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Il pm Stefano Ancilotto ha chiesto ieri la condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione per l’ex amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova Lino Brentan ritenendolo responsabile di alcuni episodi di corruzione nell’ambito dell’assegnazione di lavori e consulenze.

LA REQUISITORIA

Il Pm chiede 4 anni e 2 mesi per il manager dell’autostrada

Il clamoroso arresto a fine gennaio

Risale al primo gennaio il clamoroso arresto di Lino Brentan da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria. L’inchiesta, però, aveva preso il via lo scorso anno, con l’arresto di due funzionari della Provincia, Claudio Carlon e Domenico Ragno, accusati di gestire a suon di “mazzette” gli appalti per i lavori di ristrutturazione di vari immobili di proprietà dell’amministrazione. Gli appalti venivano ripartiti, a trattativa privata, sempre tra gli stessi imprenditori. Dopo gli arresti, erano arrivate le confessioni, sia da parte di molti imprenditori, sia da parte dei due funzionari, i quali avevano indicato in Lino Brentan il loro principale referente. Carlon e Ragno hanno già patteggiato 3 anni e 6 mesi ciascuno; gli imprenditori pene che vanno da 7 mesi a 3 anni e 2 mesi di reclusione.

 

«Prese soldi per gli appalti. Brentan va condannato»

Inchiesta coordinata dai procuratori Delpino e Mastelloni

LA TECNICA – Lavori frazionati per evitare di affidarli con un bando

Non c’è stato neppure il tempo per mangiare un panino, ma solo una piccola pausa concessa di volta in volta alle parti per andare al bagno. L’udienza-fiume dal giudice Roberta Marchiori sulla discussione del processo contro l’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia – Padova Lino Brentan è durata dalla mattina al tardo pomeriggio di ieri.

Il pubblico ministero Stefano Ancilotto ha impiegato ben tre ore per esporre la sua requisitoria, al termine della quale ha chiesto la condanna a quattro anni e due mesi di reclusione ritenendo l’ex manager responsabile di alcuni episodi di corruzione nell’ambito dell’assegnazione di lavori e consulenze.

Nessuna richiesta di risarcimento danni dalla società concessionaria che, come è noto, ha ritenuto di non doversi costituire parte civile nel processo.        In particolare, il magistrato ha ricordato come, in differenti fasi processuali ci siano state almeno sette od otto persone (tra imprenditori del Veneziano e di altre province nonché funzionari e dipendenti pubblici) che hanno ribadito come l’imputato abbia preso del denaro.

Tutti gli episodi sono stati circostanziati per fornire un quadro il più possibile preciso.Per il Pm che ha condotto l’indagine, i lavori della Venezia-Padova venivano assegnati “in chiave clientelare” ad una serie di imprenditori indicati direttamente da Lino Brentan il quale sarebbe intervenuto “perentoriamente”, nonostante la competenza spettasse ad altri. Citando un dirigente della società, il Pm ha poi ricordato come la tecnica utilizzata fosse quella dell’illecito “frazionamento” dei lavori da appaltare, praticato al fine di evitare di dover bandire regolari gare per l’affidamento dei lavori.

I nomi delle ditte da invitare alle procedure di “cottimo fiduciario” sarebbero sempre stati indicati da Brentan.        Il processo, che il Pm aveva chiesto si svolgesse con rito immediato (scelta contestata dalla difesa), si è svolto con la formula del rito abbreviato, che prevede l’utilizzo delle sole prove raccolte durante le indagini preliminari e lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.        La difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, ha chiesto l’assoluzione, sollevando una serie di questioni sull’applicabilità della disciplina degli appalti per i fatti anteriori al 2006. Per i difensori, infatti, è necessario sentire nuovamente i periti per capire a quali appalti era applicabile la normativa prevista dal Testo unico sui contratti e a quali la Legge Merloni. Il giudice ha fissato per mercoledì 25 l’audizione e poi si ritirerà per la sentenza.    Michele Fullin

 

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