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Gli occupati si sono ridotti, ma logistica e attività connesse occupano ancora 20 mila lavoratori

MARGHERA. Porto Marghera sta cambiando. Anzi è già cambiata come dimostra l’aggiornato studio presentato ieri nella sede dell’Autorità Portuale, a Santa Marta, dal presidente Paolo Costa e dall’assessore comunale alle attività produttive, Antonio Paruzzolo.

Fino a vent’anni fa le grandi industrie primarie della petrolchimica, della siderurgia e le attività portuali connesse occupavano 40 mila lavoratori. Oggi, dopo la chiusura dei grandi stabilimenti – leggi Montedison, Enichem , Dow Chemical, Ineos-Vinyls, Montefibre, Alumix, Sava, Italsider, Feltrificio Veneto e da ultime le acciaierie Beltrame – gli occupati si sono ridotti a meno della metà: per l’esattezza 16.900 (ai quali vanno aggiunti gli occupati nell’indotto portuale) alle dipendenze di 1.178 imprese.

Le industrie sopravvissute alle delocalizzazioni o alla chiusura per gli eccessivi costi energetici e logistici, occupano oggi appena 1.736 addetti, a fronte dei i 14.000 degli anni Settanta e Ottanta. In compenso sono cresciuti gli occupati (1.654) nelle attività industriale collegate alla logistica portuale, prime lavorazioni, montaggio e rifinitura delle merci scaricate in banchina. Ma sono le attività propriamente portuali ad occupare nei terminal di carico e scarico merci, nelle imprese di servizio e nella Compagnia dei lavoratori portuali che vi operano e nelle banchine in concessione, il maggior numero di occupati: 7.383 in tutto, dei quali 4.297 lavorano nelle banchine di Porto Marghera, 1.618 in stazione Marittima (traghetti e crociere) e altri 1.468 in centro storico e fuori dall’ambito portuale veneziano ma ad esso connesse.

«Da questi dati, che saranno aggiornati ogni tre mesi e completati con il censimento delle imprese che lavorano nell’indotto portuale», ha spiegato il presidente Paolo Costa, «risulta evidente l’evoluzione occupazionale che ha interessato l’area di Porto Marghera, dove si assiste ad una progressiva diminuzione delle lavorazioni della vecchia industria, compensata però, anche se solo in parte, da un aumento dei traffici commerciale e dalle lavorazioni industriali che si sviluppano sul retro banchina attorno alla lavorazione delle merci scaricate o in partenza per altri porti».

Per Costa bisogna quindi «concentrarsi sullo sviluppo delle tradizionali attività del porto commerciale e di quello passeggeri, reinventando le attività logistiche e industriali sul modello del London Gateway Port sorto nelle aree dell’ex raffineria petrolifera di 600 ettari della Shell Haven sulla riva settentrionale del Tamigi». Anche l’assessore comunale, Antonio Paruzzolo, ha sottolineato l’importanza di questi dati aggiornati, in quanto «dimostrano che abbiamo visto giusto quando abbiamo deciso, come amministrazione comunale, di confermare con il Pat i vincoli industriali delle aree di Porto Marghera. I dati elaborati dall’Autorità Portuale confermano, infatti, che le attività industriali, seppure cambiate, sono ancora consistenti e in totale occupano un numero di imprese e lavoratori come nessun’altra area del Veneto».

«La desertificazione industriale di Porto Marghera non è, quindi, un processo ineluttabile», ha aggiunto Paruzzolo. «Oggi, a fianco delle attività propriamente portuali, c’è una nuova frontiera industriale che si concentra non più nella lavorazione di prodotti primari come il petrolio o minerali grezzi, bensì nelle lavorazioni di prodotti semilavorati che producono un alto valore aggiunto e sono in grado di rioccupare i dipendenti delle vecchie industrie che non ci sono più. Se sapremo accompagnare questo processo di trasformazione produttiva con le misure necessarie e se arriverà l’attesa ripresa dalla grave crisi recessiva in atto, potremo fare molto di più per rilanciare le aree ora non utilizzate e creare nuova occupazione».

Gianni Favarato

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Merci e passeggeri restano il business di Porto Marghera

A Porto Marghera ci sono 4.298 occupati in attività portuali, 1.654 in attività industriali che fanno uso delle banchine, 1.736 occupati in attività industriali senza uso di banchine e 1.348 in attività non esclusivamente collegate alla portualità. A questi si aggiungono 1.468 occupati in attività portuali che lavorano in sedi al di fuori dell’ambito portuale . In stazione marittima si contano 1.618 occupati in attività portuali, frutto della specializzazione funzionale dei traffici che ha preso il posto delle industrie.

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