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Nuova Venezia – Accordo su Marghera una buona notizia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

gen

2013

L’accordo su Marghera tra Comune, Regione ed Eni è un’ottima notizia. I circa cento ettari che possono essere rimessi in gioco e recuperati ad attività produttive costituiscono una quantità sufficiente per avviare un progetto di reindustrializzazione capace di incidere sugli assetti complessivi dell’area. È un’occasione che non si presentava da quando quantità analoghe sono state interessate allo sviluppo del Parco scientifico e tecnologico. In quelle aree tra il 1995 e il 2005 è stato realizzato tutto ciò che vediamo oggi e, al posto delle strutture abbandonate e inquinate che ospitavano gli impianti di fertilizzanti, si sono insediati in un complesso di buona qualità architettonica, decine di aziende che occupano oltre duemila addetti. Tutto ciò è successo non perché quelle aree sono state rese disponibili al mercato, ma perché c’era l’idea di un certo tipo di riconversione desiderata e un progetto conseguente: la realizzazione di un Parco scientifico che, sia pure tra molte difficoltà e contraddizioni, ha avuto successo. E perché sono state messe in campo delle procedure – dalle forme societarie, alle linee di finanziamento, alle procedure urbanistiche – adeguate agli obiettivi che si volevano raggiungere. La questione che dovrebbe essere posta immediatamente come conseguenza dell’attuale accordo è quale progetto si intende perseguire e con quali mezzi. Non si tratta dunque di cercare buoni imprenditori per quelle aree attraverso una efficace politica di marketing, ma di utilizzare questa opportunità per proporre un nuovo progetto corrispondente alle necessità attuali e dunque anche capace di avere successo. Questo progetto esiste nelle cose: la realizzazione di un parco industriale esclusivamente dedicato alla green economy. In Veneto vi è la ricchezza scientifico/culturale e imprenditoriale che può costituire l’indispensabile back ground di un progetto di questo tipo. Non solo. Venezia, che nella sua storia ha saputo mirabilmente tenere insieme la salvaguardia dell’ambiente naturale (da cui dipendevano la vita e le fortune della città) con la crescita urbana e l’antropizzazione dei suoi luoghi di fondazione, oggi e per il futuro può aspirare a riprendere la leadership nella conservazione creativa degli equilibri ambientali. Può costituire un fattore irresistibile di richiamo per chi vuole operare in questo campo, ponendosi al centro di grandi progetti europei ed internazionali e facendo diventare l’ambiente il motore nuovo delle politiche urbane e il principale fattore innovativo di sviluppo della città. Un progetto di questo genere, oltre alla forza attrattiva rappresentato dai luoghi e dal brand veneziano che lo dovrebbe caratterizzare, deve mettere in campo ogni provvedimento utile ad offrire le migliori condizioni alle imprese che intendessero insediarsi. Concretamente e a titolo di esempio: l’insediamento deve essere concepito come un grande incubatore dove le imprese hanno dei vantaggi anche economici ad iniziare la propria attività. Pertanto le aree non debbono essere vendute, perché non può esservi rendita immobiliare e devono essere date in concessione gratuita, almeno per un congruo periodo di tempo; debbono essere aboliti o sospesi gli oneri urbanistici e edilizi, deve essere sospesa o rimodulata l’Imu, debbono essere introdotti vantaggi finanziari, eventualmente attraverso la società di sviluppo regionale, e così via. Dal punto di vista della governance, occorre un soggetto unico capace di decidere chi può insediarsi (e chi nel tempo dovrà essere sostituito), di rilasciare in tempo reale tutte le autorizzazioni necessarie, di gestire la formazione del nuovo insediamento e di realizzare tutte le opere generali necessarie (dalle reti, alle infrastrutture ai servizi e gli spazi verdi), di promuovere una adeguata politica di marketing in cui il prodotto “green” viene legato al luogo – Venezia – dove si produce. Dopo tanti abbagli causati da improbabili progetti di sviluppo immobiliare, finalmente è nelle mani della città l’occasione di sviluppare un progetto di crescita sostenibile. Trattiamolo con la dovuta cura.

Architetto, presidente Arsenale Spa

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