Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Agricoltura, in dieci anni chiusa un’azienda su tre

Hanno abbandonato le imprese più piccole, specialmente quelle in montagna le attività rimaste sono più competitive: al top vite, ortofrutta e lattiero-caseario

PADOVA – Meno aziende, maggiore estensione. La tendenza che emerge dai dati definitivi del censimento agricolo 2010, è nitida: il sistema agricolo veneto è diventato più competitivo e al tempo stesso più specializzato. Il numero delle aziende agricole e zootecniche è calato del 32,4 per cento a 119.384 imprese: un’azienda su tre ha gettato la spugna. Un processo identico ha interessato l’Italia, che a fine periodo conta su 1.620.884 aziende, con una diminuzione percentuale identica. Decennio dopo decennio è confermata anche la tendenza alla concentrazione dei terreni e degli allevamenti, senza che questo abbia influito sulla superficie agricola utilizzata, che si è ridotta del 4,6% a livello veneto e del 2,5 sul piano nazionale. «Il quadro è quello di un settore che mantiene una forte caratterizzazione ma è tutt’altro che immutabile», chiosa l’assessore veneto all’agricoltura Franco Manzato. Sul tavolo ci sono i dati definitivi del censimento agricolo 2010, elaborati dalla Direzione sistema statistico regionale. In dieci anni è cresciuta sensibilmente la superficie media aziendale, che ora si attesta a 6,8 ettari: oltre un ettaro in meno rispetto al dato nazionale, ma abbondantemente al di sotto dell’andamento nelle altre regioni del Nord (Lombardia oltre 18 ettari, Piemonte oltre 15, Emilia Romagna al di sopra dei 14 e Friuli Venezia Giulia quasi 15 ettari): «Che da noi aumenti la dimensione aziendale è un fatto positivo – spiega ancora Mazato – certo l’accrescimento di questo parametro va valutato in relazione alle specializzazioni colturali. Da noi sono forti la viticoltura, il settore ortofrutticolo e il lattiero caseario: le dimensioni delle aziende in relazione a questo tipo di vocazioni sono già apprezzabili». Complessivamente si può valutare in circa 103 mila ettari la superficie agricola persa nell’ultimo trentennio. Ad accusare il calo più consistente sono state le piccole e piccolissime aziende. Il calo si fa sempre più contenuto via via che si sale di categoria di superficie agricola, fino ad arrivare alle aziende da 20 a 30 ettari di superficie agricola utilizzata le quali registrano una crescita del 7,1% e addirittura quelle fra 50 e 100 ettari che aumentano di un terzo. «È evidente – spiega dal canto suo la Coldiretti Veneto – che i cali più pronunciati sono collegati soprattutto all’abbandono nelle zone di montagna del prato-pascolo: dei 45 mila ettari andati perduti, ben 33 mila sono riferiti a questa tipologia. Mentre nelle altre aree rurali la superficie agricola è stata mantenuta dalle stesse aziende, nonostante le notevoli pressioni determinate dallo sviluppo infrastrutturale, commerciale e residenziale». Una trasformazione all’insegna dell’efficienza e del mercato che dunque inasprisce il problema del presidio del territorio montano. Anche perché il ricambio generazionale fra i capi azienda procede senza accelerazioni: oltre la metà ha oltre 60 anni e solo il 7,2% meno di 40, mentre la quota dei laureati ad indirizzo agrario è dell’1 per cento.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui