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Paolo Portoghesi sull’Osservatore romano stronca il progetto: «monumento alla finanza speculativa»

«Un gigante squarciato incombe su Venezia». Lo scrive Paolo Portoghesi (architetto, saggista, docente e primo direttore della Biennale nel 1980) dalle pagine dell’Osservatore Romano, la “voce” del Vaticano, e pone un quesito: «C’è da chiedersi se vogliamo erigere un monumento alla finanza speculativa». Quanto basta per re-innescare la polemica sul Palais Lumière, la torre pensata da Pierre Cardin, alta sessanta piani per 255 metri che prosegue il suo iter autorizzativo.

«In un mondo dominato dalla ragione economica che peso può avere una ragione culturale? Ebbene io credo», spiega Portoghesi, «che questa che stiamo drammaticamente vivendo è una occasione per vedere se esiste ancora una cultura italiana conscia delle sue responsabilità». Il suo è un no alla torre di Cardin che diventa battaglia culturale in una Venezia che è una «delle pochissime città in cui la forma urbana rispecchia un sistema di valori che il mondo contemporaneo ha dimenticato ma del quale sente profonda nostalgia».

Portoghesi elenca i motivi culturali che dovrebbero far « liquidare con un sorriso da parte delle autorità» un progetto definito una «offesa» e l’iniziativa di «un personaggio infatuato di sé che cerca di costruire il suo “monumento” senza accorgersi che questo sarebbe il modo peggiore di farsi ricordare, per aver firmato con la sua griffe non un abito prestigioso ma il cielo di Venezia».

Il Palais alto tre volte il campanile di San Marco, dice.

«Le regole urbanistiche e le norme che disciplinano le zone aeroportuali vietano un tale scempio», prosegue (senza dire che la deroga Enac ora c’è, ndr). «L’insediamento commerciale di Cardin darà anche lavoro a molta gente», prosegue, «quanta ne darebbe se si fosse attenuto alle altezze consentite ma la sua ragion d’essere non è un programma produttivo industriale ma un programma pubblicitario per il quale l’altezza è necessaria» perché «solo facendo un gigante squarciato, il sarto potrà trovare le favolose risorse economiche necessarie».

Da Marghera replica il nipote di Cardin, l’ingegnere Rodrigo Basilicati.

«È venuto a vedere il progetto, a parlare con noi, o gli bastano le foto sui giornali?», dice dalla mostra al Vega dove ha incontrato cento persone.

«Si usano temi come la speculazione per avere facile presa sull’opinione pubblica e motivare un no che ha solo motivazioni personali. Non è una speculazione perché il patrimonio si riduce e non aumenta. Ci si guadagnerebbe solo vendendo a 50 mila euro al metro quadro. Questi giudizi nascondono solo un “non mi piace”, che è certo lecito. Ma è meglio confrontarsi prima di lanciare delle offese. Carlo Ripa di Meana è venuto a vedere il progetto. Un vero signore. Non so se l’architetto ha voglia di confrontarsi con un sarto e il nipote ingegnere».

Mitia Chiarin

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