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Rapporto sugli squilibri ecologici del Mediterraneo: Belpaese, Francia e Spagna i Paesi responsabili nei decenni del maggior dispendio di ricchezze ambientali

VENEZIA – L’Italia con la Francia – e subito dopo la Spagna – è tra i principali imputati del deficit ecologico che l’area mediterranea ha accumulato negli ultimi quarantanni e oltre – dal 1961 al 2008 – con circa un quarto del consumo totale di territorio, aree verdi risorse della pesca e naturali. Seguono, a debita distanza, la Spagna e la Francia e insieme questo tre Paesi hanno creato oltre la metà del dispendio di ricchezze ambientali di tutto il Mediterraneo. Stiamo inoltre consumando, molto più di quanto produciamo, con un progressivo esaurimento delle risorse del nostro ambiente. Lo testimonia il rapporto del Global Footprints Network dal titolo «Andamento dell’Impronta ecologia nel Mediterraneo», che è stato presentato ieri a Venezia nella sede dell’Ufficio Regionale dell’Unesco per la Scienza e la Cultura in Europa, a Palazzo Zorzi, aprendo la due giorni del convegno internazionale sul tema al quale partecipano esponenti di Governo, studiosi ed esperti di tutti i Paesi dell’area mediterranea. Il rapporto fotografa due anni di monitoraggio degli ecosistemi della regione mediterranea. La ricerca evidenzia, in particolare, che, tra il 1961 e il 2008, la domanda di risorse rinnovabili e servizi ecologici nella regione mediterranea è triplicata; la domanda di bioproduttività sulle aree agricole e marine della terra ha superato, dal 2008, le risorse ecologiche disponibili in percentuale superiore al 150 per cento. La regione mediterranea, in meno di 50 anni, ha quasi triplicato le sue richieste di servizi e risorse ecologiche aumentando il suo deficit in materia del 230 per cento. «Il metabolismo dell’umanità – ha detto Mathis Wackernagel, presidente di Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale di ricerca che ha elaborato lo studio attraverso l’Impronta Ecologica, uno strumento di contabilità delle risorse che misura quanta natura abbiamo a disposizione – è sproporzionato rispetto a quello della natura e ciò si verifica in particolare nel Mediterraneo, che ha un’impronta ecologica del 15 per cento superiore alla media mondiale e una biocapacità molto inferiore stimata il 60 per cento della media mondiale». Un dato che – secondo i ricercatori – spinge a sviluppare conflitti tra e all’interno delle etnie. I tre fattori maggiori fattori di consumo delle risorse ambientali sono, nell’ordine, i trasporti, il cibo e i consumi domestici. tra gli altri paesi mediterranei, L’Algeria ha sperimentato il più grande cambiamento nell’equilibrio nazionale delle risorse ecologiche, passando da una grande riserva nel 1961 ad un grande deficit ecologico nel 2008. Siria, Tunisia e Turchia sono passati dallo status di creditore ecologico allo status di debitore durante questo stesso periodo, mentre altri paesi del Mediterraneo hanno visto un peggioramento del loro deficit ecologico. Cipro ha sperimentato il più grande aumento del disavanzo e la Giordania il più piccolo. Il Montenegro rimane probabilmente l’unico creditore ecologico della regione mediterranea, ma la sua riserva si sta riducendo.il Portogallo era l’unico paese della regione mediterranea ad aver notevolmente ridotto il proprio deficit ecologico negli ultimi anni (tra il 1998 ed il 2008 è avvenuta una diminuzione del 18 per cento pro capite). Ma il deficit pro capite nazionale è ancora superiore alla media regionale.

Enrico Tantucci

 

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