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GRANDI OPERE «Tracciato, sprechi, uso del suolo»: chiesto un consiglio regionale straordinario

Vernizzi: anche il Tar ha proibito di divulgare il piano economico-finanziario

La Pedemontana è fuorilegge, tuona il Pd di Laura Puppato e Stefano Fracasso: il tracciato è stato cambiato, c’è uno spreco di suolo, i costi sono aumentati, non c’è trasparenza. Nossignori, la Pedemontana è in regola, puntualizza l’assessore alle Infrastrutture della Regione Veneto Renato Chisso. E il commissario Silvano Vernizzi: «Sfido chiunque a dimostrare il contrario».
Il duello a distanza sulla più grande opera stradale in costruzione in Veneto – 94 chilometri tra le province di Vicenza e Treviso, cantieri visitati lo scorso agosto dal governatore Luca Zaia – comincia a Palazzo Ferro Fini, dove il Pd in una conferenza stampa chiede di rivedere il progetto, non esclude carte bollate e chiama in causa Chisso chiedendo una seduta straordinaria del consiglio regionale. Attorno al tavolo ci sono i rappresentanti dei comitati e alcuni amministratori locali, c’è anche l’ex senatore verde Giorgio Sarto. È lui a ricordare che la Finanziaria del 1999 stabilì uno stanziamento per quest’opera con l’obbligo di assicurare il massimo riuso dei sedimi stradali esistenti lasciando “libera percorrenza al traffico locale”. La Pedemontana, per cui la Regione metterà 173 milioni di euro a fronte di oltre 2 miliardi dei privati piemontesi-spagnoli della S.I.S che hanno vinto la gara, una volta finita – si prevede entro quattro anni e mezzo dall’approvazione esecutiva finale – sarà gestita in concessione per 39 anni e i concessionari incamereranno i pedaggi. Per la capogruppo del Pd Puppato e per il consigliere Fracasso – che si sono accorti dei cambiamenti dopo la riapertura della procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) – due sono soprattutto i temi da chiarire: il tracciato, visto che nel tratto Thiene-Bassano «non si utilizzerà la Gasparona», con conseguente uso di altro suolo. «Questa superstrada “aperta” in particolare tra Breganze e Marostica si sta profilando come un’autostrada “chiusa” e, quindi, a pagamento». L’invito a Chisso è perentorio: mostri le carte.
«Ben volentieri, carte coperte da segreti non ne ho», ribatte a distanza l’assessore. Renato Chisso non si scompone: «Se il consiglio regionale riterrà opportuno convocare una seduta sull’argomento, saremo in aula e verrà anche il commissario Silvano Vernizzi a relazionare». Caustico: «Se il Pd non ha null’altro da fare…». Vernizzi già precisa alcune cose. Primo, le cause della riapertura della procedura di Via: «Il progetto prevedeva due caselli, Marostica Est e Breganze-Mason, i Comuni hanno chiesto se era possibile realizzarne uno solo. Così, nel 2010 e anche lo scorso febbraio, è stato firmato l’accordo con cinque Comuni e la Provincia di Vicenza per realizzare un unico casello a Villaraspa di Mason». Secondo, il tracciato non coincidente con la Gasparona: «Il progetto coincide sia con il preliminare che con le prescrizioni del Cipe, sfido chiunque a provare il contrario». Su un punto il Pd ha ragione: i conti sono chiusi in un cassetto. «Prima dei comitati locali, il Piano economico finanziario (Pef) l’aveva chiesto Impregilo (arrivata seconda alla gara, ndr). Mi sono consultato con l’Avvocatura distrettuale – dice Vernizzi – e mi è stato detto che il Pef non poteva essere esibito in quanto soggetto alla privativa industriale. Impregilo ha fatto ricorso: sia il Tar del Lazio che il Consiglio di Stato mi hanno dato ragione». Morale: il Pd non vedrà il Pef della Pedemontana. E nemmeno il consiglio regionale, se mai si riunirà sul tema.

Alda Vanzan

 

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