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Gazzettino – Tangenti, “il sistema Brentan”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

10

ott

2012

MAZZETTE ALLA VENEZIA-PADOVA Per il giudice nessun segno di ravvedimento da parte del manager
Tangenti, “il sistema Brentan”

Le motivazioni della condanna a 4 anni: «Ruolo pubblico svenduto, metodica azione di corruzione»

TANGENTI & AUTOSTRADE

LA CERCHIA   «Ha elargito favori in cambio di cospicue somme di denaro»

I COLLABORATORI   «Aveva potere di ingerenza nelle scelte dei dirigenti»

«Brentan ha svenduto il suo ruolo di manager»

Le motivazioni che hanno spinto il gup a condannare l’ex ad della Venezia-Padova. «Non merita le attenuanti, perché non ha mostrato alcun segnale di ravvedimento»

L’INCHIESTA – Presunte mazzette per l’assegnazione di appalti e consulenze

LA SENTENZA – Quattro anni di reclusione per corruzione

L’INGEGNERE  «Ho sbagliato e sono entrato in un vortice senza uscita»

CONFISCA – Somme illecite per un totale di 245mila euro

IL GIUDICE   «Atti contrari all’ufficio in violazione dei doveri di onestà e imparzialità»

«Ha sistematicamente svenduto le proprie funzioni di amministratore delegato di Società Autostrade favorendo una ristretta cerchia di imprenditori locali e ciò in cambio di cospicue somme di denaro da cui ha tratto fonte di indebito arricchimento. I fatti contestati sono particolarmente gravi perché posti in essere in violazione dei doveri di imparzialità, fedeltà, correttezza a cui deve essere ispirata l’azione pubblica».
È con queste motivazioni che il giudice per l’udienza preliminare Roberta Marchiori spiega la condanna a 4 anni di reclusione inflitta lo scorso luglio a Lino Brentan, riconosciuto colpevole di corruzione in relazione a presunte mazzette ricevute in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze.
I CORRUTTORI – Le motivazioni della sentenza sono state depositate nei giorni scorsi nella cancelleria dell’ufficio Gup di piazzale Roma, alla nuova Cittadella della giustizia: un’ottantina di pagine che ricostruiscono uno ad uno i rapporti ritenuti illeciti dal giudice, che l’ex amministratore della Venezia-Padova ha intrattenuto con Luigi Rizzo, amministratore della “Rizzo srl” e della “Sound Service srl; Rino Spolador, amministratore della Rg impianti srl; Remo Pavan, amministratore della “Tecnoconsult service srl”; Silvano Benetazzo, amministratore della “Flli Benetazzo” e della “Benetazzo group srl”.
Il gup Marchiori ha riconosciuto a Brentan l’aggravante di cui all’articolo 319 bis, che prevede «un aumento di pena nel caso in cui il fatto di corruzione abbia ad oggetto tra l’altro la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l’amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene».
245 MILA EURO – All’imputato non sono state riconosciute le attenuanti generiche, anche alla luce del fatto che Brentan «non ha fino ad ora manifestato alcun segnale di resipiscenza rispetto alle condotte delittuose», continuando fino alla fine a ribadire la regolarità degli appalti e bollando come «invenzioni» i racconti degli imprenditori, i quali hanno confessato di avergli versato complessivamente 245mila euro. Somma oggetto di sequestro preventivo nel corso delle indagini preliminari (in denaro e titoli depositati su due conti correnti intestati all’ex amministratore delegato della Società Autostrade), di cui il gup ha disposto la confisca in sentenza.
Oltre alle confessioni degli imprenditori-corruttori il giudice Marchiori cita nelle motivazioni alla condanna, le dichiarzioni rese da alcuni dei dirigenti della Venezia-Padova, il direttore tecnico Angelo Matassi, il direttore del personale Giorgio Mattiello e il direttore amministrativo Giovanni Bordignon, i quali hanno concordato nell’indicare «quanto penetrante sia stato nel corso degli anni il potere di ingerenza e quanto estesa l’influenza esercitata dal Brentan nei confronti degli organi amministrativi e dei dirigenti delle Autostrade».
INGERENZA – I tre hanno spiegato che era l’ex amministratore delegato ad indicare le ditte da chiamare, sollecitando loro l’assegnazione dei lavori. Per evitare l’obbligo di bandire gare d’appalto, gli interventi venivano frazionati in modo che l’ammontare dei lavori garantisse l’assegnazione diretta. «Se io avessi avuto la possibilità di decidere avrei operato in modo completamente diverso», ha dichiarato Bordignon.
Gli atti di corruzione finiti sotto processo riguardano il periodo compreso tra il 2004 e il 2010. A confessare il pagamento di “mazzette” per l’importo più consistente è stato l’ingegner Rizzo, che si occupò di numerose consulenze per le barriere fonoassorbenti della Tangenziale di Mestre: al pm Stefano Ancilotto ha ammesso di aver versato complessivamente 110 mila euro. L’ingegnere ha patteggiato un anno e otto mesi di reclusione.
I PATTEGGIAMENTI – Rino Spolador ha invece confessato di aver versato a Brentan 60mila euro: reato per il quale ha patteggiato e un mese e dieci giorni, in continuazione con una precedente sentenza (quella sulle mazzette in Provincia) per un totale di tre anni e tre mesi e 10 giorni. Sessanta mila euro è la somma che ha riferito di aver pagato anche Silvano Benetazzo (deceduto prima del processo), mentre Romo Pavan ha ammesso “mazzette” per 15 mila euro, per le quali ha patteggiato due mesi in continuazione con una precedente condanna, per un totale di due anni e sette mesi di reclusione.
Contro la sentenza di condanna, i difensori di Brentan, gli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, avranno la possibilità di ricorrere in appello.

 

«Per lavorare bisognava pagare»

Le confessioni di quattro imprenditori: «Alla fine dell’anno mi recavo nel suo ufficio per fare i conti»

«Dopo le prime consulenze Lino Brentan mi disse che se volevo lavorare dovevo pagare, o meglio, corrispondergli una percentuale sugli importi che la società autostradale Venezia-adova mi avrebbe liquidato … Ho sbagliato… ma voglio precisare che si tratta di richieste alle quali un privato non può sottrarsi se vuole lavorare con le pubbliche amministrazioni. Una volta iniziato a pagare per ottenere il primo lavoro sono entrato in un vortice dal quale mi è stato impossibile uscire».
L’ingegner Luigi Rizzo ha messo nero su bianco la sua confessione davanti al pm Stefano Ancillotto nell’interrogatorio dell’11 maggio 2011. In precedenza era stato l’ex funzionario della Provincia di Venezia, Claudio Carlon, coinvolto (e poi condannato) per una vicenda di tangenti connesse al suo incarico, a fare il nome di Rizzo, riferendo di aver ricevuto le sue confidenze in merito alle presunte mazzette versate a Brentan, pari al 10 per cento del fatturato.
Eloquente anche il racconto di Remo Pavan: «Il Brentan, senza tanti giri di parole, mi disse che la mia richiesta poteva essere esaudita (ottenere lavori per la Società Autostrade, ndr) ma avrei dovuto corrispondergli una somma di denaro pari al 5 per cento dellimporto dei lavori che mi sarebbero stati assegnati… Verso la fine di ogni anno mi recavo nell’ufficio di Brentan, nella sede di Villabona, e facevo insieme a lui i conti degli importi relativi ai lavori svolti nell’anno…»
Rino Spolador ha raccontato di aver ricevuto richieste di pagamento dopo essersi aggiudicato alcuni lavori di un certo rilievo, tra cui l’illuminazione della tangenziale di Mestre: «Brentan mi disse che avrei dovuto corrispondere una percentuale sugli importi che la Società autostradale mi liquidava…. ho dovuto accettare tale richiesta e ho iniziato a corrispondere la percentuale del 7-8 per cento».
Secondo il gup Marchiori i comportamenti di Brentan costituiscono un «atto contrario ai doveri d’ufficio» in quanto l’ex amministratore della Venezia Padova ha attuato un «uso distorto del potere discrezionale», il tutto in violazione dei «doveri di fedeltà, onestà, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione… strumentalizzando la funzione pubblica per il perseguimento di utilità private»

 

Libero ma con obbligo di dimora

Dal 26 luglio, il giorno seguente alla lettura della sentenza di condanna per corruzione, Lino Brentan è in libertà, con un solo obbligo di dimora. Per la vicenda delle “mazzette” che, secondo la procura, avrebbe incassato in cambio dell’assegnazione di lavori ad imprenditori amici, l’ex amministratore della Società autostrade Venezia-Padova ha scontato poco meno di sei mesi di custodia cautelare agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Campolongo Maggiore: era stato arrestato alla fine di gennaio e una seconda misura, con ulteriori contestazioni, gli fu notificato nel mese di aprile.
Ad inchiodarlo sono state le confessioni di ben cinque imprenditori, i quali hanno ammesso di avergli versato somme di denaro a Brentan: l’episodio riferito dal mestrino Dario Guerrieri è finito in prescrizione in quanto si riferisce ad un periodo troppo datato; gli altri, invece, sono piuttosto recenti, con pagamenti che sarebbero proseguiti fino al 2011.

 

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