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La Conferenza di servizi approva il nuovo perimetro dell’area da bonificare comprende Porto Marghera ed esclude le zone residenziali di Mestre

MARGHERA. Si restringono i confini del Sin, il sito di interesse nazionale da bonificare e mettere in sicurezza sanciti con Decreto del Ministero dell’Ambiente il 23 febbraio 2000. Ieri, infatti la Conferenza di Servizi tenutasi al ministero dell’Ambiente ha dato il via libera definitivo alla proposta presentata dalla Regione Veneto.

La nuova perimetrazione – che sarà sancita ufficialmente con un decreto che firmerà il ministro ancora in carica, Corrado Clini, nei prossimi giorni – esclude dal Sin le aree residenziali e commerciali di via Torino, via Forte Marghera, viale San Marco e Campalto, comprese nel perimetro del Sin che interessa un’area totale di ben 5.730 ettari dei quali quasi 3 mila coperti dall’acqua della laguna e i restanti terreni che vanno da Fusina-Marghera, fino a Campalto, interessate negli anni Sessanta e Settanta da imbonimenti con metriali inquinati provenienti dalle industrie di Porto Marghera.

La proposta di esclusione delle aree residenziali dal Sin è stata messa a punto dalla Regione Veneto – rappresentata ieri al ministero dal commissario straordinario Giovanni Artico – dopo aver consultato Magistrato alle Acque, Arpav, Autorità Portuale, Provincia e il Comune di Venezia. La nuova perimetrazione esclude dal Sin le aree agricole e residenziali che ne facevano parte come è già stato fatto per tutte le aree comprese nel Palav, il Piano d’area per la laguna e l’area veneziana. Come richiesto da Giovanni Artico il decreto con la nuova perimetrazione garantirà, comunque, il finanziamento dei progetti di bonifica e messa in sicurezza delle aree residenziali (escluso i l progetto, ancora da completare, le Corti Femminili di viale San Marco) che ora sono state escluse dal Sin.

Per le aree industriali rimaste nel Sin, valgono le semplificazioni delle procedure amministrative e la possibilità di rientrare nelle nuove norme previste dall’Accordo di Programma dell’aprile dell’anno scorso, con la sola messa in sicurezza dei terreni inquinati e delle falde d’acqua sotterranee grazie ad una tubazione drenante da 300 millimetri lungo tutto il fronte lagunare a una profondità di circa 4 metri ha il compito di intercettare le acque «subsuperficiali che interessano lo strato di riporto e mantenere in equilibrio la spinta idrostatica della laguna di Venezia». Le acque collettate dal mega-tubo verranno tutte convogliate al nuovo impianto di depurazione di acque di scarico bianche e nere a Fusina (Pif ).

Gianni Favarato

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