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Nuova Venezia – Biocarburanti senza materia prima

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

mar

2013

A rischio il progetto di M&G di utilizzare canne palustri, Regione sotto accusa

MARGHERA. La canna comune o palustre, che in botanica è definita con il nome di «arundo donax» e che cresce lungo i fossi o i margini delle strade di tutto il Veneto, insieme alle scorze di riso che si coltiva in Polesine e nel Veronese, sono le materie prime del progetto di produzione di bioetanolo di seconda generazione che il gruppo chimico Mossi & Ghisolfi vorrebbe realizzare in una delle aree industriali dismesse di Porto Marghera.

Un progetto che però rischia di saltare e non per l’impossibilità di trovare l’area dove insidiare la nuova raffineria di biocarburanti, un impianto sicuramente di eccellenza, frutto di anni di ricerca e innovazioni tecnologiche. Il Comune di Venezia, infatti, si sta dando da fare per trovare l’area giusta nei terreni di Vinyls e dell’Eni: a disposizione ci sono più di 120 ettari e Mossi & Ghisolfi (M&G) ha detto di aver bisogno solo di 20 ettari.

Quel che potrebbe mancare, invece, è la sicurezza che M&G possa trovare le materie prime, a cominciare dalla canna palustre che a quanto pare ha un rendimento energetico maggiore della canna da zucchero utilizzata in Brasile per alimentare totalmente i motori di metà del suo parco auto. Il progetto di M&G costa 150 milioni di euro, in parte finanziati dall’Unione Europea con un’apposita direttiva che incentiva la produzione di biocarburanti con vegetali non di uso alimentare e coltivabili in un raggio di 70 chilometri da dove ha sede la raffineria che li utilizza. Teoricamente il Veneto è in grado di garantire queste materie prime alle distanze previste, peccato però che, a riguardo, in Regione Veneto tutti cadano dalle nuvole.

L’unica risposta che il gruppo M&G ha avuto è una generica possibilità, ventilata dall’azienda della Regione, Veneto Agricoltura, che le canne palustri possano essere piantate nei campi di mais infettato da risanare. Tutto qua. Nessun’altra indicazione è stata data al gruppo chimico, che ha impianti in tutto il mondo, né dall’assessore all’Agricoltura, Franco Manzato, né da quello ai Lavori pubblici, Massimo Giorgetti che da quando è in carica promette a vuoto l’atteso «piano energetico regionale». Nemmeno la Coldiretti, che è la più grande associazione degli agricoltori veneti, è stata mai consultata in proposito dalla Regione e tanto meno dal governatore Luca Zaia, malgrado quest’ultimo sia stato ministro dell’Agricoltura.

Proprio sullo sviluppo delle energie rinnovabili – che oltre ai carburanti ricavati da biomasse vegetali comprende il fotovoltaico sul quale manca una legge regionale che ne vieti l’installazione a raso in terreni agricoli – la Coldiretti è in rotta di collisione con la Giunta regionale veneta.

«Per poter progredire nella produzione di energia da queste fonti bisogna salvaguardare le produzioni agricole, le tradizioni locali e il paesaggio: occorre un piano energetico regionale», ripete la Coldiretti del Veneto da mesi, ricordando di aver presentato una propria proposta che però a tutt’oggi è stata del tutto «disattesa dalle politiche regionali». (g.fav.)

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progetto sperimentale

Microalghe allevate in laguna

Potrebbero essere coltivate nelle valli da pesca da depurare

MARGHERA. Ricavare carburanti biodisel da microalghe in grado di depurare acque come quelle delle valli da pesca della laguna di Venezia a bilancio zero emissioni di anidride carbonica. È l’obiettivo della sperimentazione della durata di un anno che inizierà in questi giorni fra il Dipartimento di Princìpi e impianti di Ingegneria chimica dell’Università di Padova e la padovana Eco-Management, società del vicentino Gruppo Ethan specializzata in innovazione nel campo della gestione ambientale. La sperimentazione avrà come protagonista le microalghe (in particolare la Chlorella Protothecoides) che hanno la caratteristica di contenere un alto contenuto di lipidi, sostanze utilizzabili per la produzione di biodiesel. «I vantaggi rispetto alle piante non acquatiche, colza in testa, sono elevati», spiega l’ingegnere Luca Vecchiato, responsabile ambientale di Eco-Management. «Ad esempio la velocità di crescita delle microalghe rispetto alla piante terrestri può arrivare ad essere dieci volte superiore. Ma c’è anche un altro aspetto, egualmente importante, da considerare. Per giungere a questi livelli di crescita le microalghe necessitano di nutrirsi con quei composti organici che spesso rappresentano un problema di smaltimento, per esempio nelle acque reflue. In altre parole, per nutrirsi non possono fare a meno di depurare le acque che vengono loro somministrate. Tutto ciò a bilancio zero di anidride carbonica».«Si tratta di un progetto sperimentale con un impianto pilota», conclude Vecchiato, «ma se avrà successo e sarà sviluppato si potrebbero coltivare le microalghe nelle zone della laguna dove si allevano vongole e pesci, con il doppio beneficio di depurare le acque delle valli da pesca e produrre biomasse per l’energia pulita». (g.fav.)

il caso dell’Inca

Zaia dimentica il laboratorio delle diossine

MARGHERA. Il laboratorio Inca è specializzato nelle analisi di diossine e altri microinquinanti contenuti nei cibi e nell’organismo umano, ormai ha le ore contate. Il consorzio interuniversitario che lo ha creato e gestito per anni ora – sotto il peso di un bilancio fortemente in rosso – ha deciso di licenziare i ricercatori e di esternalizzare a privati il laboratorio d’analisi con tutte le sue preziose apparecchiature, già utilizzate per analizzare la presenza delle diossine nelle vongole, nella carne di maiale o nella mozzarella di bufala, fino al siero materno e il sangue umano.

Eppure la mozione votata all’unanimità in consiglio regionale nel gennaio del 2012 prevedeva un primo stanziamento di 100 mila euro e il «coinvolgimento diretto della Regione nella proprietà o nella gestione della struttura del laboratorio Inca insediato nel parco Vega di Marghera in quanto è l’unico centro di analisi chimiche pr la sicurezza della catena alimentare». Ma i conflitti di competenza tra i segretari generali degli assessorati alla Sanità e all’Ambiente e il disinteresse del governatore Luca Zaia – che non ha mai risposto ai solleciti del presidente Clodovaldo Ruffato – ha affossato tutto. (g.fav.)

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