che ora si metta in calendario un incontro con la società per venirne fuori. La comunità di Campocroce è stata costretta a subire la presenza del Passante. Erano stati promessi anche 3 milioni di euro a titolo di compensazione ambientale.

«Ora bisogna passare ai fatti -invoca il presidente- Siamo pronti a organizzare una grossa manifestazione di protesta se le nostre richieste continueranno a rimanere senza risposta». Campocroce, circa 1700 abitanti, attende da anni di utilizzare anche gli 800mila euro assegnati dalla Regione per realizzare la nuova piazza del paese e il centro civico.

(nd)

 

Strade e parcheggi lastricati di rifiuti pericolosi: anche la Provincia vuole essere risarcita

ZERO BRANCO – Strade e parcheggi lastricati di rifiuti pericolosi, dalla terza corsia dell’A4 fino al parcheggio dell’aeroporto Marco Polo, impregnati di arsenico, nichel e cromo da 2 a 6 volte i valori limite. Scarti di materiale edile che dovevano essere resi inerti per essere riutilizzati, ma che invece, secondo l’accusa, sono stati reimmessi nel circuito delle costruzioni quasi così com’erano, ancora pericolosi, semplicemente mescolati con calce e cemento.

Non ci sono solo gli enti locali che vogliono essere risarciti per il presunto danno provocato dalla Mestrinaro: ieri mattina, in occasione dell’apertura della fase dibattimentale del procedimento che vede imputati Lino e Sandro Mario Mestrinaro, di 59 e 53 anni, cogestori della ditta Mestrinaro, il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51 anni, di Susegana e l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50enne di Castelfranco, si è costituito parte civile anche il ministero dell’Ambiente.

Ma non solo: al dicastero si sono unite le Province di Treviso e Venezia, la Regione, i Comuni di Roncade e Zero Branco, oltre alle associazioni a tutela dell’ambiente, Legambiente e Wwf. Gli imputati sono accusati di traffico di rifiuti pericolosi.

Secondo la Procura, nell’azienda di Zero Branco arrivavano rifiuti inquinanti conferiti dalle imprese edili. La Mestrinaro avrebbe dovuto trattarli per renderli inerti: in realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti a bonifica, ma mescolati a calce e cemento e rivenduti così com’erano (a 39 euro a tonnellata). Il materiale veniva poi utilizzato nei cantieri come base per strutture di ogni tipo.

La Mestrinaro è accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi «cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione». Il misto cementato stabilizzato prodotto e venduto da Mestrinaro Spa come “Rilcem”, secondo quanto affermato dal giudice per le indagini preliminari di Venezia, è un «semilavorato pericoloso per la salute e per l’ambiente: un rifiuto illecitamente e serialmente smaltito secondo un preordinato e strutturato disegno fraudolento e illecitamente e serialmente venduto a caro prezzo a terzi di buona fede».

Ecco perché così tanti enti chiedono di essere risarciti sia per il danno patrimoniale che per quello non patrimoniale causato dalla condotta degli imputati.

(f.pe.)

 

 

L’IPOTESI – Residui tossici nelle corsie A4

ZERO BRANCO Prima udienza contro l’azienda accusata di traffico di sostanze pericolose

Rifiuti Mestrinaro: difesa in salita

Respinte in aula le richieste del legale della ditta, ammesse le parti civili

È formalmente iniziato il procedimento penale a carico della ditta Mestrinaro di Zero Branco per l’accusa di traffico di rifiuti pericolosi. Il giudice Francesco Sartorio, esaminando le questioni preliminari delle parti prima di aprire il dibattimento, ha rigettato ieri mattina tutte le istanze presentate dalle difese ammettendo una lunga lista di parti civili costituite: il Ministero dell’Ambiente, le Province di Treviso e Venezia, la Regione Veneto, i comuni di Roncade e Zero Branco e le associazioni Legambiente e Wwf.

Il giudice, rinviando l’udienza a metà giugno, ha inoltre dichiarato ammissibile la richiesta di citazione della società fallita come responsabile civile.

Sotto accusa ci sono i due cogestori della ditta di Zero Branco, Lino e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51enne di Susegana, e l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50enne di Castelfranco.

Il processo, trasferito da Venezia a Treviso per competenza territoriale, vede al centro proprio l’attività della Mestrinaro.

Proprio a Venezia, nel corso dell’udienza preliminare, era stata stralciata la posizione di Maurizio Girolami, referente della società Intesa Tre, che ora è stata riunificata.

Secondo l’accusa nell’azienda di Zero Branco arrivavano i rifiuti inquinanti conferiti dalle aziende edili e che la Mestrinaro avrebbe dovuto trattare (al prezzo di 45 euro a tonnellata) per renderli inerti. In realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti a nessun procedimento di bonifica, ma miscelati a calce e cemento per poi essere venduti a 39 euro a tonnellata ai diversi cantieri che li usavano come base per opere varie tra cui il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo e la terza corsia dell’A4.

La Mestrinaro è dunque accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi «cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione».

Giuliano Pavan

 

L’allarme di prefetti e procuratori: «Abbiamo trovato molti nomi ricorrenti»

La Forestale: «Indagini di notte per scoprire i traffici». Il trucco del giro-bolla

PADOVA – Un fiume carsico di imprese e personaggi di corposa bibliografia giudiziaria che riemergono nel Veneto; società legate in qualche modo al ciclo di rifiuti in Campania, Calabria e Sicilia che hanno basi e sedi legali nel Veneto; un diffuso sistema di collusione tra soggetti privati e pubbliche istituzioni deputate ai controlli; una produzione vastissima di rifiuti industriali (il Veneto, con 14 milioni di tonnellate, è seconda in Italia solo alla Lombardia) la cui tracciabilità non sempre appare chiarissima; uno sterminato sistema di interramento rifiuti che fa pensare che siamo seduti su un’autentica «pattumiera» di rifiuti speciali, consolidata nel tempo; e investigatori costretti ad arrampicarsi di notte oltre le recinzioni dei cantieri per trovare riscontri a una situazione.

Chi dovrebbe controllare è finito in carcere, leggi l’inchiesta che ha portato all’arresto di Fabio Fior, dirigente regionale al settore rifiuti, che negli ultimi sette anni avrebbe collezionato 40 consulenze private (indovinate da chi?) guadagnando 1,6 milioni di euro.

La commissione bicamerale d’inchiesta sulle Eco mafie, definita «sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti» ha dedicato finora due missioni al Veneto: la prima alla fine di ottobre dedicata alle province di Verona, Vicenza e Belluno; la seconda pochi giorni fa con particolare focus su Padova, Treviso e Rovigo; tra pochi giorni – giovedì e venerdì – tornerà in Veneto per approfondire la situazione della provincia di Venezia. Dove il Ministero dell’Ambiente comprende Porto Marghera – in un’area di tremila ettari in terraferma e 2500 ettari in laguna – nell’elenco dei 54 siti siti di interesse nazionale da bonificare.

La commissione d’inchiesta ha ascoltato prefetti, questori, procuratori capo, investigatori della Polizia di Stato, dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico, della Guardia Forestale, gli assessori regionali Maurizio Conte e Luca Coletto, dirigenti di Arpa e le principali associazioni ambientaliste. Ne esce un quadro allarmante, molto di più di quanto raccontino le cronache: «É un panorama che desta preoccupazione quello del Veneto, con indagini di un certo rilievo in corso e alcune criticità che ora inizieremo ad approfondire – spiega Alessandro Bratti, presidente della commissione d’inchiesta –. Non v’è dubbio che in Veneto ci troviamo di fronte ad una patologia organizzata, con alcuni aspetti da approfondire che toccano anche una parte dell’amministrazione pubblica».

«Le Grandi Opere – gli fa eco Laura Puppato, senatore membro della commissione e da sempre sensibile ai temi ambientali – rappresentano un fattore di rischio notevole: abbiamo riscontrato dalle audizioni numerosi casi di interramento di rifiuti speciali nei sottofondi stradali. La stessa preoccupazione dobbiamo nutrire per la Superstrada Pedemontana Veneta: è dunque necessaria una vigilanza stringente e la possibilità di controlli più immediati».

Il comandante del Corpo Forestale dello Stato ha rappresentato la difficoltà ad ottenere decreti di perquisizione in assenza di precisi indizi: «Siamo un piccolo corpo di polizia, gli stabilimenti sono recintati, dobbiamo arrampicarci, entrare in domenica, inserire videocamere sui piloni della luce, ottenere intercettazioni».

Destano preoccupazioni alcuni episodi di carattere intimidatorio, come l’incendio di 23 cassonetti e del magazzino comunale di Feltre, dove il Comune gestisce in proprio la raccolta e lo smaltimento rifiuti: «Abbiamo registrato ripetuti incendi a cassonetti della carta: sono atti seriali o intimidatori?» si è chiesto il prefetto di Belluno, propendendo per la seconda ipotesi. Appare curioso che una piccola azienda con sede a Quero Vas, la Buttol srl, abbia vinto un appalto da 21 milioni di euro per la raccolta dei rifiuti nel Napoletano.

Non sfugge inoltre come nel sistema di trasporto rifiuti molte imprese siano coinvolte in delicate indagini giudiziarie: la Ramm di Pianiga (Venezia), che fa riferimento all’imprenditore padovano Sandro Rossato, accusato di associazione di stampo mafioso; la Mestrinaro di Zero Branco sotto inchiesta per traffico illegale di rifiuti speciali; e poi la Daneco che gestisce la discarica di Pescantina e di Villadose (due amministratori delegati arrestati l’anno scorso); il Gruppo Stabila di Ronco all’Adige, indagato per un prolungato interramento di rifiuti industriali in una ex fornace.

Proprio l’interramento di rifiuti speciali sembra essere stata una delle pratiche più usate dalle imprese che si occupano di questo business. Così, sono finiti sotto la Valdastico gli scarti ferrosi delle acciaierie di Vicenza, fanghi industriali sotto il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo, rifiuti sotto la Transpolesana a Cerea. Ma nel favoloso mondo del trasporto rifiuti un’altra pratica consente di fare soldi rapidamente e a rischio quasi zero: è il cosiddetto «giro bolla». I camion carichi di scarti industriali entrano negli impianti di inertizzazione con un documento che ne indica il codice preciso e se ne tornano fuori, senza aver svuotato il carico, con un codice diverso, magari di materia prima inerte. Un «girobolla» che può valere, a conti fatti, migliaia di euro per ogni camion.

Daniele Ferrazza

 

ZERO BRANCO – (nd) “Il Comune di Zero Branco non è la cenerentola della Regione”: il Circolo zerotino del Pd non molla e nella nuova lettera inviata al presidente della Regione Luca Zaia sull’annoso problema dell’impianto di trattamento di rifiuti speciali dell’ex ditta Mestrinaro nell’area a vocazione agricola in via Bertoneria a Sant’Alberto, torna a ribadire l’urgenza del problema. Il Pd ha rinnovato l’invito ai governatore a vedere di persona la grave situazione ambientale che si è creata in zona Bertoneria, che rischia di trasformarsi in una vera e propria “bomba ecologica”, invito che Zaia aveva ignorato alcune settimane fa. Ci sono tonnellate di rifiuti speciali che giacciono nei capannoni dopo la chiusura dell’attività della Mestrinaro.

«Il governatore – incalza il Pd – ci deve dire una volta per tutte se vuole o meno l’impianto di rifiuti speciali, sappiamo tutti che la decisione è solo sua. In questa vicenda ha sempre glissato e ha cercato di scaricate la responsabilità su altri soggetti. Ma noi non molliamo, vogliamo che Zaia dimostri di essere il presidente di tutti i veneti».

Gli abitanti della Bertoneria temono che l’attuale situazione di stallo possa causare pericoli per la salvaguardia ambientale. Gli impianti dell’ex ditta Mestrinaro Spa, poi diventata Costruzioni Generali Srl a sua volta messa in liquidazione, sono insediati su una vasta area agricola famosa per la produzione del radicchio rosso tardivo e dell’asparago bianco. Si teme in particolare per la salvaguardia delle falde freatiche. Tutto il territorio del Comune di Zero Branco è privo di acquedotto pubblico, per cui l’approvvigionamento idrico della popolazione è assicurato dai pozzi artesiani che pescano l’acqua direttamente del sottosuolo.

 

Gazzettino – “Rifiuti tossici sotto la Valdastico”

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22

ott

2014

VENEZIA – L’inchiesta per traffico illecito di scorie con 27 indagati condotta dalla Procura Antimafia

I periti del gip hanno trovato tracce di sostanze pericolose nel tratto autostradale a sud di Vicenza

Ci sono rifiuti tossici sotto l’autostrada Valdastico Sud. Lo hanno accertato i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari di Venezia, Andrea Odoardo Comez, i quali hanno rinvenuto tracce di sostanze pericolose in più di un’area di quelle oggetto di carotaggi.
I dettagli relativi a quantità e tipologie di sostanze identificate nel sottosuolo saranno illustrati dai tre esperti – il professor Giuseppe Cantisani dell’Università di Roma, il chimico Luigi Colugnati dell’Arpa del Friuli Venezia Giulia e il geologo Francesco Benincasa – nel corso dell’udienza fissata per il prossimo 3 novembre, alla quale parteciperanno anche i consulenti tecnici nominati dalla difesa, i quali hanno seguito tutte le fasi di ricerca e analisi dei campioni assieme ai periti del gip. È probabile che la discussione sarà accesa e le conclusioni tra periti del giudice e consulenti della difesa non coincideranno, in particolare per quanto riguarda le motivazioni relative alla presenza degli inquinanti.
Nell’inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti, condotta dal sostituto procuratore antimafia di Venezia, Rita Ugolini, risultano indagate 27 persone, tra cui il commissario straordinario straordinario della Provincia di Vicenza, Attilio Schneck, 58 anni, chiamato in causa in qualità di presidente della società autostradale Padova-Brescia; Flavio Orlandi, 63 anni, presidente della Serenissima costruzioni di Verona; Valeria Caltana, 54 anni, presidente della Mestrinaro spa di Zero Branco; Antonio Beltrame, 64 anni, presidente della Acciaierie Beltrame di Vicenza.
La Procura ha avviato gli accertamenti ipotizzando che nel sottosuolo, tra Longare e Agugliaro, siano stati sversati oltre 150mila metri cubi di scorie di acciaieria non bonificate e quindi potenzialmente nocive. È stata la segnalazione di un’associazione ambientalista a dare il via alle indagini: nell’esposto veniva riferito un episodio denunciato ad Albettone dal proprietario di un cane che morì dopo aver bevuto da una pozza d’acqua vicina al cantiere. Il pm Ugolini ha preliminarmente eseguito una serie di accertamenti, per poi chiedere una perizia con tutte le garanzie per la difesa, in modo che i risultati dei prelievi effettuati sotto l’autostrada possano avere valore di prova.
Chiuso l’incidente probatorio, l’inchiesta non sarà però conclusa: la Procura dovrà infatti accertare chi abbia sversato gli eventuali rifiuti tossici, e dunque a chi possa essere addebitata la responsabilità del presunto inquinamento. In ogni cantiere dovrebbe essere rigorosamente registrato il nome delle imprese che hanno operato in ogni singola area. Per ora, però, questi dati non risultano essere stati rinvenuti.

 

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