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Un progetto pilota premiato a Vienna. Mattoni riciclati in loco, acqua piovana per l’irrigazione, energia dagli alberi. Sonino: «Ridotte le emissioni inquinanti»

Una bonifica a circuito chiuso. Che riduce l’inquinamento e il trasporto dei materiali, riutilizzandoli «in loco» con tecniche sostenibili. Nasce alla Certosa un laboratorio di avanguardia sulla «bonifica a impatto zero». Il progetto di disinquinamento dell’isola, in corso da qualche settimana, ha ottenuto a Vienna un premio speciale nell’ambito del convegno internazionale «Sustainable remediation 2012». «Per noi una grande soddisfazione», dice Alberto Sonino, amministratore unico della società Vento di Venezia che da un decennio gestisce l’ex isola abbandonata, 24 ettari di verde e antichi manufatti tra il Lido, Sant’Elena e le isole delle Vignole e Sant’Andrea, «cerchiamo di dimostrare che in laguna si può anche produrre e sperimentare guardando al futuro». L’ex convento dei Certosini, poi polveriera e poligono di tiro dell’Esercito, è stata recuperata e destinata alla produzione e alla cantieristica. La parte nord est diventerà un grande parco urbano, ma occorre prima ripulirla da un uso decennale che ha lasciato sul terreno idrocarburi, diossine e metalli pesanti.

Si è organizzato prima di tutto un riciclo nell’isola dei 7500 metri cubi di mattoni e materiali inerti che provengono dalla demolizione di vecchie casermette. Saranno riutilizzati con speciali procedure e non più trasportati nelle discariche in terraferma a bordo di chiatte e camion. «L’obiettivo è quello delle emissioni zero», spiega Sonino, «in questo modo riusciamo a ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica». La quantità di energìa risparmiata è del 40 per cento rispetto alle normali bonifiche. Anche l’acqua potabile sarà «razionata», usando per l’irrigazione l’acqua piovana, come si faceva una volta, raccolta in apposite vasche. Ci sono già funzionanti aree di fitodepurazione per ottenere concimi naturali, e il progetto prevede di riutilizzare ad uso energetico e per il riscaldamento le tonnellate di legno disponibili, alberi da potare e in parte abbattuti dalla tromba d’aria del giugno scorso. Per questo occorre una deroga alla Legge Speciale del 1973, che proibiva l’uso della legna nel riscaldamento a Venezia e laguna per motivi ambientali. Norma ormai desueta, visto l’inquinamento massiccio prodotto da industrie, auto e grandi navi. Un progetto pilota, la cui importanza è stata riconosciuta anche dal ministro per l’Ambiente Corrado Clini, in visita all’isola qualche settimana fa. «Cerchiamo di minimizzare l’impatto ambientale delle opere e della bonifica e di valorizzare le valenze naturalistiche dell’isola dall’altra». Obiettivi in parte raggiunti con il nuovo progetto, come ha certificato l’Agenzia per la protezione ambientale americana (Epa). Il calcolo è stato effettuato con un modello messo a punto di recente dall’Epa, e la conclusione è stata che la bonifica dell’isola ha le caratteristiche di carbon neutrality .

Significa che nell’ex convento di cui sono ancora visibili i resti – flagellati dalla tromba d’aria – dell’antico monastero si potrà vedere presto la «città ideale» calata nell’ambiente lagunare. Produzione compatibile (cantieri e darsena per barche a vela e barche a motore) ma anche un parco urbano finalmente bonificato e accessibile a tutti.

Alberto Vitucci

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