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Tribuna di Treviso – Operazione Barcon, Rotocart si sfila

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

set

2012

La cartiera partner di Colomberotto tratta con la giunta di Castelfranco per l’area industriale tra le vie Sile e Lovara

CASTELFRANCO. Comincia a perdere pezzi il progetto della contestatissima mega-area industriale di Barcon. La Rotocart di Piombino Dese, la cartiera interessata ad affiancare Colomberotto nell’operazione Barcon, si sfila, cerca e parrebbe aver trovato un’alternativa. Rotocart, infatti, ha avviato contatti con l’amministrazione di Castelfranco che lunedì sera ha compiuto il primo atto formale per consentire alla Rotocart l’acquisto di 120 mila metri quadrati di terreno compresi tra via Lovara, via Sile e le due ferrovie. Si tratta dell’area a nord dello scalo merci e degli edifici dell’ex Istituto agrario, di cui costituivano la campagna. A confermarlo è lo stesso assessore al Patrimonio e all’Urbanistica Roberto Filippetto, leghista, che sgambetta così (involontariamente) il sindaco leghista di Vedelago che sull’operazione Barcon si è giocato faccia e carriera politica. In pratica Rotocart, viste le difficoltà a Barcon si è guardata intorno e ha manifestato interesse per Castelfranco, probabilmente proprio per l’area resa appetibile dalla presenza dello Scalo merci decisamente sottoutilizzato, come conferma Filippetto: «Hanno un traffico fra i 3 e i 400 carri all’anno, quando ne servirebbero 10 volte tanti per stare in piedi. Ovvio che con un’operazione del genere anche il raccordo ferroviario avrebbe una sua ragione di esistere. E poi», incalza l’assessore, «dopo 30 anni avremo finalmente un’azienda che torna a insediarsi da noi, tra tante che vanno via o chiudono».

L’assessore parla di un investimento di 110 milioni di euro, con 200 posti di lavoro e turni di 24 ore su 24. «Ci siamo informati ci mancherebbe», confessa candidamente.

Intanto lunedì sera in Commissione Bilancio e Patrimonio e successivamente in Commissione Urbanistica è stata portata la Variante al Piano Alienazioni, per mettere all’asta (sic!) il terreno su una base di 5 milioni e 300 mila euro. Stante il fatto che le recenti aste del Comune per lotti minori sia di importo che di estensione sono andate tutte deserte, non ci vuole molto a tirare le ovvie conclusioni: non saranno molti i concorrenti intenzionati a partecipare e a far salire il prezzo. Come faccia il Comune a essere così sicuro sulla buona riuscita dell’operazione non si sa, avrà avuto delle garanzie. Certo è che l’asta si farà ad ottobre e a gennaio le ruspe dovrebbero cominciare a spianare l’area. Ma è altrettanto certo che chi non starà zitta è l’opposizione che già in Commissione ha espresso la propria contrarietà a cominciare dal consigliere del Pd Sebastiano Sartoretto:

«Ma chi volete che concorra se non è già d’accordo?», chiede, «Io resto stupefatto dalla disinvoltura di questa amministrazione: ha le aste che vanno deserte, cambia in corsa il Piano Alienazioni per mettere all’asta un terreno che non era stato preso in considerazione per la vendita, cambia il Prg, il Pat, le destinazioni d’uso di un’area senza rendersi conto delle conseguenze giuridiche e senza valutare l’impatto di una scelta presa in corsa», dice come un fiume in piena, «intanto serve un mare d’acqua per lavorare la cellulosa, la pescheranno in falda, con quali conseguenza? E lo smaltimento dove e come avverrà? Dal punto di vista del traffico quale impatto ci sarà, senza contare che quello è uno dei pochi polmoni verdi rimasti fra Castelfranco, Salvarosa, Salvatronda e Campigo. Si parla di 80-90 mila metri quadri coperti, con i tantissimi capannoni vuoti che già ci sono a Castelfranco. Il tutto in poche ore, perché vogliono portare le variazioni ai piani nel consiglio comunale di venerdì».

«Ma soprattutto», conclude Sartoretto «non si possono fare operazioni con il trucco: è evidente che prima si è trovata l’azienda e poi si è fatta l’asta. Tanta fretta si spiega solo con la volontà di rientrare nel patto di stabilità e si deve fare entro il 31 dicembre. Ma dubito che stavolta vada tutto liscio».

Giorgio Sbrissa

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