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L’ultimo numero della lussuosa newsletter del Porto di Venezia (consultabile sul web) contiene alle pagine 3, 4 e 5 un dettagliato articolo dell’ingegner Giampietro Meyerle del Magistrato alle Acque di Venezia, l’autorità alla quale i ministri Passera e Clini hanno chiesto di studiare la fattibilità di un nuovo canale di passaggio per le grandi navi dirette verso la Marittima. Lo studio non è ancora terminato, come si deduce dai capoversi finali dell’articolo (che parla di «prime verifiche effettuate» e di «aspetti che verranno ulteriormente approfonditi»), ma viene presentato dalla rivista come praticamente e positivamente concluso: «In meno di due mesi dalla richiesta», si legge nella presentazione, «il Magistrato alle Acque ha proposto un elaborato che dimostra la fattibilità di un accesso agli accosti che protegga maggiormente San Marco». Questo “accesso agli accosti” è il delicato, tranquillo e ancora poetico canale Sant’Angelo Contorta, oggetto di tante veleggiate dei veneziani in cerca di pace e silenzio. Una volta vi si è svolta anche una regata delle vele al terzo, con l’isola di San Giorgio in Alga che fungeva da boa. Era una giornata estiva ma di maltempo, con una forte bora che aveva cominciato a soffiare. Nella “strambata” per girare attorno all’isola una delle barche più grosse, un “topo” ben noto tra i regatanti e che ancora gareggia con ottimi risultati, sbagliò la manovra e si capovolse… Il canale, lungo  (come spiega l’ingegner Mayerle) 4.800 metri, è oggi profondo tra due metri e mezzo e cinque metri e largo circa venticinque, segnato da una fila di bricole che ne accompagnano l’andamento (per ora) sinuoso. L’articolo dell’ingegnere spiega come sarà trasformato: avrà una profondità di dieci metri e una larghezza… di 80 metri! Le sinuosità dovranno essere attenuate, «per mantenere un raggio di curvatura superiore a 2,5 km in modo da garantire adeguata manovrabilità in navigazione». Lo scavo produrrà quattro milioni di metri cubi di “fanghi” da piazzare in qualche posto, magari per costruire delle rive robuste (l’articolo le chiama velme) per «proteggere i bassi fondali a lato del canale» dalle onde create dalle navi… Qualche tempo fa il consigliere comunale Renzo Scarpa, assieme al collega Nicola Funari (anch’egli forse non casualmente del gruppo consiliare misto) fece preparare e presentò a un pubblico purtroppo non così numeroso come l’occasione avrebbe meritato, un’anticipazione di quelli che potranno essere gli scavi e di quale canale ne risulterà.   A suo avviso (come a quello del professore d’idrodinamica D’Alpaos dell’Università di Padova) la laguna non potrà non esserne sconvolta nella sua struttura. Scarpa aveva fatto preparare e presentò le immagini che dipingevano la geografia locale come potrebbe essere dopo la creazione del canale. C’erano delle fotografie del canale com’è ora, con la sua struggente bellezza, dopo le quali si vide una larga, quasi rettilinea striscia gialla che congiungeva il canale dei Petroli con il retro della Giudecca. Eravamo nella bella e appena rinnovata Serra dei Giardini, e alla vista dell’immagine si sentì quasi un grido d’orrore levarsi dal pubblico. Era stata una visione da incubo, che si può trovare ancora sul sito web del consigliere Scarpa (http://www.renzoscarpa.it/documenti/grandi-navi.pdf). Ah, anche lui possedeva una barca con la vela al terzo. Si chiamava “Verena” ed era una bella, antica topetta, «che ha l’opera viva di una sanpierota e le linee superiori adattate alla pesca a togna», come ha scritto recentemente con parole in cui risuona una forse involontaria malinconia. * Vicepresidente Italia Nostra sezione di Venezia

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