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LA POLEMICA SUI 100 MILIONI AL PORTO OFFSHORE

Duro botta e risposta tra il presidente dell’Autorità portuale e Lionello Aponte, numero uno della società di navigazione

IL CONFRONTO – Ancora pesanti polemiche con lo scalo di Genova

L’affondo dalla Liguria non è di poco conto. E pure la replica veneziana è di quelle toste. Di mezzo ancora lo scontro tra Venezia e Genova sulla destinazione dei 100 milioni al porto offshore alla Serenissima. E a scendere in campo questa volta, anche se non c’entrano le crociere, è quel “ramo” della Msc, ovvero la Mediterranean Shipping Company, secondo armatore mondiale di portacontainer. Così, dopo le polemiche tra Venezia e Genova sui 100 milioni assegnati per il porto offshore nell’emendamento per la salvaguardia di Venezia a firma dei parlamentari Renato Brunetta (Pdl) e Pierpaolo Baretta (Pd), con l’appoggio di Antonio De Poli (Udc) e Andrea Martella (Pd), a menar fendenti ci ha pensato il presidente Gianluigi Aponte che dalla Spezia, dove si trovava per presentare un progetto per potenziare le banchine del porto locale, non ha mancato l’occasione di attaccare Venezia.

«Il progetto del porto offshore – ha tagliato corto – è un’assurdità; i soldi stanziati sono buttati dalla finestra. I porti italiani sono sufficienti per coprire tutti i traffici. Trieste, ad esempio, ha una grandissima capacità sia come porto sia come collegamenti ferroviari. Credo che il governo prima di spendere questi soldi ci dovrebbe pensare due volte. Meglio potenziare gli scali esistenti».

Ma la replica da Venezia non si è fatta attendere. Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa non è andato tanto per il sottile:

«Prendo atto che gli interessi, legittimamente coltivati dal signor Aponte e dalla sua Msc, verrebbero disturbati da un progetto come quello dell’offshore di Venezia. Immaginare il motivo non è difficile: il porto d’altura renderebbe l’Alto Adriatico molto più competitivo e attirerebbe nuove compagnie concorrenti che oggi lo strapotere dell’oligopolio che spadroneggia sui mari europei e sulle rotte tra Europa e Estremo Oriente tiene lontane».

Insomma – come si suol dire – pan per focaccia.

E sempre sulle polemiche e le vicende del porto c’è da registrare la posizione della candidata alle presidenza del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani (Pd) che ieri ha attaccato il presidente della Regione, Renzo Tondo per il suo “inaccettabile silenzio” sulla vicenda dei fondi al porto offshore di Venezia.

Il Friuli Venezia Giulia deve «far sentire che esiste e che non si possono prendere decisioni di questo genere fidando sull’indifferenza della nostra regione; è incredibile – sottolinea – che debba essere il presidente della Liguria, Burlando a denunciare il metodo con cui è stata favorita Venezia a danno degli altri». «Serve una strategia per la portualità dell’alto Adriatico e invece siamo di fronte alla vittoria di lobbies, colpi di mano, interessi locali».

Paolo Navarro Dina

 

Retromarcia di Assoporti

«Progetto necessario»

Intanto Assoporti, l’associazione che riunisce gli scali italiani, fa marcia indietro. E Venezia vince su tutta la linea. É quanto accaduto a Roma, al consiglio direttivo dell’associazioni che, dopo l’affondo dell’altro giorno, attraverso il suo presidente e responsabile dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo, aveva parlato di “imbroglio” sui 100 milioni al Porto offshore di Venezia, ieri ha riconosciuto la “specificità” della città. «Assoporti prende atto – si dice in una nota – che il previsto finanziamento previsto nella Legge di stabilità è finalizzato ad interventi di mitigazione nell’ambito del Mose. Questo finanziamento deve essere collocato anche in un quadro di disegno strategico dei porti italiani. Auspichiamo quanto prima un confronto con il Governo sul sistema logistico portuale». Soddisfatto Paolo Costa: «Questo risultato positivo fa ben sperare per il progetto del Porto offshore. Il direttivo ha preso atto che si tratta di interventi legati al progetto del Mose».

 

  1. 1 Comment

    • Giuliano says:

      Dove vanno i finanziamenti per rilanciare la Portualità Adriatica???.

      Non penso sia il caso di stupirci se Venezia sta giustamente tentando in tutti i modi di salvaguardare le economie del suo territorio e con invidiabile tempismo chiede un iniziale finanziamento di 100 milioni di € per l’avveniristico progetto relativo al Terminal offshore, opera che almeno nelle intenzioni dovrebbe essere in grado di risolvere le attuali e future difficoltà operative dello Scalo veneziano quando il Mose sarà operativo.

      Purtroppo per noi i finanziamenti siano essi Nazionali che Comunitari vengono erogati soltanto a fronte di progetti che abbiano almeno una parvenza di cantierabilità, quindi di cosa vogliamo lamentarsi se da oltre un trentennio per gli sbocchi al mare della regione F.V.G. i nostri Amministratori non sono stati in grado presentato nessun tipo di progetto cantierabile che sia realmente in grado di scalfire per dimensioni e potenzialità lo strapotere degli Scali del nord Europa e finalmente spostare un po’ più a sud il baricentro della portualità Comunitaria.

      Di cosa ci lamentiamo se non abbiamo mai tentato di sfruttare a dovere alcune opulente situazioni, poiché negli anni novanta siamo riusciti a mettere alla porta dal Molo VII un colosso come I.C.T. di Rotterdam e di recente abbiamo trattato con sufficienza ed un certo distacco, investitori ed armatori del calibro di Unicredit Maersk che in più riprese hanno espresso un certo interesse verso l’Alto Adriatico ed i nostri sbocchi al mare.

      Purtroppo in merito alle grandi e difficili sfide della Portualità del terzo millennio siamo perennemente in balia dei se e dei ma poiché:

      1. Pur in presenza di posizione strategica e fondali adeguati nella Regione F.V.G. non abbiamo ancora saputo decidere sul dove e sul come investire per potenziare i nostri Scali, invischiati come siamo tra sospetti gelosie e deleteri campanilismi.
      http://superporto-regione-f-v-g.jimdo.com

      2. Sui collegamenti ferroviari non abbiamo saputo eliminare i colli di bottiglia che stanno penalizzando anche la razionale fruibilità del Corridoio Baltico, mentre sulle nuove reti T.E.N. non abbiamo ancora deciso nulla ne sui percorsi ne su quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di base “se alta velocità o grande capacità ferroviaria”
      In merito ai colli di bottiglia che interessano più da vicino lo Scalo Triestino sarebbe opportuno che al più presto venga pianificato un corposo intervento sulla vecchia ferrovia di Cattinara per adeguarla agli attuali standard del trasporto su rotaia, ed anche per far si che nella malaugurata evenienza che la via bassa “Stazione Centrale – Aurisina” risulti parzialmente inagibile per danni al tracciato oppure per più o meno lunghi lavori d’ammodernamento o potenziamento dello stesso, lo Scalo possa disporre di un collegamento ferroviario alternativo.
      Vecchia ferrovia considerata la sua pendenza sarebbe sfruttabile in discesa per le merci in entrata Scalo e forse con l’aggiunta di un locomotore anche in salita per i convogli in uscita.
      http://corridoio-v-regione-f-v-g.jimdo.com

      Brunello Zanitti Giuliano

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