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Il Tavolo per Porto Marghera approva il nuovo “protocollo” di intervento Chisso e Paruzzolo rassicurano i lavoratori: «Porte chiuse a chi vuole speculare»

MARGHERA. Ora manca solo la firma del ministro Corrado Clini (annunciata per il prossimi giorni) e poi l’Accordo di Programma siglato nell’aprile scorso, con i relativi “protocolli” – approvati ieri dal Tavolo Permanente per Porto Marghera tenutosi a palazzo Balbi a Venezia – sarà legge. Ieri mattina, hanno dato il via libera al nuovo “Protocollo attuativo per la riqualificazione ambientale del sito di interesse nazionale di Porto Marghera” tutti gli inviati al tavolo: Magistrato alle Acque, Camera di Commercio, Confindustria, Comune, Regione e ministero dell’Ambiente. Per i sindacati era presente solo la Cisl, mentre sotto la sede della giunta regionale manifestavano oltre duecento lavoratori chimici e metalmeccanici di Cgil, Cisl, Uil, con il testa i dipendenti della Ngs Pilkington minacciata di chiusura. I lavoratori hanno sfidato la nebbia e percorso le calli di Venezia per raggiungere Palazzo Balbi e chiedere garanzie affinché quest’accordo non favorisca la speculazione immobiliari (tipo quella in atto per il Palais Lumière di Cardin) piuttosto che nuove attività industriali capaci di assorbire i lavoratori lasciati a casa dalle aziende chiuse, come la Beltrame e Vinyls, o mincacciano di farlo, come Pilkington.

La parola di Chisso e Paruzzolo. Prima di entrare a Palazzo Balbi con i lavoratori, si sono soffermati a parlare gli assessori alle Attività Produttive, comunale e regionale, Antonio Paruzzolo e Renato Chisso. «Ho ripetuto ai lavoratori che il Comune, senza se e senza ma, ha confermato con il Pat il vincolo industriale delle aree della seconda zona industriale di Porto Marghera», ha spiegato Paruzzolo, «ora, con le nuove procedure, sarà più semplice e celere risanare le aree industriali inquinate per rilanciarle. Prima di Natale o subito dopo sigleremo anche l’accordo per la costituzione della società mista, tra Comune di Venezia, Regione ed Eni, che metterà sul mercato le 19 aree dismesse da Eni per nuove iniziative industriali». «L’accordo sulle bonifiche, con le sue procedure semplificate», ha detto a sua volta Chisso parlando con il megafono ai lavoratori, «saranno applicate a tutte le aziende, salvo a quelle imprese di Porto Marghera che ora sono produttive, ma che hanno intenzione di chiudere, forse sperando in una speculazione delle aree. Siamo convinti anche noi che nessuno deve speculare sulle aree industriali utilizzando le procedure finalizzate al rilancio economico per tentare facili scorciatoie. Questo non deve accadere e non accadrà». Le rassicurazioni dell’assessore regionale si sono poi concretizzate con una clausola che prevede, che nel caso di aziende che se ne vanno, si debba lasciare in garanzia il 50 % dei costi di bonifica.

Le nuove procedure. Per la bonifica e messa in sicurezza permanente delle aree industriali da risanare non si dovranno più aspettare anni di procedure burocratiche senza sapere di preciso quale sarà il costo delle caratterizzazioni e dell’intervento. D’ora in poi qualsiasi imprenditore che vuole acquisire una delle tante aree industriali dismesse e ancora in attesa di bonifiche, potrà avviare la procedura di “riqualificazione ambientale” seguendo procedure standard a costi predefiniti (con il 10% del costo di bonifica come garanzia fideiussoria) e ottenere l’autorizzazione nel giro di pochi mesi. Una prova dell’efficacia delle nuove procedure semplificate è che l’Oleificio Medio Piave ha ottenuto, non più di una settimana fa, nel giro di appena quattro mesi l’autorizzazione (prima servivano dai 5 agli 8 anni) per la messa in sicurezza dell’area dell’ex clorosoda che ha appena acquistato da Syndial (Eni) e su cui intende costruire un nuovo impianto che produrrà oli vegetali per biodisel.

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