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Gazzettino – La camera iperbarica “sfrattata” da Cardin

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 1 Comment

19

ott

2012

Il rischio c’è. Ma forse ancora nessuno l’ha calcolato.

Quello cioè che all’ombra che del Palais Lumiere di là da costruire, ma ormai sicuro, possa esserci come dire una “vittima” illustre. Ovvero il Centro di medicina iperbarica situato in via delle Macchine a Marghera, all’interno del complesso delle Forniture Navali, area che ricadrebbe nel perimetro di riferimento del progetto avveniristico voluto e finanziato dallo stilista Pierre Cardin, caldeggiato su più fronti quale indubbia e irripetibile occasione di recupero e valorizzazione della zona e dell’intera città con prospettive occupazionali quanto mai provvidenziali in questo periodo di crisi economica congiunturale.

Ed è in tale contesto che non si esclude la vendita di stabile e terreno, costringendo quindi il servizio, attivato nel 1993 in locali presi in affitto dalla Oti Service srl., a un inevitabile trasferimento. Operazione, nel caso, tutt’altro che semplice, visto che stiamo parlando di una struttura molto complessa sia dal punto di vista tecnologico che operativo, che necessita di una superficie complessiva di almeno mille metri quadrati.
Ma l’aspetto più preoccupante sullo sfondo di un eventuale sfratto è quello della continuità nell’erogazione delle terapie, prestate in convenzione con il Sistema sanitario nazionale tramite la Regione.

Ammesso che il privato voglia accollarsi l’onore finanziario – si parla di un investimento superiore al mezzo miliardo – va considerato il fatto che i costi lieviterebbero con l’acquisto e l’installazione di una nuova camera iperbarica la quale permette di garantire ai pazienti il trattamento senza soluzione di continuità, durante le fasi di trasloco e messa a regime dell’intero corpo. Il bacino di utenza del Centro – ce ne sono altri tre in Veneto, a Padova, Vicenza e Verona – non si limita al veneziano, bensì tocca il bellunese, il trevigiano e travalica i confini regionali fino a comprendere il pordenonese e il territorio triestino.

Sono una sessantina al giorno le persone trattate per la cura di diverse patologie dalle cancrene alla sordità improvvisa, dai trapianti cutanei alle ustioni, dalla retinite diabetica alla sclerosi multipla, solo per fare degli esempi. Anche se ai più il Centro iperbarico è conosciuto per salvare la vita a seguito di intossicazioni da monossido di carbonio, da fumi, da cianuri: frangenti in cui, va ricordato, il fattore tempo è determinante.

 

  1. 1 Comment

    • forniture navali says:

      Questo articolo avrebbe un senso se non fosse strumentale e dettato da chi ha tutto l’interesse di diffondere notizie non veritiere.
      A nome dei proprietari dei locali dove opera attualmente la camera iperbarica posso affermare che non c’è nessuna intenzione di sfrattare l’attività, anzi c’è la concreta possibilità per la OTI di continuare a fornire il servizio anche dopo l’eventuale costruzione della torre. Infatti ci si sta adoperando per ottenere spazi adatti nella stessa zona evitando disagi a tutti (utenti e non) . Naturalmente la realizzazione di ciò dipende anche dalla volontà dell’attuale gestione di continuare o meno l’attività.

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