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Da gennaio eliminati i vantaggi per chi esce e rientra a Mirano

La Cav: «Aumenti dovuti». La Cgil: «Pensano solo alla cassa»

VENEZIA – L’aumento ci sarà. E sarà un salasso: da 70 centesimi a quasi 3 euro. Per i pendolari che usano la Venezia-Padova (o viceversa) tutti i giorni, il rincaro peserà non poco sul bilancio domestico. «Aumenti in vista fino al 400% – tuona la Filt Cgil del Veneto – Non è possibile pensare solo alla cassa, non è equo verso il territorio, non risolve il problema del tornello a Vetrego».

Alla Cav, la società che gestisce il Passante e il tratto autostradale che una volta era della Venezia-Padova, ma anche le tangenziali “aperte” dove si corre senza pagare, confermano e puntualizzano: «Sì, gli aumenti ci saranno – dice il presidente di Cav, Tiziano Bembo – ma non è un capriccio: l’adeguamento tariffario è dovuto, lo stabiliva già una delibera del Cipe». Dunque, si è stati fortunati? In un certo senso sì, perché mentre le altre società autostradali hanno già aumentato i pedaggi, la Cav è rimasta ferma. Il motivo è che c’era un convenzione ricognitiva che doveva essere registrata, cosa che è accaduta lo scorso febbraio: dal 2009 al 2012, dunque, i pedaggi sono rimasti fermi.

E in questi tre anni c’è chi ha approfittato del “tornello” di Vetrego: uscita e rientro immediato al casello di Mirano per risparmiare due euro. I pendolari (e non solo, perché ormai lo sanno anche i camionisti “foresti”) hanno imparato lo stratagemma: visto che il tratto Mestre-Padova costa 2,90 euro, quello Mestre-Mirano è gratuito e quello Mirano-Padova viene tariffato 70 cent, basta uscire e rientrare a Mirano per risparmiare più di 2 euro a corsa. Una pacchia che finirà dal prossimo gennaio, perché con l’adeguamento tariffario uscire a Mirano o uscire direttamente a Mestre (o viceversa a Padova) sarà la stessa cosa, non ci sarà più alcuna convenienza.

Va anche detto che la barriera di Villabona doveva sparire: doveva esserci l’arretramento a Mirano, ipotesi però “fisicamente” non fattibile perché rischiava di creare ingorghi e code. L’arretramento, dunque, sarà virtuale: fisicamente a Villabona, dal punto di vista delle tariffe a Mirano. Occhio: la liberalizzazione non sparirà, perché chi entrerà a Quarto d’Altino e uscirà a Dolo continuerà a non pagare niente.

Resta il fatto che per i pendolari gli aumenti dei pedaggi e l’”abolizione” del tornello di Mirano/Vetrego sarà una mazzata. Quasi un paradosso, se si considera che si continua a parlare di città metropolitana, di integrazione di servizi tra Venezia e Padova e l’unico atto concreto, al momento, è l’aumento dei pedaggi per chi si muove all’interno di quella che dovrebbe essere la stessa città. «Questa vicenda – dice il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni – è la dimostrazione che serve la città metropolitana: se ci fosse potrebbe dire la sua sulla gestione di questi servizi. Ma è anche un motivo in più per andare avanti e pensare a una razionalizzazione dei trasporti nell’ambito dell’area vasta».

Una buona notizia, comunque, c’è: pur con gli aumenti tariffari «obbligatori», il presidente di Cav Tiziano Bembo è deciso ad applicare uno sconto ai pendolari. Non è detto che ci riesca, ma Bembo, dopo la riunione convocata per domani a Roma dall’Ivca (Ispettorato di vigilanza concessioni autostradali, ora incorporato al ministero) vuole convocare i sindaci della zona e le associazioni degli automobilisti. L’idea è di fare quel che già fanno alcune aziende di trasporto pubblico, ad esempio l’Actv, con gli abbonamenti dei lavoratori e cioè tariffe un po’ più basse. «So che sarà difficile – dice Bembo – ma dobbiamo riuscirci».

Alda Vanzan

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