Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Marghera, Bonifiche, ecco i primi sì

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

18

nov

2012

PORTO MARGHERA Una “rivoluzione” che può essere decisiva per il rilancio

Funziona l’accordo del 16 aprile: via libera a 15 progetti di riqualificazione

LA SVOLTA – Prima ci volevano anche 10 anni per ottenere l’approvazione

SPERANZA – Disco verde anche alla bonifica dell’area che interessa l’Oleificio

NUOVE PROSPETTIVE NELL’AREA – Per gli imprenditori ora si aprono opportunità. A Porto Marghera cominciano ad esserci le condizioni per riutilizzare terreni che erano stati abbandonati o che comunque dovevano essere bonificati per ampliamenti o nuove attività.

SVILUPPO – L’accordo sulle bonifiche fa sperare in una via d’uscita dalla crisi di P.Marghera

Approvati i primi quindici progetti di riqualificazione e bonifica di aree all’interno della grande zona industriale veneziana, e tra questi c’è anche il progetto che riguarda da vicino l’Oleificio Medio Piave: si tratta, infatti, dell’approvazione della bonifica per i terreni di Syndial, vicini a quelli di Vinyls, dove l’azienda trevigiana intende realizzare un impianto per la produzione di oli e farine vegetali e biodiesel. Nel complesso si tratta di progetti che comporteranno una spesa di 8,1 milioni di euro.
Mentre il tessuto produttivo di Porto Marghera continua a disgregarsi sotto gli occhi di tutti, l’accordo sulle bonifiche, siglato il 16 aprile scorso a Venezia, da i suoi primi frutti. Cominciano, insomma, ad esserci le condizioni per riutilizzare terreni che erano stati abbandonati o che comunque dovevano essere bonificati per poter ingrandire l’attività o per poterne insediare una nuova. Mentre su tante aziende sta tramontando il sole, su aree bloccate da anni sta invece sorgendo un’alba, ancora incerta e troppo buia per capire cosa accadrà ma comunque una nuova opportunità per i duemila ettari di quella che è stata per anni la più grande area industriale europea. Ora si tratta di far sapere a più imprenditori possibili che non dovranno più spendere cifre astronomiche per bonificare e che hanno la certezza di poter ottenere le approvazioni in pochi mesi.
Domani in Consiglio comunale si parlerà delle crisi in atto, e ai lavoratori che vi parteciperanno interesserà poco sapere che questi quindici progetti sono stati approvati perché, giustamente, non vedono in questo risposte immediate alle loro pene.
Se si considera, però, che fino a pochi mesi fa ci volevano dai quattro ai dieci anni per ottenere l’approvazione di un progetto di bonifica, e che invece in questi giorni si è dimostrato che effettivamente lo si può ottenere in quattro mesi, il salto è epocale. Giovedì a Roma la Conferenza dei servizi a cui hanno partecipato, oltre alla Regione, i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, il Magistrato alle Acque, l’Autorità portuale di Venezia, Comune e Provincia, sono state analizzate tutte le proposte delle società interessate e si è arrivati all’approvazione di 15 dei 36 progetti già avviati. Progetti le cui pratiche erano ferme dal 2009. Tutto questo grazie alla logica imposta dall’accordo di aprile: tempi di attesa più che dimezzati, risposte e tempi certi di realizzazione, semplificazione delle procedure.
«Sono i primi risultati di uno schema nuovo di lavoro in cui la Regione del Veneto ha avuto un ruolo importante di coordinamento assieme al ministero dell’Ambiente – dice l’assessore regionale alla Legge Speciale, Renato Chisso -. Non stiamo più parlando di impegnarci per ottenere una effimera boccata d’ossigeno per il territorio, ma di un cambio epocale perché dopo decenni di attesa finalmente siamo in grado di dare risposte in tempi brevi alle aziende che vogliono restare e costruire qualcosa di nuovo a Porto Marghera, e a quelle che vogliono venire ad insediarsi qui».
E siccome la crisi è sempre pesantissima, per cercare di invertire la tendenza, entro la fine dell’anno «convocheremo un’altra conferenza per dare le risposte anche alle altre società che hanno presentato progetti di riqualificazione – conclude Chisso –. Sono convinto che questa sia la strada da seguire per fare di Marghera un centro della green economy».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui