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TANGENTI & AUTOSTRADE

Confermata la misura cautelare per Lino Brentan, l’ex amministratore delegato della società autostrade Venezia-Padova, condannato lo scorso luglio in primo grado a 4 anni di reclusione per il reato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio in relazione a presunte mazzette ricevute in cambio dell’assegnazione di appalti e consulenze.
Il Tribunale del riesame di Venezia ha respinto, ieri mattina, il ricorso presentato dai suoi legali, gli avvocati Stefano Mirate e Giovanni Molin, i quali avevano sollecitato la revoca dell’obbligo di dimora a Campolongo Maggiore, misura stabilita dal giudice per l’udienza preliminare Roberta Marchiori nei giorni successivi alla sentenza di condanna, in sostituzione degli arresti domiciliari. Nei prossimi giorni il Tribunale depositerà le motivazioni del provvedimento.
Gli episodi di corruzione per i quali Brentan è stato condannato riguardano il periodo compreso tra il 2004 e il 2010: quattro imprenditori hanno confessato di aver versato all’ex amministratore della Venezia-Padova complessivamente 245mila euro, una percentuale che variava tra il 5 e il 10 per cento dell’ammontare delle commesse affidate dalla società autostrade alle loro ditte per lavori e consulenze.
Brentan ha sempre respinto ogni accusa rivendicando la correttezza della sua attività e sostenendo che quelle degli imprenditori sono delle invenzioni. Ma il gup Marchiori non gli ha creduto, ritenendo al contrario provate le imputazioni formulate dal pm Stefano Ancilotto.

Nelle motivazioni della sentenza, il giudice scrive che Brentan «ha sistematicamente svenduto le proprie funzioni di amministratore delegato di Società Autostrade favorendo una ristretta cerchia di imprenditori locali e ciò in cambio di cospicue somme di denaro da cui ha tratto fonte di indebito arricchimento», in violazione dei doveri di «imparzialità , fedeltà, correttezza a cui deve essere ispirata l’azione pubblica».

 

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