Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

il caso barcon

PROGETTO ADDIO – La rivolta della gente cancella il polo alimentare che doveva sorgere nell’area agricola

Vedelago boccia il polo agroalimentare di Barcon, l’amarezza di Colomberotto: «Troppe chiacchiere ma non mollo il progetto, resteremo in Veneto»

L’AREA di Barcon che era stata destinata al polo agro alimentare: la bocciatura  maturata lunedì sera in Consiglio  ha escluso questa eventualità

MUNICIPIO pieno in ogni ordine di posti e “assediato” durante la seduta consiliare vedelaghese

Dussin apre le porte: strutture produttive indispensabili e qui il terreno c’è già

CASTELFRANCO – (mcer) La cartiera a cui Vedelago ha detto «no» potrebbe insediarsi a Castelfranco. In Consiglio è già passata tra le polemiche la variante al piano regolatore che cambia la destinazione d’uso dell’area compresa tra via Sile e via Lovara dove potrebbe essere costruito l’edificio, aumentando la cubatura da 120mila a 720mila metri cubi. Anche se per il sindaco Luciano Dussin la situazione di Castelfranco è molto diversa da quella di Vedelago. «Lì si parlava di aree agricole che sarebbero state trasformate con una forma di perequazione -afferma il primo cittadino – A Castelfranco, invece, si parla di una zona già edificabile e in parte già destinata a uso produttivo. Qui da noi, inoltre, l’eventuale insediamento può sfruttare la vicinanza dello scalo merci, spostando il traffico dalle strade alle rotaie». «Ci tengo a sottolineare -aggiunge- che noi non abbiamo incentivato in alcun modo gli imprenditori a spostarsi da Vedelago, sono stati loro a cercare noi in seguito alle difficoltà incontrate lì». Dussin risponde anche alle critiche di Italia Nostra sull’operazione. «Ciò che afferma Italia Nostra per la previsione di un aumento di volumi industriali in città, mi consente di spiegare una cosa: contrariamente a quanto successo in passato, dove i terreni venivano venduti prevalentemente in un’ottica commerciale rispetto alle reali esigenze produttive, oggi dobbiamo concentrarci solo su queste ultime. Il terreno in questione andrà all’asta con costi e dimensioni tali da escludere qualsiasi appetito speculativo: oggi nessuno spenderebbe milioni di euro per rivendere a pezzetti aree industriali».

 

IL SINDACO SCONFITTO

«Mancato l’appuntamento con la storia»

«Per Vedelago il progetto Barcon era un appuntamento con la storia, purtroppo mancato». Paolo Quaggiotto, il sindaco tradito dal suo Consiglio comunale, non nasconde la delusione: «L’indotto attorno al polo avrebbe generato 20 milioni di stipendi l’anno. Purtroppo ci sono rendite di posizione che hanno fatto bocciare l’operazione».

 

«Appuntamento con la storia che questo paese ha sprecato»

Il sindaco Quaggiotto torna sulla bocciatura dell’assemblea comunale «L’insediamento avrebbe risolto viabilità, occupazione, lavoro e sviluppo»

Tre anni di battaglia politica, di comitati spontanei e organizzati, di gente comune pro e contro il progetto, per arrivare a un soffertissimo verdetto quando il Consiglio comunale alla fine ha detto «no» al progetto Barcon. La cartiera della Rotocart di Gelain e il macello della Colomberotto dovranno dunque trovarsi un altro sito. A Vedelago lunedì sera sono state quasi 4 ore ad alta tensione con lo spazio riservato al pubblico occupato in anticipo dai sostenitori dell’insediamento. Ma c’era tantissima gente anche all’esterno, costretta a seguire la seduta attraverso le finestre. Non sono mancate scintille e spintoni tra i sostenitori delle opposte fazioni. Davanti al municipio c’era di tutto: torce accese, manifestini, perfino due vuvuzelas che hanno strombazzato per alcuni minuti, al punto che potrebbe scattare una denuncia per disturbo di pubblica seduta. Insomma, serata durissima anche per i carabinieri e polizia locale. In questo clima da stadio è stata presa una decisione che avrà inevitabili ripercussioni sul futuro del paese. E il sindaco Paolo Quaggiotto lo ribadisce anche il giorno dopo: «Sono sereno e consapevole di aver fatto ciò che deve fare un sindaco per la sua gente in periodi difficili come quello che stiamo vivendo. Per Vedelago il progetto Barcon era un appuntamento con la storia, purtroppo mancato. Eravamo a un bivio -continua il primo cittadino- ovvero rimanere così come siamo o svoltare e dare un vestito diverso a Vedelago. Le premesse per uno sviluppo c’erano tutte: siamo a ridosso del Corridoio 5, il Kiev-Lisbona, e con la Pedemontana Veneta avevamo un’altra finestra sull’Europa. L’indotto attorno al polo avrebbe generato 20 milioni di stipendi l’anno, senza contare i benefici derivati dallo scavo». Una pausa. «Dovevamo solo aprire la strada -aggiunge- per poter entrare nella Conferenza dei Servizi e in quella sede studiare il progetto. Lo ha capito la gente di Barcon, non l’ha capito chi ha votato «no». Purtroppo ci sono rendite di posizione che hanno fatto bocciare l’operazione. Èfallito un progetto che avrebbe risolto viabilità, occupazione, lavoro e sviluppo. Senza impresa non c’è lavoro. Senza lavoro non c’è famiglia. Senza famiglia non c’è società. Certa gente doveva pensarci. A Vedelago a abbiamo 1.454 disoccupati; di questi 1.060 sono vedelaghesi. È vero, per anni il territorio è stato devastato. Ora che c’è fame, usarlo risolvendo il problema di sostenibilità sociale, dare lavoro alla gente e salvare le famiglie non era un errore». Poi una consapevolezza: «Chi sarà sindaco dopo di me, come farà ad assicurare i servizi? Hanno salvato i campi, ma non hanno risolto tutti gli altri problemi. E i camion continueranno a passare». Il clima a Vedelago è turbolento e non solo per questo esito. Certo, Quaggiotto non si dimetterà, nè ha intenzione di ritirare le deleghe agli assessori dissidenti. Ma all’orizzonte c’è la mozione di sfiducia annunciata da Primavera Civica. Se il sindaco non farà un passo indietro, i consiglieri Morao, Frattin e Beltrame la porteranno al protocollo. «Vorrà dire -chiude Quaggiotto- che la affronteremo».

 

 

No al supermacello «Tre anni sprecati andremo altrove»

L’imprenditore Colomberotto è indignato: «Inaccettabile perdere tutto questo tempo in periodo di crisi»

IMPRENDITORE – Loris Colomberotto aveva già valutato altre alternative in vista di una possibile bocciatura del progetto Barcon

«Se non ci lasciano entrare dalla porta, vorrà dire che cercheremo una finestra altrove. Non possiamo fermarci». Ricorre a una battuta amara Loris Colomberotto, patron dell’omonimo gruppo che voleva costruire il complesso industrial-alimentare a Barcon, all’indomani della bocciatura decretata dal Comune di Vedelago al progetto. Colomberotto, a capo di una società specializzata in allevamento, macellazione e vendita di carne bovina, 150 addetti, 200 milioni di fatturato complessivo, ribadisce più volte: «Non sono abituato a discutere le decisioni delle istituzioni, le accetto e vado avanti».
Non nasconde, però, di considerare molte delle contestazioni mosse quantomeno preventive: «Questo progetto è ancora un’ipotesi. Saranno poi amministrazioni, sovrintendenza ai beni paesaggistici, Usl e Arpav a dare i loro giudizi. Ma se il progetto non parte, come possiamo chiedere le autorizzazioni? Come si fa a dire se va bene o meno, se non si sa ancora di preciso cosa sarà? Del resto, oggi è impossibile costruire un’attività senza i requisiti minimi di rispetto per l’ambiente e le persone».
E lascia trasparire un pizzico di rammarico: «Abbiamo il fatturato in aumento, clienti che ci chiedono più prodotto, che vogliono inserirsi nella nostra filiera produttiva, ma non siamo in grado di soddisfarli perchè non abbiamo spazi sufficienti. Poi la mattina mi alzo e sui giornali leggo della crisi economica generale e allora non posso non pensare che, qui, qualcosa non torna». Il sito, assicura, avrebbe consentito di raddoppiare l’attuale organico del gruppo entro tre anni, con ulteriori margini di crescita. Una vera manna dal cielo per i vedelaghesi che, di questi tempi -stando alle cifre snocciolate dal sindaco Paolo Quaggiotto (1454 disoccupati nel territorio), non se la passano bene.
La cosa che più indigna l’imprenditore di Moriago della Battaglia sono però i tempi lunghi della burocrazia: tre anni dalla presentazione del progetto alla risposta. «E solo la prima, quella del Comune. Si sono fatte tante chiacchiere, senza prendere una decisione. Poteva starci anche un no, ma tre o due anni fa. Perdere tre anni, nella situazione attuale, è intollerabile».
Nel frattempo il gruppo ha ampliato il macello già esistente a Moriago e sta valutando altre possibili aree. Requisiti: ben servite dalla viabilità e vicine alle aziende di produzione. «Sicuramente resteremo in Veneto: voglio continuare a investire nella mia terra. Secondo noi Barcon poteva essere una buona soluzione. Se i cittadini non vogliono quella struttura, ne prendiamo atto e la faremo da un’altra parte».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui