Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

CONSORZI PESCATORI SUL PIEDE DI GUERRA

CHIOGGIA – Il consorzio che riunisce i pescatori di vongole e fasolari (Cogevo di Venezia e Chioggia) dichiara lo stato d’agitazione e minaccia manifestazioni in grande stile. Le ritorsioni scatterebbero qualora la Commissione per la valutazione dell’impatto ambientale regionale (Via) dovesse escludere tale organizzazione dal tavolo di confronto sugli effetti del porto di Venezia off-shore. «

La Via – dichiara il presidente del Cogevo di Venezia Gianni Stival – nell’arco di una settimana, dovrà far propri gli studi condotti da un gruppo di biologi riconosciuti a livello ministeriale. Nel caso contrario, lo scontro sarà inevitabile».

Com’è noto, secondo un’ipotesi di massima, l’isola artificiale dovrebbe essere creata ad otto miglia al largo dalla costa. Michele Boscolo Marchi, presidente del Cogevo di Chioggia, fa presente che l’impatto conseguente alla realizzazione del porto in mare aperto comporterebbe autentici sconvolgimenti. Stival rincara la dose:

«opere di questo genere, palesemente destinate a stravolgere le attività di pesca, non possono essere adottate prescindendo dal confronto con le marinerie».

Boscolo Marchi e Stival temono esplicitamente che l’opera possa essere progettata senza alcun rispetto per le esigenze della pesca così come, a loro avviso, accadde quando furono definiti gli interventi relativi al «Mose». Secondo i pescatori, nel caso di mancata concertazione, il porto «off shore» potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza di mezzo migliaio di persone, a fronte di vantaggi economici generali ancora tutti da configurare.

Roberto Perini

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui