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Gazzettino – Cibo, e’ guerra allo sperpero

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

feb

2013

L’INDAGINE – Il primo Osservatorio sugli sprechi domestici: non distruggere risorse

Nei supermercati di Veneto e Friuli buttate 35 tonnellate di alimentari all’anno

Oltre 35mila tonnellate ogni anno: tanto è lo spreco di generi alimentari a Nordest in ipermercati, supermercati e piccola distribuzione. A essere precisi sono 27.526 in Veneto e 8.145 in Friuli Venezia Giulia. E si vanno ad aggiungere agli “sprechi” nei campi, ossia i residui di produzione dopo la raccolta: 340.896 quintali in Veneto e 40.242 in Friuli Venezia Giulia, rispettivamente lo 0,61% e lo 0,35%. La consolazione è che siamo molto al di sotto della media italiana (3,2%, oltre 15 milioni di tonnellate). «A Nordest si tratta di percentuali fisiologiche, ma anche qui si nascondono altri sprechi». Lo sostiene il professor Andrea Segrè, saggista ed agro-economista, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, nonché ideatore del Last minute market (Lmm), progetto di ricerca ed elaborazione dati diventato realtà imprenditoriale attiva su tutto il territorio nazionale che recupera a favore di enti caritativi i cibi con scadenza ravvicinata.

Lmm ha calcolato che per un chilo di aglio servono 518 litri d’acqua, per uno di cereali 1.543, per uno di pistacchi si arriva a 10.864 litri. In base allo stesso ragionamento un hamburger “costa” 2.400 litri, mezzo chilo di fiorentina 8mila. Dietro ogni spreco alimentare, dunque, si cela uno sperpero d’acqua. Per non parlare di quello di energia: ogni anno si mangia il 3% del consumo energetico del nostro Paese, pari all’energia usata in un anno da 1.650.000 persone.

E a livello domestico?

Nell’Unione europea finiscono nel cestino 90 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, vale a dire 180 chili a persona. In Italia si stima che vengano buttati mediamente il 32% dei latticini, il 30% di carne, il 29% di uova, il 28% di pasta e pane, il 17% di prodotti ortofrutticoli, il 15% di pesce.

Ad oggi, però, non esiste un quadro preciso. Per questo oggi a Milano viene presentato il primo osservatorio sugli sprechi domestici, “Waste watchers (letteralmente: i controllori dello spreco”, nrd), curato da Last Minute Market e Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, con l’Istituto per la Salute e la Protezione dei Consumatori del Joint Research Centre, il servizio scientifico interno della Commissione Europea e il Karlsruhe Institut für Technologie. «L’obiettivo dell’osservatorio sarà di dirci chi, cosa, come e quanto spreca – spiega Segrè – Sono sicuro che sarà uno strumento utile ai Comuni. Era la fine degli anni ’90 quando abbiamo cominciato a parlare di come ridurre gli sprechi. Adesso, complice la crisi, ci si è accorti che buttare via alimenti ancora buoni non ha senso».
Il problema è che lo spreco è un elemento costitutivo del mercato: «Ne è il valore aggiunto – sostiene Segrè – come la “obsolescenza programmata” (la politica per cui una ditta determina in anticipo il ciclo vitale di un prodotto, ndr); ma di un mercato a crescita infinita, che produce, produce e produce mentre la gente compra. Adesso con la crisi si consuma meno e ci sono meno rifiuti». Sono quindi diminuiti anche gli sprechi? «No, lo spreco è diverso dal rifiuto: quest’ultimo è qualcosa che si è esaurito. La quota di spreco è ancora la stessa».

Lmm ha calcolato che ogni anno nei supermercati viene sprecato cibo in proporzione all’1% del loro fatturato. «Sembra poco, ma se pensiamo che un supermercato che fattura 220 milioni di euro l’anno, ci rendiamo conto che stiamo parlando di cibo per il valore di due milioni di euro. Qualcosa come 150 tonnellate all’anno».

Per contrastare il fenomeno a livello di distribuzione è nato il Last minute market. «È stata una buona cosa, ma non risolve il problema. La soluzione è una sola: sprecare di meno. Infatti adesso vogliamo andare oltre e puntiamo allo “spreco zero”, cioè a ridurre a zero il cibo, l’acqua, l’energia, la mobilità che vanno dispersi. Quando avremo raggiunto l’obiettivo i Lmm non serviranno più e aiuteremo le persone che hanno bisogno con le risorse liberate dalla riduzione degli sprechi».
Così è nata la “Carta Spreco Zero”, decalogo di azioni virtuose già firmato da centinaia di sindaci del Nordest. «Sta andando molto bene – commenta Segrè – I sindaci si informano, firmano e raccontano le iniziative che hanno già adottato nei loro comuni. Alla prossima edizione di Trieste Next verificheremo che gli impegni presi siano stati rispettati».

 

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