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I CONTRARI

“Sì alle grandi navi in Marittima”. Bisogna vedere se dal punto di vista mediatico lo slogan proposto da Chisso avrà più successo dell’originale “No alle grandi navi a Venezia” che ha fatto il giro del mondo, soprattutto dopo l’incidente della Costa Concordia al Giglio. L’assessore regionale e gli altri relatori sono convinti che l’enorme eco ottenuto dalle posizioni dei Comitati sia molto emozionale e poco razionale ma il rischio è che, chiudendo la Marittima, le compagnie da crociera finiscano per scegliere Atene o Istanbul come home port, abbandonando del tutto l’Adriatico. I rappresentanti del Comitato “No grandi navi” erano stati invitati ma non gli hanno permesso di parlare.

Il loro portavoce, Silvio Testa, distribuiva il documento che era stato preparato per l’occasione: un appello agli imprenditori, abituati a fare la valutazione di benefici e costi di qualsiasi iniziativa, perché lo facciano anche per le grandi navi. Il Comitato sostiene, infatti, che non esiste uno studio che non sia di parte. «L’unico è stato fatto dall’Ente Croato per il Turismo ed ha concluso che per la Croazia il beneficio economico del turismo crocieristico è stato (flussi 2007) di poco più di 33 milioni di euro, mentre il costo ambientale è stato di 273 milioni di euro». Imprenditori accorti, concludono i “No grandi navi”, dovrebbero progettare già ora ciò che domani sarà scelta obbligata, ovvero l’estromissione dalla laguna anche delle navi da crociera, riferendosi ai «due fenomeni del gigantismo navale e della crescita del livello del mare che, secondo i più recenti rilievi satellitari, sta salendo a un ritmo del 60% più veloce delle già gravi stime dell’Ipcc (Intergovermental Panel on Climate Change)».

(e.t.)

 

IL DIBATTITO Al convegno organizzato al Vega c’erano oltre 600 imprenditori della filiera turistica

«Non c’è alternativa alla Marittima»

Costa: «Il traffico crocieristico vale 435 milioni l’anno, di cui 365 dai giganti del mare

«Si alle grandi navi in Marittima» è lo slogan che ha varato ieri mattina l’assessore regionale Renato Chisso in risposta al «No grandi navi» dei Comitati cittadini. Avrà più successo dell’originale? A giudicare dal fatto che i big hanno disertato l’evento, verrebbe da dire di no. Ma la gigantesca sala Antares del Vega era gremita di imprenditori, rappresentanti delle categorie economiche che vivono direttamente e indirettamente di crociere, dalle ditte di allestimento delle navi agli albergatori, passando per commercianti, fornitori di servizi e via di seguito. E quelle oltre 600 persone, che hanno partecipato al convegno organizzato da Confindustria Venezia, erano lì in silenzio per testimoniare che non intendono farsi soffiare da sotto il naso una delle attività economiche più importanti di Venezia e del territorio regionale. Non a caso il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, ha citato uno studio delle Università di Padova e di Venezia in base al quale il traffico crocieristico vale 435 milioni di euro l’anno (spesa diretta), di cui 365 milioni, cioè il 90% del totale, proveniente dalle navi con stazza superiore alle 40 mila tonnellate, cioè quelle che il decreto Clini-Passera vuole eliminare da San Marco. Stiamo parlando, in buona sostanza, del 5,4% del Pil comunale e di 6800 posti di lavoro.
Il governatore Luca Zaia e la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, avevano dato forfait già da tempo, così anche il ministro Corrado Passera, il sindaco Giorgio Orsoni, invece, ha tirato il pacco a convegno già iniziato, ufficialmente perché aveva troppi impegni accavallati, ufficiosamente perché si è reso conto che sarebbe stato solo contro tutti. Sul palco, dunque, sono saliti il presidente dell’Autorità portuale veneziana, Paolo Costa, l’assessore regionale Renato Chisso, il vicepresidente della Giunta provinciale, Mario Dalla Tor, e il comandante della Capitaneria di Porto, Tiberio Piattelli. E non serviva il convegno per sapere che sono tutti schierati a difesa della Marittima e favorevoli al nuovo canale Contorta Sant’Angelo come alternativa al passaggio delle navi in bacino di San Marco.
Prima di loro il presidente di Confindustria Venezia, Luigi Brugnaro, aveva accolto tutti gli ospiti affermando che «è impossibile in una città di mare lasciare fuori le navi» e proponendo un tavolo di discussione per sentire tutti i soggetti interessati, quindi anche quelli contrari alle grandi navi, per arrivare ad una sintesi che salvaguardi Venezia da tutti i punti di vista, e ha concluso aggiungendo una proposta a quelle già sul tappeto: il canale alternativo potrebbe deviare da quello dei Petroli poco prima dell’isola delle Tresse e immettersi poi sul Vittorio Emanuele. Non una proposta da difendere a denti stretti ma per favorire il dialogo. E, con questo spirito, Costa e Piattelli l’hanno bocciata subito perché i primi studi dimostrano che la strada migliore è quella del Contorta Sant’Angelo.
Orsoni non c’era a difendere l’idea di spostare tutta la Marittima a Marghera, ma gli saranno fischiate le orecchie visto che i quattro protagonisti del dibattito hanno citato lo studio effettuato assieme all’Università di Venezia e che dimostra come sia impossibile, a meno di non chiudere oltre metà del porto commerciale.

 

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